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Ossigenoterapia: Gestione e Monitoraggio, Appunti di Infermieristica

Una panoramica dettagliata sull'ossigenoterapia, un trattamento essenziale per i pazienti con difficoltà respiratorie. Vengono approfonditi gli aspetti chiave, come le indicazioni per la somministrazione, i dispositivi di erogazione, i metodi di somministrazione domiciliare e il monitoraggio della terapia. Inoltre, sono descritti gli effetti indesiderati a lungo termine e le implicazioni neuropsicologiche dell'ossigenoterapia. Il documento rappresenta una risorsa preziosa per professionisti sanitari e studenti che desiderano approfondire la gestione e il monitoraggio dell'ossigenoterapia, un intervento cruciale per il trattamento di diverse patologie respiratorie.

Tipologia: Appunti

2022/2023

Caricato il 19/05/2024

lucia-di-raimo
lucia-di-raimo 🇮🇹

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APPARATO RESPIRATORIO
I pazienti che hanno difficoltà a ventilare tutte le aree polmonari, quelli con scambi gassosi alterati e
quelli con insufficienza cardiaca necessitano di ossigenoterapia.
Per somministrazione di ossigeno si intende l'erogazione di ossigeno supplementare attraverso un
dispositivo dedicato. L'ossigenoterapia aumenta la frazione inspiratoria dell'ossigeno (FiO,) oltre il
21% (concentrazione normale di ossigeno nell'ambiente) e ha lo scopo di correggere l'ipossiemia e
l'ipossia e di ridurre il lavoro cardio-respiratorio.
Per ipossiemia si intende una riduzione della pressione parziale dell'ossigeno disciolto nel sangue
arterioso(PaO2), che normalmente è di 80-100 mmHg. Per ipossia s’intende una condizione
patologica determinata dalla carenza di ossigeno. Il grado di ipossia può essere misurato dal punto
di vista strumentale attraverso la pulsossimetria, valori normali compresi tra 95-100, 90-95% lieve
ipossia, al di sotto di 90 ipossia
L’ossigeno è un farmaco riconosciuto dall’AIFA, pertanto la sua somministrazione deve avvenire
su prescrizione medica nella quale dev’essere specificato il modo di somministrazione (basso o alto
flusso) e il numero di lt/min. Livelli elevati d’ossigeno possono comportare problemi al SNC. In
condizioni fisiologiche la quantità d’ossigeno inspirata in AA (area ambiente) equivale al 21%, ma
in base al metodo di somministrazione, si possono raggiungere concentrazioni d’ossigeno anche del
100%
L’ossigenoterapia aumenta la frazione inspiratoria dell’ossigeno, oltre il 21% (concentrazione
normale di ossigeno nell’ambiente) e ha lo scopo di correggere l’ipossiemia e l’ipossia e di ridurre il
lavoro cardio-respiratorio.
L'ossigenoterapia viene calcolata in litri/minuto e viene iniziata ogni qualvolta la PaO2 è < 60
mmHg oppure la SaO2 è < 90%
Generalmente valori di FiO2 compresi tra 25 e 40% sono in grado di riportare la tensione di
ossigeno nel sangue a VALORI DI NORMALITÀ. Quando non si riescono ad ottenere valori di
PaO2> 60 mm/Hg nonostante si somministrino concentrazioni di O2 > al 60% allora bisogna
considerare la necessità di intubare e ventilare meccanicamente il paziente.
È indicata per pazienti:
- Ridotta capacità di diffusione di ossigeno attraverso la membrana respiratoria (es polmonite
o fibrosi cistica), iperventilazione o importante perdita di tessuto polmonare a causa di
tumori o interventi chirurgici.
- Grave anemia o perdite ematiche in cui è presente un inadeguato numero di globuli rossi o
emoglobina deputata al trasporto di ossigeno
L’ossigenoterapia viene utilizzata in diversi casi ovvero:
PaO2 < 60 o sat. 90-92% in aria;
Patologie respiratorie acute e croniche;
Accidenti cerebrovascolari;
Sanguinamento acuto;
Shock;
Traumi;
Avvelenamenti (CO);
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APPARATO RESPIRATORIO

I pazienti che hanno difficoltà a ventilare tutte le aree polmonari, quelli con scambi gassosi alterati e quelli con insufficienza cardiaca necessitano di ossigenoterapia. Per somministrazione di ossigeno si intende l'erogazione di ossigeno supplementare attraverso un dispositivo dedicato. L'ossigenoterapia aumenta la frazione inspiratoria dell'ossigeno (FiO,) oltre il 21% (concentrazione normale di ossigeno nell'ambiente) e ha lo scopo di correggere l'ipossiemia e l'ipossia e di ridurre il lavoro cardio-respiratorio. Per ipossiemia si intende una riduzione della pressione parziale dell'ossigeno disciolto nel sangue arterioso(PaO2), che normalmente è di 80-100 mmHg. Per ipossia s’intende una condizione patologica determinata dalla carenza di ossigeno. Il grado di ipossia può essere misurato dal punto di vista strumentale attraverso la pulsossimetria, valori normali compresi tra 95-100, 90-95% lieve ipossia, al di sotto di 90 ipossia L’ossigeno è un farmaco riconosciuto dall’AIFA, pertanto la sua somministrazione deve avvenire su prescrizione medica nella quale dev’essere specificato il modo di somministrazione (basso o alto flusso) e il numero di lt/min. Livelli elevati d’ossigeno possono comportare problemi al SNC. In condizioni fisiologiche la quantità d’ossigeno inspirata in AA (area ambiente) equivale al 21%, ma in base al metodo di somministrazione, si possono raggiungere concentrazioni d’ossigeno anche del 100% L’ossigenoterapia aumenta la frazione inspiratoria dell’ossigeno, oltre il 21% (concentrazione normale di ossigeno nell’ambiente) e ha lo scopo di correggere l’ipossiemia e l’ipossia e di ridurre il lavoro cardio-respiratorio. L'ossigenoterapia viene calcolata in litri/minuto e viene iniziata ogni qualvolta la PaO2 è < 60 mmHg oppure la SaO2 è < 90% Generalmente valori di FiO2 compresi tra 25 e 40% sono in grado di riportare la tensione di ossigeno nel sangue a VALORI DI NORMALITÀ. Quando non si riescono ad ottenere valori di PaO2> 60 mm/Hg nonostante si somministrino concentrazioni di O2 > al 60% allora bisogna considerare la necessità di intubare e ventilare meccanicamente il paziente. È indicata per pazienti:

  • Ridotta capacità di diffusione di ossigeno attraverso la membrana respiratoria (es polmonite o fibrosi cistica), iperventilazione o importante perdita di tessuto polmonare a causa di tumori o interventi chirurgici.
  • Grave anemia o perdite ematiche in cui è presente un inadeguato numero di globuli rossi o emoglobina deputata al trasporto di ossigeno L’ossigenoterapia viene utilizzata in diversi casi ovvero:  PaO2 < 60 o sat. 90-92% in aria;  Patologie respiratorie acute e croniche;  Accidenti cerebrovascolari;  Sanguinamento acuto;  Shock;  Traumi;  Avvelenamenti (CO);

 Ipossia cronica da cause multiple (anziani). Materiale

  • Acqua sterile per gorgogliatore o umidificatore pre-riempito.
  • Dispositivo per erogazione dell’ossigeno
  • Cerotto di tela o in tessuto non tessuto (TNT).
  • Flussimetro per ossigenoterapia
  • Guanti non sterili
  • Fonte di ossigeno (impianto centralizzato a muro o bombola) Si utilizzano dispositivi tramite i quali si possono somministrare flussi di ossigeno bassi (es. occhialini), medi o alti, cannule nasali o occhialini nasali (ossigeno a bassi flussi). È indicato l’utilizzo dell’ossigenoterapia ai pazienti con:  grave ipossiemia,  pazienti asmatici,  stato di shock,  bronchitici cronici (BPCO) occhio ai flussi!!!  pazienti con respiri patologici, (CPAP- BPAP- NIV)  dispnee notturne,  pazienti pediatrici(incubatrici),  pazienti collegati a protesi ventilatorie,  pazienti tracheostomizzati (domicilio o in Strutture),  pazienti con patologie respiratorie(Covid-19) L'ipossiemia è la diminuzione della quantità di ossigeno nel sangue arterioso che provoca cianosi, tachicardia, dispnea, disturbi dell'attenzione, dell'umore, insonnia e della coordinazione motoria, aumento della pressione polmonare. SEGNI CLINICI DI PAZIENTI AFFETTI DA IPOSSIEMIA.  Iperventilazione e dispnea  Cianosi  Sudorazione  Conseguenze funzionali di:
  1. Circolo sistemico: aumento di frequenza cardiaca e pressione arteriosa da attivazione simpatica
  2. Circolo polmonare: vasocostrizione arteriolare, rimodellamento ed evoluzione verso il cuore polmonare cronico
  3. SNC: modificazioni del tono dell'umore, riduzione della memoria, cefalea, irritabilità, insonnia SINTOMI E SEGNI DI IPOSSIEMIA TISSUTALE: Dispnea; Cianosi; Iperventilazione; Tachipnea; Aritmie; Ipotensione da vasodilatazione periferica; Turbe neurologiche: incoordinazione motoria,alt. dell'attenzione, alt. umore, insonnia); Cuore polmonare cronico EFFETTI INDESIDERATI DELL’OLT (OSSIGENOTERAPIA A LUNGO TERMINE) L’ossigenoterapia a lungo termine può portare a:  Tracheobronchiti (infiammazione acuta dei bronchi)
  • Malattie del torace (Cifoscoliosi,Spondiloartrosi,etc.)
  • Malattie Neuromuscolari
  • Cuore polmonare OSSIGENOTERAPIA A LUNGO TERMINE DOMICILIARE: Somministrazione di O2 almeno 15 ore al giorno; Scopo: Correggere l'ipossiemia acuta e cronica e i sintomi correlati; OBIETTIVI DELLA OSSIGENOTERAPIA A LUNGO TERMINE DOMICILIARE  Aumentare l'apporto di ossigeno ai tessuti < il lavoro ventilatorio.  Ritardare l'insorgenza del cuore polmonare cronico e di altre complicanze della BPCO. MEZZI DI SOMMINISTRAZIONE DI OSSIGENO DISPOSITIVI DI EROGAZIONE Cannula nasale:
  • Velocità di flusso 1-6 litri/minuto;
  • Portata 4-Glitri/minuto
  • FiO2 36-44%;
  • Vantaggi: 1. Semplice e comoda; 2. Consente 'espettorazione;  Svantaggi: 1. Irritazione locale e secchezza; 2. Controindicate nelle apnee, ipossia severa e scarsa forza dei muscoli respiratori, narici ostruite; 3. Respiro a bocca aperta e frequenza elevata. 4. Basse concentrazioni massimali e imprevedibili specie se respira a bocca aperta. Maschera semplice:  Velocità di flusso 1-6 litri/minuto;  Portata 6-8 litri/minuto - FiO2 35-60%;  Vantaggi: 1. Flussi elevati;  Svantaggi: 1. Va tolta durante i pasti e per l'espettorazione. 2. Nella maschera si può accumulare CO2. Maschera Venturi:  Velocità di flusso 1-12 litri/minuto;  Portata 4-6 litri/minuto – FiO2. 24-40%;  Vantaggi: 1. Controllo preciso dell'O. somministrato;  Svantaggi: Rischio di tossicità. METODI DI SOMMINISTRAZIONE DI OSSIGENO A DOMICILIO
  1. Gas compresso (bombole)  Vantaggi: Fonte di ossigeno meno costosa  Svantaggi: In caso di erogazione (21/min) occorrono 3-4 bombole la settimana. Il trasporto e la conservazione delle bombole possono dare problemi. Necessità di sostituire le bombole con una certa frequenza.
  2. Ossigeno liquido  Vantaggi: Attrezzatura più leggera , più semplice da utilizzare  Svantaggi: Il serbatoio va fornito con frequenza bisettimanale. Sistema più costoso rispetto al gas compresso.
  3. Concentratore di ossigeno  Vantaggi : Economico nell’impiego a lungo termine. Nessun problema di consegna o conservazione.  Svantaggi: Necessità di allacciamento ad una rete elettrica. Sistema non portatile. Notevole esborso finanziario iniziale. MONITORAGGIO DELLA TERAPIA  I flussi di O2 devono portare la PaO2 ≥ 60 mmHg a riposo;  Non sospendere il trattamento durante il sonno e l'attività fisica;  Eventuale incremento del flusso (almeno 1 litro m) se la PaO2 peggiora di notte o sotto sforzo;  L’altitudine può peggiorare l'ipossiemia (volo in aereo), valutare un supplemento della concentrazione. LA PULSOSSIMETRIA: La pulsossimetria è una metodica, indiretta e non invasiva, che misurare la saturazione in ossigeno dell'emoglobina presente nel sangue arterioso (Sp02) e la frequenza cardiaca. Si utilizza la spettrofotometria; due diodi emettono due luci a differente lunghezza d'onda (luce rossa a 660 nm e

luce infrarossa a 940 nm), con un recettore sul lato opposto del pulsossimetro. Si analizza l'Hb presente nel dito a livello periferico. L'ossiemoglobina (ossiHb) assorbe la luce infrarossa (940 nm) e la deossiemoglobina (deossiHb) assorbe la luce rossa (660 nm). In base al rapporto delle onde di assorbimento delle due luci (rosso e infrarosso) l'algoritmo calcola il valore della saturazione. Il saturimetro deve distinguere tra l'assorbimento costante di fondo e i cambiamenti pulsatili causati dai cambiamenti del volume ematico con ogni battito cardiaco per garantire una misurazione accurata. Osservare la forma della curva per valutare la normalità del segnale. Esistono vari tipi di pulsossimetri: Pulsossimetro compatto, da tavolo, da polso, palmare. SENSORI:MODELLI Sono utilizzate aree ben vascolarizzate (dita, fronte, lobo dell'orecchio). Siti per infanti sono piedi o palmo della mano o lobo orecchio. I sensori possono essere: frontali, digitale, monouso, per padiglione auricolare. Per evitare gli artefatti da movimento si può fissare il cavo paziente alla mano con del nastro adesivo. In tal modo i movimenti vengono limitati nella trasmissione al sensore. È necessario valutare quale sede sia migliore per la misurazione della pulsossimetria. INDAGINI DIAGNOSTICHE DELL’APARATO RESPIRATORIO  Esami chimico-fisici: tamponi naso-faringei(oro-faringei)  Esami colturali: su escreato e secreti provenienti dalla parte superiore delle vie aeree TAMPONE ORO-FARINGEO L'infermiere deve garantire la corretta esecuzione della procedura e non intercorrere in contaminazioni che potrebbero pregiudicare il buon esito diagnostico. TAMPONE ORO-FARINGEO (FASE PRE-OPERATIVA)

  1. Reperire il tampone sterile specifico per l'indagine;
  2. Effettuare l'igiene delle mani e garantire la privacy del paziente;
  3. Procedere all'identificazione del paziente e alla registrazione dei dati riguardanti il nome, cognome, sesso e data di nascita dello stesso;
  4. Spiegare al paziente con parole adatte al suo livello di comprensione le fasi e l'utilità della manovra che si sta per eseguire affinché egli comprenda pienamente ciò che verrà effettuato e aumenti la sua collaborazione;
  5. raccomandare al paziente, ove possibile, di presentarsi a digiuno, senza aver lavato i denti e senza l'uso di colluttori orali;
  6. avvisare il paziente che potrebbe avere dei conati di vomito durante l'esecuzione della manovra e istruirlo a pronunciare la lettera "A", poiché in questo modo si attenua il riflesso del vomito TAMPONE ORO-FARINGEO (FASE OPERATIVA)
  • effettua l'igiene delle mani;
  • indossa guanti monouso, mascherina e occhiali di protezione;
  • invita il paziente ad inclinare la testa all'indietro e ad aprire bene la bocca;
  • estrarre il tampone dalla custodia;
  • in caso di necessità utilizza un abbassalingua sterile per facilitare il prelievo;
  • inserisce il tampone dietro l'ugola e tra i pilastri tonsillari, evitando il contatto con altre zone dell'interno della bocca;
  • strofina il tampone soprattutto nelle zone con segno di flogosi; evita contaminazioni con la saliva.

Tecnica asettica specifica, utilizzo di presidi appositi. L'esame più frequente per la raccolta è quello colturale che fornisce informazioni sull'eventuale presenza di microrganismi potenzialmente responsabili di infezioni delle vie respiratorie. Solitamente all'esame colturale viene eseguito l'antibiogramma finalizzato a testare gli antimicrobici più efficaci nei confronti dei microrganismi identificati. La tecnica per la raccolta di un campione di escreato è la stessa sia per l'esame citologico che per quello colturale; per quest'ultimo è richiesto un contenitore sterile e il rispetto rigoroso delle norme di asepsi. Metodica:

  • Ci si prende visione della cartella infermieristica del paziente;
  • ci si presenta e si valuta il livello di coscienza di comunicazione del paziente informandolo su ciò che si deve fare;  si invita inoltre a non fare colazione prima della raccolta del campione e a risciacquare la bocca con il collutorio rimuovendo eventuali protesi.
  • Bisogna evitare tutte le possibilità di contaminazione del campione con le sostanze potenzialmente presente nel cavo orale e, una volta rimosso il coperchio dal contenitore si deve prestare attenzione a non venire a contatto con i bordi interni dello stesso, e sistemarlo capovolto su una superficie pulita.
  • Si prepara l'apposito contenitore, apponendo sull'etichetta la data, nome e cognome del paziente; l’espettorato va prelevato in un contenitore trasparente e idoneo al trasporto.
  • Per prelevare un campione di espettorato si invita la persona a compiere alcuni respiri profondi e successivamente a espettorare, senza saliva, direttamente nel contenitore per poi chiuderlo, etichettarlo e depositarlo nel dispositivo dedicato al trasporto in laboratorio