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La frattura linguistica tra generazioni e regioni in italia durante la transizione dall'italia contadina agli anni sessanta, quando la lingua comune italiana non era ancora consolidata. Sulla comprensione reciproca tra dialettofoni analfabeti e alfabetizzati italofoni, l'utilizzo di varietà intermedie tra dialetto e italiano, e la percezione dei dialetti come lingue straniere. Tre domande fondamentali sono poste: se i dialettofoni analfabeti potevano parlare la stessa lingua in un contesto come quello dell'italia preunitaria, se un qualsiasi abitante analfabeta del regno delle due sicilie poteva interloquire senza difficoltà con un alfabeta contemporaneo del piemonte sabaudo o del lombardo-veneto austriaco, e se l'approdo degli italiani alla lingua comune affonda le sue radici in una tradizione precedente o principalmente in modelli comunicativi più aperti e evoluti di una matrice novecentesca.
Tipologia: Appunti
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POCOINCHIOSTRO di Pietro Trifone Capitolo due: Parlare la stessa lingua
suo contemporaneo del Piemonte sabaudo o del Lombardo-Veneto austriaco? Giovan Battista Pellegrini, illustre glottologo e dialettologo, afferma: “è risaputo che la comprensione reciproca tra un italiano del Nord e un del Sud, qualora ambedue si esprimano in un mezzo linguistico locale e arcaico non influenzato dalla koinè italiana, risulta quasi sempre impossibile”. Queste parole descrivono la situazione degli anni Settanta del Novecento quando l’Italia era già nel pieno dell’età televisiva. L’attuale approdo degli italiani alla lingua comune affonda le sue radici in un’ampia tradizione precedente o, invece, si deve principalmente ai modelli comunicativi più aperti ed evoluti di una matrice novecentesca? Almeno fino all’Ottocento molti, troppi italiani non parlavano la stessa lingua, con la grave conseguenza di non riuscire a parlare la stessa lingua neppure in senso metaforico. Come osserva, Franco Brevini “i rapporti con chi proveniva da un’area regionale diversa dalla propria erano caratterizzati da una strisciante xenofobia”. Sottolineando, un’affermazione di Giordani: “Io non dubito che questo male <in grandissima parte, se non in tutto) provenga dal partecipare pochissimo, o nulla, della comune lingua”. Giordani fa’ notare che ai tempi, la mancanza della lingua comune ha un peso maggiore della frammentazione politica del paese, dal momento che il senso di appartenenza scarseggia anche nei cittadini di uno stesso stato preunitario.