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progetto di ricerca in merito al rapporto tra politica e razzismo
Tipologia: Guide, Progetti e Ricerche
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Abbiamo sterilizzato l'idea di natura, tentiamo di setacciare un cielo oramai sgombro, poiché le divinità sono state assassinate, ma non ci siamo “liberati” dall'animale. Così, in maniera surrettizia, la questione dell'animalità torna al centro della riflessione. Dimostrazione di ciò è data dal crescente interesse verso gli animal studies , campo di ricerca che tematizza la questione dell'animalità da molteplici prospettive, con esiti che debordano dalla questione stessa in direzioni quali la definizione dell'umano e del suo agire. Dal punto di vista dello statuto epistemologico degli animal studies , il recente dibattito italiano, segna una marcata centralità dello sguardo filosofico sulla questione. Tale sguardo si pone criticamente nei confronti della tradizione filosofica che, da Aristotele in poi ha pensato l'animale in una prospettiva di mancanza rispetto all'umano, quasi fosse un dispositivo teorico di esclusione per una definizione ulteriore dell'umano. Questo meccanismo escludente è al centro di Zoologia politica. Favole, mostri, macchine di Bruno Acciarino; testo che prende in esame la tradizionale differenza di rango tra umano e animale per coglierne le conseguenze politiche, invero che essa è sempre servita a discriminare alcune tipologie umane, assimilate ad animali, per schiacciarle in una condizione subalterna di asservimento, deportazione, sterminio. Le stesse metafore animali, di cui è piena la nostra tradizione culturale, sono state usate, e rovesciate, in relazione agli scopi di volta in volta prefissi. Zoografie. La questione dell'animale da Heidegger a Derrida di Matthew Calarco, di recente edito in Italia, è invece una ricognizione che focalizza il tema da un punto di vista puramente filosofico, passando in rassegna le tesi di Heidegger, Levinas, Agamen e Derrida, sulle quali torneremo a breve. Al di là dell'orizzonte della tradizione filosofica e dei suoi esiti bio-politici contemporanei, anche da un punto di vista della proposta teorica vi sono altri due testi al centro del dibattito italiano odierno sul tema, vale a dire Epifania animale. L'oltreuomo come rivelazione , di Roberto Marchesini e Filosofia dell'animalità di Felice Cimatti. Nel primo l'autore propone di abbracciare, oltre ai rischi, anche le potenzialità dell'animalità, dove l'apparire di questa non è il potenziamento di un predicato umano, ma una sua messa in discussione che si delinea nel nostro futuro oltre la nostra radice comune con l'animale, senza che questo sia uno strappo violento, che coinvolga la nascita, la morte, la salute, il lavoro, la migrazione quali realtà sempre più al centro di ogni relazione e di ogni conflitto politico. Il saggio di Cimatti invece vede nell'animalità lo scarto di quella “macchina antropogenica” sulla quale si è eretta ogni filosofia
Vorrei solo indicare una tonalità, un timbro delle note che cambia tutta la portata”ii. Ecco allora che l'animalità guida il pensiero non tanto a un cambiamento di prospettiva, ma a una variazione ritmica: il divenire animale è una linea di fuga, dirà Deleuze in molti luoghi. Che l'animalità sia una nozione da pensare in relazione a quella di tonalità ( Stimmung ) è però il centro attorno al quale ruota un testo di Heidegger del 1929, Concetti fondamentali della metafisica. Mondo-finitezza- solitudine , e proprio con Heidegger Derrida intrattiene un corpo-a-corpo nella parte finale de L'animale che dunque sono , riprendendo un confronto già iniziato in testi come La mano di Heidegger e Dello spirito. Per Heidegger l'uomo e l'animale sono caratterizzati da una certa finitezza, ma da questa comune caratterizzazione appare una differenza fondamentale: “1. la pietra (l'ente materiale) è senza mondo ; 2. l'animale è povero di mondo ; 3. l'uomo è formatore di mondo ”iii, più precisamente “l'animale è, per la durata della sua vita imprigionato nel suo mondo-ambiente come in un tubo che non si allarga, né si restringe”iv, mentre “l'esser-ci dell'uomo forma il mondo: 1. lo produce; 2. dà un'immagine, una visione di esso, lo rappresenta; 3. lo costituisce, è ciò che lo circonda, che lo abbraccia”v. Da qui il fatto che la Stimmung fondamentale dell'animale sia lo stordimento , proprio perché l'animale è chiuso nel suo ambiente e quindi privo di mondo, cioè privo della possibilità di relazionarsi all'ente secondo la struttura dell' “in-quanto-tale”vi. In altri termini: all'animale il mondo è dato in termini di privazione di esso, cioè l'animale è nel mondo nella modalità in cui la sua esperienza è quella di una privazione. Commentando queste pagine heidegerriane, con efficacia, Agamben precisa come lo statuto ontologico dell'animale sia riconducile all' aperto , ma non all' apribilevii^ e per questo all'animale sia preclusa la domanda attorno al senso dell'essere, fondamento della povertà di mondo che lo definisce. Allora quella di Heidegger è una distinzione gerarchica, per lo più fondata su di un presupposto spiritualeviii : l'ulteriorità che garantiva la superiorità dell'uomo in quanto animal dotato di razionalità, decostruita dal pensatore tedesco ne La lettera sull'umanismo , ritorna quale possibilità del esser-ci dell'uomo di interrogare il senso dell'essere e quindi di relazionarsi al mondo secondo la struttura dell' “in-quanto-tale”, potendo così formare il mondo stesso. Privo di questa struttura l'animale è, in un certo senso, indifferente al mondo, “non è certo indifferente in modo assoluto come la pietra; ma esso non partecipa di quel noi interrogante, punto di partenza dell'analitica del Dasein ”ix. Ma cosa identifica quel noi? E può essere inteso gerarchicamente e
metafisicamente? Il noi è l'insieme di quei Dasein in grado di porre la domanda intorno al senso dell'essere, ma “siccome- scrive Derrida- nulla e nessuno deve dettare la domanda, né qualcosa precederla nella sua libertà , il Fuheren è già autenticamente interrogante. […] Se, dunque, nulla precede la domanda nella sua libertà, neppure l'introduzione all'interrogare autentico, allora lo spirito della guida spirituale ( geistige Fuhrung ) […] si lascia totalmente interpretare, come possibilità della interrogazione autentica”x, così quel noi indica coloro che possono essere condotti alla domanda, dispositivo di privazione che già esclude quei viventi che sono gli animali e così estendibile all'umanità o a parti di essa? Fuheren : parola sospetta.
La filosofia allora deve salvaguardare questo patrimonio autocritico, per evitare che gli animal studies cadano nel dispositivo delle scienze umane, dove il nucleo teorico dell'animalità sarebbe disinnescato e appiattito nel suo rassicurante dato biologico per far fronte al supplemento spirituale proprio di una certa tradizione filosofica, ripercorrendo così la dinamica accaduta alla nozione di “persona” e ben descritta da Roberto Esposito in Terza persona. Politica della vita e filosofia dell'impersonale. In questo senso, al di là delle gerarchie, dei biologismi e della dicotomia specismo- antispecismo, la posta in gioco del pensare l'animalità è proprio la costruzione di uno spazio neutro, di una differenza pura che vada al di là dello schema logico oppositivo che ha contraddistinto la speculazione occidentale, insomma di un luogo impersonale che possa abbracciare il vivente senza gerarchie. Ora, a proposito della nozione di differenza, torniamo a Derrida e alle battute conclusive di L'animale che dunque sono, dove in questione sono ancora le pagine di Heidegger relative alla struttura dell' “in quanto tale” e la privazione di essa da parte dell'animale. Ma qui Derrida cerca di pensare la privazione dell'animale come incrociata con “il non avere” dell'uomo, questa strategia “non consiste soltanto nello spiegare, moltiplicare la struttura del come tale, e non consiste nemmeno nel rendere all'animale ciò di cui Heidegger lo dice privo, ma è la necessità di domandarsi se l'uomo ha l' in quanto tale.”xi Cioè, si chiede Derrida, esiste nell'uomo un rapporto puro con l'essere? La sua risposta, provvisoria, sembra dirigersi verso il tema della morte, dell'assenza e del sacrificio dell'ioxii, l'uomo vorrebbe poter lasciare essere l'essente così com'è, ma proprio perché è privo della privazione della struttura dell' “in-quanto” ciò può avvenire solo in sua assenza, cioè al di là della sua semplice presenza. Così la riflessione sull'animalità sembra aprire lo spazio all'assenza, ma quale etica può fondarsi sull'assenza? Solo nella morte, che è negazione della vita, si può dare la pura
regolazione dei rapporti fra esseri umani, deve bensì estendersi a ricercare benessere e felicità anche per tutte quelle forme di vita senzienti che come l'uomo sono in grado di provare gioia e dolore. Qui il dispositivo gerarchizzante dell'idealismo sembra essere spostato dalla differenza tra umano e animale, alla differenza tra animali più o meno simili all'umano, ma questa argomentazione accresce il nodo problematico del rapporto tra idealismo, fascismo e procedure di esclusione nella cultura italiana del primo dopoguerra. Dunque la costruzione di un'etica animale, includente e trans-umanista, passa per lo smascheramento genealogico di quelle modalità di esclusione, fondate su un sospetto umanismo, che, nell'Europa odierna, rischiano una nuova diffusione.
Come esplicitato nell'argomentazione il progetto di ricerca si muove su due ambiti: quello storico-genealogico e quello teorico-filosofico, dove il primo è il fondamento, mentre il secondo è il faro metodico. Gli eventuali risultati del secondo ambito dovranno essere corroborati dal buon esito del primo; pertanto l'attività che mi propongo di svolgere nel primo anno di ricerca sarà quella relativa alla ricognizione storica dei meccanismi di esclusione operati in Italia nel Ventennio fascista, con particolare riguardo alla figura, appunto di Alessandro Ghighi e a, eventuali, ulteriori argomentazioni, che facciano riferimento all'animalità e all'immaginario a essa legato come dispositivo discriminante (ricerca a oggi inedita in Italia). Si cercheranno allora i fondamenti filosofici di questa base storica e gli sviluppi politici fino all'attuale dibattito, puntando a una radicalizzazione civile e, ancora, politica della questione aperta dagli animal studies.
xii “è a partire dalla morte e dalla possibilità di esser morto che è possibile lasciar essere le cose così
D'Eramo M., Il maiale e il grattacielo. Chicago: una storia del nostro futuro , Feltrinelli, Milano
sentimenti, Bompiani, Milano 2015 p.
ii Derrida J, L'animale che dunque sono , Jaca Book, Milano 2014, p.
iii Heidegger M., Concetti fondamentali della metafisica , il nuovo Melangolo, Genova 1999 p.
iv Ivi, p
v Ivi, p.
vi Ivi, p
vii Agamben G. L'aperto. L'uomo e l'animale , Bollati Boringhieri, Torino 2002, p.
viiiDerrida J., Dello spirito. Heidegger e la questione , SE, Milano
ix Ivi, p.
x Ivi, p.
xi Id., L'animale che dunque sono , cit. p.
xiiiAgamben G., La potenza del pensiero , Neri Pozza, Vicenza 2010, p.
xiv Derrida J, L'animale che dunque sono , cit. p.
xv Cfr. Esposito, Terza persona , Einuadi, Torino 2007, pp. 40-
-Id., L'immanenza: una vita …(1995) , Mimesis, Milano-Udine,