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Plutarco: Vite Parallele e Moralia - Un'analisi della sua opera, Appunti di Greco

Vita di Plutarco e descrizione del suo metodo di scrittura di biografie. Descrizione dei Moralia e delle Vite Parallele

Tipologia: Appunti

2020/2021

In vendita dal 18/05/2021

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elenaaaaaaaaa_ 🇮🇹

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PLUTARCO
Nasce intorno al 45/50 d.C. quindi è molto tardo rispetto agli altri, in piena età imperiale Giulio-
Claudia. Nasce nel momento in cui la grecia è divenuta provincia romana: lui nasce a cheronea,
dove nel 338 c’è stata la battaglia di Cheronea quando l’esercito macedone aveva sconfitto
l’alleanza Atene-Tebe-Sparta. Lui quindi è madrelingua greco ma conosce perfettamente il latino e
si occupa di amministrazione pubblica quindi di fatto lavora per l’impero romano. Lui però si dedica
principalmente alla scrittura e pare abbia scritto più di 280 opere brevi, anche se noi ne abbiamo
solo la metà. Possiamo dividerle in due grandi blocchi: le vite parallele e i moralia. I Moralia sono
una raccolta di moltissimi scritti molto brevi che si pongono problemi di carattere morale come la
tranquillità d’animo, il trattenere l’ira, l’educazione dei bambini.. Sono temi simili a quelli di Seneca
e questo perché Plutarco viene dopo Seneca e attinge moltissimo dai suoi scritti: non c’è niente di
innovativo, è una trasmissione in greco di considerazioni e riflessioni fatte a Roma. Praticamente è
il passaggio inverso a quello che aveva fatto Cicerone che aveva tradotto i concetti della filosofia in
latino. L’opera per cui è più famoso però sono le Vite Parallele, che ebbero grandissimo successo
e sono 22 coppie di vite complessive, unite a 4 vite singole. Le coppie sono tutte formate dalla
biografia di un importante uomo romano accostata a quella di un importante uomo greco. Il criterio
è cronologico, ovvero chi è vissuto prima è colui che precede nella coppia: dato che il grosso della
cultura greca si è svolto prima di quello latino normalmente prima c’è il personaggio greco e poi
quello romano. L’opera di Plutarco è diversa da quella di Nepote, sebbene anche quest’ultimo
avesse già raccontato le biografie sia di romani che di stranieri, strutturandole per settori (poeti,
oratori, politici.. Anche se a noi sono rimasti solo i generali stranieri). In Plutarco si accosta un
singolo personaggio greco a un singolo personaggio romano: il senso quindi è duplice perché da
un lato c’è l’idea di Plutarco, che vive in un mondo greco-romano, secondo cui i greci hanno
inventato tutto e i romani hanno copiato tutto confrontandosi con il modello greco, al contempo
però vuole far vedere che anche i romani hanno avuto i loro picchi. Infatti il primo e secondo secolo
d.C. sono ricchi di autori romani ma pochissimi greci. Sono 22 coppie più 4 vite isolate: lo schema
di queste coppie è nascita e giovinezza, narrazione delle imprese e morte. A volte va anche oltre la
morte, raccontando fatti avvenuti dopo ma sempre legati al personaggio, come ad esempio fa per
Cesare, dove prosegue anche fino ai destini di Bruto e Cassio. Plutarco non è molto interessato
alla cronologia, quando racconta l’infanzia di qualcuno accosta una serie di episodi senza un
ordine temporale. Lui dice espressamente che non è uno storico ma un biografo, quindi racconta
anche di fatti che sembrerebbero non rilevanti ma che ci danno informazioni su quel personaggio.
La vita di Alessandro è accostata a quella di Cesare per ovvi motivi ma non sempre può o riesce a
fare dei parallelismi tra un personaggio greco e uno latino, ad esempio Pericle viene accostato a
Fabio Massimo detto il temporeggiatore. Il parallelismo è piuttosto forzato e nasce dal fatto che
anche Pericle quando guidava gli eserciti tendeva ad aspettare a combattere e non faceva mai la
prima mossa. Un altro accostamento sensato è quello di Demostene e Cicerone, che vengono
accostati anche in altre opere come ad esempio in Quintiliano o in Cicerone stesso. Plutarco ci
dice che non parla di storia ma di vite, in particolare mentre racconta la vita di Alessandro, perchè
a lui non interessa andare a vedere le grandi azioni ma indagare il carattere, i vizi e le virtù.
Plutarco scrive di personaggi vissuti molti secoli prima, addirittura anche di Romolo, fondatore di
roma, e Teseo, mitico re di Atene, e lo fa perchè aveva a disposizione molti testi che noi ora non
abbiamo più. Conclude le due biografie della coppia fa quello che si chiama Synkrisis, ovvero un
giudizio insieme, dicendo ciò che ha capito delle personalità dell’uno e dell’altro. Plutarco si
interessa della morale perché vive in un contesto dove la storiografia romana è rappresentata da
Livio e da Sallustio e quindi anche lui ritiene che la storia debba servire da esempi di
comportamento da seguire o da respingere.

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PLUTARCO

Nasce intorno al 45/50 d.C. quindi è molto tardo rispetto agli altri, in piena età imperiale Giulio- Claudia. Nasce nel momento in cui la grecia è divenuta provincia romana: lui nasce a cheronea, dove nel 338 c’è stata la battaglia di Cheronea quando l’esercito macedone aveva sconfitto l’alleanza Atene-Tebe-Sparta. Lui quindi è madrelingua greco ma conosce perfettamente il latino e si occupa di amministrazione pubblica quindi di fatto lavora per l’impero romano. Lui però si dedica principalmente alla scrittura e pare abbia scritto più di 280 opere brevi, anche se noi ne abbiamo solo la metà. Possiamo dividerle in due grandi blocchi: le vite parallele e i moralia. I Moralia sono una raccolta di moltissimi scritti molto brevi che si pongono problemi di carattere morale come la tranquillità d’animo, il trattenere l’ira, l’educazione dei bambini.. Sono temi simili a quelli di Seneca e questo perché Plutarco viene dopo Seneca e attinge moltissimo dai suoi scritti: non c’è niente di innovativo, è una trasmissione in greco di considerazioni e riflessioni fatte a Roma. Praticamente è il passaggio inverso a quello che aveva fatto Cicerone che aveva tradotto i concetti della filosofia in latino. L’opera per cui è più famoso però sono le Vite Parallele, che ebbero grandissimo successo e sono 22 coppie di vite complessive, unite a 4 vite singole. Le coppie sono tutte formate dalla biografia di un importante uomo romano accostata a quella di un importante uomo greco. Il criterio è cronologico, ovvero chi è vissuto prima è colui che precede nella coppia: dato che il grosso della cultura greca si è svolto prima di quello latino normalmente prima c’è il personaggio greco e poi quello romano. L’opera di Plutarco è diversa da quella di Nepote, sebbene anche quest’ultimo avesse già raccontato le biografie sia di romani che di stranieri, strutturandole per settori (poeti, oratori, politici.. Anche se a noi sono rimasti solo i generali stranieri). In Plutarco si accosta un singolo personaggio greco a un singolo personaggio romano: il senso quindi è duplice perché da un lato c’è l’idea di Plutarco, che vive in un mondo greco-romano, secondo cui i greci hanno inventato tutto e i romani hanno copiato tutto confrontandosi con il modello greco, al contempo però vuole far vedere che anche i romani hanno avuto i loro picchi. Infatti il primo e secondo secolo d.C. sono ricchi di autori romani ma pochissimi greci. Sono 22 coppie più 4 vite isolate: lo schema di queste coppie è nascita e giovinezza, narrazione delle imprese e morte. A volte va anche oltre la morte, raccontando fatti avvenuti dopo ma sempre legati al personaggio, come ad esempio fa per Cesare, dove prosegue anche fino ai destini di Bruto e Cassio. Plutarco non è molto interessato alla cronologia, quando racconta l’infanzia di qualcuno accosta una serie di episodi senza un ordine temporale. Lui dice espressamente che non è uno storico ma un biografo, quindi racconta anche di fatti che sembrerebbero non rilevanti ma che ci danno informazioni su quel personaggio. La vita di Alessandro è accostata a quella di Cesare per ovvi motivi ma non sempre può o riesce a fare dei parallelismi tra un personaggio greco e uno latino, ad esempio Pericle viene accostato a Fabio Massimo detto il temporeggiatore. Il parallelismo è piuttosto forzato e nasce dal fatto che anche Pericle quando guidava gli eserciti tendeva ad aspettare a combattere e non faceva mai la prima mossa. Un altro accostamento sensato è quello di Demostene e Cicerone, che vengono accostati anche in altre opere come ad esempio in Quintiliano o in Cicerone stesso. Plutarco ci dice che non parla di storia ma di vite, in particolare mentre racconta la vita di Alessandro, perchè a lui non interessa andare a vedere le grandi azioni ma indagare il carattere, i vizi e le virtù. Plutarco scrive di personaggi vissuti molti secoli prima, addirittura anche di Romolo, fondatore di roma, e Teseo, mitico re di Atene, e lo fa perchè aveva a disposizione molti testi che noi ora non abbiamo più. Conclude le due biografie della coppia fa quello che si chiama Synkrisis, ovvero un giudizio insieme, dicendo ciò che ha capito delle personalità dell’uno e dell’altro. Plutarco si interessa della morale perché vive in un contesto dove la storiografia romana è rappresentata da Livio e da Sallustio e quindi anche lui ritiene che la storia debba servire da esempi di comportamento da seguire o da respingere.