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La natura, secondo il Platonismo Rinascimentale, è considerata come un quadro allegorico. Esso, se letto nel modo corretto, rivela realtà che vanno oltre il mondo fisico...
Tipologia: Sintesi del corso
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La natura, secondo il Platonismo Rinascimentale , è considerata come un quadro allegorico. Esso, se letto nel modo corretto, rivela realtà che vanno oltre il mondo fisico. Coloro che sono capaci a interpretare la natura riescono a cogliere significati nascosti e più profondi come nel mito della caverna, difatti vi si trova una sua reinterpretazione con il platonismo rinascimentale, non considerando, però, le ombre come illusioni ma come tracce di verità da cui se ben interpretate portano alla verità. Un esempio di quadro allegorico è quello di Botticelli il quale si pensi si sia ispirato al platonismo ermetico per il suo dipinto Primavera : vi è una donna che concretamente non è altro una manciata di pennellate, quindi sta tutto nel saperlo interpretare. Nel 1453, con il crollo dell’impero Bizantino, vi si assiste a una migrazione degli intellettuali bizantini a Firenze, poiché erano già a stretto contatto a livello filosofico. Essi portano con sé scritti platonici (considerati però ormai passati per gli italiani del 500) e la loro lingua greca, la quale è molto utile per lo studio dei testi di Aristotele e Platone per i filosofi italiani. Successivamente vi è una riscoperta delle capacità dell’uomo grazie a questi testi che sono patrimoni provenienti dall’uomo e non da Dio. A Firenze nasce l’accademia Platonica sotto i Medici. Uno dei pilastri dell’accademia platonica è Ermete Trismegisto con i suoi testi. Esso viene considerato come una sorta di profeta che tenta di unire il cristianesimo delle origini al platonismo, trattando anche elementi magici come le cure dell’uomo e la trasmutazione degli elementi di tutte le variabili possibili I temi trattati nei testi di Ermete, ovvero il Corpus Hermeticum , parlano delle manifestazioni religiose e puntano alla fine dello scontro tra le religioni, oltre cercare di capire le origini del senso del cosmo e l’origine dell’uomo: partendo da un Adamo celeste, perfetto, poi decaduto diventando così l’Adamo della creazione (Antico Testamento). Questi testi inizialmente vengono datati nell’epoca di Mosè, considerati capaci di prevedere anche la nascita di Cristo. Massilio Ficino e Pico Della Mirandola benché si basano su questi testi, non notano la datazione assegnata errata nonostante sia proprio quello il periodo della nascita della filologia. Soltanto nel 1645, Causobò , un filosofo francese, scopre la vera epoca della realizzazione di essi, ovvero intorno al 200. Massilio e Pico utilizzando quei testi ermetici elaborano teorie sulla centralità e riscoperta dell’uomo e sulla concezione del cosmo. Il tema della centralità dell’uomo trattato in questo periodo risulta essere strano poiché molti degli eventi e scoperte recenti vanno contro la centralità dell’uomo poiché porterebbero a pensare che egli non si trova al centro dell’universo: la scoperta dell’America, la presenza di più religioni cristiane (di conseguenza non vi è più una chiesa centrale), la scoperta dell’eliocentrismo e la presenza di una moltitudine di stati, ognuno con un centro proprio. Secondo i due filosofi rinascimentali, questo argomento va considerato in modo simbolico, allegorico e da dover essere interpretato correttamente. Massilio lo spiega attraverso il Copula Mundi , ovvero, una scala gerarchica in cui da qualsiasi punto la cui si guardi, l’uomo è sempre al centro poiché essa è formata da: Dio, Angeli, Uomo, Qualità, Materia (ordinati in base alla quantità di essere). -Dio: essere perfetto, è considerato l’essere nella sua massima forma, al 100%. -Angeli: essere umani perfetti che posseggono tutte le qualità. -Esseri Umani: posseggono solo alcune delle qualità. -Qualità: considerate come idee/pensiero. -Materia: considerata come la povertà dell’essere.
In nessuno dei casi, l’essere viene completamente a mancare. La scala può essere vista sia dall’alto che dal basso, in modo tale che l’uomo risulti essere il punto di contatto e di trasmutazione tra i due versi, rendendo il basso l’alto e viceversa. L’uomo viene considerato anche come specchio poiché in grado di riflettere l’alto e il basso dalla posizione più consona, ovvero il centro, collegandosi anche al Demiurgo di Platone , nel quale il gigante va considerato come un’allegoria dell’uomo a sua immagine e somiglianza capace di creare e fare cose. Per Pico l’universo in principio è stato creato con tutte le sue creature avente ognuna un posto già stabilito, mancava quindi un osservatore, l’uomo, che venne posizionato al centro, il posto migliore per poter osservare. L’uomo viene visto sotto forma di camaleonte, dandogli così la possibilità di avere tutte le forme, la libertà di poter diventare un qualcosa di più elevato come, un angelo, o retrocedere ad animale. In conclusione, possiamo sostenere che la centralità dell’uomo non va intesa come un qualcosa di posizionale-geografico ma come qualcosa di simbolico-allegorico e che quindi va interpretato con la giusta chiave di lettura per raggiungere la verità.