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preromanticismo dispense, Dispense di Italiano

il documento tratta del preromanticismo

Tipologia: Dispense

2024/2025

Caricato il 11/11/2025

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margherita-patrone 🇮🇹

19 documenti

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La questione della lingua e il Purismo nell’Ottocento
italiano
Nell’Italia preunitaria, la lingua letteraria continua una tradizione secolare fortemente
legata ai modelli classici, lontana dall’uso parlato quotidiano, che rimane confinato ai
dialetti locali. Poeti e prosatori prediligono un linguaggio aulico, raffinato, spesso
artificioso, che si distacca tanto dalla semplicità dell’Arcadia quanto dalla chiarezza
della prosa illuministica. La poesia si configura come una lingua a sé stante,
caratterizzata da un lessico convenzionale e da una sintassi ampia,
complessa e ricca di inversioni, modellata sul latino. Foscolo nei
Sepolcri
offre
esempi emblematici di questa struttura: periodi di grande estensione, anticipazioni
latineggianti, uso frequente di perifrasi dotte e costanti richiami mitologici che
nobilitano ulteriormente il discorso poetico.
La prosa letteraria condivide le stesse caratteristiche: periodi lunghi e
articolati, fitti di subordinate, anch’essi sul modello latino. Questo stile
complesso conferma come la letteratura dell’epoca fosse destinata a un’élite colta,
capace di condividere con l’autore linguaggio e riferimenti culturali. Il pubblico
popolare dei lettori era ancora embrionale, e questo scenario costituisce il terreno su
cui si svilupperà, a partire dal 1816, la polemica romantica. In tale contesto si
inserisce la corrente del Purismo, espressione del tradizionalismo
classicistico. La questione della lingua – dibattito avviato nel Cinquecento con Pietro
Bembo – riaffiora ora con forza. Il Purismo reagisce alla libertà linguistica propugnata
dagli illuministi del Caffè, sostenendo l’assoluta purezza dell’italiano, da preservare da
forestierismi, neologismi e innovazioni arbitrarie. Il modello ideale era individuato nella
lingua trecentesca, considerata perfetta per soddisfare anche i bisogni della cultura
moderna.
Tra i principali sostenitori del Purismo più rigido si ricordano Basilio Puoti, e Antonio
Cesari, sacerdote veronese che curò la ristampa del vocabolario della Crusca. Accanto
a loro, Pietro Giordani propose un Purismo meno dogmatico, ispirato non alla
pedanteria ma a un sobrio e dignitoso classicismo, con modelli di chiarezza tratti
soprattutto dallo stile greco. La sua posizione fu laica, progressista e patriottica: egli
concepiva la letteratura come veicolo di valori morali elevati e di un’idea di rinascita
nazionale. Proprio per questo, Giordani si oppose al Romanticismo, accusato di aprire
la cultura italiana a influenze straniere, e le sue idee lo portarono a subire persecuzioni
politiche durante la Restaurazione. Legatissimo a Leopardi da un sodalizio
intellettuale e affettivo, Giordani riconobbe precocemente la genialità del
poeta, divenendone amico e guida ideale.
Una reazione dall’interno dello stesso classicismo si ebbe con Vincenzo Monti, che,
nella sua Proposta di alcune correzioni e aggiunte al vocabolario della Crusca (1817-
26), criticò la rigidità puristica. Egli auspicava una lingua letteraria nazionale che
non si limitasse ai modelli trecenteschi, ma accogliesse anche i contributi dei grandi
autori moderni, come Parini e Alfieri. Monti mirava a un equilibrio tra il rispetto
della tradizione e la libertà espressiva, delineando una via di mediazione che
anticipava le esigenze di una lingua italiana più viva e moderna.
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La questione della lingua e il Purismo nell’Ottocento

italiano

Nell’Italia preunitaria, la lingua letteraria continua una tradizione secolare fortemente legata ai modelli classici, lontana dall’uso parlato quotidiano, che rimane confinato ai dialetti locali. Poeti e prosatori prediligono un linguaggio aulico, raffinato, spesso artificioso, che si distacca tanto dalla semplicità dell’Arcadia quanto dalla chiarezza della prosa illuministica. La poesia si configura come una lingua a sé stante, caratterizzata da un lessico convenzionale e da una sintassi ampia,

complessa e ricca di inversioni, modellata sul latino. Foscolo nei Sepolcri offre

esempi emblematici di questa struttura: periodi di grande estensione, anticipazioni latineggianti, uso frequente di perifrasi dotte e costanti richiami mitologici che nobilitano ulteriormente il discorso poetico. La prosa letteraria condivide le stesse caratteristiche: periodi lunghi e articolati, fitti di subordinate, anch’essi sul modello latino. Questo stile complesso conferma come la letteratura dell’epoca fosse destinata a un’élite colta, capace di condividere con l’autore linguaggio e riferimenti culturali. Il pubblico popolare dei lettori era ancora embrionale, e questo scenario costituisce il terreno su cui si svilupperà, a partire dal 1816, la polemica romantica. In tale contesto si inserisce la corrente del Purismo , espressione del tradizionalismo classicistico. La questione della lingua – dibattito avviato nel Cinquecento con Pietro Bembo – riaffiora ora con forza. Il Purismo reagisce alla libertà linguistica propugnata dagli illuministi del Caffè, sostenendo l’assoluta purezza dell’italiano, da preservare da forestierismi, neologismi e innovazioni arbitrarie. Il modello ideale era individuato nella lingua trecentesca, considerata perfetta per soddisfare anche i bisogni della cultura moderna. Tra i principali sostenitori del Purismo più rigido si ricordano Basilio Puoti , e Antonio Cesari , sacerdote veronese che curò la ristampa del vocabolario della Crusca. Accanto a loro, Pietro Giordani propose un Purismo meno dogmatico, ispirato non alla pedanteria ma a un sobrio e dignitoso classicismo, con modelli di chiarezza tratti soprattutto dallo stile greco. La sua posizione fu laica, progressista e patriottica: egli concepiva la letteratura come veicolo di valori morali elevati e di un’idea di rinascita nazionale. Proprio per questo, Giordani si oppose al Romanticismo, accusato di aprire la cultura italiana a influenze straniere, e le sue idee lo portarono a subire persecuzioni politiche durante la Restaurazione. Legatissimo a Leopardi da un sodalizio intellettuale e affettivo, Giordani riconobbe precocemente la genialità del poeta, divenendone amico e guida ideale. Una reazione dall’interno dello stesso classicismo si ebbe con Vincenzo Monti , che, nella sua Proposta di alcune correzioni e aggiunte al vocabolario della Crusca (1817- 26), criticò la rigidità puristica. Egli auspicava una lingua letteraria nazionale che non si limitasse ai modelli trecenteschi, ma accogliesse anche i contributi dei grandi autori moderni, come Parini e Alfieri. Monti mirava a un equilibrio tra il rispetto della tradizione e la libertà espressiva , delineando una via di mediazione che anticipava le esigenze di una lingua italiana più viva e moderna.

Forme e generi della letteratura nell’età

napoleonica: classicismo, neoclassicismo e

preromantici

L’età napoleonica in Italia, pur segnata da trasformazioni politiche e sociali profonde e rapide, non porta a un rinnovamento radicale della letteratura in termini di generi e linguaggi. La vera frattura arriverà soltanto nel 1816 con l’affermazione del Romanticismo. In questa fase, infatti, la fisionomia dominante rimane quella del classicismo formale, prosecuzione di una lunga tradizione secolare. Tuttavia, all’interno di questo quadro tradizionale, si manifestano elementi nuovi, già emersi sul finire del Settecento, in particolare attraverso l’influenza delle scoperte archeologiche di Pompei ed Ercolano. Queste scoperte, con il loro richiamo al mondo greco-romano, alimentarono un gusto orientato al culto dell’armonia, della compostezza e di una bellezza levigata e quasi fredda, che definisce il Neoclassicismo. Tale corrente, dominante non solo nella letteratura ma anche nelle arti figurative, trova i suoi maggiori interpreti in Ugo Foscolo, la voce più alta e originale, e in Vincenzo Monti, scrittore all’epoca molto celebrato ma oggi ridimensionato dal punto di vista critico. Accanto al Neoclassicismo, si sviluppano però tendenze di segno opposto, che prendono il nome di Preromanticismo. Esse si radicano nei fermenti culturali degli ultimi decenni del Settecento e introducono una sensibilità diversa: passionalità intensa, atmosfere cupe e lugubri, attrazione per la morte, stati d’animo malinconici e tormentati. Foscolo e Monti incarnano entrambi questa duplice anima: da un lato il rigore formale neoclassico, dall’altro il pathos preromantico, in un intreccio che riflette le tensioni della loro epoca e rende complesso e contraddittorio il loro profilo letterario. Per quanto riguarda i generi letterari, il sistema non subisce modifiche sostanziali rispetto al secolo precedente, ma prosegue secondo le forme tradizionali. La poesia lirica mantiene vitalità attraverso odi, sonetti e canzonette, praticati da Monti e Foscolo. Continuano anche i poemi didascalici , caratterizzati da uno stile limpido e ordinato. La produzione montiana offre invece esempi di poemetti epici e mitologici , che spesso intrecciano contenuti moderni con riferimenti classici. Altre forme ereditate dal Settecento sono i sermoni oraziani, genere a cui si accostò anche il giovane Manzoni durante la sua fase neoclassica, e le epistole in versi, tra

cui spiccano I Sepolcri di Foscolo e la risposta di Ippolito Pindemonte con I cimiteri.

Il teatro mantiene una certa vitalità con le tragedie , praticate sia da Monti sia da Foscolo, mentre grande rilievo assumono le traduzioni dei classici, considerate esercizi supremi di stile neoclassico: celeberrima è quella di Monti dell’Iliade, probabilmente l’opera che meglio rappresenta il gusto dell’epoca; altrettanto importante, per ampiezza e raffinatezza, è la traduzione pindemontiana dell’Odissea. Infine, spicca il poema incompiuto di Foscolo, Le Grazie, ricco di allusioni mitologiche e caricato di significati allegorici, che rappresenta una delle più alte espressioni del Neoclassicismo letterario, pur aperto a sensibilità preromantiche.

grandiosità scenografica e celebrativa del regime, che si richiamava all’antica Roma imperiale. Questo gusto permeava tutte le arti: dalla pittura e scultura ufficiali alla letteratura encomiastica (si pensi al Monti napoleonico), fino alle arti decorative, agli arredi e alla moda nello stile Impero.

Il neoclassicismo romantico : Foscolo

Accanto a questo filone celebrativo, emerge però un Neoclassicismo più

autentico e profondo, rappresentato soprattutto da Ugo Foscolo. Nelle

Grazie , l’antico è evocato come un mondo di armonia, bellezza e serenità,

contrapposto alla violenza e al disordine del presente napoleonico, dominato dalla guerra e dal dispotismo. La classicità diventa un Eden idealizzato e insieme un rifugio spirituale dalle delusioni politiche e dalle barbarie del tempo. Tuttavia, in questa tensione si rivela anche una sensibilità romantica, poiché il ricorso all’antico nasce da un conflitto con la realtà contemporanea e da un bisogno interiore di consolazione. Come osservò Walter Binni, la poesia delle Grazie incarna i principi del Neoclassicismo ma, al tempo stesso, li supera in senso romantico. Per Foscolo, però, l’antico non è un paradiso perduto irrimediabilmente, come lo sarà per i romantici nordici. Egli conserva la fiducia che la grande civiltà italiana abbia raccolto l’eredità greca e possa ancora farla rivivere nella poesia. Nelle sue opere, l’“arcana armoniosa melodia pittrice” della parola poetica diventa un mezzo capace di purificare la barbarie del presente e di restituire nobiltà e umanità all’esistenza. Per questo motivo la nostalgia foscoliana non è fuga totale dal presente, ma un movimento complesso di distacco e ritorno, in cui la poesia cerca di unire passato e presente per riscattare la condizione umana.

Neoclassicismo e Preromanticismo nell’età

napoleonica : le radici comuni

A prima vista Neoclassicismo e Preromanticismo sembrano movimenti opposti e inconciliabili, ma nell’età napoleonica si manifestano spesso insieme , negli

stessi anni, persino all’interno della stessa opera o personalità letteraria. L’esempio

più evidente è Foscolo, autore sia dell’Ortis, romanzo di impronta

“wertheriana” segnato da passionalità esasperata, centralità dell’io e

ossessiva presenza della morte, sia delle Grazie, il capolavoro del

Neoclassicismo italiano, e persino nei Sepolcri convivono tratti di entrambe

le tendenze. Questa coesistenza si spiega perché Neoclassicismo e Preromanticismo,

pur diversi, hanno una radice comune: rappresentano due manifestazioni complementari di una stessa crisi storica e spirituale. Tale crisi si presenta in due momenti distinti: negli ultimi decenni del Settecento come crisi dell’Ancien Régime e del riformismo illuministico , che tentava invano di rinnovare senza stravolgere l’assolutismo; nell’età napoleonica come crisi delle illusioni rivoluzionarie e delle speranze di rigenerazione, bruscamente infrante dalle guerre incessanti e dal dominio imperiale in Italia. In entrambi i contesti, gli scrittori reagiscono con percorsi analoghi, segnati da delusione e desiderio di fuga in un altrove diverso e più autentico. Da qui nascono sia il Neoclassicismo sia il Preromanticismo, due strade diverse ma animate dallo stesso impulso: per il primo, l’alternativa è il mondo ideale della bellezza e dell’armonia, contrapposto alle brutture e ai fallimenti della storia; per il secondo, l’alternativa è l’interiorità profonda, la comunione con

la natura, la rivolta titanica, oppure la morte come liberazione dall’angoscia

e conquista di pace. La vera differenza tra i due movimenti sta quindi nella direzione

della ricerca, non nella sua origine. Entrambi rispondono al medesimo bisogno di

superare un presente deludente e, per questo, possono coesistere armonicamente

anche in un solo autore.

Mappa pag.63 in testo

Il Neoclassicismo nasce dal rinnovato interesse per il mondo greco-romano , favorito dalle scoperte archeologiche di Pompei ed Ercolano e dagli studi di arte classica. Questo gusto si esprime in raffigurazioni nitide e armoniose, dal forte rilievo visivo, ispirate alla scultura e alla pittura antiche. Durante l’età napoleonica esso si manifesta anche come classicismo scenografico e celebrativo, che assimila il regime napoleonico alle forme imperiali romane. Un’altra espressione è il classicismo rivoluzionario, nato in Francia durante la Rivoluzione, quando Atene, Sparta e Roma furono proposte come modelli di vita repubblicana libera, virtuosa e forte. Accanto a queste forme si sviluppa il Neoclassicismo romantico di Foscolo, in cui il mondo classico diventa un “altrove” ideale, contrapposto alla barbarie del presente e rifugio dai traumi storici e politici. Il principale teorico del Neoclassicismo è Johann Joachim

Winckelmann ( 1717-1768), autore della Storia dell’arte nell’antichità (1763). Egli

elabora la teoria del bello ideale, secondo cui le opere classiche incarnano una bellezza eterna, basata sul dominio delle passioni e sulla trasfigurazione della realtà in forme armoniche, composte e perfette. Il Preromanticismo è un insieme di manifestazioni culturali che preludono al Romanticismo ed esprimono, in forme diverse, la stessa crisi di fondo che anima anche il Neoclassicismo. A differenza di quest’ultimo, però, il Preromanticismo privilegia la dimensione passionale e soggettiva, i temi primitivi e barbarici, l’esotico e le atmosfere lugubri e selvagge. Le sue principali manifestazioni letterarie sono lo Sturm und Drang in Germania e la poesia cimiteriale in Inghilterra. Tra i principali esponenti figurano:

  • Jean-Jacques Rousseau (1712-1778), autore della Nuova Eloisa (1761)
  • Johann Wolfgang Goethe (1749-1832), con I dolori del giovane Werther (1774). In Italia, un autore significativo è Monti che rappresenta ancora il tipo del letterato al servizio del potere. Nella sua prima produzione prevale un gusto arcadico e classicheggiante, anche quando affronta temi preromantici o celebra con entusiasmo illuministico le scoperte scientifiche tuttavia, una sensibilità più cupa e vicina al gusto preromantico emerge nella Bassvilliana (1793), poemetto che descrive con toni drammatici gli orrori della Rivoluzione francese.

Il romanzo epistolare

Il romanzo epistolare è una forma narrativa molto diffusa nel Settecento, che si mantiene in parte anche nell’Ottocento. Si chiama così perché la vicenda è raccontata attraverso una raccolta di lettere scritte dai protagonisti stessi; talvolta, nella finzione narrativa, può intervenire anche chi ha raccolto il carteggio o il destinatario delle lettere, come avviene nel finale del Werther e dell’Ortis. Esistono due principali strutture : quella basata sullo scambio di lettere fra più personaggi , come nella Pamela (1740-42) e nella Clarissa (1748) di Richardson, nella Nuova Eloisa (1761) di Rousseau e nei Legami pericolosi (1782) di Choderlos de

Laclos ; e quella costituita dalle lettere di un solo protagonista, come nel