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Petrarca - terza superiore, Appunti di Italiano

Appunti su vita e opere di Petrarca

Tipologia: Appunti

2019/2020

Caricato il 28/11/2021

solannat
solannat 🇮🇹

4.3

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10 documenti

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13.04
Francesco Petrarca
Biografia
Nacque il 20 luglio del 1304 ad Arezzo (in Toscana), figlio del notaio Ser Petracco e da Eletta
Canigiani. Il padre era tra i guelfi bianchi banditi dalla città di Firenze e per questo rifugiatosi
ad Arezzo. In questo momento storico si assiste ad un mutamento del panorama politico. Le tre
istituzioni che avevano caratterizzato il Medioevo (papato, impero e comuni) si erano indeboliti,
dando maggiore forza alle signorie, rette da importanti famiglie nobili. La famiglia Petrarca era
originaria di Incisa Valdarno, paese che poi Petrarca anziano ricorderà nei suoi scritti,
soprattutto le estati piacevoli trascorse in quel luogo.
Nel 1312 i Petrarca si stabilirono in Provenza, dove il padre era in affari presso la corte
pontificia. Qui Francesco ebbe come formatore un maestro privato che gli insegnò i rudimenti
della grammatica ed inizia ad appassionarsi della letteratura.
Il padre avrebbe voluto che facesse l’avvocato e Francesco fu indirizzato agli studi giuridici e
studiò legge a Montpellier e Bologna ma interruppe questi studi nel 1326 a 22 anni per dedicarsi
a quelli letterari.
Si trasferì in Provenza, territorio molto ricco di fermenti culturali perché ad Avignone ebbe sede
la curia papale. In Provenza vi fu la vera e propria formazione culturale di Petrarca. Ad
Avignone il 6 aprile 1327 nella chiesa di Santa Chiara incontrò Laura, donna che divenne il
centro della sua vita poetica. Per garantirsi un reddito divenne chierico e fu al servizio della
famiglia Colonna, prima di Giacomo e poi Giovanni, entrambi vescovi e così si dedicò agli
studi letterari.
Ma insofferente degli intrighi politici della vita avignonese acquistò un podere a Valchiusa che
divenne il suo rifugio. Importanti per la sua formazione culturale furono i numerosi rapporti con
amici letterati ed eruditi del tempo, come Giacomo (che fu prima suo compagno di studi a
Bologna e poi vescovo), suo fratello Gherardo, (un amico e confidente con cui condivideva la
passione per la letteratura), Giovanni Boccaccio (che conobbe a Firenze nel 1350). Mentre
Boccaccio considerava Petrarca un maestro, Petrarca lo considerava inferiore a lui, ma
nonostante questo ci fu un bellissimo rapporto tra i due. Nonostante questi rapporti intensi come
dimostrano le testimonianze epistolari (scambio di lettere) Petrarco amò comunque la
tranquillità e solitudine ma nello stesso tempo fu anche un inquieto viaggiatore, come
nella tradizione medievali dei chierici di appagantes. Era un ecclesiastico, un chierico, infatti tra
le sue mete troviamo Acquisgrana, Parigi, Parma, Padova, Verona, Roma, Genova, Napoli,
Mantova, era sempre alla ricerca di cultura e testi letterari che fossero originali. Fu anche un
amante dei volumi antichi, un bibliofilo, tanto da costruire una biblioteca personale molto ricca.
Nonostante questo desiderio di tranquillità e solitudine, Petrarca inseguiva comunque un
desiderio di gloria personale in ambito letterario.
Tuttavia nel 1341 non aveva ancora ultimato le sue opere. In questo periodo aveva iniziato il
poema epico epico latino Africa”. Aveva iniziato anche il de viris illustribus, una raccolta di
personaggi illustri. Stava lavorando a un'opera famosa di Livio ad urbe condita, oltre ad avere
scritto una commedia latina, numerose epistole in prose e versi in latino. Per questo prestigio
che acquisì, Roma e Parigi gli offrirono il titolo di poeta laureatus.
Fu così che Petrarca accettò l’offerta di Roma e il 6 aprile 1341 fu incoronato poeta in
Campidoglio, dopo essere stato per tre giorni presso la corte di Roberto D'angiò a Napoli, a
dissertare storia e poesia.
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Francesco Petrarca

Biografia Nacque il 20 luglio del 1304 ad Arezzo (in Toscana), figlio del notaio Ser Petracco e da Eletta Canigiani. Il padre era tra i guelfi bianchi banditi dalla città di Firenze e per questo rifugiatosi ad Arezzo. In questo momento storico si assiste ad un mutamento del panorama politico. Le tre istituzioni che avevano caratterizzato il Medioevo (papato, impero e comuni) si erano indeboliti, dando maggiore forza alle signorie , rette da importanti famiglie nobili. La famiglia Petrarca era originaria di Incisa Valdarno, paese che poi Petrarca anziano ricorderà nei suoi scritti, soprattutto le estati piacevoli trascorse in quel luogo. Nel 1312 i Petrarca si stabilirono in Provenza , dove il padre era in affari presso la corte pontificia. Qui Francesco ebbe come formatore un maestro privato che gli insegnò i rudimenti della grammatica ed inizia ad appassionarsi della letteratura. Il padre avrebbe voluto che facesse l’avvocato e Francesco fu indirizzato agli studi giuridici e studiò legge a Montpellier e Bologna ma interruppe questi studi nel 1326 a 22 anni per dedicarsi a quelli letterari. Si trasferì in Provenza , territorio molto ricco di fermenti culturali perché ad Avignone ebbe sede la curia papale. In Provenza vi fu la vera e propria formazione culturale di Petrarca. Ad Avignone il 6 aprile 1327 nella chiesa di Santa Chiara incontrò Laura , donna che divenne il centro della sua vita poetica. Per garantirsi un reddito divenne chierico e fu al servizio della famiglia Colonna , prima di Giacomo e poi Giovanni, entrambi vescovi e così si dedicò agli studi letterari. Ma insofferente degli intrighi politici della vita avignonese acquistò un podere a Valchiusa che divenne il suo rifugio. Importanti per la sua formazione culturale furono i numerosi rapporti con amici letterati ed eruditi del tempo, come Giacomo (che fu prima suo compagno di studi a Bologna e poi vescovo), suo fratello Gherardo, (un amico e confidente con cui condivideva la passione per la letteratura), Giovanni Boccaccio (che conobbe a Firenze nel 1350). Mentre Boccaccio considerava Petrarca un maestro, Petrarca lo considerava inferiore a lui, ma nonostante questo ci fu un bellissimo rapporto tra i due. Nonostante questi rapporti intensi come dimostrano le testimonianze epistolari (scambio di lettere) Petrarco amò comunque la tranquillità e solitudine ma nello stesso tempo fu anche un inquieto viaggiatore , come nella tradizione medievali dei chierici di appagantes. Era un ecclesiastico, un chierico, infatti tra le sue mete troviamo Acquisgrana, Parigi, Parma, Padova, Verona, Roma, Genova, Napoli, Mantova, era sempre alla ricerca di cultura e testi letterari che fossero originali. Fu anche un amante dei volumi antichi, un bibliofilo, tanto da costruire una biblioteca personale molto ricca. Nonostante questo desiderio di tranquillità e solitudine, Petrarca inseguiva comunque un desiderio di gloria personale in ambito letterario. Tuttavia nel 1341 non aveva ancora ultimato le sue opere. In questo periodo aveva iniziato il poema epico epico latino “ Africa ”. Aveva iniziato anche il de viris illustribus , una raccolta di personaggi illustri. Stava lavorando a un'opera famosa di Livio ad urbe condita, oltre ad avere scritto una commedia latina, numerose epistole in prose e versi in latino. Per questo prestigio che acquisì, Roma e Parigi gli offrirono il titolo di poeta laureatus. Fu così che Petrarca accettò l’offerta di Roma e il 6 aprile 1341 fu incoronato poeta in Campidoglio , dopo essere stato per tre giorni presso la corte di Roberto D'angiò a Napoli, a dissertare storia e poesia.

Nel 1342 Petrarca ebbe una sorta di crisi mistica , infatti il fratello Gherardo decise di diventare monaco certosino e si ritirò in un’abbazia francese. Anche Francesco era un ecclesiastico, un chierico, e aveva fatto il voto di castità, ma aveva comunque violato il vincolo del celibato e nel 1343 aveva avuto Francesca, figlia illegittima e nel 1337 Giovanni. Petrarca si ritrovò tormentato tra il desiderio di una vita virtuosa e il cedimento alle passioni umane. Petrarca si diede anche all’impegno politico , ma lo fece più per una tranquillità economica che per un ideale politico. Anche questo porta ad un dissidio interiore. Compie missioni diplomatiche per conto dei signori del tempo, contrastò la corruzione della curia papale, scrisse molte invettive, sperò nella pace dell’Italia, lacerata dalle lotte civili. Quindi Petrarca si impegnò politicamente come Dante, ma non sentì mai l’appartenenza ad una città , era piuttosto uno spirito indomito, legato alle signorie anche per convenienza personale. Ci fu un incontro molto importante: nel 1343 ad Avignone incontrò Cola di Rienzo , che giunse ad Avignone a capo di una delegazione popolare, per denunciare papa Clemente VI e per richiedere una riforma istituzionale. Cola di Rienzo contrastava le grandi famiglie baronali come i Baldi, Colonna per ricreare l’antica repubblica romana gestita da consoli. Petrarca aderì alla sua idea, andando anche ai suoi interessi, perché era legato a Colonna. Nel 1347 Cola venne proclamato rettore di Roma e vicario del papa. Quando la reputazione di Cola cominciò a vacillare perché inasprì le tasse, Petrarca cominciò a distaccarsi, evitò anche di raggiungerlo a Roma come gli aveva promesso. Cola fu scacciato da Roma dallo stesso popolo che lo aveva acclamato, venne imprigionato dal papa. E nel 1354 in una sommossa Cola venne ucciso dal popolo stesso. Nel 1348 ci fu un altro periodo di crisi per Petrarca. Era scoppiata la peste, che gli portò via laura. Il 6 aprile 1348 Laura morì. Morì anche il suo amico Giovanni Colonna, il vescovo che era stato suo compagno di studi e protettore. Petrarca incomincio a sentire il vuoto intorno a se. In quel periodo si trovò a verona. Inizio ad avvertire una profonda inquietudine e vagare tra varie città. Lasciò definitivamente Avignone e Valchiusa e accettò l’offerta dei Visconti , signori di Milano, i quali gli misero a disposizione una casa presso la cattedrale di sant'Ambrogio, in modo tale che potesse seguire gli studi letterari, per produrre opere letterarie occuparsi di missioni politiche per i Visconti. Avere Petrarca nella corte era sinonimo di grande prestigio per la corte. L'inquietudine di Petrarca era però tanta. Nel 1361 morì di peste il figlio Giovanni. Per sfuggire al contagio si trasferì a Venezia e stipulò un accordo col maggior consiglio, che gli propose di vivere in una casa “non grande ma onorevole”, impegnandosi però a lasciare tutti i suoi libri alla chiesa di San Marco. Petrarca accettò la proposta e andò a vivere a Venezia con la figlia Francesca e il nipote. Petrarca si dedicò ai suoi studi letterari, infatti trascrisse e ordinò le sue rime in volgare, il canzoniere o rerum vulgarium fragmenta. Lavoro anche ai trionfi, un poema allegorico in volgare. Anche questo periodo finì, nel 1368 perchè Petrarca interruppe all’improvviso l’accordo con Venezia per una migliore offerta da parte del signore di Padova, Francesco da Carrara. Il signore di Padova gli offrì un alloggio a Arquà, dove morì all'improvviso nel luglio del 1374, mentre era immerso nella lettura di un codice di Virgilio. La sua vastissima biblioteca non fu mai consegnata a Venezia, infatti i suoi preziosissimi testi furono divisi fra i signori di Padova, i Visconti di Milano e il re di Francia. Petrarca era un ottimo scrittore e aveva inventato un tipo di scrittura, con dei segni dolci molto riconoscibili.

Quest’opera fu ritrovata nel 1378 da un monaco fiorentino che stava trascrivendo le opere del Petrarca. E’ un dialogo in latino. Il titolo originale dell’epoca è “de secreto conflictu curarum mearum” ossia “il segreto conflitto dei miei pensieri”. L’opera non fu divulgata da Petrarca, ma è comunque un libro elaborato per un pubblico di lettori, non era un diario segreto. E’ un dialogo tra due personaggi che rappresentano due parti intime di se stesso. Questi due personaggi sono Agostino e Francesco. ● Francesco rappresenta Petrarca, che ha anche il suo nome, è la parte più restia ad ascoltare e a un cambiamento della propria personalità. ● Agostino invece è quella coscienza indagatrice, pronta a smascherare gli autoinganni. Infatti Agostino ha ricevuto dalla verità il compito di aiutare il poeta ad uscire dalla crisi interiore spirituale e sconfiggere il peccato, facendo riferimento a Sant’Agostino, vissuto tra il IV e V sec e autore delle Confessioni. Lo stesso sant'Agostino passò dalla vita dissoluta alla meditazione filosofica e religiosa, e diventa un modello per Petrarca. Quindi quest’opera è un esame di coscienza , volta a recuperare i valori etici e culturali che Petrarca sente smarriti. Nel primo libro dell’opera passa in rassegna i sette peccati capitali. Petrarca rappresenta il periodo di passaggio tra medioevo e umanesimo e si sente un peccatore, solo gola, ira e invidia non lo riguardano. Nei successivi libri esamina le catene dei diamanti, che trascinano Francesco verso la rovina. Queste catene che lo trascinano nel baratro sono l’amore per Laura e il desiderio di gloria. Quindi durante lo svolgimento di questo dialogo Francesco tenta sempre di opporsi ad Agostino, ma quest’ultimo confuta tutte le tesi di Francesco. Francesco dichiara alla fine di essere incapace di frenare il suo desiderio, ammette di non riuscire a commettere quei peccati, nonostante il consiglio di Agostino di puntare ad un perfezionamento interiore. Petrarca sente un dissidio interiore forte. Petrarca per quest’opera si ispira a modelli latini , come il De Oratore di Cicerone, il Soliloquia di Agostino, il De Consolatione philosophiae di Boezio, il De contenctu mundi di papa Innocenzo III e si ispira anche allo stoicismo, ossia al controllo da parte dell’uomo dei suoi istinti e impulsi.

Lo stile di quest’opera è un latino limpido, regolare, seguendo il modello del latino classico. L’opera è scritta tra l’ aprile del 1342 e l’aprile del 1343. In realtà l’opera è stata scritta 10 anni dopo , nel 1353, il periodo di maggiore inquietudine di Petrarca , in cui si trasferisce a Milano, dai Visconti. Viene scelto di indicare quel periodo per fare riferimento ai 40’ anni di Petrarca, per far comprendere che a quarant'anni è venuto il periodo di introspezione di se stesso e i cambiamento. Il numero 40 è simbolico e ha significato teologico, sono 40 i giorni di vagabondaggio nel deserto del popolo d’Israele, sono 40 i giorni del diluvio universale, sono 40 i giorni che intercorrono tra la resurrezione di Cristo e la sua ascesa al cielo. Ciò indica la sua maturazione e la presa di coscienza di se stesso. Il Secretum rappresenta un lavoro di ricomposizione delle sue opere. E’ anche la tappa di un percorso di conversione. Quest’opera rappresenta il passaggio dalla spiritualità medievale alla rivalutazione del mondo terreno dell’umanesimo del 400’. Petrarca scrive anche altre opere in latino per questo desiderio di gloria eterna.

Ci sono delle opere in versi e prose che scrive in latino. In versi l’Africa , un poema epico-storico in esametri che lascia incompleto. Quest’opera celebra la Roma repubblicana come modello di virtù e coraggio. Abbiamo poi il bucolium carmen, che è un carme bucolico con 12 egloghe in esametri e tocca varie tematiche come la morte di Laura, l’amore per la poesia latina, la morte di Roberto d’Angiò (re di Napoli), le polemiche contro la curia avignonese. Un’altra opera in latino sono i psalmi penitentiales che sono i salmi penitenziali scritti nel 1348 in cui emerge il suo sentimento tormentato, di perdono, di riconciliazione con se stesso e con Dio. In prosa Il de otio religioso , che riguarda la vita serena degli uomini religiosi, scritto nel 1347. C’è poi il de vita solitaria , che riguarda l’ascetismo cristiano e la rinuncia alla vita mondana. Abbiamo poi il de remediis utriusque fortune , che sono i rimedi della buona e nella cattiva sorte, scritti nel 1354 mentre era a Milano, un’opera della sua maturità. Quest’opera tratta della fragilità umana. Prende spunto dalla vita di Azzo da Correggio, signore di Padova che cadde in disgrazia, e passa quindi dalla buona alla cattiva sorte. Abbiamo poi il de viris illustribus , gli uomini lustri. Parla delle vite di grandi personaggi. Si dedica dal 1338 al 1368. Un’altra opera sono quattro i rerum memorandarum libri , ossia i libri di fatti memorabili, un’opera didascalica che si sviluppa su imitazione di modelli elevati come Virgilio e Valerio Massimo, scritta tra il 1343 e 1345. Ci sono anche opere in prosa polemiche , ma un'invettiva contro l’uomo potente ma che non ha nessuna dottrina e virtù, che ha potere ma non qualità umane. Quest’opera è contro un cardinale di Avignone. Un’altra invettiva è contro un medico del papa. Un’altra è invectiva contra eum qui maledicti italia, un’invettiva contro un frate francese, che era contro il trasferimento del papa in italia. Sono dei trattati politici del tempo. La fama eterna gli è stata attribuite dalle opere in volgare, diventate un modello letterario.

Nelle poesie emerge il ricorrere del logus ameros (luogo idilliaco). Emerge l’io di Petrarca, sempre in bilico tra l’amore e la voglia di gloria, anche attraverso il richiamo di Laura stessa, che lo si intuisce attraverso il gioco di parole Laura e Lauro. Emergono anche altri temi: ● gli amici scomparsi, ad esempio Cino da Pistoia, Simone Martini ● la tematica politica e la condanna dell’Italia per le continue lotte civili e delle trippe mercenaria ● desiderio di una vita sobria Per la forma linguistica sono ricorrenti figure retoriche ● come le dittologie (simmetria di parole) ● ricorrono parallelismi ● chiasmi ● allitterazioni ● antitesi La sestina diventa una struttura regolare e diventa uno dei metri tipici della poesia d’amore fino all’800. Il Paradiso Petrarca avrebbe voluto raggiungerlo attraverso le sue opere in latino ma ha raggiunto la sua forma eterna attraverso il canzoniere. E’ diventato “immortale” attraverso le sue opere che hanno fatto emergere una personalità in dissidio che avrebbe voluto invece nascondere.

I trionfi

E’ un poema allegorico in volgare con argomenti autobiografici. Petrarca tratta dell’amore per Laura e della sua esperienza come letterato e poeta. Affronta i temi principali dell’esperienza umana, come la mortalità, le illusioni, il desiderio di sfuggire al nulla, la prospettiva religiosa di una vita eterna. E’ un trionfo dell’eternità, in cui il tempo si annulla in un eterno presente e le anime risorgono per contemplare Dio. Solo et pensoso i più deserti campi - pag 360 In questo paesaggio indeterminato, emerge l’io lirico di Petrarca che cammina solo, con gli occhi puntati al suolo per cogliere le sue impronte e avere attenzione che non vi sia altra presenza umana. Emerge il senso dello schermo, cioè il riparo dalle persone malevoli che godono delle disgrazie altrui per proteggere la propria intimità. E’ in questi luoghi che il pensiero d’amore di Petrarca si fa più ossessivo. E’ l’amore stesso personificato che raggiungere ovunque l’io lirico per sollecitarlo e l’io non si sottrae, anzi l’alimenta. Emerge il tema della solitudine e il fuggire di proposito in luoghi solitari, per nascondere la follia d’amore. Questa solitudine è necessaria per sfuggire dall’inevitabile intrusione altrui.

Erano i capei d’oro a l’aura sparsi E’ del 1342. E’ un sonetto ABBA CDE DCE. Sono presenti dei richiami allo stilnovo. I verbi sono all’imperfetto e al presente. Or - si riferisce al tempo che scorre, che Laura non è più bella come prima, ma l’amore comunque rimane. Questo è un tema caro ai classici e umanistici: ossia che nulla è per sempre. E’ un quadro veritiero di un amore che nasce e poi continua nonostante la morte di Laura. Voi ch'ascoltate in rime sparse il suono E’ l’ultimo che ha scritto ma lo mette per primo. Sono 14 versi endecasillabi, ossia che l’ultimo accento metrico cade sull’ultima sillaba. Petrarca vuole trovare perdono per tutte le poesie. Si vergogna di se stesso ed è la conseguenza del vagare senza meta. Il ritmo è posato, non troppo veloce. Petrarca non sperimenta la lingua come Dante.