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programma completo quinto superiore storia, Appunti di Storia

Tutti gli eventi, i personaggi e i concetti fondamentali del programma di quinta superiore, sintetizzati in modo chiaro, lineare e facile da memorizzare. Questi appunti sono ideali per chi deve affrontare la maturità: perfetti per il ripasso veloce o per costruire collegamenti con altre materie. Dal '900 alle grandi guerre, dalla Guerra Fredda ai giorni nostri, tutto spiegato con un linguaggio semplice e preciso.

Tipologia: Appunti

2023/2024

In vendita dal 27/12/2024

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CONFLITTI E TRASFORMAZIONI DA EST A OVEST
I processi politici, sociali, culturali ed economici che si erano avviati dalla metà dell’Ottocento subirono
un’accelerazione all’inizio del Novecento, contribuendo a creare il quadro di alleanze e dinamiche globali
che costituirà la base del successivo primo conflitto mondiale.
ASCESA E CRISI DEL PRIMATO EUROPEO
LO SCENARIO GLOBALE A INIZIO SECOLO
Alla fine dell’Ottocento il principale impero coloniale era l’Impero britannico, seguito dalla Francia. I
continenti africano e asiatico erano ormai quasi del tutto colonizzati, e questo limitava lo spazio d’azione
delle potenze in ascesa, come quella tedesca. Allo stesso tempo, iniziavano ad affacciarsi sul panorama
internazionale anche potenze extraeuropee, come Stati Uniti e Giappone. Si era ormai avviato un processo
di globalizzazione che, da una parte, intensificava le interconnessioni tra gli Stati, ma dall’altra alimentava
anche la competizione tra le grandi potenze per il dominio del mondo.
IMPERIALISMO E ALLEANZE EUROPEE
Le politiche imperialistiche erano strettamente connesse con le dinamiche diplomatiche europee: lo
spostamento della competizione geopolitica fuori dall’Europa infatti determinava un riposizionamento degli
Stati anche sul vecchio continente, influenzando il complesso sistema delle alleanze. È questo il caso della
Triplice Alleanza, costituita nel 1882 da Impero tedesco, Impero austro-ungarico e Italia. Lalleanza veniva
regolarmente rinnovata, anche se tra Italia e Impero austro-ungarico c’erano forti tensioni. Altro esempio è
costituito da Francia e Impero russo, che avevano stretto un’alleanza politico-militare nel 1894. Entrambi
avevano come principale nemico il Regno Unito ma, dopo una serie di eventi, i tre paesi si ritrovarono
alleati nella cosiddetta Triplice Intesa, che si contrapponeva alla Triplice Alleanza.
IL NAZIONALISMO IN UN MONDO DI IMPERI
In questo quadro internazionale una delle ideologie politiche in grado di dare vita a forti movimenti era il
nazionalismo. In questa fase però la maggior parte dei movimenti nazionalisti non mirava a distruggere le
costruzioni imperiali, ma chiedeva riforme che assegnassero una maggiore autonomia amministrativa e
culturale ai diversi gruppi nazionali.
LA GUERRA RUSSO-GIAPPONESE E LA RIVOLUZIONE DEL 1905
IL CONFLITTO FRA ESPANSIONE RUSSA E INTERESSI GIAPPONESI
Dall’ultimo decennio dell’Ottocento, l’Estremo Oriente visse una fase di incertezza. Uno dei principali
conflitti dell’area fu quello tra Impero russo e Giappone, scoppiato nel 1904 a causa della volontà
dell’Impero russo di espandersi verso la Manciuria. Le numerose sconfitte dell’esercito e della flotta zariste
causarono un’ondata di proteste nell’Impero russo, e presto lo zar si convinse a firmare il trattato di pace
con il Giappone.
LA RIVOLUZIONE DEL 1905
Le agitazioni scoppiate nell’Impero russo durante il conflitto con il Giappone rientrano in quella che viene in
genere definita come “rivoluzione russa del 1905. La frustrazione per le sconfitte militari si intrecciava con
tensioni sociali e aspirazioni nazionali. Tra il 1905 e il 1906 sia nelle campagne che nelle città si verificò una
violenta ondata di insurrezioni e moti, tutti duramente repressi. In questo periodo nacquero anche le
prime esperienze di assemblee (soprattutto tra gli operai), che diventeranno poi note con il nome di soviet
(cioè “consigli”).
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CONFLITTI E TRASFORMAZIONI DA EST A OVEST

I processi politici, sociali, culturali ed economici che si erano avviati dalla metà dell’Ottocento subirono un’accelerazione all’inizio del Novecento, contribuendo a creare il quadro di alleanze e dinamiche globali che costituirà la base del successivo primo conflitto mondiale. ASCESA E CRISI DEL PRIMATO EUROPEO LO SCENARIO GLOBALE A INIZIO SECOLO Alla fine dell’Ottocento il principale impero coloniale era l’Impero britannico , seguito dalla Francia. I continenti africano e asiatico erano ormai quasi del tutto colonizzati, e questo limitava lo spazio d’azione delle potenze in ascesa , come quella tedesca. Allo stesso tempo, iniziavano ad affacciarsi sul panorama internazionale anche potenze extraeuropee , come Stati Uniti e Giappone. Si era ormai avviato un processo di globalizzazione che, da una parte, intensificava le interconnessioni tra gli Stati, ma dall’altra alimentava anche la competizione tra le grandi potenze per il dominio del mondo. IMPERIALISMO E ALLEANZE EUROPEE Le politiche imperialistiche erano strettamente connesse con le dinamiche diplomatiche europee : lo spostamento della competizione geopolitica fuori dall’Europa infatti determinava un riposizionamento degli Stati anche sul vecchio continente, influenzando il complesso sistema delle alleanze. È questo il caso della Triplice Alleanza, costituita nel 1882 da Impero tedesco, Impero austro-ungarico e Italia. L’alleanza veniva regolarmente rinnovata, anche se tra Italia e Impero austro-ungarico c’erano forti tensioni. Altro esempio è costituito da Francia e Impero russo , che avevano stretto un’alleanza politico-militare nel 1894. Entrambi avevano come principale nemico il Regno Unito ma, dopo una serie di eventi, i tre paesi si ritrovarono alleati nella cosiddetta Triplice Intesa , che si contrapponeva alla Triplice Alleanza. IL NAZIONALISMO IN UN MONDO DI IMPERI In questo quadro internazionale una delle ideologie politiche in grado di dare vita a forti movimenti era il nazionalismo. In questa fase però la maggior parte dei movimenti nazionalisti non mirava a distruggere le costruzioni imperiali, ma chiedeva riforme che assegnassero una maggiore autonomia amministrativa e culturale ai diversi gruppi nazionali. LA GUERRA RUSSO-GIAPPONESE E LA RIVOLUZIONE DEL 1905 IL CONFLITTO FRA ESPANSIONE RUSSA E INTERESSI GIAPPONESI Dall’ultimo decennio dell’Ottocento, l’Estremo Oriente visse una fase di incertezza. Uno dei principali conflitti dell’area fu quello tra Impero russo e Giappone , scoppiato nel 1904 a causa della volontà dell’Impero russo di espandersi verso la Manciuria. Le numerose sconfitte dell’esercito e della flotta zariste causarono un’ondata di proteste nell’Impero russo, e presto lo zar si convinse a firmare il trattato di pace con il Giappone. LA RIVOLUZIONE DEL 1905 Le agitazioni scoppiate nell’Impero russo durante il conflitto con il Giappone rientrano in quella che viene in genere definita come “ rivoluzione russa del 1905 ”. La frustrazione per le sconfitte militari si intrecciava con tensioni sociali e aspirazioni nazionali. Tra il 1905 e il 1906 sia nelle campagne che nelle città si verificò una violenta ondata di insurrezioni e moti , tutti duramente repressi. In questo periodo nacquero anche le prime esperienze di assemblee (soprattutto tra gli operai), che diventeranno poi note con il nome di soviet (cioè “consigli”).

L’ASCESA DEGLI STATI UNITI

All’inizio del Novecento, gli Stati Uniti si stavano affermando come forza egemone. In politica interna, il presidente repubblicano Theodore Roosevelt promosse una serie di riforme (“l’età progressista). Grazie a questi interventi e a quelli dei successivi presidenti, la produzione industriale continuò a crescere, sostenuta anche da una nuova organizzazione del lavoro di fabbrica. Questa si basava sui criteri messi a punto da Frederick Taylor e da Henry Ford , che miravano a dividere in più fasi la produzione, assegnando a ogni operaio una sola specifica mansione, con l’obiettivo di ridurre i costi aumentando la produzione. In politica estera , invece, gli Stati Uniti scelsero di avere un ruolo sempre più centrale nella politica mondiale. LE TRASFORMAZIONI ITALIANE: L’ETÀ GIOLITTIANA (1903-14) GIOLITTI E L’AMBIVALENTE APERTURA DEMOCRATICA All’inizio del Novecento in Italia si aprì una nuova fase di sviluppo sociale ed economico e di riforme politiche , che ebbe al centro la figura del liberale progressista Giovanni Giolitti. A differenza dei governi precedenti, Giolitti puntava ad aprire la partecipazione politica in senso democratico , e a tale scopo mise in atto una serie di riforme, come il controllo statale della scuola elementare, provvedimenti per migliorare le condizioni di lavoro di donne e bambini ed estese il suffragio maschile. Inoltre tentò di colmare il profondo divario tra Nord e Sud , e proseguì la politica di intervento pubblico nella sfera economica promuovendo la nazionalizzazione di alcuni servizi cruciali, come le ferrovie. LA GUERRA ITALO-OTTOMANA E LA CRISI BALCANICA Anche in Italia il nazionalismo era ormai diffuso e spingeva per attuare iniziative aggressive in politica estera. Nell’ottobre 1911 l’Italia attaccò l’Impero ottomano per ottenere il controllo delle province africane. La guerra, la prima nella storia nella quale si effettuarono bombardamenti aerei, si concluse con la vittoria italiana e la dimostrazione che il potere ottomano era ormai in declino. Inoltre, nel 1912 iniziò la prima guerra balcanica , nella quale l’Impero ottomano venne sconfitto da una Lega composta da Serbia, Romania, Bulgaria, Montenegro e Grecia. I vincitori presto si scontrarono tra loro in una guerra per il controllo della Macedonia , da cui la Serbia uscì come la principale vincitrice estendendo il suo territorio.

LE SVOLTE DEL 1917

Il 1917 fu l’anno in cui il conflitto ebbe una svolta decisiva a causa di due eventi fondamentali: le rivoluzioni russe e l’intervento statunitense in guerra. Di fronte all’avanzata tedesca, il nuovo regime bolscevico, emerso dalla rivoluzione d’ottobre, fu costretto a uscire dal conflitto. Il 2 aprile 1917 gli Stati Uniti intervengono nel conflitto. Le motivazioni che portarono all’ingresso degli Stati Uniti in guerra furono diverse: gli Usa avevano subito affondamenti di navi civili e mercantili da parte della marina tedesca, inoltre avevano concesso alla Francia e al Regno Unito prestiti per sostenere le spese del conflitto, e temevano che, se queste ultime avessero perso la guerra, non avrebbero mai potuto saldare il loro debito. LA DISFATTA ITALIANA A CAPORETTO Per l’Italia, uno dei momenti più difficili è la disfatta di Caporetto (ottobre del 1917), quando gli austriaci invadono il Veneto fino al fiume Piave. Gli Italiani però riescono a organizzare una linea difensiva sul fiume e a respingerli. L’esercito italiano fino alla disfatta di Caporetto è comandato dal generale Cadorna ; egli impose ai soldati una disciplina ferrea. Per punire minimi atti di insubordinazione o chi si rifiutava di andare all’assalto, aveva previsto la fucilazione immediata e a volte la decimazione. Dopo Caporetto, Cadorna, considerato incapace e inutilmente crudele, fu sostituito dal generale Armando Diaz. L’ARMISTIZIO CON GLI OTTOMANI E IL CROLLO DELL’IMPERO AUSTRO-UNGARICO A settembre l’Impero ottomano, ormai al collasso, chiese di trattare la pace e il 30 ottobre 1918 siglò l’armistizio di Mudros , con il quale si arrendeva all’Intesa. Nel frattempo l’Impero austro-ungarico andava gradualmente dissolvendosi. Il 3 novembre 1918 Italia e Impero austro-ungarico firmarono l’armistizio. LA RESA TEDESCA Nel frattempo, l’Impero tedesco non aveva più alleati e l’11 novembre 1918 generali francesi e tedeschi firmarono l’armistizio. LA NUOVA EUROPA DISEGNATA A VERSAILLES La guerra termina nel 1918 con la vittoria dell’Intesa, dopo aver provocato enormi distruzioni, milioni di morti e di mutilati. Nel 1919 si tenne la Conferenza di Versailles , durante la quale le quattro principali potenze vincitrici (Regno Unito, Francia, Stati Uniti e Italia) si trovarono a ridefinire l’assetto postbellico. La Germania venne considerata la principale responsabile della guerra. Le furono imposte misure molto dure, tra le quali la riduzione delle forze armate e il pagamento di ingenti somme per le riparazioni belliche. Durante la conferenza di pace di Parigi fu istituita, su proposta di Wilson, la Società delle nazioni (un organismo simile all’attuale ONU), con il compito di evitare nuove guerre, risolvendo i contrasti tra le nazioni attraverso il dialogo e la mediazione diplomatica.

RIVOLUZIONE, GUERRA CIVILE E NASCITA DELL’URSS

Nel 1917 l’Impero russo, mentre era coinvolto nel primo conflitto mondiale, venne travolto da due rivoluzioni. Queste porteranno alla caduta della monarchia e all’instaurazione di una repubblica socialista. L’IMPERO RUSSO IN GUERRA Le rivoluzioni russe del 1917 sono strettamente legate con la Grande guerra. Il conflitto infatti aveva portato la società e l’economia russe al collasso: la carenza di manodopera maschile, l’inflazione, le violenze contro la popolazione civile e i pogrom contro le comunità ebraiche furono solo alcuni dei problemi che l’Impero dovette affrontare negli anni della guerra. LA CADUTA DELLA MONARCHIA Nel 1917 nella capitale dell’Impero, Pietrogrado , una sommossa per il pane provocò la rapida diffusione della rivoluzione in tutto l’impero. Quando anche i militari inviati a reprimere la rivolta si rifiutarono di sparare sui manifestanti, si avviò un processo che in pochi giorni portò all’abdicazione da parte dello zar Nicola II e alla fine della monarchia. IL VUOTO DI POTERE Il potere passò nelle mani di un governo provvisorio. Nel frattempo, cominciavano a costituirsi i soviet , i consigli degli operai e dei soldati, che permettevano una partecipazione popolare diretta alla vita politica. La compresenza di un governo provvisorio e dei soviet, che spesso esprimevano giudizi politici divergenti, condusse a un vero e proprio vuoto di potere. L’ENTRATA IN SCENA DEI BOLSCEVICHI A guida della fazione dei bolscevichi c’era Vladimir Lenin. Alla notizia della caduta dello zar, Lenin decise di tornare a Pietrogrado, dove riprese subito la sua attività rivoluzionaria e pubblicò le Tesi di aprile. In queste Tesi Lenin metteva in atto una profonda revisione della dottrina di Marx, secondo il quale il comunismo doveva scaturire dalla fase finale dello sviluppo capitalistico, quindi in paesi industrialmente avanzati; Lenin invece riteneva che la rivoluzione socialista fosse possibile anche in una società arretrata come quella russa e che anzi il mondo rurale e contadino rappresentava una forza fondamentale per la rivoluzione. L’OTTOBRE ROSSO Mentre il governo provvisorio perdeva sempre più consensi, i bolscevichi conquistavano la maggioranza assoluta nei soviet di Pietrogrado e di Mosca e decisero quindi che fosse arrivato il momento di agire. Nella notte tra il 6 e 7 novembre 1917 , una serie di scontri brevi intorno al Palazzo d’Inverno portarono le milizie volontarie bolsceviche , le Guardie rosse, a prendere il controllo dei principali edifici di Pietrogrado. IL PRIMO GOVERNO BOLSCEVICO E L’ASSEMBLEA COSTITUENTE Dopo la presa del potere, i bolscevichi costituirono una Repubblica socialista federativa sovietica russa. Il governo rivoluzionario, sotto la guida di Lenin, si impegnò innanzitutto a raggiungere una « pace senza annessioni e senza indennizzi » per il conflitto mondiale ancora in corso. Inoltre affermò il principio di autodeterminazione dei popoli e si impegnò a garantire la redistribuzione egualitaria della terra e il controllo operaio sulla produzione industriale. Dopo tanti rinvii, a novembre si tennero le elezioni per l’Assemblea costituente , le prime elezioni della storia russa. Queste vennero vinte dai socialrivoluzionari , mentre i bolscevichi subivano una dura sconfitta. L’Assemblea costituente si riunì ma venne sciolta con la forza dai bolscevichi, aprendo la strada alla guerra civile.

IL DOPOGUERRA IN EUROPA E IL FASCISMO IN ITALIA

Dopo la Prima guerra mondiale, l'Europa dovette affrontare un difficile periodo di crisi, sia nei paesi vincitori sia in quelli sconfitti: le industrie, che avevano prodotto per anni materiali bellici, dovevano essere riconvertite; la disoccupazione era altissima, i debiti contratti con gli Stati Uniti condizionavano l'economia, l'inflazione aumentava. I reduci dalla guerra facevano fatica a inserirsi nella vita normale e tutto ciò creava delusione e malcontento. In questo contesto di crisi divamparono scioperi, rivolte contadine e scontr i tra forze dell’ordine e gruppi operai armati, alimentati anche dalla rivoluzione bolscevica (biennio rosso). La piccola borghesia risentì maggiormente dell’inflazione e della crisi di bilancio dello stato, mentre la grande borghesia si avvantaggiò grazie alle commesse statali che durante la guerra avevano impiegato grandi quantità di denaro a favore delle grandi industrie. LA GERMANIA DI WEIMAR Dopo la caduta dell’impero e la proclamazione della repubblica (1918) si susseguono in Germania gli scontri tra le fazioni. Particolarmente attivi sono i comunisti ( Lega di Spartaco ), che, capeggiati da Karl Liebknecht e Rosa Luxemburg , tentano una sommossa rivoluzionaria a Berlino. Ma il tentativo fallisce e i due vengono arrestati e trucidati. Nel gennaio 1919, l’assemblea costituente, si riunisce a Weimar ed elabora una Costituzione democratica molto avanzata sul piano dei diritti politici e civili, che prevedeva, tra le altre cose, il suffragio universale maschile e femminile. La repubblica di Weimar è comunque caratterizzata dall’instabilità politica , anche perché i borghesi sono diffidenti nei confronti del sistema democratico, considerato legato alla sconfitta del 1918, e la questione delle riparazioni non fa che aumentare questo stato d’animo. Per pagare il debito il governo aumenta la stampa di banconote , facendo crollare il valore del marco e provocando un processo inflazionistico che rende difficilissime le condizioni di vita della popolazione Quando la Germania chiede una proroga sul pagamento dei debiti di guerra, Francia e Belgio occupano il bacino minerario della Ruhr (1923), la regione tedesca più sviluppata economicamente, aggravando l’inflazione. Tutto ciò contribuì ad alimentare gli estremismi. In particolare nel novembre 1923 il Partito nazionalsocialista , una formazione politica di estrema destra guidata da Adolf Hitler , tentò un colpo di Stato noto come “golpe della birreria ” o “ Putsch di Monaco ”. Il golpe fallì e Hitler fu arrestato; ma durante la sua detenzione scrisse il Mein Kampf (La mia battaglia), testo che poi diventò il suo manifesto. L’accordo con i vincitori viene infine trovato grazie alla mediazione del finanziere statunitense Dawes , il quale presenta un piano finanziario, Piano Dawes , che, accettato sia dai francesi che dai tedeschi, dovrebbe consentire alla Germania di risollevarsi economicamente. IL DOPOGUERRA IN ITALIA Per l’Italia il dopoguerra fu caratterizzato da un diffuso senso di delusione per gli esiti del conflitto. Pur rientrando tra le nazioni vincitrici, l’Italia non vide mantenute tutte le promesse, in termini di annessioni territoriali, del Patto di Londra e in particolare non ottenne Fiume e la Dalmazia. Per questo motivo a fine aprile la delegazione italiana abbandonò la conferenza di pace. La vittoria mutilata e la contesa per Fiume Si diffuse pertanto quel sentimento della vittoria mutilata , sostenuto principalmente da D’Annunzio. Il 12 settembre 1919 D’Annunzio guidò una spedizione di volontari che occuparono Fiume per portare la città sotto la sovranità italiana, ma tutto finì nel 1920 con il Trattato di Rapallo , con il quale Fiume veniva proclamata città libera. Dopo inutili tentativi di convincere D’Annunzio e i suoi volontari a lasciare Fiume, l’esercito italiano dovette intervenire militarmente per liberare la città.

IL BIENNIO ROSSO IN ITALIA E LO SQUADRISMO

Come gli altri paesi d’Europa, nel dopoguerra la partecipazione dei cittadini alla vita politica e civile divenne sempre maggiore. Si affermarono moderni partiti di massa , in particolare il Partito socialista e il Partito Popolare , fondato da don Luigi Sturzo, segnando il coinvolgimento diretto dei cattolici nella vita politica italiana. La forza dei due nuovi partiti si confermò alle elezioni del 1919 (anche se nessuno riuscì a ottenere la maggioranza), mentre fu lampante la sconfitta del Partito liberale. La scissione di Livorno Nell’ottobre 1919 il Partito socialista aderì alla Terza Internazionale , ma poi ritirò la sua adesione, anche per le rigide condizioni imposte da Lenin. Ciò scontentò l’ala di estrema sinistra, che giudicava il partito poco determinato verso un tentativo rivoluzionario di presa del potere. Nel gennaio 1921 al congresso di Livorno si verificò quindi una scissione che portò alla formazione del Partito comunista d’Italia (Pcd’I). Disordini sociali nelle città e nelle campagne Come il resto d’Europa, anche l’Italia è attraversata nel biennio 1919-20 da proteste contro il carovita, motivate da una forte inflazione. Il paese è attraversato da disordini sociali , con occupazioni delle fabbriche da parte degli operai e con scioperi agrari e boicottaggi da parte dei contadini. La nascita del fascismo In questo quadro di crisi Benito Mussolini cercò di conquistarsi uno spazio politico e il 23 marzo 1919 , a Milano, fondò i Fasci di combattimento. Il movimento, antiparlamentare, antisocialista e radicalmente nazionalista. In compenso riuscì a intercettare una tendenza sempre più diffusa di ricorso alla violenza organizzata (squadrismo), che presto vide contrapporsi in continui scontri fascisti da una parte e socialisti o comunisti dall’altra. Durante il biennio rosso il movimento aveva iniziato a darsi una organizzazione paramilitare, con la costituzione di una milizia armata e aveva messo al centro del suo programma l’esigenza di garantire l’ordine nel paese. Alle elezioni del 1919 tuttavia non aveva ottenuto seggi. Nel 1921 Mussolini cambiò politica e si riavvicinò alla Chiesa, alla monarchia e all’esercito, stringendo un patto con i possidenti agrari e gli industriali del nord. L’ASCESA DEL FASCISMO Alle elezioni del maggio 1921, che si svolsero in un clima di violenza, socialisti e popolari persero consensi, guadagnati invece dai fascisti, che si erano presentati nelle liste dei Blocchi nazionali insieme ad altri candidati di orientamento giolittiano, nazionalista e popolare. Nel novembre 1921 il movimento confluì in un partito, il Partito nazionale fascista (Pnf). Tra il 27 e il 28 ottobre 1922 squadre fasciste provenienti da tutta Italia organizzarono a Roma una manifestazione, che poi la propaganda fascista chiamerà “ marcia su Roma ”. Di fronte a questo clima di violenza il re Vittorio Emanuele III rifiutò di proclamare lo stato d’emergenza, accettò le dimissioni del presidente del Consiglio Luigi Facta e nominò Mussolini capo del governo. LA DISINTEGRAZIONE DELLE ISTITUZIONI LIBERALI Attraverso l’uso alterno della violenza e del compromesso, Mussolini aveva l’obiettivo di svuotare le istituzioni del Regno e imporre una svolta autoritaria. In qualità di capo del governo, ottenne dal parlamento poteri legislativi e la facoltà di produrre decreti-legge. Inoltre vennero subito costituiti la Milizia volontaria per la sicurezza nazionale (che in pratica rappresentava la legalizzazione delle squadre fasciste), e il Gran consiglio del fascismo , che dal 1928 sarebbe diventato organo costituzionale del Regno d’Italia. In questa

LA DITTATURA FASCISTA

A partire dagli anni Venti e per circa un ventennio, l’Italia si trovò a essere governata dal regime fascista, un regime “totalitario” in quanto volto a dominare in modo assoluto ogni aspetto della vita dal paese, dall’economia alla politica, dalla cultura alla vita quotidiana. Dittatura, repressione e consenso Dopo la crisi seguita all’assassinio di Matteotti, Mussolini aveva avviato un processo di “ normalizzazione ”, con il quale aveva puntato a controllare le frange più violente del movimento fascista. Nonostante ciò la violenza verso gli oppositori rimase un tratto distintivo del fascismo. Le leggi fascistissime La definitiva trasformazione del governo fascista in dittatura avvenne fra il 1925 e il 1926. Mussolini promulgò una serie di leggi, le Leggi fascistissime che distruggevano ogni forma di libertà politica. Dichiarò sciolti tutti i partiti ad eccezione del suo, istituì il Tribunale speciale per la difesa dello stato. Infine istituì per i dissidenti politici il confino di polizia , una misura repressiva che stabiliva l’allontanamento dalla residenza e la rigida sorveglianza di chiunque si opponesse al regime. Il consenso di massa Con la mobilitazione di massa e con l’attività di tante associazioni collaterali al partito si manifestò chiaramente l’aspirazione totalitaria del fascismo , che puntava a condizionare ogni aspetto della vita dei cittadini. Per ottenere e gestire il consenso il regime si affidò a una propaganda che utilizzava le più efficaci tecniche di comunicazione (come canzoni, slogan, simboli) e sfruttava i mezzi di comunicazione di massa (soprattutto radio e cinematografo). Inoltre ebbero un ruolo molto importante le cerimonie pubbliche , durante le quali il duce (come veniva chiamato Mussolini) pronunciava i propri discorsi di fronte alla folla. I plebisciti Il regime formalizzava il consenso alimentato dalla propaganda attraverso lo strumento del plebiscito. Con un plebiscito, nel marzo 1929 , gli italiani furono chiamati a eleggere la Camera dei Deputati con la sola possibilità di approvare o respingere la lista di candidati designati dal Gran consiglio. La votazione si svolse non solo senza alcuna garanzia di segretezza del voto , ma soprattutto in un clima di pesanti violenze e intimidazioni. La repressione Per ottenere consenso il fascismo non si affidava solo alla propaganda, ma metteva in atto una dura azione di controllo sulla società. La polizia politica era il principale organo di repressione del dissenso individuale e dell’opposizione organizzata. L’uso massiccio di spie e la pratica sistematica della delazione portarono all’arresto, al confino e in alcuni casi anche alla pena capitale di moltissimi antifascisti, giudicati dal Tribunale speciale. L’azione repressiva del fascismo si espresse anche nell’opera di “ italianizzazioneforzata di tutte le minoranze nazionali che abitavano le terre di confine acquisite dopo la Grande guerra (il Trentino, Trieste e l’Istria) e allo stesso modo si agì nei confronti della maggioranza di lingua tedesca presente in Alto Adige. L’opposizione antifascista Il fascismo raccoglieva sempre più consensi e si consolidava, ma c’era anche chi vi si opponeva. Le opposizioni politiche erano però poco organizzate e isolate e, per sfuggire alla repressione del regime, erano costrette all’emigrazione o alla cospirazione. Fu soprattutto il Partito comunista a creare un’opposizione organizzata grazie alla rete clandestina dei suoi militanti in Italia e all’estero: non a caso fu l’organizzazione che ebbe il più alto numero di arresti e condanne.

IDEOLOGIA E POLITICA CULTURALE Il fascismo fu particolarmente attento a mobilitare o quantomeno a inquadrare gli intellettuali. Nel 1929 venne istituita l’Accademia d’Italia , un ente di promozione culturale con cui il fascismo premiava (e così controllava) i più importanti uomini di cultura. Nel 1931 poi venne chiesto ai docenti universitari di giurare fedeltà al regime ; su oltre 1200 professori, solo in 12 si rifiutarono, perdendo così la cattedra. Nel corso del ventennio, il fascismo fu così in grado di legare a sé una vasta rete di intellettuali e di produrre anche nuove istituzioni culturali. I patti lateranensi Mussolini era consapevole dell’importante ruolo che aveva il cattolicesimo , soprattutto negli strati popolari. Mussolini si impegnò allora per trovare un accordo e l’11 febbraio 1929 furono firmati i Patti lateranensi. Con questi patti veniva riconosciuta piena indipendenza e sovranità fra lo Stato italiano e lo Stato del Vaticano ; l’Italia riconosceva il cattolicesimo religione di Stato , rendendo obbligatorio l’insegnamento religioso nella scuola statale. I Patti lateranensi aprirono la via a un più attivo coinvolgimento dei cattolici nella vita culturale e sociale del paese. Le organizzazioni ricreative Le istituzioni scolastiche erano un tassello fondamentale nell’opera di educazione ai valori nazionali e fascisti. Accanto alla scuola, però, c’era anche una vasta rete di associazioni che avevano lo scopo di organizzare la popolazione di ogni fascia d’età e di inquadrarla in strutture quasi militari. C’era l’Opera nazionale Balilla per i bambini dagli 8 ai 14 anni e la Gioventù fascista per i ragazzi tra i 18 e i 29 anni; per gli adulti invece l’Opera nazionale dopolavoro. Lo sport svolgeva un ruolo centrale nelle manifestazioni collettive del regime, in quanto contribuiva a educare al nuovo stile di vita fondato sull’agonismo e sull’eroismo. Modernità e ruralismo Tra gli obiettivi del fascismo c’era quello di modernizzare l’Italia. Il regime cercò quindi di promuovere l’industria pesante , di estendere la rete delle comunicazioni su strada e ferrovia. Attuò una politica demografica che prevedeva incentivi per la natalità, lotta contro l’aborto e una tassa sul celibato. Veniva esaltato il modello della famiglia tradizionale , basata sul ruolo indiscusso del capofamiglia e sulla completa subordinazione della donna che, esclusa dalla vita pubblica, era relegata al ruolo di madre. LA POLITICA ECONOMICA FASCISTA Il corporativismo L’ideologia fascista predicava la collaborazione fra le classi in nome del bene della comunità nazionale. Questo portò alla nascita delle corporazioni , organizzazioni che riunivano datori di lavoro e lavoratori di un settore. Ogni corporazione avrebbe dovuto trovare il giusto accordo tra i diversi interessi, ma il sistema risultò essere un vantaggio solo per gli imprenditori. Dal liberismo all’interventismo dello stato Successivamente il governo fascista attuò una politica economica liberista. Le misure decise in questo periodo migliorarono i livelli di produttività e favorirono le esportazioni. Presto però queste stesse politiche portarono a un aumento generalizzato dei prezzi ( inflazione ), a una riduzione del valore della lira. Mussolini allora decise di puntare a una ripresa del protezionismo (con un aumento dei dazi doganali) e alla rivalutazione della lira. La rivalutazione della lira diede un vantaggio alle industrie che acquistavano all’estero le materie prime e i macchinari, ma fu uno svantaggio per le industrie esportatrici, i cui prodotti, con la lira più forte, risultavano meno competitivi all’estero. Autarchia La politica economica raggiunse il suo apice con l’autarchia , che puntava a rendere il paese totalmente autosufficiente nell’approvvigionamento delle materie prime. A tale scopo furono innalzati ancora i dazi doganali, vennero dati incentivi alle grandi aziende nazionali, furono fissate quote massime per le importazioni e inventati dei sostituti per i prodotti che l’agricoltura nazionale non poteva produrre (il caffè).

LA CRISI DELLE DEMOCRAZIE E IL NAZISMO

La crisi del 1929 negli Stati Uniti ebbe gravi conseguenze anche in Europa. La drastica riduzione del flusso di capitali dagli Stati Uniti provocò un rallentamento della produzione a cui si sommò il fallimento di molte banche. L’impoverimento che ne derivò fece calare la domanda di beni, che provocò il crollo dei prezzi, che condusse al fallimento di altre aziende e a una disoccupazione di massa. La recessione colpì i vari paesi in maniera differente, ma nessun governo seppe mettere in atto politiche efficaci e adeguate a contrastarla. Il crollo della repubblica di Weimar La Germania fu particolarmente colpita dalla crisi economica globale. Dopo una significativa ripresa economica tra il 1925 e il 1929 durante la Repubblica di Weimar, l'interruzione dei prestiti dagli Stati Uniti ebbe gravi conseguenze. Il governo tedesco non riuscì a trovare soluzioni efficaci, causando una perdita di fiducia nelle istituzioni. Di conseguenza, nelle elezioni del settembre 1930, i movimenti contrari alla repubblica democratica, specialmente il Partito nazionalsocialista di Adolf Hitler , ottennero un notevole aumento di consensi. La crisi raggiunse il apice nel 1932. Nelle elezioni presidenziali, il maresciallo Hindenburg fu rieletto sconfiggendo Hitler, ma la situazione politica rimase instabile , caratterizzata da violenza e continui cambi di governo. Il Partito nazionalsocialista continuò a crescere in popolarità, senza mai ottenere la maggioranza assoluta in parlamento. Alla fine, Hindenburg e i suoi sostenitori decisero che sarebbe stato più facile controllare Hitler nominandolo capo in un governo di coalizione. Così, il 30 gennaio 1933, Hindenburg nominò Hitler cancelliere. La costruzione del regime nazionalsocialista Dopo la nomina di Hitler a cancelliere, il Reichstag , il parlamento tedesco, fu incendiato. Hitler sfruttò l'evento per avviare una svolta autoritaria. All'interno del partito nazista, ridimensionò il ruolo delle SA (squadre d'assalto) sostituendole con le SS (squadre di protezione) e, durante la Notte dei lunghi coltelli , eliminò molti oppositori interni. Alla morte di Hindenburg, Hitler assunse la carica di presidente della Repubblica. Oltre alle SA e SS, fu istituita la Gestapo , la polizia politica, e più di un milione di oppositori furono arrestati e inviati nei campi di concentramento. Il regime non solo reprimeva il dissenso, ma cercava anche di coinvolgere le masse , diffondendo l'ideologia nazista tramite radio e cinema, e organizzando manifestazioni che promuovevano la devozione al Führer. Uno dei tratti fondanti dell’ideologia nazista era l’idea della purezza della razza ariana , che si contrapponeva nettamente alle “razze inferiori”, in particolare a quella ebraica. Con il nazismo, l’antisemitismo (diffuso in Europa da molto tempo) si tradusse in una politica di una discriminazione programmata e organizzata. Il governo invitò i tedeschi a boicottare le attività degli ebrei ed escluse dall’amministrazione pubblica tutte le persone che non fossero di “discendenza ariana”. Il 15 settembre 1935 furono emanate le leggi di Norimberga , che tra le altre cose stabilivano il divieto di matrimonio tra ebrei e tedeschi e l’esclusione degli ebrei dall’assistenza sanitaria e dalle scuole pubbliche. Infine il 9 novembre 1938 , la Notte dei cristalli , vide la distruzione di sinagoghe, negozi e cimiteri ebraici, e la deportazione di migliaia di ebrei nei campi di concentramento. Oltre alla persecuzione degli ebrei, il nazismo represse violentemente tutte le minoranze e eliminò fisicamente individui considerati indesiderati, come chi era affetto da malattie ereditarie, da disturbi mentali o da disabilità. LA CRISI DELLE DEMOCRAZIE EUROPEE Tra gli anni Venti e gli anni Trenta, le difficoltà economiche e sociali misero in crisi quasi tutte le democrazie europee, che non riuscirono a offrire soluzioni efficaci alla crisi economica. Questo favorì la diffusione di movimenti ispirati al fascismo.

La svolta dei fronti popolari La divisione tra socialisti e comunisti facilitò l’affermazione di regimi autoritari e fascisti. Tuttavia, nel 1935, il Comintern introdusse la politica dei Fronti popolari , con cui i comunisti si dichiararono pronti ad allearsi con socialisti e democratici per combattere il fascismo. Questa strategia portò a qualche successo, come in Francia e Spagna. La guerra civile in Spagna In Spagna, la vittoria del Fronte popolare alle elezioni del 1936 portò alla caduta della monarchia , provocando una dura reazione delle gerarchie ecclesiastiche, dei grandi proprietari terrieri e dei vertici dell’esercito. Proprio quattro generali, tra cui Francisco Franco , organizzarono un colpo di Stato , che fallì, ma che diede avvio a una guerra civile tra l’esercito golpista e le forze repubblicane. I generali ricevettero sostegno militare di Mussolini e della Germania nazista ; i repubblicani invece ottennero l’appoggio dell’Unione Sovietica. La guerra civile spagnola divenne quindi una questione internazionale , che contrappose fascismo e antifascismo e attirò volontari in Spagna provenienti da diversi paesi per combattere il fascismo andando a comporre le Brigate internazionali. Dopo due anni l’esercito golpista vinse guidato dal nuovo dittatore Franco. L’ORDINE NAZISTA IN EUROPA CENTRALE Anche se c’erano evidenti affinità, l’Italia all’inizio mantenne un atteggiamento prudente nei confronti dell’aggressività tedesca, arrivando addirittura a far fallire il primo tentativo di annessione dell’Austria nel

  1. La partecipazione alla guerra di Spagna avvicinò i due dittatori, che nel 1936 stipularono l’accordo dell’asse Roma-Berlino. Hitler mirava a creare un nuovo ordine europeo guidato dalla Germania. Nel marzo 1938 annesse l’Austria e puntò ad annettere i Sudeti , territorio cecoslovacco ma abitato in maggioranza dai tedeschi. Per evitare un conflitto, nel settembre 1938 Hitler, Mussolini, il capo del governo francese Daladier e il premier britannico Chamberlain si incontrarono a Monaco per ratificare l’annessione tramite la politica di appeasement (“pacificazione”). In questo modo le potenze democratiche si illusero che l’avanzata nazista fosse conclusa, ma questa invece proseguì e nel marzo 1939 le truppe naziste entrarono a Praga , sancendo così la fine della Cecoslovacchia. Nello stesso mese, Hitler rivendicò Danzica , una città libera del Baltico secondo gli accordi di Versailles, circondata da territori polacchi. Francia e Regno Unito dichiararono che avrebbero difeso la Polonia in caso di attacco. Nel maggio 1939 , Roma e Berlino firmarono il Patto d’acciaio , garantendosi reciproco sostegno politico e diplomatico in caso di crisi o intervento militare. Contemporaneamente, Stalin firmò un patto di non aggressione con Hitler, il Patto Molotov-Ribbentrop, il 23 agosto. LA SECONDA GUERRA MONDIALE Alla fine degli anni Trenta le politiche aggressive della Germania nazista divennero una minaccia per l’intera Europa e tra il 1939 e il 1945 il mondo si trovò coinvolto in un nuovo conflitto: la Seconda guerra mondiale.

nonostante la retorica militarista del regime fascista. I successi tedeschi però convinsero Mussolini che la vittoria del Reich fosse vicina, quindi il 10 giugno 1940 annunciò l’ingresso in guerra dell’Italia al fianco della Germania. Il fronte orientale Nel 1941 Hitler inizia l’operazione Barbarossa per conquistare la Russia nonostante il patto Molotov Ribbentrop. Stalin incitò il “popolo russo” a resistere all’avanzata tedesca e ordinò il trasferimento delle principali infrastrutture produttive verso est (in modo da sottrarle alle forze d’occupazione). Nonostante la resistenza dell’Armata rossa però i tedeschi conquistarono Kiev. Da quel momento, l’intenzione era di procedere speditamente per evitare il sopraggiungere del terribile inverno russo, ma l’esercito tedesco venne rallentato dalle piogge e dalle prime nevi e dalla politica di terra bruciata ordinata da Stalin. Guerra globale Alla fine del 1941 anche il Giappone entra nel conflitto a fianco della Germania e dell’Italia con le quali aveva stretto un Patto tripartito per occupare le colonie europee in Asia. La prima azione è il bombardamento della base navale statunitense a Pearl Harbor , nelle Hawaii. Questo bombardamento determina l’entrata in guerra degli USA. Le politiche di sterminio e la shoah La progressiva espansione della Germania verso Est paradossalmente aveva reso il Reich uno Stato multinazionale, con un forte aumento della popolazione ebraica. In tutta l’area, i comandanti nazisti locali procedettero a coordinare il massacro, la fucilazione e la deportazione delle comunità ebraiche, ma dato il gran numero diventava sempre più impellente trovare una soluzione alla “questione ebraica”. Furono stabiliti dei piani di sterminio organici , che prevedevano la deportazione verso campi di sterminio nei quali i prigionieri sarebbero stati uccisi in camere a gas. (ebrei, zingari, disabili, omosessuali). In Italia 43- In Italia il Fascismo entra in crisi a seguito dello sbarco degli anglo-americani in Sicilia. Qualche giorno dopo il Gran Consiglio del Fascismo fa arrestare Mussolini, viene nominato capo del governo il Generale Badoglio , il quale inizia delle trattative segrete con gli anglo-americani. Le trattative si concludono con la firma di un armistizio per far uscire l’Italia dalla guerra. firmato da Badoglio il 3 settembre, è reso noto l’8 settembre. Mussolini, tenuto prigioniero sul Gran Sasso, è liberato dai tedeschi. A Salò, una cittadina sul lago di Garda, con l’aiuto dei tedeschi, fonda la RSI (Repubblica sociale italiana). Il re e Badoglio fuggono da Roma e si rifugiano a Brindisi nelle mani degli angloamericani. In Italia inizia un periodo ancora più difficile perché l’esercito è senza ordini e i tedeschi riescono a prendere il controllo dell’Italia centrosettentrionale, il sud Italia è occupato dagli alleati anglo-americani. Nell’Italia settentrionale si formano gruppi di partigiani che contrastano le azioni dei tedeschi con la guerriglia, questi rispondono con rastrellamenti ed esecuzioni di civili. Inglesi e americani sbarcano in Normandia , con una grande offensiva liberano la Francia dai tedeschi. Liberano anche l’Italia settentrionale. Mussolini da Salò tenta di andare in Svizzera, ma i partigiani lo catturano e lo fucilano. Dopo due giorni anche Hitler si suicida, la Germania firma la resa. Intanto negli Stati Uniti si sviluppava il progetto Manhattan : sotto la direzione del fisico nucleare Robert Oppenheimer, scienziati di tutto il mondo studiavano la realizzazione di un ordigno a energia nucleare. Dopo neanche un mese, il presidente statunitense Harry Truman diede il via libera al suo utilizzo in guerra. La mattina del 6 agosto 1945 la città giapponese di Hiroshima venne colpita da una bomba atomica. Il 9 agosto un secondo ordigno atomico fu lanciato sulla città di Nagasaki. L’atroce bombardamento, unito alla dichiarazione di guerra da parte dell’Unione Sovietica, indussero il Giappone ad annunciare la resa e poi a siglare la fine del conflitto il 2 settembre 1945. DALL’ANNO ZERO ALLA GUERRA FREDDA

La Guerra Fredda è stata il confronto politico, economico che ha contrapposto gli Stati Uniti e l’Unione Sovietica tra la fine della Seconda Guerra Mondiale e l’inizio degli anni ’90. Il termine “fredda” fa riferimento al fatto che non vi sia stato un vero e proprio scontro militare diretto tra le due parti. Dopo la Seconda Guerra Mondiale, USA e URSS, che avevano combattuto come alleati, emersero come i due Paesi più potenti. Erano Paesi molto diversi tra loro, ma entrambi desideravano affermare il proprio potere nelle dinamiche mondiali e ognuno temeva che l’altro potesse rafforzarsi troppo. Era pressoché inevitabile, pertanto, che si sviluppassero tensioni. A questo si aggiunsero i sistemi politici ed economici completamente diversi: negli Stati Uniti vigevano il liberismo economico e la democrazia politica; in Unione Sovietica il comunismo reale e lo statalismo. Ognuno dei due era convinto della superiorità del proprio sistema e cercava di diffonderlo nel mondo per avere alleati fidati. Il motivo principale per cui non si arrivò mai ad un vero confronto militare è perchè entrambe sono dotate di armamenti nucleari. Hiroshima e Nagasaki avevano mostrato che una terza guerra mondiale basata sull’uso delle armi atomiche non sarebbe stata possibile, perché avrebbe comportato la distruzione dell’intera umanità. Fra le due potenze si instaura così una rivalità che tocca ogni campo possibile per dimostrare la propria superiorità rispetto al nemico e attirare così nuovi alleati nel proprio blocco. Dopo Mentre ancora si combatteva la Seconda guerra mondiale, i tre principali oppositori del nazismo, ossia Churchill (Gran Bretagna), Roosevelt (USA) e Stalin (URSS), si erano riuniti nella cosiddetta Conferenza di Yalta, in Crimea per discutere quale dovesse essere l’assetto politico internazionale del dopoguerra. I paesi vincitori si erano accordati per istituire un organismo di governo e cooperazione internazionale più efficiente della vecchia Società delle Nazioni. Così il 25 giugno 1945 nacque l’Organizzazione delle Nazioni Unite (Onu). Gli obiettivi dell’Onu erano: il mantenimento della pace e la sicurezza internazionale ; favorire il rispetto dei diritti umani e delle libertà individuali Nel 1946 le potenze vincitrici si riunirono nella Conferenza di Parigi per creare un nuovo solido equilibrio che avrebbe garantito la pace negli anni a venire; fu un completo fallimento , soprattutto a causa delle tensioni ideologiche tra Usa e URSS. La Germania fu divisa in 2 dagli eserciti; nacquero la Repubblica Federale Tedesca (Germania Ovest), di stampo democratico, e la Repubblica Democratica Tedesca (Germania Est) , a guida comunista. Anche Berlino, nonostante fosse in piena Germania Est, fu divisa in 2: Berlino Est (sotto controllo sovietico) e Berlino Ovest (controllata dagli Alleati). Nel 1961 tra le due parti della città il governo della Repubblica democratica fece costruire un muro per impedire la libera circolazione delle persone. Il muro di Berlino divenne un vero e proprio simbolo della guerra fredda. I contrasti tra le potenze vincitrici si intensificarono, tanto che Churchill in un famoso discorso parlò di una “ cortina di ferro ” che si estendeva da Stettino (sul Mar Baltico) a Trieste e divideva in due l’Europa: a Ovest della cortina c’erano i paesi sotto l’influenza degli Stati Uniti, a Est i paesi che, liberati dall’Armata rossa, rimasero sotto il controllo dell’Unione Sovietica. I piani Marshall Il presidente statunitense Truman capì che un’Europa occidentale sommersa dalle macerie della guerra ed economicamente debole avrebbe rappresentato un pericolo, perc hé in essa si sarebbe potuto affermare il comunismo. Perciò Truman decise di finanziare la ricostruzione dell’Europa con un sistema di aiuti conosciuti come Piano Marshall: il governo americano mise a disposizione degli Stati europei miliardi di dollari. Offrirono il loro aiuto anche agli stati del blocco sovietico, ma Mosca impose loro di rifiutare la proposta. Due alleanze militari contrapposte