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Plinio il Giovane: Biografia, Panegirico di Traiano e Epistolario, Appunti di Latino

Plinio il giovane, intellettuale e politico romano, è noto per la sua lettera a tacito sulla morte di plinio il vecchio, la sua opera panegirica per traiano e l'epistolario. Nato a como, plinio scalò le vette della politica romana diventando console, governatore in bitinia e amico di traiano. Il panegirico elogia traiano come un dono degli dei per i romani, mentre l'epistolario, dedicato a setticio claro, è un'opera letteraria pubblicata e divisa in 10 libri. Plinio elogia traiano nei suoi discorsi e lo dedica persino a un panegirico.

Tipologia: Appunti

2020/2021

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PLINIO IL GIOVANE
1) INTRODUZIONE
Plinio il Giovane ha scritto una lettera a Tacito per la morte di Plinio il Vecchio. Dalla lettera si apprende che
sia morto per asfissia, anche se i critici moderni invece sostengono che la causa del decesso si debba
riscontrare in un problema al cuore. Plinio, come Quintiliano e Plinio il Vecchio, è un intellettuale del
consenso, diversamente dai satirici (che si caratterizzano per il loro dissenso, velato o esplicito). Egli fu
anche una sorta di Mecenate: ebbe la fortuna di possedere una situazione economica prosperosa, riuscendo
tra l’altro a sostenere intellettuali come Marziale.
Nacque a Como, figlio della sorella di Plinio il Vecchio. Morto il padre, venne adottato dallo zio, che gli
lasciò in eredità alcuni possedimenti. Scalando le vette della politica romana, fu prima console nel 100 d.C. e
poi governatore in Bitinia. Inoltre divenne anche amico di Traiano, nonostante avesse ricoperto cariche
politiche sotto Domiziano.
Plinio il Giovane fece parte del consilium principis, cioè l'entourage di Traiano. Tuttavia il consilium
principis non deve essere confuso con la cohors amicorum, siccome Nerone aveva istituito una vera e
propria corte, mentre il consilium era un'assemblea in cui i membri venivano considerati quasi come pari
dell’imperatore, a cui Traiano si affida per ricevere consigli. Proprio Traiano fu un princeps molto mite, così
come Nerva. Seppero instaurare con gli intellettuali un rapporto diverso dagli imperatori precedenti.
Plinio fu nominato anche come delegato in Bitinia, dove morì. Scrisse alcuni discorsi giudiziari, ma
soprattutto epidittici, da buon letterato del consenso. Elogiò numerose volte Traiano nei suoi discorsi e gli
dedicò persino un panegirico.
2) IL PANEGIRICO
Il panegirico di Traiano è l'unica orazione completa che è pervenuta ai giorni nostri. Esso è una sorta di
ringraziamento che Plinio pronunciò in senato quando ricevette il consolato, in cui presentava Traiano come
un dono degli dei fatto ai romani, avvicinandolo quasi ad una divinità.
Il letterato elogia la successione per adozione, siccome Nerva e Traiano erano stati adottati. Dunque la
successione imperiale non è più un automatismo come la successione dinastica, ma diventa una scelta.
Questo metodo assicura la gestione del potere nelle mani dei migliori cittadini.
Plinio si schiera apertamente con il modus operandi di Traiano, in opposizione totale a Domiziano. Di
Traiano ammira il rispetto nei confronti del senato, a cui assicurò la dignitas e la securitas. Questo tema è
particolarmente sentito a Roma siccome in passato vi erano state delle controversie tra imperatore e senato.
(Excursus sul rapporto tra governatore e senato. Augusto lasciò intatte le istituzioni repubblicane, il senato
aveva ancora potere. La dinastia giulio-claudia, invece, non fu vicina al senato, che perse poi il suo potere.
Con la Dinastia Flavia i senatori erano solamente dei funzionari a servizio dell'imperatore).
Per enfatizzare la figura di Traiano, Plinio lo pone in opposizione a Domiziano, sottolineando la negatività
dell'impero dell’ultimo imperatore Flavio. Questo viene fatto per incoraggiare quella politica filo-senatoria di
cui un princeps si deve avvalere. Qualche critico non ha voluto accettare questo senso di adulazione nei
confronti dell'imperatore. Tacito critica la degenerazione degli imperatori, puntando il dito contro Nerone e
Domiziano ad esempio. Dunque abbiamo una conferma dei comportamenti di Domiziano anche da lui.
Il Panegirico è un’orazione epidittica, intenta ad elogiare quell’imperatore che non aveva dei precedenti così
diretti prima. Volendo fare un confronto tra il rapporto Plinio-Traiano e Seneca-Nerone, nel De clementia
Seneca forniva dei consigli all'imperatore nel tentativo di formare un princeps illuminato.
Plinio, invece, non consiglia mai l'imperatore, nonostante facesse parte del suo circolo. Quindi in questo caso
il rapporto intellettuale-potere cambia. Se da una parte Seneca dà consigli e ammonimenti a Nerone ( la fase
del quinquennio felice), dall’altra Plinio ha sempre un atteggiamento subalterno e adulatorio nei confronti di
Traiano.
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PLINIO IL GIOVANE

1) INTRODUZIONE

Plinio il Giovane ha scritto una lettera a Tacito per la morte di Plinio il Vecchio. Dalla lettera si apprende che sia morto per asfissia, anche se i critici moderni invece sostengono che la causa del decesso si debba riscontrare in un problema al cuore. Plinio, come Quintiliano e Plinio il Vecchio, è un intellettuale del consenso, diversamente dai satirici (che si caratterizzano per il loro dissenso, velato o esplicito). Egli fu anche una sorta di Mecenate: ebbe la fortuna di possedere una situazione economica prosperosa, riuscendo tra l’altro a sostenere intellettuali come Marziale. Nacque a Como, figlio della sorella di Plinio il Vecchio. Morto il padre, venne adottato dallo zio, che gli lasciò in eredità alcuni possedimenti. Scalando le vette della politica romana, fu prima console nel 100 d.C. e poi governatore in Bitinia. Inoltre divenne anche amico di Traiano, nonostante avesse ricoperto cariche politiche sotto Domiziano. Plinio il Giovane fece parte del consilium principis , cioè l' entourage di Traiano. Tuttavia il consilium principis non deve essere confuso con la cohors amicorum , siccome Nerone aveva istituito una vera e propria corte, mentre il consilium era un'assemblea in cui i membri venivano considerati quasi come pari dell’imperatore, a cui Traiano si affida per ricevere consigli. Proprio Traiano fu un princeps molto mite, così come Nerva. Seppero instaurare con gli intellettuali un rapporto diverso dagli imperatori precedenti. Plinio fu nominato anche come delegato in Bitinia, dove morì. Scrisse alcuni discorsi giudiziari, ma soprattutto epidittici, da buon letterato del consenso. Elogiò numerose volte Traiano nei suoi discorsi e gli dedicò persino un panegirico.

2) IL PANEGIRICO

Il panegirico di Traiano è l'unica orazione completa che è pervenuta ai giorni nostri. Esso è una sorta di ringraziamento che Plinio pronunciò in senato quando ricevette il consolato, in cui presentava Traiano come un dono degli dei fatto ai romani, avvicinandolo quasi ad una divinità. Il letterato elogia la successione per adozione, siccome Nerva e Traiano erano stati adottati. Dunque la successione imperiale non è più un automatismo come la successione dinastica, ma diventa una scelta. Questo metodo assicura la gestione del potere nelle mani dei migliori cittadini. Plinio si schiera apertamente con il modus operandi di Traiano, in opposizione totale a Domiziano. Di Traiano ammira il rispetto nei confronti del senato, a cui assicurò la dignitas e la securitas. Questo tema è particolarmente sentito a Roma siccome in passato vi erano state delle controversie tra imperatore e senato. (Excursus sul rapporto tra governatore e senato. Augusto lasciò intatte le istituzioni repubblicane, il senato aveva ancora potere. La dinastia giulio-claudia, invece, non fu vicina al senato, che perse poi il suo potere. Con la Dinastia Flavia i senatori erano solamente dei funzionari a servizio dell'imperatore). Per enfatizzare la figura di Traiano, Plinio lo pone in opposizione a Domiziano, sottolineando la negatività dell'impero dell’ultimo imperatore Flavio. Questo viene fatto per incoraggiare quella politica filo-senatoria di cui un princeps si deve avvalere. Qualche critico non ha voluto accettare questo senso di adulazione nei confronti dell'imperatore. Tacito critica la degenerazione degli imperatori, puntando il dito contro Nerone e Domiziano ad esempio. Dunque abbiamo una conferma dei comportamenti di Domiziano anche da lui. Il Panegirico è un’orazione epidittica, intenta ad elogiare quell’imperatore che non aveva dei precedenti così diretti prima. Volendo fare un confronto tra il rapporto Plinio-Traiano e Seneca-Nerone, nel De clementia Seneca forniva dei consigli all'imperatore nel tentativo di formare un princeps illuminato. Plinio, invece, non consiglia mai l'imperatore, nonostante facesse parte del suo circolo. Quindi in questo caso il rapporto intellettuale-potere cambia. Se da una parte Seneca dà consigli e ammonimenti a Nerone ( la fase del quinquennio felice), dall’altra Plinio ha sempre un atteggiamento subalterno e adulatorio nei confronti di Traiano.

Già dai tempi di Augusto, però, si può comprendere il rapporto intellettuale-potere cambia: Ottaviano aveva ingaggiato Mecenate proprio per poter diffondere attraverso le opere degli intellettuali la sua propaganda politica. Si assicurò così l'appoggio degli intellettuali. Il Panegirico è un valido esempio di oratoria epidittica romana (mentre in Grecia ricordiamo Isocrate): è un discorso stilisticamente ricco, pregno di figure retoriche. Presenta un contenuto magniloquente, a tratti ampolloso.

3) L’EPISTOLARIO

L'opera più importante di Plinio, insieme al Panegirico, è l'Epistolario. Anche questo non è un genere nuovo a Roma: da Cicerone a Seneca, il genere epistolario ha un lungo trascorso nell’Impero, nonostante le numerose differenze. L'Epistolario di Plinio, non nel fine (siccome i temi sono vari) ma nella forma, fu più vicino a Seneca che a Cicerone. Infatti, proprio come le Epistulae ad Lucilium , anche l’Epistolario di Plinio nasce con l’intento di essere un’opera letteraria da pubblicare. L'Epistolario, dedicato a Setticio Claro (prefetto del pretorio sotto Adriano), è diviso in 10 libri: i primi o contengono lettere indirizzate ad amici, scritte e pubblicate prima di essere designato prefetto in Bitinia. Il decimo libro, invece, contiene tutto il carteggio ufficiale (corrispondenza tra mittente e destinatario) con l'imperatore Traiano e sono in tutto 124 lettere, solo del libro X. Tenendo conto che il carteggio fosse ufficiale, si comprende che il linguaggio e lo stile siano diversi, perché i destinatari sono diversi. L’autore apre questo Epistolario scrivendo che apporterà a queste lettere paulo curatio , ovvero riscritte un po' più accuratamente (dunque sono pubblicate solo dopo un’attenta revisione). Quindi le lettere di Plinio diventano dei veri e proprio testi letterari: quando raccoglie le epistole, le rivisita, corregge e riscrive in modo da farle diventare veri e proprio testi letterari. Questo tipo di Epistolario, come detto in precedenza, è molto più vicino a Seneca che a Cicerone. Essendo Plinio stato un allievo del maestro Quintiliano, paradossalmente è molto più vicino a Cicerone che a Seneca nello stile. La raccolta delle lettere, però, è stata fatta senza rispettare l'ordine cronologico, poiché l’Epistolario non si propone di essere un'opera storica. Plinio afferma che le suddivise «come mi capitavano per le mani». Dunque, sicuramente non sono disposte all'interno dei vari libri in modo cronologico, ma nemmeno casuale. All'interno di queste lettere si nota una caratteristica comune: la varietas , sia degli argomenti che delle situazioni. Questa caratteristica va un po' a contrastare con la monotonia di Plinio. Egli era un "gran signore", un uomo facoltoso e ricco che possedeva varie ville, come emerge dalle stesse lettere. Soprattutto è un uomo molto legato alla sua Como, tant'è che, in una lettera inviata a Tacito, farà di tutto per portare a Como una scuola superiore, affinché gli studenti di Como non andassero a Milano per studiare (IV lettera). Da ciò si evince che il suo modo di vivere è abbastanza monotono. Plinio è un intellettuale del consenso, non del dissenso come i satirici. Nella sua vita non va alla ricerca della ricchezza, perché già la possiede, ma dell' otium. È da funzionario che parla, non da intellettuale, e anche quando riuscì a ottenere questa carica, una volta in Bitinia dalle sue lettere emerge un uomo che non si confronta con l'imperatore, ma esegue solo i suoi mandata (gli ordini).

3.1) Varietà di contenuti

Le occasioni e le occupazioni di un cittadino romano come Plinio durante l'impero emergono proprio dall'epistolario. Discorsi tenuti in tribunale, recitazioni organizzate in casa o presso conoscenti, inviti a cena, soggiorni nelle varie case, ma anche l'occasione di alcune condoglianze (alcuni lutti gli offrono la possibilità di scrivere lettere). Ovviamente nel decimo libro il tono cambia, perché risulta essere di interesse documentario, in quanto si rivolge in maniera formale all'imperatore Traiano. Tra le tante lettere ne emergono due in particolare che sono passate poi col tempo con l’appellativo di «lettere cristiane», perché sono loro l'argomento principale delle lettere. All'epoca si stava diffondendo la religione nelle varie province, quindi Plinio scrive