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Questo studio parte dal fatto che l’Homo sapiens ha dovunque inventato modi per stabilire comunicazioni con gli altri individui collocati nel suo spazio e nel suo tempo ma anche in spazi e tempi diversi dal proprio.
Tipologia: Sintesi del corso
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Questo studio parte dal fatto che l’Homo sapiens ha dovunque inventato modi per stabilire comunicazioni con gli altri individui collocati nel suo spazio e nel suo tempo ma anche in spazi e tempi diversi dal proprio. La comunicazione non solo non può essere data per scontata (quasi fosse un fatto naturale), ma al contrario rappresenta un ambito di primaria importanza per leggere la storia del genere umano sin dal passato più remoto.
La comunicazione coincide con l’intera storia dell’uomo. Per questo, se l’Homo sapiens ha comunicato dal suo prima apparire, lo avranno fatto sicuramente prima anche l’Homo Erectus e L’australopiteco.
Nel film La guerra del fuoco di Jean Jacques Annaud, egli rappresenta il linguaggio dei nostri antenati caratterizzato da un insieme di gesti, grida, mugugni. Un insieme di espressioni che rende possibile, pian piano, la diversificazione dell’Homo sapiens dalle altre specie animali, dato che il sistema comunicativo permette la crescita di forme organizzative stabili, con cui affrontare e manipolare a proprio vantaggio l’ambiente.
2. LA LUNGHISSIMA GESTAZIONE DEL LIMGUAGGIO FONETICO STRUTTURATO
Dall’Australopiteco all’Homo Erectus (da 3,2 a 1,5 milioni di anni fa) la specie umana non aveva un sistema orale strutturato; successivamente si entra in una fase in cui il linguaggio viene elaborato, fino a consentire una compiuta verbalizzazione collettiva (da 1,5 milioni di anni fa a 50.000 a.C.). Si arriva poi, infine (40. anni fa) ad un periodo occupato dal medium della parola in assenza di scrittura strutturata, che farà invece a sua prima comparsa in Mesopotamia circa 3.500 a.C.
In questi immensi periodi di tempo, i principali media espressivi erano i gesti, i versi e i contati fisici. I diversi studiosi, hanno oltretutto, idee diverse sul periodo preciso in cui si sviluppò il linguaggio verbale. Alcuni studiosi sostengono di poter indentificare le strutture celebrali associate al linguaggio dei crani delle specie antropomorfe bipedi, vissute più di due milioni di anni fa. Altri basandosi su ricostruzioni dei tessuti molli del tratto vocale, reputano che anche ominidi molto recenti come i neandertaliani non potessero disporre che di un linguaggio molto limitato.
Documentazioni oggettive dell’uso della parola parlata, provengono molti millenni dopo, unicamente dall’arte (nelle figurazioni che rappresentano individui nell’atto di parlare) e, più recentemente dalla scrittura. Documentazione importante proviene dal fatto che vi sono imponenti ricostruzioni di sistemi parentali che regolavano la vita di società pre-alfabetiche, le cui fondamenta sembrano collocarsi nel Neolitico.
Il fatto stesso che esistessero sistemi di parentela cosi vasti, fa pensare subito all’esistenza di tecnologie comunicative verbali capaci di consentire agli individui scambi ad alto tasso relazionale.
Oltretutto lo studioso Leroi Gourhan afferma che dal momento in cui la preistoria ci tramanda gli utensili, esiste allora la possibilità di linguaggio, in quanto utensile e linguaggio sono collegati neurologicamente e perché l’uno non è dissociabile dall’altro nella struttura sociale dell’umanità.
Il paleo antropologo inglese Alan Walker, obietta però le affermazioni di Gourhan, controbattendo col fatto, che lo scimpanzé può fabbricare e fabbrica utensili ma nonostante ciò, non padroneggia mai linguaggio.
Alan Walker oltretutto, ha anche fatto parte della squadra di ricerca che nel 1984 fece la scoperta dell’osso frontale del cranio di un Homo Erectus, detto ‘ ’il ragazzo di Turkana ’’. Walker nella sua ipotesi afferma che il ragazzo di Turkana era capace di comunicare coi gesti, i rumori, ma non era in grado di parlare come noi. La cavità della sua colonna vertebrale era più stretta della nostra, simile a quella di uno scimpanzé. Ciò dovrebbe significare che il ragazzo non aveva i nervi che controllano i muscoli tra l’addome e la gabbia toracica, importanti per modulare la parola e le frasi.
A parte questo, del nostro lontano antenato privo di linguaggio verbale sviluppato, sappiamo che il suo strumenti primario e tecnico era la sua stessa mano. Liberando la mano dalla postura più diffusa tra gli animali (quadrupedi) una delle conseguenze che si ottengono è di liberare anche un altro organo: la bocca. La bocca infatti quando si è in uno stato di quadrupedia, viene utilizzata per procurarsi il cibo. Avendo però la mano libera, anche la bocca lo è, in quanto è stata la mano a fare gran parte del lavoro per preparare il cibo per l’ingestione. In questo modo la bocca si indebolisce e l’emissione di sonorità è resa più agevole dalla maggiore articolazione della mascella.
I nostri lontano antenati, erano nomadi, cacciatori. Vivevano in piccole aggregazioni. Diamond denomina queste prime forme aggregative ‘’Bande’’.
3. ELABORAZIONE DELL’ORALITA’ E L’INENZIONE DELL’ARTE ELLE PRIME ORGANIZZAZIONI SOCIALI
Le micro società di banda, perennemente alla ricerca di risorse alimentari, sono riuscite a sedimentare e a transitare con il solo ausilio di mezzi comunicativi pre verbali un patrimonio di conoscenze nomadi presso una nuova società, caratterizzata da costruzioni linguistiche sempre più complesse. Questa nuova società, la società tribale, è stata in fondo edificata da piccoli gruppi di nomadi che si capivano attraverso gesti, versi, comandi, odori, rumori.
Giorgio Fao, insiste sull’importanza della gestualità e della mimica per lo sviluppo dell’oralità primitiva. Il linguaggio mimico è una lingua autonoma che può servire senza l’aiuto della parola, a tutti i bisogni della comunicazione.
La tribù è costituita da centinaia di individui che sanno produrre risorse dall’ambiente. È il caso delle tribù della Mezzaluna fertile (territori della Siria e Mesopotamia), sui cui esistono le prime documentazioni archeologiche del possesso di tecnologie che permettono abbondanti raccolti di cereali selvatici. Nelle società tribale si sviluppano le forme di rappresentazione artistica degli anonimi artigiani cacciatori e raccoglitori, e che consentono creazioni espressive e misteriose: sono state create circa 23.000 anni a.C. la Dama di Brassempouy, volto femminile scolpite nell’avorio e la Venere di Willendorf statuetta in pietra calcarea dalle forme abbondanti.
Le grotte secondo molti studiosi, venivano intese a quei tempi come dei veri e propri santuari. Questo è stato constatato dal fatto che i dipinti si trovavano abbastanza lontano dall’ingresso, bisogna percorrere diverse centinaia di metri per poter arrivare ai dipinti.
L’ambiente comunicativo delle tribù è determinato dall’oralità primaria. In una cultura orale primaria, si ha parola soltanto sotto forma di suono, ed il suono influenza il senso che l’uomo ha del cosmo. Per le culture orali il cosmo è un fenomeno continuo, con al centro l’uomo che è l’ombelico del mondo.
4.ORALITA’, TRIBALITA’ E SPAZIO COSMICO
La cultura orale viene messa da sempre in contrapposizione alla cultura scritta. L’oralità si fonda sul ruolo centrale della memoria. La morte di ogni anziano, nelle società orali equivale alla scomparsa di un’enciclopedia. La società tribale vive nella dimensione dell’oralità integrale, che fonda proprie enciclopedie affidandole alle formule dei cantastorie e degli sciamani. La comunicazione dell’oralità è costruita sulla paratassi, cioè su una serie di proposizioni che puntano a coordinare l’espressione del pensiero senza operare gerarchie sintattiche. Oltre all’uso della paratassi la comunicazione orale si muove sull’uso permanente di ridondanze. La ripetizione, scrive Walter Ong, serve a mantenere saldamente sul tracciato sia l’oratore che l’ascoltatore. Lo stile orale predilige inoltre il tono agonistico, ricerca la partecipazione totale dell’ascoltatore. La cultura orale infine, è una cultura omeostatica, capace di mantenersi in equilibro fisiologico con l’ambiente modificandosi in modo funzionale.
Possiamo ipotizzare che la cultura orale, nata nelle società tribali, si sia sviluppata nel nuovo stadio che gli antropologi chiamano chefferies , società formate da migliaia di individui quasi sempre privi di legami di sangue. Le prime chefferies nascono intorno al 5500 prima di Cristo. In esse vi sono capi riconosciuti, che esigono e ottengono rispetto e che amministrano i beni eccedenti per conto della comunità. Il capo può essere
scribi erano gli unici capire la complessa scrittura. Infatti per il duro lavoro veniva dato loro un interessante vitalizio.
La cosa che ci interessa maggiormente è la presenza nella scrittura geroglifica, della rappresentazione del suono tra i vari segni presenti, infatti incontriamo consonanti e sillabe in grado di ridurre la complessità del testo. questi segni troveranno spazio non da subito in quanto le tecniche di scrittura sono riconducibili intorno all'anno 1700 /1300 con la scoperta delle tavolette di argilla di origine fenicia che sono conosciute come la linea A e la lineare B.
Oltretutto prima di arrivare a parlare propriamente di un alfabeto occorrerà attendere il completamento di una serie di eventi che arriveranno a determinare scambi commerciali e quindi culturali, ma anche di guerre all'interno delle quali verrà fatta prevalere la cultura del vincitore attraverso la scrittura la quale farà emergere aspetti di individualismo.
6. SCRITTURA: SIGNIFICATI SOCISALI E SUPPORTI TECNICI
Il maggior teorico novecentesco dei media Mcluhan afferma che con la scrittura ci fu un’inversione sensoriale: si passa dall'utilizzo dominante dell'udito all'utilizzo prevalente della vista. Mentre il discorso orale è costruito in modo prevalentemente paratattico, cioè con frasi brevi coordinate tra loro, il discorso scritto è invece ipotattico, consentendo espressioni complesse.
Con l’arrivo dell’alfabeto, vi è una possente rivoluzione culturale promosso da popoli dediti al commercio e allo scambio, che necessitano di strumenti di apprendimento veloci. Anche supporto alla scrittura, cominciò ad evolversi passando dalla pietra, si pensi per esempio all’incisione su marmo, al papiro che risultava più comodo e facile da trasportare.
L’alfabeto si espande principalmente attraverso il foglio di papiro egizio, la cui creazione aveva fornito il supporto anche per il geroglifico e per le successive evoluzioni dello ieratico e del demotico (tutte e tre scritture miste a immagini stilizzate). Il papiro diviene sinonimo di ogni carta adatta alla scrittura.
Anche l'alfabeto latino deve la sua diffusione proprio al papiro e alla creazione di reti stradali da parte dell'Impero Romano sulle cui strade veniva trasportata una mole enorme di documenti.
Con il distacco dell’impero romano dall'Egitto ci fu il blocco di rifornimento di papiro e dunque si ritornò all'utilizzo della pergamena i cui vantaggi erano la resistenza e la possibilità di scrivere su entrambi i lati. Nascono i così detti codices , una forma di proto-libro su cui si poteva scrivere su due lati e la forma rettangolare permetteva formati più grandi.
7. SCRIVERE IL PENSIERO E PROPAGARE LA FEDE
Il V Secolo a.C. viene considerato epoca straordinaria per il Mediterraneo: la creazione giuridica e letteraria, filosofica e politica proveniente dalla città-stato di Atene appartiene da allora al patrimonio culturale dell’umanità. In questo steso periodo in India si predica Buddha. Gli Ebrei rientrati da Babilonia iniziano la stesura della Bibbia. Nel 396 a.C. Platone intraprende la stesura, durata 8 anni, del primo gruppo dei Dialoghi. Si tratta di un’epoca straordinaria. Occorre cogliere il nesso tra questa eccezionale messe di eventi e la semina operata dal nuovo mezzo della scrittura: gran parte del pensiero delle illustri personalità del periodo è stata comunicata nello spazio e nel tempo grazie a esso.
Oltretutto la continua copia dei Vangeli, consentono alle comunità di raccogliersi intorno a testi devozionali condivisi: lo Spirito Santo determina secondo i discepoli di Cristo fenomeni di Glossofilia (apprendimento istantaneo delle lingue) e di Chirofilia (trasferendo la lucidità di pensiero nella scrittura).
8. LA SCRITTURA ALFABETICA COME IDEOLOGIA OCCIDENTALE DELL’EVENTO
Vanno considerati anche mezzi di comunicazione che riteniamo solitamente dotati di un appeal unicamente scenografico: è il caso degli oggetti di attribuzione regale (scettri, corone, anelli, medaglie, effigi per monete) e della complessa categoria degli emblemi (bandiere, stendardi, targhe, iscrizioni). Questi oggetti, così presenti nell’immaginario popolare, rivelano allo storico e al sociologo un immediato contenuto di
comunicazione. Sono forme comunicative collegate al potere politico e religioso di cui diventano fortissime rappresentazioni simboliche.
Attraverso la monumentalizzazione delle vittorie militari (soprattutto attraverso la scultura statuaria e la costruzione degli archi di trionfo), riflette l’esigenza di trasmettere allo spettatore la grandiosità di quanto edificato, percezione che facilmente si trasforma in smarrimento causato dalla simultanea sensazione di inferiorità provata dall’individuo di fronte all’opera.
Questo mondo espressivo non è sganciato dalla scrittura alfabetica. L’alfabeto non è solo tecnologia per comunicare: esso annuncia habitus, ossia modi di creazione e modellamento del pensiero. Forme del pensare, dell’agire. L’alfabeto è l’avanguardia tecnologica di una nuova cultura: la cultura d’Occidente.
Platone a proposito, manifesta dubbi sulla scrittura. Affermando che da un lato essa permette di evocare parole e discorsi, ma è anche uno strumento che, consentendo di affidare alla carta il proprio sapere, svuota l’individuo post-tribale della propria memoria.
La visione alfabetica del mondo passa anche per aree di comunicazione che alimentano una costante partecipazione popolare. La gestione delle feste sacre presso le città-stato greche è da tempo nota: il calendario dell’epoca prevedeva un gran numero di occasioni in cui le routine produttive si bloccavano e il corpo vivo della polis entrava in uno stato di effervescenza che culminava, in Atene, con le rappresentazioni pubbliche dei tragediografi durante le festività in onore del dio Dionisio.
La tragedia coinvolgeva tutta la popolazione di Atene. L’accesso alla fruizione delle opere è ammesso tramite il pagamento di due oboli dal quale è esentata la popolazione meno abbiente.
9. L’ODISSEA DELLA SCRITTURA: ALCUNE INTERPETAZIONI SU ULISSE
Gli agoni tragici della polis ateniese si adattano bene a esemplificare l’importanza strategica degli eventi culturali nella storia dell’umanità. Si tratta di azioni sociali di importanza fondamentale, perché coinvolgono intere società e perché trasmettono un volume molto ampio di informazioni, utilizzando la cornice della performance poetica e narrativa e consentendo agli uomini di potere di esporsi pubblicamente all’interno dei luoghi di rappresentazione.
I grandi eventi culturali provengono dall’elaborazione umana che, attraversando le epoche del nomadismo e facendosi stanziale e capace di controllare la natura, si è concentrata su tecnologie comunicative sempre più integrate. Il teatro greco è la quintessenza della comunicazione raggiunta da un regime dell’antichità. Si evolve a partire dalla gestualità, dalla parola e dalla musica.
La scrittura di Sofocle e di Euripide viaggia nelle copie in papiro e arriva sino a noi, sostanzialmente intatta. Ma NON SI LIMITA A FAVORIRE SOLO LA DIFFUSIONE DELLA PAROLA E DELLE MESSE IN SCENA: LA SCRITTURA LAFABETICA PLASMA IL MODO DI PENSARE DEGLI UOMINI. Da questo angolo di osservazione, già nell’iliade vi è traccia del duplice modello dell’eroe invincibile per dono di nascita (Achille) e dell’eroe polytropon, uomo di multiforme ingegno (l’astuto Ulisse-Odisseo). L’Odissea narra le complesse vicende del ritorno a casa dell’eroe di Itaca.
Odisseo resiste alle sollecitazioni sonore delle sirene. Tappa con la cera le orecchie dei compagni e si espone al canto ammaliatore. Lui, il capo post tribale, il più fulgido simbolo dell’intraprendenza dell’uomo alfabetico, vuole sentire un’ultima volta ciò a cui sta rinunciando: nel contempo le sirene del mondo saturo di magia e di sovrannaturale della tribù sono impotenti di fronte ai legami di Odisseo.
In un altro celebre canto dell’Odissea l’eroe realizza il piano di fuga dalla grotta del ciclope cannibale Polifemo ubriacandolo e accecandolo, così rendendo vana la supremazia fisica del gigante nel proprio stesso territorio. Ma il senso del tatto, pur fondamentale, è meno affidabile della vista, che nel Ciclope è definitivamente spenta. Solo la vista consente la certezza dell’osservazione. L’osservazione è la base della nuova concezione del mondo. La scrittura la sua tecnologia più straordinaria.
10. IL PAPIRO E LA PERGAMENA
Di fondamentale importanza è anche l’operazione di Costantino di convocare il primo concilio ecumenico, che si svolse a Nicea (oggi Iznìk, città turca a 130 km da Istanbul). Il concilio era organizzato come un grande evento culturale dell’imperatore.
La discussione ruotò intorno al rifiuto dell’arianesimo, tesi dottrinaria concepita dal vescovo Ario, in cui la figura di Cristo era assunta come umana e non divina. Il rigetto dell’arianesimo non fu l’unico risultato: da Nicea scaturì la prima visione del Credo, dichiarazione delle origini della fede cristiana e degli atti conseguenti. Costantino mise termine al Concilio cosi come lo aveva inaugurato: con una festa sfarzosa e un grande banchetto.
Dovranno passare molti anni prima che la relazione tra Chiesa e Impero diventi l’asse politico dell’intera vicenda medievale, tuttavia il tema è già presente ancor prima che i re barbari riuscissero a mettere a sacco Roma.
3. I MEZZI ESPRESSIVI DURANTE LE INVASIONI BARBARICHE E I SECOLI BUI
Si ricordano due elementi: il conflitto permanente tra Senato ed esercito, (indicato dalla progressiva erosione del potere politico senatoriale : il Senato restò a Roma, custode della sua centralità storica e simbolica, in realtà sempre più simile a una dorata periferia dove si consumavano processi proprietari oligopolistici di cui i senatori erano protagonisti) e l’impoverimento di massa dei contadini(molti agricoltori, incapaci di far fronte alle tasse e alle spese, svendettero i loro campi e furono vincolati alla terra dai nuovi proprietari, ponendo così le premesse alla futura servitù della gleba).
Il crash tra Impero e tribù di invasori produsse alcuni fenomeni inconfutabili. Le ondate di conquista determinarono distruzioni e saccheggi che ridussero notevolmente il numero dei beni culturali e delle espressioni artistiche del passato. Tuttavia la forza delle armi non significa automaticamente l’imposizione di nuovi modelli politici e culturali. Per i re barbari non era facile amministrare un impero in decomposizione mantenendo inalterate le caratteristiche della tribalità di origine, basta su leggi non scritte e su forme comunicative in grandissima parte orali. Si assistette cosi tra il 500 e l 800 d.C., ai secoli bui, scarsamente documentati.
Si andò nella direzione di un diritto rivolto al singolo individuo e alle sue responsabilità. Questo nuovo diritto si mischiò a formule di giudizio di origine barbara e più tardi si parlò di ordalia o duello, dove si manifestava l’idea che la consapevolezza o l’innocenza dovesse esprimersi attraverso una sequenza naturale di vittoria o sconfitta a composizione del verdetto. Vittoria sconfitta o ottenuta per volere divino. Teodorico, principe degli ostrogoti educato alla corte di Costantinopoli, ebbe nel 489 d.C. l’incarico di trasportare in Italia il suo popolo per arginare l’espansionismo di Odoacre, il condottiero che aveva deposto l’ultimo imperatore romano d’Occidente, Romolo Augustolo. Teodorico si impose e diede vita a un regime di convenienza con le popolazioni italiche e romane fondato sulla ‘’coesistenza di 2 comunità con distinti ordinamenti giuridici e unite soltanto nella figura di Teodorico’’.
Una delle conseguenze di questo fenomeno fu la tendenza a utilizzare la scrittura per stabilizzare le norme, fino a quel momento trasmesse oralmente.
Il baricentro di questo instabile momento fu la diffusione della religione cristiana anche presso le popolazioni barbare: i Germani (goti, visigoti e ostrogoti) mantennero la fede nell’arianesimo mentre con una mossa inaspettata il re franco Clodoveo abbracciò il credo della chiesa cattolica.
Nell 800 Carlo Magno, potente sovrano dei Franchi e conquistatore di una gran parte dei territori europei continentali, sarà incoronato imperatore del Sacro Romano Impero dal Papa.
Ala fine del VI secolo accade un fatto importante: I Vangeli erano stati tradotti dal greco in numerose lingue. Le sacre scritture cristiane furono il primo documento in grado di attestare l’esistenza delle altre lingue (gotico, siriano, armeno, georgiano)
La religione e il diritto rappresentarono 2 terreni fondamentali per riqualificare la scrittura e il sistema di comunicazione in un’epoca piena di contrasti.
Occorre insistere sulla religione cristiana nell’ambito comunicativo Discorsi, sermoni e omelie riorganizzarono l’oralità. Ci sii rivolgeva ad ogni essere umano e si cercava di farsi comprendere anche con gli analfabeti. Si tratta di propaganda.
4. PAROLE, CODICI E SCRITTURE SACRE TRA ROMA E BISANZIO
Anche la scrittura, grazie al Cristianesimo, vede mutare le proprie prospettive. La lettura collettiva e ad alta voce accelerò il passaggio dal rotolo di papiro al codice (proto-libro, all’inizio con fogli di papiro) e quindi al codice con fogli di pergamena, supporto ben più resistente. Grazie alla robustezza della pergamena era possibile scrivere su entrambe le facciate, era possibile cancellare e riscrivere, era possibile disegnare e dipingere miniature.
Innis afferma che «il codice di pergamena aumentando la facilità di consultazione, era particolarmente adatto ai libri di grandi dimensioni, e conseguentemente si prestò a un uso esteso nelle scritture religiose e nei trattati di legge».
A proposito di ciò, della spetto giuridico, va segnalata l’azione decisiva di Giustiniano. Giustiniano si dotò di uno staff di specialisti, i docenti di maggior prestigio delle scuole giuridiche orientali di Alessandria, Atene, Antiochia e soprattutto Costantinopoli e Berito (Beirut). L’opera si intitola Corpus Iuris civilis: nel 529 fu completato il primo Codex in 12 libri, in cui erano contenute tutte le leggi valide degli imperatori dal regno di Adriano (138) fino a quelle di Giustiniano. Nel 533, in latino usci una raccolta di sentenze dei più celebri giuristi del passato, seguita poi dalle Istituziones, un testo per k insegnamento nelle scuole di diritto romano. Dopo fu il momento delle Novelle, costituzioni di Giustiniano.
Alla sua morte un altro personaggio divenne celebre. Gregorio Magno. Nominato cardinale dal Papa, passò più di dieci anni alla corte di Costantinopoli come legato di Pelagio II. L’esercizio del potere veniva eseguito attraverso la scrittura epistolare.
questo mezzo di comunicazione si adattava con grande elasticità a vari usi anche nei primi secoli del Medioevo: il grande pontefice prestava la sua penna alle composizioni semplici e didascaliche dei Dialogi.
Gregorio tenne unita la Chiesa cattolica e rese pressoché quotidiana la consultazione con i suoi vescovi.
L’attivismo dei vescovi cattolici fu impiegato per impedire la completa dissoluzione della struttura educativa ellenistico-romana che aveva trascinato nel suo declino anche la formazione del personale politico e amministrativo.
La maggior parte dei monasteri furono edificati lontano dai centri urbani, ma un certo numero mise radici nelle città e no accompagnò la resistenza al disordine bellico e poetico e poi, qualche secolo dopo, la rinascita e - in taluni casi - il grande sviluppo.
5. NUOVA FORMA DELLA SCRITTURA
Codici contenenti scritture religiose e scritture giuridiche e politiche rappresentano applicazioni fondamentali del medium della scrittura. Si tratta tuttavia di aspetti derivati dalla conservazione e dal rilancio di un mezzo che già nell’antichità aveva conosciuto il proprio apogeo.
Le popolazioni romane proposero aggiornamenti e riforme interne al vecchio ambiente comunicativo. Lo scopo era quello di rimarcare un’egemonia sull’intera cristianità imperiale che, culturalmente, era immaginata come erede diretta dell’impero romano. Si scriveva in latino per affermare la propria supremazia intellettuale sulla romanità.
Per facilitare il lavoro degli amanuensi e degli scribi, si cominciarono allora a separare le singole parole e a introdurre i segni di pausa nel testo.
territoriale viene a coincidere con la villa divisa in da massari e signore. Queste ultime caratteristiche ci rimandano alla società feudale.
L’economia feudale puntava su una difficile autosufficienza. Il volume degli scambi era basso e non tutti i feudi potevano contare sull’autosufficienza alimentare né sulle materie prime per realizzare tecnologie (metalli).
Il singolo feudo poteva essere amministrato come un piccolo regno: di quest’eccessiva autonomia fu consapevole Carlo Magno. Grazie alle sue vittorie militari l’espansione dei Franchi prese il nome di Sacro romano Impero e il sovrano divenne imperatore.
Carlo Magno prese atto dei rischi di frammentazione del suo impero e corse ai ripari attraverso un’attività legislativa centralizzata. L’attività legislativa prese il nome di capitolari, cioè leggi formalizzate attraverso brevi articoli, deliberata dopo una doppia discussione ‘’pubblica’’ chiamata placito.
Nella prima, autunnale, si riunivano i feudatari più importanti e la discussione era politica. Nella seconda venivano invece prese le decisioni inerenti il diritto pubblico.
Un altro strumento attivato dal sovrano furono i missi dominici , coppia di ispettori imperiali inviati laddove ci fosse sospetto di criticità.
Alla morte di Carlo Magno vi fu la crisi del Sacro romano impero. Infatti il sovrano trasferiva i poteri feudali a un gran vassallo e questi poteva poi tramandarli al valvassore e questi al valvassino.
10. CERIMONIE COMUNICATIVE FEUDALI: L’ERA DEL CASTELLO E DELLA CATTEDRALE
Ogni qualvolta il beneficium si trasmetteva a un nuovo signore feudale, si svolgeva una significativa cerimonia. L’influenza del nuovo signore sul feudo andava rimarcata di fronte a tutti, facendo sì che tuti ne fossero consapevoli. A partire dal IX secolo i signori feudali si posero in modo sempre più stringente il problema della difesa del beneficium. Dopo il monastero, edificio che dominò i paesaggi e l’immaginario della prima fase dell’Alto Medioevo, è l’epoca del castello.
Col castello con esso non dobbiamo dimenticare il contenuto comunicativo sottostante le nuove scelte architettoniche: la signoria feudale intendeva proteggersi nel miglior modo possibile, resistendo cioè agli assedi da parte di guerrieri addestrati soprattutto per incursioni di rapina e saccheggio. Ma il castello che proteggeva il feudo rappresentava anche un’indicazione per le popolazioni del territorio: l’edificio fortificato non si trovava nel villaggio ma lo sovrastava.
A ridosso del castello si svolgevano le principali funzioni sociali dell’epoca. Gli uomini di guerra svolgevano guarda e sorveglianza al castello.
Lontano dai grandi flussi di comunicazione, molti signori feudali si attribuirono ruoli di governo sulla Chiesa e i suoi uomini trattando i possedimenti ecclesiastici come porzione effettiva del proprio ambito amministrativo. Ciò creo tensioni e conflitti, che ebbero un interessante risvolto in termini di comunicazione.
La Chiesa accettò di trasferire sul monarca il carisma divino attraverso la cerimonia dell’unzione. Il Francia l’offensiva della Chiesa si spinse all’organizzazione di assemblee popolari che sugellavano gli impegni presi nei confronti di Dio da parte di tutte le componenti sociali utilizzando la forma comunicativa dei capitolari, che venivano recitati collettivamente.
In specie, attraverso queste assemblee i vescovi, pretesero il rispetto dei luoghi di culto, dei preti e dei monaci.
Dalla recita dei capitolari non erano esenti cavalieri e signori, che dovevano impegnarsi a non assalire persone ed edifici ecclesiastici, a non rubare animali di allevamento e a non fare violenza sui contadini.
Una conseguenza di questo approccio duro scelto dalla Chiesa verso i beneficiari del feudo fu il tentativo da parte della nuova aristocrazia cavalleresca di conquistarsi la fiducia ecclesiastica attraverso donazioni, indirizzate soprattutto verso la creazione artistica.
Non vi era sostanzialmente arte al di fuori dell’arte sacra. Attività artistica che si esprime soprattutto attraverso l’architettura, la scultura e la pittura. Per l’architettura, il mutamento rappresentato dal castello si ripeté con la cattedrale.
Attraverso la forma austera e maestosa della cattedrale gotica entriamo nella seconda fase del medioevo. La cattedrale diviene il monumento alla religiosità estrema dell’uomo che agisce nel mono usando tecnologie sempre più perfezionate.
11. LA GENESI DEL MERCANTE
Il X e i l’XI secolo furono per l’Europa, epoca di grandi trasformazioni e di uscita dal cono nero dell’alto medioevo. La prima grande novità fu l’aumento demografico., con la successiva attenuazione e poi scomparsa delle invasioni degli Ungari, Saraceni e Normanni.
Un'altra novità fu la comparsa di una nuova categoria sociale, i mercanti. La Chiesa sarà ostile per un lungo periodo di tempo, al commercio.
In campo commerciale la rinascita fu affidata alla diffusione degli scambi su materie prime popolari come grano sale e vino. Di grande importanza anche i materiali per la tessitura, cotone, lana e tinture. Non erano rari i commerci di schiavi.
Reliquie di ogni tipo venivano scambiate attraverso donazioni o acquisti, ma nemmeno i furti erano rari. L’ossessione reliquiaria poteva essere vista anche sotto la spetto extra-religioso: reliquie di santi celebri garantivano copiosi pellegrinaggi, portatori di una crescente economia.
I viaggi e i trasporti per mare conobbero una stagione di sviluppo. L’introduzione della bussola accompagno l’innalzamento degli standard tecnologici nella costruzione delle navi. Vi fu poi l’invenzione delle fiere, dove veniva scambiati molteplici prodotti. La più celebre fu la fiera di Champagne.
La localizzazione della fiera di Champagne promuoveva circolazione id prodotti tra il Nord Europa e il Mediterraneo e così pure itinerari marittimi. Entrambi gli aspetti ebbero a che fare con un cambiamento e nelle modalità comunicative dell’epoca: lo scambio doveva portare ad una intensificazione dei nessi comunicativi. Non si trattava solo di imparar lingue straniere e gesti ma anche di accogliere costumi e attitudini diverse.
La commenda inventata nelle città di mare, consentiva il varo di un tipo di commercio promosso da un mercante e appoggiato da finanziatori: i secondi non partecipano direttamente al viaggio ma lo sostenevano. La gestione di questi rapporti implicava capacità di trattare e di convincere.
La mentalità mercantile può essere osservata anche da altri punti di vista. Quello dell’associazionismo artigiano e della formazione professionale. L’artigiano era un insieme di lavoratori con alte capacità realizzative e contemporanea attitudine al commercio. Le corporazioni di cui facevano parte i maestri, ossia i titolari delle attività, entravano a pieno titolo nella vita delle botteghe.
Vi fu la creazione delle scuole mercantili, da cui nasce la scrittura mercantesca. Si passa da un regime comunicativo di bassa densità ad alta densità.
Proprio nella fase in cui il regime medievale sembrava avviato verso uno sviluppo che potremmo definire moderno, presero avvio le crociate. Le crociate ci interessano per 2 aspetti: le modalità comunicative e gli effetti sugli scambi del mediterraneo.
In effetti, i modi attraverso cui la Chiesa cattolica giunse a promuovere la campagna militare, possiedono un elemento importante, sotto il profilo comunicativo: parliamo di spirito propagandistico. Attraverso la chiamata alle armi per la liberazione del sepolcro di Cristo a Gerusalemme, la Chiesa rinnovò la sua potenza comunicativa. Secondo alcune fonte, il discorso di Urbano II, che poneva l’accento sulla necessità di purificazione attraverso il pellegrinaggio in Terrasanta, venne letto come un invito esplicito a muovere una guerra di liberazione.
Vale la pensa fare una parentesi sugli ordini mendicanti. Il medioevo è un’epoca in cui trattare di comunicazione significa inoltrarsi in questioni distanti forse, dal nostro centro tematico. Non esistendo ‘’media nuovi’’, si comprende che le vicende vedevano come protagonista la Chiesa cattolica.
Francesco D’Assisi fonda tutta sulla predicazione e la comunicazione religiosa. Una comunicazione che prevedeva esperienza di povertà e di soccorso a ogni sofferente, riconoscendo nel mondo l’amore di Dio per tutti i suoi esseri. Anche in questo Francesco fu uomo di innovazione, creando una poetica fresca e immediata, fino alla scelta di scrivere il cantico delle creature in volgare che era la lingua dei semplici. Alla sua morte molti aderirono all’ordine francescano che li portò a confrontarsi con lo studium delle università, dove entrarono sostenuti dai pontefici dell’epoca.
17. STATEGIE E TECNICHE DELLA SCOLASTICA
La didattica universitaria del XIII secolo dovette molto allo studio di Aristotele. Dopo il 1250 fu la facoltà di arte a prendere in carico lo studio di Aristotele. Studio che presentava vantaggi e rischi: da un lato la sua filosofia veniva vista come elemento positivo per una civiltà cristiana vogliosa di misurarsi con la complessità dei problemi del mondo. Si partiva dai fenomeni studiabili con metodo razionale, e si incontrava Dio, sintesi suprema di ogni ragione. Dall’altra parte invece, una lettura diversa poteva dare origine a una prospettiva capovolta: si doveva dare per scontato Dio, confinato in una dimensione lontanissima dall’uomo, il quale doveva ricercare la propria libertà nella conoscenza.
Quello che a noi interessa è, la direzione di questo importante snodo della civiltà medievale, vale a dire quale approdo comunicativo fornisse la propagazione della filosofia scolastica. È evidente che essa fu utilizzata per contenere l’orizzonte delle nuove conoscenze all’interno di un perimetro religioso consolidato e condiviso.
I commentari stabilirono tra autori diversi una fitta rete di collegamenti comunicativi capaci di andare al di là delle differenti fedi religiose. Fu perciò un’atmosfera di rinnovamento che non assunse forma lineare ma che al contrario si avviluppò ricorsivamente al passato e ai suoi metodi, per poi evaderne grazie alla potenza dell’ambiente speculativo.
18. LIBRI DI TESTO O IN AFFITTO PER GLI STUDENTI
Alle università è legato lo sviluppo del libro. Durante l’Alt medioevo, attraverso il lavoro di centinaia di amanuensi, le organizzazioni monastiche erano riuscite nell’impresa di conservare il patrimonio librario dell’antichità, trasferendo i testi dai papiri alla pergamena dei codici. A partire dall’XI secolo il mondo sociale d’intellettuale cambiava: cresceva l’esigenza di prodotti librari, soprattutto per la necessità degli studenti universitari di maneggiare i testi direttamente. Non solo erano disponibili più opere, ma serviva un numero sempre più elevato di esemplari di ciascuna opera per lo studium.
Ci fu un aumento di produzione da parte degli stationarii (librai editori operanti nelle città universitarie). Quando però si evidenzio che il problema permaneva, venne utilizzato un sistema detto della pecia. Agli stationari venivano affidati, suddividi in fascicoli sciolti, i testi approvati dai docenti. Nei laboratori editoriali si provvedeva a moltiplicare le copie dei fascicoli messi in vendita o dati in prestito agli studenti, qualora volessero ricopiarli per conto loro.
20. LA COMUNICAZIONE POLITICA SPETTACOALARE DI FEDERICO II
Si distingue 3 tipologie di università a seconda della loro fondazione. Vi sono università nate dallo sviluppo spontaneo di scuole precedenti; altre nate per la migrazione di studenti e docenti ed infine università fondate dal papa o dall’imperatore, come nei casi di Salamanca e Torino per il versante papale, e Napoli, per il versante imperiale. Fu infatti, l’imperatore Feerico II a promovitore l’istituzione partenopea.
Federico è uno dei personaggi piu importanti del Medioevo. Fu il principale imperatore-intellettuale della sua epoca. A lui si deve la costruzione di castelli imponenti, la creazione di una corte letteraria di primo ordine con sede a Palermo da cui prese la mossa la poetica della scuola siciliana, e la nascita dell’università.
Oltretutto l’imperatore, guardo senza imbarazzi alla cultura araba e ne acquisì tutto ciò che gli parve utile. Ebbe una vera e propria predilezione per l’abbigliamento arabo, apprezzandone anche i cibi e gli aromi. Oltretutto la sua capacità di esprimersi in lingua araba gli permisero di avere un ruolo importante nella conduzione della crociata cui fu spinto per le insistenze del papato.
Federico è il fautore della riforma giuridica denominata ‘’Costituzioni di Melfi’’, scegliendo per la stesura studiosi importanti di diritto. Voleva creare un'unica legge occidentale regolata dal diritto e dalla giustizia.
Con lui vi furono anche le nuove monete federiciane coniate allo scopo di diffonderle anche oltre i confini del regno. Federico era oggetto perenne di comunicazione: per la sua determinazione, per la sua curiosità scientifica e culturale, per la sua vena artistica, per la giovanissima età in cui cominciò a governare. Sulle sue conto fiorirono tantissime superstizioni, affermando che fosse un essere straordinario e piu spesso, demoniaco.
21. MAGNA CARATA LIBERTATUM
Contemporaneamente alle costituzioni di Melfi, vi fu un altro importante documento storico che prese forma in Inghilterra. Questo documento venne redato dalle piu autorevoli figure feudali, i baroni.
Giovanni Senzaterra, erede del regno inglese aveva ingaggiato un conflitto con il re di Francia Filippo II, allo scopo di riconquistare i possedimenti dei Plantageneti oltremanica. La guerra non fu favorevole al sovrano inglese. La ribellione dei grandi feudatari scattò con l’aumento dello scutagium, ossia cifra che il feudo doveva mettere a disposizione del re per armare e mantenere i soldati. Qualora un feudatario non inviasse soldi all’esercito regio, egli era tenuto a pagare lo scutagium.
Le pretese di Giovanni Senzaterra vennero ritenute illegittime e i baroni si organizzarono per respingere ciò che consideravano un abuso: ruppero il giuramento di obbedienza al sovrano e mossero verso Londra, portando con sé un documento scritto in latino, lingua giuridica universale per l’epoca, che Giovanni aveva ricevuto precedentemente e che si era rifiutato di sottoscrivere.
Quel documento preso il nome di Magna Charta Liberatum, in cui il potere della corona veniva riconosciuto grazie all’accordo dei feudatari.
IL 15 giugno 1215 Giovanni, pur a mala voglia, appose la firma alla Magna Carta, in cui vi era una clausola che lo poneva al controllo di una commissione formata da 25 baroni. Qualora il re o i suoi principali funzionari avessero trasgredito le norme della carta, i rappresentanti dei baroni erano legittimati a richiedere riparazione immediata.
22. NUOVI ATTORI POLITICI E OCMUNICATIVI: I COMUNI ITALIANI
Alla morte di Federico II, la situazione era ormai chiara. Il papato e l’impero si fronteggiavano da secoli. Dopo l’anno Mille, ripresero i conflitti. Questo periodo viene denominato ‘’periodo delle lotte per le investiture’’. Papa Gregorio VII convocò un concilio in cui si vietò a laici di concedere investiture di abbazie e agli arcivescovi di consacrare chi fosse stato investito da laici. La sanzione per i laici era la scomunica, per gli ecclesiastici la deposizione.
Proprio in questo periodo si assistette alla nascita dei comuni italiani. Speso i comuni si scontrato con l’impero ma forti attriti vi furono anche con il papato. Tutto il periodo inaugurato dalla rinascita urbana, cui coincise la nascita dei comuni, fu un periodo governato dalla contrattualistica. Questo clima coincise con la crescita del numero dei giuristi e dei notai, e con essi della loro scrittura. Come nell’antichità, la cornice e il motore della scrittura fu la città, coi suoi scambi i suoi negozi e i suoi conflitti. Il latino era la lingua dei poteri della diplomazia e delle università.
Ma le lingue romanze scritte, aveva cominciato a fare breccia sia nella chiesa attraverso la poetica francescana, sia nell’impero con il mecenatismo della scuola siciliana. Aveva cosi inizio l’era del volgare.
Dalla scrittura carolina dell’alto medioevo, si passo a quella cancelleresca, con carattere corsivo e lettere rotonde, definita cosi perché inizio a diffondersi nelle cancellerie della penisola, dal regno di Sicilia al papato ai comuni. Venne utilizzata da giuristi, notai e letterati. I comuni promossero le scuole pubbliche
La peste, colpendo a morte circa un terzo della popolazione, non fu certo un fattore secondario della crisi demografica dell’epoca.
Anche il ruolo dell’Impero conobbe una fase di crisi, seppure a carattere ambivalente: da un lato le pretese egemoniche europee si ridimensionarono dando vita a un potere politico e amministrativo spiccatamente germanico. Dall’altro lato, vene ridimensionato il peso della componente ecclesiastica nella sfera politica, a cominciare proprio dall’elezione dell’imperatore. Il diritto di elezione spettava a sette grandi elettori, rispetto ai quali gli ecclesiastici erano la minoranza (tre voti dei principali arcivescovi).
L’intellettuale padovano considerava anche la Chiesa sottoposta alla comunità (dei fedeli), da cui derivava una diminuzione dell’autorità del pontefice a vantaggio del concilio.
L’imperatore, in questa visione, era «difensore della pace».
27.CONFLITTI QUASI DI CLASSE NEL BASSO MEDIOEVO
Il 300 fu epoca di conflitti sociali molti aspri: è il caso delle rivolte dei contadini francesi e dei contadini inglesi, dovute all’insostenibile peso della tassazione e ai privilegi della nobiltà. Le rivolte, che ebbero esiti diversi (repressione nel sangue per i contadini francesi; compromesso favorevole per i contadini inglesi), si svilupparono nel corso della guerra i 100 anni e combattuta proprio tra Francia e Inghilterra.
A Firenze lo scontro ebbe come protagonisti i salariati dell’industria tessile, chiamati Ciompi (sporchi) per via delle condizioni del loro lavoro. Gli operai rivendicavano innanzitutto un miglioramento economico. Puntarono alla costruzione di una propria corporazione: dopo averla costituita formalmente, parteciparono brevemente al governo della città. La corporazione si spinse a ipotizzare forme di pianificazione e investimento nella lavorazione della lana, mutando gli equilibri a favore della forza lavoro, cioè degli artigiani operai. La reazione dei mercantI non si fece attendere: vennero chiuse le botteghe e imboscate le materie prime. I Ciompi furono isolati dalle altre corporazioni e la loro venne chiusa dopo solo 1 mese e mezzo.
28.L’ARTISTA TARDO MEDIEVALE COME INTELLETTUALE E COMUNAICATORE
L’artista prese a uscire dall’anonimato indotto dall’organizzazione delle corporazioni. I nuovi artisti escono poco alla volta dalle corporazioni e si costituiscono in imprese individuali di grande artigianato, i nuovi soldati fuoriescono dai patti feudali e indirizzano la cavalleria verso una guerra di mestiere.
Giotto considerato l’artista più significativo di questo periodo, raccoglieva le commissioni, stringeva i contatti e distribuiva il lavoro ai suoi aiutanti. Il grande artista lavorò a opere a Roma, Assisi, Milano, Napoli etc. Attraverso Giotto, l’artista visivo, viene inteso per la prima volta come un punto di riferimento intellettuale nella nuova società urbana.
Giotto ha la capacità di proporre arte sia agli agiati che agli ignoranti. Con gli affreschi delle Storie della vergine e d cristo, Giotto ottenne l’effetto di condurre il visitatore a guardare dall’interno il ciclo: la visione proposta è infatti prospettica, lo spazio è inventato per gli occhi di quel tempo. Con Giotto l’arte figurativa entrò nel sistema cultura pienamente. L’orgoglio popolare nei confronti delle opere artiche che fiorivano nelle città, era sentimento nuovo capace di modificare il senso di appartenenza locale. Già allora l’arte poteva contare su pubblici diversi. Le raffigurazioni religiose continuavano ad essere lo sfondo privilegiato della creatività artistica.
29.LA CIVILTA’ COMUNICATIVA DEL MEDIOEVO: UNA SINTESI
Civilizzazione di parola = La lingua dell’Impero d’occidente (il latino) si scontra con la lingua dell’Impero d’Oriente (il greco). Da parte delle popolazioni che promuovono le invasioni c’è maggiore assimilazione del latino che, attraverso il cristianesimo, troverà il modo non solo di resistere ma di diffondersi. I media dell’omelia e del sermone costituiranno veicoli privilegiati del latino. Quando saranno fondate le prime università il latino sarà lingua di insegnamento nonché il supporto per le disputationes della scolastica. A
partire dal XIII secolo le lingue volgari, applicazioni locali del ceppo latino, diverranno competitive sia nell’ambito pubblico dell’oralità sia nell’ambito letterario.
Civilizzazione di scrittura = Indebolita dalla minor circolazione di mezzi di trasporto e dal dissesto delle vie di comunicazione seguite al crollo dell’Impero romano, la scrittura viene difesa dal cristianesimo (attraverso la diffusione «virale» delle sacre scritture e attraverso il lavoro di copiatura amanuense) e dal potere imperiale (codici giuridici, regole politico-amministrative). La nascita dell’Islam darà un contributo straordinario all’espansione della scrittura e farà dell’arabo coranico la lingua in grado di accogliere le traduzioni dal greco dei grandi testi dell’antichità classica (e di trasferirle in seguito al latino). A partire dall’XI Secolo la pergamena utilizzata per i dispacci e per i codici monastici lascia progressivamente spazio alla carta, importata dalla Cina dagli arabi. Dal XIII secolo il latino sarà affiancato dalle lingue volgari non solo nell’espressione orale ma anche nella letteratura, dove raggiunse presto dei vertici assoluti (Divina Commedia). A partire dalla creazione delle università (vedi oltre) si diffonde un’intensa riproduzione manuale di testi adatti allo studio attraverso laboratori specializzati
Civilizzazione di immagini = La questione della creazione e della circolazione delle immagini è assai controversa nel Medioevo. Nell’Alto Medioevo, attraverso l’avversione iconografica che proviene dalla cultura ebraica e che viene fatta propria dalla cultura islamica (quantomeno per il ripudio della figura umana e per le rappresentazioni divine), l’Impero d’Oriente vive una vera e propria crisi religiosa che passa attraverso le immagini (iconoclastia, VIII e IX secolo)/ Anche in Occidente la questione è molto sentita, e l’oscillazione del pensiero dominante (quello religioso cattolico) va dall’appoggio esplicito alle rappresentazioni iconografiche grazie al loro carattere illustrativo, descrittivo e simbolico (le immagini come narrazione per analfabeti) alla cautela con cui debbono essere usate per non uscire dall’ortodossia delle sacre scritture. Nel corso dei secoli le immagini dipinte passeranno da una funzione prevalentemente decorativa (come nei codici monastici) a una funzione di raffinata narrazione e di approfondimento teologico su base simbolica. Dal punto di vista tecnico nei secoli del Basso Medioevo si assisterà alla creazione di un grappolo ni nuove strumentazioni tutte inerenti il campo della pittura (dall’affresco alla pala, al politico, al quadro su legno e su tela), fato che consentirà un aumento di credibilità e di diffusione di questa forma artistica.
Civilizzazione di costruzioni = Anche in questo fondamentale settore il Medioevo inizia con la necessità di evitare distruzioni e cancellazioni non solo di effigi, ma di intere città. L’istanza dell’ascetismo cattolico di dare vite a costruzioni difficilmente violabili produce, sulla base di regole monastiche e di un nuovo ordine esistenziale, una lunga fase dominata dall’architettura dei monasteri. A partire circa dal 1000 d.C. prende piede una forma di architettura (il romanico) che si diffonde rapidamente in Europa, e si fonda su una riconsiderazione dell’architettura romana di cui riprende alcuni importanti elementi (l’arco, la volta, la colonna, e il pilastro). In seguito si affermerà un nuovo stile, chiamato gotico, sviluppatosi nelle nuove realtà urbane sorte intorno al XII secolo e in grado di estendersi sia alle grandi e grandissime architetture (le cattedrali), sia alle piccole opere artistiche dell’oreficeria e dell’intaglio. Fortemente rappresentativa di quasi tutto il periodo medievale, e in particolare del feudalesimo, è la costruzione del castello, certamente ideata a scopo militare difensivo ma espressione anche di un controllo territoriale sulle campagne e sui villaggi. Questa funzione non impedì a sovrani e potenti del Tardo Medioevo (Federico II di Svevia su tutti) di dedicarsi all’edificazione di castelli soprattutto dal punto di vista estetico e semitico (una costruzione di «propaganda» del potere imperiale).
Civilizzazione di rituali = Imbevuta di un nuovo tipo di rituale, quello di derivazione cristiana, la civilizzazione medievale inventa nuove forme di suddivisione temporale (per esempio la settimana, rispetto all’organizzazione a base dieci dell’Impero Romano) che trovano una giustificazione teologica (la domenica, il giorno in cui il Signore contempla la propria opera e si riposa, come giorno di riposo per ogni individuo). Civiltà mancante di mezzi di comunicazione di massa veri e propri, il Medioevo affida alle rappresentazioni un compito di particolare delicatezza e importanza: ad esempio l’incoronazione di un sovrano da parte del pontefice assume il rilievo di avvenimento che va descritto nei più minuziosi particolari, dalla tipologia dei costumi ai gioielli portati alle frasi pronunciate. Ma, più in generale, il Medioevo è periodo di straordinaria attenzione alla forma e alle regole della comunicazione, che assume l’aspetto di una normatività progressiva. Contratti scritti sono stipulati per ogni genere di transazione economica, per ogni genere di alleanza politica e militare, per il funzionamento di ogni tipo di vassallaggio e di ogni corporazione. A sigillo delle stipule
Si diffondono nuove tipologie di governo e di potere, e si afferma una forza nuova economica proto- capitalistica. La forma politica che risultò in Italia più percorribile a partire dalla nuova configurazione economica fu: la signoria.
Dopo un periodo di crisi4 e di crollo delle grandi banche, l’epidemia di peste nera e la rivolta dei Ciompi, la lotta per l’egemonia si restrinse a un gruppo di élite, tra cui spiccarono le famiglie Albizzi e Medici. Il contrasto durò per alcuni decenni e finì per premiare i Medici. Cosimo de medici fu indicato dalle famiglie di Firenze come l’uomo giusto a guidare la politica. Un ultimo colpo di coda fu tentato nel 1433 dagli Albizzi, che riuscirono a farlo condannare all’esilio per dieci anni. MA l’esilio durò poco e Cosimo venne richiamato in patria solo un anno dopo.
Da allora non assunse più cariche pubbliche, ma agì dietro le quinte. Governò attraverso una pratica che fu definita ‘’cripto-signoria’’: una signoria nascosta che tuttavia non impediva ai potenti in viaggio politico a Firenze di dirigersi nel Palazzo Medici.
Cosimo de medici si dimostro esperto di comunicazione politica. L’evento più clamoroso da lui portato avanti fu il concilio ecumenico, che ebbe inizio a Basilea, ma la cui ultima sessione venne celebrata a Firenze. Oltre al papa e al patriarca di Costantinopoli partecipò anche l’imperatore d’Oriente Giovanni VII Paleologo che condusse con sé i migliori studiosi bizantini dell’epoca.
La permanenza di questi studiosi consentì un radicamento dell’interesse filosofico nei confronti soprattutto di Platone.
4. LA CERCHIA ARTISTICA DEI MEDICI, PRIMI MANAGER CULTURALI
A fronte di questa piccola silente rivoluzione culturale, bisogna considerare che a Firenze sia i pittori, sia gli scultori e sia gli architetti diedero vita a un ambiente di confronto e di discussione comune, creando un milieu di “cooperazione competitiva” che aumentò considerevolmente le conoscenze tecniche e teoriche attraverso un fitto scambio di informazioni.
Tutti sentirono il bisogno di immergersi in uno studio approfondito delle discipline scientifiche che trasposero nelle proprie opere.
Perciò, l’arte divenne il MEDIUM che consentiva l’intersezione dei saperi scientifici, e collocava l’artista in una posizione decisamente intellettuale.
Artisti come Donatello, Michelangelo, Filippo Brunelleschi, Leon Battista Alberti, erano grandi amanti dell’arte e della cultura classica, dalla quale prendeva spunto, traevano ispirazione, generando così innovazione attraverso il recupero dell’antico. Ciò, non fece altro che fomentare una nuova centralità della personalità umana, una sorta di antropologia-rinascimentale, ossia una vera e propria scalata ai vertici della creazione dove il genio umano divenne il contenuto spirituale dell’Umanesimo.
La famiglia Medici fu la prima a capire come fosse grande il potere della cultura, di fatto, Lorenzo de Medici non si limitò a radunare artisti ed intellettuali prestigiosi, ma si cimentò direttamente nella creazione poetica e letteraria. Sotto la sua guida prosperarono grandi feste pubbliche, veri e propri media di massa per la popolazione fiorentina dell’epoca, con l’obbiettivo di attualizzare il messaggio e di avvicinare il popolo a un nuovo rituale spettacolare.
La festa dei Magi (rievocante l’episodio dei tre magi giunti a Betlemme); la giostra; ed il primo corteo carnascialesco a tema, per il Carnevale 1490 (Lorenzo scrisse una Canzona dei sette pianeti di soggetto astrologico e mitologico in quanto i nomi dei pianeti coincidevano con i nomi delle divinità greco-latine. Sette carri componevano il corteo e sette figuranti rappresentavano i pianeti che cantavano le proprietà delle stelle e il loro influsso sugli uomini).
Questi esempi, non sono altro che l’uso proprio del Rinascimento dell’Antichità dell’Umanesimo, dove gli umanisti, appunto, misero mano al patrimonio che riemergeva dall’epoca greca e romana inventando contesti e scenari di attualizzazione creativa e di rivisitazione critica.
Cosa, che creò una nuova élite intellettuale, il cui avvicinamento alla popolazione fu dato da un atteggiamento paternalista, nel senso che il signore offriva alla cittadinanza dei rituali festivi attraverso cui esibiva ricchezza e spettacolarità e dentro cui il corpo ingioiellato del principe veniva mostrato come simbolo del meritevole governo.
Ugualmente l’arte, veniva suggerita come patrimonio comune, e come riferimento del livello di civilizzazione in cui tutti potevano orgogliosamente riconoscersi.
5. L’ENORME SUCCESSO DI UN LIBRO STAMPATO PER ‘’IMITARE CRISTO’’
Il primo libro a stampa a meritare l’appellativo di Best-Seller, fu il De Imitatione Christi di Thomas à Kempis, monaco di origine Tedesca nato nel 1380 e morto nel 1471, di vocazione mistica la cui opera fu pubblicata due anni dopo la sua morte, con più di novantanove edizioni comparse alla fine del secolo.
Questo, rimase il libro più letto in assoluto ed il primo ad essere pubblicato dalla casa editrice parigina Imprimerie Royale nel 1640.
Diviso in quattro libri, era una sorta di Vademecum, una guida da “giovane marmotta” per il Cristiano “ad ok”, che rispecchiava la vita media vissuta da un cristiano del tardo Medioevo, dove si promuove il valore dell’umiltà, come un comportamento stimolato da un senso d’equilibrio che proviene, secondo l’autore, direttamente dalle Sacre Scritture.
Il successo di questo libro è dovuto alla grande semplicità stilistica in cui ogni categoria di lettore poteva riconoscersi, al carattere pragmatico dei vari suggerimenti sul come comportarsi d’avanti a situazioni sgradevoli sulla vita mondana.
La cosa più rivoluzionaria fra tutte, era il fatto che il possessore dell’Imitazione potesse portare il suo “manuale delle giovani marmotte” sempre con sé, ne consentiva una lettura spezzettata grazie al fatto che i suoi capitoli erano brevi e ne favoriva una lettura silenziosa, individuale e introspettiva. L’arte tipografica quindi, stimolava la lettura e fomentava il bisogno dell’uomo di istruirsi, rilanciandola in ambienti popolari dove la capacità di leggere e scrivere cominciava ad essere influenzata dalla chiarezza dei testi stampati.
6. ERASMO, INTELLETTUALE TIPOGRAFICO
Erasmo da Rotterdam (1466-1536) fu il primo intellettuale umanista a conoscere un’amplia diffusione editoriale.
Da un lato vi è il contenuto specifico del suo umanesimo, cioè la critica nei confronti della decadenza della chiesa Cattolica dell’epoca a cui affiancava una terminologia ripresa dalle sacre scritture dopo averle rivisitate; e dall’altro lato abbiamo un Erasmo totalmente immerso nell’ambiente tipografico dell’epoca, di fatto aveva contatti con tipografi e rivenditori prima a Venezia con Manuzio, poi a Parigi con Josse Bade ed in fine a Basilea con Froben.
Questo ci fa capire quanto Erasmo fosse in gioco sul campo e come aveva intuito che quel nuovo medium potesse amalgamare al contesto sociale il suo umanesimo, infatti l’astuta mossa che egli compì, fu quella di scegliere la lingua diplomatica dell’epoca per le sue opere, il latino.
Scelta che gli consentì vari scambi di informazioni a distanze tipografiche ravvicinate.
Un suo stretto amico, infatti, era Tommaso Moro a cui dedicò l’Elogio della follia, ed al quale si deve un nuovo tipo genere saggistico e letterario per aver scritto di un (non) posto dove gli individui vivono in un regime senza differenze sociali, dove tutto è di tutti:” L’UTOPIA”.
Il rapporto più tumultuoso fu quello con Lutero che prese di petto la questione della chiesa cattolica nei suoi scritti, portando così alla ribellione ed allo scisma.
7. LUTERO UN GRANDE TEOLOGO ALLEATO DI GUTENBERG
Lutero aveva maturato una critica corrosiva nei confronti della Chiesa Cattolica, che partiva dalla forte contestazione della vendita delle indulgenze.