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Pasolini contro Calvino: introduzione, Schemi e mappe concettuali di Letteratura Contemporanea

Riassunto schematico dell'introduzione del libro "Pasolini contro Calvino" di Carla Benedetti.

Tipologia: Schemi e mappe concettuali

2022/2023

In vendita dal 03/01/2024

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PASOLINI CONTRO CALVINO – Carla Benedetti
Introduzione
Perché Pasolini non è un classico
Calvino era già un classico quando era ancora in vita, Pasolini fatica a diventarlo anche a 20 anni dalla sua
morte. Non che non abbia ricevuto critiche anche lui (es. Sanguineti, Raboni), ma queste critiche non fanno
sì che si metta in dubbio il suo valore di classico disputa sulla letterarietà di Pasolini: esiste? La merita?
Domanda che i letterati si pongono: cosa salvare e cosa buttare di Pasolini?
Domanda che la Benedetti si pone: perché questa tendenza? La sua tesi è che la stessa idea di
letteratura che ha canonizzato Calvino è l’idea che porta gli italiani a non canonizzare Pasolini, anzi
spesso a rifiutarlo
Calvino rispetto a Pasolini è molto più in accordo con una precisa corrente Barthes: letteratura come
fitta rete di testi, presi in un’«intertestualità dialogante». Chi parla non è l’autore, ma il testo, e parla con
altri testi lettore > autore.
Se una notte d’inverno un viaggiatore Calvino scompare dietro al testo
Pasolini non scompare mai dietro al testo, ci impone la sua persona. Inoltre si oppone ad alcuni elementi
della letteratura novecentesca es. essa concede tutto, ma per lui questa libertà è imprigionante.
Soprattutto l’ultimo Pasolini tende a essere rigettato e urta contro alcune restrizioni/tabù letterari.
Le impurità di Pasolini
I verdetti espulsivi verso l’opera di Pasolini vengono quasi esclusivamente da critici e letterati. Ma in effetti
caratteristica dell’opera di Pasolini è un’impurità estetica, che fuoriesce dai parametri di letterarietà
correnti:
1) Pasolini è sempre sulla scena
- Azione > autobiografia (es. fatto di essere stato ammazzato da un personaggio del suo mondo
poetico: tesi sulla degradazione di quel mondo)
- Simile alla body art o all’arte performativa l’opera di Pasolini si può considerare come una
grande performance
2) Impurità scandalose a lv di Stile (sembra un paradosso, perché su di esso Pasolini si è formato): es.
scrive “brutti versi”, per ragioni pratiche, in dispregio di quella “vecchia opera artigiana che è l’arte”
- Ultima produzione di Pasolini riapertura dei possibili (scommessa sull’impossibile), è
drammatico e paradossale come un autore formatosi sullo Stile agisca così in una direzione
antiestetica spesso immette nella letteratura ciò che c’è di pratico
Sembra qualcosa di assurdo. Molti lo criticano. Ma in realtà è una cosa che va capita: Pasolini rifiuta
l’investimento estetico sulla forma come momento a cui dovrebbe essere demandato il valore artistico di
un testo, e per investimento estetico sulla forma non bisogna intendere solo quello positivo che esalta la
“suggestione formale” che è ciò che per molti gli manca ma anche quello trasgressivo che mira alla
disgregazione della forma. Pasolini rifiuta di confezionare l’oggetto estetico e si sottrae all’obbligo dello
stile, tentando dunque di forare la convenzionalità del gioco letterario.
Il gioco della letteratura
Pasolini contro la convenzionalità ma cosa intende per convenzionalità? Non la convenzionalità di
genere. Il Novecento permette tutto, se è per questo. E lo denunciano sia Pasolini che Calvino: per entrambi
per molti versi bisogna uscire dalla logica artistica moderna.
Convenzionalità supplementare che colpisce la letteratura in generale, di 2° lv, che riguarda tutte le
cose che oggi si scrivono e vengono accolte come letteratura
Convenzionalità come grande e variegato gioco di società, che si svolge nel recinto protetto
dell’istituzione, che l’industria culturale che ancora le riserva pratica di scrittura per la quale non
passa più alcuna alterità, letteratura morta che è solo una partita a scacchi con se stessa
mercato
Neoavanguardia alcune pratiche letterarie hanno il valore provocatorio di un suicidio
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Scarica Pasolini contro Calvino: introduzione e più Schemi e mappe concettuali in PDF di Letteratura Contemporanea solo su Docsity!

PASOLINI CONTRO CALVINO – Carla Benedetti Introduzione Perché Pasolini non è un classico Calvino era già un classico quando era ancora in vita, Pasolini fatica a diventarlo anche a 20 anni dalla sua morte. Non che non abbia ricevuto critiche anche lui (es. Sanguineti, Raboni), ma queste critiche non fanno sì che si metta in dubbio il suo valore di classico  disputa sulla letterarietà di Pasolini: esiste? La merita?  Domanda che i letterati si pongono: cosa salvare e cosa buttare di Pasolini?  Domanda che la Benedetti si pone: perché questa tendenza? La sua tesi è che la stessa idea di letteratura che ha canonizzato Calvino è l’idea che porta gli italiani a non canonizzare Pasolini, anzi spesso a rifiutarlo Calvino rispetto a Pasolini è molto più in accordo con una precisa corrente  Barthes: letteratura come fitta rete di testi, presi in un’«intertestualità dialogante». Chi parla non è l’autore, ma il testo, e parla con altri testi  lettore > autore.  Se una notte d’inverno un viaggiatore  Calvino scompare dietro al testo Pasolini non scompare mai dietro al testo, ci impone la sua persona. Inoltre si oppone ad alcuni elementi della letteratura novecentesca – es. essa concede tutto, ma per lui questa libertà è imprigionante. Soprattutto l’ultimo Pasolini tende a essere rigettato e urta contro alcune restrizioni/tabù letterari. Le impurità di Pasolini I verdetti espulsivi verso l’opera di Pasolini vengono quasi esclusivamente da critici e letterati. Ma in effetti caratteristica dell’opera di Pasolini è un’impurità estetica, che fuoriesce dai parametri di letterarietà correnti:

  1. Pasolini è sempre sulla scena
  • Azione > autobiografia (es. fatto di essere stato ammazzato da un personaggio del suo mondo poetico: tesi sulla degradazione di quel mondo)
  • Simile alla body art o all’arte performativa  l’opera di Pasolini si può considerare come una grande performance
  1. Impurità scandalose a lv di Stile (sembra un paradosso, perché su di esso Pasolini si è formato): es. scrive “brutti versi”, per ragioni pratiche, in dispregio di quella “vecchia opera artigiana che è l’arte”
  • Ultima produzione di Pasolini  riapertura dei possibili (scommessa sull’impossibile), è drammatico e paradossale come un autore formatosi sullo Stile agisca così in una direzione antiestetica  spesso immette nella letteratura ciò che c’è di pratico Sembra qualcosa di assurdo. Molti lo criticano. Ma in realtà è una cosa che va capita: Pasolini rifiuta l’investimento estetico sulla forma come momento a cui dovrebbe essere demandato il valore artistico di un testo, e per investimento estetico sulla forma non bisogna intendere solo quello positivo che esalta la “suggestione formale” – che è ciò che per molti gli manca – ma anche quello trasgressivo che mira alla disgregazione della forma. Pasolini rifiuta di confezionare l’oggetto estetico e si sottrae all’obbligo dello stile, tentando dunque di forare la convenzionalità del gioco letterario. Il gioco della letteratura Pasolini contro la convenzionalità  ma cosa intende per convenzionalità? Non la convenzionalità di genere. Il Novecento permette tutto, se è per questo. E lo denunciano sia Pasolini che Calvino: per entrambi per molti versi bisogna uscire dalla logica artistica moderna.  Convenzionalità supplementare che colpisce la letteratura in generale, di 2° lv, che riguarda tutte le cose che oggi si scrivono e vengono accolte come letteratura  Convenzionalità come grande e variegato gioco di società, che si svolge nel recinto protetto dell’istituzione, che l’industria culturale che ancora le riserva  pratica di scrittura per la quale non passa più alcuna alterità, letteratura morta che è solo una partita a scacchi con se stessa  mercatoNeoavanguardiaalcune pratiche letterarie hanno il valore provocatorio di un suicidio

Calvino trasmette una concezione epigonale e cimiteriale della letteratura, un’idea di morte della letteratura. Cosa ne consegue?  Attitudine ad accomodarsi nell’istituzione, parte integrante dell’industria culturale  Affermazione del postmoderno nazionale , scolorito, moderato e accondiscendente  Gioco a chiudere piuttosto che modo di rilanciare l’arte  pulsione italiana alla chiusura in un gioco protetto, senza rischi, quello dell’industria culturale. Sopravvive solo il mercato Esaurimento della letteratura  idea da cui il mercato può trarre sfruttamento come feticcio postumo, o come letteratura leggibile, godibile Calvino rinuncia a un’idea forte di arte, Pasolini no, mai. Ecco perché non va d’accordo con le istituzioni e l’industria culturale. In una società del genere, l’autonomia della letteratura diventa qualcosa di profondamente ambiguo. Del resto, l’arte – quindi anche la letteratura – oggi è concepita come inutile. Obiettivo ultimo è il mercato, i soldi, non l’arte. È un’autonomia finta. La letteratura è tutta utile se permette di fare soldi. Che senso ha allora badare alla forma? Ecco il senso dell’ultima produzione di Pasolini: un conflitto tragico. Se le cose carine ed eleganti vendono, allora perché dovremmo dire che l’arte è autonoma? Pasolini per questo nega l’autonomia formale dell’arte, rifiuta di rifinire l’oggetto, si sottrae al cosiddetto “obbligo dello stile”  adozione della forma- progetto: molte sue cose rimangono allo stadio di abbozzo. L’oggetto estetico è spesso solo potenziale. È un modo di uscire da questo gioco chiuso e protetto. Gli specchietti di Calvino Calvino costruisce la sua immagine di autore. Tutti i critici parlano di lui, nel bene e nel male, usando le categorie indicate da lui: la leggerezza, la geometria, il rigore formale e mentale. Egli dunque si è in un certo senso auto-consacrato, ha indicato alla critica come interpretarlo  operazione di successo.  Malessere d’identità  Calvino è costantemente impegnato a mascherarsi/rivelarsi in una identità controllata, come apparire in quanto scrittore in una cultura artistica dove l’originalità non è possibile Per Calvino essere definito sarebbe come essere pietrificato. Ha paura di questo. ↓ C’è un disagio sottostante a tutto questo. Ma così Calvino evidenzia un fenomeno tipico della letteratura tardo-moderna: la funzione-autore è diventata parte della comunicazione artistica. E il mercato lo sa (!). E la teoria letteraria che continua a insistere sulla morte dell’autore? Ma allora che senso ha parlare di questo disagio di Calvino, se ha paura dell’immagine che un lettore potrebbe farsi di lui? Ecco perché sfaccetta e moltiplica la propria immagine attraverso un gioco di specchi e di specchietti, creando l’immagine che ci ha trasmesso di lui.  Calvino: malessere di identità // Pasolini: malessere di inutilità Pasolini e la costruzione di un’identità  vittima sacrificale o ultimo testimone del sacro, ruolo che si è ritagliato man mano. La sua persona è un’altra delle impurità che commette nel suo recinto estetico Due scrittori superstiti Mai polemica accesa tra Calvino e Pasolini, anzi nei primi tempi progettavano anche una rivista insieme. Semmai polemica accesa tra Pasolini e Gruppo 63. Pasolini e Calvino  percorso in parte simile :  Scrittori impegnati da prima degli anni 70  Dopo  si oppongono entrambi alla coazione al nuovo tipica della modernità VS neoavanguardia e tendenza al nuovo, che caratterizza la neoavanguardia come qualcosa di tipicamente moderno Sia Pasolini che Calvino si oppongono alla neoavanguardia. Essi sono tra loro avversari, Calvino come lui combatte sullo stesso terreno, quello di chi deve ritrovare un modo di fare letteratura dopo aver negato l’esperienza precedente. Essi incarnano due diversi esiti del Postmoderno. Anni 60  sono scrittori superstiti, sopravvissuti alla caduta della poetica con cui si sono affermati avvenuta per le neoavanguardie. È una crisi, ma fertile: li spinge a cercare un nuovo modo di scrivere. PASOLINI SUPERSTITE  Fa di questa condizione il tema di molti suoi scritti (a differenza di Calvino):

Grado zero della scrittura , Barthes  distinzione tra stile e scrittura:  Stile = fraseggiare tipico di uno scrittore, il suo lessico, le sue immagini peculiari, che «nascono dal suo corpo e dal suo passato e a poco a poco diventano gli automatismi stessi della sua arte»

  • Al di qua della letteratura, come la lingua; lo scrittore non può scegliere né l’uno né l’altra  Scrittura = si può scegliere e permette di identificare lo scrittore, atto di solidarietà storica, forma colta nella sua intenzione umana Sia Pasolini che Calvino sperimentano dopo gli anni 60 l’impossibilità della scrittura nel senso di Barthes. È quello che per Pasolini e Calvino è lo Stile perduto.  Impossibilità ed evitamento della scelta: ecco perché Calvino cambia così tanto da libro a libro, continui mutamenti di rotta. La scelta sarebbe pericolosissima e lui ha paura Crollo delle poetiche = impossibilità o rifiuto di assumere uno stile, una scrittura o un accento come scelta responsabilizzante e individualizzante. Critiche di Sanguineti a Pasolini:  È dialettale e iperlirico (ma se proprio vogliamo dirlo questo si può dire solo per il primo Pasolini)  accusa di fare un uso «neorealistico» del dialetto: errore di Pasolini è non fare mescolanza maccheronica delle lingue alla Gadda. Ma Pasolini non ha certezze in quel sistema, e non crede che possa esistere una certezza della forma  È confinato nell’attesa della morte e produce solo documenti della sua disperazione, non opere d’arte Sanguineti non afferra il crollo della poetica e cosa questo significa per Pasolini. Nel criticarlo cerca di reintegrarlo in un sistema da cui Pasolini si era allontanato da tempo. Pasolini e Calvino si sottraggono a una scelta fuoriuscendo così dalla logica artistica che ha guidato l’arte moderna. Non c’è lo stile, ci sono gli stili. Deutero-apprendimento  Forma di apprendimento che comporta un salto di lv logico: dal problema x al macroinsieme di problemi simili a x per capirlo meglio Logica artistica moderna : produrre il nuovo tramite violazione della norma formale, violazione che poi si farà norma a sua volta e richiederà dunque nuove violazioni e così via  per Calvino e Pasolini è imprigionante.  Pasolini smette «di essere un poeta originale»  è contro la continua uccisione dei padri richiesta dal meccanismo artistico tipico della modernità, non vuole uccidere i padri  In Calvino c’è uno sviluppo di un’allergia alla legge del superamento del vecchio  per questo ha paura di essere giudicato superato, è una vera e propria ossessione, e si costruisce un’immagine per contrastare questo rischio Ma è qui che i due scrittori si separano:  Calvino  in difensiv, si fa vedere come scrittore sempre nuovo, in perenne mutamento
  • Gioco di specchi e specchietti
  • Si limita a registrare un fenomeno che lo inquieta, la legge dell’invecchiamento di ogni formula  Pasolini  in offensiva, si offre in sacrificio a tutti gli attacchi, a tutti i roghi della propria immagine
  • Tenta di scombinare il gioco
  • Mette tutto in discussione, ogni aspetto della logica artistica moderna  riflessione critica ad ampio raggio sui meccanismi perversi della modernità e abbandoni di tutte le sue illusioni Ibridazioni Petrolio  esce nel 1992, postumo e rimasto incompiuto, ma sarebbe dovuto uscire, se Pasolini non fosse stato ucciso, insieme a Se una notte d’inverno un viaggiatore , nel 1979. Opere nate nello stesso periodo storico  da leggere assieme, hanno molto in comune, a partire da una compresenza di scritture eterogenee. Se una notte d’inverno un viaggiatore  Itinerario tra possibili romanzeschi, innumerevoli volumi tutti interrotti

 Opera con più scritture, il cui procedimento consiste nel «propormi ogni volta una diversa impostazione stilistica e di rapporto col mondo»  effetto di apocrifo , Calvino definisce il suo romanzo «biblioteca di apocrifi»  infrange univocità e unità dell’autore moderno, sottraendosi a un obbligo Petrolio  Itinerario tra possibili romanzeschi: dal romanzo filologico (idea di presentare i materiali nella forma di un’«edizione critica di un testo inedito») al costruire un’«allegoria quasi medievale»  Pluralità  il romanzo si presenta come una serie di «appunti» narrativi e metanarrativi

  • Importanza delle parti progettuali  progetti d’opera molteplici vengono accolti nel libro l’uno accanto all’altro
  • Progetto di inserire nel libro documenti del tempo delle stragi (testimonianze orali registrate, reportages giornalistici sull’Eni ecc.). In Italia una cosa del genere la fa soprattutto Balestrini. Pasolini non inserì questi documenti, ma non importa perché: a) Forse se non fosse morto lo avrebbe fatto b) Momento progettuale > opera in sé  incoerenza come eterogeneità costitutiva*  Presenza di contraddizioni rilevanti e non superabili  unità di fondo: compresenza, talvolta contraddittoria, di diversi progetti d’opera *individuabile anche nelle sue parti narrative  coesistenza di allegorico e medievale: l’autore assume una pluralità di generi, ma senza mescolarli tra loro, in modo da farli stridere. Ogni pezzo è in sé puro  ibridazione e autore frantumato/moltiplicato in una serie non univoca di autori possibili Articolo di Pasolini del 1965  chiama in causa Calvino per indurlo a prendere posizione sulle questioni linguistiche da lui sollevate:  Per Pasolini Calvino «non tiene conto di un fatto estremamente tipico e nuovo del mondo (…): la rapidità dei consumi»  Contrasto tra tempi classici e presente
  • Tempi classici  bastava un codice per analizzare qualcosa
  • Presente  possibilità di usare più codici. Se prima bastava un codice a un critico letterario (es. Croce, Spitzer, Barthes ecc.) oggi si possono sovrapporre tutti. Non bisogna «dimenticare Spitzer su due piedi per Barthes»
  • Possibilità di fare della nostra testa un mercato : possibile via d’uscita dalle impasse della modernità, imboccata poi da Calvino in Se una notte d’inverno un viaggiatore Se una notte d’inverno un viaggiatore  diversi codici adottati sono solo superficialmente concorrenti, tutti interni ai possibili ammessi dal gioco della letteratura, pluralità mai paradossale  Ossessione del superamento  effetto di apocrifo, tutti gli stili e non solo Petrolio  non solo ibridazione di generi e stili, ma anche e soprattutto un coesistere dell’inconciliabile  Consapevolezza antistoricistica, antihegeliana  niente viene superato
  • Caratteristica sempre più forte negli anni in Pasolini. Tutto si stratifica, l’arcaico è nel moderno, niente si cancella. In ogni cultura sono sempre compresenti più codici  Ibridazione tragica di codici concorrenti : ciò che si stratifica e convive è l’inconciliabile, idea antistoricistica della storia ( predilezione per l’ossimoro) Ma la strategia di Calvino è un’altra, l’altro esito possibile del postmoderno: un uso molto particolare dell’ironia. L’ironia e la parola diretta Se una notte d’inverno un viaggiatore  Calvino sceglie di «giocare al romanzo così come si gioca a scacchi». Pasolini invece tenta la riapertura del gioco, fuori dai confini della letteratura, attraverso la parola diretta. In che senso la parola diretta? Facciamo un passo indietro.

Se i conflitti sono spettacolarizzati è per poterli esorcizzare  elusione tipicamente italiana del tragico e mantenimento di un rapporto moderato con il negativo. L’italiano appoggia la via di un facile postmodernismo poco critico nella sua costante fuga dalla verità. Ma in effetti, dice La Porta, che senso ha invitare gli scrittori all’onestà in un mondo in cui la letteratura rientra sempre nel quadro dell’Istituzione? È proprio qui che si inserisce il modello alternativo dell’ultimo Pasolini. Con Petrolio , si parla proprio di questa Italia che La Porta stigmatizza. ↓ Pasolini e Calvino sono due facce della stessa medaglia, due esiti possibili del postmoderno: uno gioca la partita a scacchi che l’istituzione gli propone, l’altro sfida l’istituzione stessa aprendosi a ciò che è esteticamente impuro.