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Ossigenoterapia: Somministrazione di ossigeno supplementare, Sintesi del corso di Infermieristica

Una panoramica dettagliata sull'ossigenoterapia, ovvero la somministrazione di ossigeno supplementare attraverso dispositivi dedicati. Vengono spiegati i concetti di ipossiemia e ipossia, le indicazioni per l'utilizzo dell'ossigenoterapia, i dispositivi di erogazione, le situazioni impreviste e gli effetti indesiderati a lungo termine. Inoltre, vengono trattati aspetti come il calcolo dell'autonomia delle bombole, la concentrazione di ossigeno nelle incubatrici, l'emogasanalisi e le prescrizioni a breve e lungo termine. Informazioni dettagliate e pratiche per comprendere e gestire correttamente l'ossigenoterapia, un trattamento essenziale per pazienti con problemi respiratori o cardiaci.

Tipologia: Sintesi del corso

2023/2024

Caricato il 20/05/2024

lucia-di-raimo
lucia-di-raimo 🇮🇹

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OSSIGENOTERAPIA
Per somministrazione di ossigeno si intende l'erogazione di ossigeno supplementare attraverso un
dispositivo dedicato. L'ossigenoterapia aumenta la frazione inspiratoria dell'ossigeno (FiO,) oltre il 21%
(concentrazione normale di ossigeno nell'ambiente) e ha lo scopo di correggere l'ipossiemia e l'ipossia e
di ridurre il lavoro cardio-respiratorio
Ipossiemia:
- riduzione della pressione parziale dell'ossigeno disciolto nel sangue arterioso (Pa02), che
normalmente è di 80-100 mmHg.
- diminuzione della quantità di ossigeno nel sangue arterioso che provoca cianosi, tachicardia,
dispnea, disturbi dell'attenzione, dell'umore, insonnia e della coordinazione motoria, aumento
della pressione polmonare.
- SEGNI CLINICI DI PAZIENTI AFFETTI DA IPOSSIEMIA.
- Iperventilazione e dispnea
- Cianosi
- Sudorazione
- Conseguenze funzionali di:
1. Circolo sistemico: aumento di frequenza cardiaca e pressione arteriosa da attivazione
simpatica
2. Circolo polmonare: vasocostrizione arteriolare, rimodellamento ed evoluzione verso il cuore
polmonare cronico
3. SNC: modificazioni del tono dell'umore, riduzione della memoria, cefalea, irritabilità,
insonnia
SINTOMI E SEGNI DI IPOSSIEMIA TISSUTALE: Dispnea; Cianosi; Iperventilazione; Tachipnea;
Aritmie; Ipotensione da vasodilatazione periferica; Turbe neurologiche: incoordinazione motoria,alt.
dell'attenzione, alt. umore, insonnia); Cuore polmonare cronico
Ipossia: condizione patologica determinata dalla carenza di ossigeno. Il grado di ipossia può essere
misurato dal punto di vista strumentale mediante pulsossimetria, valori normali compresi tra 95-100,
90-95% lieve ipossia, al di sotto di 90 ipossia
L’ossigeno è un farmaco riconosciuto dall’AIFA, pertanto la sua somministrazione deve avvenire su
prescrizione medica nella quale dev’essere specificato il modo di somministrazione (basso o alto flusso)
e il numero di lt/min. Livelli elevati d’ossigeno possono comportare problemi al SNC. In condizioni
fisiologiche la quantità d’ossigeno inspirata in AA (area ambiente) equivale al 21%, ma in base al
metodo di somministrazione, si possono raggiungere concentrazioni d’ossigeno anche del 100%
È vietato utilizzare fonti di accensione o prodotti noti per combustione spontanea nella stanza durante
l'erogazione di ossigeno. Oggetti che producono scintille, sigarette, candele devono essere rimossi o
spenti. Inoltre, l'utente non deve indossare vestiti in tessuto sintetico che possono generare scintille da
energia elettrostatica.
L'ossigenoterapia viene calcolata in litri/minuto e viene iniziata ogni qualvolta la PaO2 è < 60 mmHg
oppure la SaO2 è < 90%
Generalmente valori di FiO2 compresi tra 25 e 40% sono in grado di riportare la tensione di ossigeno
nel sangue a VALORI DI NORMALITÀ. Quando non si riescono ad ottenere valori di PaO2> 60
mm/Hg nonostante si somministrino concentrazioni di O2 > al 60% allora bisogna considerare la
necessità di intubare e ventilare meccanicamente il paziente.
È indicata per pazienti:
- Ridotta capacità di diffusione di ossigeno attraverso la membrana respiratoria (es polmonite o
fibrosi cistica), iperventilazione o importante perdita di tessuto polmonare a causa di tumori o
interventi chirurgici.
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OSSIGENOTERAPIA

Per somministrazione di ossigeno si intende l'erogazione di ossigeno supplementare attraverso un dispositivo dedicato. L'ossigenoterapia aumenta la frazione inspiratoria dell'ossigeno (FiO,) oltre il 21% (concentrazione normale di ossigeno nell'ambiente) e ha lo scopo di correggere l'ipossiemia e l'ipossia e di ridurre il lavoro cardio-respiratorio Ipossiemia :

  • riduzione della pressione parziale dell'ossigeno disciolto nel sangue arterioso (Pa02), che normalmente è di 80-100 mmHg.
  • diminuzione della quantità di ossigeno nel sangue arterioso che provoca cianosi, tachicardia, dispnea, disturbi dell'attenzione, dell'umore, insonnia e della coordinazione motoria, aumento della pressione polmonare.
  • SEGNI CLINICI DI PAZIENTI AFFETTI DA IPOSSIEMIA.
  • Iperventilazione e dispnea
  • Cianosi
  • Sudorazione
  • Conseguenze funzionali di:
    1. Circolo sistemico: aumento di frequenza cardiaca e pressione arteriosa da attivazione simpatica
    2. Circolo polmonare: vasocostrizione arteriolare, rimodellamento ed evoluzione verso il cuore polmonare cronico
    3. SNC: modificazioni del tono dell'umore, riduzione della memoria, cefalea, irritabilità, insonnia SINTOMI E SEGNI DI IPOSSIEMIA TISSUTALE: Dispnea; Cianosi; Iperventilazione; Tachipnea; Aritmie; Ipotensione da vasodilatazione periferica; Turbe neurologiche: incoordinazione motoria,alt. dell'attenzione, alt. umore, insonnia); Cuore polmonare cronico Ipossia: condizione patologica determinata dalla carenza di ossigeno. Il grado di ipossia può essere misurato dal punto di vista strumentale mediante pulsossimetria, valori normali compresi tra 95-100, 90-95% lieve ipossia, al di sotto di 90 ipossia L’ossigeno è un farmaco riconosciuto dall’AIFA, pertanto la sua somministrazione deve avvenire su prescrizione medica nella quale dev’essere specificato il modo di somministrazione (basso o alto flusso) e il numero di lt/min. Livelli elevati d’ossigeno possono comportare problemi al SNC. In condizioni fisiologiche la quantità d’ossigeno inspirata in AA (area ambiente) equivale al 21%, ma in base al metodo di somministrazione, si possono raggiungere concentrazioni d’ossigeno anche del 100% È vietato utilizzare fonti di accensione o prodotti noti per combustione spontanea nella stanza durante l'erogazione di ossigeno. Oggetti che producono scintille, sigarette, candele devono essere rimossi o spenti. Inoltre, l'utente non deve indossare vestiti in tessuto sintetico che possono generare scintille da energia elettrostatica. L'ossigenoterapia viene calcolata in litri/minuto e viene iniziata ogni qualvolta la PaO2 è < 60 mmHg oppure la SaO2 è < 90% Generalmente valori di FiO2 compresi tra 25 e 40% sono in grado di riportare la tensione di ossigeno nel sangue a VALORI DI NORMALITÀ. Quando non si riescono ad ottenere valori di PaO2> 60 mm/Hg nonostante si somministrino concentrazioni di O2 > al 60% allora bisogna considerare la necessità di intubare e ventilare meccanicamente il paziente. È indicata per pazienti:
  • Ridotta capacità di diffusione di ossigeno attraverso la membrana respiratoria (es polmonite o fibrosi cistica), iperventilazione o importante perdita di tessuto polmonare a causa di tumori o interventi chirurgici.
  • Grave anemia o perdite ematiche in cui è presente un inadeguato numero di globuli rossi o emoglobina deputata al trasporto di ossigeno L’ossigenoterapia viene utilizzata in diversi casi ovvero:
  • PaO2 < 60 o sat. 90-92% in aria;
  • Patologie respiratorie acute e croniche;
  • Accidenti cerebrovascolari;
  • Sanguinamento acuto;
  • Shock;
  • Traumi;
  • Avvelenamenti (CO);
  • Ipossia cronica da cause multiple (anziani). Si utilizzano dispositivi tramite i quali si possono somministrare flussi di ossigeno bassi (es. occhialini), medi o alti, cannule nasali o occhialini nasali (ossigeno a bassi flussi). È indicato l’utilizzo dell’ossigenoterapia ai pazienti con:  grave ipossiemia,  pazienti asmatici,  stato di shock,  bronchitici cronici (BPCO) occhio ai flussi!!!  pazienti con respiri patologici, (CPAP- BPAP- NIV)  dispnee notturne,  pazienti pediatrici(incubatrici),  pazienti collegati a protesi ventilatorie,  pazienti tracheostomizzati (domicilio o in Strutture),  pazienti con patologie respiratorie(Covid-19) MATERIALE
  • Acqua sterile per gorgogliatore o umidificatore pre-riempito
  • Dispositivo per erogazione ossigeno
  • Cerotto di tela o in tessuto non tessuto
  • Flussimetro per ossigenoterapia.
  • Guanti non sterili.
  • Fonte di ossigeno (impianto centralizzato a muro o bombola). Procedura
  1. Identificare la persona rispettando i protocolli istituzionali per la corretta identificazione dell 'assistito
  2. Effettuare l'igiene delle mani.
  3. Predisporre il materiale necessario alla procedura e anche quello di riserva.
  4. Rilevare i parametri vitali, il livello di comfort e l'ossimetria (fornisce una valutazione complessiva dello stato di ossigenazione del sangue.)
  5. Rimuovere materiali che possono creare scintille (per esempio, vestiti di tessuto sintetico). Specificare che è vietato fumare o accendere candele o altre fonti di fuoco.Riduce il rischio di combustioni spontanee in presenza di ossigeno.
  6. Connettere il flussimetro al dispositivo di erogazione di ossigeno a muro o a una bombola. Connettere l'umidificatore (se previsto) al sistema di erogazione. Se non pre-riempito, riempire con acqua sterile. L'umidificazione evita irritazione e secchezza delle mucose. L'acqua sterile riduce la crescita batterica e il deposito di minerali nel sistema.
  7. Connettere la parte distale del tubo dell'ossigeno al dispositivo di erogazione (cannula o maschera).Completa il circuito che fornisce ossigeno dalla fonte all'assistito.
  8. Regolare il flussimetro secondo prescrizione.
  9. Effettuare l'igiene delle mani e indossare i guanti. Porre I 'assistito in semi-Fowler e posizionare il dispositivo di erogazione di ossigeno correttamente sull'assistito.

EFFETTI INDESIDERATI DELL’OLT (OSSIGENOTERAPIA A LUNGO TERMINE)

L’ossigenoterapia a lungo termine può portare a:  Tracheobronchiti (infiammazione acuta dei bronchi)  Danno alveolare acuto  Fibrosi interstiziale (il tessuto elastico dei polmoni,viene sostituito da tessuto connettivo)  Ipercapnia (accumulo eccessivo di CO2 nel sangue)  Ustione, incendio o esplosione EFFETTI NEUROPSICOLOGICI DELL’OLT  La BPCO soprattutto nell'anziano si associa a deterioramento cognitivo, ansia e depressione. (Antonelli, Resp med 1998)  Miglioramento delle funzioni cognitive; (Lacasse, J Cardiop Rehabil 2001)   Miglioramento della capacità lavorativa; [Borak, Monaldi Arch Chest Dis 1998]  Miglioramento della memoria a breve termine; [Scalvini, Eur Respir J 1999]   Miglioramento delle funzioni neurovegetative;  Miglioramento della qualità della vita e della dispnea da sforzo; [Okubadejo, Eur Respir J 1996] OSSIGENO E CALCOLO DELL’AUTONOMIA DELLE BOMBOLE È importate calcolare l'autonomia residua delle bombole di ossigeno, qualora non si disponga di impianto centralizzato o sia necessario trasportare il paziente, per evitare ovviamente di ritrovarsi senza ossigeno. Il calcolo è piuttosto semplice: bisogna moltiplicare il volume in litri della bombola (la sua capienza, che è indicata nella parte superiore) per la pressione in bar letta sul barometro (che indica quanto ossigeno c'è pressato al suo interno). In questo modo si ottengono i litri di ossigeno che contiene la bombola e a questo punto basta dividere la cifra per i litri al minuto che si stanno erogando e si ottiene la durata in minuti: Autonomia = Volume della bombola * pressione in bar/litri al minuto erogati. ESEMPIO: Capienza bombola: 5 Lt a 200 bar/atm che eroga 10Lt/min? Calcoliamo la durata in minuti: 5x200/10= 100 minuti CONCENTRAZIONE DI OSSIGENO NELLE INCUBATRICI Nelle incubatrici la concentrazione di ossigeno deve essere impostata per raggiungere un PaO2 di 50- mmHg nei prematuri e di 50-80 mmHg nei neonati a termine o una saturazione in ossigeno di 90-94% nei prematuri e 92-96% nei neonati a termine. L’EMOGASANALISI L'emogasanalisi è un esame di chimica clinica eseguito tramite il prelievo di un campione di sangue arterioso, per ottenere misurazioni precise della pressione parziale dell'ossigeno arterioso, della pressione parziale di diossido di carbonio arteriosa e del pH arterioso. L’emogasanalisi arteriosa (EGA) è il test di riferimento per la misura dei gas ematici INDICAZIONI ALLA SOMMINISTRAZIONE DELL’OSSIGENO .L’insufficienza respiratoria rappresenta l'esito di molte malattie respiratorie croniche, ma è anche condizione che si realizza a seguito di eventi acuti. PRESCRIZIONE TEMPORANEA

  • Attacco acuto di asma bronchiale
  • Riacutizzazione di BPCO
  • Insufficienza cardiaca acuta
  • Infarto del miocardio
  • Anemie ipovolemiche PRESCRIZIONE A LUNGO TERMINE
  • Broncopneumopatie croniche ostruttive,Mucoviscidosi
  • Interstiziopatie polmonari diffuse
  • Malattie del torace (Cifoscoliosi,Spondiloartrosi,etc.)
  • Malattie Neuromuscolari
  • Cuore polmonare OSSIGENOTERAPIA A LUNGO TERMINE DOMICILIARE : Somministrazione di O2 almeno 15 ore al giorno; Scopo: Correggere l'ipossiemia acuta e cronica e i sintomi correlati; OBIETTIVI DELLA OSSIGENOTERAPIA A LUNGO TERMINE DOMICILIARE
  • Aumentare l'apporto di ossigeno ai tessuti < il lavoro ventilatorio.
  • Ritardare l'insorgenza del cuore polmonare cronico e di altre complicanze della BPCO. MEZZI DI SOMMINISTRAZIONE DI OSSIGENO DISPOSITIVI DI EROGAZIONE Cannula nasale : chiamata anche occhialini è il dispositivo a basso flusso, facile da applicare e non interferisce con la capacità del paziente di mangiare o parlare. È costituito da un tubo con punte curve corte che si inseriscono nelle narici. La cannula può essere tenuta in posizione da una banda elastica che si adatta attorno la testa del paziente
  • Velocità di flusso 1-6 litri/minuto;
  • Portata 4-Glitri/minuto
  • FiO2 36-44%;
  • Vantaggi:
  1. Semplice e comoda;
  2. Consente 'espettorazione;
  • Svantaggi:
  1. Irritazione locale e secchezza;
  2. Controindicate nelle apnee, ipossia severa e scarsa forza dei muscoli respiratori, narici ostruite;
  3. Respiro a bocca aperta e frequenza elevata.
  4. Basse concentrazioni massimali e imprevedibili specie se respira a bocca aperta. Maschera semplice: Le maschere facciali che coprono il naso e la bocca del paziente possono essere utilizzate per la somministrazione dell'ossigeno. La maggior parte delle maschere è costituita da materiale plastico, tra- sparente, flessibile e adattabile al viso del paziente. Le maschere vengono fissate al viso del paziente tramite degli elastici. Alcune presentano una clip di metallo che ne facilita il posizionamento sul naso per una perfetta flessibilità. Sui lati della maschera sono presenti di-versi fori per permettere la fuoriuscita dell'anidride carbonica espirata e l'ingresso dell'aria circostante. Per prevenirne la re- inspirazione dell'anidride carbonica, è necessaria una portata di flusso di ossi-geno minima di 5 L/min. Alcune maschere hanno un serbatoio che fornisce una maggio-re concentrazione di ossigeno al paziente. Una parte dell'aria espirata dal paziente viene dirottata nel serbatoio. Poiché quest'aria proviene dalle vie aeree superiori (per es., trachea e bronchi), dove non avvengono scambi gassosi, la concentrazione di ossigeno in essa rimane identica a quella presente nell'aria inspirata.
  • Velocità di flusso 1-6 litri/minuto;
  • Portata 6-8 litri/minuto

LA PULSOSSIMETRIA:

La pulsossimetria è una metodica, indiretta e non invasiva, che misurare la saturazione in ossigeno dell'emoglobina presente nel sangue arterioso (Sp02) e la frequenza cardiaca. Si utilizza la spettrofotometria; due diodi emettono due luci a differente lunghezza d'onda (luce rossa a 660 nm e luce infrarossa a 940 nm), con un recettore sul lato opposto del pulsossimetro. Si analizza l'Hb presente nel dito a livello periferico. L'ossiemoglobina (ossiHb) assorbe la luce infrarossa (940 nm) e la deossiemoglobina (deossiHb) assorbe la luce rossa (660 nm). In base al rapporto delle onde di assorbimento delle due luci (rosso e infrarosso) l'algoritmo calcola il valore della saturazione. Il saturimetro deve distinguere tra l'assorbimento costante di fondo e i cambiamenti pulsatili causati dai cambiamenti del volume ematico con ogni battito cardiaco per garantire una misurazione accurata. Osservare la forma della curva per valutare la normalità del segnale. Elementi che interferiscono con la perfusione tissutale (per esempio, ipotermia) o un cattivo posizionamento del sensore possono alterare il risultato della misurazione. Tutto ciò che interferisce con la lettura da parte del foto detector, può rendere la rilevazione impossibile o inaffidabile (per esempio, smalto sulle unghie). In caso di arresto cardiaco, shock e uso di farmaci vasocostrittori, i valori rilevati sono inaffidabili. Sedi per rilevare la pulsossimetria sono solitamente le dita delle mani o dei piedi, il lobo dell'orecchio e la fronte della persona, che è poco sensibile alla vaso costrizione,anche in caso di instabilità emodinamica, e quindi sempre caratterizzata da buona perfusione. Valori di riferimento: i normali valori per un adulto sono tra 95 e 100%. Esistono vari tipi di pulsossimetri: Pulsossimetro compatto, da tavolo, da polso, palmare. L'infermiere è responsabile della rilevazione e dell'in-terpretazione del parametro. È possibile attribuire la suamisurazione agli operatori di supporto, pur mantenendo La proce È sempre necessario, tuttavia, considerare la storia dell'assistito, soprattutto in riferimento a patologie dell'apparato respiratorio (per esempio, BPCO) o che possono compromettere la perfusione periferica (per esempio, diabete mellito).dura può essere effettuata in ambito ospedaliero, ambulatoriale o domiciliare. Materiale:

  • Saturimetro.
  • Sensore di misura adeguata alla persona e alla sede di rilevazione.
  • Opzionale: acetone per rimuovere lo smalto Procedura
  1. Identificare la persona rispettando i protocolli istituzionali per la corretta identificazione dell'assistito.
  2. Assicurare un setting che garantisca la privacy, spiegare fasi della procedura
  3. Effettuare l'igiene delle mani e predisporre il materiale necessario alla procedura.
  4. Impostare gli allarmi del monitor, a seconda della persona e delle sue condizioni. Controllare che gli allarmi siano accesi e udibili.
  1. Scegliere la sede per rilevare il parametro:
  • (Dito): rimuovere smalto o, unghie finte, cambiare sede di rilevazione. Se il dito è troppo piccolo o troppo grosso, si presenta il rischio di valori alterati.
  • Lobo: con un batuffolo bagnato di alcol massaggiare il lobo per 10-20 secondi e lasciare asciugare, prima di applicare il sensore.
  1. Posizionare il sensore in modo tale che i diodi che e mettono luce siano speculari rispetto al trasduttore (foto detector).
  2. Accendere il monitor: i valori mostrati saranno stabili su"O", lampeggiando, per i primi secondi, per poi dare i valori corretti. Unitamente al valore di Spo2, monitorare la frequenza cardiaca e, se presente, l'onda riportata sul display. Controllare che la frequenza cardiaca riportata dal monitor corrisponda a quella apprezzabile manualmente.
  3. Spegnere il monitor, rimuovere il sensore. Aiutare la persona a riacquistare una posizione confortevole.
  4. Effettuare l'igiene delle mani e documentare la procedura. SENSORI:MODELLI Sono utilizzate aree ben vascolarizzate (dita, fronte, lobo dell'orecchio). Siti per infanti sono piedi o palmo della mano o lobo orecchio. I sensori possono essere: frontali, digitale, monouso, per padiglione auricolare. Per evitare gli artefatti da movimento si può fissare il cavo paziente alla mano con del nastro adesivo. In tal modo i movimenti vengono limitati nella trasmissione al sensore. È necessario valutare quale sede sia migliore per la misurazione della pulsossimetria. INDAGINI DIAGNOSTICHE DELL’APPARATO RESPIRATORIO  Esami chimico-fisici: tamponi naso-faringei(oro-faringei)  Esami colturali: su escreato e secreti provenienti dalla parte superiore delle vie aeree TAMPONE ORO-FARINGEO L'infermiere deve garantire la corretta esecuzione della procedura e non intercorrere in contaminazioni che potrebbero pregiudicare il buon esito diagnostico. TAMPONE ORO-FARINGEO
  • È un test che permette di analizzare la mucosa della faringe al fine di individuare eventuali batteri.
  • Viene prescritto quando si sospetta un’infezione alla gola provocata da batteri, in particolare dallo Streptococco Beta-emolitico di tipo A.
  • Consiste nell’introdurre all’interno della bocca un bastoncino rivestito di cotone (come i cotton fioc per le orecchie). Viene asportato del materiale dalla superficie della mucosa tonsillare, poi inseminato su materiale di cultura.
  • Il materiale di coltura serve a far sviluppare i ceppi batterici esistenti, identificarli e di conseguenza riconoscere se esista o meno un infezione batterica.
  • Nel caso di presenza di colture batteriche, mediante l’antibiogramma è possibile identificare l’antibiotico più efficace da utilizzare per curare la patologia. (FASE PRE-OPERATIVA)
  1. Reperire il tampone sterile specifico per l'indagine;
  2. Effettuare l'igiene delle mani e garantire la privacy del paziente;
  3. Procedere all'identificazione del paziente e alla registrazione dei dati riguardanti il nome, cognome, sesso e data di nascita dello stesso;
  4. Spiegare al paziente con parole adatte al suo livello di comprensione le fasi e l'utilità della manovra che si sta per eseguire affinché egli comprenda pienamente ciò che verrà effettuato e aumenti la sua collaborazione;
  1. Pazienti collegati a protesi ventilatorie (pazienti intubati). Tecnica asettica specifica, utilizzo di presidi appositi. L'esame più frequente per la raccolta è quello colturale che fornisce informazioni sull'eventuale presenza di microrganismi potenzialmente responsabili di infezioni delle vie respiratorie. Solitamente all'esame colturale viene eseguito 'antibiogramma finalizzato a testare gli antimicrobici più efficaci nei confronti dei microrganismi identificati. La tecnica per la raccolta di un campione di escreato è la stessa sia per l'esame citologico che per quello colturale; per quest'ultimo è richiesto un contenitore sterile e il rispetto rigoroso delle norme di asepsi. La raccolta di campioni di escreato può essere effettuata attraverso espettorazione diretta dell'assistito nel contenitore di raccolta, o mediante procedure invasive: aspirazione, in caso di persona non cosciente/non in grado di espettorare o per alcuni esami specifici oronasofaringea o broncoscopia. Questa procedura tratta la raccolta dell'escreato mediante espettorazione diretta dell'assistito nel contenitore di raccolta. La raccolta dell'escreato è prescritta dal medico ed effettuata dall'infermiere o direttamente dall'assistito (mediante espettorazione nel contenitore) La procedura può essere effettuata in ambito ospedaliero, ambulatoriale, domiciliare, in centri residenziali di cura. Materiale Per l'espettorazione diretta nel contenitore:
  • Contenitore sterile a bocca larga, con tappo a vite, per l'espettorato.
  • Etichetta con: dati anagrafici dell'assistito (nome, co-gnome, data di nascita), data raccolta, tipologia di campione.
  • Richiesta d'esame per il laboratorio
  • Sacchetto per trasporto campioni a rischio biologico.
  • Mascherina chirurgica.
  • Occhiali protettivi o mascherina con visiera.
  • Materiale per igiene orale: acqua sterile, spazzolino da denti o tamponi sterili.
  • Guanti non sterili.
  • Opzionale: camice protettivo, maschere protettive(FFP2, nel caso l'assistito presenti un rischio di trasmissione di patogeni aero diffusi, come per esempio Mycobacterium tuberculosis), aerosol, soluzione prescritta per aerosolterapia (soluzione salina ipertonica,N-acetilcisteina o acqua sterile), cuscino. PREPARAZIONE
  1. Valutare l'anamnesi prossima e remota dell'assistito.
  2. Valutare il livello di collaborazione dell'assistito.
  3. Educare la persona all'espettorazione efficace
  4. .Rilevare la frequenza cardiaca e la saturazione
  5. Spiegare in cosa consiste la procedura all'assistito, per facilitare la cooperazione. È preferibile effettuare la raccolta dell'escreato al mattino, prima che la persona faccia colazione, poiché le secrezioni accumulate durante la notte rendono la raccolta più semplice e non contaminata da residui alimentari. PROCEDURA
  6. Verificare la prescrizione medica.
  7. Effettuare l'igiene delle mani.
  8. Identificare la persona rispettando i protocolli istituzionali per la corretta identificazione dell'assistito.
  9. Predisporre il materiale necessario alla procedura.
  10. Indossare i guanti monouso e i dispositivi di protezione individuale
    1. Effettuare, se prescritto e/o necessario, i trattamenti atti a facilitare la produzione di escreato da parte dell'assistito: aerosol o fisioterapia respiratoria
  1. Invitare l'assistito a sedere su una sedia o sul bordo del letto. Se la persona è allettata, porla in pozione Fowler alta (90°).
  2. Effettuare l'igiene del cavo orale utilizzando un spazzolino da denti o dei tamponi sterili. Far sciacquare la bocca con acqua sterile. N.B Adottare maschere protettive (FFP2 o con grado di protezione maggiore) nel caso in cui il soggetto presenti un rischio di trasmissione di patogeni aero diffusi (per esempio, Mycobacterium tuberculosis). Non utilizzare pasta dentifricia o collutorio, poiché possono influenzare la motilità dei microrganismi presenti nell'espettorato. Rimuovere eventuali protesi dentarie mobili poiché possono contaminare il campione. Se l'assistito presenta asma bronchiale o bronchite cronica ,porre attenzione a un eventuale aggravamento del broncospasmo, conseguente all'aerosolterapia con NaClo acetilcisteina a una concentrazione superiore al 10%.
  3. Se la persona presenta una ferita chirurgica o dolore a livello toraco- addominale posizionare un cuscino a livello addominale e invitare la persona a tenerlo saldo al ventre.
  4. Invitare l'assistito a effettuare tre respiri lenti e profondi e in seguito tossire. Ripetere la sequenza fino a quando non si produce escreato. Permettere una pausa tra una sequenza e la successiva.
  5. Far espettorare l'assistito direttamente all'interno del contenitore sterile, evitando di toccare l'interno o il bordo del contenitore. Evitare l'introduzione di materiale salivare o di secrezioni nasali. In caso di introduzione di materiale salivare o secrezioni nasali, la procedura dev'essere ripetuta dall'inizio. In caso di eccessiva salivazione, si può procedere alla raccolta di un espettorato protetto, posizionando dei batuffoli di cotone sterile, tra guance e gengive, per bloccare le secrezioni salivari.
  6. Ripetere il punto 11 fino all'ottenimento di almeno 5 ml di escreato
    1. Effettuare esame macroscopico del campione ottenuto.
  7. Smaltire il materiale negli appositi contenitori seguendo i protocolli istituzionali ed effettuare l'igiene delle mani.
  8. Porre l'etichetta identificativa sul contenitore, allegare la richiesta per il laboratorio all'interno del sacchetto per trasporto campioni a rischio biologico. Inviare il campione al laboratorio. Documentare la procedura. Documentare: il giorno, l'ora e la durata della procedura(ora di inizio e ora di fine); il metodo di raccolta del campione; il tipo di secrezioni (colore, consistenza e odore);la tolleranza e la risposta dell'assistito alla procedura.
  • In caso di impossibilità a ottenere un campione sufficiente di escreato mediante la normale espettorazione dell'assistito, prendere in considerazione la tecnica di espirazione forzata, che consiste in una o più espirazioni forti e profonde con la glottide aperta.
  • La tecnica va ripetuta fino a quando non si ottiene la massima cle-rance bronchiale. Inoltre, è possibile rinforzare la tecnica ponendosi alle spalle dell'assistito, comprimendogli la gabbia toracica in sincronia con l'atto di espirazione della persona
  • Permette di valutare caratteristiche quali colore, consistenza e odore e permette di rilevare eventuale presenza di sangue.
  • Garantisce un corretto smaltimento dei rifiuti ed evita punture accidentali o contaminazione (di persone o cose) con materiale biologico e riduce la trasmissione di microrganismi. Garantisce la corretta identificazione del campione e dell'utente. Eventuali ritardi nel trasporto possono