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permessi d'inquinamento, Dispense di Economia Politica

evoluzione storica permessi d'inquinamento: green finance

Tipologia: Dispense

2020/2021

Caricato il 19/06/2021

roberto-silvestri-1
roberto-silvestri-1 🇮🇹

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Lezione 5-bis (parte 2 lezione 11/03)
Quindi abbiamo capito cosa c’è dietro al cambiamento climatico e cosa c’è dietro a tutti i problemi legati
alle negoziazioni ambientali internazionali.
Ora iniziamo a parlare di uno strumento che è utilizzato in modo crescente nel fronteggiare il
fenomeno del cambiamento climatico. Quindi in questa parte del corso parliamo di mercati verdi e in
particolare parliamo di permessi negoziabili di inquinamento con riferimento al cambiamento climatico
con riferimento all’ue . nel contempo parleremo anche come questo tipo di sistemi venga applicato al di
fuori dell’unione europea e di come si applichi anche ad altri tipi di inquinamento e non solo al
cambiamento climatico.
RIASSUNTO PRECEDENTE LEZIONE
PAG 1….6:
quando abbiamo introdotto il meccanismo dei permessi negoz di inqu abbiamo detto che questo meccan è
basato sull’idea che viene fissato un obbiettivo di inquinamento, si distribuiscono o meno i
permessi(avevamo visto che c’erano due sistemi:
1. sistema CAP AND TRADE (ex: quello europeo) in cui l’autorità stabilisce l’obbiettivo
d’inquinamento e distribuisce una quantità di permessi uguale alla quantità di inquinamento
consentito e poi permette lo scambio di questo permesso;
2. sistema BASELINE AND CREDIT in cui non c’è un’allocazione iniziale di permessi ma viene
introdotto un obbligo di riduzione dell’inquinamento uguale per tutti (ognuno deve ridurre
l’inquinam del 10% dopodichè a chi si comporta meglio perché lo riduce dell’11 % si riconosce un
credito. Questo credito poi può essere venduto a chi si è comportato peggio di quanto poteva fare
(ex ci sarà qualcuno che riduce l’inquinam del 12% e otterrà un certo numero di credito. Egli potrà
venderli a chi invece ha ridotto l’inquinamento di meno di quanto richiesto dalla legge).
La logica è sempre la stessa: le imprese che hanno un costo marginale di riduzione dell’inquinamento basso
venderanno permessi (oppure crediti) alle imprese che hanno un costo marginale dell’inquinamento più
alto; questo scambio comporterà che la riduzione dell’inquinam viene fatta dove costa meno. Dunque, il
motivo per cui questi sistemi vengono adottati è dovuto al fatto che permettono di raggiungere un certo
obbiettivo di riduzione dell’inquinamento al costo minimo. L’altra volta abbiamo anche detto quale sono le
difficoltà da affrontare quando si disegna un sistema di questo tipo: ad esempio permettere di trasferire
permessi nel tempo oppure no; a che livello fissare la multa etc (ne abbiamo già parlato) .
PAG 7,8,9:
il punto qui è questo: nel 2003 è stata approvata la direttiva 87 del 2003 “european emission trading
directive” che ha introdotto un sistema di permessi negoziabili di inquinamento della CO2 all’interno
dell’unione europea. Quindi adesso parliamo proprio di questo sistema.
Nell’articolo 1 della direttiva c’è scritto proprio quello detto
prima: la direttiva è stata fatta perché si vuole raggiungere gli obbiettivi di KYOTO (all’epoca era ancora in
vigore kyoto) nella maniera più efficacie rispetto al costo(minimizzando i costi per i settori regolati ).
La direttiva europea introduce un sistema di tipo CAP
AND TRADE in cui all’inizio di ogni periodo vengono distribuiti permessi alle imprese -in europa agli impianti
produttivi-(dopo vedremo come ha funzionato e come funziona ora il sistema europea però ci sono oltre
11000 operatori che oggi sono anche di più. Le attività originarie erano legate alla produzione di energia e
al settore manifatturiero ma dal 2012 sono inlcusi anche gli operatori aerei e dal 2013 sono stati inclusi
anche altri operatori che prima non c’erano. Gli impianti italiani coinvolti sono circa 1300 e il 71% di questi
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Lezione 5-bis (parte 2 lezione 11/03) Quindi abbiamo capito cosa c’è dietro al cambiamento climatico e cosa c’è dietro a tutti i problemi legati alle negoziazioni ambientali internazionali. Ora iniziamo a parlare di uno strumento che è utilizzato in modo crescente nel fronteggiare il fenomeno del cambiamento climatico. Quindi in questa parte del corso parliamo di mercati verdi e in particolare parliamo di permessi negoziabili di inquinamento con riferimento al cambiamento climatico con riferimento all’ue. nel contempo parleremo anche come questo tipo di sistemi venga applicato al di fuori dell’unione europea e di come si applichi anche ad altri tipi di inquinamento e non solo al cambiamento climatico. RIASSUNTO PRECEDENTE LEZIONE PAG 1….6: quando abbiamo introdotto il meccanismo dei permessi negoz di inqu abbiamo detto che questo meccan è basato sull’idea che viene fissato un obbiettivo di inquinamento, si distribuiscono o meno i permessi(avevamo visto che c’erano due sistemi:

  1. sistema CAP AND TRADE (ex: quello europeo) in cui l’autorità stabilisce l’obbiettivo d’inquinamento e distribuisce una quantità di permessi uguale alla quantità di inquinamento consentito e poi permette lo scambio di questo permesso;
  2. sistema BASELINE AND CREDIT in cui non c’è un’allocazione iniziale di permessi ma viene introdotto un obbligo di riduzione dell’inquinamento uguale per tutti (ognuno deve ridurre l’inquinam del 10% dopodichè a chi si comporta meglio perché lo riduce dell’11 % si riconosce un credito. Questo credito poi può essere venduto a chi si è comportato peggio di quanto poteva fare (ex ci sarà qualcuno che riduce l’inquinam del 12% e otterrà un certo numero di credito. Egli potrà venderli a chi invece ha ridotto l’inquinamento di meno di quanto richiesto dalla legge). La logica è sempre la stessa: le imprese che hanno un costo marginale di riduzione dell’inquinamento basso venderanno permessi (oppure crediti) alle imprese che hanno un costo marginale dell’inquinamento più alto; questo scambio comporterà che la riduzione dell’inquinam viene fatta dove costa meno. Dunque, il motivo per cui questi sistemi vengono adottati è dovuto al fatto che permettono di raggiungere un certo obbiettivo di riduzione dell’inquinamento al costo minimo. L’altra volta abbiamo anche detto quale sono le difficoltà da affrontare quando si disegna un sistema di questo tipo: ad esempio permettere di trasferire permessi nel tempo oppure no; a che livello fissare la multa etc (ne abbiamo già parlato). PAG 7,8,9: il punto qui è questo: nel 2003 è stata approvata la direttiva 87 del 2003 “european emission trading directive” che ha introdotto un sistema di permessi negoziabili di inquinamento della CO2 all’interno dell’unione europea. Quindi adesso parliamo proprio di questo sistema. Nell’articolo 1 della direttiva c’è scritto proprio quello detto prima: la direttiva è stata fatta perché si vuole raggiungere gli obbiettivi di KYOTO (all’epoca era ancora in vigore kyoto) nella maniera più efficacie rispetto al costo(minimizzando i costi per i settori regolati ). La direttiva europea introduce un sistema di tipo CAP AND TRADE in cui all’inizio di ogni periodo vengono distribuiti permessi alle imprese -in europa agli impianti produttivi-(dopo vedremo come ha funzionato e come funziona ora il sistema europea però ci sono oltre 11000 operatori che oggi sono anche di più. Le attività originarie erano legate alla produzione di energia e al settore manifatturiero ma dal 2012 sono inlcusi anche gli operatori aerei e dal 2013 sono stati inclusi anche altri operatori che prima non c’erano. Gli impianti italiani coinvolti sono circa 1300 e il 71% di questi

è nel settore manifatturiero. Quindi è il singolo impianto che commercia i permessi nel sistema europeo di permessi) e gli impianti poi possono distribuirli tra loro. Se prendiamo i dati (vedi pag 9) questo grafico rappresenta le emissioni di gas effetto serra coinvolte nel sistema europeo nel 2019. Come vediamo questo è misurato in milioni di tonnellate di CO2 equivalenti. L’idea è che quando si fanno queste misure, siccome i gas serra sono tanti(non è solo CO2 ma c’è il metano, i floruro carburi etc),si prendono tutte queste emissioni, si traducono tutte in CO2 equivalente e poi si fa la somma;la gran parte delle emissioni di CO2 veniva dalla combustione di combustibili fossili per la produzione di energia(ma anche cemento, raffinerei, ferro, acciaio, chimico, carta, altri metalli etc). questo ci da un’idea un po' di come sono suddivise le emissioni dell’impianti che nel 2019 erano coinvolti nel sistema europeo nel emission trading (in europa: anche il grafico pag 9 è riferito all’europa). PAG 10,11,12: Come avviene l’allocazione iniziale dei permessi nell’unione europea? Dipende dal periodo. La direttiva europea del mission trading è entrata in vigore nel 2005. Nel 2005 i permessi erano dati quasi tutti gratis; nella direttiva originaria erano previsti diversi periodi: c’era un primo periodo di prova (dal 2005 al 2007) e poi periodi di 5 anni(poi diventati 7) dopo il 2008. Andiamo a vedere come funziona il sistema. Nel primo periodo di prova dal 2005 al 2007 il sistema funzionava in modo particolare: questo sistema era un grosso passo e quindi implicava la necessità che i paesi membri dell’ue accettassero il sistema. È bene ricordare che all’inizio del 2000 era stato introdotto l’euro. Quindi i paesi europei avevano già dovuto rinunciare ad enorme quota/fetta della propria sovranità nazionale. Quindi nel 2003 quando venne introdotta la direttiva si stava chiedendo ai paesi non solo di rinunciare alla politica monetaria ma anche di rinunciare alla politica climatica. Per favorire questo, si decise di procedere per gradi e quindi nei primi periodi la commissione europea disse: ok, introduciamo la direttiva, introduciamo questo sistema di inqu a livello europeo ma voi paesi almeno fino al 2012 manterrete i controllo sulle emissioni nazionali. Quindi l’obbiettivo europeo di inqu da CO2 in realtà non venne deciso dall’europa ma venne deciso dai singoli paesi, cioè ogni paese mandava alla commissione europea un documento in cui diceva quanti permessi davano a ciascun impianto nazionale e spiegava perché quella fare quella cosa era compatibile con il protocollo di kyoto. Quindi non c’era un'unica entità (europa) che diceva: le emissioni totali europee di CO2 per il 2005 sono mille ma c’era: l’italia che diceva per me saranno 70, la spagna diceva che per lei saranno 90,la francia decide 110 etc. Il CAP aggregato europeo era la somma delle emissioni consentite e dei permessi distribuiti da ciascun paese. Quindi ciascun paese mandava un piano nazionale di permessi da distribuire agli impianti nazionali e poi la commissione europea doveva , secondo condizioni riportate nella direttiva, approvare o non approvare i piani.

vicino al costo marginale, tutto era molto fedele a quanto prevedeva la teoria economica: il prezzo di equil dei permessi era più o meno uguale al costo marginale di riduzione della CO2. Pertanto il sistema stava funzionando. Man mano che passava il tempo(addirittura nel 2006) quando il sistema acquisiva ancora maggiore credibilità(addirittura fino a marzo) il prezzo arrivò a 35 euro a tonnellata di CO2. Quindi ancora meglio, il sistema stava funzionando molto bene. Ma cosa successe ad aprile del 2006? Il sistema europeo funziona così: se tu hai fatto 100 unità di emissioni nel 2005, devi entro il 31/ dell’anno successivo(in questo caso 2006) devi andare dalla commissione europea e consegnare una quantità di permessi uguale alle emissioni che tu hai fatto(hai emesso 100 nel 2005? Entro marzo del 2006 devi consegnare 100 permessi alla comm europea. Come fai? O te li hanno dati all’inizio oppure li compri(o se ne hai di più dei 100 di inquin fatto li puoi vendere)). Cosa successe? Alla fine di marzo del 2006 la commissione europea sapeva quante emissioni erano state fatte e quanti permessi erano stati restituiti, così fece i conti e pubblicò sul suo sito un rapporto che mostrava quante emissioni erano state fatte, quanti permessi erano stati distribuiti e quanti permessi erano stati restituiti. Il numero di permessi restituiti era tale per cui la commissione europea era contenta che che le imprese si erano comportate bene(avevano quasi tutti restituito una quantità di permessi uguale alle emissioni fatte) però quello che venne fuori è che quando si pubblicò il primo rapporto ci fu il crollo del prezzo ; cioè nel mese di aprile/maggio 2006 il prezzo andò da 35 a 10 euro a tonnellata. Ma perché? Poiché c’erano troppi permessi in giro. L’aver lasciato ai singoli paesi la scelta di quanti permessi dare agli impianti nazionali innescò il FREE-RIDING. (c’è anche chi dice che le imprese si comportarono meglio di quanto previsto ma un crollo di questo tipo del prezzo si spiega solo con un eccesso di offerta significativo). Quando fu pubblicato il rapporto tutti scoprirono che c’era un eccesso di offerta e il prezzo crollò; ciò fu aggravato dal fatto che nel primo periodo il banking non era consentito quindi i permessi distribuiti tra il 2005 e il 2007 non potevano essere usati dopo la fine del 2007 e quindi alla fine del 2007 il prezzo andò a 0 perché a ottobre 2007 un permesso di inquinamento che non poteva essere usato nel 2008 era carta straccia. Quindi la linea grigia che è il prezzo spot dei permessi andò a 0, il prezzo dei future (linea blu) non andò a 0 perché la commissione disse: vabe, nel primo periodo abbiamo scherzato ma sappiate che 1) abbiamo obbiettivi molto ambizioni per il 2020 in termini di riduzione della CO2 e 2) nel secondo periodo la commissione europea sarà molto più stringente nel controllare che i piani nazionali siano coerenti con il protocollo di kyoto. Infatti nel secondo periodo cosa succede? La direttiva del 2003 resta in vigore fino al 2009 e quindi rimane in vigore fino alla fine del protocollo di kyoto(2012) però la commissione disse: signori, noi nel secondo periodo noi controlleremo! Non faremo come nel primo periodo; nel primo periodo la commissione europea disse che i piani nazionali andavano bene tutti perché aveva fretta di attuare il tutto. Poi ora nel secondo periodo usiamo una maggiore stringenza nei controlli da parte della comm europea portò ad un prezzo più alto dei permessi. Noto che guardando pag 12 , nel 2007 i future per i permessi del periodo 2008/2012 sono a un livello più alto proprio grazie al fatto che la comm europea avrebbe fatto più controlli. Poi però cosa successe al prezzo dei permessi? Quello che successe è che il prezzo spot dei permessi andò giù di nuovo perché ci fu la crisi finanziaria (prima la crisi finanz del 2008 e poi la crisi del debito sovrano nel

  1. e questo portò il prezzo dei permessi a toccare nuovi minimi (non si arrivò a 0 ma poco ci mancava). Per cui nel 2011/2012 il prezzo dei permessi comunque rimane molto basso. PAG 13 Quali lezioni ha imparato l’ue da questi primi anni di funzionamento del sistema europeo dei permessi?
  1. centralizzazione del cap : il CAP cioè l’obbiettivo di inquinamento aggregato deve essere centralizzato (non si può lasciar fare agli stati membri).
  1. applicazione del principio: chi inquina paga. Per applicare questo principio bisogna che i permessi vengono dati all’asta e quindi la direttiva del 2009 che riforma e che è stata a sua volta riformata presuppone l’introduzione crescente di un meccanismo di asta (non usato nei primi periodi per evitare che i paesi si opponessero alla partenza del sistema) per dare i permessi.
  2. Il prezzo dei permessi non dipende solamente dal costo marginale di abbattimento ma dipende chiaramente anche dall’economia nel suo complesso e quindi per far si che il sistema dei permessi dia un segnale credibile a chi decide quante emissioni emettere e a che tecnologia installare è necessario immaginare meccanismi che permettano di far si che il prezzo non possa essere così erratico o che almeno sia libero di fluttuare solamente entro certi limiti. Quindi negli anni più recenti la ue ha introdotto anche dei sistemi di stabilizzazione del prezzo: la cosiddetta “market stability reserv”. Dunque questa è la prima fase di riforma : direttiva europea 29 del 2009 in cui si centralizza l’obbiettivo ambientale e nel contempo si propone l’allocazione tramite ASTA in maniera crescente. PAG 16: Detto ciò, queste riforme creano tutta una serie di problemi: la creazione di un meccanismo di stabilizzazione crea il problema di come dovrebbe funzionare e crea il problema di verificare se il sistema è efficace oppure no( questo lo vedremo dopo). L’altra cosa che bisogna però evitare è il fenomeno del cosiddetto CARBON LEAKAGE cioè alcuni settori ad alta intensità di CO2 possono essere soggetti a elevata competizione a causa della presenza di produttori che operano al di fuori dell’ue. Questo è il fenomeno del carbon leakage. CARBON LEAKAGE == le emissioni di CO2 se ne vanno dall’ue (dove la CO2 è costosa) verso altre parti del mondo (dove la CO2 è gratis). Ex: le imprese delocalizzano o spostano volumi di produzione dall’interno ue all’esterno. Per mitigare questo fenomeno si è pensato un sistema (è in vigore) in cui alcuni settori (che vengono rivisti periodicamente) hanno diritto ad una parte delle quote a titolo gratuito. Poiché con questi permessi obbligatori se alcuni settori devono necessariamente acquistare tutti i permessi all’asta, essi sono soggetti a una pressione sui costi elevata e questo può portare alcune imprese in alcuni settori a spostarsi al di fuori dell’unione europea oppure può portare i settori a perdere quote di mercato rispetto a chi si trova al di fuori dell’unione europea. Quindi l’impresa che opera in europa dice: tu mi dai tutti i permessi all’asta, questo fa aumentare i miei costi e questo mi fa perdere quote di mercato sul mercato x in cui la concorrenza al di fuori dell’ ue è molto forte. Quindi la risposta della commissione è :io ti do una parte de permessi gratuitamente per alleggerire questa pressione sui tuoi costi in modo di evitare il fenomeno del CARBON LEAKAGE (quindi non solo delocalizzazione ma anche completo spostamento della produzione all’esterno dell’ue). Questo significa che le regole sono ben precise e sono basate sul benchmarking; quindi l’idea è questa: io ti do una quota di emissioni gratuite sulla base di regole armonizzate a livello europeo e basate non sulle emissioni tue ma sulla base degli impianti più efficienti. Questo significa da un lato che io ti do una parte dei permessi gratuitamente ma dall’altro lato io i permessi gratuitamente non te li do sulla base delle tue emissioni storiche ma ti incentivo comunque ad essere più efficiente perché te li do sulla base delle imprese che nel tuo settore sono più efficienti. Questo per dire che: in questi settori soggetti a forte competizione dall’esterno dell’ue una parte dei permessi vengono dati gratuitamente ma sulla base di regole che vengono riviste periodicamente e sulla base di regole che cercano di danneggiare al minimo possibile gli incentivi delle imprese a produrre e a ridurre la propria emissione di CO2 in maniera efficiente. PAG 17

Poi chiaramente c’è il SISTEMA DI ASSEGNAMENTO GRATUITA che è prorogato fino al 2030. E poi ci sono le ASSEGNAZIONI AI SINGOLI IMPIANTI possono essere adattate ogni anno per (il sistema è rigido ma non troppo. È flessibile se necessario. Se c’è qualcosa di straordinario che succede, un impianto può sempre richiedere un adeguamento dei propri permessi). Ultima cosa: come anticipato, per evitare che il prezzo dei permessi fluttuasse eccessivamente quello che si è fatto è stato istituire la cosiddetta RISERVA DI STABILITA’ DI MERCATO. Come funziona? Funziona così: quando la commissione europea si è accorta che il prezzo dei permessi erano troppo bassi ha stabilito di togliere dei permessi del mercato uno tantum in modo da ridurre l’eccesso di offerta; questo sistema ha avuto un impatto perché ha stabilizzato il prezzo. Dopodichè ha introdotto un sistema in cui ogni anno la commissione pubblica (entro il 15 maggio) quante quote ci sono in circolazione e sulla base del numero di quote in circolazione fa questo: se ci sono troppe quote in circolazione alcune quote vengono sottratte dal mercato e messe da parte, se invece le quote sono troppo poche, una parte delle quote che sono state messe da parte in anni precedenti viene reimmessa sul mercato. Perché? Perché quando ci sono troppe quote si presuppone che il prezzo sia andato troppo in basso e togliendo quote dal mercato si sostiene il prezzo. Mentre invece quando il prezzo va troppo verso l’alto si presuppone perché ci siano troppo poche quote sul mercato, c’è un eccesso di domanda e quindi la reimmissione di quote sul mercato guida il prezzo verso il basso. In questo modo si crea sostanzialmente una banda di oscillazione per il prezzo dei permessi per evitare che vada troppo in alto o troppo in basso. Come fa la commissione europea a togliere o mettere quote? non è che va in giro a togliere quote dai portafogli delle singole imprese ma se in un anno ci sono troppe quote, nell’anno successivo vengono tolti dei permessi che vengono dati all’asta. (quindi supponiamo che la comm europea dica : ci sono 5000 quote in giro. Sono troppe, ne devo togliere

  1. Come faccio? Semplice, l’anno dopo metterò all’asta 400 permessi in meno di quelli che avevo deciso di mettere all’asta. In questo modo stabilizzo il prezzo verso l’alto.). Dunque abbiamo visto che il sistema è complesso ma noi abbiamo visto i principali dati sul funzionamento e sul come si è evoluto nel tempo. Domani vedremo come il prezzo dei permessi e lo scambio dei permessi ha reagito a tutta l’evoluzione del sistema. Vedremo soprattutto se questo pacchetto è stato ed è efficace oppure no. Fine lezione 5-bis 11/