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Elena Ferrante: L'amica geniale - Infanzia, Amicizia e Cambiamento, Appunti di Lingua Spagnola

Riassunto del romanzo di Elena Ferrante, L'amica geniale: dalla infanzia a adolescenza, Elena e Lila segnano il passaggio di Elena dalla storia privata a un affresco epocale. Il primo volume di una serie di romanzi che seguiranno l'amicizia delle due protagoniste. Il microcosmo del quartiere in cui si aggirano le protagoniste si impone come l'unica realtà possibile fin quando Lila non propone ad Elena di spingersi fino al mare. Il linguaggio dell'amicizia e della città. Annotazioni cronologiche e analisi del rapporto tra lingua e dialetto.

Tipologia: Appunti

2015/2016

Caricato il 09/03/2022

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nicolas-nicosia-ororbia 🇮🇹

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Quaderni d’italianistica, Volume XXXIII, No. 2, 2012, 171-187
Il lInGuaGGIo DEllamIcIzIa E DElla cIttà:
LAMICA GENIALE DI ElEna FErrantE tra contInuItà E
cambIamEnto
laura bEnEDEttI
Riassunto: l’ultimo romanzo di Elena Ferrante, L’amica geniale. Infanzia,
adolescenza, continua una ricerca linguistica incentrata sulla dicotomia
lingua/dialetto già evidente nella produzione precedente della scrittrice,
mentre sposta l’attenzione dal rapporto madre-figlia a quello tra amiche,
sentimento spesso trascurato nella letteratura, non solo italiana. Il saggio
analizza gli elementi di continuità e cambiamento nella narrativa di
Ferrante alla luce delle riflessioni elaborate del Gender Criticism (Virginia
Woolf, adrienne rich, marianne Hirsch, Janice raymond e altri) e delle
teorie sullo sviluppo della personalità (Diamond).
1. l’amicizia e la città
L’amica geniale. Infanzia, adolescenza segna il passaggio di Elena Ferrante
dalla storia privata ad un affresco epocale in cui vengono tratteggiati non
solo rapporti interpersonali ma anche i cambiamenti di un quartiere napo-
letano dal dopoguerra alla soglia degli anni Sessanta. Il volume è solo il
primo di quella che è stata annunciata come una serie di romanzi che segui-
ranno presumibilmente l’amicizia delle due protagoniste attraverso gli anni
fino a ricongiungersi con il capitolo iniziale in cui la protagonista omodie-
getica, Elena Greco (trasparente allusione allo pseudonimo e ad un’ipote-
tica residenza dell’autrice1), riceve una telefonata dal figlio della sua amica
di infanzia, lila cerullo, misteriosamente scomparsa. la notizia mette in
moto la macchina dei ricordi e della narrazione, che ripercorre in questo
primo volume gli anni dell’infanzia e dell’adolescenza, dal nascere dell’a-
micizia tra le due bambine fino al matrimonio di lila. Dopo le prime pagi-
ne, il presente torinese della narratrice scompare e sulla scena rimane riso-
lutamente il suo passato napoletano.
Il primo incontro tra Elena e lila avviene all’età di circa sei anni:
lila comparve nella mia vita in prima elementare e mi impressionò subi-
to perché era molto cattiva. Eravamo tutte un po’ cattive, in quella clas-
1Dal mistero che circonda l’identità di Elena Ferrante trapela il dato, vero o falso
che sia, di una sua residenza in Grecia. V. per esempio La frantumaglia, 58.
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Scarica Elena Ferrante: L'amica geniale - Infanzia, Amicizia e Cambiamento e più Appunti in PDF di Lingua Spagnola solo su Docsity!

Quaderni d’italianistica , Volume XXXIII, No. 2, 2012, 171-

Il lInGuaGGIo DEll’amIcIzIa E DElla cIttà:

L’AMICA GENIALE DI ElEna FErrantE tra contInuItà E

cambIamEnto

l aura bEnEDEttI

Riassunto: l’ultimo romanzo di Elena Ferrante, L’amica geniale. Infanzia, adolescenza , continua una ricerca linguistica incentrata sulla dicotomia lingua/dialetto già evidente nella produzione precedente della scrittrice, mentre sposta l’attenzione dal rapporto madre-figlia a quello tra amiche, sentimento spesso trascurato nella letteratura, non solo italiana. Il saggio analizza gli elementi di continuità e cambiamento nella narrativa di Ferrante alla luce delle riflessioni elaborate del Gender Criticism (Virginia Woolf, adrienne rich, marianne Hirsch, Janice raymond e altri) e delle teorie sullo sviluppo della personalità (Diamond).

  1. l’amicizia e la città

L’amica geniale. Infanzia, adolescenza segna il passaggio di Elena Ferrante dalla storia privata ad un affresco epocale in cui vengono tratteggiati non solo rapporti interpersonali ma anche i cambiamenti di un quartiere napo- letano dal dopoguerra alla soglia degli anni Sessanta. Il volume è solo il primo di quella che è stata annunciata come una serie di romanzi che segui- ranno presumibilmente l’amicizia delle due protagoniste attraverso gli anni fino a ricongiungersi con il capitolo iniziale in cui la protagonista omodie- getica, Elena Greco (trasparente allusione allo pseudonimo e ad un’ipote- tica residenza dell’autrice 1 ), riceve una telefonata dal figlio della sua amica di infanzia, lila cerullo, misteriosamente scomparsa. la notizia mette in moto la macchina dei ricordi e della narrazione, che ripercorre in questo primo volume gli anni dell’infanzia e dell’adolescenza, dal nascere dell’a- micizia tra le due bambine fino al matrimonio di lila. Dopo le prime pagi- ne, il presente torinese della narratrice scompare e sulla scena rimane riso- lutamente il suo passato napoletano. Il primo incontro tra Elena e lila avviene all’età di circa sei anni: lila comparve nella mia vita in prima elementare e mi impressionò subi- to perché era molto cattiva. Eravamo tutte un po’ cattive, in quella clas-

(^1) Dal mistero che circonda l’identità di Elena Ferrante trapela il dato, vero o falso

che sia, di una sua residenza in Grecia. V. per esempio La frantumaglia , 58.

L AURA BENEDETTI

se, ma solo quando la maestra oliviero non poteva vederci. lei invece era cattiva sempre. ( L’amica geniale 27)

la “cattiveria” di lila si definisce presto come un riflesso del mondo che la circonda, se non addirittura come un meccanismo di difesa:

Vivevamo in un mondo in cui bambini e adulti si ferivano spesso, dalle ferite usciva il sangue, veniva la suppurazione e a volte morivano. ( L’amica geniale 28) Sangue. usciva dalle ferite solo dopo che ci si era scambiati maledizioni orribili e oscenità disgustose. ( L’amica geniale 31)

È un mondo dove i bulli del quartiere possono costringere una ragazza a salire in macchina senza che a nessuno venga in mente di denunciarli, dove tanto un complimento quanto un insulto possono condurre a pestaggi vio- lenti, dove le ricchezze hanno origini misteriose e maltrattamenti e percos- se da parte dei genitori sono normale amministrazione. Quando il padre di lila arriva a scaraventare la figlia dalla finestra, rompendole un braccio, la voce narrante si limita ad annotare che “i padri potevano fare quello e altro alle bambine petulanti”( L’amica geniale 78). le celebrazioni delle festività tradizionali non segnano una tregua ma costituiscono al contrario occasio- ni per affermare una gerarchia tribale. memorabile la scena della gara dei fuochi di artificio tra due famiglie per capodanno che si conclude quando dal balcone sconfitto, dopo un attimo di silenzio, si sentono partire rumori insoliti che si rivelano essere colpi di arma da fuoco all’indirizzo dei rivali.

non ho nostalgia della nostra infanzia, è piena di violenza. ci succedeva di tutto, in casa e fuori, ogni giorno, ma non ricordo di aver mai pensa- to che la vita che c’era capitata fosse particolarmente brutta. la vita era cosí e basta, crescevamo con l’obbligo di renderla difficile agli altri prima che gli altri la rendessero difficile a noi. ( L’amica geniale 33)

Il territorio che il romanzo ci porta ad esplorare non è però tanto o soltan- to napoli quanto l’amicizia tra donne, sentimento spesso trascurato nella tradizione letteraria, non solo italiana. riflettendo su questo fenomeno, Virginia Woolf lamentava in A Room of One’s Own :

[...] I tried to remember any case in the course of my reading where two women are represented as friends. [...] they are confidantes, of course, in racine and the Greek tragedies. they are now and then mothers and daughters. but almost without exception they are shown in their relation to men. It was strange to think that all the great women of fiction were, until Jane austen’s day, not only seen by the other sex, but seen only in relation to the other sex. (Woolf 81)

L AURA BENEDETTI

coscrive l’amicizia tra donne ad una dimensione privata e intimistica, quasi trasformando circostanze storiche in caratteristiche intrinseche. nello stes- so volume, del resto, audet sembra complicare questa distinzione. nel ricostruire la trama di affetti e relazioni tra donne, l’autrice privilegia infat- ti quelli in cui alla vicinanza affettiva si accompagna la consonanza ideolo- gica. Pur mettendo in guardia contro possibili reduzionismi, audet sotto- linea come una visione politica dell’amicizia abbia un immenso potenziale di disgregazione delle strutture patriarcali: fondamentale alla comprensio- ne degli interessi che legano tutte le donne al di là delle differenze, costi- tuisce un incentivo alla solidarietà non solo nella vita privata, ma anche in quella pubblica^4. mettere l’accento sul valore politico dell’amicizia significa anche svi- luppare nuovi modi di intendere la polis , la città come spazio geografico ma anche come nodo di relazioni e di affetti. nel caso specifico di Ferrante, questo implica un tentativo di rivalutare la napoli dei suoi romanzi, spes- so presentata come una città ostile, brutale, una riserva di caccia in cui gli uomini sono assoluti padroni del territorio e le donne prede in affanno. Il microcosmo asfissiante del quartiere in cui si aggirano le protagoniste de L’amica geniale si impone come l’unica realtà possibile fin quando lila non propone ad Elena di spingersi fino al mare, attraversando un tunnel che segna la demarcazione tra i due universi. l’amicizia “frontale” si trasforma dunque in amicizia “laterale”, per usare la terminologia proposta da audet: abbandonando la dimensione privata dei giochi in cortile, le due si metto- no in cammino, l’una a fianco dell’altra, per tentare di ridisegnare la geo- grafia urbana, ridefinire il territorio, esplorare la novità costituita dalla loro presenza in uno spazio interdetto. la distanza da coprire si configura come tunnel, forse lo stesso che, ne L’amore molesto , la protagonista attraversa sulle tracce della madre sedicenne “inseguita da sfaccendati, ambulanti, fer- rovieri, muratori [...] che la incalzavano fianco a fianco, spesso respirando-

(^4) “Je sais qu’il est hasardeux d’évaluer les plaisirs de l’amitié uniquement en ter-

mes de valeur politique, un tel tentative risquant de desservir tant l’amitié que l’engagement politique. Pourtant, au-delà de la nature personelle du lien amical, il ne faudra jamais sous-estimer le fait que l’amitié constitue une immense force de désagrégation des structures patriarcales, ne serait-ce qu’en mettant fin aux rivalités superficielles entre femmes. Elles sont, dès lors, en mesure de recon- naître leur fondamentale communauté d’intérêts et d’être solidaires les une des autres, tant dans la vie privée que dans le domaine public. cette réflexion sur la valeur politique de l’amitié est essentielle pour revaloriser un sentiment trop sou- vent discrédité par les désaccords, les rupture, les dissensions” (audet, 215-16). Vedi anche raymond, 8-9.

IL LINGUAGGIO DELL’AMICIZIA E DELLA CITTÀ

le nell’orecchio” ( L’amore molesto 132). ora il tunnel è affrontato dalle due ragazzine mano nella mano, il cui procedere è segnato da verbi rigorosa- mente coniugati alla prima persona plurale, con l’eccezione di un’inizativa di lila subito imitata da Elena e gloriosamente ricondotta alla missione comune, in un crescendo euforico che sembra voler esorcizzare le ombre minacciose del tunnel:

Salimmo tra arbusti alti [...] ci togliemmo i grembiuli e li mettemmo nelle cartelle, che nascondemmo tra i cespugli. Quindi filammo per la campagna [...] e volammo eccitatissime per una china che ci portò a ridosso del tunnel [...] ci prendemmo per mano e andammo. [...] una volta abituate alla penombra vedemmo, stordite dal rimbombo dei passi, le righe d’acqua argentata che scivolavano lungo le pareti, le grandi poz- zanghere. Procedemmo insieme. Poi lila lanciò un grido e rise per come il suono esplodeva violento. Subito dopo gridai anch’io e risi a mia volta. Da quel momento non facemmo che gridare, insieme e separatamente: risate e grida, grida e risate, per il piacere di sentirle amplificate. la ten- sione si allentò, cominciò il viaggio. ( L’amica geniale 70-71)

la spedizione si conclude con un fallimento: troppo lontano è il mare, e la pioggia torrenziale che prende a cadere vanifica ogni tentativo e rivela il complotto ai genitori di Elena. l’epilogo in sordina non attenua però la portata liberatoria dell’avventura:

Quando penso al piacere di essere liberi, penso all’inizio di quella gior- nata, a quando uscimmo dal tunnel e ci trovammo su una strada tutta dritta a perdita d’occhio, la strada che [...] a farla tutta si arrivava al mare.^5 ( L’amica geniale 70-71)

l’avventura permette dunque ad Elena di intravedere, per la prima volta, la possibilità di evadere dal mondo del quartiere.

  1. la sconfitta della madre

alla nuova importanza attribuita all’amicizia ne L’amica geniale sembra legata la retrocessione della madre a figura secondaria, elemento di un qua- dro che non può comunque alterare, vittima e carnefice ma in tono mino- re, né piú né meno degli altri personaggi di contorno. I sentimenti verso la

(^5) l’episodio può essere legato al ricordo d’infanzia rievocato ne La frantumaglia ,

180-83.

IL LINGUAGGIO DELL’AMICIZIA E DELLA CITTÀ

senza della madre viene colmato da un’ ideale “sorellanza”^10 , in questo movimento di allontanamento dalla madre la protagonista viene natural- mente attratta nell’ orbita di lila:

Perciò forse mi fissai con lila, che aveva gambette magrissime, scattanti, e le muoveva sempre [...] Qualcosa mi convinse, allora, che se fossi anda- ta sempre dietro a lei, alla sua andatura, il passo di mia madre, che mi era entrato nel cervello e non se ne usciva più, avrebbe smesso di minac- ciarmi. ( L’amica geniale 42)

chiamata a sostituire il passo sbilenco della madre, l’andatura di lila diventa una delle metafore centrali del racconto. nella già menzionata spe- dizione verso il mare, però, Elena deve constatare che seguire passivamen- te lila può anche portare a delle sconfitte, e prende atto di un sorprendente cambiamento. Dalla situazione iniziale (“ci tenevamo per mano, avanza- vamo fianco a fianco, ma per me, secondo il solito, era come se lila fosse dieci passi piú avanti e sapesse di preciso cosa fare, dove andare” [71]) si passa ad una

misteriosa inversione di atteggiamenti: io, malgrado la pioggia, avrei con- tinuato il cammino, mi sentivo lontana da tutto e da tutti, e la lonta- nanza—avevo scoperto per la prima volta—mi estingueva dentro ogni legame e ogni preoccupazione; lila s’era bruscamente pentita del suo stesso piano, aveva rinunciato al mare, era voluta tornare dentro i confi- ni del rione. ( L’amica geniale 72)

Questo diverso atteggiamento prefigura i diversi esiti della vita delle due amiche, con Elena che riesce ad approfittare delle opportunità che le si offrono per allontanarsi dall’ambiente cui sembrerebbe destinata e lila, in apparenza tanto piú sicura, che si ritrae invece spaventata dall’ignoto e soffoca caparbiamente ogni possibilità di mutamento. la storia diventa dunque storia di inseguimenti reciproci, con lila che, privata della possi- bilità di studiare malgrado una prodigiosa preococità le abbia permesso di

(^10) “throughout the 1970s, the metaphor of sisterhood, of friendship or of surro-

gate motherhood has been the dominant model for female and feminist rela- tionships.[...] With its possibilities of mutuality and its desire to avoid power, the paradigm of sisterhood has the advantage of freeing women from the biological function of giving birth, even while offering a specifically feminine relational model. [...] In this feminist family romance, sisters are better mothers, provid- ing more nurturance and a greater encouragement of autonomy. In functioning as mutual surrogate mothers, sisters can replace mothers”. (Hirsch, 164)

imparare a leggere da sola, riesce per anni a tenere il passo di Elena prece- dendola nello studio del latino e del greco (“mi sfuggiva quando la inse- guivo e intanto mi tallonava per scavalcarmi?” si chiede Elena stupefatta da quest’ultima impresa dell’amica [138]). Presto però lila abbandona ogni interesse o passione per lo studio, ridimensionando queste attività anche agli occhi di Elena (“da quando lila aveva smesso di incalzarmi, di antici- parmi nello studio e nelle letture, la scuola [...] aveva smesso di essere una specie di avventura” [182-83]), prima di abbandonare ogni velleità e ten- tare di utilizzare la propria bellezza per migliorare la condizione sua e del- l’intera sua famiglia.

  1. le parole per dirlo

nella sua coraggiosa esplorazione di nuovi territori, quali la maternità e l’a- micizia, Elena Ferrante si trova a coniare nuove espressioni. ne La figlia oscura troviamo “la frantumaglia”, espressione che nel volume omonimo definisce

un malessere non altrimenti definibile, [...] una folla di cose eterogenee nella testa, detriti su un’acqua limacciosa del cervello. la frantumaglia era misteriosa, causava atti misteriosi, era all’origine di tutte le sofferenze non riconducibili a una sola evidentissima ragione. ( La frantumaglia 125).

alla frantumaglia si potrebbe forse attribuire il furto della bambola de La figlia oscura , il gesto apparentemente inspiegabile che mette in moto l’a- zione del romanzo. ne L’amica geniale lila prova invece una sensazione cui dà il nome di “smarginatura”, che provoca un dissolversi improvviso dei margini delle persone e delle cose.

Fu—mi disse—come se in una notte di luna piena sul mare, una massa nerissima di temporale avanzasse per il cielo, ingoiasse ogni chiarore, logorasse la circonferenza del cerchio lunare e formasse il disco lucente riducendolo alla sua vera natura di grezza materia insensata. lila imma- ginò, vide, sentí—come se fosse vero—suo fratello che si rompeva. ( L’amica geniale 172)

I due termini cercano dunque di definire situazioni abbastanza diverse: la frantumaglia è quello che emerge dall’inconscio, la manifestazione di un malessere. la smarginatura invece rimanda alla percezione della realtà al di là delle apparenze, in una sorta di epifania. l’importanza di questo feno-

L AURA BENEDETTI

cosí come viene rappresentato nel e dal dialetto (“aggressivo, gaudente e vischioso”). Il dialetto, in altre parole, aderisce immediatamente alle cose, trasmette quella “verità sfacciata”^14 contro cui il soggetto si trova senza dife- se, e si configura dunque quale segnale di perdita di controllo e regressio- ne^15. mutati i termini, si può vedere nel contrasto tra italiano e napoleta- no lo stesso divario segnalato già da Dante tra latino e idioma del sí, tra “gramatica” e lingua della nutrice^16. Proprio questa associazione carica però il dialetto di valenze conflittuali che lo rendono infido. Elisabetta rasy ela- bora la nozione di “lingua della nutrice” quale

prima forma d’espressione, una forma, appunto, piena e particolare, a ridosso delle pulsioni e della loro elaborazione—i sentimenti—, a ridosso della pratica quotidiana che interdice il pensiero, del sacerdozio «basso» che riguarda i liquidi organici e i liquidi domestici, la cura della casa, la custo- dia minuta della vita e della morte. una lingua intransitiva che, come il lin- guaggio psicotico, non serve alla comunicazione. (rasy 60)

rispetto alla chiusura rappresentata dal dialetto, l’italiano promette aper- tura al futuro, razionalità, regole per mettere ordine nel proprio mondo interiore^17. l’emancipazione delle protagoniste passa pertanto attraverso la conquista di una lingua immune dal peccato originale, depurata delle sco- rie del passato, mentre il dialetto genera disagio, minaccia il ritorno ad una

L AURA BENEDETTI

scrive Freud, il padre non rappresenta altro per la bambina che “un rivale mole- sto”. Da questa definizione, con “uno slittamento importante”, si arriva a L’amore molesto : “mi sembrò aderente al racconto che fosse molesto l’amore, l’a- more che fa del padre il rivale della figlia, l’amore esclusivo per la madre, l’uni- co grande tremendo amore originario, la matrice inabolibile di tutti gli amori” ( La frantumaglia , 157-58). (^14) Il verso di Gioacchino belli (883) ha ispirato il titolo del volume di anceschi

sul rapporto tra lingua e dialetto. (^15) Si vedano le pagine iniziali de L’amore molesto in cui “la serie di espressioni osce-

ne in dialetto” pronunciate dalla madre al telefono scatenano nella protagonista “una scomposta regressione” che si manifesta nel suo uso di “una mistura di ita- liano e di espressioni dialettali” ( L’amore molesto , 12). (^16) le prime pagine del De vulgari eloquentia sviluppano il contrasto tra il latino

(“gramatica” per eccellenza) e “la lingua volgare [...] che, senza bisogno di rego- le, impariamo imitando la nostra nutrice” (3). (^17) l’associazione città-dialetto-madre è fortissima ne L’amore molesto. la protago-

nista si muove “in un’aria resa piú pesante dai gas delle automobili e dal ronzio di suoni dialettali”, e commenta: “Era la lingua di mia madre, che avevo cercato inutilmente di dimenticare insieme a tante alre cose sue” (21).

IL LINGUAGGIO DELL’AMICIZIA E DELLA CITTÀ

dimensione irrazionale e pre-logica, se non addirittura arcaica e tribale. Stefania lucamante conclude la sua acuta analisi de I giorni dell’abbando- no stabilendo un legame tra il controllo tra le due diverse forme espressive e il superamento della crisi esistenziale della protagonista (lucamante 107). nella logica della narrativa di Ferrante l’abilità di uscire dal dialetto, di usarlo senza lasciarsene però influenzare o definire, può essere sicuramente intepretata come un segno del controllo sulla propria esperienza, ma que- sto approdo terapeutico non viene mai raggiunto con sicurezza, e l’epilogo dei tre primi romanzi lascia la dicotomia lingua-dialetto irrisolta. ne L’amica geniale le espressioni dialettali sono rarissime, ma numero- se sono al contrario le annotazioni che segnalano gli specifici usi linguisti- ci dei personaggi^18. contro il rumore di fondo del dialetto (lo stesso che Ferrante elogiava nel film di martone), l’italiano si staglia ad indicare distanza e apertura al cambiamento. uno dei tratti distintivi della lila bambina è proprio la sua consapevolezza linguistica, la capacità di control- lare il dialetto:

Parlava sempre in dialetto come tutti noi ma all’occorrenza sfoderava un italiano da libro, ricorrendo anche a parole come avvezzo , lussureggiante , ben volentieri. ( L’amica geniale 44)

Il dialetto, semmai, è per lila un’arma di difesa, il corrispettivo linguistico della sua “cattiveria”:

[...] aveva la lingua affilata, inventava soprannomi umilianti e pur sfog- giando con la maestra vocaboli della lingua italiana che nessuno cono- sceva, con noi parlava solo un dialetto sferzante, pieno di male parole, che stroncava sul nascere ogni sentimento d’amore. ( L’amica geniale 57)

È a lila, dunque, che viene attribuita nella prima parte del romanzo que- sta distanza equanime dai due mezzi di comunicazione che si è venuta deli- neando nei lavori precedenti quale segnale di equilibrio e controllo. man mano che la narrazione procede, l’italiano si configura sempre piú quale veicolo di progetti e speranza, contrapposto ad un dialetto associato all’ac- cettazione dello status quo. cosí, quando lila parla della fabbrica di scar- pe cerullo cui affida i suoi sogni per il futuro, lo fa “con molta convinzio- ne [...] con frasi in italiano che [...] dipingevano davanti agli occhi l’inse- gna della fabbrica [...]”( L’amica geniale 114). Questi momenti diventano sempre piú rari rispetto a quelli in cui le due amiche si distinguono per il

(^18) Si veda ad esempio la dichiarazione d’amore che nino “scandí nell’italiano della

scuola” (54) o il saluto di Elena, “in italiano”, dopo il dono imprevisto di don achille (63).

IL LINGUAGGIO DELL’AMICIZIA E DELLA CITTÀ

Per quanto imbarazzante, l’episodio non dissuade Elena dal continuare nei suoi tentativi. criteri linguistici si impongono anzi come metro di giudi- zio, come si vede nel confronto tra due ragazzi del quartiere:

[nino] parlava in un italiano da libro stampato, volendo. E leggeva e ragionava di tutto ed era sensibile alle grandi questioni della condizione umana, mentre Stefano viveva chiuso nella sua salumeria, parlava quasi esclusivamente in dialetto [...]. ( L’amica geniale 250)

Il paragone è articolato in modo da instaurare una precisa corrispondenza tra forma e contenuto, tra la lingua che permette l’accesso alle “grandi que- stioni della condizione umana” e quella che costringe invece nei limiti del commercio quotidiano^19. E cosí, mentre Elena si costruisce una lingua e un destino che la spingono al di là dei confini del quartiere, lila risponde in maniera sferzante e ironica ai tentativi di comunicazione dell’amica (“Disse in dialetto: ‘tu perdi ancora tempo con queste cose, lenú?”), riconducen- do le loro conversazioni ai preparativi per le nozze imminenti (257).

  1. “ti agita il cuore, ti infiamma le vene”: amicizia e amore

Questo primo romanzo della serie si conclude proprio col matrimonio della sedicenne lila. l’ultimo, ricchissimo capitolo riannoda i temi della narrazione in una scena corale cui partecipano protagonisti e comparse del volume. Prima però che l’azione si sposti nella sala del banchetto, Elena presta aiuto a lila per gli ultimi preparativi, in una cerimonia che segna l’addio ad una fase della loro vita mentre svela profondità e sottintesi del loro legame. mentre i rapporti tra le due, fino a quel momento, erano stati improntati ad un cameratismo estraneo a manifestazioni di affetto fisiche, Elena si trova ora investita dal groviglio di emozioni che le suscita la vista del corpo di lila.

non l’avevo mai vista nuda, mi vergognai. oggi posso dire che fu la ver- gogna di poggiare con piacere lo sguardo sul suo corpo, di essere la testi- mone coinvolta della sua bellezza di sedicenne poche ore prima che Stefano la toccasse, la penetrasse, la deformasse, forse, ingravidandola.

(^19) In maniera simile vengono caratterizzati i limiti di un altro personaggio,

alfonso, che, “mentre nelle interrogazioni usava un buon italiano, a tu per tu non usciva mai dal dialetto e in dialetto era difficile ragionare sulla corruzione della giustizia terrena, come ben si vedeva durante il pranzo in casa di don rodrigo, o sui rapporti tra Dio, lo Spirito Santo e Gesù [...]” ( L’amica geniale , 255)

allora fu solo una tumultuosa sensazione di sconvenienza necessaria, una condizione in cui non si può girare lo sguardo dall’altra parte, non si può allontanare la mano senza riconoscere il proprio turbamento, senza dichiararlo proprio ritraendosi, senza quindi entrare in confitto con l’im- perturbata innocenza di chi ti sta turbando, senza esprimere proprio col rifiuto la violenta emozione che ti sconvolge, sicché ti obblighi a restare [...] e fai come se nulla fosse, quando invece tutto è in atto, presente, lí nella stanza povera e un po’ buia, intorno il mobilio miserabile, su un pavimento sconnesso chiazzato d’acqua, e ti agita il cuore, ti infiamma le vene. ( L’amica geniale 309)

l’imminenza del distacco ispira una sorta di commosso epitalamio nel cui confuso convergere di vergogna e desiderio risuonano echi del lamento geloso di Saffo^20. non si tratta, però, di una rivelazione dei veri sentimen- ti di Elena, quanto piuttosto di una sua piú piena comprensione, facilitata dallo iato temporale (“oggi posso dire”) della complessità di un’amicizia che ha segnato la sua vita. la psicologia si è spesso interrogata sulla natura e funzione di legami tra persone dello stesso sesso che replicano l’intensità emotiva di un rapporto di coppia senza però coinvolgere la sfera sessuale. In età pre-adolescenziale e adolescenziale, le relazioni in questione sembra- no preparare l’allontanamento dalla cerchia famigliare, permettendo di sperimentare intimità e prossimità in una condizione di sicurezza (Diamond 192). lisa Diamond, nel suo studio del fenomeno, è scettica invece circa la possibilità che queste relazioni possano invece costituire il surrogato di un rapporto omosessuale. le donne da lei intervistate circa la natura delle loro amicizie adolescenziali, “finally concluded that these rela- tionships belonged in a different category altogether: neither unconsum- mated love affairs nor conventional friendships, but somewhere in between” (Diamond 193). Questi legami, tuttavia, possono persistere o nascere anche al di là della soglia dell’adolescenza. l’incertezza terminolo- gica che li circonda (“romantic Friendships” [Faderman], “Passionate Friendships” [Diamond], “Sentimental Friendships” [todd], “Gyn/affec- tion” [raymond]) è indice della difficoltà di rinchiudere in una formula modalità di comportamento che sfuggono ad una definizione e spesso anche alla rappresentazione. anche in questa circostanza, dunque, Elena

(^20) “mi sembra pari agli dei quell’uomo che siede di fronte a te e vicino ascolta te

che dolcemente parli e ridi di un riso che suscita desiderio. Questa visione vera- mente mi ha turbato il cuore nel petto: appena ti guardo un breve istante, nulla mi è più possibile dire, ma la lingua mi si spezza e sùbito un fuoco sottile mi corre sotto la pelle [...] (Saffo, 137).

L AURA BENEDETTI

almeno temporanea—di lila e dell’ipotesi della seduzione quale mezzo di affermazione nel mondo. L’amica geniale. Infanzia, adolescenza presenta approfondimenti di temi già esplorati dall’autrice (come il legame tra la figura della madre, il dialet- to e la città di napoli), insieme ad un deciso ampliarsi di prospettive e ad una rappresentazione dell’amicizia al femminile singolare non solo nel con- testo della sua opera ma anche, piú in generale, nel panorama letterario ita- liano. centrale, e piú esplicita che nei romanzi precedenti, risulta la rifles- sione sul linguaggio quale strumento cruciale per il controllo della propria esperienza, pietra miliare nella costruzione dell’identità, codice indispensa- bile alla comprensione del presente e alla progettazione del futuro.

GEorGEtoWn unIVErSIty

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L AURA BENEDETTI

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IL LINGUAGGIO DELL’AMICIZIA E DELLA CITTÀ