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Una panoramica dettagliata sull'ossigenoterapia, ovvero la somministrazione di ossigeno supplementare attraverso dispositivi dedicati. Vengono spiegati i concetti di ipossiemia e ipossia, le indicazioni per l'utilizzo dell'ossigenoterapia, i dispositivi di erogazione, le situazioni impreviste e gli effetti indesiderati a lungo termine. Inoltre, vengono trattati aspetti come il calcolo dell'autonomia delle bombole, la concentrazione di ossigeno nelle incubatrici, l'emogasanalisi e le prescrizioni a breve e lungo termine. Informazioni dettagliate e pratiche per comprendere e gestire correttamente l'ossigenoterapia, un trattamento essenziale per pazienti con problemi respiratori o cardiaci.
Tipologia: Sintesi del corso
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Per somministrazione di ossigeno si intende l'erogazione di ossigeno supplementare attraverso un dispositivo dedicato. L'ossigenoterapia aumenta la frazione inspiratoria dell'ossigeno (FiO,) oltre il 21% (concentrazione normale di ossigeno nell'ambiente) e ha lo scopo di correggere l'ipossiemia e l'ipossia e di ridurre il lavoro cardio-respiratorio Ipossiemia :
L’ossigenoterapia a lungo termine può portare a: Tracheobronchiti (infiammazione acuta dei bronchi) Danno alveolare acuto Fibrosi interstiziale (il tessuto elastico dei polmoni,viene sostituito da tessuto connettivo) Ipercapnia (accumulo eccessivo di CO2 nel sangue) Ustione, incendio o esplosione EFFETTI NEUROPSICOLOGICI DELL’OLT La BPCO soprattutto nell'anziano si associa a deterioramento cognitivo, ansia e depressione. (Antonelli, Resp med 1998) Miglioramento delle funzioni cognitive; (Lacasse, J Cardiop Rehabil 2001) Miglioramento della capacità lavorativa; [Borak, Monaldi Arch Chest Dis 1998] Miglioramento della memoria a breve termine; [Scalvini, Eur Respir J 1999] Miglioramento delle funzioni neurovegetative; Miglioramento della qualità della vita e della dispnea da sforzo; [Okubadejo, Eur Respir J 1996] OSSIGENO E CALCOLO DELL’AUTONOMIA DELLE BOMBOLE È importate calcolare l'autonomia residua delle bombole di ossigeno, qualora non si disponga di impianto centralizzato o sia necessario trasportare il paziente, per evitare ovviamente di ritrovarsi senza ossigeno. Il calcolo è piuttosto semplice: bisogna moltiplicare il volume in litri della bombola (la sua capienza, che è indicata nella parte superiore) per la pressione in bar letta sul barometro (che indica quanto ossigeno c'è pressato al suo interno). In questo modo si ottengono i litri di ossigeno che contiene la bombola e a questo punto basta dividere la cifra per i litri al minuto che si stanno erogando e si ottiene la durata in minuti: Autonomia = Volume della bombola * pressione in bar/litri al minuto erogati. ESEMPIO: Capienza bombola: 5 Lt a 200 bar/atm che eroga 10Lt/min? Calcoliamo la durata in minuti: 5x200/10= 100 minuti CONCENTRAZIONE DI OSSIGENO NELLE INCUBATRICI Nelle incubatrici la concentrazione di ossigeno deve essere impostata per raggiungere un PaO2 di 50- mmHg nei prematuri e di 50-80 mmHg nei neonati a termine o una saturazione in ossigeno di 90-94% nei prematuri e 92-96% nei neonati a termine. L’EMOGASANALISI L'emogasanalisi è un esame di chimica clinica eseguito tramite il prelievo di un campione di sangue arterioso, per ottenere misurazioni precise della pressione parziale dell'ossigeno arterioso, della pressione parziale di diossido di carbonio arteriosa e del pH arterioso. L’emogasanalisi arteriosa (EGA) è il test di riferimento per la misura dei gas ematici INDICAZIONI ALLA SOMMINISTRAZIONE DELL’OSSIGENO .L’insufficienza respiratoria rappresenta l'esito di molte malattie respiratorie croniche, ma è anche condizione che si realizza a seguito di eventi acuti. PRESCRIZIONE TEMPORANEA
La pulsossimetria è una metodica, indiretta e non invasiva, che misurare la saturazione in ossigeno dell'emoglobina presente nel sangue arterioso (Sp02) e la frequenza cardiaca. Si utilizza la spettrofotometria; due diodi emettono due luci a differente lunghezza d'onda (luce rossa a 660 nm e luce infrarossa a 940 nm), con un recettore sul lato opposto del pulsossimetro. Si analizza l'Hb presente nel dito a livello periferico. L'ossiemoglobina (ossiHb) assorbe la luce infrarossa (940 nm) e la deossiemoglobina (deossiHb) assorbe la luce rossa (660 nm). In base al rapporto delle onde di assorbimento delle due luci (rosso e infrarosso) l'algoritmo calcola il valore della saturazione. Il saturimetro deve distinguere tra l'assorbimento costante di fondo e i cambiamenti pulsatili causati dai cambiamenti del volume ematico con ogni battito cardiaco per garantire una misurazione accurata. Osservare la forma della curva per valutare la normalità del segnale. Elementi che interferiscono con la perfusione tissutale (per esempio, ipotermia) o un cattivo posizionamento del sensore possono alterare il risultato della misurazione. Tutto ciò che interferisce con la lettura da parte del foto detector, può rendere la rilevazione impossibile o inaffidabile (per esempio, smalto sulle unghie). In caso di arresto cardiaco, shock e uso di farmaci vasocostrittori, i valori rilevati sono inaffidabili. Sedi per rilevare la pulsossimetria sono solitamente le dita delle mani o dei piedi, il lobo dell'orecchio e la fronte della persona, che è poco sensibile alla vaso costrizione,anche in caso di instabilità emodinamica, e quindi sempre caratterizzata da buona perfusione. Valori di riferimento: i normali valori per un adulto sono tra 95 e 100%. Esistono vari tipi di pulsossimetri: Pulsossimetro compatto, da tavolo, da polso, palmare. L'infermiere è responsabile della rilevazione e dell'in-terpretazione del parametro. È possibile attribuire la suamisurazione agli operatori di supporto, pur mantenendo La proce È sempre necessario, tuttavia, considerare la storia dell'assistito, soprattutto in riferimento a patologie dell'apparato respiratorio (per esempio, BPCO) o che possono compromettere la perfusione periferica (per esempio, diabete mellito).dura può essere effettuata in ambito ospedaliero, ambulatoriale o domiciliare. Materiale: