












Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity
Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium
Prepara i tuoi esami
Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity
Prepara i tuoi esami con i documenti condivisi da studenti come te su Docsity
Trova i documenti specifici per gli esami della tua università
Preparati con lezioni e prove svolte basate sui programmi universitari!
Rispondi a reali domande d’esame e scopri la tua preparazione
Riassumi i tuoi documenti, fagli domande, convertili in quiz e mappe concettuali
Studia con prove svolte, tesine e consigli utili
Togliti ogni dubbio leggendo le risposte alle domande fatte da altri studenti come te
Esplora i documenti più scaricati per gli argomenti di studio più popolari
Ottieni i punti per scaricare
Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium
riassunto manuale per esame di antropologia culturale
Tipologia: Sintesi del corso
1 / 20
Questa pagina non è visibile nell’anteprima
Non perderti parti importanti!













Cosa sono le scritture del sé? Forme di scri+ura che hanno lo scopo di me 7 ere per iscri 7 o la vita del proprio autore > sono quindi autobiografie, le+ere e diari> la scri+ura autobiografica è considerata non come un genere le+erario ma quanto pra?ca sociale > non sono generi le+erari ma generi testuali che hanno specifiche genesi e prendono forma al maturare di determinate coordinate culturali> a+raverso l’autobiografia lo scri+ore stabilisce con i le+ori un pa+o di veridicità entrando nella sfera morale. In quanto pra@ca sociale queste scri+ure assolvono una funzione specifica, offrono a chiunque voglia raccontarsi per iscri+o una gamma di possibilità. Non bisogna però confondere le scri+ure deputate all’espressione del sé con le scri+ure che contengono elemen@ autobiografici dell’autore. Il percorso delle scritture del sé: Affinché fossero possibili le scri+ure del sé c’è stato bisogno, nelle culture occidentali , di specifici mutamen@ culturali, come per esempio: alfabe@zzazione, definizione del conce+o di individuo, legiImazione dell’espressione pubblica della propria in@mità. I processi di democra@zzazione delle culture occidentali hanno consen@to la scri+ura e la pubblicazione della vita di gente comune al pari di quelle degli uomini illustri.
1.1 Autobiografismo versus autobiografia Si è sempre sen@ta l’esigenza di dare una definizione del genere perché l’autobiografia è un genere di fron@era in quanto tuI possono scrivere di sé, pubblicando il testo e rivendicandone il valore. Fra gli anni ‘70 e i primi anni del 2000 si aprì un dibaIto sulla definizione dell’autobiografia in quanto genere testuale che corrisponde ai mutamen@ culturali dei contes@ dei quali la stessa autobiografia è sinonimo. La pra@ca autobiografica sembra essere specifica delle società occidentali, anche se si rilevano raccolte autobiografiche già fra gli egizi e gli assiro-babilonesi (fin dal III millennio a.C.), ma solo a fine Se 7 ecento si definirà un modello autobiografico che si diffonderà a livello globale. È importante dis@nguere l’autobiografia dall’autobiografismo. Autobiografismo > si intende la presenza di elemen@ autobiografici in un qualsiasi @po di testo, (in romanzi, poesie, libri di con@ ecc…), ma anche nelle fic@on e nei generi scri+ori considera@ più impersonali e oggeIvi—> es. un romanzo autobiografico come “Alla ricerca del tempo perduto“ di Marcel Proust nel cui incipit si può leggere l’immedesimazione perfe+a e immediata, a+raverso l’uso della prima persona, fra l’autore e il personaggio principale (“mi sembrava d’essere io stesso l’ogge+o di cui il libro si occupava”), ma l’opera rimane un romanzo perché non stabilisce con il le+ore nessun pa+o di veridicità. Autobiografica può essere anche la poesia “Cavallina storna“ di Pascoli in cui si so+olinea la veridicità dell’evento narrato (omicidio del padre Ruggero Pascoli, ucciso da un’armata da fuoco> la cavallina trainando il calesse riporta il corpo a casa), descrive un solo determinato evento nella vita dell’autore e non tu+a la sua esistenza. Fortemente autobiografiche possono essere anche le Memorie > scriI autobiografici nei quali l’autore dà molto rilievo alla descrizione del contesto, come per esempio even@ storici, personaggi incontra@, usi e costumi delle regioni in cui vive. Le memorie sono la cronaca di una vita in cui l’autore-protagonista è tes@mone di un’epoca e a+raversano la narrazione della propria storia, narra quella dei gruppi sociali ai quali appar@ene o che conosce. Si tra+a di tes@ che so+o la forma autobiografica res@tuiscono un proge+o storiografico, infaI l’obieIvo della narrazione non è la res@tuzione del percorso esistenziale dell’autore ma la descrizione del mondo o degli event cui assiste e/o partecipa —> es. “Anni interessan@. Autobiografia di uno storico”, autobiografia di Eric Hobsbawm in cui la storia individuale è ben inserita nel contesto storico generale con note finali che rimandano a una bibliografia storica> i @toli dei capitoli sono di @po saggis@co es “La guerra fredda Stalin e il dopo Stalin”. I.2 Cos’è e cosa non è: come riconoscere un’autobiografia? Secondo la definizione di PHILIPPE LEJEUNE un’autobiografia può essere definita come “ un racconto retrospe,vo in prosa che una persona reale fa della propria esistenza quando me 6 e l’accento sulla sua vita individuale, in par 9 colare sulla storia della sua personalità ” e inoltre “ l’autore, il protagonista e il narratore devono essere la stessa persona “.
o in vecchiaia, ripercorrono l’intera vita dell’autore dalla nascita fino al momento in cui scrive. Lo sguardo retrospeIvo, filtrato dalla memoria, tende a costruire il testo con una stru+ura cronologica e una logica causale finalizzata a trovare nella vita dell’autore un filo rosso che rappresen@ il suo des@no. Per questo molto spesso la narrazione segue un ordine cronologico, ma a volte gli autobiografi cominciano il racconto in medias res, me+endo in primo piano un fa+o importante, una scelta, una svolta radicale che determina un diverso percorso dell’esistenza —> es. “Chronicles” autobiografia di Bob Dylan che inizia con la firma del primo contra+o con la casa discografica e che con@nua senza coerenza cronologica.
1.4.3 La sfida alla morte. Il principale interlocutore dell’autobiografia è la morte> si racconta della propria vita e si traduce il desiderio di con@nuare a vivere oltre la morte in quanto ciò che sarà scri+o resterà, e l’autore sopravviverà nella memoria dei suoi le+ori. 1.4.4 L’autodifesa. Molte autobiografie invece sono scri+e per difendersi da accuse, per gius@ficare il proprio operato e spiegare le ragioni del proprio agire.
2.1 All’alba dell’autobiografia I primi tes@ autobiografici pervenu@ fino a noi sono opere di le+era@, filosofi, religiosi, poli@ci ecc…, dunque personaggi pubblici che avevano accesso alla scri+ura e alla pubblicazione e godevano del privilegio della conservazione delle proprie opere.
strumen@ per questa rivoluzione culturale, il coordinamento del lavoro individuale a+raverso opere colleIve e la no 9 zia autobiografica intesa come nuovo genere saggis@co. Si tra+a di una rivoluzione culturale , infaI il proge+o aveva un cara 7 ere polemico e forma?vo. Questo proge+o richiedeva ad ogni le+erato di descrivere prima la propria formazione scolas?ca , poi l’evolversi del proprio pensiero a un pubblico ampio (autobiografia intesa come dibaIto aperto). Giovanar@co ebbe una serie di interlocutori autorevoli interessa@ al suo proge+o, ma si trasformarono in rinunce per @more di esporsi alle cri@che dei colleghi e degli avversari, per esempio Muratori e Vallisneri scrissero un testo autobiografico ma consen@rono la pubblicazione solo postuma. Una risposta giunse da Giamba]sta Vico che, a causa della lontananza, non si rese conto della consistenza delle adesioni, né delle rinunce, infaI egli scrisse la prima e unica autobiografia realmente rispondente ai canoni de+a@ da Giovanar@co. Ricevuta nel 1725, venne pubblicata assieme al proge+o nel 1728 e ne seguirono poche altre, il proge+o determinò un cambiamento epocale perché:
- fece dell’autobiografia uno strumento di pianificazione intelle 7 uale - fornì un primo canovaccio che divenne modello dell’autobiografia intelle+uale. Il Se+ecento è il secolo in cui si opera il passaggio dalla preponderanza della biografia a quella dell’autobiografia, ne è un esempio anche la manualis@ca, per esempio il testo di CALLIMACO MILI , che con@ene un manuale per redigere le biografie e il primo manuale di autobiografia> nel 1768 viene pubblicato il “ tra 6 ato di Callimaco Mili, del modo di scrivere le vite degli uomini illustri, con un’appendice circa lo scrivere la vita di sé medesimo”. In questo testo vi sono dei pun@ di interesse:
luoghi visita@ (es racconta dei mo@ del 1848). Un’altra cara+eris@ca importante è che sono state scri+e grazie alla memoria dell’autore e grazie all’ausilio di carte che aveva scri+o in precedenza> Negrelli infaI era un diarista , e credeva nell’importanza delle carte private e di famiglia, che afferma di u@lizzare per redigere le sue memorie, le conserva tu+e. Al contrario era la sensibilità del figlio che, alcuni anni dopo la morte del padre, trova l’archivio che ripercorreva la memoria familiare dal 1750 al 1851 e brucia l’intero contenuto perché lo ri@ene privo di interesse “ scien 9 fico le 6 erario ”. 2.4.2 Jean-Jacques Rousseau e Les Confessions. L’autobiografia di Rousseau cos@tuisce il modello formale dell’autobiografia moderna> spar?acque. Egli fu, assieme a Voltaire e Diderot, uno dei filosofi più conosciu@ del Se+ecento, cui fu affidata la redazione di alcune voci dell ’Encyclopédie (dizionario filosofico che con@ene le nozioni del pensiero scien@fico e filosofico 700). Rousseau fonde in sé il pensiero dei lumi e il gusto delle generazioni preroman?che , infaI in opere come “ Il contra 6 o sociale ” e “ l’Emilio o dell’educazione ” me+e in a+o la portata del pensiero illuminista, mentre nei romanzi “ Giulia o la nuova Eloisa ” e “ Le Confessioni ” (postume 1782), sviluppa l’indagine della sensibilità come ragione fondamento dell’idea di individuo e delle relazioni fra gli uomini. Queste opere sono scri+e in un’epoca in cui la filosofia del sensismo affermava il valore fondamentale delle emozioni e delle sensazioni per tuI i processi di conoscenza> le Confessioni concedevano ampio spazio alla descrizione degli affeI e delle passioni, nella convinzione che le radici psicologiche di ogni individuo si formano durante la sua giovinezza. Il suo essere a cavallo fra la filosofia sensista e una filosofia roman?ca spiega l’impostazione della sua autobiografia, che nasce dall’esigenza di difendersi dalle accuse che gli erano state rivolte dopo la pubblicazione dell’ Emile e del Contra 6 o sociale , considerate pericolose sul piano religioso e poli@co (comincia la redazione dell’autobiografia quando è già esule in Inghilterra invitato da Hume). La grande novità di Rousseau sta nel me+e in parallelo il suo percorso biografico col suo percorso intelle 7 uale e nel legare entrambi al suo sviluppo psicologico , infaI la sua psiche viene presentata e analizzata man mano che so+o gli occhi del le+ore si svolgono gli even@ che l’hanno determinata. Egli narra tu+a la sua vita, a par@re dalla sua nascita (“ venni al mondo debole e mala 9 ccio, costai a mia madre la vita e la mia nascita fu la prima delle mie sventure ”), per illustrare come singoli even@ hanno determinato il suo cara+ere e, per rintracciare tu+o il suo percorso esistenziale, si affida alla sua memoria, non fa uso di suppor@ scriI, non ha tenuto diari. Egli narra gli even@ lasciando al le+ore il compito di dedurre la verità, osservando la crescita di un essere umano e le sue azioni di fronte agli even@, usando il metodo della filosofia sensista (“ tocca al le 6 ore me 6 ere insieme ques 9 elemen 9 ( dell’autobiografia ) e determinare l’essere che compongono: l’esito dovrà risultare opera sua; e se allora si ingannerà, l’errore sarà suo soltanto” ). Egli ha la necessità di difendersi , illustrando tu+o il proprio percorso esistenziale, dalla nascita (1712) al momento in cui inizia la redazione delle Confessioni (1766), mostrandosi a un pubblico che vuole conquistare con il raziocinio del sensismo e l’esaltazione del roman@cismo. L’obie]vo è quello di presentare un uomo nella sua nuda verità , né individuo esemplare, né filosofo modello di virtù e di scienza, ma l’uomo con tu 7 e le sue debolezze. Egli definisce il canone roman@co dell’originalità, dell’irripe@bilità di ogni individuo. L’originalità di Rousseau sta nel fa+o che egli è vissuto a cavallo fra due epoche, ma anche fra due mondi: è nato da una famiglia di modeste condizioni e ascende fino allo status di intelle+uale universalmente riconosciuto, portando in sé il seme della successiva epoca, il roman@cismo. 2.5 L’Ottocento e l’autobiografia moderna L’o+ocento si apre su un’Europa travolta dagli sconvolgimen@ della rIvoluzione francese e delle imprese napoleoniche. A ciò si aggiunge la par@colare situazione italiana (sta lavorando ad un processo di unificazione poli@ca e sociale raggiunto solo nel 1861)> quadro storico di cambiamen@ globali rilevan@ e repen@ni a cui la società partecipa sono:
su fogli volan@ e su alcuni quo@diani e quelle autobiografie si imposero come modelli (Angelo Broffiero “I miei tempi”, l’opera di Giuseppe Bandi, e di Eugenio Cecchi garibaldini). 2.5.1 L’autobiografia popolare. Per autobiografia popolare si intende un’autobiografia scri+a da un membro delle classi subalterne che nel momento in cui scrive appar@ene ancora alla stessa classe sociale e che dà tes@monianza delle sue condizioni di vita. Dis@nzione con le autobiografie di borghesi> hanno origini popolari e cara+erizzano l’O+ocento e il primo Novecento italiano, si assiste alla nascita dell’autore in condizioni di assoluta povertà, si assiste alla sua lo+a per superare la miseria grazie allo studio e al lavoro, ripercorriamo il suo successo economico e sociale. Il risultato è un’ autobiografia borghese perché l’autore, nel momento in cui scrive, ripercorre la sua vita nella prospeIva culturale del borghese. Le autobiografie popolari invece si dis@nguono perché nel momento in cui si scrive, l’autore fa ancora parte di quel mondo e di esso ci lascia una descrizione in un linguaggio che, a causa della sua scarsa alfabe@zzazione, a volte è scarno, viene spesso usato il diale+o. Un esempio di autobiografia popolare è quella del vetraio parigino, Jacques Louis Ménétra , che scrive le proprie memorie fra il 1764 e il 1803, cominciando a scrivere all’età di 26 anni, di ritorno dal suo viaggio di formazione che lo ha portato in giro per tu+a la Francia. Inizialmente intende narrare solo di questo straordinario viaggio, ma la scri+ura si estende anche agli anni successivi, diventando il “Diario della mia vita scri 6 o nell’anno 1764 per me stesso Menetra il tu 6 o senza ostentazione senza riflessione”. È importante considerare la durata della stesura dell’autobiografia, che può influire sulla consapevolezza e sul proge+o autobiografico dell’autore. Il caso di Menetra, nel corso della stesura del Journal, dura per 39 anni, e si può vedere la consapevolezza che l’autore acquista nel tempo. Egli infaI comprende che la scri 7 ura da parte di un uomo del popolo è un anomalia sopra+u+o se l’ogge+o del testo è la sua vita, perché bisognerebbe essere col@, o nobili, per essere legiIma@ in una simile impresa. Si tra+a inoltre di un’autobiografia popolare che ha un rapporto certo e par@colare con l’autobiografia di Rousseau (che viene pubblicata mentre Menetra ancora scrive e che sicuramente fu da lui le+a; ci sono sta@ anche incontri tra i due). 2.5.2 Autobiografie criminali: i briganti. Le memorie dei brigan@ sono rappresenta@ve del rapporto esistente col contesto socioculturale. L’ideologia posi?vista pose le basi per una nuova a 7 enzione verso la figura del criminale , nella quale confluì il conce 7 o di “pericolosità sociale” , facendo di lui un nemico della società. Il posi@vismo o+ocentesco determinò in ambito scien@fico e nella società civile, una curiosità ossessiva per le devianze dei criminali. I personaggi nega@vi in quanto criminali, nell’Italia 800esca, finirono per godere dell’ammirazione riservata alle figure dei ribelli e dei sovversivi> divennero emblema di rivolta per le classi subalterne e furono vis@ dalle classi egemoni come strumento per l’annientamento dell’avversario poli@co. Dalla fine del Se+ecento ai primi del Novecento fiorì una vasta le 7 eratura criminale fa+a di cronache deli+uose, report di processi di esecuzioni, storie e biografia di criminali e parallelamente scri+ure autobiografiche di brigan@, che rapidamente divennero ogge+o di curiosità scien@fica popolare> in poco tempo furono pubblicate sui feuilleton raccolte di le+ere, un diario e 5 autobiografie (parla solo di 3):
più tardi, grazie al nuovo codice penale Zanardelli, la sua pena fu alleviata, garantendogli la libertà, infaI visse come contadino fino alla morte a Rionero. Nel 1911 pubblicò la sua autobiografia “Vita di Michele di Gè nato a Rionero: 24 dicembre 1843 “ , testo che aIrò l’a+enzione di Raffaele Ciasca e Gius@no Fortunato, due meridionalis@, perché rappresentava le condizioni di vita delle plebe meridionali, i mo?vi per cui ci si votava al brigantaggio, le condizioni della pena e della vita in carcere , dove di Gè aveva imparato a scrivere. I due meridionalis@ segnalano l’opera a Gaetano Salvemini che iniziò una corrispondenza con di Gè chiedendo chiarimen@ e approfondimen@> ciò portò alla stesura di una nuova versione dell’autobiografia che fu pubblicata nel 1914 in “ Lares. Bulle,no della Società di etonografia italiana ”. 2.6 Il Novecento e gli archivi autobiografici L’o+ocento finisce nel 1914 con la Prima guerra mondiale che decretò la fine di un’epoca e l’inizio di un mondo davvero nuovo. Dopo la Prima guerra mondiale sono intervenu@ mol@ cambiamen@ nell’epistolografia, poi nella pra@ca del diario personale, ma l’autobiografia aveva ormai raggiunto la sua forma canonica. Vi è una diffusione capillare della pra?ca autobiografica, usata a scopo di conoscenza da parte delle is?tuzioni scien?fiche e la nascita dei centri des?na? alla raccolta di queste scri 7 ure: gli archivi autobiografici. Per archivi autobiografici si intendono degli archivi che raccolgono scri+ure autobiografiche di gente comune , qualsiasi @po di scri+ura del sé che sia stata prodo+a da persone non note (diari, carteggi, cartoline rice+ari ecc). In ques@ archivi questo @po di documento viene di norma depositato dagli autori o dai loro aven@ diri+o per interesse personale, non si tra+a di un dono perché in qualsiasi momento il proprietario o l’avente diri+o del documento può chiedere la res@tuzione. Gli archivi autobiografici non raccolgono, inoltre, soltanto manoscriI ma è possibile anche trovarvi fotocopie, trascrizioni o scansioni del testo originale. Il modello dell’archivio europeo poi si è diffuso in tu+o il mondo (es: Sud Africa) noi però ci focalizziamo solo su quelli europei (in 3 tappe). Citazione di Tommasi di Lampedusa “q uello di tenere un diario o di scrivere a una certa età le proprie memorie dovrebbe essere un dovere “imposto dallo stato”: il materiale accumulato avrebbe un valore culturale ines 9 mabile. Ogni memoria, anche se scri 6 a da personaggi insignifican 9 , racchiude valori sociali e pi 6 oreschi di primo ordine” > Tommasi di Lampedusa non conosceva l’esistenza di piccoli archivi autobiografici che si stavano sviluppando e che contavano tes@ di differen@ stra@ sociali. 2.6.1 La prima generazione: gli archivi della cultura nazionale. Con lo sviluppo dello Stato moderno si è assis@to a una esplosione dell’archivio come strumento della legalizzazione dei rappor? sociali> l’archivio dello Stato-nazione è considerato ciò che con@ene il fondamento del diri+o e della sua is@tuzione. Ogni archivio a+raversa delle fasi : nasce come ammasso di carte e si trasforma gradualmente a+raverso una cernita necessaria in un re@colato di tes@monianze. Su questo modello dell’archivio della nazione nasce la prima generazione degli archivi autobiografici e a questa appartengono gli archivi finlandesi e polacchi, na@ grazie all’inizia@va di etnologi e antropologi interessatesi alle scri+ure del sé.
Gli archivi della seconda generazione rifle+ono diversi livelli dell’iden@tà colleIve, ma si riconoscono, a volte, nella definizione di un comune ogge+o di ricerca, rappresentato in Italia dalle scri+ure popolari, che hanno dato il via alla terza generazione. 2.6.3 La terza generazione: gli archivi dell’io. Negli archivi dell’io la raccolta di tes@ autobiografici non è più tema@ca, ma totalmente aperta , chiunque può depositare un qualsiasi testo autobiografico , non ci sono argomen@ o cronologie da rispe+are. L’ogge 7 o d’a 7 enzione non è più il contenuto della vita del tes@mone rispe+o alla sua specificità sociale, ma l’autore stesso , il suo rapporto con la scri+ura e con il racconto autobiografico. In ques@ archivi le scri+ure del sé non sono considerate un documento da cui estrarre da@, per l’autobiografo il gesto di depositare implica una garanzia di conservazione integrale ed egualitaria, un divieto assoluto della selezione e della distruzione.
Per poter parlare della corrispondenza come scri+ura del sè, la scri+ura di le+ere si deve trasformare da un a 7 o evidentemente informaAvo ad a 7 o espressivo , unendo così le due principali funzioni della pra@ca epistolare. Lo sviluppo della pra@ca della corrispondenza avviene a+raverso una serie di fa+ori: la scri+ura, intesa nelle sue realizzazioni grafiche, la dimensione materiale, cos@tuita dai suppor@, strumen@ e tecniche esecu@ve e la dimensione della pra@ca sociale, cioè quella che, nello scambio di missive, assolve a una funzione comunica@va o espressiva e non esclusivamente informa@va. Bisogna dunque individuare chi ha scri+o o ha ricevuto le+ere, in che modo sono state realizzate nel tempo e se si scriveva per comunicare informazioni o per esprimere se stessi. Lo sviluppo di questa pra@ca sociale non è lineare, sopra+u+o per quanto riguarda le fasce della popolazione coinvolte e la frequenza dello scambio epistolare. 3.1 Dagli esordi alla modernità LE LETTERE IN ANTICA GRECIA E A ROMA: Le più an@che le+ere della storia di cui abbiamo tes@monianza provengono dal periodo classico , fra il VI e IV secolo a.C. > si tra+a di una decina di tes@ scriI a graffio su lamine di piombo poi arrotolate su sè stesse. Una di esse è stata trovata sull’acropoli di Atene nel 1972, è la le+era di Lesis> è probabile che questa le+era non sia mai stata recapitata perché è stata rinvenuta all’interno di un pozzo e anche perché il metallo di cui erano fa+e queste missive, veniva fuso per un nuovo u@lizzo, infaI le le+ere in piombo venivano generalmente rifuse, mentre gli ostraka, cioè le tavole+e in argilla, avevano una loro stru+urale fragilità. Durante il periodo arcaico della società greca c’è una generalizzata diffusione delle epistole, seppur brevi, per scopi di comunicazioni stringate e su distanze brevi. Una di queste fon@ le+erarie è l’Iliade, dove si parla della le+era di Preto, con la richiesta di uccidere Bellerofonte. Fra il IV e il I secolo a.C. , in Egi 7 o si registra un’intensa produzione di documen@ scriI e una fi+a rete di scambi dovuta alla forte burocra@zzazione durante il governo tolemaico> di questo periodo ci è giunto l’archivio di Zenone. Anche a Roma nello stesso periodo la comunicazione scri+a era molto frequente fino al V secolo d.C. (era la capitale dell’impero> necessità comunicazione rapida), tanto massiccio da portare alla stru+urazione di una forma di servizio postale che trovò la sua più definita formulazione so+o l’impero di Augusto, ma declinò col crollo della stru+ura unitaria dell’impero. LE LETTERE NEL MEDIOEVO: A par@re dalle invasioni barbariche si ridusse l’alfabe?zzazione di massa e con la disgregazione dell’impero romano la pra@ca della scri 7 ura divenne se 7 oriale ed occasionale e risen la nascita del
“par@colarismo grafico“, cioè dello sviluppo di numerosi metodi di scri+ura derivan@ dalla frammentazione del territorio corrisponden@ ai diverse aree linguis@che e poli@che. Questa era la situazione anche in età carolingia, che mutò soltanto verso il 1250 , quando l’inizio della produzione della carta (un supporto più accessibile) e la possibilità di me 7 ere per iscri 7 o le lingue volgari riaprirono la strada ad un’alfabe@zzazione diffusa e quindi è la possibilità di ricorrere alla corrispondenza come strumento di informazione rapida, di socializzazione e di progresso. Fra il XIII e il XIV secolo un forte impulso alla scri+ura epistolare fu dato dai mercan? italiani (toscani, lombardi, vene@) che fecero della le 7 era lo strumento principale per comunicazioni di @po economico, finanziario, personale e familiare> nascono le prime “ ricordanze”. Abbiamo numerosi documen@ grazie agli archivi familiari che tes@moniano la volontà delle famiglie di lasciare traccia di sé, affidando alla scri+ura la costruzione del proprio patrimonio, della propria unità familiare e della propria memoria. FRA IL ‘300 E IL ‘400 ricomparvero le+ere scri+e da donne, dopo l’età classica (preponderan@ a par@re dall’800). In ques@ secoli infaI si diffondono forme di autodidaIsmo che portano ad un generalizzato livello di proto- alfabe@zzazione. LE LETTERE NEL ‘500> Si vede un balzo in avan@ della scri+ura epistolare, dovuto oltre all’uso della carta e alla scri+ura delle lingue volgari, anche all’incremento dell’alfabe?zzazione dovuto all’is@tuzione delle scuole elementari, ad una maggiore mobilità della popolazione e alla pubblicazione, tramite stampa , di manuali di scri+ura in volgare e raccolte di modelli di le+ere. Ques@ manuali erano des@na@ a fornire dei modelli e non ad insegnare come scrivere le le+ere> furono pubblica@ diversi volumi di le 7 ere “esemplari” come per es quelle di Pietro Are?no, che nel 1538, fece stampare il primo libro delle sue le+ere, imponendosi come ideatore della le+era moderna. Il 1538 è una data memorabile: Carlo V inviò al viceré della nuova Spagna, Antonio Mendoza , una le+era nel quale gli comunicava l’ordine di distruggere tuI i templi e gli idoli degli indios> oltre al contenuto questa dimostra che a pochi anni dalla scoperta del nuovo con@nente le le+ere cominciavano a percorrere spazi prima inimmaginabili. In questo periodo, essendo il libro ancora troppo raro e troppo costoso per essere veicolo di conoscenza, le le 7 ere diventarono un mezzo per la diffusione di informazioni e di sapere , infaI lungo tu+o il 500 e poi nel 600, la le+era si impose come il mezzo di comunicazione per eccellenza. Per questo si parla di “ repubblica delle le 7 ere ”, cioè di una straordinaria comunità di studiosi, distribui@ in diversi paesi, che condividendo gli stessi interessi scien@fici e ideali di progresso, si scambiavano per le+era le no@zie delle proprie ricerche e scoperte (fin dai primi del 400). LE LETTERE TRA 600 E 700> Durante il Se+ecento con@nuò il movimento di diffusione dell’alfabe@zzazione in ambito urbano e di semplificazione delle forme di scri+ura che diventavano sempre più accessibili e diffuse, u@lizzate per le occasioni più svariate (abbandono delle forme più barocche del 600). Tra il 600 e il 700 la le 7 era si is?tuzionalizzò come corredo e strumento per una serie di ri? e pra?che sociali , per es il manuale di Isidoro Nardi “ Il segretario principiante” del 1715, divideva le le+ere in 11 classi (le+ere per le buone feste, di partecipazione, avviso, congratulazioni, raccomandazione, negozio, informazione, presentazione, condoglianze, scuse e familiari). Il livello ancora parziale di alfabe@zzazione impose l’ emergere di nuove figure , ovvero coloro che scrivevano e leggevano per altri, i delega? di le 7 ura e di scri 7 ura. Veri cambiamenti > nella seconda metà del 700 emersero le prime forme di industrializzazione che necessitarono di un modello comunica@vo funzionale, semplice, chiaro ed essenziale, per questo le le+ere acquisirono un aspe 7 o ordinato (linee regolari, spazio tra parole ecc) , una norma semplificata e uniforme per tu 7 e le classi sociali che favorì la diffusione della pra@ca epistolare, che subì in questo secolo una pressione dall’alto (progressiva burocra@zzazione delle is@tuzioni poli@che), sia una pressione del basso (necessità di rispondere a esigenze documentarie della pubblica amministrazione). Durante il 700 la le+era pervase tuI i campi del sociale e apparvero i romanzi epistolari , come per esempio “ Pamela” e “ Clarissa” di Richardson, la “ Nouvelle Héloïse ” di Rousseau, “I dolori del giovane Werther " di Goethe e “ Le ul 9 me le 6 ere di Jacopo Or 9 s” di Foscolo. Le nuove istanze illuminis?che s@molarono una diffusa volontà di apprendere, confrontarsi e informarsi, resero urgente l’esigenza di scambiare informazioni e impressioni, esperienze e opinioni, furono una reazione agli even@ storici (Rivoluzione francese e even@ napoleonici) che accelerò la necessità di accesso alla scri+ura e alla pra@ca della corrispondenza. Diede impulso a invenzioni tecniche che impressero un cara 7 ere moderno e accessibile alla corrispondenza , che si configurava come una diffusa pra@ca sociale, per esempio furono introdo+e la busta (segreto epistolare), il francobollo, la carta da le+ere (più soIle ed economica), inchiostri colora@ e il pennino d’acciaio che sos@tuiva la piuma. 3.2 Dalla Rivoluzione francese alla Prima guerra mondiale> Le le 7 ere nell’O 7 ocento e nel Novecento. Con l’alfabe@zzazione obbligatoria la pra@ca epistolare nell’800 assunse una nuova natura, scrivere le+ere diventa un a 7 o espressivo e non più solo comunica@vo (si scrive per “chiacchierare” o per scrivere d sé). Fra la rivoluzione francese e la Prima guerra mondiale la corrispondenza divenne uno strumento centrale nello sviluppo economico e
cartoline per comunicare i contenu@ personali e l’uso della ma?ta al posto dell’inchiostro. Gli even@ che spinsero le classi popolari alla pra@ca della corrispondenza furono i grandi even? separatori (che segnano un prima e un dopo), come fu la massiccia ondata migratoria verso le Americhe della seconda metà dell’800 e poi lo scoppio della Prima guerra mondiale. 3.3 Il Novecento: la corrispondenza di massa e i messaggi effimeri e virtuali. L’emigrazione europea verso le Americhe fra il 1880 e il 1916 segnò la grande irruzione delle classi popolari nell’universo epistolare (narrazioni di viaggio, dispersione di fronte alle grandi difficoltà, solitudine e illusione di poter controllare la famiglia da lontano). Le le+ere degli emigran@ sembrerebbero seriali , povere di individualità: u@lizzano le stesse formule di apertura e di chiusura e una scri+ura che conserva traI del parlare, tanto più che la le+era popolare è parte di un dialogo che si svolge a distanza con i @pici riferimen@ implici@, confidando nella comprensione del des@natario. Queste le+ere hanno due funzioni: assumono importanza nelle strategie migratorie, consigliano i des@natari, paren@ e amici, su quando, come, se par@re e per dove, e mantengono in vita un tessuto di relazioni, rinsaldano i legami di parentela e comunitari. La richiesta di informazioni sui paren@ o sui compaesani assume a volte un tono pressante e ansioso > si vuole evitare che l’immigrazione, pensata come provvisoria, produca dei risulta@ irreversibili. La le+era è un valore in sé e l’assenza di una regolare corrispondenza diventa spesso l’argomento principale dello scrivere, che può assumere toni di lamentosa dramma?cità —> es. Le+ere di Antonio Scaglia di Storo emigrato nel Wyoming nel 1903 (“ non so né se siete vivi né mor 9 , ho scri 6 o 2 volte e non mi avete risposto ”). Più espressive, terribili e brevi sono le le 7 ere dei solda? par?? verso il fronte per la grande guerra, tra il 1915 e il 1918, periodo in cui la corrispondenza cresce a dismisura. I solda@ al fronte affidano alle le+ere, alle cartoline, l’angoscia e il loro sgomento. Alle le+ere colme di struggente nostalgia per la casa e il paese (ritenu@ non solo luoghi degli affeI ma dell’umanità e civiltà), piene di raccomandazioni preghiere, addii e testamen@, si affiancano le+ere che esprimono, oltre allo sbigoImento e al terrore, anche una crescente os@lità per i propri ufficiali e per la classe di dirigente che aveva voluto la guerra—> es. Scri+ure di Francesco Giuliani , pastore abruzzese, autodida+a, appassionato della Divina Commedia e dei poemi cavallereschi, oppone al potere militare un'integrità e una condo+a di non-comba+ente (“ in guerra quelli chiama 9 eroi sono assassini, gli eroi invece sono quelli che me 6 ono in pericolo la propria vita per salvare gli altri. L’austriaco non lo vedo come un nemico, io penso che nel suo villaggio ha lasciato i cari dai quali fu strappato come io lo fui da te.” ). Dalle famiglie provenivano le+ere di dolore per l’assenza dell’amato, di preoccupazione, di rassicurazioni, alcune sono state anche censurate. Si tra+ava di le+ere sgramma@cate, scri+e in un italiano che non conosceva ortografia o punteggiatura, ignare dei codici della corrispondenza borghese, molto diale+ali seppur chiare nel loro messaggio. Anche le le+ere dei solda@ della Prima guerra mondiale lasciano intravedere uno scarto sociale, per esempio le le 7 ere dei solda? volontari , tuI di estrazione borghese, erano incentrate sull’ideale di patria (raccolta di le+ere pubblicata da Adolfo Omodeo), al contrario le le 7 ere dei solda? invia? obbligatoriamente in prima linea esprimevano difficoltà e atrocità, denunciando gli orrori e le ingius@zie della guerra—> Leo Spitzer pubblicò in antologia nel 1921 una raccolta di queste le+ere. Sempre Spitzer pubblica un’altra raccolta con il @tolo “ LeTere di prigionieri di guerra italiani ” , me+endo in scena la condizione dell’uomo prigioniero (degli austriaci), più di quella del soldato> nelle le+ere ricorrono descrizioni della prigionia con allusioni bibliche o al poema dantesco (anime del purgatorio in a+esa della pace). L'a+esa della pace si intreccia con i ricordi e con i sogni, ma l’argomento principale delle le+ere è la fame con la conseguente richiesta di generi alimentari> la fame, il freddo e gli sten@ sono la causa dell’ecatombe dei prigionieri italiani “ siamo tra 6 a 9 come le bes 9 e e costre, a lavorare” (emergenza alimentare in austria). La Seconda guerra mondiale e la seconda grande ondata migratoria degli anni ‘60 vide milioni di italiani e di europei spostarsi fra i diversi paesi d’Europa e par@re verso altri con@nen@ (anche dal meridione verso il Nord Italia)> maggior impa 7 o del fenomeno epistolare. Nuove tecnologie avevano reso la redazione di le+ere sempre più accessibile, con l’introduzione della penna s?lografica a fine 800 e la macchina da scrivere , poi nel 900, con la penna biro. Il secondo dopoguerra rese più diffusa ed evidente la corrispondenza asimmetrica: ovvero uno scambio epistolare che coinvolge persone che si muovono in uno squilibrio di potere, sia esso materiale o simbolico. Mol@ dei des@natari di queste masse di le+ere non rispondono a tuI, anzi spesso solo a pochi dei loro corrisponden@. Questa forma epistolare fonda le proprie radici nelle le+ere di supplica al sovrano e si sviluppa nel più svaria@ ambi@ sociali. La modernità infaI forgiò nuove figure pubbliche, il cui potere era spesso eminentemente simbolico. Es di questa corrispondenza sono—> quella fra Benede 7 o Croce e i giovani intelle 7 uali che si rivolgevano al filosofo; la scri+ura degli operai ai quadri dell’Ansaldo. Un altro caso è D’Annunzio , des@natario di migliaia di missive, scrivente appassionato, comunicava per iscri+o con amici e nemici, aman@, e anche con la sua servitù. Infine, ci sono anche esempi di le 7 ere scri 7 e dagli italiani a Mussolini.
La corrispondenza asimmetrica aumentò a dismisura con l’avvento dei mass media (televisione in par@colare)> i nuovi idoli media@ci cominciarono a ricevere decine di migliaia di le+ere dei loro fan. Un caso importante è quello di Gigliola Cinque] , che negli anni ‘60 incarnò vecchi e nuovi ideali femminili, le vennero inviate almeno ca 140. le+ere, a+ualmente depositate presso l’archivio della scri+ura popolare di Trento, che res@tuiscono un quadro dell’Italia degli anni ’60 (da Nord a Sud)> queste le+ere di solito erano scri+e da donne e rappresentano una dimensione sociale di transizione culturale. Anche Cesare Pavese fu un fan che scriveva ai suoi idoli, infaI nel 1927, a 19 anni, inviò una le+era a Milly , una delle più celebri soubre+e dell’epoca (marpioneee). Dopo l’avvento della cultura di massa, il vero cambiamento fu l ’irruzione della posta ele 7 ronica , inventata nel 1971 ma realmente diffusa solo dopo il 1989 , con l’introduzione di Internet a livello di massa e su scala globale. Rispe+o alle forme di corrispondenza preceden@, grazie a un apparente abolizione del tempo e dello spazio, le e-mail rispondono a sempre più reiterate esigenze di essenzialità e rapidità informa@va. Ciò viene visto, dai cultori della corrispondenza classica, come una forma di impoverimento comunica@vo, inaffidabile quanto a garanzia di auten?cità , mancando di so+oscrizione autografa (2005 introduzione della firma ele+ronica). Le mail hanno comportato la scomparsa di altre forme comunica?ve , è quasi scomparso il cartaceo, i telegrammi, la cartolina postale di Stato, e sono state affiancate da altre forme di scri+ura virtuale come gli SMS, i messaggi WhatsApp, i messaggi Telegram ecc…, che rappresentano una trasformazione radicale della dimensione comunica@va ed espressiva del corrispondere (non sa se si può parlare di corrispondenza). I messaggi sono sempre più brevi, le parole spesso spezzate in abbreviazioni, a volte sos@tuite da emo@con> la scri+ura sembra virare verso l’oralità, ma allo stesso tempo lo strumento principale della comunicazione orale, ovvero il telefono, è ormai u?lizzato per scrivere.
4.1 La scrittura come tecnica del sé: dall’antichità al diario personale. Di tu+e le forme delle scri+ure dell’io il diario è la più variegata perché segue la mutevolezza dell’io che consegna alla pagina bianca i turbamen@ del suo cuore. Si tra+a di una forma di scri+ura in cui vengono annotate delle informazioni in maniera frammentaria seguendo un percorso cronologico. IL DIARIO IN EPOCA ROMANA: Antena@ del diario possono essere i Codex accepA et expensi (o tabulae ), cioè i libri dei con@ familiari di epoca classica, a cui si aggiunge la pra@ca delle cronache ( commentaria ) in cui venivano annota@ i piccoli even@ della comunità. I commentaria erano de+a@ dal padrone a un segretario e vi si annotavano gli accadimen@ ineren@ alla famiglia e alle proprietà (nascite, mor@, even@ poco usuali, no@zie di rilievo di @po economico e finanziario). Di ques@ “diari“ di famiglia, abbiamo solo tes@monianze indire+e, come per esempio la “ Vita d’Augusto ” di Svetonio che afferma che l’imperatore esigeva dalle nipo@ che non facessero nulla che non fosse degno di essere scri+o nel diario della casa. Quella delle tabulae è quindi una pra@ca di ges@one della famiglia e dei suoi averi, realizzata a+raverso una forma di scri+ura frammentaria e datata, demandata e colleIva, nata come forma di registrazione e bilancio e che finisce con il delineare una storiografia familiare. Sin dall’an@chità troviamo pra@che di analisi , di osservazione e di controllo del proprio io : esami di coscienza come quelli di Pitagora o esercizi spirituali sul controllo del sé come quelli di Socrate. In entrambi si tra+a di pra@che mentali, che non hanno mai usufruito della scri+ura. Le prime tes@monianze di scri+ure che fanno una sorta di bilancio dell’in?mità le troviamo verso il IV secolo , quando Sant’Antonio pra@cava il bilancio scri+o delle proprie azioni e dei propri pensieri, una scri+ura dell’in@mità che avrebbe reso più evidente e odioso il peccato, proprio perché messo per iscri+o. IL DIARIO NEL MEDIOEVO: Con San Basile questa osservazione della propria in@mità prende una forma che si avvicina al diario perché l’analisi delle proprie debolezze è quo@diana e da un giorno all’altro si fanno bilanci rispe+o al giorno precedente. Questa tecnica, ado+ata solo dalle comunità religiose, si impose lungo il Medioevo come prepara@vo alla confessione, diventando con Sant’Ignazio un approfondito esame di coscienza per iscri+o. Uno degli antena@ del diario in@mo è il diario spirituale , che con la controriforma nasce come diario di preghiera e di esame di coscienza, diffuso nelle pra@che religiose della compagnia di Gesù. Tra il 1544 e il 1545 Sant’Ignazio tenne un diario in cui annotava le profonde emozioni provocategli dalla celebrazione della messa> questa pra@ca di diario si diffuse fra i suoi compagni come forma di dialogo con Dio. Il diario spirituale non ebbe però nessuna eco in ambito laico, era una pra@ca limitata alla sfera sociale del religioso perché, essendo assolutamente segre@, ques@ diari non conobbero nessuna forma di diffusione. In ambito laico maturava una pra@ca di scri+ura che preparava il terreno per il diario personale: i libri di famiglia. I LIBRI DI FAMIGLIA: Un libro di famiglia è un testo memoriale plurigenerazionale scri 7 o in forma diaris?ca , in cui la famiglia cos@tuisce il contenuto, il mi+ente e il des@natario della scri+ura. Nasce nell’ambiente dei mercan? toscani del XIII secolo , diffusi poi negli ambien@ notarili, erano tes@ sui quali il capofamiglia annotava gli even@ rilevan@ (nascite, mor@, matrimoni, ba+esimi) i da@ economici e finanziari della famiglia (acquis@, vendite, eredità)> col
Accanto ai diari maschili si sviluppa l’uso pedagogico del diario personale , riservato alle ragazze della borghesia, donne relegate nella sfera privata della vita familiare, cui veniva des@nata la forma di scri 7 ura meno pubblica a cui si potesse accedere : quella del diario. Le giovani dovevano tenere, a par@re dalla pubertà fino alla vigilia del matrimonio, un diario personale che aveva la funzione di auto ed etero controllo educa?vo, in cui si notavano i buoni proposi@, le riuscite e i fallimen@, gli even@ quo@diani con riflessioni sui valori e le lezioni che insegnavano. Tu+o, compresa l’ortografia e la pulizia del testo, veniva le+o e commentato dei genitori e dal dire+ore spirituale. La relazione di ques@ diari terminava, di norma, alla vigilia del matrimonio, quando il diario veniva di norma distru+o, cancellando tracce e memorie femminili per intere generazioni. Quest’uso pedagogico del diario femminile ha conosciuto, secondo Philippe Lejeune, tre fasi storiche : -“ Generazione roman?ca ” (1830-48): questa pra@ca in fase di modellamento, è ancora poco codificata; -“ Generazione dell’ordine morale “ (1850-80): uso del diario per scopi edifican@, come appena descri+o;
una natura ciclica. Questo tenta@vo di circoscrivere l’unità del proprio io a+raverso la pra@ca del diario è potenziato dalla pra@ca della rile 7 ura del diario stesso. Anche nella pra@ca del diario siamo di fronte a casi di intertestualità perché, leggendo diari altrui (quelli pubblica@) si entra in contrasto o empa@a con chi li ha scriI, portando aven@ riflessioni> in ques@ casi il diario diventa un testo meta discorsivo , perché si rifle+e sulla pra@ca del diario a+raverso la riflessione sul diario degli altri. 4.3 Forme e funzioni del diario. Il diario è una scri 7 ura quo?diana dalla straordinaria plas?cità, è un genere ibrido (a volte, dicono alcuni, troppo per essere definito). Il termine “diario“ può indicare un gesto, un a+o narra@vo quo@diano dell’io, del sé, che quindi contempla una forma non definita. Nonostante ciò una stru+ura elementare del diario personale è individuabile sopra+u+o nelle prime fasi della pra@ca diaris@ca, quando l’autore sta ancora cercando e me+endo a punto la sua modalità espressiva. Ogni inizio di diario è contrassegnato da una pagina di apertura che spesso riporta un @tolo, un avver@mento all’eventuale le+ore non autorizzato, e dalle prime righe del diario , che danno il tono con cui si intende costruire questo universo in@mo. Spesso in apertura si fa un riassunto della propria vita e si proclama un solenne impegno di sincerità o assiduità. Il vero diarista dichiara subito che scriverà quando ne avrà voglia o quando gli sarà necessario , si pone la domanda delle ragioni che spingono a queste scri+ure e quindi della funzione del proprio diario. Ogni diario ha un suo ritmo, la frequenza e la lunghezza variano da un diarista all’altro o da una fase all’altra della vita. In quanto libera espressione grafico-narra?va del proprio Io , il diario può assumere le forme più diverse, a par@re dall’impaginazione (immagini, cartoline, scri+ura trasversale ecc). Lo s?le di scri 7 ura è sogge]vo , può essere curato, esplicito o approssima@vo e telegrafico. Il diario è anche un registro di contabilità morale: si annotano i buoni proposi@ e poi si fa un bilancio. Per tuI ques@ mo@vi i diari hanno una frequenza, una durata e strategie molto diversificate —> es. Diario di Pierre-Hyacinthe Azaïs , musicista e filosofo, che affronta la ques@one dello scorrere del tempo invertendo il suo rapporto con lo spazio> invece di tenere un diario per ogni anno decise di tenere un diario per ogni giorno dell’anno: tenne quindi 366 quaderni diversi, ciascuno di loro dedicato ad un unico giorno dell’anno. Scriveva l’entrata dell’anno in corso so+o l’entrata dell’anno successivo, commentando e a volte con@nuando il discorso interro+o l’anno precedente nella stessa data, per 33 anni , dal 1811 al 1844. Si è in presenza di un uomo che parla a sé stesso, di sé stesso e di tu+o ciò che cos@tuisce la propria vita. Questo caso illustra la dimensione meta testuale del diario: me+e in scena la pra@ca della scri+ura diaris@ca, parla del supporto della scri+ura (quaderno, carta, inchiostro ecc) e me+e in scena lo stesso a+o dello scrivere descrivendo le condizioni fisiche e psicologiche> rifle+e quindi per iscri+o sulla funzione di questa scri+ura. Alcuni @pi di diario, pur essendo personali, non sono individuali :