



Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity
Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium
Prepara i tuoi esami
Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity
Prepara i tuoi esami con i documenti condivisi da studenti come te su Docsity
Trova i documenti specifici per gli esami della tua università
Preparati con lezioni e prove svolte basate sui programmi universitari!
Rispondi a reali domande d’esame e scopri la tua preparazione
Riassumi i tuoi documenti, fagli domande, convertili in quiz e mappe concettuali
Studia con prove svolte, tesine e consigli utili
Togliti ogni dubbio leggendo le risposte alle domande fatte da altri studenti come te
Esplora i documenti più scaricati per gli argomenti di studio più popolari
Ottieni i punti per scaricare
Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium
Appunti di petrarca della prof.ssa Ferro
Tipologia: Appunti
1 / 6
Questa pagina non è visibile nell’anteprima
Non perderti parti importanti!




Petrarca è il primo che parlato ed espresso l’interiorità, cioè con la sua poesia vengono portati a livelli moderni i generi dell’introspezione, il parlar di sé, l’autobiografia, cosa che ci spinge verso la modernità. Con Petrarca ci troviamo nello stesso secolo di Boccaccio. Tra Petrarca e Boccaccio c’è un salto, figuriamoci tra Petrarca e Dante, perchè il Canzoniere è un’opera modernissima, con esso la letteratura mondiale recupera la lirica morosa, la lirica di introspezione, il dubbio, la perplessità dell’uomo riguardo il proprio io. Recupera perchè per Petrarca valgono i vari modelli di classicità, la sua poesia riprende i modelli latini e quel modo di guardare all’uomo è una ripresa degli antichi. Petrarca perlustrava le biblioteche d’Europa alla ricerca di manoscritti antichi. Avviene una riscoperta dei classici. Noi non possiamo fare a meno di Petrarca e canzoniere perchè quando ciascuno di noi immagina una storia d’amore, la immagina secondo le fotografie/temi/parole che vengono da Petrarca. Tutta la fenomenologia amorosa, tutto il catalogo che riguarda il sentimento d’amore, viene da Petrarca e quindi senza di lui non possiamo immaginare Shakespeare, Leopardi, Montale. Linea petrarchesca che conduce fino a noi. IL CANZONIERE Non è un titolo d’autore, all’inizio Petrarca voleva intitolare quest’opera con termini volgari. E’ un insieme di 366 frammenti/poesie che vanno a costruire un mosaico. Numero simbolico come i giorni dell’anno, a disegnare un diario spirituale. L’opera è stata definita un romanzo, perchè racconta una storia. Racconta la storia d’amore tra Francesco e Laura. La vicenda morosa/l’innamoramento non corrisposto occupa interamente l’opera e in questa sua grandezza va a contenere tutti gli altri motivi. La vicenda storica viene trasfigurata dal poeta verso piani di lettura più ampi, quella amorosa è una tentazione/debolezza così come sono tentazioni altri aspetti della vita umana: desiderio di gloria, prestigio politico. Quindi l’amore vale per tutte le altre cose. Riflette sui problemi più intimi della natura umana. Era il giorno ch’al sol si scoloraro Era 'l giorno ch'al sol si scoloraro per la pietà del suo Factore i rai, quando i' fui preso, et non me ne guardai, ché i be' vostr'occhi, Donna, mi legaro. Tempo non mi parea da far riparo contra colpi d'Amor; però n'andai secur, senza sospetto: onde i mei guai nel comune dolor s'incominciaro. Trovommi Amor del tutto disarmato, et aperta la via per gli occhi al core, che di lagrime son fatti uscio et varco. Però, al mio parer, non li fu honore ferir me de saetta in quello stato, a voi armata non mostrar pur l'arco.
Il canzoniere è la storia dell’innamoramento di Francesco per Laura, innamoramento che inizia in un giorno preciso, quindi questo terzo testo è il principio. Laura non è Beatrice, c’è una differenza enorme tra le due figure femminili, perchè entrambe sono belle e producono miglioramento nell’uomo, ma Laura è creatura terrena, è bella come un angelo, ma non è un angelo e questa è la differenza con Beatrice dato che lei invece è davvero un angelo, è vista come una potenza salvifica che porta verso il paradiso, invece Laura conduce verso la perdizione, perchè l’amore come ce lo racconta Petrarca è un amore che è frutto di tentazione e dunque prende la strada sbagliata. All’inizio di questa storia imposta fin da subito un contrasto tra il sacro e il profano perchè il poeta racconta che quel giorno, il 6 aprile 1327, era il venerdì santo dunque il giorno in cui la comunità dei fedeli si addolora per la morte di Gesù e invece lui nella chiesa di Santa Chiara viene preso e catturato dall’amore, perchè vede Laura. Il poeta soffre quindi questo contrasto con senso di colpa. Un contrasto che riflette inesorabilmente quello interiore del poeta, perché combattuto tra uno stato d’animo di passione per la morte del suo Salvatore e un forte sentimento d’amore che improvvisamente lo colpisce lasciandolo inerme. Tutto nel giorno del pianto per la morte del Redentore poteva accadere, eccetto che innamorarsi di una donna, ma lo sguardo di Laura e la sua bellezza devastano il cuore di Petrarca, che non riesce in alcun modo a difendersi. Contemporaneamente si mantiene il parallelismo tra Laura e Dio. Questo testo è anche un testo che comunica, che precede nel territorio del Blasfemo. Petrarca è anche contento oltre che a sentirsi in colpa, in questo travaglio si costruiscono le poesie del canzoniere. IL TESTO - Parafrasi Era il giorno in cui al Sole si oscurarono per la pietà nei confronti del suo Creatore, i raggi, quando io fui catturato, proprio mentre non stavo in guardia, poiché i vostri begli occhi, o Donna, mi legarono, mi fecero prigioniero. Non mi sembrava quello il tempo di cercar riparo contro i colpi che Amore poteva arrecarmi; perciò andai sicuro, senza sospetto alcuno: e dal quel momento i miei tormenti iniziarono in mezzo al dolore comune per la morte di Cristo. Amore mi trovò del tutto inerme, attraverso gli occhi trovò aperta la via per il cuore, quegli stessi occhi che son diventati oggi porta e varco per le lacrime. Del resto, a mio parere, non fu un atto onorevole da parte di Amore colpire me con una freccia ridotto in quella condizione, ed a voi, armata, non mostrare neppure l’arco. Primi due versi sono una perifrasi per dire che era il venerdì santo. Quel giorno era (imperfetto) il venerdì santo. Al poeta preme specificare che era un giorno in cui per la pietà e il dolore per la morte di Gesù si scolorarono i raggi al sole. Rai —> raggi del sole. Questo significato si mette in relazione con un altro significato, cioè la luce degli occhi di lei. L’amore lega e quindi gli occhi fanno l’azione di legare.
conduci i miei pensieri, che inseguono falsi obiettivi, verso un oggetto più degni; ricorda loro che in questo giorno tu sei morto in croce. Per comprenderne meglio l’importanza e collocarlo adeguatamente all’interno del pensiero del Petrarca, il sonetto deve essere considerato come antitetico rispetto all’ altro BENEDETTO SIA ‘L GIORNO, ‘L MESE, ET L’ANNO. Questo accostamento è utile per capire l’oscillazione dell’animo del poeta che, se da un lato, è totalmente soggetto alla passione, dall’altro è pronto a chiedere perdono a Dio per il tempo passato a correre dietro a cose indegne. Questa insistenza a volte è presente nello stesso componimento poetico, se non addirittura nello stesso verso. La struttura del sonetto è piuttosto lineare. Nella prima quartina dopo aver invocato Dio, il poeta ricorda il proprio passato per mettere in evidenza la vanità dell’esperienza amorosa ed il tormento che ne deriva. Nella seconda quartina, dopo essersi ricollegato all’ invocazione precedente, esso si rivolge verso il futuro per contemplare nella preghiera la pace spirituale tanto desiderata. Nella prima terzina, il poeta constata quanto il suo tormento amoroso duri ancora, benché siano passati undici anni di vita colpevole. Infine, nell’ultima quartina, il Petrarca rivolge una triplice invocazione a Dio, ricorrendo a tre imperativi: Miserere. Reduci i pensier' Vaghi. Ramenta lor. Nel sonetto non esiste alcun cenno a Laura: di lei sono ricordati solo gli atti leggiadri e seducenti per il poeta, causa della passione amorosa di cui egli ora si sta pentendo. Levommi il mio penser in parte ov’era Levommi il mio penser in parte ov’era quella ch’io cerco, et non ritrovo in terra: ivi, fra lor che ’l terzo cerchio serra, la rividi piú bella et meno altera. 5 Per man mi prese, et disse: - In questa spera sarai anchor meco, se ’l desir non erra: i’ so’ colei che ti die’ tanta guerra, et compie’ mia giornata inanzi sera. Mio ben non cape in intelletto humano: 10 te solo aspetto, et quel che tanto amasti e là giuso è rimaso, il mio bel velo. - Deh perché tacque, et allargò la mano? Ch’al suon de’ detti sí pietosi et casti poco mancò ch’io non rimasi in cielo. PREMESSA In questo sonetto Petrarca descrive un incontro ultraterreno con Laura, che ha luogo quando la fanciulla è già defunta e si trova in Paradiso. Nella fantasia dell’incontro il poeta proietta il proprio desiderio inappagato d’amore, immaginando che l’amata si comporti finalmente in maniera amorevole nei suoi confronti e gli parli con dolcezza. In un lungo discorso diretto, che si estende per due intere strofe, Petrarca fa dire a Laura quelle
parole che egli attende da sempre di poter ascoltare. La fanciulla preannuncia che un giorno il poeta sarà accanto a lei, lascia intendere di desiderare fortissimamente che ciò avvenga, e si mostra pentita per i dolori procurati all’innamorato. Prima di concludere Laura giunge ad affermare che la sua beatitudine sarà completa solo quando il poeta si troverà al suo fianco. Poi la visione si interrompe, e Petrarca torna con disappunto alla realtà. Petrarca ricorda con nostalgia una fantasia dolcissima: l'immaginazione s'impadronì di lui, tanto che gli parve di lasciare la terra e salire in paradiso fino al cielo di Venere, dea dell'amore. Lì poté incontrare e contemplare l'anima splendente dell'amata Laura, di cui il poeta aveva continuato a sentire la mancanza anche dopo ch'era morta, ancora in giovane età: l'amata non era più irraggiungibile com'era stata da viva, ma pronta a riconoscere e ricambiare la devozione di lui. Nella visione Laura non solo parla a Francesco ma lo prende pure per mano: l'unico contatto fisico fra i due nel Canzoniere è possibile solo nel sogno. Le mani unite anticipano l'unione eterna dei due amanti che la donna promette: Laura, che da beata vede nella mente di Dio, annuncia a Francesco che anche lui, dopo morto, sarà salvato e salirà nel cielo degli amanti, dove potrà starle per sempre vicino nella gloria di Dio. Laura era morta giovane e Francesco il desiderio e la nostalgia di lei avevano procurato tanta pena, ma qui in cielo tutto quel dolore è superato: anche la donna ora può esprimere il desiderio di ritrovare sia l'innamorato sia il proprio corpo. Certo questa unione sognata si avvererà con la morte del poeta: ma proprio in virtù di questa visione la morte non fa più paura, anzi è attesa con ansia. Quando Laura tace e lascia la mano di Francesco, lui torna alla realtà, con dolore: avrebbe voluto morire per rimanere da subito con lei lassù. L'inizio di un famoso sonetto di Dante descrive Beatrice con la dittologia sinonimica “tanto gentile e tanto onesta”: i due aggettivi sono coordinati e, avendo un significato simile, si ribadiscono l'un l'altro. Petrarca usò questa figura come un modello compositivo: ne è un esempio “pietosi e casti”, ma in modo simile usava accostare anche frasi o aggettivi di senso diverso o contrastante. PRIMA QUARTINA In apertura Petrarca descrive il movimento del proprio pensiero, che elevandosi lo porta ad incontrare Laura nel cielo di Venere. L’elemento della nostalgia viene sottolineato da subito: l’autore non designa Laura per nome, ma ricorre ad una perifrasi, con la quale presenta la fanciulla come colei che egli cerca costantemente sulla terra, senza che riesca a trovarla. Parallelamente il poeta mette in risalto l’atteggiamento singolarmente compassionevole che Laura mostra nei suoi confronti. SECONDA QUARTINA Comincia il discorso di Laura. Il poeta riversa nelle parole della fanciulla il proprio desiderio di vedere ricambiato l’amore che egli da sempre nutre per lei. Laura preannuncia che un giorno Petrarca starà finalmente al suo fianco, lascia intendere di desiderare fortissimamente che ciò avvenga, e si mostra consapevole ed in qualche modo pentita dei dolori procurati all’innamorato. PRIMA TERZINA Nella prima terzina si fa ancor più evidente la corrispondenza tra le parole di Laura e ciò che Petrarca vuole sentirsi dire. La fanciulla dichiara che la propria condizione di anima beata non è del tutto perfetta, e che le mancano due cose: che ella possa ricongiungersi col proprio corpo rimasto sulla terra e che possa riavere al proprio fianco l’amato Petrarca. Dopo queste parole il discorso si interrompe.