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Appunti sul processo accusatorio storia del diritto medievale moderna e contemporanea
Tipologia: Appunti
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IL processo si chiama accusatorio poichè muove dall’offesa di un privato, solo da privati. Nel mondo longobardo se non c’è qualcuno che accusa non esiste. L’atto di impulso della procedura consiste nell’atto di accusa di un privato che va da un giudice. Il modello del processo moderno è quello inquisitorio, che centra poco con la santa inquisizione, da inquisitio, ossia ricerca, e dunque si attribuisce al giudice il potere di inquisire. Il giudice non si muove esclusivamente per tutelare il diritto dell’offeso al risarcimento, ma bensì deve tutelare l’interesse pubblico. Molti reati non incidono nella sfera patrimoniale di un privato. I reati politici ad esempio. Il processo longobardo è tipicamente accusatorio. Il mondo romano invece, precedente al mondo longobardo, già aveva messo a regime un processo fondato sull’intervento del giudice e sulla ricerca delle prove razionali. Il giudice longobardo, per decidere il contenzioso, non analizza solo i fatti di causa, ma chi accusa è fede degno e dunque dotato di veridicità che impone la regola dell’inversione dell’onere e della prova. Il sistema accusatorio sposta sull’accusato l’onere della prova, ossia l’onere di dimostrare di essere innocente. Il giudice, in tutti i casi in cui le parti si palleggiavano le responsabilità e dunque non era riconoscibile il colpevole, non era libero di decidere fra le due parti, aveva o la possibilità di mandarli a duello, oppure rimandava a dio la decisione nel senso che dava la colpa all’accusato. La doppia legislazione, lex romana visigotorum, ossia una legge successiva della lex Visigutorum, possiamo interpretarla come lex romana a supplire le mancanze della lex Visigotorum, poichè ci mancano le norme di applicazione di questo diritto. Siccome il diritto romano è un diritto universale (diritto di tutti i cives dell’impero), mentre i diritti personali che si accumulano per via del feudo e delle consuetudini ecc. sono dei diritti che hanno possibilità limitata ad una categoria o circoscritti a piccole realtà territoriali. Anche oggi noi viviamo a due livelli, Poichè abbiamo diritto europeo e diritto Italiano, ma entrambe sono l’una che completa l’altro, nel senso che non si può decidere se applicare l’uno o l’altro ordinamento. Le sentenze delle coorti europee vanno accolte obbligatoriamente. Ora però, nel basso medioevo, gli ordinamenti particolari avevano la possibilità di decidere. Inoltre gli ordinamenti particolari dovevano utilizzare il linguaggio giuridico latino, mentre ordinavano mediante le loro norme solo ciò che era di stretta vicinanza con i propri interessi. Liutprando, attraverso il sui editti, disse che il comando di decidere fra le parti stipulanti la loro professio iuris, ossia la dichiarazione del diritto originario. Nel momento in cui le parti dichiarano la propria giurisdizione personale, veniva redatta la cartula in cui si specificavano le norme applicate. La professio iuris dunque serve per sapere quale fra le due leggi dovrà applicare il notaio, e sanziona i casi in cui il notaio non consulti le parti con la pena del guidrigildo. Molto spesso queste pene avevano un valore deterrente, e dunque queste pene servivano come deterrente. Questo principio di personalità del diritto ebbe grandi eccezioni, creando quel diritto romanzo che diventò un anticamera del diritto Italiano. Molto spesso si troverà a dover fare nascere nuovi istituti che stavano a metà fra i due diritti delle parti. La curtis è quella unità fondiaria corrispondente alla villa romana.
Il termine villa serviva a designare l’abitazione romana del padrone attorno alla quale vi era il territorio coltivabile. Si crearono dunque ordinamenti fondiari, la signoria fondiaria, il cui nome evoca il potere gerarchico che fa capo al dominus, e dunque al titolare della terra. Aggregato economico, ma anche giuridico. Le regole attraverso le quali venivano ordinate queste unità territoriali si svilupparono perciò a partire da questo modello economico. Quando questi domini erano abbastanza vasti, si crearono delle reti ordinamentali detti signorie territoriali. Queste realtà sono delle realtà assolutamente isolate, dal momento che un potere imperiale centrale ancora non vi era e la chiesa deve ancora diventare ordinamento territoriale. Se il papa era dominus mundi doveva in qualche modo avere bisogno di un territorio suo. Signoria territoriale in cui riconosciamo i tratti tipici del feudalesimo. Il signore dunque mimò i poteri di iurisdictio (significato molto ampio, non solo il potere di giudicare le controversie, o diretto oppure delegato ai missi dominici per fare rappresentanza in nome del signore nominati in funzione di rapporti fiduciari. Iurisdictio significa anche occupazione di chiese ed enti ecclesiastici, ossia le investiture da parte del signore) il potere di discrictio (il potere di movere alle armi e di riscuotere i tributi ed imporli, ed organizzazione dei mezzi per lo svolgimento delle attività). Questa realtà parte dalla curtis longobarda, in cui non ci era quindi il re al centro e a muovere tutti i fili, ma bensì divise il suo territorio in curtis e dunque in ducati. Vi è anche un ruolo della chiesa nella renovatio imperii. L’incoronazione di Carlo Magno, vista in maniera simbolica come un nuovo inizio, ma d’ora in poi tutti gli imperatori saranno germanici. Il papa chiese, Stefano II, al re Longobardo Astolfo, di non continuare ad invadere i territori bizantini. In questo caso non gli venne data retta. Perciò si rivolse a Pipino il breve, padre di Carlo magno, organizzando un processo di invasione italiana che nient’altro era se non un progetto di spartizione. Il papa nominò esarca con la Promissio Carisiaca il franco Pipino il breve, e da lì si pensò di eliminare il regno longobardo lasciando la pianura padana ai franchi e tutto il resto alla chiesa. Nel 456, i Franchi donarono alla chiesa alcune zone dell’esarcato e molte altre terre sottratte ai longobardi. La chiesa tirò fuori anche un altro documento di donazione attribuito a Costantino, e qui questo tipo di documento assolutamente falso dava alla chiesa le chiavi dell’impero per una presunta liberazione dalla peste ad opera della chiesa. Fino a che quel documento non venne sbugiardato, la chiesa rivendicò l’ultima parola sul destino delle terre. Tutto ciò dunque culminò con l’incoronazione del primo imperatore del sacro romano Impero dell’ottocento, il 25 dicembre, ad opera di Leone III a Carlo magno. Ecco che questo avvenimento venne intepretato come una restaurazione forse, o forse come nascita di un impero rinnovato e cristiano, oppure sulla nascita di un nuovo impero germanico? La chiesa e Carlo Magno non vanno sempre d’amore e d’accordo, a cominciare dal fatto che dal 813 fu lui ad incoronare il figlio imperatore. Nelle prime battute fra chiesa ed impero si ebbe il cosiddetto dualismo delle dignità di Gelasio I. All’insegna dell’universalismo, si ebbe la fine del cesaropapismo, e si ebbe in qualche modo una coincidenza fra Impero e Sacro come suggerito dal nome. Il diritto Franco fu una successione di capitulari, e tra i vari capitolari ve ne sono una serie riguardanti al clero, che l’impero carolingio non si disdegna di disciplinare anche in questo nuovo contesto. Mentre dall’altro capo del papato cominciò ad affermare il monopolio legislativo della chiesa sull’impero, attraverso costituzioni papali.