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Posizione dell'Italia nella prima guerra mondiale, sviluppo e vittoria.
Tipologia: Appunti
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Quando scoppia la prima guerra mondiale l’Italia è ancora legata agli imperi centrali della triplice alleanza. Il trattato però aveva un valore esclusivamente difensivo quindi nel momento in cui iniziò la guerra, l’Italia si proclamò neutrale. Mentre tutti i governi degli altri Stati avevano visto i socialisti e borghesi uniti nel sostegno alla guerra, in Italia i socialisti erano contrari e la borghesia era divisa tra quelli che volevano schierarsi con l’Austria e quelli che non volevano entrare in guerra e avevano appoggiato la dichiarazione di neutralità del governo Salandra. In questo modo si creò una divisione tra i neutralisti gli interventisti. I neutralisti erano un vasto schieramento politico e ne facevano parte i liberali Giolittiani, i socialisti, la maggioranza dei cattolici e tra di loro il pacifismo conviveva con internazionalismo del movimento socialista e con l’obiettivo perseguito da Giolitti di ottenere compensi territoriali sia dagli imperi centrali e sia dall’intesa. Tra gli interventisti c’erano i sindacalisti rivoluzionari, i nazionalisti, i liberali di destra, i democratici gli irredentisti E gli ambienti giornalistici legati al Corriere della Sera. Mentre i nazionalisti premevano per una politica di potenza nei Balcani e nell’Adriatico, gli interventisti volevano slanci risorgimentali verso Trieste e Trento. Dopo un iniziale neutralismo anche Benito Mussolini si schierò a sostegno della guerra. I neutralisti avevano la maggioranza in parlamento ma gli interventisti e con le loro manifestazioni riuscivano a coinvolgere più persone. ad esempio nelle radiose giornate si tennero comizi nei quali si registrarono anche aggressioni e violenze contro deputati Giolitti ani neutralisti. Alla fine l’iniziativa della monarchia risolse la situazione con la decisione di entrare in guerra nella speranza di ottenere ampliamenti territoriali, poi, l’Italia si schierò con la triplice intesa. Il 26 aprile del 1915 si firmò il patto di Londra stipulato con Gran Bretagna, Francia e Russia all’insaputa del parlamento: L’Italia si impegnava entrare in guerra entro un mese in cambio del Trentino e dell’Alto Adige, Friuli Venezia Giulia, dell’Istria di una parte della Dalmazia, di Valona in Albania e delle isole di Dodecaneso. Il 24 maggio del 1915 le truppe italiane iniziarono le ostilità contro l’esercito austro ungarico, con un piano offensivo che consisteva nel forzare lo sbarramento austriaco. Tuttavia, nel 1915 ci furono scarsissimi risultati in quest’area si trasformò in una guerra di posizione. Nel 1917 l’Italia subì una gravissima sconfitta. Il 24-26 ottobre gli imperi centrali spostarono le truppe sul fronte italiano scatenarono un attacco che sfondo le linee nemiche presso Caporetto. L’esercito italiano fu travolto e dovettero abbandonare ai nemici il Friuli e parte del Veneto. Gli austriaci continuarono a insediarsi in Italia verso la pianura padana e si fermarono sulla linea del fiume Piave. Così gli italiani persero tutti i vantaggi territoriali che avevano ottenuto e la disfatta impressionò l’immaginario collettivo che trasforma il termine Caporetto in sinonimo di disfatta. Ci furono anche delle ripercussioni politiche. Vittorio Emanuele Orlando assunse la carica di presidente del consiglio e il nuovo governo fece grandi promesse ai contadini in armi per motivarli a sostenere la guerra. Cadorna fu sostituito da Armando Diaz che bel compito di colmare l’abisso che la sconfitta aveva scavato tra ufficiali e soldati e addolcire le forme più dure della disciplina militare. La propaganda bellica italiana si riversò sulle aspetti democratici e risorgimentali della guerra di popolo e si iniziò a puntare sulla necessità di difendere il territorio nazionaleChe era stato invaso dal nemico. L’esercito italiano mostro di essersi ripreso dalla disfatta di Caporetto con la battaglia del Piave e l’offensiva finale scatenata il 24 ottobre che si concluse con la vittoria. Il 4 novembre 1918 venne diffusa la notizia dell’armistizio che sanciva la fine dell’ostilità e la vittoria italiana. In tre anni di guerra morirono 16.800 ufficiali e 571 mila soldati e tra le varie armi la fanteria era stata quella più colpita. Le classi sociali più povere avevano subito la maggior parte dei danni.