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L’Amica Geniale di E Ferrante, Sintesi del corso di Letteratura

Riassunto del libro di Elena Ferrante

Tipologia: Sintesi del corso

2022/2023

Caricato il 15/04/2026

I.D.F.
I.D.F. 🇮🇹

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L’AMICA GENIALE di Elena Ferrante
IL ROMANZO DI FORMAZIONE
“L’amica geniale” è un romanzo di formazione. Sono due le protagoniste di questa quadrilogia: alla
fine del primo libro hanno sedici anni, mentre la storia si ferma quando hanno circa settant’anni.
Il romanzo di formazione affronta la crescita personale e psicologica dei personaggi. Non riguarda
solo lo sviluppo fisico, ma anche le conoscenze della vita (esperienze legate alla famiglia, alle
amicizie, all’amore, alla società, allo studio, al lavoro).
Di solito esso ha inizio nella fanciullezza dei personaggi, per poi accompagnarli via via che crescono
e maturano.
Non è importante la trama (che può essere banale), quanto più le reazioni agli eventi che i personaggi
vivono, i sentimenti/le emozioni che li colgono (e come li/le rielaborano), le relazioni/i rapporti che
intrecciano. “Stoner” (che ha venduto duemila copie in America) di John Edward Williams è la storia di
un giovane che esce dal liceo, va all’università, non si arruola per la seconda guerra mondiale,
diventa ricercatore, si sposa e muore. Cosa interessa davvero è però la psicologia dietro al
personaggio. La trama de “L’amica geniale” è invece estremamente ricca di colpi di scena. Queste
due bambine vivono in una Napoli degli anni ‘40/’50, che deve riprendersi dalla seconda guerra
mondiale e arriva a uno stato di benessere non condiviso (in alcuni quartieri regnano la povertà, la
criminalità giovanile, le babygang). La questione meridionale ha portato infatti a disagi considerevoli.
TEMATICHE DEL ROMANZO DI FORMAZIONE
Le tematiche del romanzo di formazione sono:
la ricerca di un ruolo: prima all’interno della famiglia, poi all’interno della vita scolastica, e
infine all’interno della società.
i primi amori.
le esperienze di vita.
lo scontro generazionale tra figli/genitori. Esso è parte dell’affermazione dell’identità di una
persona.
le vicende scolastiche/lavorative. Vi sono molti romanzi di formazione (spesso commedie)
incentrati sulla vita a scuola.
gli incontri/scontri con coetanei. Essi sono legati al tema del bullismo. “La guerra dei bottoni”
di Louis Pergaud si basa proprio su questo: dei coetanei si scontrano e chi perde deve dare i
bottoni (merce rara e costosa) a chi vince.
il viaggio. Si tratta di una condizione metaforica per spiegare l’evolversi della vita. Il grand tour
inizia nel Settecento, prosegue nell’Ottocento e porta al turismo di massa di oggi: si tratta di
rampolli provenienti dalla Germania/dall’Inghilterra che scendono in Francia, Spagna e Grecia
per conoscere la bellezza del mondo classico e fare esperienze (sia culturali che sessuali).
ELEMENTI DEI TESTI NARRATIVI A CARATTERE PSICOLOGICO
Gli elementi dei testi narrativi a carattere psicologico sono:
la narrazione in prima persona (tipica dei romanzi autobiografici, ma in questo caso assume il
valore di punto di vista interno) o in terza persona con stile indiretto libero (il narratore,
parlando in terza persona, riporta i pensieri del protagonista).
le descrizioni relative al sentire dei personaggi davanti a certe situazioni.
lo stile non generico/colloquiale/gergale. Vi è piuttosto una ricerca estremamente attenta per
trovare i termini giusti che riportano con esattezza le sensazioni dei personaggi. Il vocabolario
e il lessico sono dunque mirati.
il monologo interiore. Avviene riportando i propri pensieri (se è in prima persona) o riportando
il pensiero di un personaggio in forma diretta (se è in terza persona con stile indiretto libero).
Il monologo interiore è ordinato/logico, non va per associazioni di idee.
il flusso di coscienza. Si tratta del succedersi di pensieri a ruota libera, per associazioni di
idee.
TRA FINE OTTOCENTO E INIZIO NOVECENTO...
Il romanzo di formazione si diffonde sempre di più (Gustave Flaubert, Jane Austen, Marcel Proust con
Alla ricerca del tempo perduto, Ippolito Nievo) per arrivare nel Novecento a un’ampia produzione
(Elsa Morante con L’isola di Arturo e Menzogna e sortilegio, Pier Paolo Pasolini, Luigi Pirandello, Italo
Svevo, Alberto Moravia, Giovanni Verga).
ELENA FERRANTE (1943)
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L’AMICA GENIALE di Elena Ferrante

IL ROMANZO DI FORMAZIONE

“L’amica geniale” è un romanzo di formazione. Sono due le protagoniste di questa quadrilogia: alla fine del primo libro hanno sedici anni, mentre la storia si ferma quando hanno circa settant’anni. Il romanzo di formazione affronta la crescita personale e psicologica dei personaggi. Non riguarda solo lo sviluppo fisico, ma anche le conoscenze della vita (esperienze legate alla famiglia, alle amicizie, all’amore, alla società, allo studio, al lavoro). Di solito esso ha inizio nella fanciullezza dei personaggi, per poi accompagnarli via via che crescono e maturano. Non è importante la trama (che può essere banale), quanto più le reazioni agli eventi che i personaggi vivono, i sentimenti/le emozioni che li colgono (e come li/le rielaborano), le relazioni/i rapporti che intrecciano. “Stoner” (che ha venduto duemila copie in America) di John Edward Williams è la storia di un giovane che esce dal liceo, va all’università, non si arruola per la seconda guerra mondiale, diventa ricercatore, si sposa e muore. Cosa interessa davvero è però la psicologia dietro al personaggio. La trama de “L’amica geniale” è invece estremamente ricca di colpi di scena. Queste due bambine vivono in una Napoli degli anni ‘40/’50, che deve riprendersi dalla seconda guerra mondiale e arriva a uno stato di benessere non condiviso (in alcuni quartieri regnano la povertà, la criminalità giovanile, le babygang). La questione meridionale ha portato infatti a disagi considerevoli.

TEMATICHE DEL ROMANZO DI FORMAZIONE

Le tematiche del romanzo di formazione sono: ● la ricerca di un ruolo: prima all’interno della famiglia, poi all’interno della vita scolastica, e infine all’interno della società. ● i primi amori. ● le esperienze di vita. ● lo scontro generazionale tra figli/genitori. Esso è parte dell’affermazione dell’identità di una persona. ● le vicende scolastiche/lavorative. Vi sono molti romanzi di formazione (spesso commedie) incentrati sulla vita a scuola. ● gli incontri/scontri con coetanei. Essi sono legati al tema del bullismo. “La guerra dei bottoni” di Louis Pergaud si basa proprio su questo: dei coetanei si scontrano e chi perde deve dare i bottoni (merce rara e costosa) a chi vince. ● il viaggio. Si tratta di una condizione metaforica per spiegare l’evolversi della vita. Il grand tour inizia nel Settecento, prosegue nell’Ottocento e porta al turismo di massa di oggi: si tratta di rampolli provenienti dalla Germania/dall’Inghilterra che scendono in Francia, Spagna e Grecia per conoscere la bellezza del mondo classico e fare esperienze (sia culturali che sessuali).

ELEMENTI DEI TESTI NARRATIVI A CARATTERE PSICOLOGICO

Gli elementi dei testi narrativi a carattere psicologico sono: ● la narrazione in prima persona (tipica dei romanzi autobiografici, ma in questo caso assume il valore di punto di vista interno) o in terza persona con stile indiretto libero (il narratore, parlando in terza persona, riporta i pensieri del protagonista). ● le descrizioni relative al sentire dei personaggi davanti a certe situazioni. ● lo stile non generico/colloquiale/gergale. Vi è piuttosto una ricerca estremamente attenta per trovare i termini giusti che riportano con esattezza le sensazioni dei personaggi. Il vocabolario e il lessico sono dunque mirati. ● il monologo interiore. Avviene riportando i propri pensieri (se è in prima persona) o riportando il pensiero di un personaggio in forma diretta (se è in terza persona con stile indiretto libero). Il monologo interiore è ordinato/logico, non va per associazioni di idee. ● il flusso di coscienza. Si tratta del succedersi di pensieri a ruota libera, per associazioni di idee.

TRA FINE OTTOCENTO E INIZIO NOVECENTO...

Il romanzo di formazione si diffonde sempre di più (Gustave Flaubert, Jane Austen, Marcel Proust con Alla ricerca del tempo perduto , Ippolito Nievo) per arrivare nel Novecento a un’ampia produzione (Elsa Morante con L’isola di Arturo e Menzogna e sortilegio , Pier Paolo Pasolini, Luigi Pirandello, Italo Svevo, Alberto Moravia, Giovanni Verga).

ELENA FERRANTE (1943)

Elena Ferrante è una scrittrice italiana. Nasce a Napoli nel 1943. Dei suoi primi due romanzi, che hanno ricevuto diversi premi, sono stati tratti due omonimi film, il primo “L’amore molesto” (1992) dal regista Mario Martone e il secondo “I giorni dell’abbandono” (2002) dal regista Roberto Faenza. Nel 2003 Elena Ferrante ha pubblicato il volume “La frantumaglia”, in cui racconta la sua esperienza di scrittrice. Dopo aver scritto nel 2006 il romanzo “La figlia oscura” (da cui Maggie Gyllenhaal nel 2021 ha tratto l’omonimo film), nel 2011 ha pubblicato il primo volume del ciclo “L’amica geniale” (da cui Saverio Costanzo nel 2018 ha tratto l’omonima serie televisiva), a cui hanno fatto seguito “Storia del nuovo cognome” (2012, da cui San Costanzo nel 2020 ha tratto l’omonima serie televisiva), “Storia di chi fugge e di chi resta” (2013, da cui Daniele Luchetti nel 2022 ha tratto l’omonima serie televisiva) e “Storia della bambina perduta” (2014, che chiude il ciclo, finalista al Premio Strega 2015). Tra le sue pubblicazioni più recenti occorre citare “L’invenzione occasionale” (2019), raccolta di frammenti di esperienze e di poetica, e il romanzo “La vita bugiarda degli adulti” (2019). Nel 2021 pubblica “I margini e il dettato”, una riflessione sul mondo della scrittura. Elena Ferrante rilascia interviste scritte senza mai mostrarsi. Non si sa effettivamente chi è. Il suo è un nome fittizio. Essa è più un prodotto editoriale. Scrivere è un’espressione artistica e del sé, ma molti autori oggigiorno scrivono in coppia e in gruppo. Proprio lei afferma: “Credo che i libri, una volta scritti, non abbiano bisogno dei loro autori. Se hanno qualcosa da dire, prima o poi troveranno lettori; in caso contrario, no... E inoltre: non è forse vero che promuoverli è costoso? Io sarò lo scrittore meno costoso della casa editrice. Vi risparmierò perfino la mia presenza.”

VITA

“Sono cresciuta in un mondo in cui sembrava normale che gli uomini (padri, fratelli, fidanzati) avessero il diritto di picchiarti per correggerti, per educarti come donna, insomma perché volevano il tuo bene. Oggi molte cose, meno male, sono cambiate, ma continuo a pensare che gli uomini veramente affidabili siano una minoranza. Forse è perché l’ambiente che mi ha formata era particolarmente arretrato. O forse (e io credo di più a questa seconda possibilità) è perché il potere maschile, che sia esercitato in modo rozzo o con garbo, continua a volerci subordinare. Troppe donne sono umiliate ogni giorno e non solo sul piano simbolico. E troppe, nella realtà, sono punite per le loro insubordinazioni anche con la morte.” Elena Ferrante è cresciuta in una società in cui gli uomini hanno il diritto sulle donne.

LA QUESTIONE DELL’IDENTITÀ

“Ritengo che sia un errore, oggi, non tutelare la scrittura garantendole uno spazio autonomo, lontano dalle logiche dei media come del mercato. La mia piccola battaglia culturale, che dura da quasi venticinque anni, si rivolge soprattutto ai lettori. Penso che l’autore vada cercato non nella persona fisica di chi scrive, non nella sua vita privata, ma nei libri che ne portano la firma. Fuori dei testi e delle loro strategie espressive c’è solo chiacchiera. Restituiamo vera centralità al libro e poi, se è il caso, discuteremo degli usi possibili della chiacchiera a scopo promozionale.” Secondo Elena Ferrante, la critica non dovrebbe essere sull’identità dell’autore, ma sul libro in sè. Questo significherebbe però abbattere secoli di storia di critica. Lo stesso Gustave Flaubert che diceva “Madame Bovary, c’est moi” avrebbe allora sbagliato ad assimilarsi al suo personaggio. Un personaggio non potrebbe esistere senza l’esperienza di vita del proprio autore. A questo punto, però, il lettore si chiede perché Elena Ferrante abbia tracciato un ritratto di Elena Greco così simile al suo ne “L’amica geniale”. Si è trattato sicuramente di un esperimento andato a buon fine senza alcun divertissement.

CHI È ELENA FERRANTE?

● Elena Ferrante si dichiara figlia di una sarta napoletana, come si presenta in “La frantumaglia”. Inoltre, “L’amica geniale” potrebbe essere un’autobiografia di Elena Ferrante perché anche la protagonista Elena Greco (hanno proprio lo stesso nome) diventa scrittrice. ● Un giornalista de Il Sole 24 ore si è accorto che un’autrice di Edizione e/o (casa editrice di Ferrante), di nome Anita Raja, ha registrato un guadagno di centinaia di migliaia di euro. Andando al catasto, ha inoltre scoperto che lei si era comprata diverse ville (di cui una in Toscana). Ha violato così la privacy di una persona. ● Anita Raja è traduttrice residente a Roma, la cui madre era un’ebrea di origine polacca prima sfuggita all’Olocausto e poi trasferitasi a Napoli. Anita è sposata con lo scrittore napoletano Domenico Starnone (potrebbe essere anche lui Elena Ferrante per il suo stile simile). Anita ha da tempo uno stretto rapporto di collaborazione con Edizioni e/o , per la quale da anni lavora come traduttrice dal tedesco (non può però aver guadagnato centinaia di migliaia di euro solo con questo lavoro). Per un breve periodo è stata anche coordinatrice della Collana

titolo che non sarà così. Lei non solo perde la testa, ma gliela fa veramente scottare (lo avvelena, lo piglia a botte, gli graffia la macchina). Nella disperazione di questa donna vi è dunque un elemento comico. Si tratta infatti di una trama di fantasia, dove l’eccesso fa ridere.

“I GIORNI DELL'ABBANDONO” (2005)

“I giorni dell’abbandono” è un film di Roberto Faenza, del 2005. Esso è fedele e fa riferimento al libro. Gli attori sono Margherita Buy, Luca Zingaretti, Goran Bregović (che recita la parte di musicista). Si tratta di un film lento (per sottolineare i tanti giorni che servono alla protagonista per riprendersi), basato sugli sguardi (curativi/terapeutici). I momenti di accelerazione sono quelli in cui la protagonista diventa matta.

“L’AMICA GENIALE” (2011)

“L’amica geniale” è il primo libro di una quadrilogia. La quadrilogia comprende, oltre a “L’amica geniale”: “Storia del nuovo cognome”, “Storia di chi fugge e di chi resta”, “Storia della bambina perduta”. Esso parla dell’amicizia impetuosa/profonda tra Lila Cerullo ed Elena Greco, nonché dell’evolversi delle loro storie di vita. Lila è una ragazza di condizione disagiate, figlia di un calzolaio, che si sposa con un salumiere. La sua vita è fatta di gravidanze precoci, violenze domestiche e amori falliti. Elena è individuata come brava a scuola dalla maestra e, dato che è figlia di un portiere del comune, riesce persino a laurearsi. Comincia poi a scrivere. Il terzo libro che pubblica è intitolato “L’amicizia” (chiaro riferimento a “L’amica geniale” stessa). Lila ed Elena hanno alcuni momenti di coesione e altri di attrito. Vi è una sorta di interdipendenza tra di loro. La fine de “L’amica geniale” è estremamente aperta: una si sposa, l’altra continua un percorso di studio. Non si capisce chi sia veramente l’amica geniale tra le due: se quella che è riuscita a realizzarsi nonostante le avversità della vita o quella che diventa scrittrice per le possibilità date dal padre. Loro affrontano la vita in diverse sfaccettature fin quando il figlio di Lila (Rino) non chiama Elena. Per comprendere come finisce la loro storia, va letta l’intera quadrilogia.

ELEMENTI STILISTICI

Dal punto di vista stilistico “L’amica geniale” è molto simile a “I giorni dell’abbandono”, nonostante vi siano quasi dieci anni di distanza. Elena sta a Torino, come la protagonista de “I giorni dell’abbandono”. L’inizio è in medias res (“in mezzo alle cose”) come ne “I giorni dell’abbandono”. Ne “I giorni dell’abbandono” vi è un uomo che se ne va. Ne “L’amica geniale” il figlio di Lila (Rino) chiama Elena e le dice che la mamma non si trova più da due settimane. L’inizio è con prolessi ( flashforward ). Vi è un’accelerazione in avanti della trama rispetto al tempo della narrazione. Essa mette suspense nel lettore. Nelle prime due pagine si capisce molto di ciò che succederà. Lo scarso allarme di Elena fa capire che Lila è ancora viva e non tornerà. Anche ne “I promessi sposi” di Alessandro Manzoni vi era una prolessi ( flashforward ) per la monaca di Monza: “la sventurata rispose” (ancor prima di conoscere le sue sventure). Inoltre, all’inizio, Elena comincia a parlare facendo una ricognizione di ciò che poteva essere successo nei giorni prima della scomparsa di Lila, così come la protagonista de “I giorni dell’abbandono” comincia a parlare facendo una ricognizione degli atteggiamenti avuti dal marito in passato che le potessero far supporre che l’avrebbe lasciata. Infine, le accomuna l’atteggiamento estraneo a se stesse davanti a fatti importanti della vita. Elena, che ha condiviso molte esperienze di vita con Lila, chiede di lasciar stare e di non essere ricercata da Rino. Anche la protagonista de “I giorni dell’abbandono” rimane stranita e pensa che il marito tornerà. La narrazione è ad analessi ( flashback ) perché Lina ed Elena sono ormai anziane.

MERCATO AMERICANO VS ITALIANO

“L’amica geniale” ha avuto molto successo in America. Entrare a far parte del mercato americano e poi tornare in Italia è stato più fattibile (non facile/semplice) per due motivi:

  • per i costi. Pubblicare un libro tradotto implica avere dei fondi dal paese della lingua da cui viene tradotto. La casa editrice americana ha dunque ottenuto dei fondi dall’Italia.
  • perché questa storia italiana funzionava in America e non in un’Italia degli anni ‘50 (periodo di boom economico). Questa storia era un déjà-vu di grandi autori italiani.

ESTRATTO

Stamattina mi ha telefonato Rino, ho creduto che volesse ancora soldi e mi sono preparata a negarglieli. Invece il motivo della telefonata era un altro: sua madre non si trovava più.

«Da quando?». «Da due settimane». «E mi telefoni adesso?». Il tono gli dev’essere sembrato ostile, anche se non ero né arrabbiata né indignata, c’era solo un filo di sarcasmo. Ha provato a ribattere ma l’ha fatto confusamente, in imbarazzo, un po’ in dialetto, un po’ in italiano. Ha detto che s’era convinto che la madre fosse in giro per Napoli come al solito. «Pure di notte?». «Lo sai com’è fatta». «Lo so, ma due settimane d’assenza ti sembrano normali?». «Sì. Tu non la vedi da molto, è peggiorata: non ha mai sonno, entra, esce, fa quello che le pare». Comunque alla fine si era preoccupato. Aveva chiesto a tutti, aveva fatto il giro degli ospedali, si era rivolto persino alla polizia. Niente, sua madre non era da nessuna parte. Che buon figlio: un uomo grosso, sui quarant’anni, mai lavorato in vita sua, solo traffici e sperperi. Mi sono immaginata con quanta cura avesse fatto le ricerche. Nessuna. Era senza cervello, e a cuore aveva soltanto se stesso. «Non è che sta da te?» mi ha chiesto all’improvviso. La madre? Qui a Torino? Conosceva bene la situazione e parlava solo per parlare. Lui sì che era un viaggiatore, era venuto a casa mia almeno una decina di volte, senza essere invitato. Sua madre, che invece avrei accolto volentieri, non era mai uscita da Napoli in tutta la sua vita. Gli ho risposto: «No che non sta da me». «Sei sicura?». «Rino, per favore: t’ho detto che non c’è». «E allora dov’è andata?». Ha cominciato a piangere e ho lasciato che mettesse in scena la sua disperazione, singhiozzi che partivano finti e continuavano veri. Quando ha finito gli ho detto: «Per favore, una volta tanto comportati come vorrebbe lei: non la cercare». «Ma che dici?». «Dico quello che ho detto. È inutile. Impara a vivere da solo e non cercare più nemmeno me». Ho riattaccato. ESTRATTO La madre di Rino si chiama Raffaella Cerullo, ma tutti l’hanno sempre chiamata Lina. Io no, non ho mai usato né il primo nome né il secondo. Da più di sessant’anni per me è Lila. Se la chiamassi Lina o Raffaella, così, all’improvviso, penserebbe che la nostra amicizia è finita. Sono almeno tre decenni che mi dice di voler sparire senza lasciare traccia, e solo io so bene cosa vuole dire. Non ha mai avuto in mente una qualche fuga, un cambio di identità, il sogno di rifarsi una vita altrove. E non ha mai pensato al suicidio, disgustata com’è dall’idea che Rino abbia a che fare col suo corpo e sia costretto a occuparsene. Il suo proposito è stato sempre un altro: voleva volatilizzarsi; voleva disperdere ogni sua cellula; di lei non si doveva trovare più niente. E poiché la conosco bene, o almeno credo di conoscerla, do per scontato che abbia trovato il modo di non lasciare in questo mondo nemmeno un capello, da nessuna parte. ESTRATTO Non ho nostalgia della nostra infanzia, è piena di violenza. Ci succedeva di tutto, in casa e fuori, ma non ricordo di aver mai pensato che la vita che c’era capitata fosse particolarmente brutta. La vita era così e basta, crescevamo con l’obbligo di renderla difficile agli altri prima che gli altri la rendessero difficile a noi. Ritornano i temi analizzati prima. ESTRATTO Lila comparve nella mia vita in prima elementare e mi impressionò subito perché era molto cattiva. Eravamo tutte un po’ cattive, in quella classe, ma solo quando la maestra Oliviero non poteva vederci. Lei invece era cattiva sempre. Una volta ridusse a pezzetti la carta assorbente, prima infilò i frammenti a uno a uno nel buco dell’inchiostro, poi cominciò a pescarli col pennino e a lanciarceli addosso. Io fui colpita due volte nei capelli e una volta sul colletto bianco. La maestra strillò come sapeva fare lei, con una voce ad ago, lunga e puntuta, che ci terrorizzava, e le ordinò di andare subito in castigo dietro la lavagna. Lila non obbedì e non parve nemmeno spaventarsi, anzi continuò a lanciare in giro pezzi di carta bagnati nell’inchiostro. La maestra Oliviero, allora, una donna pesante che ci sembrava molto vecchia anche se doveva essere appena sopra i quaranta, venne giù dalla cattedra minacciandola, inciampò non si sa bene su cosa, non riuscì a tenersi in equilibrio e andò a sbattere con la faccia contro lo spigolo di un banco. Restò sul pavimento che pareva morta. Si tratta di una scena a metà tra tragico e comico, così come quando la protagonista de “I giorni dell’abbandono” avvelena il marito.