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L'evoluzione del fotogiornalismo, analizzando il suo ruolo nell'informazione e le sue peculiarità. Vengono approfonditi i concetti chiave della 'notizia fotografica', come il rapporto tra rappresentazione e realtà, i valori notizia, le tecniche di impaginazione e la manipolazione delle immagini. Il testo delinea inoltre il contesto storico e geografico dello sviluppo del fotogiornalismo, con particolare riferimento alla germania, agli stati uniti e all'italia. Vengono inoltre discussi i contributi teorici di susan sontag e altri autori sulla natura della fotografia come strumento di informazione e comunicazione.
Tipologia: Appunti
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1. Caratteri del fotogiornalismo “Se le foto non sono abbastanza buona, vuol dire che non si è abbastanza vicini”: sono parole di Robert Capa, uno dei più famosi reporter. È una rappresentazione realistica del fotogiornalismo, in cui si fondono concezioni artistiche ed esperienze tecniche, accomqunate da un unico obiettivo: essere dove i fatti accadono. La fotografia materializza il carattere peculiare del giornalismo, racchiuso nella formula “andare, vedere, raccontare”. Il fotogiornalista è visto come qualcuno che spia l’evento fino al suo punto estremo, perché solo lui dispone dell’unica immagine che fa la differenza. In questo ruolo, il fotoreporter ha una duplice funzione: in primo luogo diventa una proiezione dello sguardo del lettore, infatti dietro all’obiettivo non è solo, ci sono i suoi lettori. In secondo luogo, realizza un bisogno di partecipazione che si esprime nell’idea di essere visti: il meccanismo di autoidentificazione innescato da una foto non riguarda solo il suo autore ma anche il soggetto. La nascita e lo sviluppo della stampa illustrata furono quasi contemporanei all’invenzione della fotografia. Ogni paese aveva le sue riviste illustrate. Il vero fotogiornalismo però nasce verso la fine dell’800, in concomitanza con l’invenzione della lastra a mezzatinta, che permette di stampare le foto con la stessa macchina usata per i caratteri tipografici. Negli anni successivi, invenzioni simili resero più agevole ed economico il lavoro dei fotografi. Grazie alle molteplici innovazioni, la fotografia approdò stabilmente sulle pagine dei grandi quotidiani, soprattutto americani. La fase innovativa termina con la prima guerra mondiale, la quale rappresentò la verifica, sul piano tecnico e pratico, delle esperienze fatte nei precedenti conflitti. Diverse cause contribuirono a fare degli anni tra le due guerre il periodo d’oro del fotogiornalismo : innanzitutto, la ricchezza della ricerca teorica e artistica in Germania, con la nascita di movimenti che studiavano una nuova percezione fondata sulla nuova obiettività, con una valorizzazione dell’esattezza e della nitidezza. In secondo luogo, la scoperta della fotografia come mezzo di denuncia e di identificazione del proletariato. In terzo luogo, il sostegno dato alla professione da organismi governativi, che proponevano vere e proprie committenze statali.
Tutti questi fattori si unirono ad una rivoluzione tecnologica: la pellicola da trentacinque millimetri. Il giornalismo conobbe così uno straordinario sviluppo dovuto a nuove tecniche, nuove idee. I nuovi apparecchi, le pellicole più sensibili e gli obiettivi più luminosi consentivano di scattare fotografie istantanee, senza posa, imponendo una nuova estetica che valorizzava il realismo del quotidiano. I progressi e i successi del fotogiornalismo accaddero soprattutto in Germania e in America: le riviste illustrate che venivano pubblicate a Berlino e Monaco erano considerate il massimo successo ottenuto dal fotogiornalismo, ma negli anni 30 il nazismo ne interruppe l’espansione. Nello stesso periodo, la stampa americana contava 80 supplementi domenicali illustrati. Da qui nacquero le testate settimanali Fortune e Life, entrambe fondate da Henry Luce, e Look: Fortune si rivolgeva al mondo degli affari, Look alle famiglie, ma la vera testata del fotogiornalismo è stata Life , sulle cui pagine la fotografia era concepita come il nuovo modo di fornire le notizie. L’idea alla base di Life è il capovolgimento del rapporto tra parola e immagini: le prime sono al servizio delle seconde. La notizia è nella fotografia, infatti si diceva che le grandi rivoluzioni giornalistiche non riguardano l’opinione pubblica, ma il modo di formarla. Cosa si intendesse con giornalismo fotografico lo spiegava Henry Luce nella presentazione del progetto: “abbiamo il dovere di insegnare alla gente a rispettare le fotografie”. Il verbo del giornalismo non era più raccontare, ma vedere: vedere la vita, vedere il mondo, essere testimoni oculari dei grandi avvenimenti, vedere cose inconsuete. Il primo numero di Life vende 466mila copie e per la copertina fu scelta la diga di Fort Peck. Per vent’anni questa testata rappresentò una gigantesca potenza editoriale: dotata di enormi risorse economiche, arrivò a coprire un evento anche con venti inviati, tra fotografi e giornalisti. Cosa accadeva invece alla stampa italiana? Il fotogiornalismo italiano ha una debole tradizione, a causa della censura imposta dal fascismo. Quindi, l’Italia era indietro, nonostante due fattori favorevoli, ovvero l’importanza attribuita dal futurismo alla fotografia, nonostante si trattasse di una posizione teorica piuttosto che un’effettiva conoscenza e in secondo luogo il sostegno dato dal regime fascista, soprattutto attraverso l’istituto Luce , i cui fotografi avevano il privilegio di lavorare senza la pressione dell’attualità, essendo la loro produzione destinata agli archivi dell’istituto. Le loro foto dovevano realizzare un autoritratto dell’Italia fascista.
Peculiarità e caratteristiche dell’immagine fotografica aprono dei problemi sia sul rapporto con l’avvenimento che sull’atteggiamento del pubblico. Dal punto di vista della comunicazione giornalistica, media diversi come una fotografia e un articolo sono accomunati dalla loro qualità di essere un testo. Ma il testo fotografico, tende sempre a coincidere con lo stile, ovvero con la preoccupazione estetica: nella fotografia non è possibile dividere gli aspetti tecnici da quelli estetici, quindi l’intenzione dall’azione. Se l’avvenimento coincide con la rappresentazione, in che modo la notizia è la cronaca dell’evento e non l’esperienza dell’evento? Si possono fare due osservazioni: -la prima riguarda il soggetto di una fotografia giornalistica nel suo rapporto con l’evento. Per la peculiarità della fotografia di saper cogliere un attimo per sempre, tale soggetto è sempre un frammento. Qualunque sia la natura dell’evento, la foto ne restituisce solo una porzione, non può mai contenere la totalità di un evento. Riferisce un particolare, il quale però acquisisce unicità. Vale a dire che i contenuti del particolare non riguardano più la battaglia, la catastrofe, un confronto elettorale ecc ma gli aspetti particolari di questi eventi che il fotografo ha ritratto. L’evento si scinde in una costellazione di frammenti, ognuno dei quali è un nuovo evento, ognuno dei quali è un nuovo evento, con una notiziabilità autonoma. Quindi, la distanza fra l’evento in sé e la cronaca dell’evento assume la forma di questo scarto, fra totalità e particolarità, fra generalità e unicità. -la seconda osservazione riguarda i caratteri dell’immagine fotografica che si possono considerare valori notizia : si potrebbe sostenere che siano inerenti all’evento, ma questa visione non tiene conto di un passaggio chiave, ovvero per il fotoreporter l’avvenimento diventa un particolare dell’avvenimento. I valori della notizia presentano una specificità che è legata all’avvenimento da una relazione di significati, ma al tempo stesso è vincolata alla meccanicità del mezzo fotografico, in due sensi: i caratteri che del soggetto che il fotografo valorizza sono quelli compatibili con le possibilità tecniche di ritrarlo e corrispondono alle tecniche del suo stile. Anche il fotoreporter ha in mente un pubblico, in base al quale sceglie i soggetti delle sue immagini.
Si possono riepilogare queste riflessioni sulla notizia fotografica in quattro punti:
1. Contiene un alto grado di attendibilità rispetto al soggetto 2. Contiene un alto grado di ambiguità rispetto alla percezione 3. Trasforma l’avvenimento, ricomponendolo in una serie di nuovi avvenimenti 4. Prevede e contiene valori notizia soggettivi 3. Fotografie e giornali L’immagine fotografica viene studiata in base all’impiego che ne hanno fatto i giornali. Si tratta quindi di aspetti tecnici della notizia fotografica, che si possono suddividere in tre grandi ordini di problemi: -il rapporto con il contesto -i modelli di impaginazione -la manipolazione e la falsificazione 1. Il rapporto con il contesto, riguarda principalmente due questioni: l’uso delle didascalie e il racconto fotografico. Nei suoi anni d’oro, il fotogiornalismo ambiva a fotografie che rendessero superflui i testi scritti e questo sembrava essere anche il programma per Life. L’ambizione della foto che parla da sola è diventata un modello giornalistico della stampa d’informazione aristocratica e la fotografia è concepita come una forma di rappresentazione autonoma della notizia. Il racconto fotografico è una scoperta dell’epoca d’oro del fotogiornalismo e se ne attribuisce l’origine a Margaret Bourke-White, la quale venne invitata nella cittadina del Montana e ne fotografò luoghi e persone, costruendo una sorta di storia per immagini. Lei era consapevole di aver fondato questo stile. 2. Modelli di impaginazione: sono due e si presentano sotto la forma di una pausa e un flusso. Nel primo caso l’immagine fotografica viene valorizzata nella sua funzione di frammento del reale, pausa che si contrappone allo scorrimento incessante di immagini tipico della televisione. Nell’impaginazione secondo il modello del flusso , le fotografie sono pubblicate in serie di piccole dimensioni, allo scopo di rievocare l’idea del racconto fotografico. Nella stampa italiana, il modello si è diffuso un po' in tutti i grandi quotidiani, anche per restituire al lettore l’impressione del passaggio
scattata: durante un combattimento in una città andalusa, in cui un gruppo di volontari repubblicani andava all’attacco. Questa versione sarebbe stata raccontata a Hersey direttamente da Capa, ma il fratello disse che era possibile che avesse voluto prendersi gioco del giornalista. La fama di Capa, in realtà, è giustificata da altre famose immagini di guerra, fra cui la sequenza dello sbarco in Normandia del 44. Ma come si diventa fotoreporter professionisti? È determinante la varietà delle esperienze, ma è soprattutto una questione di consapevolezza , sia del posto che la fotografia occupa nell’informazione che nel ruolo sociale assegnato al fotoreporter. Questo emerge nella biografia di diversi fotoreporter famosi, a molti dei quali è capitato di intraprendere la professione per caso. Don McCullin è uno di questi: nato a Londra, è stato fotoreporter di numerose guerre, tra cui Cipro, Vietnam, Irlanda del Nord ecc. Le prime foto pubblicate ritraggono la gang del quartiere in cui viveva e i cui membri erano suoi compagni di scuola, i quali furono poi coinvolti in un omicidio. L’accaduto focalizzò l’attenzione della stampa sul fenomeno delle gang giovanili. Il punto è che McCullin, una volta intrapresa questa strada, si spinse sempre più avanti allo scopo di capire quale fosse il ruolo del fotoreporter e che cosa volesse dire produrre informazioni per la fotografia. Lui scegli di raccontare i conflitti dalla parte delle vittime civili, o comunque dei deboli. L’esempio di McCullin è utile per le indicazioni che ne possiamo tratte su come si origina una notizia giornalistica: nella famosa foto dell’albino della guerra del Biafra, McCullin afferma di essere stato angosciato e confuso da quella guerra come mai prima. Quando si considera una notizia comunicata attraverso la fotografia, non bisogna dimenticare che ciò che si vede è frutto di un duplice processo di selezione: non solo tra i fotogrammi ma anche tra le numerose possibilità di interpretazione dell’avvenimento. In oltre, la notizia fotografica possiede una forza evocativa che la mette in relazione più con il nostro immaginario che con l’informazione: nel senso che ci offre una direzione verso la quale convogliare i dettagli della realtà. Ovviamente, c’è una differenza da fare tra la fotografia usata nell’attualità giornalistica come veicolo di comunicazione di una notizia e fotografia vista dopo un certo lasso di tempo, in una prospettiva storica, come documento non della realtà ma del passato. Come per il giornalismo scritto, anche per quello fotografico, esistono vari livelli di comunicazione, nel senso che si distingue tra fotografia di cronaca,
quella di denuncia, ritratto soft ecc. I manuali di fotogiornalismo mettono a disposizione anche specifiche formule di notiziabilità, che ruotano intorno ai seguenti valori: appeal, emotività, familiarità, novità, conflittualità. Dal punto di vista delle procedure tecniche, il fotogiornalismo riguarda non solo il modo in cui si usa l’obiettivo fotografico per trasmettere notizie, ma soprattutto il modo in cui art director, editor e redattori scelgono le fotografie per i loro giornali.