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Il documento illustra i diversi casi e limiti dell'intervento del terzo nel processo civile italiano, con particolare attenzione alla chiamata in causa del terzo e alla denuncia di lite. Vengono inoltre affrontati i limiti oggettivi e soggettivi del giudicato e la possibilità del terzo di sottrarsi al vincolo del precedente giudicato. Il documento si sofferma infine sulla nozione di azione esercitata nel processo e sul diritto potestativo.
Tipologia: Appunti
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Dobbiamo tornare sul tema della identificazione delle azioni.
Le azioni si identificano con i soggetti , il petitum e la causa petendi. Possiamo aggiungere qualcosa in più :
rilevanza né i fatti storici che lo integrano né i motivi giuridici posti a fondamento dello stesso. Questi diversi modi di ricostruire il diritto potestativo, incidono molto sulla possibilità di moltiplicare ovvero di ridurre le possibili iniziative processuali. Perché se io dico che ho un solo diritto potestativo ad ottenere l'annullamento del contratto , vuol dire che io, nell’unica vicenda processuale occasionata dall’esercizio del diritto ad ottenere l’annullamento, dovrà far valere tutti i possibili motivi di annullamento. E quella SENTENZA CHE SI FORMERÀ NELL’AMBITO DI QUEL GIUDIZIO MI PRECLUDERÀ LA POSSIBILITÀ DI FAR VALERE IN UN ULTERIORE PROCESSO ALTRI VIZI, PERCHÉ IL GIUDICATO LI COPRIRÀ TUTTI. Se invece io dico che OGGETTO DEL DIRITTO POTESTATIVO È IL DIRITTO AD OTTENERE L’ANNULLAMENTO PER DOLO , significa che quando agisco esercitando quel diritto potestativo, dovrò far valere nell’ambito di quella vicenda processuale, tutti gli episodi che concretizzano fattispecie di dolo che si sono occasionate in relazione a quel contratto. Quindi amplio la possibilità, PERCHÉ UNA VOLTA CHE SARÀ STATA RIGETTATA LA DOMANDA DI ANNULLAMENTO PER DOLO, POTRÒ E V E N T U A L M E N T E A S S U M E R E U N ’ A L T R A I N I Z I A T I V A PROCESSUALE PER FAR VALERE L’ERRORE O LA VIOLENZA. La prima ipotesi descritta è quella più ampia perché conosce tanti diritti potestativi quanti sono i singoli episodi di dolo. I principi attualmente considerati ispiratori delle norme processuali, quindi i principi di economia processuale e di ragionevole durata del processo, sono principi volti a circoscrivere la possibilità di agire più volte nei confronti di una stessa vicenda contrattuale. GLI ORIENTAMENTI PIÙ RECENTI DELLA GIURISPRUDENZA SI MUOVONO NELLA DIREZIONE DI CONSIDERARE L’AMBITO DEL GIUDICATO PIÙ ESTESO POSSIBILE.
Quando possiamo dire che due diritti sono tra loro concorrenti? Quando si parla di diritti concorrenti si allude al fenomeno per cui due diritti sono collegati tra loro dal punto di vista funzionale : LA SODDISFAZIONE DI UNO DI ESSI ESTINGUE ANCHE L'ALTRO.
Per ottenere un certo risultato pratico si possono esercitare più azioni, QUESTA POSSIBILITÀ DI ESERCITARE PIÙ AZIONI, NON SIGNIFICA PERÒ CHE QUEL RISULTATO POSSA OTTENERSI PIÙ DI UNA VOLTA , anche se ci sono più azioni che consentono di ottenerlo: AI DIRITTI CONCORRENTI CORRISPONDONO AZIONI CONCORRENTI. Il concorso di azioni può assumente carattere diverso :
Allora si dice che L’ESECUZIONE FORZATA È ATTUAZIONE DELLA SANZIONE STABILITA DALLA LEGGE PER QUESTO ILLECITO. La situazione a cui può dar luogo l'esecuzione è l'inadempimento di un obbligo di contenuto patrimoniale (al quale corrisponde la violazione del diritto soggettivo correlato) che può riguardare sia un dare, sia un fare che un non fare e che va INTESO IN SENSO AMPIO perché :
la sanzione esecutiva è diretta a soddisfare il diritto del creditore attraverso l’apprensione dei beni del debitore. Anche l’azione esecutiva è un DIRITTO SOGGETTIVO PROCESSUALE perché si dirige verso lo Stato (titolare della potestà giurisdizionale) perché compia gli atti che diano attuazione alla sanzione esecutiva, e attraverso questa, provochino la soddisfazione del diritto del creditore. A questa azione esecutiva che spetta al creditore, dal lato passivo sta la RESPONSABILITÀ ESECUTIVA DEL DEBITORE che è lo STATO DI SOGGEZIONE NEL QUALE VIENE A TROVARSI IL DEBITORE DIFRONTE ALL'ATTUAZIONE DELLA SANZIONE cioè difronte all'atto degli organi giurisdizionali : il debitore non può impedire all'organo giurisdizionale di prendere i beni del suo patrimonio per soddisfare il creditore. DIRITTO DI AZIONE ESECUTIVA E RESPONSABILITÀ ESECUTIVA sono due posizioni giuridiche di carattere processuale perché sono entrambe in rapporto con la potestà giurisdizionale dello Stato: 1 posizione : il diritto di azione come DIRITTO A PROVOCARE L'ESERCIZIO DELLA FUNZIONE GIURISDIZIONALE NELLA SUA MANIFESTAZIONE ESECUTIVA 2 posizione : LA RESPONSABILITÀ ESECUTIVA COME SOGGEZIONE AGLI EFFETTI CHE DERIVANO DA QUESTA ATTIVITÀ COMPIUTA DAGLI ORGANI GIURISDIZIONALI. Entrambe hanno quindi il loro referente nel potere giurisdizionale esecutivo. Il PROCESSO ESECUTIVO è creato dal legislatore come un PROCESSO CHIUSO cioè come un procedimento all'interno del quale fosse esclusa ogni indagine di merito relativa alla legittimità dello stesso. Quando abbiamo parlato delle azioni di accertamento abbiamo guardato due casi nei quali le azioni di accertamento hanno ad oggetto situazione giuridiche soggettive processuali (opposizione all'esecuzione e agli atti esecutivi). Queste due azioni danno luogo a dei processi di cognizione che inseriscono come parentesi di tipo cognitivo che si radicano in occasione di processi esecutivi, nelle quali si discute dell’esistenza del diritto a procedere all’esecuzione forzata, e della legittimità delle modalità con le quali si procede ad esecuzione forzata. Per questo motivo il processo esecutivo si considera chiuso, perché della legittimità e dell’esistenza del diritto a procedere all’esecuzione forzata si
merito, perché solo alla fine del processo noi sapremo se il diritto fatto valere esiste o meno. Nel GIUDIZIO ORDINARIO DI COGNIZIONE la sentenza di primo grado è provvisoriamente esecutiva , ciò significa che questa sentenza può occasionare l’azione esecutiva, ma non è ancora una sentenza definitiva passata in giudicato , e questo ci consente di dire che l’azione esecutiva non è condizionata dall'esistenza del diritto soggettivo sostanziale, ed è anch’essa un’azione astratta. Ma c’è una differenza rispetto all’azione di cognizione : L’AZIONE ESECUTIVA HA SEMPRE AD OGGETTO L’EMANAZIONE DI UN PROVVEDIMENTO FAVOREVOLE PER IL SOGGETTO CHE AGISCE. IL CODICE CIVILE REGOLA TRE DIVERSI TIPI DI ESECUZIONE : ESPROPRIAZIONE ESECUZIONE PER SPOSSESSAMENTO ESECUZIONE PER TRASFORMAZIONE Art. 2910 c.c. Oggetto dell' ESPROPRIAZIONE : "Il creditore, per conseguire quanto gli è dovuto, può far espropriare i beni del debitore, secondo le regole stabilite dal codice di procedura civile." Primo tipo di esecuzione : espropriazione che ha luogo quando il creditore ha diritto di ricevere una somma di denaro. Se ci sono delle somme di denaro si impossesserà delle somme di denaro, se non c'è denaro liquido questa somma è ricavata dalla vendita dei beni che si trovano nel patrimonio del debitore o in alternativa dall'assegnazione degli stessi al creditore. Espropriazione vuol dire TRASFERIRE LA PROPRIETÀ DELLA SOMMA DI DENARO DOVUTA DAL DEBITORE AL CREDITORE. Art. 2930 c.c. ESECUZIONE FORZATA PER CONSEGNA O RILASCIO : " Se non è adempiuto l'obbligo di consegnare una cosa determinata, mobile o immobile, l'avente diritto può ottenere la consegna o il rilascio forzati a norma delle disposizioni del codice di procedura civile." Abbiamo un caso di esecuzione forzata IN FORMA SPECIFICA , perché voglio ottenere la consegna di quel bene determinato. Art. 2931 c.c. ESECUZIONE FORZATA DEGLI OBBLIGHI DI FARE : "Se non è adempiuto un obbligo di fare, l'avente diritto può ottenere che esso sia eseguito a spese dell'obbligato nelle forme stabilite dal codice di procedura civile.” RICONDUCIBILI ALLA NOZIONE DI ESECUZIONE IN FORMA SPECIFICA
Una forma speciale di questo adempimento è offerto dall’ Art. 2932 c.c. : ESECUZIONE SPECIFICA DELL'OBBLIGO DI CONCLUDERE UN CONTRATTO : " Se colui che è obbligato a concludere un contratto non adempie l'obbligazione, l'altra parte, qualora sia possibile e non sia escluso dal titolo, può ottenere una sentenza che produca gli effetti del contratto non concluso " Nel tema di esecuzione dobbiamo tener presente anche una recente novità legislativa (2009), contenuta nell'art 614 bis rubricata MISURE DI COERCIZIONE INDIRETTA : pensiamo al caso di obbligazioni che necessitano, per il loro adempimento, che la prestazione sia effettuata proprio da colui che si è obbligato. Come si rende coercibile una prestazione? Posto che non posso obbligare con la forza un soggetto ad adempiere ciò che aveva promesso, l’Art. dice :
Pensiamo alle condanne che il giudice emette a non tenere certi comportamenti che configurano fattispecie di concorrenza sleale : se la parte lo richiede, il giudice può accompagnare la condanna a provvedimenti di questo tipo, nei quali il giudice cerca, attraverso l’irrogazione di un’ulteriore condanna pecuniaria , di CONVINCERE IL CREDITORE CHE È PIÙ CONVENIENTE RISPETTARE IL PROVVEDIMENTO CHE GLI IMPONE DI NON COMPIERE ATTI DI CONCORRENZA SLEALE , perché ogni volta che li compie, va incontro ad una condanna ulteriore , che è quella contenuta all’interno dell’Art. 614 bis , che è tra l’altro una condanna che ti consente di procedere subito alla condanna all’escussione forzata perché è titolo esecutivo. Sono MISURE DI COERCIZIONE DIRETTA A CARATTERE PECUNIARIO CHE DOVREBBERO CONVINCERE A RISPETTARE IL PROVVEDIMENTO DEL GIUDICE. E sono MISURE ULTERIORI rispetto al provvedimento di condanna, che si aggiungono alla sentenza di condanna, perché la stessa possa avere attuazione.
DIRITTO ; cioè in un qualcosa di meno di quello che invece deve accertare il giudice nell’ambito del giudizio di merito. Abbiamo detto che l’attività cautelare è ancillare anche all’esecuzione, perché quando Tizio ottiene una sentenza di condanna, il sequestro conservativo che aveva già ottenuto sui beni del creditore, si converte automaticamente in PIGNORAMENTO (= in quel vincolo destinato ad eliminare l’eventuale vendita del bene per soddisfare il credito di Tizio ). I beni pignorati saranno sottoposti ad eventuale vendita per ricavare la somma di denaro che deve soddisfare Tizio. L’AZIONE CAUTELARE, DAL PUNTO DI VISTA SISTEMATICO È LEGATA AD UN’AZIONE PRINCIPALE CHE È GIÀ STATA PROPOSTA O DELLA QUALE SI ANNUNCERÀ LA PROPOSIZIONE. L a cautela ha lo scopo di garantire il proficuo risultato delle azioni principali. L’AZIONE CAUTELARE È UN’AZIONE AUTONOMA SUBORDINATA ALLA PRESENZA DI DUE PRESUPPOSTI che erano già stati indicati dalla dottrina classica
1. FUMUS BONI IURIS : il giudice deve convincersi della
QUESTI SONO I PRESUPPOSTI DI TUTTE LE AZIONI CAUTELARI Il giudizio cautelare si conclude con un provvedimento del giudice che valuta nel caso concreto la presenza di questi requisiti ; non si conclude con un provvedimento che ha valore di accertamento, ma con un provvedimento che accoglie o rigetta l’istanza sulla base della sussistenza di questi presupposti. NELLA TUTELA CAUTELARE non si può distinguere una fase di cognizione da una fase di esecuzione, perché il TUTTO SI SVOLGE NELL’AMBITO DI UN UNICO PROCESSO, NEL QUALE SI TROVANO CONGIUNTE LE DIVERSE ATTIVITÀ CHE DEVONO DARE ATTUAZIONE PIENA ALLA CAUTELA.
Anche l’azione cautelare è un’azione astratta, e ciò deriva dal fatto che la cognizione che il giudice esercita in sede cautelare è una COGNIZIONE SOMMARIA PERCHÉ IL GIUDICE SI ACCONTENTA DI VERIFICARE LA SUSSISTENZA DEI PRESUPPOSTI DELLA TUTELA CAUTELARE E CIOÈ DEL FUMUS BONI IURIS QUALE VEROSIMIGLIANZA DELL'ESISTENZA DEL DIRITTO E DEL PERICOLUM IN MORA QUALE PERICOLO CHE NEL TEMPO OCCORRENTE PER OTTENERE LA TUTELA PIENA IL DIRITTO POSSA ESSERE PREGIUDICATO. L’azione cautelare sfocia nell’ EMANAZIONE DI PROVVEDIMENTI PROVVISORI , non idonei al giudicato; sono dunque provvedimenti destinati a durare per un tempo determinato. Se guardiamo alla sistematica codicistica del 1942 il CAPO III DEL IV LIBRO del codice di procedura civile, era dedicato ai procedimenti cautelari. Questo capo era diviso in 4 sezioni, nelle quali trovava posto la disciplina di misure cautelare tipiche :
PROCESSO STRUTTURALMENTE COMPLESSO = PROCESSO NEL QUALE SONO PRESENTI :
costituiscono gli oggetti del processo. IL CUMULO RILEVA PERCHÉ I DIRITTI COINVOLTI NELLA VICENDA PRESENTANO DEI NESSI, SONO COLLEGATI TRA LORO. (cioè sono LE RELAZIONI INTERCORRENTI TRA I DIVERSI DIRITTI SOGGETTIVI CHE GIUSTIFICANO IL FATTO CHE GLI STESSI SIANO OGGETTO DI UN UNICO PROCESSO .)
Le norme di cui ci dobbiamo occupare sono quelle norme che consentono delle deroghe alla competenza : ARTT. 34, 35, 36 C.P.C. Essi disciplinano le domande nuove che si possono formulare nel corso della causa :
legge impone che la questione venga decisa una volta per tutte con autorità di giudicato. Accennando all’Art. 34 c.p.c. abbiamo detto che questo Art. si occupa del meccanismo della competenza ma senza dirci qual’è il nesso che deve legare le due situazioni giuridiche sostanziali ; NESSO che abbiamo detto SPIEGARE IL CUMULO PROCESSUALE (abbiamo detto che il legislatore disciplina la possibilità di giudicare di più oggetti in uno stesso processo ), e tra i diritti soggettivi che ne costituiscono oggetto, vi sono dei nessi. I l n e s s o d i c u i s i o c c u p a l ’A r t. 3 4 c. p. c. è i l N E S S O D I PREGIUDIZIALITÀ DI PENDENZA tra situazioni giuridiche soggettive : al riguardo abbiamo detto che questo nesso si verifica quando il diritto pregiudiziale compare come elemento della fattispecie costitutiva del diritto dipendente. = se la fattispecie costitutiva del diritto pregiudiziale è data da : nella fattispecie costitutiva del diritto dipendente, X compare come elemento della stessa quindi : È simbolicamente la formula che lega il diritto pregiudiziale al diritto dipendente = IL VINCOLO DI PREGIUDIZIALITÀ DI PENDENZA PRESUPPONE C H E N E L L A F A T T I S P E C I E C O S T I T U T I V A D E L D I R I T T O DIPENDENTE, COMPAIA COME ELEMENTO DELLA STESSA, UN ALTRO DIRITTO (PREGIUDIZIALE) Abbiamo detto che l’Art. 34 c.p.c. prende in considerazione il fenomeno
Se invece la questione pregiudiziale appartiene alla competenza di un giudice inferiore, il giudice che è stato originariamente adito decide anche della causa pregiudiziale, anche se questa è di competenza di un giudice superiore, a meno che non si tratti di competenza in materia inderogabile che non può subire quindi compromissioni. Art. 35 c.p.c. ECCEZIONE DI COMPENSAZIONE. "Quando è opposto in compensazione un credito che è contestato ed eccede la competenza per valore del giudice adito, questi, se la domanda è fondata su titolo non controverso o facilmente accertabile, può decidere su di essa e rimettere le parti al giudice competente per la decisione relativa all'eccezione di compensazione, subordinando, quando occorre, l'esecuzione della sentenza alla prestazione di una cauzione; altrimenti provvede a norma dell'articolo precedente.” Qual è l’istituto che richiama questa norma? La compensazione , disciplinata dall’ Art. 1241 c.c. : quando due persone sono obbligate l’una verso l’altra, i due debiti si estinguono per le quantità corrispondenti, secondo le norme degli Artt. che seguono” = Se tra due soggetti esistono dei rapporti incrociati di debito/ credito per una quantità di cose fungibili i due rapporti si estinguono vicendevolmente per le quantità corrispondenti. Ex. : Tizio deve a Caio 100, Caio deve a Tizio 150, i due crediti si estinguono ed eventualmente residuano i 50 del credito di Caio verso Tizio. La compensazione presuppone che IL CREDITO E IL DEBITO incrociati NASCANO DA DUE RAPPORTI DISTINTI.
= la compensazione opera di diritto e quindi opera ipso iure ma RICHIEDE UNA MANIFESTAZIONE DI VOLONTÀ, cioè occorre che il contro credito sia opposto in compensazione dal soggetto. Quando colui che oppone in compensazione il suo credito, manifesta la volontà di utilizzarlo per estinguere il contro credito dell’altro soggetto,