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Per un'antropologia delle scritture del sé. Autobiografie, lettere, diari, Sintesi del corso di Antropologia Culturale

riassunto manuale per esame di antropologia culturale

Tipologia: Sintesi del corso

2024/2025

In vendita dal 19/09/2025

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BREVE PREAMBOLO EPISTEMOLOGICO: le scri7ure del sé come pra?ca sociale
Cosa sono le scritture del sé? Forme di scri+ura che hanno lo scopo di me7ere per iscri7o la vita del proprio
autore> sono quindi autobiografie, le+ere e diari> la scri+ura autobiografica è considerata non come un genere
le+erario ma quanto pra?ca sociale> non sono generi le+erari ma generi testuali che hanno specifiche genesi e
prendono forma al maturare di determinate coordinate culturali> a+raverso l’autobiografia lo scri+ore stabilisce con i
le+ori un pa+o di veridicità entrando nella sfera morale. In quanto pra@ca sociale queste scri+ure assolvono una
funzione specifica, offrono a chiunque voglia raccontarsi per iscri+o una gamma di possibilità.
Non bisogna però confondere le scri+ure deputate all’espressione del sé con le scri+ure che contengono elemen@
autobiografici dell’autore.
Il percorso delle scritture del sé: Anché fossero possibili le scri+ure del sé c’è stato bisogno, nelle culture
occidentali, di specifici mutamen@ culturali, come per esempio: alfabe@zzazione, definizione del conce+o di
individuo, legiImazione dell’espressione pubblica della propria in@mità. I processi di democra@zzazione delle culture
occidentali hanno consen@to la scri+ura e la pubblicazione della vita di gente comune al pari di quelle degli uomini
illustri.
1. MORFOLOGIA DELLAUTOBIOGRAFIA
1.1 Autobiografismo versus autobiografia
Si è sempre sen@ta l’esigenza di dare una definizione del genere perché l’autobiografia è un genere di fron@era in
quanto tuI possono scrivere di sé, pubblicando il testo e rivendicandone il valore. Fra gli anni ‘70 e i primi anni del
2000 si aprì un dibaIto sulla definizione dell’autobiografia in quanto genere testuale che corrisponde ai mutamen@
culturali dei contes@ dei quali la stessa autobiografia è sinonimo. La pra@ca autobiografica sembra essere specifica
delle società occidentali, anche se si rilevano raccolte autobiografiche già fra gli egizi e gli assiro-babilonesi (fin dal III
millennio a.C.), ma solo a ne Se7ecento si denirà un modello autobiograco che si diffonderà a livello globale. È
importante dis@nguere l’autobiografia dall’autobiografismo.
Autobiografismo> si intende la presenza di elemen@ autobiografici in un qualsiasi @po di testo, (in romanzi,
poesie, libri di con@ ecc…), ma anche nelle fic@on e nei generi scri+ori considera@ più impersonali e oggeIvi—> es.
un romanzo autobiografico come Alla ricerca del tempo perduto“ di Marcel Proust nel cui incipit si può leggere
l’immedesimazione perfe+a e immediata, a+raverso l’uso della prima persona, fra l’autore e il personaggio principale
(“mi sembrava d’essere io stesso l’ogge+o di cui il libro si occupava”), ma l’opera rimane un romanzo perché non
stabilisce con il le+ore nessun pa+o di veridicità.
Autobiografica può essere anche la poesia “Cavallina storna“ di Pascoli in cui si so+olinea la veridicità dell’evento
narrato (omicidio del padre Ruggero Pascoli, ucciso da un’armata da fuoco> la cavallina trainando il calesse riporta il
corpo a casa), descrive un solo determinato evento nella vita dell’autore e non tu+a la sua esistenza.
Fortemente autobiografiche possono essere anche le Memorie> scriI autobiografici nei quali l’autore dà molto
rilievo alla descrizione del contesto, come per esempio even@ storici, personaggi incontra@, usi e costumi delle regioni
in cui vive. Le memorie sono la cronaca di una vita in cui l’autore-protagonista è tes@mone di un’epoca e a+raversano
la narrazione della propria storia, narra quella dei gruppi sociali ai quali appar@ene o che conosce. Si tra+a di tes@ che
so+o la forma autobiografica res@tuiscono un proge+o storiografico, infaI lobieIvo della narrazione non è la
res@tuzione del percorso esistenziale dell’autore ma la descrizione del mondo o degli event cui assiste e/o partecipa
—> es. Anni interessan@. Autobiografia di uno storico”, autobiografia di Eric Hobsbawm in cui la storia individuale è
ben inserita nel contesto storico generale con note finali che rimandano a una bibliografia storica> i @toli dei capitoli
sono di @po saggis@co es “La guerra fredda Stalin e il dopo Stalin”.
I.2 Cos’è e cosa non è: come riconoscere un’autobiografia?
Secondo la definizione di PHILIPPE LEJEUNE un’autobiografia può essere definita come “un racconto retrospe,vo in
prosa che una persona reale fa della propria esistenza quando me6e l’accento sulla sua vita individuale, in par9colare
sulla storia della sua personalità” e inoltre “l’autore, il protagonista e il narratore devono essere la stessa persona“.
L’autobiografia è un racconto retrospettivo> è un testo che viene scri+o dopo gli even@ (ex post) e non
mentre accadono (come è invece per i diari personali o le corrispondenze). Di norma sono scri+e verso l’età adulta
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BREVE PREAMBOLO EPISTEMOLOGICO: le scri 7 ure del sé come pra?ca sociale

Cosa sono le scritture del sé? Forme di scri+ura che hanno lo scopo di me 7 ere per iscri 7 o la vita del proprio autore > sono quindi autobiografie, le+ere e diari> la scri+ura autobiografica è considerata non come un genere le+erario ma quanto pra?ca sociale > non sono generi le+erari ma generi testuali che hanno specifiche genesi e prendono forma al maturare di determinate coordinate culturali> a+raverso l’autobiografia lo scri+ore stabilisce con i le+ori un pa+o di veridicità entrando nella sfera morale. In quanto pra@ca sociale queste scri+ure assolvono una funzione specifica, offrono a chiunque voglia raccontarsi per iscri+o una gamma di possibilità. Non bisogna però confondere le scri+ure deputate all’espressione del sé con le scri+ure che contengono elemen@ autobiografici dell’autore. Il percorso delle scritture del sé: Affinché fossero possibili le scri+ure del sé c’è stato bisogno, nelle culture occidentali , di specifici mutamen@ culturali, come per esempio: alfabe@zzazione, definizione del conce+o di individuo, legiImazione dell’espressione pubblica della propria in@mità. I processi di democra@zzazione delle culture occidentali hanno consen@to la scri+ura e la pubblicazione della vita di gente comune al pari di quelle degli uomini illustri.

1. MORFOLOGIA DELL’AUTOBIOGRAFIA

1.1 Autobiografismo versus autobiografia Si è sempre sen@ta l’esigenza di dare una definizione del genere perché l’autobiografia è un genere di fron@era in quanto tuI possono scrivere di sé, pubblicando il testo e rivendicandone il valore. Fra gli anni ‘70 e i primi anni del 2000 si aprì un dibaIto sulla definizione dell’autobiografia in quanto genere testuale che corrisponde ai mutamen@ culturali dei contes@ dei quali la stessa autobiografia è sinonimo. La pra@ca autobiografica sembra essere specifica delle società occidentali, anche se si rilevano raccolte autobiografiche già fra gli egizi e gli assiro-babilonesi (fin dal III millennio a.C.), ma solo a fine Se 7 ecento si definirà un modello autobiografico che si diffonderà a livello globale. È importante dis@nguere l’autobiografia dall’autobiografismo. Autobiografismo > si intende la presenza di elemen@ autobiografici in un qualsiasi @po di testo, (in romanzi, poesie, libri di con@ ecc…), ma anche nelle fic@on e nei generi scri+ori considera@ più impersonali e oggeIvi—> es. un romanzo autobiografico come “Alla ricerca del tempo perduto“ di Marcel Proust nel cui incipit si può leggere l’immedesimazione perfe+a e immediata, a+raverso l’uso della prima persona, fra l’autore e il personaggio principale (“mi sembrava d’essere io stesso l’ogge+o di cui il libro si occupava”), ma l’opera rimane un romanzo perché non stabilisce con il le+ore nessun pa+o di veridicità. Autobiografica può essere anche la poesia “Cavallina storna“ di Pascoli in cui si so+olinea la veridicità dell’evento narrato (omicidio del padre Ruggero Pascoli, ucciso da un’armata da fuoco> la cavallina trainando il calesse riporta il corpo a casa), descrive un solo determinato evento nella vita dell’autore e non tu+a la sua esistenza. Fortemente autobiografiche possono essere anche le Memorie > scriI autobiografici nei quali l’autore dà molto rilievo alla descrizione del contesto, come per esempio even@ storici, personaggi incontra@, usi e costumi delle regioni in cui vive. Le memorie sono la cronaca di una vita in cui l’autore-protagonista è tes@mone di un’epoca e a+raversano la narrazione della propria storia, narra quella dei gruppi sociali ai quali appar@ene o che conosce. Si tra+a di tes@ che so+o la forma autobiografica res@tuiscono un proge+o storiografico, infaI l’obieIvo della narrazione non è la res@tuzione del percorso esistenziale dell’autore ma la descrizione del mondo o degli event cui assiste e/o partecipa —> es. “Anni interessan@. Autobiografia di uno storico”, autobiografia di Eric Hobsbawm in cui la storia individuale è ben inserita nel contesto storico generale con note finali che rimandano a una bibliografia storica> i @toli dei capitoli sono di @po saggis@co es “La guerra fredda Stalin e il dopo Stalin”. I.2 Cos’è e cosa non è: come riconoscere un’autobiografia? Secondo la definizione di PHILIPPE LEJEUNE un’autobiografia può essere definita come “ un racconto retrospe,vo in prosa che una persona reale fa della propria esistenza quando me 6 e l’accento sulla sua vita individuale, in par 9 colare sulla storia della sua personalità ” e inoltre “ l’autore, il protagonista e il narratore devono essere la stessa persona “.

  • (^) L’autobiografia è un racconto retrospettivo > è un testo che viene scri+o dopo gli even@ (ex post) e non mentre accadono (come è invece per i diari personali o le corrispondenze). Di norma sono scri+e verso l’età adulta

o in vecchiaia, ripercorrono l’intera vita dell’autore dalla nascita fino al momento in cui scrive. Lo sguardo retrospeIvo, filtrato dalla memoria, tende a costruire il testo con una stru+ura cronologica e una logica causale finalizzata a trovare nella vita dell’autore un filo rosso che rappresen@ il suo des@no. Per questo molto spesso la narrazione segue un ordine cronologico, ma a volte gli autobiografi cominciano il racconto in medias res, me+endo in primo piano un fa+o importante, una scelta, una svolta radicale che determina un diverso percorso dell’esistenza —> es. “Chronicles” autobiografia di Bob Dylan che inizia con la firma del primo contra+o con la casa discografica e che con@nua senza coerenza cronologica.

  • (^) L’autobiografia è un racconto in prosa > la quasi totalità delle autobiografie sono in prosa, ne esistono alcune anche in versi, ma perlopiù in ambito popolare—> es. “Autobiografia in versi di un ciabaIno di Vignola”, Giacomo Migliori nato nel 1805 da una famiglia povera, perde il padre e la madre in giovane età, è costre+o a lasciare la scuola e a cercare un lavoro.
  • (^) L’autobiografia è il racconto in prosa che una persona reale fa della propria esistenza > la vita narrata deve coincidere con la vita di una persona realmente esis@ta—> es. “Padre padrone. L’educazione di un pastore” autobiografia di Gavino Ledda (anche se nel @tolo non porta il termine “autobiografia”), non è scri+a in tarda età e racconta solo i primi 25 anni di vita dell’autore, è la storia della conquista di un’autonomia personale con la ribellione al patriarcato> narra la storia di un pastore analfabeta che diventa docente di glo+ologia. Ci sono tes@ che apparentemente possiedono tuI i requisi@ formali dell’autobiografia, ma narrano la vita di una persona che non è esis@ta, sono tes@ di finzione e non delle autobiografie—> es. “Le confessioni di un italiano” di Ippolito Nievo è un apparente biografia in cui l’autore imita il discorso autobiografico.
  • (^) quando mette l’accento sulla sua vita individuale > chiunque scriva la propria autobiografia, dovrà narrare anche di persone conosciute che hanno influenzato la sua vita, even@, luoghi, storie che ha sen@to, infaI non si può narrare un percorso esistenziale escludendo le persone e i contes@ in cui esso si è svolto. Il filo condu+ore dell’autobiografia deve essere la vita: l’autobiografia è un testo che ha come ogge+o principale la narrazione della vita di un individuo a+raverso tu+e le vicende e traversie che ne hanno determinato il des@no—> es. Autobiografia di Thomas Pla+er (‘500) che scrive in un’epoca in cui il genere le+erario del romanzo deve ancora arrivare.
  • (^) In par@colare, sulla storia della sua personalità > (qualità fondamentale della scri+ura autobiografica) l’autobiografia non è la concatenazione di una serie di even@ accadu@ nella vita del protagonista, ma una narrazione degli even@ che hanno influito sulla sua personalità in chiave introspeIva che renda conto del modo in cui la persona che scrive è giunta ad essere ciò che è—> es. Autobiografia di Rousseau, che ha fissato il canone del genere (“questo periodo della mia vita ha deciso del mio cara+ere”). La definizione di Lejeune fa emergere una forma narra@va nella sua storicità. 1.2.1 Il patto autobiografico. Si tra+a di un pa+o di veridicità che l’autore s@pula col le+ore, è un elemento fondamentale perché aIra l’a+enzione sul conce+o centrale dell’a+o autobiografico. Secondo la definizione di Philippe Lejaune “il pa+o autobiografico è l’impegno che l’autore prende di raccontare dire+amente la sua vita in uno spirito di verità” e si oppone al “pa+o di finzione”> in alcuni casi si esplicita lo scarto fra la scri+ura le+eraria e la scri+ura autobiografica> l’autobiografo prome+e di dire la verità e si comporta come uno storico, un giornalista. Il pa+o può essere espresso in mol@ modi e trovarsi nelle par@ più disparate dell’autobiografia, di norma è all’inizio —> Il pa+o autobiografico per eccellenza è quello delle “Confessioni” di Rousseau e si trova in apertura al testo “Mi inoltro in un’impresa senza preceden@, l’esecuzione della quale non troverà imitatori. Intendo mostrare ai miei simili un uomo in tu+a la sua verità della sua natura; e quest’uomo sarò io […] Ho de+o il bene e il male con iden@ca franchezza”. Altri esempi del pa+o si trovano nei 3 volumi di Jane Frame, l’opera di Mar@n Amis e Joan Didion. 1.2.2 Questo sono io: il nome nelle scritture del sé. La prima garanzia di auten@cità del testo sta nell’iden@tà fra il nome dell’autore, quello del narratore e quello del protagonista della storia. Per questo mo@vo non possono essere prese in considerazione le autobiografie anonime o che nascondono il nome del protagonista. La forza autoreferenziale del pronome “io” introduce l’enunciazione nella sfera della verità. Possono trarre in inganno i romanzi scriI in prima persona che imitano il discorso referenziale—> es. “La coscienza di Zeno“ in cui Italo Svevo scrive in prima persona e usa l’espediente della scri+ura autobiografica a scopo terapeu@co. L’uso della prima persona nei tes@ autobiografici compare solo nella seconda metà del 700, prima l’autore parlava di sé in terza persona. L’autobiografia formalmente ideale possiede :
  • La parola “autobiografia“ nel @tolo
  • mostra subito la triplice concordanza del nome
  • Presenta nell’incipit il pa+o autobiografico 1.2.3 L’importanza del paratesto. Un’autobiografia potrebbe essere un testo autosufficiente, dovrebbe dare tu+e le informazioni u@li per conoscere l’autore e collocarlo nel suo contesto, ma spesso ci sono dei da@ che gli autori

1.4.3 La sfida alla morte. Il principale interlocutore dell’autobiografia è la morte> si racconta della propria vita e si traduce il desiderio di con@nuare a vivere oltre la morte in quanto ciò che sarà scri+o resterà, e l’autore sopravviverà nella memoria dei suoi le+ori. 1.4.4 L’autodifesa. Molte autobiografie invece sono scri+e per difendersi da accuse, per gius@ficare il proprio operato e spiegare le ragioni del proprio agire.

  • (^) “Les confessions” di Rousseau, autobiografia (modello dell’autobiografia moderna) che nasce dall’esigenza di argomentare le proprie posizioni intelle+uali> viene illustrata la purezza degli inten@ del filosofo di fronte a coloro che lo avevano condannato dopo la pubblicazione dell’Emile, opera censurata e causa dell’esilio dell’autore (basata sull’educazione naturale lontana dallo Stato)> dimostrando la propria innocenza, vi è la necessità di difendersi da accuse, riabilitare la propria persona, ripris@nare la propria immagine pubblica.
  • (^) “Ira fatale. Autobiografia di un uxoricida" di Alberto Olivo, scri+a per affermare la propria innocenza e per individuare le cause infan@li della propria “ira” incontrollata. 1.4.5 La testimonianza. L’autobiografia a volte ha la funzione tes@moniale, perché l’autobiografo descrive se stesso all’interno di un contesto del quale reca anche una tes@monianza indire+amente> sostanzialmente mol@ autobiografi fanno riferimento a even@ storici, con la funzione di confermare la veridicità di quanto scri+o> anche per questo la le+eratura risorgimentale e dell’O+ocento si è espressa spesso a+raverso l’autobiografia con un cara+ere specificamente poli@co. Le autobiografie di mol@ borghesi rappresentavano la nuova Italia (paese unito):
  • (^) “I miei ricordi” di Massimo d’Azeglio in cui la finalità è tu+a poli@ca, ovvero contribuire a formare negli italiani “un solo bel cara+ere” (“fa+a l’Italia bisognava fare gli Italiani”). InfaI la narrazione mostra una serie di esempi virtuosi, di vite spese per l’Italia.
  • (^) Autobiografia di Amelia Rosselli, madre di Aldo, Carlo e Nello Rosselli, che narra la tragica vicenda dei tre figli (Aldo morto durante la grande guerra e gli altri due uccisi dai sicari di Mussolini)> una ricostruzione storica degli even@ familiari che si situa nella più generale dell’an@fascismo italiano e dell’emigrazione.

2. BREVE STORIA DELL’AUTOBIOGRAFIA

2.1 All’alba dell’autobiografia I primi tes@ autobiografici pervenu@ fino a noi sono opere di le+era@, filosofi, religiosi, poli@ci ecc…, dunque personaggi pubblici che avevano accesso alla scri+ura e alla pubblicazione e godevano del privilegio della conservazione delle proprie opere.

  • (^) Gregorio Nazianzeno Carmen de vita sua (381-89)> un’opera di una decina di pagine in cui narra la sua vita in forma apologe@ca (difesa della do+rina religiosa).
  • (^) Pietro Abelardo, Historia mearum calamitatum (1130 circa)> si tra+a di una le+era consolatoria scri+a ad un amico, che si trasforma in occasione per narrare la propria vita.
  • (^) Dante, La vita Nova (1292-94)> parla della sua vita in funzione di Beatrice, di se stesso so+olinea solo l’aIvità di poeta
  • (^) Petrarca, Secretum (1342-58)> si tra+a di un insieme di riflessioni in cui l’autore esprime i suoi tormen@ e le sue inquietudini, senza però ripercorrere interamente la sua vita. 2.1.1 L’eccezione > Il medioevo. Fino al tardo medioevo, il caso più eccezionale è quello delle Confessiones di Sant’Agos@no, scri+e intorno al ‘400: per la 1° volta il protagonista è un uomo che narra di sé indagando la propria vita interiore , narra il suo percorso di maturazione religiosa unendo la tradizione pagana a quella cris@ana e mostra in che modo il cris@anesimo sposta la riflessione su sé stessi, dal rapporto col mondo esterno al rapporto con Dio> le confessioni sono un lungo dialogo dell’uomo con Dio che traducono la riflessione di un’anima che si confronta con le leggi divine. Sant’Agos@no narra in forma estesa la propria vita (poco sull’infanzia, poi fanciullezza fino a quando scrive) e le sue riflessioni sulla memoria sono di straordinaria modernità (“palazzo della mia memoria” in cui è depositata ogni sorta di cosa e di pensiero)> si tra+a di un caso eccezionale che per secoli non sarà imitato. 2.2 Umanesimo e Rinascimento Durante il 500 compaiono tes@ che documentano l’emergenza del nuovo individuo rinascimentale che si presenta con una personalità unica, queste opere si collocano in un panorama lontano dalla sfera religiosa (sebbene il 500 sia il secolo di due autobiografie religiose di riferimento).
  • (^) Giorgio Vasari , Vite de’ più eccellen 9 pi 6 ori, scultori e archite 6 ori (1550)> questo tra+ato si propone come un testo di storia dell’arte, ma è costruito raccogliendo una serie di biografie di ar?s? , le cui vite sono intrecciate fra loro e alla loro opera. L’idea di legare i conceI e le opere di una disciplina alla vita di chi le pra@ca è un passo verso l’autobiografia perché unisce le opere degli uomini alle loro vite.
  • (^) Francesco Guicciardini , Le ricordanze (1508-27)> si tra+a di una narrazione dell’esperienza personale di diversi anni> integra forme autobiografiche che possono essere ricondo+e ai libri di famiglia e ai libri dei con@, in una forma embrionale di diario personale, con una le+era a se stesso che chiude il testo. Lo scopo dell’autore è narrare di sé, esporre riflessioni sulla vita ma non ricos@tuisce la totalità della sua esistenza.
  • (^) “ La vita di benvenuto di maestro Giovanni Cellini fioren 9 no, scri 6 a, per lui medesimo, in Firenze ” (1558- pubblicata postuma)> è un testo che si concentra sull’autore in quanto individuo, non intende documentare il mondo né dedicarsi a un lavoro di introspezione, ciò che conta è se stesso, i propri ges@, le proprie parole, il proprio lavoro> dio è presente nella narrazione ma solo per sostenere un uomo certo del proprio valore e autonomia. È narrata in prima persona , ma è stata de+ata poiché a scriverla sarebbe stato un a+o di eccessiva vanità e un eccessivo dispendio di tempo.
  • (^) Gerolamo Cardano , De vita propria (1576)> si tra+a di un testo che sembra avere come obieIvo l’affermazione dell’unicità del sogge+o che scrive, il proge+o non è incentrato sulla narrazione di un percorso esistenziale, vi è solo una breve narrazione della sua vita ma priva di consecu 9 o tempore. Si tra+a piu+osto dell’enumerazione dei suoi sen@men@, dei vizi e delle virtù, dei gus@ e delle predilezioni per i quali non cerca un nesso comune né un quadro unitario> ciò che conta è l’affermazione dell’unicità del proprio io che non teme di essere diverso dagli altri, ma che nella propria par@colarità trova la propria autoaffermazione. 2.2.1 L’Autobiografia spirituali. A differenza degli autori del tempo per passare alla scri+ura, i religiosi avvertono l'esigenza di una legiImazione, iden@ficata nella richiesta di scrivere da parte di altre persone considerate latori di una richiesta divina. Il centro della narrazione non è l’unicità di un individuo ma una persona che si presenta come strumento della volontà divina. 2 casi esemplari:
  • (^) Sant’Ignazio di Loyola , Il racconto del pellegrino (1553-55)> è considerata l’autobiografia del santo, scri 7 a in terza persona , e il suo contenuto fu raccontato da Sant’Ignazio a Louis Gonçalves da Camara , che a sua volta lo de+ò ad alcuni scrivani. La narrazione del santo inizia nel momento in cui, a 26 anni, dopo una grave ferita, è costre+o a un lungo periodo di immobilità, durante il quale legge una Vita Chris 9 e un libro sulla vita dei san@, che determinano in lui la scelta di consacrare la vita Dio. Tu+a la narrazione è dedicata alla sua vita di pellegrino fino al momento in cui a Roma viene ufficialmente conosciuta la compagnia di Gesù (fondata prima a Parigi). A questo testo non è dato @tolo, non fu scri 7 o da Sant’Ignazio e neanche de+ato, ma raccontato a padre Louis Gonçalves, che de+ò ciò che ricordava a degli scrivani. Il manoscri+o circolò nei primi anni, poi ne venne vietata la circolazione perché considerato un “testo imperfe+o” ma nel 1904 vide le stampe. Considerare questo testo un’autobiografia è una forzatura perché non si tra+a dell’esito del gesto scri+orio di una persona che intende lasciare una traccia della totalità della propria vita, ma in questo modo che è stato inteso da chi lo ha reda+o e da chi lo ha diffuso.
  • (^) Santa Teresa D’Avila , La Vida (1557-65)> tre ques@oni: si tra+a di una scri+ura autobiografica femminile, rientra nelle scri+ure delle mis@che, lei scrive per obbedire ai suoi confessori, ribadendo spesso che scrive solo perché le è stato chiesto, ordinato, e interpreta quest’ordine come una volontà di Dio, sebbene i suoi confessori la lessero per valutare se le sue visioni fossero di origine divina o diabolica. La santa parla della sua infanzia (a differenza di Sant’Ignazio) e vi sono anche narrazioni di even? riguardan? la sua esistenza e la sua vita interiore , cioè le sue reazioni, le sue visioni, le sue crisi mis@che. Questo testo introduce delle ques@oni cruciali perché si tra+a di una delle rare autobiografie femminili, scri+e in prima persona, (all’epoca frequente l’uso della terza persona), inoltre venne reda+a in diverse fasi rielaborando e integrando le diverse versioni, venne le+a pubblicamente e par@ di essa sono circolate prima ancora che fosse terminata, infine a+esta l’esistenza di modelli perché afferma di aver le+o le Confessioni di Sant’Agos@no. 2.2.2 L’eccezione
  • Giulio Cesare Croce “La descri,one nella vita del Croce; con una esortazione fa 6 a adesso, da varij animali ne’ lor linguaggi, a dover lasciare da parte la Poesia” (1608)> l’autore è un autodida+a, figlio e nipote di un fabbro e infaI lavorò come tale finché non decise di dedicarsi alla scri+ura trascorrendo la sua vita facendo il cantastorie e scrivendo scene di vita popolare in diversi dialeI, producendo da sé i suoi spe+acoli e i suoi tes@. La Descri,one con@ene elemen@ @pici dell’epoca, infaI è scri+a in terza persona e per legi]marsi usa l’ar?ficio retorico della richiesta da parte di terzi. Croce passa all’a+o autobiografico propriamente de+o> si descrive dal punto di vista professionale, personale, fisico e morale, me+e per iscri+o la totalità della propria vita, è un’autobiografia in versi.
  • de Montaigne , Essais > non si tra+a di un testo propriamente autobiografico, ma rappresentano un momento importante nello sviluppo delle scri+ure del sé per le modalità di riflessione sull’io che, al di là della molteplicità dei temi affronta@, è il principale ogge 7 o di analisi. Affronta i temi più svaria@ ed è proprio a par@re da ques@ che de Montaigne sviluppa una serie di riflessioni che portano all’analisi dell’io che li valuta. In quest’opera de Montaigne introduce diversi elemen@ fondamentali della pra@ca autobiografica, come per esempio l’osservazione di sé stesso operata con rigore scien@fico e oggeIvità, osserva se stesso e il mondo nella loro instabilità e nel loro

strumen@ per questa rivoluzione culturale, il coordinamento del lavoro individuale a+raverso opere colleIve e la no 9 zia autobiografica intesa come nuovo genere saggis@co. Si tra+a di una rivoluzione culturale , infaI il proge+o aveva un cara 7 ere polemico e forma?vo. Questo proge+o richiedeva ad ogni le+erato di descrivere prima la propria formazione scolas?ca , poi l’evolversi del proprio pensiero a un pubblico ampio (autobiografia intesa come dibaIto aperto). Giovanar@co ebbe una serie di interlocutori autorevoli interessa@ al suo proge+o, ma si trasformarono in rinunce per @more di esporsi alle cri@che dei colleghi e degli avversari, per esempio Muratori e Vallisneri scrissero un testo autobiografico ma consen@rono la pubblicazione solo postuma. Una risposta giunse da Giamba]sta Vico che, a causa della lontananza, non si rese conto della consistenza delle adesioni, né delle rinunce, infaI egli scrisse la prima e unica autobiografia realmente rispondente ai canoni de+a@ da Giovanar@co. Ricevuta nel 1725, venne pubblicata assieme al proge+o nel 1728 e ne seguirono poche altre, il proge+o determinò un cambiamento epocale perché:

- fece dell’autobiografia uno strumento di pianificazione intelle 7 uale - fornì un primo canovaccio che divenne modello dell’autobiografia intelle+uale. Il Se+ecento è il secolo in cui si opera il passaggio dalla preponderanza della biografia a quella dell’autobiografia, ne è un esempio anche la manualis@ca, per esempio il testo di CALLIMACO MILI , che con@ene un manuale per redigere le biografie e il primo manuale di autobiografia> nel 1768 viene pubblicato il “ tra 6 ato di Callimaco Mili, del modo di scrivere le vite degli uomini illustri, con un’appendice circa lo scrivere la vita di sé medesimo”. In questo testo vi sono dei pun@ di interesse:

  • Mili fa una dis?nzione fra le autobiografie e altri @pi di tes@ biografici o autobiografici
  • pone due finalità all’autobiografia: il dialogo con Dio e la semplice presentazione della propria esistenza, a pa+o che possa sembrare u@le per i le+ori.. Inoltre intuisce la necessità di un pa 7 o autobiografico , infaI gli autori che parlavano di sé, narrando parte della loro vita o descrivendola nella loro interezza, si stavano mol@plicando e stavano rompendo gli argini della biografia. L’autobiografia si muove parallelamente al romanzo in ques@ anni, con il quale ha una forte analogia formale> la scri+ura autobiografica è impregnata dalla sensibilità illuminis@ca che spinge l’autobiografo ad esaminare in maniera anali@ca la propria vita , gli autobiografi non temono più il lato oscuro e incomprensibile del proprio cara+ere e non temono di renderlo pubblico. Si passa dal paradigma dell’uomo esemplare al paradigma dell’uomo che scruta sé stesso in maniera anali@ca osservando i propri is@n@ emo@vi, spesso oscuri, che muovono le proprie azioni, acce+ando le proprie debolezze. Gli intelle+uali di fine Se 7 ecento si me+ono in scena con tu+a la loro umanità, descrivendosi come a+ori dentro una società che unisce i grandi temi poli@ci alle piccolezze e ai capricci degli uomini> esempio di questa tendenza sono le autobiografie veneziane (scri+e principalmente in francese): - Carlo Goldoni , “ Memoires pour servir a l’historie de ma vie et celle du theatre” (1788)= l’autore è nato ci+adino della Repubblica di Venezia ed è uno dei padri della commedia moderna italiana> le sue opere sono scri+e in veneziano ma le sue memorie in francese, a Parigi. Con questo testo vuole affermare la propria originalità e allontanare da sé la minaccia dell’accusa di emulazione> afferma di non aver le+o le Confessions di Rousseau (anche se in questo modo sembra confermare l’effe+o dirompente , “di svolta, dell’autobiografia del filosofo che sancì la nascita dell’autobiografia moderna).
  • Carlo Gozzi , Memorie inu 9 li (1777)= drammaturgo e scri+ore, egli è protagonista di una polemica sul teatro con Carlo Goldoni, di cui contestava le novità introdo+e, difendendo la tradizione della commedia dell’arte.
  • Giacomo Girolamo Casanova , “Memoires de J. Casanova de Seingalt ecrits par lui-meme” = sono state pubblicate in versione censurata (1825). È stato avventuriero, scri+ore, poeta, alchimista, esoterismo, liber@no e diploma@co.
  • Lorenzo da Ponte , “Memorie di Lorenzo da Ponte da Caneda scri+e da esso” (1823-1827)= egli deve la sua fama al fa+o di essere stato libreIsta di Mozart per “Le nozze di Figaro”, il “Don Giovanni" e “Così fan tu+e". Altri esempi al di fuori del gruppo veneziano: - Giuseppe Gorani , Memoires pour servir a l’historie de ma vie: sono scri+e in francese, pubblicate e poi trado+e in italiano in qua+ro tomi. Era avventuriero e scri+ore al sevizio di Maria Teresa d’Austria e del governo rivoluzionario francese. 2.4.1 L’eccezione > Angelo Michele Negrelli , Memorie di Angelo Michele Negrelli che servono alla storia della sua vita, ed in parte quella dei suoi tempi, scri 6 e da lui medesimo, con difficoltà per l’abbreviata sua vista: divise in 14 capitoli , redige queste memorie sul finire dei suoi giorni, inizia scrivendo di pugno, poi a causa di gravi problemi alla vista è costre+o a de+are alla nipote Carlo+a. Si tra+a di un proge+o che accompagna gli ul@mi se+e anni della sua esistenza, sono emblema@che per il passaggio dal modello moralis@co a quello autobiografico: sono l’opera di un uomo dell’ancien regime che accoglie un sen@re @picamente o+ocentesco. Le memorie sono costruite in maniera ibrida, si dà ampio spazio alla narrazione dell’infanzia e della giovinezza, alla formazione giovanile e alla vita privata, infaI l’autore intende lasciare per iscri+o la totalità della sua vita e lascia al figlio l’impegno di descrivere la sua agonia e la sua morte. Il proge 7 o storiografico è fuso col proge 7 o autobiografic o, egli ha l’esplicita intenzione di descrivere il mondo e l’epoca che ha vissuto, riportare de+agliatamente tuI gli even@ vissu@, le persone incontrate, i

luoghi visita@ (es racconta dei mo@ del 1848). Un’altra cara+eris@ca importante è che sono state scri+e grazie alla memoria dell’autore e grazie all’ausilio di carte che aveva scri+o in precedenza> Negrelli infaI era un diarista , e credeva nell’importanza delle carte private e di famiglia, che afferma di u@lizzare per redigere le sue memorie, le conserva tu+e. Al contrario era la sensibilità del figlio che, alcuni anni dopo la morte del padre, trova l’archivio che ripercorreva la memoria familiare dal 1750 al 1851 e brucia l’intero contenuto perché lo ri@ene privo di interesse “ scien 9 fico le 6 erario ”. 2.4.2 Jean-Jacques Rousseau e Les Confessions. L’autobiografia di Rousseau cos@tuisce il modello formale dell’autobiografia moderna> spar?acque. Egli fu, assieme a Voltaire e Diderot, uno dei filosofi più conosciu@ del Se+ecento, cui fu affidata la redazione di alcune voci dell ’Encyclopédie (dizionario filosofico che con@ene le nozioni del pensiero scien@fico e filosofico 700). Rousseau fonde in sé il pensiero dei lumi e il gusto delle generazioni preroman?che , infaI in opere come “ Il contra 6 o sociale ” e “ l’Emilio o dell’educazione ” me+e in a+o la portata del pensiero illuminista, mentre nei romanzi “ Giulia o la nuova Eloisa ” e “ Le Confessioni ” (postume 1782), sviluppa l’indagine della sensibilità come ragione fondamento dell’idea di individuo e delle relazioni fra gli uomini. Queste opere sono scri+e in un’epoca in cui la filosofia del sensismo affermava il valore fondamentale delle emozioni e delle sensazioni per tuI i processi di conoscenza> le Confessioni concedevano ampio spazio alla descrizione degli affeI e delle passioni, nella convinzione che le radici psicologiche di ogni individuo si formano durante la sua giovinezza. Il suo essere a cavallo fra la filosofia sensista e una filosofia roman?ca spiega l’impostazione della sua autobiografia, che nasce dall’esigenza di difendersi dalle accuse che gli erano state rivolte dopo la pubblicazione dell’ Emile e del Contra 6 o sociale , considerate pericolose sul piano religioso e poli@co (comincia la redazione dell’autobiografia quando è già esule in Inghilterra invitato da Hume). La grande novità di Rousseau sta nel me+e in parallelo il suo percorso biografico col suo percorso intelle 7 uale e nel legare entrambi al suo sviluppo psicologico , infaI la sua psiche viene presentata e analizzata man mano che so+o gli occhi del le+ore si svolgono gli even@ che l’hanno determinata. Egli narra tu+a la sua vita, a par@re dalla sua nascita (“ venni al mondo debole e mala 9 ccio, costai a mia madre la vita e la mia nascita fu la prima delle mie sventure ”), per illustrare come singoli even@ hanno determinato il suo cara+ere e, per rintracciare tu+o il suo percorso esistenziale, si affida alla sua memoria, non fa uso di suppor@ scriI, non ha tenuto diari. Egli narra gli even@ lasciando al le+ore il compito di dedurre la verità, osservando la crescita di un essere umano e le sue azioni di fronte agli even@, usando il metodo della filosofia sensista (“ tocca al le 6 ore me 6 ere insieme ques 9 elemen 9 ( dell’autobiografia ) e determinare l’essere che compongono: l’esito dovrà risultare opera sua; e se allora si ingannerà, l’errore sarà suo soltanto” ). Egli ha la necessità di difendersi , illustrando tu+o il proprio percorso esistenziale, dalla nascita (1712) al momento in cui inizia la redazione delle Confessioni (1766), mostrandosi a un pubblico che vuole conquistare con il raziocinio del sensismo e l’esaltazione del roman@cismo. L’obie]vo è quello di presentare un uomo nella sua nuda verità , né individuo esemplare, né filosofo modello di virtù e di scienza, ma l’uomo con tu 7 e le sue debolezze. Egli definisce il canone roman@co dell’originalità, dell’irripe@bilità di ogni individuo. L’originalità di Rousseau sta nel fa+o che egli è vissuto a cavallo fra due epoche, ma anche fra due mondi: è nato da una famiglia di modeste condizioni e ascende fino allo status di intelle+uale universalmente riconosciuto, portando in sé il seme della successiva epoca, il roman@cismo. 2.5 L’Ottocento e l’autobiografia moderna L’o+ocento si apre su un’Europa travolta dagli sconvolgimen@ della rIvoluzione francese e delle imprese napoleoniche. A ciò si aggiunge la par@colare situazione italiana (sta lavorando ad un processo di unificazione poli@ca e sociale raggiunto solo nel 1861)> quadro storico di cambiamen@ globali rilevan@ e repen@ni a cui la società partecipa sono:

  • l’alfabe?zzazione: è un prerequisito tecnico indispensabile che ha contribuito a modificare la sensibilità e i modi di pensare. Si era realizzata a+raverso due movimen@ inversi: da un lato l’imposizione dell’is@tuzione scolas@ca e del rapporto dire+o fra singolo ci 7 adino e Stato , configurato come uno scontro culturale mediato dalla scri+ura; dall’altro una diffusione lenta nelle pra@che del quo?diano della scri 7 ura e negli ambi@ tradizionali. - il definirsi e il diffondersi della nozione di in?mità: nel corso del XIX secolo cambia la sensibilità rispe 7 o a se stessi e al mondo , si verifica un mutamento radicale dei modi di vivere , di abitare , di concepire il proprio corpo e la propria persona. Si tra+a di nuove abitudini legate alla nascita della classe borghese che portarono alla creazione di spazi e di tempi all’interno dei quali potersi concedere il piacere di dedicarsi a se stessi e l’emergere della nozione stessa di inAmità****. I cambiamen@ della vita quo@diana hanno posto le condizioni necessarie per lo sviluppo della pra@ca autobiografica. - l’affermazione di un modello sociale di ?po individualista: il mutamento della stru 7 ura stessa della società occidentale durante il XIX secolo giunge a pieno compimento con la Dichiarazione dei diri] dell’uomo (1789), il punto di partenza. L’inversione dei valori e delle priorità sociali, che danno un’importanza sempre maggiore al

su fogli volan@ e su alcuni quo@diani e quelle autobiografie si imposero come modelli (Angelo Broffiero “I miei tempi”, l’opera di Giuseppe Bandi, e di Eugenio Cecchi garibaldini). 2.5.1 L’autobiografia popolare. Per autobiografia popolare si intende un’autobiografia scri+a da un membro delle classi subalterne che nel momento in cui scrive appar@ene ancora alla stessa classe sociale e che dà tes@monianza delle sue condizioni di vita. Dis@nzione con le autobiografie di borghesi> hanno origini popolari e cara+erizzano l’O+ocento e il primo Novecento italiano, si assiste alla nascita dell’autore in condizioni di assoluta povertà, si assiste alla sua lo+a per superare la miseria grazie allo studio e al lavoro, ripercorriamo il suo successo economico e sociale. Il risultato è un’ autobiografia borghese perché l’autore, nel momento in cui scrive, ripercorre la sua vita nella prospeIva culturale del borghese. Le autobiografie popolari invece si dis@nguono perché nel momento in cui si scrive, l’autore fa ancora parte di quel mondo e di esso ci lascia una descrizione in un linguaggio che, a causa della sua scarsa alfabe@zzazione, a volte è scarno, viene spesso usato il diale+o. Un esempio di autobiografia popolare è quella del vetraio parigino, Jacques Louis Ménétra , che scrive le proprie memorie fra il 1764 e il 1803, cominciando a scrivere all’età di 26 anni, di ritorno dal suo viaggio di formazione che lo ha portato in giro per tu+a la Francia. Inizialmente intende narrare solo di questo straordinario viaggio, ma la scri+ura si estende anche agli anni successivi, diventando il “Diario della mia vita scri 6 o nell’anno 1764 per me stesso Menetra il tu 6 o senza ostentazione senza riflessione”. È importante considerare la durata della stesura dell’autobiografia, che può influire sulla consapevolezza e sul proge+o autobiografico dell’autore. Il caso di Menetra, nel corso della stesura del Journal, dura per 39 anni, e si può vedere la consapevolezza che l’autore acquista nel tempo. Egli infaI comprende che la scri 7 ura da parte di un uomo del popolo è un anomalia sopra+u+o se l’ogge+o del testo è la sua vita, perché bisognerebbe essere col@, o nobili, per essere legiIma@ in una simile impresa. Si tra+a inoltre di un’autobiografia popolare che ha un rapporto certo e par@colare con l’autobiografia di Rousseau (che viene pubblicata mentre Menetra ancora scrive e che sicuramente fu da lui le+a; ci sono sta@ anche incontri tra i due). 2.5.2 Autobiografie criminali: i briganti. Le memorie dei brigan@ sono rappresenta@ve del rapporto esistente col contesto socioculturale. L’ideologia posi?vista pose le basi per una nuova a 7 enzione verso la figura del criminale , nella quale confluì il conce 7 o di “pericolosità sociale” , facendo di lui un nemico della società. Il posi@vismo o+ocentesco determinò in ambito scien@fico e nella società civile, una curiosità ossessiva per le devianze dei criminali. I personaggi nega@vi in quanto criminali, nell’Italia 800esca, finirono per godere dell’ammirazione riservata alle figure dei ribelli e dei sovversivi> divennero emblema di rivolta per le classi subalterne e furono vis@ dalle classi egemoni come strumento per l’annientamento dell’avversario poli@co. Dalla fine del Se+ecento ai primi del Novecento fiorì una vasta le 7 eratura criminale fa+a di cronache deli+uose, report di processi di esecuzioni, storie e biografia di criminali e parallelamente scri+ure autobiografiche di brigan@, che rapidamente divennero ogge+o di curiosità scien@fica popolare> in poco tempo furono pubblicate sui feuilleton raccolte di le+ere, un diario e 5 autobiografie (parla solo di 3):

  • memorie del brigante Antonio Gasbaroni = egli conquistò una fama leggendaria per le imprese ardite a cui portò la sua banda, fu coinvolto in scontri poli@ci con l’esercito austriaco, ebbe una vita molto movimentata, venne incarcerato due volte, la seconda delle quali durò oltre 45 anni e fu in questo periodo che il suo sodale Pietro Masi (incarcerato insieme a lui e unico alfabe@zzato della banda) scrisse le memorie de+ate da Gasbaroni, che vennero poi pubblicate a puntate su fogli volan@, poi in riassun@, poi nella versione integrale in francese e poi in italiano. Si tra+a di un’eccezione poiché la vita non fu reda 7 a dal protagonista Antonio Gasbaroni, ma si tra+a di un'autobiografia estremamente interessante per il fenomeno sociale rappresentato dai brigan@ e per la sete di informazioni richieste su ques@ personaggi (addiri+ura ci furono tappe del grand tour in cui si visitava Gasbaroni in carcere).
  • Memorie di Carmine Crocco > egli fu un vero autobiografo , ma si fece anche biografo di alcuni suoi compagni. Nacque a Rionero in Vulture e si diede alla macchia e al brigantaggio in seguito a un crimine commesso nella convinzione di dover riparare a un sopruso> 10 anni più tardi la sua banda superava il migliaio di uomini e terrorizzava intere zone della Basilicata, della Puglia e della Campania, venne poi messa al servizio della lo+a per la restaurazione borbonica. Tradito dal suo ex luogotenente, Carmine Crocco riuscì a giungere a Roma, dove però un secondo tradimento determinò il suo ul@mo arresto, in questo periodo (1889) cominciò a scrivere la sua autobiografia, le+a dal capitano del regio esercito Eugenio Massa che ne curò la prima edizione. Questa autobiografia ebbe immediata fortuna, ma anche le memorie di altri brigan@ a lui fida@, aIrando l’a+enzione del do+or Saverio Cannarsa, che la fece giungere all’antropologo criminale Francesco Cascella, che ne curò una prima pubblicazione nel 1907, “ Il brigantaggio: ricerche sociologiche ed antropologiche “.
  • Caso Michele di Gè > la sua autobiografia aIrò l’interesse del meridionalista Salvemini e della demologia (studio tradizioni popolari) rappresentata dalla rivista “ Lares ”. Egli nacque a Rionero in Vulture e si unì a una banda di brigan@ per vendicarsi di un torto subito, ma si cos@tuì, e il processo si concluse con una pena esemplare, coronando la fine dell’epoca del grande brigantaggio meridionale> di Gè venne condannato all’ergastolo. 24 anni

più tardi, grazie al nuovo codice penale Zanardelli, la sua pena fu alleviata, garantendogli la libertà, infaI visse come contadino fino alla morte a Rionero. Nel 1911 pubblicò la sua autobiografia “Vita di Michele di Gè nato a Rionero: 24 dicembre 1843 “ , testo che aIrò l’a+enzione di Raffaele Ciasca e Gius@no Fortunato, due meridionalis@, perché rappresentava le condizioni di vita delle plebe meridionali, i mo?vi per cui ci si votava al brigantaggio, le condizioni della pena e della vita in carcere , dove di Gè aveva imparato a scrivere. I due meridionalis@ segnalano l’opera a Gaetano Salvemini che iniziò una corrispondenza con di Gè chiedendo chiarimen@ e approfondimen@> ciò portò alla stesura di una nuova versione dell’autobiografia che fu pubblicata nel 1914 in “ Lares. Bulle,no della Società di etonografia italiana ”. 2.6 Il Novecento e gli archivi autobiografici L’o+ocento finisce nel 1914 con la Prima guerra mondiale che decretò la fine di un’epoca e l’inizio di un mondo davvero nuovo. Dopo la Prima guerra mondiale sono intervenu@ mol@ cambiamen@ nell’epistolografia, poi nella pra@ca del diario personale, ma l’autobiografia aveva ormai raggiunto la sua forma canonica. Vi è una diffusione capillare della pra?ca autobiografica, usata a scopo di conoscenza da parte delle is?tuzioni scien?fiche e la nascita dei centri des?na? alla raccolta di queste scri 7 ure: gli archivi autobiografici. Per archivi autobiografici si intendono degli archivi che raccolgono scri+ure autobiografiche di gente comune , qualsiasi @po di scri+ura del sé che sia stata prodo+a da persone non note (diari, carteggi, cartoline rice+ari ecc). In ques@ archivi questo @po di documento viene di norma depositato dagli autori o dai loro aven@ diri+o per interesse personale, non si tra+a di un dono perché in qualsiasi momento il proprietario o l’avente diri+o del documento può chiedere la res@tuzione. Gli archivi autobiografici non raccolgono, inoltre, soltanto manoscriI ma è possibile anche trovarvi fotocopie, trascrizioni o scansioni del testo originale. Il modello dell’archivio europeo poi si è diffuso in tu+o il mondo (es: Sud Africa) noi però ci focalizziamo solo su quelli europei (in 3 tappe). Citazione di Tommasi di Lampedusa “q uello di tenere un diario o di scrivere a una certa età le proprie memorie dovrebbe essere un dovere “imposto dallo stato”: il materiale accumulato avrebbe un valore culturale ines 9 mabile. Ogni memoria, anche se scri 6 a da personaggi insignifican 9 , racchiude valori sociali e pi 6 oreschi di primo ordine” > Tommasi di Lampedusa non conosceva l’esistenza di piccoli archivi autobiografici che si stavano sviluppando e che contavano tes@ di differen@ stra@ sociali. 2.6.1 La prima generazione: gli archivi della cultura nazionale. Con lo sviluppo dello Stato moderno si è assis@to a una esplosione dell’archivio come strumento della legalizzazione dei rappor? sociali> l’archivio dello Stato-nazione è considerato ciò che con@ene il fondamento del diri+o e della sua is@tuzione. Ogni archivio a+raversa delle fasi : nasce come ammasso di carte e si trasforma gradualmente a+raverso una cernita necessaria in un re@colato di tes@monianze. Su questo modello dell’archivio della nazione nasce la prima generazione degli archivi autobiografici e a questa appartengono gli archivi finlandesi e polacchi, na@ grazie all’inizia@va di etnologi e antropologi interessatesi alle scri+ure del sé.

  • Il primo centro finlandese è il NaAonal board of AnAquiAes , l’archivio centrale per la cultura materiale, fondato nel 1893 , raccoglie storie di vita.
  • 1831 nasce anche il Folklore archive della Finnish Literature Society> raccolse sin dagli inizi la storia di vita insieme alla tradizione orale, secondo l’idea di raccogliere storie di vita a+raverso il lavoro di ricerca sul campo. Inizialmente gli etnologi finlandesi raccoglievano da@ della tradizione orale affidandosi a ques@onari classici ma, durante la raccolta, si sono resi conto che la tradizione orale che descrivevano era legata a momen@ rituali, contes@ fes@vi o familiari e i da@ desun@ dai ques@onari non avevano alcun senso senza la narrazione esa+a del contesto in cui queste tradizioni venivano vissute e trasmesse e senza la collocazione in percorsi biografici. Nacque allora l’idea di raccogliere delle storie di vita, a+raverso le quali raccontare le tradizioni> consentono di vedere la totalità di una società e di una coscienza, con la res?tuzione di una cultura dal suo interno (è questo l’obieIvo) e la sua verbalizzazione. Come afferma più tardi J ean Pouillon in queste memorie si realizza l’in@ma congiunzione del dentro e del fuori, del colleIvo che appare come singolarità e dell’individuale che fonda l’universalità. Nel caso delle vicende finlandesi, le storie delle vite di tante persone sono finite fra gli scaffali dell’archivio come materializzazione di una tradizione , di usi e costumi, e la data di inizio di queste raccolte è il 1923> da questo momento si intensificano le ricerche sul folclore e nascono i centri des@na@ a conservarne i da@. Con il passare del tempo gli oggeI di indagine si diversificano: dagli studi sugli usi e costumi di zone rurali, si passa agli studi sulla cultura urbana e borghese (1950 ca) , sos@tui@ poi a quelli sul rapporto fra individuo e tradizione (1960 ca). Anni più tardi (1970 ca) predominano le ricerche sul rapporto fra società finlandese e minoranze etniche e, in generale, sul cambiamento culturale. Cambiamento nel metodo: i ricercatori di ques@ archivi finlandesi fanno ricorso, oltre che alla classica ricerca sul campo, alla distribuzione di ques@onari tema@ci sugli usi e costumi che sono ben presto diventa@ ques@onari biografici, spostando l’a+enzione dall’ogge+o di indagine al percorso biografico dei singoli informatori.

Gli archivi della seconda generazione rifle+ono diversi livelli dell’iden@tà colleIve, ma si riconoscono, a volte, nella definizione di un comune ogge+o di ricerca, rappresentato in Italia dalle scri+ure popolari, che hanno dato il via alla terza generazione. 2.6.3 La terza generazione: gli archivi dell’io. Negli archivi dell’io la raccolta di tes@ autobiografici non è più tema@ca, ma totalmente aperta , chiunque può depositare un qualsiasi testo autobiografico , non ci sono argomen@ o cronologie da rispe+are. L’ogge 7 o d’a 7 enzione non è più il contenuto della vita del tes@mone rispe+o alla sua specificità sociale, ma l’autore stesso , il suo rapporto con la scri+ura e con il racconto autobiografico. In ques@ archivi le scri+ure del sé non sono considerate un documento da cui estrarre da@, per l’autobiografo il gesto di depositare implica una garanzia di conservazione integrale ed egualitaria, un divieto assoluto della selezione e della distruzione.

  • Archivio diaris?co nazionale di Pieve Santo Stefano , archivio pubblico che dal 1984 raccoglie scriI personali di gente comune> i documen@ res@tuiscono un tra+o variegato della vita quo@diana degli italiani a+raverso cui è possibile rileggere la storia d’Italia, da angolazioni diverse.
  • Arxiu de la memòria popular de La Roca del Valles in Spagna , che dal 1998 recupera, conserva e cataloga i materiali autobiografici. Il fondo documentario è composto dalle opere presentate alle diverse edizioni del Premio Roma Planas i Mirò e altri materiali provenien@ da archivi personali. La missione dell’Arxiu è quella di recuperare queste memorie per salvarle dalla distruzione e dall’oblio , al fine di produrre una storia parallela alla storia ufficiale.
  • Associa?on pour l’autobiographie et le patrimoine autobiographique di Amberieu en Bugey che dal 1992 si dedica alla raccolta e alla conservazione di tes@ autobiografici inedi@ (es. diari, memorie, corrispondenze, autofic@on) registra@ su diversi suppor@ (ms, fotocopie, documen@ mul@mediali ecc). Il corpus con@ene anche materiali redaI a par@re dalla fine del XVIII secolo, da autori provenien@ da tuI i contes@ sociali.
  • Deutsches Tagebucharchiv di Emmendingen che cos@tuisce dal 1998 un luogo di deposito delle tes@monianze autobiografiche dall’erea di lingua tedesca (es. diari, storie di vita, epistole, fotografie) come fon@ imprescindibili per la ricerca storica e culturale e, in par@colare, per lo studio della vita quo@diana e delle mentalità. Ogni scri 7 ura è come un monumento , è unica, intenzionale, commemora?va di una storia individual e, e ogni testo, ogni vita chiede l’ eternità archivis?ca , che consen@rebbe un’individualità piena, non sono più informatori ma sogge].

3. LA CORRISPONDENZA

Per poter parlare della corrispondenza come scri+ura del sè, la scri+ura di le+ere si deve trasformare da un a 7 o evidentemente informaAvo ad a 7 o espressivo , unendo così le due principali funzioni della pra@ca epistolare. Lo sviluppo della pra@ca della corrispondenza avviene a+raverso una serie di fa+ori: la scri+ura, intesa nelle sue realizzazioni grafiche, la dimensione materiale, cos@tuita dai suppor@, strumen@ e tecniche esecu@ve e la dimensione della pra@ca sociale, cioè quella che, nello scambio di missive, assolve a una funzione comunica@va o espressiva e non esclusivamente informa@va. Bisogna dunque individuare chi ha scri+o o ha ricevuto le+ere, in che modo sono state realizzate nel tempo e se si scriveva per comunicare informazioni o per esprimere se stessi. Lo sviluppo di questa pra@ca sociale non è lineare, sopra+u+o per quanto riguarda le fasce della popolazione coinvolte e la frequenza dello scambio epistolare. 3.1 Dagli esordi alla modernità LE LETTERE IN ANTICA GRECIA E A ROMA: Le più an@che le+ere della storia di cui abbiamo tes@monianza provengono dal periodo classico , fra il VI e IV secolo a.C. > si tra+a di una decina di tes@ scriI a graffio su lamine di piombo poi arrotolate su sè stesse. Una di esse è stata trovata sull’acropoli di Atene nel 1972, è la le+era di Lesis> è probabile che questa le+era non sia mai stata recapitata perché è stata rinvenuta all’interno di un pozzo e anche perché il metallo di cui erano fa+e queste missive, veniva fuso per un nuovo u@lizzo, infaI le le+ere in piombo venivano generalmente rifuse, mentre gli ostraka, cioè le tavole+e in argilla, avevano una loro stru+urale fragilità. Durante il periodo arcaico della società greca c’è una generalizzata diffusione delle epistole, seppur brevi, per scopi di comunicazioni stringate e su distanze brevi. Una di queste fon@ le+erarie è l’Iliade, dove si parla della le+era di Preto, con la richiesta di uccidere Bellerofonte. Fra il IV e il I secolo a.C. , in Egi 7 o si registra un’intensa produzione di documen@ scriI e una fi+a rete di scambi dovuta alla forte burocra@zzazione durante il governo tolemaico> di questo periodo ci è giunto l’archivio di Zenone. Anche a Roma nello stesso periodo la comunicazione scri+a era molto frequente fino al V secolo d.C. (era la capitale dell’impero> necessità comunicazione rapida), tanto massiccio da portare alla stru+urazione di una forma di servizio postale che trovò la sua più definita formulazione so+o l’impero di Augusto, ma declinò col crollo della stru+ura unitaria dell’impero. LE LETTERE NEL MEDIOEVO: A par@re dalle invasioni barbariche si ridusse l’alfabe?zzazione di massa e con la disgregazione dell’impero romano la pra@ca della scri 7 ura divenne se 7 oriale ed occasionale e risen la nascita del

“par@colarismo grafico“, cioè dello sviluppo di numerosi metodi di scri+ura derivan@ dalla frammentazione del territorio corrisponden@ ai diverse aree linguis@che e poli@che. Questa era la situazione anche in età carolingia, che mutò soltanto verso il 1250 , quando l’inizio della produzione della carta (un supporto più accessibile) e la possibilità di me 7 ere per iscri 7 o le lingue volgari riaprirono la strada ad un’alfabe@zzazione diffusa e quindi è la possibilità di ricorrere alla corrispondenza come strumento di informazione rapida, di socializzazione e di progresso. Fra il XIII e il XIV secolo un forte impulso alla scri+ura epistolare fu dato dai mercan? italiani (toscani, lombardi, vene@) che fecero della le 7 era lo strumento principale per comunicazioni di @po economico, finanziario, personale e familiare> nascono le prime “ ricordanze”. Abbiamo numerosi documen@ grazie agli archivi familiari che tes@moniano la volontà delle famiglie di lasciare traccia di sé, affidando alla scri+ura la costruzione del proprio patrimonio, della propria unità familiare e della propria memoria. FRA IL ‘300 E IL ‘400 ricomparvero le+ere scri+e da donne, dopo l’età classica (preponderan@ a par@re dall’800). In ques@ secoli infaI si diffondono forme di autodidaIsmo che portano ad un generalizzato livello di proto- alfabe@zzazione. LE LETTERE NEL ‘500> Si vede un balzo in avan@ della scri+ura epistolare, dovuto oltre all’uso della carta e alla scri+ura delle lingue volgari, anche all’incremento dell’alfabe?zzazione dovuto all’is@tuzione delle scuole elementari, ad una maggiore mobilità della popolazione e alla pubblicazione, tramite stampa , di manuali di scri+ura in volgare e raccolte di modelli di le+ere. Ques@ manuali erano des@na@ a fornire dei modelli e non ad insegnare come scrivere le le+ere> furono pubblica@ diversi volumi di le 7 ere “esemplari” come per es quelle di Pietro Are?no, che nel 1538, fece stampare il primo libro delle sue le+ere, imponendosi come ideatore della le+era moderna. Il 1538 è una data memorabile: Carlo V inviò al viceré della nuova Spagna, Antonio Mendoza , una le+era nel quale gli comunicava l’ordine di distruggere tuI i templi e gli idoli degli indios> oltre al contenuto questa dimostra che a pochi anni dalla scoperta del nuovo con@nente le le+ere cominciavano a percorrere spazi prima inimmaginabili. In questo periodo, essendo il libro ancora troppo raro e troppo costoso per essere veicolo di conoscenza, le le 7 ere diventarono un mezzo per la diffusione di informazioni e di sapere , infaI lungo tu+o il 500 e poi nel 600, la le+era si impose come il mezzo di comunicazione per eccellenza. Per questo si parla di “ repubblica delle le 7 ere ”, cioè di una straordinaria comunità di studiosi, distribui@ in diversi paesi, che condividendo gli stessi interessi scien@fici e ideali di progresso, si scambiavano per le+era le no@zie delle proprie ricerche e scoperte (fin dai primi del 400). LE LETTERE TRA 600 E 700> Durante il Se+ecento con@nuò il movimento di diffusione dell’alfabe@zzazione in ambito urbano e di semplificazione delle forme di scri+ura che diventavano sempre più accessibili e diffuse, u@lizzate per le occasioni più svariate (abbandono delle forme più barocche del 600). Tra il 600 e il 700 la le 7 era si is?tuzionalizzò come corredo e strumento per una serie di ri? e pra?che sociali , per es il manuale di Isidoro NardiIl segretario principiante” del 1715, divideva le le+ere in 11 classi (le+ere per le buone feste, di partecipazione, avviso, congratulazioni, raccomandazione, negozio, informazione, presentazione, condoglianze, scuse e familiari). Il livello ancora parziale di alfabe@zzazione impose l’ emergere di nuove figure , ovvero coloro che scrivevano e leggevano per altri, i delega? di le 7 ura e di scri 7 ura. Veri cambiamenti > nella seconda metà del 700 emersero le prime forme di industrializzazione che necessitarono di un modello comunica@vo funzionale, semplice, chiaro ed essenziale, per questo le le+ere acquisirono un aspe 7 o ordinato (linee regolari, spazio tra parole ecc) , una norma semplificata e uniforme per tu 7 e le classi sociali che favorì la diffusione della pra@ca epistolare, che subì in questo secolo una pressione dall’alto (progressiva burocra@zzazione delle is@tuzioni poli@che), sia una pressione del basso (necessità di rispondere a esigenze documentarie della pubblica amministrazione). Durante il 700 la le+era pervase tuI i campi del sociale e apparvero i romanzi epistolari , come per esempio “ Pamela” e “ Clarissa” di Richardson, la “ Nouvelle Héloïse ” di Rousseau, “I dolori del giovane Werther " di Goethe e “ Le ul 9 me le 6 ere di Jacopo Or 9 s” di Foscolo. Le nuove istanze illuminis?che s@molarono una diffusa volontà di apprendere, confrontarsi e informarsi, resero urgente l’esigenza di scambiare informazioni e impressioni, esperienze e opinioni, furono una reazione agli even@ storici (Rivoluzione francese e even@ napoleonici) che accelerò la necessità di accesso alla scri+ura e alla pra@ca della corrispondenza. Diede impulso a invenzioni tecniche che impressero un cara 7 ere moderno e accessibile alla corrispondenza , che si configurava come una diffusa pra@ca sociale, per esempio furono introdo+e la busta (segreto epistolare), il francobollo, la carta da le+ere (più soIle ed economica), inchiostri colora@ e il pennino d’acciaio che sos@tuiva la piuma. 3.2 Dalla Rivoluzione francese alla Prima guerra mondiale> Le le 7 ere nell’O 7 ocento e nel Novecento. Con l’alfabe@zzazione obbligatoria la pra@ca epistolare nell’800 assunse una nuova natura, scrivere le+ere diventa un a 7 o espressivo e non più solo comunica@vo (si scrive per “chiacchierare” o per scrivere d sé). Fra la rivoluzione francese e la Prima guerra mondiale la corrispondenza divenne uno strumento centrale nello sviluppo economico e

cartoline per comunicare i contenu@ personali e l’uso della ma?ta al posto dell’inchiostro. Gli even@ che spinsero le classi popolari alla pra@ca della corrispondenza furono i grandi even? separatori (che segnano un prima e un dopo), come fu la massiccia ondata migratoria verso le Americhe della seconda metà dell’800 e poi lo scoppio della Prima guerra mondiale. 3.3 Il Novecento: la corrispondenza di massa e i messaggi effimeri e virtuali. L’emigrazione europea verso le Americhe fra il 1880 e il 1916 segnò la grande irruzione delle classi popolari nell’universo epistolare (narrazioni di viaggio, dispersione di fronte alle grandi difficoltà, solitudine e illusione di poter controllare la famiglia da lontano). Le le+ere degli emigran@ sembrerebbero seriali , povere di individualità: u@lizzano le stesse formule di apertura e di chiusura e una scri+ura che conserva traI del parlare, tanto più che la le+era popolare è parte di un dialogo che si svolge a distanza con i @pici riferimen@ implici@, confidando nella comprensione del des@natario. Queste le+ere hanno due funzioni: assumono importanza nelle strategie migratorie, consigliano i des@natari, paren@ e amici, su quando, come, se par@re e per dove, e mantengono in vita un tessuto di relazioni, rinsaldano i legami di parentela e comunitari. La richiesta di informazioni sui paren@ o sui compaesani assume a volte un tono pressante e ansioso > si vuole evitare che l’immigrazione, pensata come provvisoria, produca dei risulta@ irreversibili. La le+era è un valore in sé e l’assenza di una regolare corrispondenza diventa spesso l’argomento principale dello scrivere, che può assumere toni di lamentosa dramma?cità —> es. Le+ere di Antonio Scaglia di Storo emigrato nel Wyoming nel 1903 (“ non so né se siete vivi né mor 9 , ho scri 6 o 2 volte e non mi avete risposto ”). Più espressive, terribili e brevi sono le le 7 ere dei solda? par?? verso il fronte per la grande guerra, tra il 1915 e il 1918, periodo in cui la corrispondenza cresce a dismisura. I solda@ al fronte affidano alle le+ere, alle cartoline, l’angoscia e il loro sgomento. Alle le+ere colme di struggente nostalgia per la casa e il paese (ritenu@ non solo luoghi degli affeI ma dell’umanità e civiltà), piene di raccomandazioni preghiere, addii e testamen@, si affiancano le+ere che esprimono, oltre allo sbigoImento e al terrore, anche una crescente os@lità per i propri ufficiali e per la classe di dirigente che aveva voluto la guerra—> es. Scri+ure di Francesco Giuliani , pastore abruzzese, autodida+a, appassionato della Divina Commedia e dei poemi cavallereschi, oppone al potere militare un'integrità e una condo+a di non-comba+ente (“ in guerra quelli chiama 9 eroi sono assassini, gli eroi invece sono quelli che me 6 ono in pericolo la propria vita per salvare gli altri. L’austriaco non lo vedo come un nemico, io penso che nel suo villaggio ha lasciato i cari dai quali fu strappato come io lo fui da te.” ). Dalle famiglie provenivano le+ere di dolore per l’assenza dell’amato, di preoccupazione, di rassicurazioni, alcune sono state anche censurate. Si tra+ava di le+ere sgramma@cate, scri+e in un italiano che non conosceva ortografia o punteggiatura, ignare dei codici della corrispondenza borghese, molto diale+ali seppur chiare nel loro messaggio. Anche le le+ere dei solda@ della Prima guerra mondiale lasciano intravedere uno scarto sociale, per esempio le le 7 ere dei solda? volontari , tuI di estrazione borghese, erano incentrate sull’ideale di patria (raccolta di le+ere pubblicata da Adolfo Omodeo), al contrario le le 7 ere dei solda? invia? obbligatoriamente in prima linea esprimevano difficoltà e atrocità, denunciando gli orrori e le ingius@zie della guerra—> Leo Spitzer pubblicò in antologia nel 1921 una raccolta di queste le+ere. Sempre Spitzer pubblica un’altra raccolta con il @tolo LeTere di prigionieri di guerra italiani , me+endo in scena la condizione dell’uomo prigioniero (degli austriaci), più di quella del soldato> nelle le+ere ricorrono descrizioni della prigionia con allusioni bibliche o al poema dantesco (anime del purgatorio in a+esa della pace). L'a+esa della pace si intreccia con i ricordi e con i sogni, ma l’argomento principale delle le+ere è la fame con la conseguente richiesta di generi alimentari> la fame, il freddo e gli sten@ sono la causa dell’ecatombe dei prigionieri italiani “ siamo tra 6 a 9 come le bes 9 e e costre, a lavorare” (emergenza alimentare in austria). La Seconda guerra mondiale e la seconda grande ondata migratoria degli anni ‘60 vide milioni di italiani e di europei spostarsi fra i diversi paesi d’Europa e par@re verso altri con@nen@ (anche dal meridione verso il Nord Italia)> maggior impa 7 o del fenomeno epistolare. Nuove tecnologie avevano reso la redazione di le+ere sempre più accessibile, con l’introduzione della penna s?lografica a fine 800 e la macchina da scrivere , poi nel 900, con la penna biro. Il secondo dopoguerra rese più diffusa ed evidente la corrispondenza asimmetrica: ovvero uno scambio epistolare che coinvolge persone che si muovono in uno squilibrio di potere, sia esso materiale o simbolico. Mol@ dei des@natari di queste masse di le+ere non rispondono a tuI, anzi spesso solo a pochi dei loro corrisponden@. Questa forma epistolare fonda le proprie radici nelle le+ere di supplica al sovrano e si sviluppa nel più svaria@ ambi@ sociali. La modernità infaI forgiò nuove figure pubbliche, il cui potere era spesso eminentemente simbolico. Es di questa corrispondenza sono—> quella fra Benede 7 o Croce e i giovani intelle 7 uali che si rivolgevano al filosofo; la scri+ura degli operai ai quadri dell’Ansaldo. Un altro caso è D’Annunzio , des@natario di migliaia di missive, scrivente appassionato, comunicava per iscri+o con amici e nemici, aman@, e anche con la sua servitù. Infine, ci sono anche esempi di le 7 ere scri 7 e dagli italiani a Mussolini.

La corrispondenza asimmetrica aumentò a dismisura con l’avvento dei mass media (televisione in par@colare)> i nuovi idoli media@ci cominciarono a ricevere decine di migliaia di le+ere dei loro fan. Un caso importante è quello di Gigliola Cinque] , che negli anni ‘60 incarnò vecchi e nuovi ideali femminili, le vennero inviate almeno ca 140. le+ere, a+ualmente depositate presso l’archivio della scri+ura popolare di Trento, che res@tuiscono un quadro dell’Italia degli anni ’60 (da Nord a Sud)> queste le+ere di solito erano scri+e da donne e rappresentano una dimensione sociale di transizione culturale. Anche Cesare Pavese fu un fan che scriveva ai suoi idoli, infaI nel 1927, a 19 anni, inviò una le+era a Milly , una delle più celebri soubre+e dell’epoca (marpioneee). Dopo l’avvento della cultura di massa, il vero cambiamento fu l ’irruzione della posta ele 7 ronica , inventata nel 1971 ma realmente diffusa solo dopo il 1989 , con l’introduzione di Internet a livello di massa e su scala globale. Rispe+o alle forme di corrispondenza preceden@, grazie a un apparente abolizione del tempo e dello spazio, le e-mail rispondono a sempre più reiterate esigenze di essenzialità e rapidità informa@va. Ciò viene visto, dai cultori della corrispondenza classica, come una forma di impoverimento comunica@vo, inaffidabile quanto a garanzia di auten?cità , mancando di so+oscrizione autografa (2005 introduzione della firma ele+ronica). Le mail hanno comportato la scomparsa di altre forme comunica?ve , è quasi scomparso il cartaceo, i telegrammi, la cartolina postale di Stato, e sono state affiancate da altre forme di scri+ura virtuale come gli SMS, i messaggi WhatsApp, i messaggi Telegram ecc…, che rappresentano una trasformazione radicale della dimensione comunica@va ed espressiva del corrispondere (non sa se si può parlare di corrispondenza). I messaggi sono sempre più brevi, le parole spesso spezzate in abbreviazioni, a volte sos@tuite da emo@con> la scri+ura sembra virare verso l’oralità, ma allo stesso tempo lo strumento principale della comunicazione orale, ovvero il telefono, è ormai u?lizzato per scrivere.

CAPITOLO 4: IL DIARIO

4.1 La scrittura come tecnica del sé: dall’antichità al diario personale. Di tu+e le forme delle scri+ure dell’io il diario è la più variegata perché segue la mutevolezza dell’io che consegna alla pagina bianca i turbamen@ del suo cuore. Si tra+a di una forma di scri+ura in cui vengono annotate delle informazioni in maniera frammentaria seguendo un percorso cronologico. IL DIARIO IN EPOCA ROMANA: Antena@ del diario possono essere i Codex accepA et expensi (o tabulae ), cioè i libri dei con@ familiari di epoca classica, a cui si aggiunge la pra@ca delle cronache ( commentaria ) in cui venivano annota@ i piccoli even@ della comunità. I commentaria erano de+a@ dal padrone a un segretario e vi si annotavano gli accadimen@ ineren@ alla famiglia e alle proprietà (nascite, mor@, even@ poco usuali, no@zie di rilievo di @po economico e finanziario). Di ques@ “diari“ di famiglia, abbiamo solo tes@monianze indire+e, come per esempio la “ Vita d’Augusto ” di Svetonio che afferma che l’imperatore esigeva dalle nipo@ che non facessero nulla che non fosse degno di essere scri+o nel diario della casa. Quella delle tabulae è quindi una pra@ca di ges@one della famiglia e dei suoi averi, realizzata a+raverso una forma di scri+ura frammentaria e datata, demandata e colleIva, nata come forma di registrazione e bilancio e che finisce con il delineare una storiografia familiare. Sin dall’an@chità troviamo pra@che di analisi , di osservazione e di controllo del proprio io : esami di coscienza come quelli di Pitagora o esercizi spirituali sul controllo del sé come quelli di Socrate. In entrambi si tra+a di pra@che mentali, che non hanno mai usufruito della scri+ura. Le prime tes@monianze di scri+ure che fanno una sorta di bilancio dell’in?mità le troviamo verso il IV secolo , quando Sant’Antonio pra@cava il bilancio scri+o delle proprie azioni e dei propri pensieri, una scri+ura dell’in@mità che avrebbe reso più evidente e odioso il peccato, proprio perché messo per iscri+o. IL DIARIO NEL MEDIOEVO: Con San Basile questa osservazione della propria in@mità prende una forma che si avvicina al diario perché l’analisi delle proprie debolezze è quo@diana e da un giorno all’altro si fanno bilanci rispe+o al giorno precedente. Questa tecnica, ado+ata solo dalle comunità religiose, si impose lungo il Medioevo come prepara@vo alla confessione, diventando con Sant’Ignazio un approfondito esame di coscienza per iscri+o. Uno degli antena@ del diario in@mo è il diario spirituale , che con la controriforma nasce come diario di preghiera e di esame di coscienza, diffuso nelle pra@che religiose della compagnia di Gesù. Tra il 1544 e il 1545 Sant’Ignazio tenne un diario in cui annotava le profonde emozioni provocategli dalla celebrazione della messa> questa pra@ca di diario si diffuse fra i suoi compagni come forma di dialogo con Dio. Il diario spirituale non ebbe però nessuna eco in ambito laico, era una pra@ca limitata alla sfera sociale del religioso perché, essendo assolutamente segre@, ques@ diari non conobbero nessuna forma di diffusione. In ambito laico maturava una pra@ca di scri+ura che preparava il terreno per il diario personale: i libri di famiglia. I LIBRI DI FAMIGLIA: Un libro di famiglia è un testo memoriale plurigenerazionale scri 7 o in forma diaris?ca , in cui la famiglia cos@tuisce il contenuto, il mi+ente e il des@natario della scri+ura. Nasce nell’ambiente dei mercan? toscani del XIII secolo , diffusi poi negli ambien@ notarili, erano tes@ sui quali il capofamiglia annotava gli even@ rilevan@ (nascite, mor@, matrimoni, ba+esimi) i da@ economici e finanziari della famiglia (acquis@, vendite, eredità)> col

Accanto ai diari maschili si sviluppa l’uso pedagogico del diario personale , riservato alle ragazze della borghesia, donne relegate nella sfera privata della vita familiare, cui veniva des@nata la forma di scri 7 ura meno pubblica a cui si potesse accedere : quella del diario. Le giovani dovevano tenere, a par@re dalla pubertà fino alla vigilia del matrimonio, un diario personale che aveva la funzione di auto ed etero controllo educa?vo, in cui si notavano i buoni proposi@, le riuscite e i fallimen@, gli even@ quo@diani con riflessioni sui valori e le lezioni che insegnavano. Tu+o, compresa l’ortografia e la pulizia del testo, veniva le+o e commentato dei genitori e dal dire+ore spirituale. La relazione di ques@ diari terminava, di norma, alla vigilia del matrimonio, quando il diario veniva di norma distru+o, cancellando tracce e memorie femminili per intere generazioni. Quest’uso pedagogico del diario femminile ha conosciuto, secondo Philippe Lejeune, tre fasi storiche : -“ Generazione roman?ca ” (1830-48): questa pra@ca in fase di modellamento, è ancora poco codificata; -“ Generazione dell’ordine morale “ (1850-80): uso del diario per scopi edifican@, come appena descri+o;

  • inizia verso il 1880 , rappresenta una nuova generazione di diariste per le quali scompare la prospe,va edificante, sos@tuita dal diario come pra?ca di introspezione e piacere alla scri 7 ura> si usa il diario per una vera espressione della propria in@mità. Emergono personalità for@, che hanno esigenze spirituali ed intelle+uali: se nella “generazione dell’ordine morale” l’Io delle ragazze sembrava subordinata agli scopi di una vita privata e familiare, nella generazione successiva le pagine dei diari reclamano un’in@mità propria, che va al di là dei doveri familiari. Da scri+ura educa@va si trasforma in scri 7 ura sovversiva —> es. Caso di Marie Bashkirtseff (1858-1884), nata in Ucraina, a 11 anni, dopo la separazione dei genitori, si trasferì in Europa con la madre e visse fra la Costa Azzurra e Parigi, dove iniziò una carriera d’ar@sta dedicandosi al canto, alla scri+ura e alla pi+ura, morendo di tubercolosi all’età di 26 anni. A 12 anni aveva cominciato a tenere un diario dove annotò tu+o: dai sogni di gloria alle difficoltà, i dolori e le paure> spudorata e ambiziosa capì presto che il suo diario le avrebbe garan@to l’immortalità. Venne pubblicato già nel 1887 riscuotendo molto successo. Finché sono cara+erizzate da una dimensione di autorità o dimensioni pubblica, però, le scri+ure del sé restano una pra@ca maschile, quando invece diventano una pra@ca di controllo o privata, virano verso l’ambito femminile. Perciò non è il @po di scri+ura che è legato al gender, ma il ?po di uso che se ne fa. Vero è anche che le donne pra@cano le forme di scri+ure in maniera diversa, seguendo le proprie esigenze, per esempio con i libri di famiglia, di norma pra@ca@ dagli uomini capifamiglia; quando poi, gradualmente, questa forma di scri+ura si è trasformata in diario personale e in@mo, privo di ufficialità e di valori pubblico, è diventata una scri+ura femminile. Per converso, per gli uomini il diario non è mai stato uno strumento pedagogico, confermando così il suo uso come strumento di controllo sociale di gender. Allo stesso tempo a fine 800 i pochi diari pubblica@ erano scriI da uomini, da scri+ori> personaggi pubblici, so+raI alla loro dimensione privata, in@ma, e socialmente influente. IL DIARIO NEL 900: Anche durante la Prima guerra mondiale il diario personale, ormai affermatosi, resterà una pra@ca scri+oria grazie alla quale, a+raverso annotazioni frammentarie, ogni individuo si misura quo@dianamente con il proprio mondo interiore. Nel 900 vennero apporta@ diversi cambiamen@, come per esempio la molteplicità delle forme del diario, che grazie alle nuove tecnologie riesce ad assecondare la sua natura mul@forme. 4.2 La pratica del diario. Il diario è una pra?ca scri 7 oria a 7 raverso la quale l’individuo moderno tenta di ges?re la propria interiorità, lasciando a 7 raverso di essa una traccia grafica del proprio io. Il diario è una pra@ca a cui si rivolge in situazioni di crisi, eccezionali, oppure, una volta consolidata, è una prassi quo@diana che consente una sorta di igiene morale. A par@re dal XIX secolo si comincia a tenere un diario intorno agli 11 anni, quando i movimen@ iden@tari del sogge+o lo pongono in una situazione di vulnerabilità, lo portano verso sofferenze fisiche e mentali, costringendolo, in fase adolescenziale, ad affrontare delle trasformazioni che innescano spesso crisi affeIve, spirituali e intelle+uali. Il diario ha anche una funzione terapeu?ca , ci sono per esempio i diari di malaIa, di prigionia, di guerra o di lu+o, perché aiuta a ges@re e lasciar traccia di periodi che escono dall’ordinario e vengono “isola@“ dal quo@diano a+raverso un diario specifico (es diario di viaggio per un trasferimento o la nascita di un figlio). In questo lavoro di auto-osservazione, l’autocri?ca è una costante del diarista: le imperfezioni fisiche, i difeI, i fallimen@, vengono oggeIva@ e osserva@ sulla carta, perciò il diario assume una funzione catar?ca , importante quanto quella mnesica e memoriale , e contribuisce a liberare il diarista dei propri mali, poiché il “diario confidente“ soddisfa un bisogno di comunicazione e offre il sollievo derivante dall’espressione dei propri malesseri. Ogni diarista sulla carta riversa la propria esistenza, costruendo un universo in@mo, il cui spazio è di norma inteso come inviolabile (es lucche+o nei diari segre@ o diari scriI in codice es Samuel Pepys). Il diario è uno strumento espressivo che aiuta a ges@re la propria esistenza confrontandosi con se stessi a+raverso una serie di tracce date che esprimono il profondo rapporto fra esperienza diaris@ca e tempo. Per qualsiasi @po di diario che annota even@ esterni, questa pra@ca di scri+ura porta sempre a un processo auto conosci?vo che si realizza nel tempo quando ci si rende conto del suo passare> il diario può spiegare cosa è accaduto e consente di fare un bilancio della propria esistenza. La natura del diario calendariale sembra negare l’idea di una fine e gli conferisce

una natura ciclica. Questo tenta@vo di circoscrivere l’unità del proprio io a+raverso la pra@ca del diario è potenziato dalla pra@ca della rile 7 ura del diario stesso. Anche nella pra@ca del diario siamo di fronte a casi di intertestualità perché, leggendo diari altrui (quelli pubblica@) si entra in contrasto o empa@a con chi li ha scriI, portando aven@ riflessioni> in ques@ casi il diario diventa un testo meta discorsivo , perché si rifle+e sulla pra@ca del diario a+raverso la riflessione sul diario degli altri. 4.3 Forme e funzioni del diario. Il diario è una scri 7 ura quo?diana dalla straordinaria plas?cità, è un genere ibrido (a volte, dicono alcuni, troppo per essere definito). Il termine “diario“ può indicare un gesto, un a+o narra@vo quo@diano dell’io, del sé, che quindi contempla una forma non definita. Nonostante ciò una stru+ura elementare del diario personale è individuabile sopra+u+o nelle prime fasi della pra@ca diaris@ca, quando l’autore sta ancora cercando e me+endo a punto la sua modalità espressiva. Ogni inizio di diario è contrassegnato da una pagina di apertura che spesso riporta un @tolo, un avver@mento all’eventuale le+ore non autorizzato, e dalle prime righe del diario , che danno il tono con cui si intende costruire questo universo in@mo. Spesso in apertura si fa un riassunto della propria vita e si proclama un solenne impegno di sincerità o assiduità. Il vero diarista dichiara subito che scriverà quando ne avrà voglia o quando gli sarà necessario , si pone la domanda delle ragioni che spingono a queste scri+ure e quindi della funzione del proprio diario. Ogni diario ha un suo ritmo, la frequenza e la lunghezza variano da un diarista all’altro o da una fase all’altra della vita. In quanto libera espressione grafico-narra?va del proprio Io , il diario può assumere le forme più diverse, a par@re dall’impaginazione (immagini, cartoline, scri+ura trasversale ecc). Lo s?le di scri 7 ura è sogge]vo , può essere curato, esplicito o approssima@vo e telegrafico. Il diario è anche un registro di contabilità morale: si annotano i buoni proposi@ e poi si fa un bilancio. Per tuI ques@ mo@vi i diari hanno una frequenza, una durata e strategie molto diversificate —> es. Diario di Pierre-Hyacinthe Azaïs , musicista e filosofo, che affronta la ques@one dello scorrere del tempo invertendo il suo rapporto con lo spazio> invece di tenere un diario per ogni anno decise di tenere un diario per ogni giorno dell’anno: tenne quindi 366 quaderni diversi, ciascuno di loro dedicato ad un unico giorno dell’anno. Scriveva l’entrata dell’anno in corso so+o l’entrata dell’anno successivo, commentando e a volte con@nuando il discorso interro+o l’anno precedente nella stessa data, per 33 anni , dal 1811 al 1844. Si è in presenza di un uomo che parla a sé stesso, di sé stesso e di tu+o ciò che cos@tuisce la propria vita. Questo caso illustra la dimensione meta testuale del diario: me+e in scena la pra@ca della scri+ura diaris@ca, parla del supporto della scri+ura (quaderno, carta, inchiostro ecc) e me+e in scena lo stesso a+o dello scrivere descrivendo le condizioni fisiche e psicologiche> rifle+e quindi per iscri+o sulla funzione di questa scri+ura. Alcuni @pi di diario, pur essendo personali, non sono individuali :

  • Diario di coppia: di Tolstoj con Sophie Bers , i due coniugi tennero un diario insieme, ma quando la crisi coniugale arrivò al limite, Tolstoj ricominciò a tenere un diario solo per sé e così la moglie.
  • Diario comune: diario tenuto a qua+ro mani dei fratelli Edmond e Jules de Goncourt. A oggi l’accessibilità economica, la possibilità di portare con sé il diario e di nasconderlo facilmente ha fa+o della carta il supporto più diffuso> si con@nua a favorire rispe+o alla macchina da scrivere o al computer (anche se le possibilità di espressione grafica sono numerose anche qui). Oggi il diario cartaceo è accompagnato da una serie di forme diaris@che offerte da Internet , come per esempio home page personali, blog, pagine Facebook in cui le forme di autonarrazione si basano sulla logica e sulla funzione del diario, per esempio Instagram e BeReal, che alla parola sos@tuiscono l’immagine per lasciare una serie di tracce datate che rendano visibile il nostro percorso di vita, tentando di colmare lo scarto enigma@co esistente fra linguaggio ed esperienza vissuta.