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Il concetto di notizia giornalistica - Prof. Soglia, Appunti di Teoria E Tecnica Delle Comunicazioni

Il concetto di notizia giornalistica, analizzando come la sua definizione e il suo ruolo siano cambiati nel tempo. Vengono discussi i principali elementi che caratterizzano la notizia, come l'avvenimento, il pubblico e il ruolo del giornalista. Inoltre, si approfondisce il processo di selezione e trattamento delle notizie da parte delle redazioni, evidenziando come i 'valori notizia' non siano criteri oggettivi ma indicatori flessibili. Anche il rapporto tra giornalista e fonti, sottolineando l'importanza dell'attendibilità delle informazioni per la costruzione della notizia. Infine, si accenna al ruolo delle agenzie di stampa come produttrici e distributrici di notizie per i mass media.

Tipologia: Appunti

2021/2022

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PARTE PRIMA. LE TECNICHE
CAPITOLO 1: LA NOTIZIA GIORNALISTICA
1. La penny press
Negli anni 30 del 19 secolo, la stampa americana venne messa a soqquadro
dalla rivoluzione che prese il nome di penny press. All’inizio del decennio, i
giornali quotidiani erano ancora un posto riservato all’elite, in particolare agli
uomini d’affari, che se ne servivano per tenersi aggiornati sugli avvenimenti
internazionali, sui prezzi delle merci ecc.
La stampa americana era divisa tra le testate che si occupavano di fatti
commerciali e quelle che si impegnavano nella competizione politico, ma si
rispecchiava comunque in un unico modello di giornale, confezionato in
quattro pagine.
La prima e l’ultima pagina erano sempre riservate alle inserzioni pubblicitarie,
mentre le due pagine interne erano dedicate agli editoriali, sia economici che
politici, tra cui quelle relative agli arrivi delle navi e sui contenuti dei carichi.
Stampati solitamente da piccoli editori, questi giornali non superavano le mille
o duemila copie di tiratura e potevano sembrare dei bollettini piuttosto che dei
veri e propri giornali.
Nel 1833 nasce il Sun, il primo quotidiano di New York venduto al prezzo di
un solo penny. Il suo successo è immediato: il nuovo giornale in quattro mesi
arriva a cinquemila copie.
Se ogni fenomeno culturale è condizionato dal contesto economico, sociale e
politico, ciò è ancora più vero per la storia del giornalismo, poiché il
giornalismo non è altro che una presa d’atto di quanto accade
quotidianamente intorno a noi.
Negli Stati Uniti, gli anni 30 furono il decennio della svolta jacksoniana:
Andrew Jackson, era il leader del partito democratico, costituito da due
blocchi: i lavoratori dell’ovest e quelli dell’est. Il presidente Jackson
rappresentava il nuovo spirito nazionale e il suo insediamento a Washington
è stato considerato l’inizio di una nuova era nella vita americana, un’altra
grande ondata democratica.
La penny press non avrebbe potuto avere successo senza questo moto
politico che mutò le condizioni del paese: editori e direttori intuirono che si era
aperto un nuovo mercato, in cui i giornali non erano più un privilegio riservato
alle classi più facoltose, ma erano ormai una merce a disposizione di tutti,
anche agricoltori, operai, artigiani. Furono due i fattori che contribuirono ad
aumentare il potenziale numero di lettori: l’estensione del diritto di voto
maschile e la battaglia per una scuola libera statale. I risultati
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PARTE PRIMA. LE TECNICHE

CAPITOLO 1: LA NOTIZIA GIORNALISTICA

1. La penny press Negli anni 30 del 19 secolo, la stampa americana venne messa a soqquadro dalla rivoluzione che prese il nome di penny press. All’inizio del decennio, i giornali quotidiani erano ancora un posto riservato all’elite, in particolare agli uomini d’affari, che se ne servivano per tenersi aggiornati sugli avvenimenti internazionali, sui prezzi delle merci ecc. La stampa americana era divisa tra le testate che si occupavano di fatti commerciali e quelle che si impegnavano nella competizione politico, ma si rispecchiava comunque in un unico modello di giornale, confezionato in quattro pagine. La prima e l’ultima pagina erano sempre riservate alle inserzioni pubblicitarie, mentre le due pagine interne erano dedicate agli editoriali, sia economici che politici, tra cui quelle relative agli arrivi delle navi e sui contenuti dei carichi. Stampati solitamente da piccoli editori, questi giornali non superavano le mille o duemila copie di tiratura e potevano sembrare dei bollettini piuttosto che dei veri e propri giornali. Nel 1833 nasce il Sun , il primo quotidiano di New York venduto al prezzo di un solo penny. Il suo successo è immediato: il nuovo giornale in quattro mesi arriva a cinquemila copie. Se ogni fenomeno culturale è condizionato dal contesto economico, sociale e politico, ciò è ancora più vero per la storia del giornalismo, poiché il giornalismo non è altro che una presa d’atto di quanto accade quotidianamente intorno a noi. Negli Stati Uniti, gli anni 30 furono il decennio della svolta jacksoniana: Andrew Jackson, era il leader del partito democratico, costituito da due blocchi: i lavoratori dell’ovest e quelli dell’est. Il presidente Jackson rappresentava il nuovo spirito nazionale e il suo insediamento a Washington è stato considerato l’inizio di una nuova era nella vita americana, un’altra grande ondata democratica. La penny press non avrebbe potuto avere successo senza questo moto politico che mutò le condizioni del paese: editori e direttori intuirono che si era aperto un nuovo mercato, in cui i giornali non erano più un privilegio riservato alle classi più facoltose, ma erano ormai una merce a disposizione di tutti, anche agricoltori, operai, artigiani. Furono due i fattori che contribuirono ad aumentare il potenziale numero di lettori: l’estensione del diritto di voto maschile e la battaglia per una scuola libera statale. I risultati

conseguiti dalla penny press furono incredibili: le testate, fra il 1830 e il 1840, passarono da 65 e 183. Ma la cosa più importante fu che la penny press cambiò il modello del giornale quotidiano, proprio perché erano cambiati i suoi lettori. Un primo cambiamento riguardò i titoli delle testate, che iniziarono a comprendere termini più suggestivi, molto più vicini ai gusti della piccola borghesia. Un secondo cambiamento avvenne nella politica delle inserzioni pubblicitarie: in passato, gli avvisi pubblicitari erano considerati parte dell’informazione, accreditata dal giornale, che li accettava o meno in base alla loro credibilità. Nella penny press, invece, l’inserzione si allarga ad ogni tipo di merce, soprattutto farmaci, ma perde il carattere di un servizio al lettore per assumere quello di una fonte di guadagno, su cui il giornale non esercita più controllo circa la qualità. Un terzo importante cambiamento è l’affermazione di indipendenza della penny press dai circoli politici: come scrisse James Bennet, solo la penny press poteva essere una free press, perché ignorava del tutto chi fossero o meno i suoi lettori. In realtà, diverse testate appartenenti alla penny press offrivano una puntuale copertura degli avvenimenti politici americani, ma non si schieravano più con posizioni o schieramenti. Il cambiamento più rilevante, però, riguardò i contenuti dell’informazione: per la prima volta, qualsiasi fatto poteva acquisire lo status di notizia. Ai six penny papers, che accusarono la penny press di sfruttare il sensazionalismo, Bennet rispose che la stampa di Wall Street era al servizio del potere economico e della corruzione politica: il conflitto arrivò ad un punto tale che i six penny papers minacciarono una Moral War, ma le ragioni di questo disagio erano più profonde e legate al fatto che l’informazione non era più concentrata su interessi ed esigenze di una ristretta cerchia di uomini d’affari, ma proiettava il suo sguardo su tutti i cittadini. La penny press, inventò il moderno concetto di notizia, perché da questo momento la notizia deve essere cercata, riconosciuta, selezionata in funzione dei lettori, diventando una merce preziosa. Il fenomeno nasce prevalentemente nell’ambito della stampa americana, ma in realtà interessa anche quella europea: nella seconda metà del secolo, numerose imprese editoriali si organizzarono nella forma di società per azioni: l’attività redazionale, si era già specializzata come attività non più letteraria, ma giornalistica. la scelta del materiale diventa più importante dell’articolo, la loro revisione diventa impellente rispetto alla formulazione di una linea in termini letterariamente efficaci.

leggiamo sui giornali non è imprevedibile, spesso si tratta di fatti che accadono tutti i giorni. A queste caratteristiche, si aggiunge una di cui ogni lettore ha un’esperienza diretta: le notizie possono essere diverse anche se riguardano lo stesso episodio, la stessa persona. A volte questo dipende da imprecisioni, errori, ma le imprecisioni possono permanere anche quando i giornalisti abbiano compiuto onestamente il loro lavoro. Infatti , la notizia non corrisponde alla verità : il fatto che una stessa vicenda si presenti con contorni diversi, non significa che ne esistono versioni più o meno veritiere, ma che la natura della notizia è qualcosa di molto diverso da una fotocopia. La relatività è una proprietà intrinseca al carattere della notizia giornalistica, al punto che gli stessi avvenimenti possono dare versioni diverse e anche opposte, perché entra in gioco il ruolo del giornalista come professionista in possesso del know how che produce la notizia. Tornando alla penny press, quindi, ciò che fa di un avvenimento una notizia è la relazione con un pubblico e chi stabilisce questa relazione è il giornalista. La notizia introdotta dalla penny press è che la notizia presuppone una selezione e un’interpretazione: ad operare questa selezione è la nuova comunità dei giornalisti, che registrano i fatti, ne chiariscono la natura, valutano la loro importanza per il pubblico a cui si riferiscono, stabiliscono la gerarchia in cui devono essere presentate. Secondo gli studiosi americani, la notizia non esiste come oggetto in sé : la notizia è ciò che fanno i giornalisti. Una parte dei fatti resterà lettera morta, nel senso che i cronisti non vi riconosceranno i presupposti della notizia, non riterrà cioè che possa interessare i lettori. Un’altra parte, invece, entrerà nella mole dei contenuti su cui ogni giorno viene costruito un giornale. Un teorico della comunicazione probabilmente sosterrebbe che la notizia non esiste finchè non appare sulla pagina del giornale, nei telegiornali, cioè finchè non viene comunicata, ma dal punto di vista del linguaggio giornalistico è importante fissare la nascita della notizia in una fase anteriore, quando il giornalista si imbatte in un fatto e lo valuta per capire che cosa rappresenta dal punto di vista della notizia. (1) L’avvenimento è il primo cardine della notizia, ma l’avvenimento non è la notizia: fra la verità e la notizia giornalistica esiste un diaframma. Per quanto fedele possa essere, la notizia non è mai la riproduzione della realtà , ma una registrazione, una cronaca. Quindi, tra la vita com’è e l’immagine che ci riporta la pagina di giornale si inserisce una presenza, che intuisce o riconosce il fatto destinato a diventare notizia. Perché un avvenimento possa dare origine ad una notizia, è necessario che

si manifesti in forme evidenti e registrabili. Ogni notizia deve contenere le risposte a cinque domande, che iniziano con la stessa lettera: WHO, WHERE, WHEN, WHAT, WHY. Le cinque W è collegata all’introduzione del telegrafo elettrico nella comunicazione e rappresenta un eccellente di come la tecnologia possa influenzare il linguaggio: al tempo della guerra franco-prussiana, i corrispondenti del britannico Daily News, batterono regolarmente i colleghi del Times, perché spedivano per telegrafo anticipazioni delle loro comunicazioni in uno stile adatto al nuovo mezzo, cioè coinciso e confezionato con i fatti. Infatti, se si volevano sfruttare i telegrafi bisognava cambiare stile, mettendo in evidenza le cinque W. In un’epoca in cui la scrittura giornalistica piegava gli eventi alle esigenze della retorica, una necessità tecnologica obbligò i giornalisti a restare maggiormente ancorati ai fatti. La preoccupazione per il fatto come fondamento della notizia raggiunse il massimo rilievo: i giornalisti devono riportare la notizia come accadeva, senza pregiudizi, senza stile. (2) Il pubblico è il secondo cardine della notizia, nel senso che per ogni fatto destinato a diventare notizia si presuppone un pubblico interessato a conoscerlo, un evento fa o non fa notizia se ha o meno un pubblico. Una notizia, infatti, dovrebbe essere anche quel tipo di notizia che i lettori del giornale è probabile che vogliano leggere. Questo significa che il pubblico ha sempre il potere di influenzare i meccanismi da cui nascono le notizie. Che tipo di interesse si presuppone nel pubblico? Non un interesse generico, ma quello specifico di essere informato. Se la funzione assegnata alla notizia è quella di informare il pubblico, la forma non può venire meno a questo compito. Lo scopo non è divertire, istruire, ma informare. Delimitare il campo degli interessi del pubblico e fissare una gerarchia delle funzioni del giornale sono attività fondamentali del giornale. Come si fa a distinguere la notizia dalla comunicazione pubblicitaria o dalla divulgazione scientifica? Lippman ha suggerito un’immagine suggestiva per comprendere il rapporto tra notizia e pubblico: ogni giornale, dovrebbe essere per i suoi lettori un diario stampato del paese natio. Quindi la funzione di informare si combina con l’empatia che ogni giornale tende a stabilire con il pubblico. L’influenza esercitata dal pubblico sulla notizia non è solo un dato teorico, ma anche un fatto storico: un caso esemplare, accaduto durante la guerra del Vietnam, è stato raccontato da Peter Arnett nel libro Campi di battaglia. Durante la battaglia di la Drang, l’Associated Press aveva sul posto due corrispondenti, tra cui Arnett, che la raccontò come una sconfitta umana e morale. Mentre l’altro, la raccontò come qualcosa che aveva trasformato i giovani soldati americani in uomini fatti: il senso delle parole si rispecchiava

inchiodano e il processo si chiude con una sequenza di condanna. Il fatto che il caso abbia fatto così tanto scalpore è dovuto al fatto che è la rappresentazione di un mondo: la Milano che decolla verso il boom, la Milano che non guarda in faccia a nessuno. Quindi, il criterio della rappresentazione: di fronte ad un avvenimento il giornalista deve domandarsi come i protagonisti e la vicenda entrino in rapporto con i modelli sociali e culturali dominanti. Quanto più un fatto, una storia sono rappresentativi dei comportamenti della gente, delle mentalità, dei pregiudizi, tanto più sono suscettibili di trasformarsi in notizie. È il criterio della rappresentazione a trasformare in notizie avvenimenti che fanno parte di una routine. Non si tratta semplicemente di fornire informazioni, ma di scattare una fotografia dei comportamenti sociali.

2. Alla fine degli anni 60, Marcuse visita l’Italia e fissa un incontro con la stampa. Al suo posto, però, si presenta l’addetto stampa di un editore che aveva acquistato in esclusiva il racconto del viaggio, dicendo che avrebbe riferito quanto detto dal filosofo. Dopo qualche protesta, i giornalisti iniziano con le domande, ma ad un tratto Marcuse passa di lì. Un inviato del Giorno lo segue, tempestandolo di domande, ma torna indietro senza aver raccolto nulla. Il giorno successivo, i giornali riportano i racconti dell’inviato, tranne il Giorno che racconta della fuga dall’albergo. La notizia era che il filosofo era così vincolato da un contratto editoriale da rifiutare qualsiasi altro rapporto, prigioniero delle regole dell’industria culturale. Il criterio della contrapposizione: di fronte ad un avvenimento il giornalista deve domandarsi se e quanto contrasti con un’opinione tradizionale o uno stereotipo. Il contesto entra nella notizia come termine di paragone. E’ il criterio della contrapposizione che guida il giornalista nell’attività di riconoscimento e valutazione di una notizia nuova ed è presente alla base dello scoop. Il criterio della contrapposizione conferma che il giornalista non si limita a registrare un evento, ma lo interpreta e riproduce sotto forma di notizia. Tutte le notizie corrispondono fondamentalmente ad uno di questi due criteri: di rappresentazione quando la notizia identifica dei modelli sociali e di contrapposizione quando contesta un’opinione corrente.

4. I valori notizia: Il percorso della notizia, dalla registrazione di un avvenimento alla pubblicazione, è scandito da una serie di valutazioni e interpretazioni sia personali che collettive. Ogni notizia che leggiamo o ascoltiamo è il frutto di una complessa serie di scelte, regolate da convenzioni. Nella redazione di un quotidiano giungono migliaia di notizie ogni giorno, ma solo una minima parte viene pubblicata. Gli studiosi americani chiamano gatekeepers i reporter, fotografi, redattori che assumono questa funzione. Questi individui infatti aprono e chiudono i cancelli che permettono il flusso dell’informazione ai lettori o agli ascoltatori. I news values , valori notizia, sono i criteri valutativi convenzionali che regolano la selezione, perché contribuiscono a determinare la notiziabilità di un evento: i valori notizia, corrispondono agli stereotipi analizzati la Lippman come forma che la notizia deve assumere per catturare l’attenzione del lettore. Sono riconosciuti anche dalla sociologia delle comunicazioni di massa: determinati eventi sono riconosciuti degni di fare notizia solo quando si conformano a questi criteri selettivi. I rapporti informativi, dunque, vengono scritti in conformità ai criteri di selezione delle notizie, guidati dalle esigenze stesse dell’organizzazione della notizia. Stabilire dei criteri convenzionali è indispensabile proprio perché la materia di cui vive il giornalismo è sfuggente: in che misura, ad esempio, una conferenza stampa è una reazione all’attualità o crea l’attualità? E quanti avvenimenti hanno origine solo allo scopo di diventare notizia? Di fronte ad una materia così ambigua ed estesa, la selezione e il lavoro redazionale adottano criteri di trattamento delle notizie che non possono essere rigidi: i valori notizia, quindi, non sono norme oggettive, ma indicano una serie di opzioni che servono a mettere in luce i contenuti e le attrattive di una notizia. Si possono dividere i valori notizia in due grandi categorie: a) quelli che riguardano l’interesse pubblico, b) quelli che riguardano il lavoro della redazione. La prima categoria mette in evidenza le qualità di un avvenimento che possono renderlo oggetto di interesse agli occhi del pubblico, perché possono incuriosirlo, affascinarlo, colpirlo. Dieci valori notizia che comprendono l’insieme delle qualità di un avvenimento che possono essere ragione di attrazione per il pubblico:

conflitti ecc -E: energy, la capacità di una storia di investire di energia il suo pubblico La seconda categoria di news values prende in considerazione aspetti dell’avvenimento che lo qualificano rispetto alle metodologie di lavoro e alle esigenze organizzative delle redazioni dei giornali. Si riconoscono principalmente tre livelli di suddivisione e classificazione delle notizie da questo punto di vista: in base alla natura dell’avvenimento, in base alla sua tempestività e alla sua durata. Nel primo livello i valori notizia si rispecchiano nella distinzione tra hard news e soft news: -hard news: nel giornalismo americano sono le notizie urgenti e drammatiche, come delitti e processi, e quelli legati agli aspetti istituzionali della vita associativa, come politica ed economia. Appartengono a ciò che si chiama cronaca. -soft news: in questa categoria rientrano le notizie che non hanno un effetto drammatico e non hanno un carattere di urgenza, basate soprattutto sullo human interest. Corrispondono alle notizie leggere, come fatti di costume, casi bizzarri, che comprendono anche la cronaca rosa, chiamata così in analogia con le due tradizionali ripartizioni della cronaca cittadina: la bianca che riguarda i fatti amministrativi e la nera che riguarda i delitti. -attualità: le notizie più fresche hanno più probabilità di essere pubblicate. Bisogna chiarire che il tempo della notizia non è quello in cui il fatto accade ma quello in cui viene scoperto. È una differenza sostanziale, sulla quale si basa la competitività giornalistica: battere su campo la concorrenza significa scoprire una notizia prima degli altri. -ritmo: le notizie più adatte ai giornali sono quelle in sintonia con il ritmo dei giornali stessi. Le notizie legate ad avvenimenti dallo sviluppo lento e graduale hanno poca probabilità di essere selezionate e pubblicate, e ne hanno meno di quelle legate ad avvenimenti che si svolgono in tempi brevi. Perciò, i giornali non si occupano in genere di fenomeni di lungo periodo. -spot news: sono le notizie impreviste e immediate, che in linea di massima non hanno un seguito, come una rapina in banca. -developing news: sono notizie che possono essere attese e impreviste, che richiedono un certo tempo per svilupparsi, come un’inchiesta. -continuing news: sono legate ad avvenimenti che si sviluppano frammentariamente, come gli episodi di una guerra. -running news: si intendono le notizie che sono in corso e che “si sa come iniziano ma non come finiranno”.

5. I valori impliciti Lo studioso che ha meglio indagato i valori notizia è Herbert Gans, che condensa una ricerca di vent’anni su quattro giornali: due telegiornali e due settimanali. L’obiettivo di Gans era di verificare se i media di riferimento avessero per riferimento o contribuissero a determinare un campo di valori in grado di caratterizzare il loro rapporto con il pubblico e di esprimere aspetti di una cultura nazionale che fosse riconoscibile. Gli otto valori cui è approdata la ricerca: 1. Etnocentrismo: come fiducia nel sistema americano, accompagnata dalla convinzione che ciò che accade nei confini americani è più importante di ciò che accade all’estero. 2. Altruismo democratico: la denuncia da parte dei media di ingiustizie, corruzione ecc riflette la teoria che la politica dovrebbe perseguire il pubblico interesse. 3. Capitalismo responsabile: le notizie tendono ad esprimere un’ottimistica fiducia nella competizione economica. 4. Idealismo pastorale: questo valore viene a galla nelle storie che enfatizzano i problemi delle piccole città. 5. Individualismo: evidente nelle notizie che con sempre maggiore frequenza denunciano la minaccia alla sfera dell’individualità rappresentata dalle tecnologie elettroniche. 6. Moderatismo: i media studiati da Gans tendono a preferire le notizie che scoraggiano estremismi ed eccessi. 7. Ordine: dietro le notizie su violenze e conflitti viene a galla in realtà una tendenza a restaurare e custodire l’ordine pubblico. 8. Leadership: poiché una grande quantità di informazioni proviene da fonti legate a personaggi che esercitano una leadership. Quello che più interessa della ricerca di Gans è il metodo con cui costituisce il suo modello di notiziabilità, a partire dalle questioni che sono alle radici della teoria della notizia: perché certi aspetti della realtà sono più notiziabili di altri e quanta parte di realtà possono assicurare le notizie. Deciding What’s News (opera di Gans), si spinge oltre ipotizzando che dietro la selezione delle notizie si profili un universo di messaggi ideologici, che fanno privilegiare la notiziabilità di un certo fatto perché consente di trasmettere al pubblico un determinato messaggio. Gans afferma che una cosa sono le notizie e un’altra le implicazioni di valore delle notizie: si tratta di valore che non partecipano

6. Le fonti Poiché le fonti sono la base della notizia e gran parte del valore di una notizia dipende dalla capacità di individuarle, organizzarle, trattarle, ci troviamo di fronte ad una questione cruciale: sono la quantità e la qualità delle fonti a fare la differenza tra i giornali e i giornalisti. Questo implica delle ambivalenza sul piano teorico che si traducono in problemi sia tecnici che deontologici: sul piano teorico, la fonte è sempre parziale e limitata rispetto alla complessità e alla totalità dell’avvenimento. Inoltre, è noto come ogni testimonianza comporti distorsioni di prospettiva, perché i testimoni tendono a ricordare sulla base delle loro precedenti esperienze. La fonte, però, può anche rappresentare l’esperienza dell’avvenimento: tutti i protagonisti di una vicenda di cronaca possono assumere questa identità, non nel senso di offrire una ricostruzione a posteriori o testimonianza indirette, ma in quello di fornire i dati e il significato di una partecipazione personale. Quando leggiamo, ascoltiamo la radio ecc l’oggetto della notizia non è più l’avvenimento in sé, ma come è vissuto o evocato. L’informazione che il pubblico riceve non riguarda il dato reale, ma la proiezione di questo dato in un’esperienza. Il problema fondamentale è la certezza della fonte: poiché la parzialità è un dato intrinseco alla fonte, ne consegue la necessità di un trattamento che ne compensi la parzialità. Da ciò nasce la tipica serie di interrogativi: con quali criteri selezionare le fonti? Come stabilirne il valore? Definire le fonti di una notizia è il primo passo per comprendere come impostare una notizia, quale sia la sua natura, quali sviluppi possa avere. L’obiettivo di un giornalista dovrebbe essere quello di avere un numero di fonti sufficiente a garantire la più ampia conoscenza dei fatti. I punti di vista dello storico e del giornalista sull’uso delle fonti hanno vari aspetti in comune, ma divergono su una questione importante: la questione tempo. Lo storico non ha limiti di tempo e può stabilire delle proprietà, il giornalista al contrario lavora solitamente dovendo raccogliere informazioni entro una data ora e un dato giorno. Le situazioni possono essere molto diverse, a seconda dell’avvenimento, ma nella maggior parte dei casi il giornalista deve fare i conti con una deadline, cioè l’ora entro cui la notizia deve essere formalmente elaborata.

Le fonti giornalistiche sono qualitativamente diverse? La risposta non è facile, perché la natura di ogni avvenimento determina l’importanza delle fonti, ma il giornalista non deve ricostruire verità storiche, ma solo fornire notizie. Il suo problema, quindi, è certificare ciò che accade: deve possedere ed esibire delle garanzie. Se assiste ad un evento, la garanzia è la sua stessa presenza. Ma quando non assiste? Queste domande portano alla formulazione di due regole:

1. L’accertamento degli avvenimenti presuppone la configurazione di uno schema delle fonti disponibili e accessibili. 2. Si distingue fra due livelli di fonti: primarie o secondarie. Quelle di primo livello garantiscono credibilità all’informazione o perché possiedono autorevolezza istituzionale o perché viene loro riconosciuta una competenza specifica. Quelle di secondo livello sono quelle la cui attendibilità è affidata alla stessa citazione giornalistica, nel senso che è il giornalista, dando loro voce, a legittimarle agli occhi del pubblico. La differenza tra fonti primarie e secondarie non riguarda l’importanza delle fonti, ma solo la loro credibilità. L’attendibilità è un elemento fondamentale ai fini della nascita della notizia: in quale misura la singola informazione fornita da una fonte contiene il potere di generare una notizia, se essa rientra negli interessi del pubblico? La fonte di primo livello è un atto manifesto e registrabile, a prescindere dalla veridicità dell’informazione. In realtà, nella tradizione del giornalismo anglosassone il controllo della fonte è una regola da applicare ad ogni informazione. L’idea che il giornalista debba avere confidenti e soffiate è fondata: è vero che la forza di un cronista è soprattutto la sua agenda, ma in assenza di informazioni speciali e personali, rimane una procedura fondamentale il controllo scrupoloso delle fonti ufficiali, con la capacità di costruirsi per ogni notizia uno schema sistematico di fonti da sondare. Come dimostra un esempio di indagine giornalistica: nel 76 in Italia esplode il caso Lockheed, il primo grande scandalo che investe le istituzioni, quando a Washington i dirigenti dell’omonima azienda ammettono di aver corrisposto delle tangenti per vendere all’aeronautica italiana sei anni prima. Le tangenti erano arrivate a destinazione tramite due società italiane. Questo ha portato all’incriminazione, per la prima volta, di due ministri, Luigi Gui e Mario Tanassi.

giornalistica e al tempo stesso sono le fonti per i mass media. In quanto fonti, sono considerate di carattere speciale, nel senso che la maggior parte dei materiali d’agenzia sono notizie già elaborate, la cui attendibilità è garantita da metodologie di lavoro giornalistico. Resta però aperta una questione: qual è il pubblico a cui si rivolge la notizia di un’agenzia? Dipende dall’impostazione editoriale e politica delle varie agenzie, ma potremmo dire che il pubblico è rappresentato dall’universo dei giornali abbonati all’agenzia, a cui oggi si aggiunge il pubblico dei lettori online. Dall’universalità del pubblico discende un’importante qualità dei materiali forniti dalle agenzie: la tendenza a pubblicare tutte le notizie, cioè la tendenza alla completezza dell’informazione. I materiali forniti dalle agenzie sono organizzati in maniera flessibile, così da offrire la massima possibilità di manipolazione redazionale e possono essere distinti in due modelli:

1. Il flash , notizia di una o due righe che si limita a comunicare l’evento in maniera secca e folgorante. 2. Il take , notizia coincisa, costruita secondo le regole delle 5 W, di solito non superiore a ventiquattro righe.