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Primitive e Integrali Indefiniti, Appunti di Analisi Matematica I

Dispensa su Primitive e Integrali Indefiniti

Tipologia: Appunti

2011/2012

Caricato il 06/04/2012

zuclo
zuclo 🇮🇹

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Capitolo 0
Primitive e Integrali Indefiniti
In questo capitolo ci proponiamo di esporre la teoria delle funzioni primitive per funzioni
reali di una variabile reale e di dare cenni ai metodi utilizzati per la loro determinazione. Questo
argomento fa parte del Calcolo Dierenziale, ma trova le sue maggiori applicazioni nel calcolo
degli integrali definiti.
0.1 Definizioneeprimepropriet`a
Definizione 0.1 Siano Iun intervallo e f:IRunafunzione. Diciamocheunafunzione
F:IR`e primitiva della funzione fnell’intervallo Ise F`e derivabile in Iesiha
F0(x)=f(x)per ogni xI.
Esempio 1
F(x)=sinx+ 2004 `eprimitivadif(x)=cosxin I=R.
F(x)=log|x|`eprimitivadif(x)= 1
xin I=(−∞,0) e in I=(0,+).
Osservazioni
Ovviamente, non ogni funzione `e la primitiva di un’altra. Infatti, ogni funzione non derivabile
non pu`o essere una primitiva di alcuna funzione.
Tutte le funzioni continue in Iammettono certamente primitiva in I. Questo segue dal Teorema
Fondamentale del Calcolo Integrale (vedi Cap. 1)
Esistono funzioni che non ammettono primitiva. Ad esempio, la funzione f(x)=sg n (x)non
ammette primitiva in alcun intervallo aperto contenente l’origine. (Questo segue dal fatto che le
derivate godono della propriet`adiDarboux.)
La primitiva, se esiste, non `e unica. Infatti, se la funzione F`eprimitivadifin I, allora tutte
le funzioni G(x)=F(x)+c(cR)sonoprimitivedifin I.
Inoltre tutte le primitive hanno questa forma come aerma la seguente
Proposizione 0.2 Sia IRun intervallo. Se le funzioni FeGsono primitive di fin Iallora
esiste una costante cRtale che
G(x)=F(x)+cper ogni xI.
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Capitolo 0

Primitive e Integrali Indefiniti

In questo capitolo ci proponiamo di esporre la teoria delle funzioni primitive per funzioni reali di una variabile reale e di dare cenni ai metodi utilizzati per la loro determinazione. Questo argomento fa parte del Calcolo Differenziale, ma trova le sue maggiori applicazioni nel calcolo degli integrali definiti.

0.1 Definizione e prime propriet`a

Definizione 0.1 Siano I un intervallo e f : I → R una funzione. Diciamo che una funzione F : I → R e primitiva della funzione f nell’intervallo I se Fe derivabile in I e si ha

F 0 (x) = f (x) per ogni x ∈ I.

Esempio 1

  • F (x) = sin x + 2004 `e primitiva di f (x) = cos x in I = R.
  • F (x) = log |x| `e primitiva di f (x) =^1 x

in I = (−∞, 0) e in I = (0, +∞).

Osservazioni

  • Ovviamente, non ogni funzione e la primitiva di un’altra. Infatti, ogni funzione non derivabile non puo essere una primitiva di alcuna funzione.
  • Tutte le funzioni continue in I ammettono certamente primitiva in I. Questo segue dal Teorema Fondamentale del Calcolo Integrale (vedi Cap. 1)
  • Esistono funzioni che non ammettono primitiva. Ad esempio, la funzione f (x) = sgn (x) non ammette primitiva in alcun intervallo aperto contenente l’origine. (Questo segue dal fatto che le derivate godono della propriet`a di Darboux.)
  • La primitiva, se esiste, non e unica. Infatti, se la funzione Fe primitiva di f in I, allora tutte le funzioni G (x) = F (x) + c (c ∈ R) sono primitive di f in I.

Inoltre tutte le primitive hanno questa forma come afferma la seguente

Proposizione 0.2 Sia I ⊆ R un intervallo. Se le funzioni F e G sono primitive di f in I allora esiste una costante c ∈ R tale che

G (x) = F (x) + c per ogni x ∈ I.

2 CAPITOLO 0. PRIMITIVE E INTEGRALI INDEFINITI

Dim. Sia H = G − F. Per ogni x ∈ I si ha

H^0 (x) = G^0 (x) − F 0 (x) = f (x) − f (x) = 0.

Per un Corollario del Teorema di Lagrange segue quindi che la funzione H `e costante in I. N

Nella Proposizione precedente l’ipotesi che I sia un intervallo `e essenziale, come mostra il seguente esempio.

Sia E = (−∞, 0) ∪ (0, +∞) e la funzione f (x) = (^1) x. La funzione F (x) = log |x| `e una primitiva di f in E. Lo sono anche le funzioni

G (x) =

log(−x) + a se x < 0 log x + b se x > 0

per ogni a, b ∈ R (anche distinti!).

Definizione 0.3 Si chiama integrale indefinito di f in I l’insieme delle sue primitive e viene denotato con il simbolo Z f (x) dx.

Quindi, se F `e una primitiva di f in I si ha Z f(x) dx = {G : I → R tali che esiste c ∈ R tale che G (x) = F (x) + c per ogni x ∈ I}.

Per comodit`a di scrittura useremo la seguente forma Z f(x) dx = F (x) + c.

0.2 Calcolo di primitive

I metodi per il calcolo degli integrali indefiniti sono conseguenze immediate di alcune propriet`a delle derivate.

Proposizione 0.4 (Linearit`a) Siano f e g due funzioni che ammettono primitiva in I. Allora, per ogni a, b ∈ R si ha Z [af (x) + bg (x)] dx = a

Z

f (x) dx + b

Z

g(x) dx.

Esempio 2

Z (^) x (^2) + 3x + 1 x

x dx^ =

Z √

x dx + 3

Z 1

x dx^ +

Z 1

x

x dx

3 x

x + 6

x −

√^2

x +^ c.

4 CAPITOLO 0. PRIMITIVE E INTEGRALI INDEFINITI

Per utilizzare al meglio questa tecnica `e opportuno rileggere il teorema precedente anche in modo diverso. La formula Z f (ϕ (x)) ϕ^0 (x) dx = F (ϕ (x)) + c

si pu`o anche scrivere come ·Z f (t) dt

t=ϕ(x)

Z

f (ϕ (x)) ϕ^0 (x) dx.

Quindi, dovendo calcolare

R

f (t) dt, si opera la sostituzione t = ϕ (x) (da cui dt = ϕ^0 (x) dx) e ci si riconduce a determinare

R

f (ϕ (x)) ϕ^0 (x) dx.

Esempio 6

Per calcolare

R

arctan

x dx in I = (0, +∞) si pone

x = t, ossia x = t^2 , e quindi dx = 2t dt e, integrando per parti, si ha quindi Z 2 t arctan t dt = t^2 arctan t −

Z (^) t 2 t^2 + 1

dt = t^2 arctan t −

Z ¡t (^2) + 1¢^ − 1 t^2 + 1

dt

= t^2 arctan t − t + arctan t + c.

Ricordando che

x = t, si ottiene Z arctan

x dx = x arctan

x −

x + arctan

x + c.

Esempio 7

Per calcolare

R

x cos^2

x^2 + 3

dx si pone x^2 + 3 = t, e quindi 2x dx = dt e quindi ci si riconduce a calcolare

1 2

Z

cos^2 t dt.

Integrando per parti si ottiene Z cos^2 t dt = sin t cos t +

Z

sin^2 t dt.

Dalla relazione sin^2 t = 1 − cos^2 t si ottiene Z cos^2 t dt = sin t cos t + t +

Z

cos^2 t dt

da cui si ricava Z cos^2 t dt =^12 (sin t cos t + t) + c

e quindi Z x cos^2

x^2 + 3

dx =^1 4

sin

x^2 + 3

cos

x^2 + 3

+^1

x^2 + c.

0.3. CENNI ALL’INTEGRAZIONE DELLE FUNZIONI RAZIONALI 5

0.3 Cenni all’integrazione delle funzioni razionali

Vogliamo accennare al metodo per determinare le primitive di funzioni della forma

f (x) = (^) BA^ ((xx))

con A e B polinomi. Possiamo considerare solo il caso in cui deg A (x) < deg B (x). Infatti se fosse deg A (x) ≥ deg B (x) allora esisterebbero (unici!) due polinomi (quoziente e resto) Q (x) e R (x) con deg R (x) < deg B (x) tali che

A (x) = Q (x) B (x) + R (x).

Ossia

f (x) =

A (x) B (x) =^ Q^ (x) +^

R (x) B (x).

Il polinomio a coefficienti reali B (x) pu`o essere scomposto in modo unico in fattori nel seguente modo

B (x) = α (x − b 1 )n^1 · · · (x − bl)nl^

x^2 + c 1 x + d 1

¢m 1 · · ·

x^2 + ckx + dk

¢mk

dove α ∈ R, bi e radice reale di B (x) di molteplicita ni per ogni i = 1,... l e il polinomio a coefficienti reali x^2 + cix + di e irriducubile in R (cioe c^2 i − 4 di < 0) per ogni i = 1,... k.

Inoltre, nelle ipotesi precedenti, la funzione f (x) pu`o essere scritta in modo unico nella forma

f (x) = α^11 x − b 1

  • · · · + α^1 n^1 (x − b 1 )n^1

  • α^12 x − b 2

  • · · · + αl nl (x − bl)nl^

C 11 x + D 11 x^2 + c 1 x + d 1 +^ · · ·^ +^

C 1 m 1 x + D 1 m 1 (x^2 + c 1 x + d 1 )m^1 +^ · · ·^ +^

Ckmk x + Dkmk (x^2 + ckx + dk)mk^.

La funzione iniziale `e stata quindi scritta come somma di addendi della forma

α (x − b)n^ α, b^ ∈^ R, n^ ∈^ N, n^ ≥^1

e della forma

γx + δ (x^2 + cx + d)m^

γ, δ, c, d ∈ R, m ∈ N, m ≥ 1

con il polinomio x^2 + cx + d irriducibile in R.

L’integrazione della funzione f `e quindi ricondotta a quella dei singoli addendi. Facilmente, si ottiene

Z (^) α (x − b)n^ dx^ =

α 1 − n (x^ −^ b)

1 −n (^) se n ≥ 2

α log |x − b| se n = 1

0.3. CENNI ALL’INTEGRAZIONE DELLE FUNZIONI RAZIONALI 7

Esempio 8 Calcolare le primitive di

f (x) =

x^2 − x − 1 x (x^2 + 1).

Si cercano tre costanti in modo che

x^2 − x − 1 x (x^2 + 1)

= A

x

  • Bx^ +^ C x^2 + 1

Applicando il principio di identit`a dei polinomi si trova che A = C = −1 e B = 2 ossia

x^2 − x − 1 x (x^2 + 1)

x

  • 2 x x^2 + 1

x^2 + 1

e quindi Z (^) x (^2) − x − 1 x (x^2 + 1) dx^ =^ −^ log^ |x|^ + log^

x^2 + 1

− arctan x + c.

Esempio 9 Calcolare

Z

2 x^2 − x + 1 x (x − 1)^2

dx.

Scrivendo

2 x^2 − x + 1 x (x − 1)^2

= A

x

+ B

x − 1

+ C

(x − 1)^2

si ottiene A = B = 1 e C = 2. In conclusione Z (^2) x (^2) − x + 1

x (x − 1)^2

dx =

Z μ^1 x +^

x − 1 +^

(x − 1)^2

dx = log |x (x − 1)| −

x − 1 +^ c.

Esempio 10 Calcolare

Z (^3) x (^2) + 2x + 1 x^3 − 1 dx.

Scrivendo

3 x^2 + 2x + 1 x^3 − 1

= A

x − 1

  • Bx^ +^ C x^2 + x + 1

si ottiene A = 2 e B = C = 1. D’altra parte

x + 1 x^2 + x + 1

=^1

2 x + 1 x^2 + x + 1

+^1

x^2 + x + 1

8 CAPITOLO 0. PRIMITIVE E INTEGRALI INDEFINITI

quindi Z (^3) x (^2) + 2x + 1 x^3 − 1 dx^ = 2

Z (^) dx x − 1 +

Z (^2) x + 1 x^2 + x + 1 dx^ +

Z (^) dx x^2 + x + 1

= 2 log |x − 1 | +

2 log^

x^2 + x + 1

Z (^) dx x^2 + x + 1.

Per calcolare l’ultimo integrale osserviamo che

x^2 + x + 1 =

μ x +

√^2

μ x +

Posto t = √^23

x + (^12)

, e quindi dx =

√ 3 2 dt,^ si ottiene Z dx x^2 + x + 1

= √^2

arctan

√^2

μ x +^1 2

  • c

e quindi Z (^3) x (^2) + 2x + 1 x^3 − 1 dx^ = 2 log^ |x^ −^1 |^ +

2 log^

x^2 + x + 1

√^1

arctan

2 x √ + 1 3

  • c.