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Descrizione del rapimento di Aldo Moro a partire dal 16 marzo 1978. Commenti e testimonianze dei diretti interessati.
Tipologia: Tesi di laurea
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Capitolo 1 – Il Compromesso storico. “Questo matrimonio non s’ha da fare!” 1.1 Dai fatti di Cile 1973 nasce l’idea del Compromesso storico L’11 settembre è una data tristemente nota nella storia contemporanea recente: quel giorno del 2001 l’ISIS (Islamic State of Iraq and Siria) fu protagonista di una serie d’attentati nel cuore degli Stati Uniti d’America che sconvolsero tutto il mondo occidentale, così come fu per quello antico-cristiano a seguito dell’avvento di Cristo, vige da allora un “prima” e un “dopo”. Esiste un altro 11 settembre non meno significativo ma ugualmente drammatico, è quello del 1973 a Santiago del Cile, dove un golpe pone fine alla vita del Capo di Stato socialista Salvador Allende aprendo di fatto ad una dittatura di destra con a capo il Generale Augusto Pinochet. Il secondo dopoguerra (a partire già da Yalta 1945) ci aveva lasciato in eredità un’europa divisa in due blocchi (la cosiddetta “Cortina di ferro”) sotto la rigida influenza dei sovietici a est e dei nordamericani a ovest, dando vita al lungo periodo della “guerra fredda. Esisteva anche un terzo blocco, o “terzo mondo”, che a partire dalla Conferenza di Bandung del 1955 (1)
europa tra i partiti comunisti) che dal 1972 ha come Segretario Enrico Berlinguer, uomo che vive la politica con passione e dovere e che, grazie anche alle sue indubbie doti in politica estera, gode di vasto consenso tra il suo elettorato. Doti che porteranno il PCI, sotto la sua guida, a sfiorare lo storico sorpasso alle Politiche del 1976, un sorpasso che avrebbe portato i comunisti alla guida del paese dopo trent’anni di monocolore democristiano. Berlinguer, figlio del suo tempo, conosceva con maestria la politica internazionale e, in particolare, aveva seguito gli eventi cileni del 1973 per cui aveva maturato l’idea di un governo di solidarietà nazionale, una svolta politica così come coraggiosamente aveva optato trent’anni anni prima Togliatti: la famosa “svolta di Salerno”. La via democratica al socialismo […]. La questione “decisiva” delle alleanze era per questo impostata non come “alternativa di sinistra”, ma come “alternativa democratica” […]. Da tutto ciò Berlinguer traeva la conclusione che fosse essenziale il rapporto col mondo cattolico e anche con la DC, che ne era l’espressione politica largamente maggioritaria 1
1_ Guido Liguori, Berlinguer rivoluzionario il pensiero politico di un comunista democratico, Roma, Carocci, 2014 (^) (3) Era così nato il “COMPROMESSO STORICO”. 1.2 Nascita del governo di “Solidarietà nazionale”
Ogni matrimonio che si rispetti deve necessariamente avere, come conditio sine qua non per la sua riuscita, il consenso delle due parti. Nella Democrazia Cristiana, così come nel PCI del resto, le divergenze intestine avevano creato una spaccatura in seno ai vertici del partito, per cui la proposta di Berlinguer non aveva fatto altro che alimentare tensioni già esistenti nella compagine di piazza del Gesù. Aldo Moro, Presidente della Democrazia Cristiana dal 1976, già fautore del primo governo di centro-sinistra della Prima Repubblica (la DC e il PSI di Pietro Nenni seduti sullo stesso tavolo di governo nel 1963), capì che i tempi erano maturi per governare con il partito che rappresentava 1/3 dell’elettorato, così come aveva trionfalmente annunciato Berlinguer all’indomani delle elezioni politiche del 20/21 giugno 1976 (il mancato storico sorpasso alla DC) dalla sede del partito in via delle botteghe oscure. Il Presidente della DC portava in dote un curriculum politico di tutto rispetto, nato a Maglie (Lecce) il 23 settembre 1916, si laurea brillantemente in Giurisprudenza, in seguito fa parte dei settantacinque incaricati di redigere il testo costituzionale. Tra i fondatori della DC ne divenne segretario nel 1959 e, per l’appunto, Presidente nel 1976, ricoprì più volte la carica di (4) ministro, per ben cinque volte fu Presidente del Consiglio dei ministri e nel quinquennio 1963 - 68 guidò diversi governi di
avanti dai due maggiori partiti d’Italia che accomunati raggiungevano i ¾ dell’intero elettorato. Dopo le Politiche del 20/21 giugno 1976, che avevano decretato una notevole impennata del PCI, con la DC che mantenne inalterata la sua leadership, nel mese di agosto si diede vita al “Governo della non sfiducia” o “Governo di solidarietà nazionale” con a capo Giulio Andreotti. Ciò fu possibile grazie all’astensione dalla votazione del Partito Comunista che favorì, dunque, la fiducia nelle due camere del parlamento ponendo le basi ufficiali del “Compromesso Storico”. Nonostante le assicurazioni di Berlinguer, in campagna elettorale, di non voler uscire dalla NATO, (famosa l’intervista dell’11 giugno 1976 rilasciata al giornalista Giampaolo Pansa del Corriere della Sera dove Berlinguer affermò che si sentiva più sicuro sotto l’ombrello della Nato che sotto il Patto di Varsavia)^2 2 Intervista pubblicata sul Corriere della Sera del 15 giugno 1976, http://archivio.corriere.it/Archivio/interface/landing.html (6) la DC scelse Giulio Andreotti per formare il nuovo governo, migliore garanzia possibile per la sospettosa superpotenza statunitense. I presupposti non erano dei migliori, tuttavia per entrambi i partiti vi erano dei vantaggi: il PCI vedeva diminuita (ma non terminata)
la sua condizione di conventio ad exludendum cioè quella sorta di pregiudiziale che esisteva dall’inizio della guerra fredda, per cui i partiti di sinistra venivano esclusi da qualsiasi formazione di governo centrista formatisi nei paesi aderenti alla NATO. La DC consolidava di fatto il suo ruolo di arbitro nella sfera politica italiana e per di più aveva la possibilità di tenere sotto controllo il maggiore partito di opposizione, dal momento che Berlinguer aveva, con l’astensione al voto, permesso ad Andreotti di formare il governo. Gli equilibri precari, comunque, non furono i soli motivi del fallimento del “Compromesso Storico”. L’Italia, come precedentemente detto, viveva un periodo drammatico i cosiddetti “anni di piombo”. Estrema destra e Brigate rosse costituivano il braccio armato della guerra contro lo stato. 1.3 Le Brigate rosse. “Contro il progetto neogollista portare l’attacco al cuore dello Stato”. Il 12 dicembre 1969 una bomba scoppia alla Banca dell’Agricoltura di piazza Fontana, a Milano. La deflagrazione causa la morte di 16 persone e il ferimento di un centinaio. (7) Altre bombe esplodono lo stesso giorno anche a Roma, provocando numerosi feriti. Inizia così il lungo periodo della “strategia della tensione”. Sono attentati di matrice neofascista, il terrorismo di estrema destra provocherà tra gli anni settanta e la prima metà degli
Mario SOSSI verrà processato da un TRIBUNALE RIVOLUZIONARIO […]” 3 In questo primo comunicato le Br evidenziano la loro natura di movimento rivoluzionario di sinistra, valorizzano la loro “impresa” precisando di avere in mano “una pedina fondamentale dello scacchiere della controrivoluzione”, si assurgono a una sorta di “Tribunale del popolo”, processando ed eventualmente condannando “l’imputato”. E’ un movimento criminale in ascesa, ha bisogno di visibilità e per autoaffermarsi deve compiere azioni eclatanti che ne favoriscano la consacrazione. Il rapimento del giudice Sossi si concluderà il 23 maggio seguente con la liberazione e la conseguente condanna dei due carcerieri che, pur agendo per tutta la durata del sequestro incappucciati (particolare rilevante per il successivo sequestro Moro) , verranno riconosciuti dal giudice genovese durante il processo e identificati in: Alberto Franceschini e Pietro Bertolazzi.
3 Mario Sossi,^ NELLA PRIGIONE delle BR, Milano, Editoriale Nuova, 1979 (9) 1.4 Dal sequestro del giudice Sossi a “L’Affaire Moro”. Dietro le velate minacce di Kissinger a Moro la cronaca di una fine annunciata.
Il rapimento del giudice Sossi, aveva tolto ogni dubbio, le Br erano un’organizzazione che aveva delle basi forti, radicate nel territorio e con un apparato logistico molto efficiente, un sequestro che aveva dimostrato, ove ce ne era bisogno, che le Br erano capaci di andare oltre, di arrivare più in alto, molto più in alto. Era il 1974 e, come in precedenza evidenziato, in Italia si viveva un periodo altamente drammatico (crisi economica, terrorismo); i due maggiori partiti (DC e PCI) raggiungevano circa il 75% dell’elettorato e, dunque, avevano posto le basi per un’intesa di governo data la situazione delicata, una politica di responsabilizzazione che non trovava il favore dei sovietici e ancora di più degli americani. La crisi, come detto, aveva creato uno squarcio nel governo, nel mese di ottobre il Presidente del Consiglio Mariano Rumor rassegnò le dimissioni e l’allora Presidente della Repubblica Giovanni Leone affidò l’incarico di formare il nuovo governo ad Aldo Moro. Trascorse un mese prima che riuscisse a formare un governo con l’appoggio socialista. E in quel lasso di tempo avvennero cose davvero inquietanti, (10) che contribuirono a rendere ancora più cupo un clima già appesantito dalle stragi dei mesi precedenti a Brescia (28 maggio) e sul treno Italicus (notte fra il 3 e il 4 agosto). Un’interessata regia anglofila aveva diffuso la voce, del tutto falsa, che Moro avrebbe imbarcato il PCI nel governo. A
Due in meno del precedente governo che tra l’altro era composto oltre che dalla DC, dal Partito Socialista Italiano (PSI) e dal Partito Socialista Democratico Italiano (PSDI). Le minacce di Kissinger avevano realmente condizionato Aldo Moro? Sta di fatto che il 23 novembre 1974 i ministeri del nuovo governo non annoverano né socialisti né socialdemocratici come nel precedente, anche se entrambi i partiti appoggeranno dall’esterno la squadra governativa di Moro. Nonostante le rassicurazioni di Rumor agli americani, a Washington saliva la preoccupazione e si studiava una strategia per scongiurare il “compromesso storico”. Il 31 luglio del 1975, appena dopo le elezioni amministrative che, nel mese di giugno, avevano portato ad una clamorosa affermazione del PCI e ad una battuta d’arresto della DC, il “direttorio politico” dei “Quattro” (USA, Gran Bretagna, Francia e Germania Ovest), su iniziativa del governo americano, si riunì la prima volta a Helsinki per venire a capo definitivamente sulla “grana” italiana. (12) Le delegazioni dei quattro paesi a pranzo nella sede dell’ambasciata inglese erano concordi sui rischi che il “Patto atlantico” andava incontro nel caso di un’entrata del Partito Comunista Italiano al governo, ciononostante prevalse un
atteggiamento di prudenza e un altro incontro fu programmato negli USA per il seguente 5 settembre. Anche in quell’occasione le quattro delegazioni si riunirono nella sede diplomatica della Gran Bretagna: Kissinger per gli USA, i ministri degli Esteri inglese, James Callaghan, francese Jean Sauvagnargues, e tedesco Hans-Dietrich Genscher. Inglesi e americani continuavano a sostenere la drammaticità del pericolo comunista, francesi e tedeschi seppure condividevano le preoccupazioni dei colleghi anglofoni, erano per una linea di prudenza dettata molto probabilmente per interessi politici, la riunione come la prima, del resto, si concluse con un nulla di fatto, era stato individuato il problema ma non la soluzione. A queste due riunioni ne seguirono altre tre: il 24 settembre, il 12 dicembre e il 23 gennaio del 1976, anche queste tre si conclusero negativamente. Tutte le riunioni avevano un unico comune denominatore: quasi ossessivamente inglesi e americani ribadirono che il pericolo comunista scaturiva dal dominio nella scena politica italiana di Aldo Moro. (13) 1.5 Aldo Moro. “Grande Statista”, “grande politico”, un pericolo per i suoi nemici?
Il quadro che ne esce fuori è quello di un grande politico, politico di grande esperienza e spessore, molto vicino agli ambienti cattolici. Tuttavia, il suo potere all’interno dello scacchiere politico italiano fu sopravvalutato, e non poco, da chi aveva interesse ad eliminarlo.
5 Leonardo Sciascia, L’Affaire Moro, Palermo, Sellerio editore, 1978 (15)