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La figura di Karl Popper, filosofo austriaco del Novecento, e il suo contributo alla definizione del criterio di demarcazione tra scienza e non scienza. In particolare, viene approfondito il principio di falsificabilità, che sostituisce il principio di verificazione nella definizione di una teoria scientifica. Viene inoltre analizzata la critica di Popper nei confronti del marxismo e della psicoanalisi, considerate dottrine omniesplicative e poco falsificabili.
Tipologia: Appunti
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Karl Popper nasce a Vienna nel 1902, dove studia filosofia, matematica e fisica. Nel 1928 si laurea in filosofia e l’anno successivo ottiene l’abilitazione all’insegnamento di matematica fisica. Popper e il neopositivismo (Carnap e Circolo di Vienna) Rappresenta uno dei problemi più controversi. Ci sono tre interpretazioni a proposito:
L’asimmetria tra verificabilità e falsificabilità La "superiorità" epistemologica del principio di falsificabilità deriva dall’asimmetria logica (probabilità) tra verificabilità e falsificabilità, ossia dal fatto che miliardi miliardi di conferme non rendono certa una teoria, mentre basta un solo fatto negativo per confutarla (ad esempio nessuna osservazione particolare di soli cigni bianchi sarà mai in grado di giustificare la validità della tesi generale "tutti i cigni sono bianchi", mentre basta l'osservazione di un solo cigno nero per smentirla). Quindi la scienza non è il mondo delle verità certe e definitivamente "veri-ficate", ma l'universo delle ipotesi che non sono ancora state “falsi-ficate”. Popper ritiene che le teorie, pur non potendo essere verificate ma solo falsificate, possano venire “corroborate”. Un'ipotesi teorica è corroborata quando ha superato il confronto con un'esperienza potenzialmente falsificante. Tuttavia, il fatto che è una teoria presenti un alto grado di corroborazione non dice alcunché sulla sua capacità di sopravvivere a controlli futuri. Questo significa che la corroborazione può fungere da (temporaneo) criterio di scelta tra ipotesi rivali. La critica epistemologica al marxismo e alla psicoanalisi È abbastanza duro l'atteggiamento di Popper nei confronti del marxismo e della psicoanalisi. Popper dice che, mentre la dottrina di Einstein presenta un potere esplicativo limitato ed è aperta a possibili smentite, marxismo e psicoanalisi sono dottrine omniesplicative, dottrine a “maglia larga” che appaiono caratterizzate da insufficiente falsificabilità e dirette ad aggirare possibili smentite tramite “ipotesi di salvataggio”, cioè che non si possono smentire perché ogni volta che si tenta di farlo, si trovano delle scuse. Il metodo: procedimento per congetture e confutazioni Popper afferma che non c'è alcun metodo per scoprire una teoria scientifica, sostenendo che le teorie sono l'esito di congetture "audaci" e di intuizioni "creativa", e non di procedimenti da manuale. Popper crede nell'esistenza di un metodo in grado di controllare le teorie o, di una procedura che vuole definire lo specifico percorso della scienza: problemi-teorie-critiche. Questo metodo è il procedimento per congetture e confutazioni, o per prova ed errore, che consiste nel rispondere a un problema mediante un'ipotesi che deve essere sottoposta al vaglio critico dell’esperienza. La messa appunto di questo procedimento implica una valorizzazione dell’errore. La scienza quindi non è più episteme, cioè un sistema infallibile di verità certe, ma è doxa. Ossia un insieme di congetture suscettibili di confutazione; ne segue che l’errore fa parte integrante del sapere scientifico, al punto che fare scienza significa incorrere in errori e imparare da essi. Il rifiuto dell’induzione e la teoria della mente come “faro” Per Popper la scienza si fonda sull'induzione, intesa come un procedimento che va dal particolare all’universale. In realtà però, l'induzione è concepita come procedimento di giustificazione delle teorie, non esiste perché per quanto numerose e possono essere le osservazioni singolari, e se non sono mai capace di produrre teorie universali. Questa importanza strutturale dell'induzione trono emblematica illustrazione della vicenda del "tacchino induttivista" di Russell: “il tacchino elaborò un'inferenza induttiva (mi danno il cibo alle nove del mattino). Ma purtroppo questa conclusione si rivelò incontestabilmente falsa alla vigilia di Natale quando, invece di venire nutrito, fu sgozzato”. Popper afferma che la nostra mente non è un recipiente vuoto ma un “faro” che illumina, ovvero un deposito di ipotesi alla luce delle quali percepiamo la realtà. Popper arriva a scrivere quindi che non vi è organo di senso in cui non siano geneticamente incorporate delle teorie anticipative.