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Riassunto schematico dell'introduzione del libro "Pasolini contro Calvino" di Carla Benedetti.
Tipologia: Schemi e mappe concettuali
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PASOLINI CONTRO CALVINO – Carla Benedetti Introduzione Perché Pasolini non è un classico Calvino era già un classico quando era ancora in vita, Pasolini fatica a diventarlo anche a 20 anni dalla sua morte. Non che non abbia ricevuto critiche anche lui (es. Sanguineti, Raboni), ma queste critiche non fanno sì che si metta in dubbio il suo valore di classico disputa sulla letterarietà di Pasolini: esiste? La merita? Domanda che i letterati si pongono: cosa salvare e cosa buttare di Pasolini? Domanda che la Benedetti si pone: perché questa tendenza? La sua tesi è che la stessa idea di letteratura che ha canonizzato Calvino è l’idea che porta gli italiani a non canonizzare Pasolini, anzi spesso a rifiutarlo Calvino rispetto a Pasolini è molto più in accordo con una precisa corrente Barthes: letteratura come fitta rete di testi, presi in un’«intertestualità dialogante». Chi parla non è l’autore, ma il testo, e parla con altri testi lettore > autore. Se una notte d’inverno un viaggiatore Calvino scompare dietro al testo Pasolini non scompare mai dietro al testo, ci impone la sua persona. Inoltre si oppone ad alcuni elementi della letteratura novecentesca – es. essa concede tutto, ma per lui questa libertà è imprigionante. Soprattutto l’ultimo Pasolini tende a essere rigettato e urta contro alcune restrizioni/tabù letterari. Le impurità di Pasolini I verdetti espulsivi verso l’opera di Pasolini vengono quasi esclusivamente da critici e letterati. Ma in effetti caratteristica dell’opera di Pasolini è un’impurità estetica, che fuoriesce dai parametri di letterarietà correnti:
Calvino trasmette una concezione epigonale e cimiteriale della letteratura, un’idea di morte della letteratura. Cosa ne consegue? Attitudine ad accomodarsi nell’istituzione, parte integrante dell’industria culturale Affermazione del postmoderno nazionale , scolorito, moderato e accondiscendente Gioco a chiudere piuttosto che modo di rilanciare l’arte pulsione italiana alla chiusura in un gioco protetto, senza rischi, quello dell’industria culturale. Sopravvive solo il mercato Esaurimento della letteratura idea da cui il mercato può trarre sfruttamento come feticcio postumo, o come letteratura leggibile, godibile Calvino rinuncia a un’idea forte di arte, Pasolini no, mai. Ecco perché non va d’accordo con le istituzioni e l’industria culturale. In una società del genere, l’autonomia della letteratura diventa qualcosa di profondamente ambiguo. Del resto, l’arte – quindi anche la letteratura – oggi è concepita come inutile. Obiettivo ultimo è il mercato, i soldi, non l’arte. È un’autonomia finta. La letteratura è tutta utile se permette di fare soldi. Che senso ha allora badare alla forma? Ecco il senso dell’ultima produzione di Pasolini: un conflitto tragico. Se le cose carine ed eleganti vendono, allora perché dovremmo dire che l’arte è autonoma? Pasolini per questo nega l’autonomia formale dell’arte, rifiuta di rifinire l’oggetto, si sottrae al cosiddetto “obbligo dello stile” adozione della forma- progetto: molte sue cose rimangono allo stadio di abbozzo. L’oggetto estetico è spesso solo potenziale. È un modo di uscire da questo gioco chiuso e protetto. Gli specchietti di Calvino Calvino costruisce la sua immagine di autore. Tutti i critici parlano di lui, nel bene e nel male, usando le categorie indicate da lui: la leggerezza, la geometria, il rigore formale e mentale. Egli dunque si è in un certo senso auto-consacrato, ha indicato alla critica come interpretarlo operazione di successo. Malessere d’identità Calvino è costantemente impegnato a mascherarsi/rivelarsi in una identità controllata, come apparire in quanto scrittore in una cultura artistica dove l’originalità non è possibile Per Calvino essere definito sarebbe come essere pietrificato. Ha paura di questo. ↓ C’è un disagio sottostante a tutto questo. Ma così Calvino evidenzia un fenomeno tipico della letteratura tardo-moderna: la funzione-autore è diventata parte della comunicazione artistica. E il mercato lo sa (!). E la teoria letteraria che continua a insistere sulla morte dell’autore? Ma allora che senso ha parlare di questo disagio di Calvino, se ha paura dell’immagine che un lettore potrebbe farsi di lui? Ecco perché sfaccetta e moltiplica la propria immagine attraverso un gioco di specchi e di specchietti, creando l’immagine che ci ha trasmesso di lui. Calvino: malessere di identità // Pasolini: malessere di inutilità Pasolini e la costruzione di un’identità vittima sacrificale o ultimo testimone del sacro, ruolo che si è ritagliato man mano. La sua persona è un’altra delle impurità che commette nel suo recinto estetico Due scrittori superstiti Mai polemica accesa tra Calvino e Pasolini, anzi nei primi tempi progettavano anche una rivista insieme. Semmai polemica accesa tra Pasolini e Gruppo 63. Pasolini e Calvino percorso in parte simile : Scrittori impegnati da prima degli anni 70 Dopo si oppongono entrambi alla coazione al nuovo tipica della modernità VS neoavanguardia e tendenza al nuovo, che caratterizza la neoavanguardia come qualcosa di tipicamente moderno Sia Pasolini che Calvino si oppongono alla neoavanguardia. Essi sono tra loro avversari, Calvino come lui combatte sullo stesso terreno, quello di chi deve ritrovare un modo di fare letteratura dopo aver negato l’esperienza precedente. Essi incarnano due diversi esiti del Postmoderno. Anni 60 sono scrittori superstiti, sopravvissuti alla caduta della poetica con cui si sono affermati avvenuta per le neoavanguardie. È una crisi, ma fertile: li spinge a cercare un nuovo modo di scrivere. PASOLINI SUPERSTITE Fa di questa condizione il tema di molti suoi scritti (a differenza di Calvino):
Grado zero della scrittura , Barthes distinzione tra stile e scrittura: Stile = fraseggiare tipico di uno scrittore, il suo lessico, le sue immagini peculiari, che «nascono dal suo corpo e dal suo passato e a poco a poco diventano gli automatismi stessi della sua arte»
Opera con più scritture, il cui procedimento consiste nel «propormi ogni volta una diversa impostazione stilistica e di rapporto col mondo» effetto di apocrifo , Calvino definisce il suo romanzo «biblioteca di apocrifi» infrange univocità e unità dell’autore moderno, sottraendosi a un obbligo Petrolio Itinerario tra possibili romanzeschi: dal romanzo filologico (idea di presentare i materiali nella forma di un’«edizione critica di un testo inedito») al costruire un’«allegoria quasi medievale» Pluralità il romanzo si presenta come una serie di «appunti» narrativi e metanarrativi
Se i conflitti sono spettacolarizzati è per poterli esorcizzare elusione tipicamente italiana del tragico e mantenimento di un rapporto moderato con il negativo. L’italiano appoggia la via di un facile postmodernismo poco critico nella sua costante fuga dalla verità. Ma in effetti, dice La Porta, che senso ha invitare gli scrittori all’onestà in un mondo in cui la letteratura rientra sempre nel quadro dell’Istituzione? È proprio qui che si inserisce il modello alternativo dell’ultimo Pasolini. Con Petrolio , si parla proprio di questa Italia che La Porta stigmatizza. ↓ Pasolini e Calvino sono due facce della stessa medaglia, due esiti possibili del postmoderno: uno gioca la partita a scacchi che l’istituzione gli propone, l’altro sfida l’istituzione stessa aprendosi a ciò che è esteticamente impuro.