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prima legge di Mendel in poche parole chiaro e coinciso
Tipologia: Appunti
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Mendel eseguì diverse serie di incroci. Nella prima parte del suo lavoro egli decise di considerare l’ereditarietà di un solo carattere per volta in un grande numero di piantine, e operò nel modo seguente. Per ciascun carattere scelse piantine di linea pura per forme opposte del medesimo carattere ed effettuò una fecondazione incrociata: raccolse il polline da un ceppo parentale e lo mise sullo stigma (l’organo femminile) dei fiori dell’altro ceppo, ai quali preventivamente aveva tolto le antere (gli organi maschili), in modo che la pianta ricevente non potesse autofecondarsi. Le piante che fornivano o ricevevano il polline costituivano la generazione parentale , indicata con P. I semi e le nuove piante da essi prodotte costituivano la prima generazione filiale o F 1. Gli individui di questa generazione possono esser definiti ibridi in quanto figli di organismi che differiscono per uno o più caratteri. Mendel e i suoi aiutanti esaminarono tutte le piante di F 1 per vedere quali caratteri presentavano e poi annotarono il numero di piante di F 1 che mostravano ciascun tratto. I risultati ottenuti nella generazione F 1 possono essere riassunti nella prima legge di Mendel , o legge della dominanza : gli individui ibridi della generazione F 1 manifestano solo uno dei tratti presenti nella generazione parentale. Mendel ripeté l'esperimento per tutti e sette i caratteri della pianta di pisello prescelti. Il metodo da lui seguito è illustrato nella ▶figura 3, che prende come esempio il carattere «forma del seme». Mendel prelevò il polline da una pianta di pisello di un ceppo puro con semi rugosi e lo collocò sullo stigma dei fiori di un ceppo puro a semi lisci. Egli eseguì anche l’incrocio reciproco, in cui si scambia l’origine parentale dei due caratteri: prelevò il polline da una pianta a semi lisci e lo collocò sugli stigmi dei fiori di un ceppo a semi rugosi. L’incrocio fra questi due tipi di
piante P produceva in ogni caso una F 1 tutta uniformemente a semi lisci; era come se il carattere «seme rugoso» fosse completamente sparito.
La primavera seguente Mendel coltivò le piantine della generazione F 1 ed eseguì una seconda serie di esperimenti. Ognuna di queste piante fu lasciata libera di autoimpollinarsi e produrre i semi di una nuova generazione che chiameremo seconda generazione filiale o F 2. Di nuovo, furono descritte e contate le caratteristiche di tutte le piante F 2 ( vedi ▶tabella 1). In tutti gli incroci eseguiti, Mendel notò due dati importanti.
Come si possono spiegare questi risultati? Che cosa accade al tratto recessivo nella generazione F 1? Perché i tratti recessivi e quelli dominanti nella generazione F 2 si manifestano in rapporti sempre costanti? Per rispondere a questi interrogativi Mendel propose una teoria che possiamo così riassumere: le unità responsabili dell’ereditarietà di un particolare carattere si presentano come particelle distinte che in ciascun individuo si trovano in coppia; durante la formazione dei gameti tali particelle si separano e ogni gamete ne eredita una soltanto. Secondo questa teoria, gli elementi unitari dell’ereditarietà si conservano integri in presenza l’uno dell’altro. L’idea di Mendel era che ogni pianta di pisello possedesse due elementi («particelle») ereditari per ciascun carattere, derivanti ciascuno da un genitore, e che durante la produzione dei gameti, un gamete ricevesse soltanto una di queste unità appaiate. La sua conclusione, che costituisce il nocciolo del modello mendeliano dell’ereditarietà, fu che ogni gamete contiene una sola unità, ma lo zigote ne contiene due, perché è il prodotto della fusione di due gameti. Gli elementi unitari dell’ereditarietà oggi si chiamano geni e le forme diverse di uno stesso gene sono chiamate alleli. La teoria di Mendel può essere espressa nella seguente forma, che costituisce la seconda legge di Mendel o legge della segregazione : quando un individuo produce gameti, le due copie di un gene (cioè gli alleli) si separano, cosicché ciascun gamete riceve soltanto una copia. Le parole Allele deriva dal termine originario allelomorfo (dal greco allélon , «l’un l’altro», e morphé , «forma»), che significava «di forma alternativa». Il termine ha un senso quando abbiamo almeno due alleli diversi. http://ebook.scuola.zanichelli.it/sadavabiologiablu/le-basi- molecolari-della-vita-e-dell-evoluzione/da-mendel-ai-