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In questo documento si trovano tutti gli argomenti di storia dell'arte relativi alla classe quarta superiore.
Tipologia: Appunti
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Come David sconfigge il nemico Firenze si libera dai Medici
La tecnica della fusione a cera persa (utilizzata per tutto il XV e per buona parte del XVI secolo) prevede le seguenti tappe:
L’affresco, o meglio, la pittura a fresco viene chiamata così perché si esegue sull’intonaco fresco, quindi saturo d’acqua. Il colore viene inglobato dall’intonaco, che asciugandosi, si combina con l’anidride carbonica formando il carbonato di calcio. Questa reazione chimica conferisce una particolare resistenza all’acqua e al tempo. I pigmenti non hanno fissativi, vengono mescolati con latte e calce. La lavorazione dev’essere veloce e senza errore, l’intonaco assorbe immediatamente il colore, non è possibile apportare ritocchi o correzioni. è per questo che l’opera si realizza in piccole proporzioni. Sopra il muro di mattoni vengono applicati diversi strati, IL PRIMO il Rinzaffo, è formato da calcina grassa e sabbia, ed è molto ruvido e grossolano, ha la principale funzione di rendere omogeneo il muro IL SECONDO STRATO , l’Arriccio, ha la superficie meno ruvida del rinzaffo e su questo strato si esegue il disegno. Per il disegno si può utilizzare il carboncino, facile da correggere, il metodo dello spolvero e la sinopia (con la terra rossa). L’ ULTIMO STRATO di intonaco è il tonachino, formato da sabbia fine, polvere di marmo e calce, è fino e trasparente e viene tenuto umido per tutto il tempo della pittura. Dopo i vari strati inizia la fase pittorica, si inizia dall’alto utilizzando pigmenti minerali, altrimenti la calce brucerebbe quelli vegetali, i colori inoltre devono essere diluiti bene, se sono troppo acquosi non avranno potenza e se lo sono poco non penetreranno nel tonachino. A lavoro finito inizia il processo chimico della carbonatazione.
Nasce in Francia, si distacca dall’arte romanica. Utilizza tecniche come:
-palazzo vecchio e la loggia de Lanzi L’altro elemento sono le proporzioni= il rapporto fra le singole parti e il tutto. proporzione= dal latino ‘’proportione’’(=secondo la porzione). Le proporzioni sono state riprese dal trattato di Vitruvio,l'architettura è la disciplina in cui vengono applicate e sono essenzialmente numeriche. Si distinguono tre personaggi: -Brunelleschi= si occupa di architettura -Masaccio= si occupa di pittura -Donatello= è uno scultore
Viene studiata e messa a punto solo nel Quattrocento. è un sistema basato su precise regole matematiche, che consente una misurazione esatta delle distanze e la collocazione delle figure secondo precise proporzioni. Filippo Brunelleschi è l’iniziatore di questi studi, a Firenze. Saranno però Leon Battista Alberti e Piero della Francesca a fissare le complesse regole della rappresentazione prospettica in due trattati teorici, rispettivamente il De pictura (1436) e il De prospectiva pingendi (1475). La prospettiva lineare è una delle invenzioni più importanti del Quattrocento. Grazie a essa era possibile rappresentare in modo realistico la profondità dello spazio, le diverse dimensioni degli oggetti e le distanze tra loro. Lo spazio è misurato in modo omogeneo attraverso un sistema di linee che convergono in un unico punto di vista centrale (il punto di fuga). In questo modo la dimensione tridimensionale dello spazio è riportata su un disegno bidimensionale e si possono fissare dei punti esatti per collocare figure e oggetti nel dipinto. Masaccio fu tra i primi ad adottare la prospettiva nell’affresco della Trinità , nella chiesa di Santa Maria Novella a Firenze. In quest’opera le figure si dispongono secondo un impostazione piramidale. Gli assi prospettici della composizione convergono sulla figura di Cristo, punto di fuga e centro simbolico della scena. I personaggi sono disposti secondo rigorosi rapporti metrico-proporzionali. Masaccio colloca la scena all’interno di un’architettura dipinta. Si racconta che i contemporanei rimasero molto sorpresi nel vedere il dipinto, poiché avevano l’impressione di trovarsi di fronte a una vera architettura.
Le notizie biografiche che ci sono giunte riguardo a questo artista sono scarse,Giorgio Vasari (primo storico dell’arte) e biografo ci dice che è stato un grande architetto. È fiorentino,studia il greco e il latino e questo all’epoca era importante:era figlio di un notaio e poteva permettersi di studiarlo. Si esercita con il disegno e poi dedica tutta la sua vita all'architettura,ha una formazione da Orafo. Soggiorna a Roma più di una volta dove è presente anche Donatello.
Prima del lavoro di ingegneria della Cupola di Santa Maria del fiore partecipa ad un concorso pubblico nel 1401 insieme a Lorenzo Ghiberti che fu il primo a realizzare le formelle della seconda porta del battistero di S.Giovanni Battista di Firenze (è scultore). Le Formelle (sacrificio d’Isacco) Sono state realizzate da Lorenzo Ghiberti e Filippo Brunelleschi per la seconda porta del Battistero di Firenze in seguito al concorso pubblico bandito nel 1401 vinto da Ghiberti. Questo concorso mette a confronto i due artisti:
La lanterna è una nuova soluzione ed è un tempietto a pianta circolare, la funzione è quella di concludere in modo esteticamente bello la cupola con una sfera sormontata da una croce. Lo Spedale degli Innocenti (1419-1423) Si trova in Piazza Santissima Annunziata davanti alla facciata dello spedale si trova un’altra opera di Brunelleschi. Con quest’opera egli si afferma come urbanista:dà origine alla prima piazza moderna. Siamo negli anni venti del quattrocento quando la corporazione arte della lana chiede a Brunelleschi di realizzare quest’opera. Questo spedale deve essere un ricovero per neonati con la funzione di istruire. Si distribuisce attorno ad un cortile (è il nucleo centrale da cui hanno origine una serie di ambienti intorno),egli tiene in considerazione le piante degli antichi monasteri medievali. Anche lo spazio a cui l’architetto/artista dedica del tempo è la facciata esterna. Parte indicata con il numero 5= indica la facciata dello spedale che evidenzi la caratteristica di Brunelleschi, il modulo=misura. Il modulo dà vita ad un'architettura funzionale e compatta. In questo caso il modulo è il quadrato ripetuto nove volte,poi il cerchio e il cubo:Brunelleschi combina forme geometriche elementari fornendosi del modulo. Brunelleschi recupera il classicismo proiettandosi e adattandolo sempre sul moderno. Nella facciata: ci sono nove gradini d’accesso su cui si imposta tutta la facciata. Brunelleschi ripropone il tempio greco (recupero) quindi la facciata è realizzata da archi a tutto sesto che si impostano su esili colonnine con capitello corinzio. Sopra le arcate abbiamo una cornice continua che tocca il centro dell’arco (si chiama cervello )è tangente al cervello degli archi. Sopra abbiamo una cornice più sottile su cui appoggiano nove finestre con timpano triangolare. Abbiamo un contrasto tra il primo livello(aperto) e il secondo livello superiore (chiuso). Tra gli archi e l’architrave ci sono dei tondi, Brunelleschi aveva previsto questi tondi non come li vediamo oggi ma sopra nella posizione attuale erano decorati: -sfondo azzurro ognuno di questi tondi propone un neonato fasciato completamente bianco. Questo intervento successivo riguarda Andrea della Robbia. Terracotte robbiane= hanno questa lucidità che conservano nei secoli dovuta a una sostanza cristallina che davano prima di metterla nel forno. È una facciata che apparentemente combina elementi geometrici semplici e recupera degli elementi classici. L’uomo nello spedale si trova a suo agio grazie a questo senso delle misure. Lo spazio rialzato è cubico e si ripete nove volte,nove campate identiche. Questo modulo si ripete( nove volte;nove campate;nove finestre;nove arcate).
Sagrestia Vecchia di San Lorenzo Questo continuo uso del modulo di Brunelleschi si concretizza ancora di più nella sagrestia vecchia che si trova appunto nella chiesa di S.Lorenzo. Il nome ‘’sagrestia vecchia’’ è stato dato durante il 500,per distinguerla da quella nuova di Michelangelo. L’incarico viene affidato da Giovanni de medici a Brunelleschi e gli viene chiesto di costruire un mausoleo di famiglia,infatti al centro della sagrestia in un sarcofago riposano Giovanni Bicci e la moglie al di sotto di una mensa(funzione di perpetuare la loro memoria). Innanzitutto si accede dal braccio sinistro del transetto della sagrestia,lo spazio è cubico ci dà una sensazione di spazio contenuto. La cupola è ad ombrello (emisferica)che poggia su un tamburo ed è collegata alle pareti,mediante dei pennacchi sferici(leggermente concavi). Al centro di ogni pennacchio abbiamo dei medaglioni decorati successivamente da Donatello(notiamo lo stemma dei Medici). Le porte sono sormontate da timpani triangolari (è un elemento classico)e le cornici sono continue con teste di cherubini. Esternamente la cupola è sormontata da una lanterna,su sei colonnine coronata a sua volta da un cupolino convesso-concavo,percorso da scanalature che si avvolgono ad elica. Sul lato opposto all’ingresso vi è la scarsella un'abside un ambiente a pianta quadrata coperto da una piccola cupola emisferica su pennacchi a ornamentazione a conchiglia e la cupoletta è affrescata con figure zodiacali in blu. Le pareti sono scandite dalle paraste e le quattro negli angoli del vano maggiore sono piegate ad angolo retto (come nelle nicchie quadrangolari del Pantheon). La trabeazione è una cornice con cherubini rossi e blu (cioè il sostegno della parte sovrastante). Confronto basilica di San Lorenzo e Santo Spirito San Lorenzo (pag 538)
La punta dello scudo,oltre ai piedi fa da terzo punto di appoggio. Ci sono delle reminiscenze tardo-gotiche. La testa è leggermente girata verso sinistra e lo sguardo è fisso come quello di chi sta riflettendo. Ci sono tutti gli elementi che palesano questo atteggiamento riflessivo. A questa figura ben salda si affianca una bellezza interiore (recupero classico e profondo),corrispondenza tra qualità etiche ed estetiche l’uomo è in grado di conoscersi. Questo classicismo è cosidetto ‘’formale’’ è molto diretto nel suo messaggio. il mantello= molto corto,le pieghe insieme alla decorazione dell’armatura sono tardo-gotiche. Predella= propone la scena dell’uccisione del drago da parte di S.Giorgio,sta sotto la scultura Donatello propone una vasta visione prospettica ripresa da Brunelleschi:concentra la scena su S.Giorgio e il cavallo posti al centro dove cade il punto di fuga. Mette a punto questa visione prospettica che riesce a concentrare l’osservatore in quello che è il momento drammatico. Donatello è esperto anche nel dare questo senso della profondità anche attraverso il recupero della tecnica dello stiacciato= recupero romano ci propone gli oggetti più vicino a noi. sulla destra= si trova la principessa che simboleggia la chiesa. Dietro alla principessa= un porticato che contrasta con la grotta del drago (sulla sinistra). Fa notare il contrasto fra razionalità e istinto (concetto preso dal classico). Nella tauromachia del Partenone Fidia mette in evidenza la differenza fra la forza bruta e la razionalità. Con questo impianto prospettico l’artista razionalizza lo spazio. Il banchetto di Erode Donatello realizza una formella in bronzo ,che raffigura il banchetto di Erode. Mette in evidenza la scena di sinistra,un servo presenta ad Erode in un vassoio la testa mozzata di Giovanni Battista(decapitato per volere di Erode ed Erodiade). Il sovrano è rappresentato da Donatello inorridito con le mani aperte,per l’orrore che prova nel vedere la testa. Il soggetto è dunque drammatico e i personaggi si uniscono a questo tremendo momento,perchè si ritraggono,sono agghiacciati. Per rendere più forte questo dramma,crea un vuoto al centro che serve appunto per concentrare la nostra attenzione sulla scena. Erodiade invece,indica la testa del Battista vuole che Erode la guardi. Donatello riesce ad applicare la prospettiva lineare di Brunelleschi,un impianto preciso che serve a collocare ogni persona sul suo spazio. Per fare questo utilizza la tecnica dello stiacciato(recuperata dal mondo antico romano). Le figure sporgono dalla lastra di bronzo e man mano che ci si allontana il bronzo diminuisce,è solo graffiato e ci sono degli effetti pittorici. Per raccontare un evento che si sta svolgendo,Donatello racconta due momenti nella stessa formella.
In fondo a sinistra,vediamo nuovamente il servitore che precedentemente aveva mostrato la testa del Battista,a Erodiade e due ancelle. La presenza della doppia figura,ci dà il senso di successione temporale. Il David di Donatello Qui siamo intorno al 1440. È stato realizzato in bronzo e si trova al museo del bargello(Firenze). Dall’epoca del Doriforo è la prima volta che un artista ripropone una scultura in bronzo a tutto tondo. Essendo in bronzo Donatello recupera la tecnica della fusione a cera persa. La tecnica della fusione a cera persa (utilizzata per tutto il XV e per buona parte del XVI secolo) prevede le seguenti tappe:
Polittico, è stato smembrato, è arrivato sino a noi solo parte del progetto, progettato dall’artista per Parte terminale del polittico, parte alta. Rinnovamento di Masaccio nella pittura, si affianca a Brunelleschi e Donatello. Fa parte dello scomparto centrale del polittico. La madonna con bambino è una tempera su tavola lignea, è conservata alla National Gallery di Londra (smembramento). Caratteristiche Masaccio: Non ci aspettiamo più di trovare l'ideale di bellezza classico, Masaccio è un artista nuovo. Non è prioritario proporre figure belle e armoniche (recupero classicismo). A masaccio interessa lo studio dell’uomo, cogliere d'animo ed emozioni umane, anche nelle figure sacre. Dobbiamo riconoscere a Masaccio la presenza fisica concreta delle figure in uno spazio studiato scientificamente, con rigore. Linee di orizzonte non passa esattamente dalla metà del dipinto, conduce alla seduta del trono, taglia esattamente il dipinto orizzontalmente alle gambe di Maria. Lo spettatore era/è invitato a concentrare l’attenzione sulla Madonna. Ampio mantello azzurro aumenta la presenza fisica di Maria nello spazio, lasciando intravedere le ginocchia (anatomia). Spazio fisico concreto, saldo, guarda all’arte precedente, Giotto, attratto dalla solidità delle figure di Giotto, che reinterpreta. Maria è leggermente inclinata, non perfettamente frontale,testa un pò abbassata, sguardo intenso, persona assorta nei pensieri, che riflette. Masaccio indaga continuamente i personaggi e riesce a tirar fuori le emozioni che convincono lo spettatore. La madre sostiene amorevolmente il figlio. Bambino proposto come un qualunque neonato, per la spontaneità del gesto (coglie dei chicchi d’uva). Illusione all'eucaristia (soggetti Maria e Gesù) ma nello stesso tempo Masaccio cala il sacro nel quotidiano, gesto che potrebbe compiere qualsiasi bambino. Ci convince poco il fisico del bambin Gesù, un bambino molto massiccio. La Cappella Brancacci Nella chiesa di Santa Maria del Carmine a Firenze. Masaccio e Masolino collaborano per Michele Brancacci, un mecenate. I due artisti dipingono più scene in modo tale da creare equilibrio ed amalgamare la loro arte. La commissione è quella di rappresentare la vita di San Pietro. Masaccio si ispira agli affreschi di Giotto. Il tributo Il soggetto di queste storie raccontate su due registri (ossia due parti della Cappella degli Scrovegni), raccontano la storia di San Pietro con la presenza di Cristo. Quella del tributo è una delle scene più conosciute. Masaccio riesce a strutturare questa scena insieme al rigore prospettico. Il punto di vista privilegiato è quello centrale, dalla vista di chi si colloca al centro della cappella. La scena riguarda l’ingresso di Cristo con i suoi apostoli nella città di Cafarnao, in Galilea. Questo ingresso tranquillo e spontaneo è impedito, perché il gabelliere (l’uomo vestito di
rosso) chiede il pagamento del tributo per entrare nella città. Gesù inizialmente ironizza sul fatto che il creatore del mondo debba pagare le tasse, ma comunque non vuole trasgredire alle leggi, quindi chiede a Pietro di recarsi sulla riva del lago, pescare un pesce e prelevare dalla sua bocca del denaro. Infatti alla nostra sinistra vediamo Pietro piegato nei pressi dell’acqua che prende il pesce, nella bocca del pesce troverà una moneta d’argento, che userà per pagare la tassa. Osserviamo i volti degli apostoli, sconcertati perché non hanno il denaro per pagare la tassa, allo stesso tempo sono dubbioso riguardo lo strano ordine di Gesù fatto in quel momento. Masaccio ci propone tre momenti (in 4 scene diverse) :
Masaccio studia la psicologia dell’uomo, quindi, non solo attraverso l’espressione facciale ma attraverso postura e gesti, ribadisce questa sofferenza, in questo caso la scena è altamente drammatica, riportando il sacro nel quotidiano. Maria sembra rivolgersi all’osservatore, sembra invitarci ad osservare ciò che è successo al figlio rivolgersi a noi con il gesto della mano. Mentre San Giovanni, in preghiera, sta guardando il cristo in croce. PRESENZA DEI PERSONAGGI: ognuno occupa un proprio spazio. I mantelli ampi sottolineano e amplificano la monumentalità delle figure. Masaccio recupera continuamente figure dall’antico, ne sottolinea la loro maestosità , la loro monumentalità, guarda anche Giotto per questo. Esterno cappella → figure in ginocchio che pregano, sono presumibilmente i committenti (cosa già vista). Ciò che ci interessa è il fatto che Masaccio li propone delle stesse dimensioni dei personaggi sacri. Novità assoluta, nelle pitture dei secoli precedenti i committenti hanno sempre dimensioni molto ridotte, non erano mai stati rappresentati in proporzione con il soggetto sacro. Per la prima volta in assoluto Masaccio li riproduce nelle stesse dimensioni. Questo grazie al suo studio sull’uomo e sulla dignità dell’uomo, sul fatto che comunque (uomo comune o sacro che sia), ciascuno ha il diritto di esistere, vivere, non c’è più questa gerarchia/scala che distingue i committenti dai personaggi sacri. Questo elemento lo riprenderanno anche Piero della Francesca e altri artisti del ‘400. Colori → erano vivaci (l’affresco ha subito un degrado in parte, molto sensibile all’umidità, il volte si rovina). Masaccio è interessato ai contrasti cromatici (tono del rosso, colore caldo, in contrasto con tinte molto scure, cupe, come quella del mantello di Maria o donna sulla destra) Se concentriamo il nostro sguardo sul gruppo sacro, vediamo che tra Cristo e Dio padre c’è la colomba dello spirito santo , Masaccio la dipinge in modo diverso rispetto alla tradizione, quasi come fosse una freccia che si precipita verso Cristo, e si vede anche male, non risalta subito agli occhi) Figlio è sofferente sulla croce, reso evidente dalla postura, il corpo, per effetto di gravità tende a scendere, braccia sono pesanti, addome, costole in evidenza, corpo sgraziato di cristo in croce, in realtà l’artista va a cogliere la sofferenza psicologica, fisica e psichica del personaggio, va a discapito di bellezza e armonia classiche, che sono altamente superate. I mantelli amplificano le forme, il loro volume. Per dare volume si serve anche della luce , elemento essenziale. Colore, panneggio , manti molto ampi dei personaggi ritratti. Nuova iconografia della trinità. Sotto l’affresco c’è uno scheletro, appoggiato su un sarcofago. Invito all’osservatore che deve riflettere sul proprio destino, macabro, forse troppo diretto, ma fa da tramite tra l’osservatore e il gruppo sacro. Scritta sopra lo scheletro, ricorda ai vivi, a chi osserva il dipinto, è un invito a riflettere cristianamente sul senso della morte. Quello che io sono voi sarete, quello che voi siete, io sono stato. Estrema precisione nel dipingere architetture reali. Luce che riflette sul corpo di Cristo accentua l’anatomia, evidenzia le forme. Messaggio esatto: Io fui già quello che voi siete, e quello che io sono voi sarete.
Nasce a Borgo San Sepolcro, ha lasciato opere fondamentali ad Arezzo e nel territorio. La sua biografia non è molto ricca di documenti. La sua data di nascita è collocata tra il 1412/ Quella della morte è certa, 1492. Riesce a portare a termine le premesse dell'arte fiorentina del ‘400 (Brunelleschi, Masaccio). Rappresenta l’Anello di congiunzione tra le esperienze prospettiche , introdotte da Donatello, Brunelleschi e Masaccio, e la cultura fiamminga, realizzata da artisti nordici(provenienti dalle Fiandre) attenti all'analisi della realtà e ai fenomeni luministici. Si propone con un linguaggio personale, innovativo e molto personale. E’ un matematico, un teorico, elabora dei trattati, come il trattato d’abaco (geometria), trattato sui corpi regolari (poliedri, solidi che hanno come facce dei poligoni regolari) elabora anche un trattato sulla prospettiva applicata sulla pittura, il “De Prospectiva Pingendi”. Arriva a definire la sua pittura da una rigorosa base matematica. Spostamenti presso le varie città italiane, Rimini (tempio Malatestiano), va a Ferrara (estensi), va a Urbino, dove la sua presenza sarà fondamentale. Si arricchisce della pittura fiamminga, il duca Federico de Montefeltro chiede all’artista opere importanti. In questo ambiente Piero riceve stimoli fondamentali alla sua crescita. SI FORMA E MATURA GRAZIE AL CONTATTO CON LE VARIE CORTI Muore a borgo S.Sepolcro nel 1492. Fra le notizie certe sappiamo che è documentato a Firenze Nel 1439(in questa data il concilio avrebbe dovuto unificare la chiesa d’oriente greca con quella di occidente latina) accanto a Domenico Veneziano come suo collaboratore all’interno della chiesa di Sant'egidio dove avrebbero realizzato degli affreschi oggi perduti.
La tecnica pittorica utilizzata è la tempera su tavola lignea ed è uno dei primi dipinti,realizzato per la sua cittadina natale (borgo S.Sepolcro) per la Chiesa di S.Giovanni intorno al 1445. Quest’opera è lo scomparto centrale di un polittico che non si esaurisce con questo soggetto ma prevedeva un insieme di tavole assemblate (danno origine a un polittico= una pala d’altare)è incaricato di dipingere il battesimo di Cristo. Attualmente si trova conservata alla National Gallery di Londra ,Piero della Francesca è profondamente diverso rispetto agli altri artisti già incontrati ha una sua originalità che parte dal presupposto di calibrare tutte le figure in uno spazio esatto e modulato secondo esigenze rigorose. Le figure sono distanti,non riusciamo a trovare la stessa empatia che possiamo incontrare con Masaccio o Donatello sono bloccate in gesti eterni,non sono indagate psicologicamente ce le rende impenetrabili,lontane e auliche.
Questo interesse così vivo per le figure che sono quasi delle sculture deriva dal rapporto con l’antico. I volti sono abbastanza standardizzati,gli sguardi guardano lontano non c’è il trasporto emotivo. L’interesse per la cultura fiamminga attraverso l’arrivo di questi artisti a Urbino o anche attraverso le opere che circolavano in Italia all’epoca ricorre di continuo anche in quest’opera ,l’acqua viene rappresentata come uno specchio su di essa si riflette tutto. Questo è frutto dell’interesse verso questo tipo di arte che si struttura attraverso al dato naturalistico e agli effetti luminosi,Piero raramente ci fa vedere l’ombra riportata la sua è anche una luce diffusa. C’è il richiamo alla geometria,alle forme semplici ma combinate in modo essenziale cerchio perfetto si costituisce tra:
L’artista riesce a controllare in modo razionale lo spazio e le figure, centralità di uno spazio dipinto illusionisticamente, che permette di far luce e concentrare l’attenzione sulla Madonna. Ambiente → una chiesa, si vede un’abside. Copertura a volta cassettonata, specchiature di marmo policromo (attenzione per l’osservazione della realtà, passione e ossessione per il dettaglio). profondità Corrispondenza perfetta tra il gruppo e l’architettura dipinta. Punto esatto che l’artista propone è lo spazio del transetto (centro). Personaggi → sono bloccati nei loro gesti, gesti che sembrano sospesi nel tempo. Per molti aspetti Piero Della Francesca può essere considerato un artista metafisico, il soggetto può essere concepito in maniera lontana, astratta, diversa (originalità dell’artista). Disposizione dei personaggi a cerchio, per accentuare profondità e prospettiva, questa posizione sottolinea l’andamento curvo dell’abside. Tre figure di santi alla destra e tre alla sinistra di maria, quattro angeli dietro, e il Duca da Montefeltro.