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Appunti con riferimento al Treccani, riassunto discorsivo sulla vita e le opere di Bembo contestualizzato tutto al periodo storico in cui è vissuto prendendo spunto dal testo scritto sul vocabolario online.
Tipologia: Appunti
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(1966) da Treccani
> 20 maggio 1470: nasce a Venezia da Bernardo (elevata personalità veneziana che incide nella vita di Pietro) e Elena Marcello. Primo stimolo letterario è successo nella biblioteca della casa paterna.
> 1488: studi presso il precettore domestico Giovanni Alessandro Urticio con a fianco l'amico, maestro e consigliere letterario Giovanni Aurelio Augurello. Non ci sono grandi rilevamenti sulla sua vocazione letteraria e anche sull'ambiente umanistico veneto che ha frequentato.
> 1478 - 1480: padre, ambasciatore per la seconda volta a Firenze e rapporti con i Medici e lettori fiorentini tra cui anche Lorenzo il Magnifico. > 1483: restauro tomba di Dante da parte del padre di Bembo con iscrizione latina più nobile "Nimirum Bembus Musis incensus Etruscis" ( "Senza dubbio Bembo, infiammato dalle Muse Etrusche, diede questo sepolcro a te, che esse coltivarono per prime" ).
> dal 1488 al 1490: Bembo seguì il padre a Roma per visitare la classicità della città cristiana e umanistica, poi fu iniziato ufficialmente alla vita politica e alla dedizione maggiore sugli studi più di quanto potesse esercitare normalmente patrizio veneziano.
> 1491: celebrazione di Bembo come poeta in latino in un pronostico a stampa dell'astrologo Agostoni e in uno dei Carmina dell'amico Augurello, editi poi a Verona. Ospite di Bembo fu Poliziano per ringraziarlo del prestito del manoscritto raro identificato come codice di Terenzio ( "Pietro Bembo, nobile veneziano figlio di Bernardo, famoso diplomatico e politico veneziano, giurista e cavaliere giovane appassionato di letteratura mi ha prestato la sua opera nel collazionare/ confrontare il testo con un altro codice per correggerlo" ) = prima testimonianza autorevole per il Bembo che si distacca dalla figura paterna ed emerge di propria luce. Inizia a studiare il greco con un suo amico a Messina dal maestro Costantino Lascaris. Durante il viaggio Bembo si reca a Napoli da un suo amico, il Pontano, il quale gli dedica il settimo libro della sua ultima opera "De rebus coelestibus", poi Bembo arriva a Messina i primi di maggio con l'amico Angelo Gabriele e resta due anni. Di rientro da Messina, Bembo si trasferisce a Padova per studiare filosofia fino al 1495 (ignota la conferma degli studi non solo filosofici ma anche giuridici, o attività forense, e se li avesse continuati).
> 1494: rientro a Venezia, raggiunto poi dal messinese Cola Bruno, il quale restò con lui fungendo come uomo di fiducia e segretario. Periodo dell'invasione sull'Italia della minaccia francese, anche se la città era neutrale. Nel frattempo Aldo Manuzio inizia la sua grande impresa editoriale, basata sul greco come diceva Poliziano e Barbaro, di edificare sulla base dei testi greci un nuovo umanesimo enciclopedico. Aldo Manuzio (1449/1452 - 1515), autore, editore di testi classici come lingue dell'umanesimo europeo e tipografo italiano, rif. a lui va degli incunaboli come Gutenberg, cioè libri stampati nel XV sec. con la tecnica dei caratteri mobili sviluppata proprio da Gutenberg. Con l'invenzione della
stampa, Bembo si pone la domanda sulla questione della lingua, quale lingua usare. Sono i primi prodotti della stampa europea che includevano i classici latini e testi religiosi o opere giuridiche e filosofiche. Termine che significa "in culla" e racchiude una produzione editoriale pionieristica dell'umanesimo.
Tra i primi libri di Manuzio uscì nel 1945 la grammatica greca di Costantino Lascaris, secondo l'esemplare che Bembo e l'amico Gabriele avevano portato da Messina.
> 1496: prima opera del Bembo "De Aetna", racconto in forma di dialogo col padre di un'ascensione sull'Etna fatta durante il soggiorno messinese tre anni prima, dedicata all'amico Angelo Gabriele.
> 1497: il padre divenne rappresentante (vicedomino) della Repubblica di Ferrara. Bembo, seguendolo, riprese gli studi filosofici alla scuola di Niccolò Leoniceno che aveva interrotto dopo tre anni a Padova. A Ferrara sperimentò l'ozio della corte cavalleresca e principesca, estense, una società diversa da quella veneziana. Durante il soggiorno ferrarese cominciò a stendere un'opera in volgare, in prosa e in rima, sull'amore "Gli Asolani", ispirata ad un proprio amore infelice di cui nulla sappiamo. Scena del dialogo è a Asolo, la corte di Caterina Comaro regina di Cipro ed unica nel territorio della Repubblica veneta. Il tema amoroso era quasi ripugnante nella tradizione umanistica, ma non in quella volgare. La volontà di prolungare il suo soggiorno a Ferrara non era dovuto alla situazione politica.
> 1499: sforzi di attività politiche = carica di Bembo di pagatore in campo (figura amministrativa militare per il pagamento delle truppe), ma respinto con 2 su 20 voti contrari. Candidato alla carica di ambasciatore in Ungheria, ma respinto con 17 su 142 voti contrari. E nuovamente respinto a quella in Portogallo con 51 su 114 voti contrari. I suoi sforzi nel mondo paterno della vita politica richiedevano a Bembo di inserirsi in un ambiente rigido e sospettoso e difficoltà personali, anche dovute a relazioni personali.
> 1500: amore per Maria Savorgnan non ricambiato. L'ultima fase di composizione degli Asolani corrisponde a questa fase della sua vita e dal quale nacque un carteggio che conservò e incluse nella definitiva edizione delle sue opere da pubblicarsi dopo la sua morte. Si recò spesso a Ferrara per incontrarla, perché si era trasferita da Venezia. Era un amore segreto. Come nella finzione letteraria degli "Asolani", dove in amichevole compagnia, negli intervalli di una festa di corte, tre donne e tre uomini discorrono dell'amore e insieme dei loro amori, così nella vita del Bembo l'esperienza amorosa pare che si levi e fiorisca su un intreccio di gelose amicizie. Nel terzo libro degli Asolani, Bembo offre una soluzione filosofica e religiosa insieme al problema dell'amore, ma la sua vocazione non era certamente filosofica e religiosa. Opera rischiosa per il contenuto in parte autobiografico anche lo scarso conto in cui una moderna opera volgare poteva essere tenuta. A Ferrara strinse amicizia con Iacopo Sadoleto (i loro nomi apparvero in un verso dell'Ariosto) e anche con Alberto Pio, il protettore di Aldo Manuzio. Manuzio cominciò a lanciare stampe in carattere corsivo e formato tascabile dei testi essenziali per ogni persona colta: Virgilio, Orazio.
linguisticamente nei testimoni '400, sulla base della sua spiccata competenza del fiorentino trecentesco. Di Dante non abbiamo autografi. Petrarca e Dante aldino, entrambi presenti nell'archivio digitale. Petrarca, nella biblioteca dell'università di Brandeis; Dante nella biblioteca Nazionale Centrale di Firenze.
La differenza tra i due? Bembo si concentra sulla forma! Ci sono dei codici di due modi ed è ciò che le lingue moderne hanno a differenza del latino. Si tratta di codici della lingua che utilizziamo come standard linguistico (matita rossa o blu). La pratica moderna è quella di fissare una norma linguistica che non esisteva prima in Italia, ma in Francia si per il centro politico esistente a Parigi.
Codificazione e norma ortografica che deriva dalla tradizione di questi testi garantendo una circolazione dei testi che era necessaria all'epoca di Bembo. La prima stampa è nel 1450 di opere volgari con alta variabilità geografica culturale ed è legata alla prima prosa della lettera dedicatoria di Bembo: un'opera stampata nel 1525, terminata un anno prima e corretta nell'anno della stampa. quest'opera affonda le sue radici nell'esperienza delle sue due edizioni su Petrarca e Dante aldino e di cui Bembo ne è l'editore.
> Invito da Ercole Strozzi di trascorrere tempo nella sua villa nel territorio ferrarese. Alternava spesso i soggiorni tra Ferrara e Venezia. Ma più spesso lontano da casa, incontrò Lucrezia Borgia, da poco giunta a Ferrara e sposa in terze nozze di Alfonso d'Este.
> 1504: ancora respinto dopo l'elezione da ambasciatore in Francia con 43/138 voti contrari, cosi come in Germania e in Borgogna (eletto il filosofo Querini).
> 1504: privilegio di stampa per un'opera latina "De corruptis poetarum locis", composta durante l'ozio ferrarese ma poi identificabile col titolo di una prima redazione del dialogo "De Virgilii Culice et Terentii fabulis", dedicato a Strozzi, pubblicato nel 1530.
> 1505: seguendo il padre a Roma, ritrovò gli amici umanisti, si fece conoscere da cardinali e prelati, probabile il mutamento allo stato ecclesiastico. Proseguendo per Ferrara e Mantova fu presentato alla marchesa Isabella Gonzaga. Rifiutato ancora da due ambascerie vuole trovare una sistemazione lontano da Venezia, come dimostra la lettera al cardinale Galeotto Franciotti Della Rovere, nipote del papa. Contava anche sui duchi di Urbino legati al nuovo papa Giulio II. Pietro Bembo era rimasto l'unico erede dopo la morte del fratello Carlo.
> 1506: lascia Venezia per restare sei anni a Urbino, corte del "Cortegiano" del Castiglione con personaggi di lettere e d'azione, sradicati come Bembo dalla terra d'origine e mirati ad un futuri diverso: gruppo mediceo, Giuliano, Bernardo da Bibbiena, i due genovesi Ottaviano e Federico Fregoso, il veronese Ludovico da Canossa, i due mantovani Cesare Gonzaga e lo stesso Castiglione. Durante il soggiorno urbinate riprese in mano il dialogo filologico su Virgilio e Terenzio, stessa opera probabilmente per la quale aveva chiesto un privilegio di stampa a Venezia nel
motivi di un uso letterario del volgare, ovvero delle "Prose della volgar lingua" che lo impegnarono negli ultimi anni del suo soggiorno a Urbino e nei primi mesi del 1512 a Roma.
> 1507: composizione opposta al genere da sempre seguito, la stretta imitazione petrarchesca delle rime degli Asolani, ovvero le Stanze recitate in maschera con Ottaviano Fregoso l'ultima sera di carnevale (con stile comico che indicavano le possibilità liriche e discorsive petrarchesche e umanistiche insieme con metro tipico della poesia descrittiva e narrativa del Quattrocento) ed una canzone in morte del fratello Carlo (inconsueta lunghezza e alta retorica su un tema funebre che apriva alla lirica volgare la via trionfale ed eroica propria della poesia classica).
> 1508: anno della morte del cardinale Galeotto Franciotti Della Rovere, iniziazione vita clericale ottenendo da Giulio II la commenda (onorificenza, beneficio, titolo) di S.Giovanni dell'ordine gerosolimitano (Gerusalemme) a Bologna, ma di cui entrò in possesso solo nel
> 1509-10: prima composizione incerta in latino di un dialogo in onore e commemorazione dei suoi ospiti, il "De Guido Ubaldo deque Elisabetta Gonzaga Urbini ducibus" e una probabile orazione greca in lode degli studi greci. Ingresso nuova duchessa Leonora Gonzaga.
> 1510: raccolta delle rime in forma di canzoniere dedicate alla duchessa vedova Elisabetta e si chiude con un sonetto dedicato all'amico Federico Fregoso, arcivescovo di Salerno, che per Bembo era importante per una sistemazione in Curia sul suo patrocinio.
> 1511: duca di Urbino F.Maria Della Rovere uccide il cardinale Francesco Alidosi per accuse di tradimento. Urbino, per Bembo, non rappresentava più una solida base. Ma due libri e forse la mezza parte dell'opera erano pronti prima del 1512.
> 4 febbraio 1512: Bembo invia la parte dell'opera composta agli amici veneziani mentre è a Roma dall'amico Fregoso con altri due, il Sadoleto (col quale aveva poche idee in comune) e Camillo Paleotti. A Venezia le discussioni di cui scriveva Bembo potevano risultare utili, ma a Roma non significavano niente.
> 19 settembre 1512: Gian Francesco Pico della Mirandola (visione critica e più religiosa e filosofica) indirizzò un'epistola a Bembo (visione sulla leggerezza della poesia volgare) sulla questione dell'imitazione, una tesi sostenuta vent'anni prima dal Poliziano (approccio filologico ed eclettico - imitare non solo Cicerone ma anche Seneca, Virgilio,.. cioè imitazione polifonica) in polemica con Paolo Cortese (approccio retorico e stilistico - sostenitore dell'unico modello ciceronianesimo per la prosa cioè imitazione monodica).
> 1513: Bembo risponde a Pico con l'epistola "De imitatione" come manifesto di un umanesimo latino e ciceroniano. Bembo proponeva una letteratura con rigorosa disciplina e ragioni letterarie dello stile.
> 1513: il nuovo papa Leone X, dopo Giulio II, nominò segretari ai Brevi (alto prelato della Curia romana responsabile della redazione dei brevi apostolici destinati ai sovrani, principi
Nel primo libro dell'opera del Bembo c'è un compiacimento soverchio (eccessivo) nella distruzione polemica della dottrina linguistica di un altro rivale, Vincenzo Calmeta. Tratti di meschina rivalsa.
L'indugio nella pubblicazione giovò al successo delle Prose: questioni discusse nell'opera erano vicine ad una soluzione che era proprio quella voluta dal Bembo:
Con le Prose nel 1525 uscì la Prefazione, scritta dal Bembo ma firmata da un suo amico Carlo Gualteruzzi, della prima edizione del Novellino cioè la prima edizione critica di un testo antico di prosa toscana.
> 1525 -1530: nuova letteratura e nuova società letteraria in Italia: corrispondenza fitta di amicizie tra le quali bernardo Tasso, Giovanni Guidiccioni, Giovanni Della Casa, Benedetto Varchi che conobbero in Nembo una giovanile energia. Bembo stampò a Padova le opere, volgari e latine, cui aveva dato mano nel 1529. Nel 1530 uscirono a Venezia:
INIZIO PETRARCHISMO LIRICO ITALIANO NEL 1530 + '31-'32:
> 1530: nomina di storiografo e bibliotecario della Repubblica di Venezia, riconoscimento della sua patria significativo per il passato che aveva avuto. Responsabilità di scrivere in un latino che non poteva più essere quello delle lettere o prose retoriche. Fu sorpreso di un incidente da parte del nipote Carlo che gli mise veleno in casa e fra Venezia e Padova si scatenò una piccola rivolta contro la sua dittatura letteraria da parte di un gruppo di giovani capeggiati da Antonio Broccardo, che morì subito dopo immaturamente. A sua difesa intervenne Pietro Aretino.
> 1532: il primogenito morto Pensiero di una nuova edizione delle "Rime".
> 1535: la sua compagna Morosina morta, per la quale scrisse una canzone. Edizione "Rime" uscita a Venezia con 24 componimenti nuovi e correzioni frequentissime a quelli già editi cinque anni prima.
> 1534: a Clemente VII successe Paolo III.
> 1536: uscita della prima edizione dei suoi brevi scritti che la dedicò a papa Leone X. Risposta all'attacco mosso allo stile dei suoi brevi da un umanista di Curia, Ubaldino Bandinelli. Ed essendo l'amico Gualteruzzi attivo in curia, riuscì a stringere rapporti con il giovane cardinale Alessandro Farnese, nipote di Paolo III. Stesso gioco di trent'anni prima sull'assicurarsi l'appoggio di un giovane cardinale, nipote di Giulio II, ad aprire la via agli onori ecclesiastici. L'obiettivo era il cardinalato ma la sua passione di uomo di lettere era più grande; nel cardinalato entravano a farne parte i suoi amici il Contarini, il Pole, il Sadoleto.
> 19 marzo 1539: elezione da cardinale secondo la giustificazione ufficiale della nomina cardinalizia "doctrina et eloquentia nostrae aetatis facile princeps" (senza dubbio il primo - il principe - per dottrina ed eloquenza della nostra epoca") per cui Bembo era il più tipico rappresentante. Una lunga e febbrile vicenda durata tre anni, sapendo quali ostacoli incontrasse la sua nomina, egli però non rinnegava la sua vocazione letteraria. Rivide spesso le "Prose" che pubblicò l'anno prima col titolo 'seconda edizione'. La nomina di cardinalato interruppe i suoi pensieri di pubblicare una terza edizione delle rime. Dottrina inverata (resa vera) attribuitagli dal Castiglione nel "Cortegiano" (IV,54) "che i vecchi amar possano senza biasimo e più felicemente che i giovani" cioè era ancora disposto all'incanto di un amore di donna, questa fu la veneziana Elisabetta Massolo, sorella di Girolamo Querini, uno dei migliori amici ed esecutore testamentario del Bembo. Trasferimento a Roma con il titolo ricevuto in cardinale diacono di S.Thermis e poi consacrato sacerdote, notevoli rapporti col Pole e Vittoria Colonna. Si trovava in Curia negli anni che precedettero l'apertura del concilio di Trento.
> 1541: la sua prima messa a settant'anni. Alla morte di Federico Fregoso il 29 luglio, assunse il titolo, che egli aveva prima, di vescovo di Gubbio restando in Curia e prendendo l'anno dopo il titolo di cardinalizio di S.Crisogono.
> 1542: morte amico fedele di una vita Cola Bruno. Intanto Bembo aveva provveduto alla sistemazione ed educazione del figlio nato illegittimo e poi della figlia Elena che andò in sposa al veneziano Pietro Gradenigo.
> 1543: Bembo segue Paolo III a Bologna per il convegno con l'imperatore e poi ottenne di andare a Venezia e Padova. Si trasferì nella diocesi di Gubbio, ducato di Urbino nel quale aveva trovato da giovane ispirazione e ospitalità per gli studi, meno dispendiosa di quella di Roma e dove rimase fino all'elezione di Leone X e la sua come segretario del papa. Continuava a lavorare per perfezionare il corpus delle sue opere latine e volgari, in parte inedite.
> febbraio 1544: trasferimento vescovato da Gubbio a Bergamo e rientro a marzo a Roma per volere del pontefice.
> 1800: Tradizione bembesca esaurita nel primo '800. Solo nel secondo '800 con Carducci la ricerca storica sulla vita e le opere del Bembo si riavvicinò.
> 1885: tesi di V.Cian
> 1900: rifiuto di ogni precettistica passata e riconoscenza del petrarchismo cinquecentesco fatto di una rigorosa lezione tecnica di lingua e stile. ICONOGRAFIE DI BEMBO:
Venezia 1729: 4 volumi: | 1°: la Storia veneta latina e volgare | 2°: Prose della volgar lingua, Asolani e Rime | 3°: Lettere volgari | 4°: Epistole, dialoghi latini e carmi
Milano 1808-10 in 12 volumi, dipendenza dal Morelli (tranne per la "Storia") e non contiene le opere latine: | 1°: Asolani | 2°: Rime | 3°- 4°: Storia veneta = riproduzione del testo del Morelli | 5° - 9°: Lettere | 10° - 12°: Prose della volgar lingua
Torino 1931 e 1960, ed. Dionisotti Prose e Rime:
Firenze 1961, ed. Marti, opere in volgare:
Venezia 1495-96:
Venezia 1505:
Venezia 1525:
Per i rapporti con i precedenti grammatici italiani:
Per il contrasto latino e volgare:
Per la polemica contro il Calmeta e la dottrina della lingua cortigiana:
"Petrus Bembus venetus patricius […] studiosus litterarum adulescens"
DELL'ORLANDO FURIOSO, edizione 1532, rivista linguisticamente alla luce delle Prose di Bembo, nel canto XLVI, ottava 15, vv.1-4:
Là Bernardo Capel, là veggo Pietro Bembo, che 'l puro e dolce idioma nostro, levato fuor del volgare uso tetro, quale esser dee, ci ha col suo esempio mostro.
Tra parentesi quadre c'è la COMMODITIZZAZIONE DI DIONISOTTI. Ancora dall'Introduzione di Dionisotti…:
pp. 10-11 [A Messina:] Lontano da Venezia, in una natura folta di antiche memorie e miti, in una quotidiana assoluta dedizione agli studi egli si trovò a fronte della sua vocazione letteraria e del suo destino di uomo libero. A Venezia le condizioni erano diverse. Per nascita e per educazione, figlio primogenito quale egli era di uno dei più autorevoli senatori veneziani, il Bembo aveva già segnata innanzi a sé la strada dei pubblici uffici e onori. E certo era una carriera non inconciliabile con una moderata attività letteraria. Ma la vocazione del Bembo era esclusiva, e mirava ad altro che a seguire fedelmente la carriera del padre. Questi, Bernardo Bembo, era fra gli uomini politici veneziani uno dei più appassionatamente aperti alla nuova cultura umanistica.
p. 11: A Padova in ispecie la promiscuità della vita universitaria favoriva i rapporti con maestri e allievi di altra provenienza, di altro livello sociale. A Venezia stessa c’erano scuole, e la cancelleria, e i grandi monasteri e conventi, e l’afflusso continuo nella capitale di uomini rappresentativi delle città di terraferma e di tutti gli Stati italiani. E c’era, attrezzata e attiva sulla fine del Quattrocento più che in ogni altro luogo al mondo, la nuova industria tipografica.
p. 14: L’umanesimo di Aldo [Manuzio] non faceva sfoggio di facile dottrina, di facile retorica; aborriva dall’aria chiusa dell’umanesimo scolastico, universitario, latino, da una cultura ridotta a tecnica, a mestiere, dai testi ridotti a pretesto di straripanti commenti; mirava ai nudi testi, alla lettura diretta, disinteressata e personale, in cui ogni uomo trova il suo pane; mirava ai testi greci, a una antica sapienza non inconciliabile con la Sacra Scrittura, e al greco come a un ponte per giungere all’ebraico […]. Nel 1501 egli [ scil. Aldo Manuzio] produsse il primo suo libro in piccolo formato e in carattere corsivo, il libro tascabile, che può accompagnare l’uomo ovunque, libro di preghiere di una cultura laica. Era un Virgilio, e sùbito seguì Orazio, e sùbito, sempre nel 1501, accanto ai due grandi latini, il Petrarca curato dal Bembo. E l’anno dopo, 1502, anche a cura del Bembo, Dante.
p. 15: Quanto al Bembo, bisogna anzitutto notare che la sua edizione del Petrarca si presenta come un’edizione critica non soltanto perché si professa condotta sull’autografo, ma anche perché in un’appendice polemica naturalmente anonima ma che non poté essere scritta se non dal Bembo, l’editore si appella per la difesa di lezioni controverse del testo, alla conoscenza che egli rivendica a sé e nega agli avversari, delle regole della lingua, della grammatica insomma del volgare.
p. 16: Nella sua edizione del Petrarca e in certe «notazioni della lingua» che scrivendo il 2 settembre 1500 a una donna amata, Maria Savorgnan, il Bembo affermava di aver cominciato a comporre a uso di lei, è il primo nucleo di quel che sarà il suo capolavoro, le Prose. Ma dalle Prose egli era ancora molto lontano. Neppure il Bembo poteva intorno al 1500 pensare a una grammatica volgare come opera a sé stante.
p. 26: la prosa degli Asolani , la prima prosa toscana prodotta in Italia da uno che toscano non fosse né per nascita né per educazione.
p. 27: gli Asolani restano opera fondamentale nella storia della lingua italiana. Nella storia della letteratura, essi occupano un posto minore.
p. 41: nell’aprile 1525 [Bembo] era di ritorno a Padova, e nel settembre a Venezia le Prose uscivano a stampa. Uscivano come se gli ultimi dieci anni non fossero stati: rivolgendo il discorso al cardinal [Giulio di Giuliano] de’ Medici e solo nel titolo registrando il fatto che il cardinale era «poi» [nel 1523] diventato [papa] Clemente VII, e di Giuliano [di Lorenzo] de’ Medici [duca di Nemours, † 1516] e di [papa] Leone X [ scil. Giovanni di Lorenzo de’ Medici, † 1521] parlando come di persone vive. Era una finzione intesa a riaffermare la priorità dell’opera propria rispetto alle Regole del Fortunio [1516] di cui naturalmente non era fatto alcun ricordo esplicito. Di qui, dal 1515 si risaliva indietro di altri dieci anni e più, con la