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Una panoramica dettagliata sull'ossigenoterapia, un trattamento essenziale per i pazienti con difficoltà respiratorie. Vengono approfonditi gli aspetti chiave, come le indicazioni per la somministrazione, i dispositivi di erogazione, i metodi di somministrazione domiciliare e il monitoraggio della terapia. Inoltre, sono descritti gli effetti indesiderati a lungo termine e le implicazioni neuropsicologiche dell'ossigenoterapia. Il documento rappresenta una risorsa preziosa per professionisti sanitari e studenti che desiderano approfondire la gestione e il monitoraggio dell'ossigenoterapia, un intervento cruciale per il trattamento di diverse patologie respiratorie.
Tipologia: Appunti
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I pazienti che hanno difficoltà a ventilare tutte le aree polmonari, quelli con scambi gassosi alterati e quelli con insufficienza cardiaca necessitano di ossigenoterapia. Per somministrazione di ossigeno si intende l'erogazione di ossigeno supplementare attraverso un dispositivo dedicato. L'ossigenoterapia aumenta la frazione inspiratoria dell'ossigeno (FiO,) oltre il 21% (concentrazione normale di ossigeno nell'ambiente) e ha lo scopo di correggere l'ipossiemia e l'ipossia e di ridurre il lavoro cardio-respiratorio. Per ipossiemia si intende una riduzione della pressione parziale dell'ossigeno disciolto nel sangue arterioso(PaO2), che normalmente è di 80-100 mmHg. Per ipossia s’intende una condizione patologica determinata dalla carenza di ossigeno. Il grado di ipossia può essere misurato dal punto di vista strumentale attraverso la pulsossimetria, valori normali compresi tra 95-100, 90-95% lieve ipossia, al di sotto di 90 ipossia L’ossigeno è un farmaco riconosciuto dall’AIFA, pertanto la sua somministrazione deve avvenire su prescrizione medica nella quale dev’essere specificato il modo di somministrazione (basso o alto flusso) e il numero di lt/min. Livelli elevati d’ossigeno possono comportare problemi al SNC. In condizioni fisiologiche la quantità d’ossigeno inspirata in AA (area ambiente) equivale al 21%, ma in base al metodo di somministrazione, si possono raggiungere concentrazioni d’ossigeno anche del 100% L’ossigenoterapia aumenta la frazione inspiratoria dell’ossigeno, oltre il 21% (concentrazione normale di ossigeno nell’ambiente) e ha lo scopo di correggere l’ipossiemia e l’ipossia e di ridurre il lavoro cardio-respiratorio. L'ossigenoterapia viene calcolata in litri/minuto e viene iniziata ogni qualvolta la PaO2 è < 60 mmHg oppure la SaO2 è < 90% Generalmente valori di FiO2 compresi tra 25 e 40% sono in grado di riportare la tensione di ossigeno nel sangue a VALORI DI NORMALITÀ. Quando non si riescono ad ottenere valori di PaO2> 60 mm/Hg nonostante si somministrino concentrazioni di O2 > al 60% allora bisogna considerare la necessità di intubare e ventilare meccanicamente il paziente. È indicata per pazienti:
Ipossia cronica da cause multiple (anziani). Materiale
luce infrarossa a 940 nm), con un recettore sul lato opposto del pulsossimetro. Si analizza l'Hb presente nel dito a livello periferico. L'ossiemoglobina (ossiHb) assorbe la luce infrarossa (940 nm) e la deossiemoglobina (deossiHb) assorbe la luce rossa (660 nm). In base al rapporto delle onde di assorbimento delle due luci (rosso e infrarosso) l'algoritmo calcola il valore della saturazione. Il saturimetro deve distinguere tra l'assorbimento costante di fondo e i cambiamenti pulsatili causati dai cambiamenti del volume ematico con ogni battito cardiaco per garantire una misurazione accurata. Osservare la forma della curva per valutare la normalità del segnale. Esistono vari tipi di pulsossimetri: Pulsossimetro compatto, da tavolo, da polso, palmare. SENSORI:MODELLI Sono utilizzate aree ben vascolarizzate (dita, fronte, lobo dell'orecchio). Siti per infanti sono piedi o palmo della mano o lobo orecchio. I sensori possono essere: frontali, digitale, monouso, per padiglione auricolare. Per evitare gli artefatti da movimento si può fissare il cavo paziente alla mano con del nastro adesivo. In tal modo i movimenti vengono limitati nella trasmissione al sensore. È necessario valutare quale sede sia migliore per la misurazione della pulsossimetria. INDAGINI DIAGNOSTICHE DELL’APARATO RESPIRATORIO Esami chimico-fisici: tamponi naso-faringei(oro-faringei) Esami colturali: su escreato e secreti provenienti dalla parte superiore delle vie aeree TAMPONE ORO-FARINGEO L'infermiere deve garantire la corretta esecuzione della procedura e non intercorrere in contaminazioni che potrebbero pregiudicare il buon esito diagnostico. TAMPONE ORO-FARINGEO (FASE PRE-OPERATIVA)
Tecnica asettica specifica, utilizzo di presidi appositi. L'esame più frequente per la raccolta è quello colturale che fornisce informazioni sull'eventuale presenza di microrganismi potenzialmente responsabili di infezioni delle vie respiratorie. Solitamente all'esame colturale viene eseguito l'antibiogramma finalizzato a testare gli antimicrobici più efficaci nei confronti dei microrganismi identificati. La tecnica per la raccolta di un campione di escreato è la stessa sia per l'esame citologico che per quello colturale; per quest'ultimo è richiesto un contenitore sterile e il rispetto rigoroso delle norme di asepsi. Metodica: