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Programma storia quarta superiore, Appunti di Storia

Appunti sul programma di storia di quarta superiore, dalla rivoluzione francese alla seconda rivoluzione industriale

Tipologia: Appunti

2022/2023

Caricato il 16/04/2023

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_giadinaa__ 🇮🇹

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DALLA RIVOLUZIONE FRANCESE AI MOTI RIVOLUZIONARI DEL 1800
Rivoluzione francese e decisione su Luigi XVI
Nella disputa tra i coloni e il regno di Inghilterra entrò in gioco anche la
Francia, la quale, guidata da re Luigi XVI, decise di fare ricorso, esattamente
come si fece nel 1492, al lavoro dei cartografi per capire come raggiungere
l’America, tuttavia non in maniera diretta, ma indiretta. La Francia decise
infatti di prendere parte al conflitto sostenendo economicamente i coloni in
America e schierandosi quindi contro il Regno d’Inghilterra, con il quale non
ebbe mai uno scontro diretto, poiché esso sarebbe stato deleterio per
entrambi gli Imperi (come già dimostratosi nelle guerre del 200).
Spendendo grandi somme di denaro nel finanziamento della Rivoluzione
Americana e in lussi, l’Impero francese andò presto incontro alla bancarotta.
Al tempo il popolo francese era diviso in primo, secondo e terzo stato:
Terzo stato formato dalla borghesia, era l’unico definibile veramente
“stato” e “nazione” in quanto capace di aumentare la prosperità comune
e garantire il funzionamento dell’apparato pubblico grazie al proprio
lavoro che consisteva in scambi commerciali e compravendita dei
prodotti, che venivano poi lavorati da lavoratori salariali. La borghesia
costituiva quindi l’elemento trainante di tutta l’economia imperiale.
Primo e secondo stato era formato dal sovrano, dai funzionari, dai
nobili e dagli esponenti della chiesa. Si trattava di un 4% della
popolazione che, oltre ad essere escluso dalla tassazione e di godere
di diritti inalienabili, possedeva anche più del 90% di tutto il territorio
francese, all’interno dei quali tutto ciò che veniva guadagnato finiva
nelle loro mani.
Per far fronte al problema della bancarotta, il re accettò di convocare per il
primo maggio del 1788 gli Stati generali, un’assemblea a cui avrebbero preso
parte tutti e tre gli stati. In vista dell’assemblea, il terzo richiese a gran voce
che il numero dei propri rappresentati fosse il doppio rispetto a quello dei
nobili e del clero, così che si avesse un numero equo di rappresentanti. Il re
accolse apertamente questa richiesta (il suo principale nemico inizialmente
erano gli aristocratici) e non solo, ma diede a questo stato anche la possibilità
di stilare in un’unica raccolta tutti gli aspetti che avrebbe voluto che venissero
cambiati. La “cahiers de doléances” (o raccolta delle lamentele) non venne
però presa in considerazione dal re durante l’assemblea. Di fronte a questa
ingiustizia e ad un processo non equo, il terzo stato si adoperò per creare
una propria assemblea definita come “assemblea nazionale”, in quanto esso
aveva già un’autonomia tale da potersi definire nazione indipendente.
Durante questa assemblea, svoltasi all’interno di quella che prende il nome di
“pallacorda” si proposero una serie di proposte illuminista, diffuse poi dal
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DALLA RIVOLUZIONE FRANCESE AI MOTI RIVOLUZIONARI DEL 1800

Rivoluzione francese e decisione su Luigi XVI Nella disputa tra i coloni e il regno di Inghilterra entrò in gioco anche la Francia, la quale, guidata da re Luigi XVI, decise di fare ricorso, esattamente come si fece nel 1492, al lavoro dei cartografi per capire come raggiungere l’America, tuttavia non in maniera diretta, ma indiretta. La Francia decise infatti di prendere parte al conflitto sostenendo economicamente i coloni in America e schierandosi quindi contro il Regno d’Inghilterra, con il quale non ebbe mai uno scontro diretto, poiché esso sarebbe stato deleterio per entrambi gli Imperi (come già dimostratosi nelle guerre del 200). Spendendo grandi somme di denaro nel finanziamento della Rivoluzione Americana e in lussi, l’Impero francese andò presto incontro alla bancarotta. Al tempo il popolo francese era diviso in primo, secondo e terzo stato:  Terzo stato  formato dalla borghesia, era l’unico definibile veramente “stato” e “nazione” in quanto capace di aumentare la prosperità comune e garantire il funzionamento dell’apparato pubblico grazie al proprio lavoro che consisteva in scambi commerciali e compravendita dei prodotti, che venivano poi lavorati da lavoratori salariali. La borghesia costituiva quindi l’elemento trainante di tutta l’economia imperiale.  Primo e secondo stato  era formato dal sovrano, dai funzionari, dai nobili e dagli esponenti della chiesa. Si trattava di un 4% della popolazione che, oltre ad essere escluso dalla tassazione e di godere di diritti inalienabili, possedeva anche più del 90% di tutto il territorio francese, all’interno dei quali tutto ciò che veniva guadagnato finiva nelle loro mani. Per far fronte al problema della bancarotta, il re accettò di convocare per il primo maggio del 1788 gli Stati generali, un’assemblea a cui avrebbero preso parte tutti e tre gli stati. In vista dell’assemblea, il terzo richiese a gran voce che il numero dei propri rappresentati fosse il doppio rispetto a quello dei nobili e del clero, così che si avesse un numero equo di rappresentanti. Il re accolse apertamente questa richiesta (il suo principale nemico inizialmente erano gli aristocratici) e non solo, ma diede a questo stato anche la possibilità di stilare in un’unica raccolta tutti gli aspetti che avrebbe voluto che venissero cambiati. La “cahiers de doléances” (o raccolta delle lamentele) non venne però presa in considerazione dal re durante l’assemblea. Di fronte a questa ingiustizia e ad un processo non equo, il terzo stato si adoperò per creare una propria assemblea definita come “assemblea nazionale”, in quanto esso aveva già un’autonomia tale da potersi definire nazione indipendente. Durante questa assemblea, svoltasi all’interno di quella che prende il nome di “pallacorda” si proposero una serie di proposte illuminista, diffuse poi dal

popolo grazie all’aiuto della stampa, la più radicale, quella di assalire il carcere della Bastiglia, noto per contenere oppositori politici incarcerati dei nobili. Per volontà popolare, il 14 luglio 1789 il carcere viene assalito, ha inizio la Rivoluzione francese. Rivoluzione  evento che richiede l’utilizzo della violenza, non troppo lungo e con una durata precisa, irreversibile A poco più di un mese di distanza dall’assalto, l’Assemblea nazionale venne incaricata di stilare la nuova costituzione del regno di Francia, nacque quindi un documento denominato “Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino”, il quale riassumeva i principi di libertà, uguaglianza e fraternità a partire dai quali il movimento rivoluzionario si era sviluppato. A questi principi, il popolo francese decise di aggiungerne un quarto, quello di felicità, presente nella “Dichiarazione di indipendenza americana” che aveva di pochi anni preceduto la Rivoluzione francese. Fu proprio a partire da questo principio che il popolo riuscì a porre fine al problema del destino da riservare al re deposto, che nel frattempo tentò di scappare in Belgio vestito da uomo comune, immedesimandosi nel popolo borghese a cui aveva sempre voltato le spalle. Si stabilì quindi l’impossibilità di ritenere il re Luigi XVI come uomo uguale agli altri e in quanto non tale, essere non appartenente al popolo francese, il quale accumunato da medesimi ideali e medesime esperienze di repressione sul proprio territorio da parte del re portò avanti un vero e proprio movimento rivoluzionario che permise di stabilire per la prima volta il vero e proprio concetto di nazione*. In quanto non uomo e specificatamente non uomo uguale agli altri, il popolo francese stabilì la possibilità di violare la legge della natura ad egli inapplicabile. Nazione  insieme di individui accumunati da medesime esperienze di vita e pratiche culturali che si consolidano all’interno dello stesso territorio. Durante la Rivoluzione francese, il terzo stato diventa a tutti gli effetti una nazione, all’interno della quale ciascun individuo si rende conto di avere la responsabilità di interessarsi a ciò che lo riguarda. Il terzo stato si rende conto di avere qualcosa a cui tenere, ovvero gli affari pubblici a cui tutti devono partecipare attivamente. È la collaborazione di questi individui accumunati dallo stesso passato storico e culturale che permette di definire i confini dello “Stato francese”. Al fine di definire un insieme di individui “nazione” è necessario che le esperienze di quest’ultimi vengano condivise all’interno del medesimo spazio geografico, per impedire che avvengano i cosiddetti fenomeni di antisemitismo. (il popolo ebraico, dopo la diaspora, era diventato un popolo disgiunto, quindi pericoloso, debole e un facile capo espiatorio). La collaborazione tra gli individui formanti parte della nazione nasce per la prima volta la Repubblica francese, formata da cittadini politicamente e culturalmente attivi.

dovesse essere interamente di matrice popolare, sviluppata a partire dalle richieste del popolo  Girondini: erano una fazione politica che seppur a favore della rivoluzione non sosteneva totalmente l’uccisione capitale del re, ma preferiva un approccio più dialogico soprattutto con quelli della palude per scendere ad un compromesso comune  Giacobini: erano uno schieramento politico con una tendenza più similare a quella dei sanculotti, in quanto sostenevano che i principi popolari non dovessero essere in alcun modo intaccati dalla nobiltà. Nella disputa tra partiti ne uscì come figura di maggior rilievo, ancor prima della morte del re, Massimiliano Robespierre, capo del partito dei Giacobini e sostenitore della Rivoluzione che non considerava come un’opzione, ma come qualcosa di inevitabile che sperava si espandesse al di fuori della Franca. Divenne il promotore del connubio illuministi-rivoluzionari-francesi. Egli credeva infatti che francesi potessero essere ritenuti solo coloro che aderivano alla rivoluzione, e in quanto movimento rivoluzionario proprio del periodo dei lumi, quest’ultimi erano inevitabilmente da considerarsi illuministi (attualità: corrispondenza analoga connubio italiano-cattolico-fascista promosso da mussolini, i veri fascisti sono italiani e se sono italiani sono per forza cattolici) A partire da Robespierre il popolo diventa una massa, manovrabile, di cui un leader (e non un sovrano despota) ne deve rappresentare le volontà e a cui deve consigliare il cammino migliore. Il passaggio da sovrano a despota presenta però non poche difficoltà, prima fra tutte, quella per cui un leader nominato dal popolo, anche qualora assumesse il titolo di re o imperatore, non sarebbe comunque nominato da Dio, per cui cadrebbe la legge per cui il vicario di Dio in terra è inviolabile. Nella concezione medievale, infatti, si credeva che uccidere un re o imperatore fosse come uccidere un emissario di Dio, in quanto “unto” da quest’ultimo, ma poiché divenuto re per volontà popolare e non divina, questa inviolabilità cessa di esistere e il re può essere a tutti gli effetti ucciso (attualità: 1900/Monza/Re Umberto I viene ucciso). Robespierre afferma quindi la sua superiorità tra la massa tramite due azioni significative:  L’istituzione di un tribunale della Rivoluzione  L’istituzione di un comitato di salute pubblica: si tratta di un organo deputato ad operare come una polizia per controllare tutte le azioni antigiacobine e quindi antirivoluzionarie. Con l’istituzione di questo organo statale, Robespierre fomenta le lotte tra partiti parlamentari e fa terra bruciata tra i montagnardi, ritrovandosi quindi ad essere nemico dello stesso popolo che lo aveva nominato. Robespierre da inizio a quella che prende il nome di “Epoca del terrore”.

L’epoca del terrore e il Direttorio L’epoca del terrore, che ebbe durata dal 1792 al 1795, rappresentò l’apice della tragicità della seconda parte della Rivoluzione francese, nella quale il potere di Robespierre divenne intollerabile anche per coloro che lo avevano inizialmente nominato e sostenuti, i quali decisero poi di ribellarvisi contro. Nel 1794, Massimiliano Robespierre muore, ma la paura da parte del popolo di un nuovo re despota no. Al fine di evitare che ciò potesse accadere, il popolo francese istituì quello che prese il nome di “Direttorio”, ovvero una forma di governo nelle mani di 5 persone rappresentanti tutte le classi sociali, che tentarono di restituire alla Francia una stabilità economica e politica, quest’ultima tradotta in uno scontro armato con l’Austria, principale nemico della Francia insieme all’Inghilterra, di cui vollero a capo la figura di Napoleone Bonaparte. La guerra contro l’Austria e la figura di Napoleone Bonaparte Lo scontro voluto dal Direttorio e accordato con Napoleone Bonaparte, nacque inizialmente con un obiettivo troppo grande e in realizzabile, che si trasformò presto nel limitato tentativo di seminare terrore, conquistare almeno una parte di territorio e affermare il proprio prestigio. Per fare ciò, venne applicata una tecnica militare del tutto nuova (ed estremamente moderna che ritroveremo solo nel 1914), ovvero quella di aprire due fronti di difesa così da poter colpire l’Austria da due parti: la zona di confine Francia-Austria, e l’Italia Settentrionale. Quest’ultima era infatti caratterizzata da territori (Lombardia e Veneto) sottoposti all’oppressione austriaca da cui volevano rendere indipendenti. Napoleone Bonaparte venne incaricato di occuparsi proprio di questo fronte e per farlo creò una collaborazione tra il suo esercito e una serie di volontari indipendentisti italiani. Su questo fronte si verificarono numerose vittorie, tanto da permettere la chiusura dell’altro. Resosi conto del successo in territorio italiano, il Direttorio capì l’importanza di trasformare quello che nacque come combattimento ideale, con uno scopo troppo grande, ovvero conquistare Vienna, in un combattimento che inseguiva degli scopi concreti e raggiungibili, che permisero la nascita di una politica basata sulla concretezza. Il Direttorio minacciò quindi l’Austria, promettendo di interrompere il combattimento qualora quest’ultimi avessero smesso di sottomettere di Lombardia e Veneto e avessero lasciato che passassero sotto dominio francese. Ormai stanchi del combattimento, nel 1797 gli Austriaci firmarono il Trattato di Campoformio che sancì la fine della guerra e il passaggio di Lombardia e Veneto sotto il controllo del Direttorio. La guerra si concluse con un gran malcontento, specialmente da parte degli italiani, che nonostante avessero affiancato i francesi che credevano essere portatori di

Nonostante il fallimento militare, obiettivo di Napoleone Bonaparte era quello di diventare sovrano di un regno per consenso e acclamazione popolare. Questo significava però al contempo:  Un ritorno al passato: Napoleone sarebbe comunque diventato un re quindi, seppur con il consenso popolare, si sarebbe tornati al modello politico che la Rivoluzione francese aveva tentato di eliminare  Un aspetto innovativo: Il re non avrebbe più acquisito poteri per volere divino, ma per volere del popolo di cui si supponeva rappresentasse le volontà Nel 1804, Napoleone Bonaparte pone con la corona sul suo capo con le sue stesse mani affiancato dal pontefice, il quale approva che sia il popolo a scegliere il futuro sovrano. L’autoincoronazione di Bonaparte rappresentò un momento importante della storia, in quanto segnò un cambiamento nel rapporto potere spirituale-potere temporale. Se nel medioevo parte del potere spirituale veniva ceduto, per volontà di Dio e del suo vicario in terra, al potere temporale, nel periodo della Francia di Napoleone il papa ha il solo ruolo di notificare la decisione del popolo. La sua figura risulta comunque fondamentale in quanto, se notificata dal papa, vicario di Dio in terra, l’incoronazione risultava valida anche agli occhi di Dio. La politica dinastico-matrimoniale e il problema di Russia e Inghilterra Fallito il sogno di una vittoria contro l’Inghilterra e divenuto a tutti gli effetti imperatore di Francia, Napoleone Bonaparte si pose dunque un nuovo obiettivo: ampliare il proprio potere nei territori limitrofi dell’Europa centrale, i quali in seguito alla sua incoronazione si unirono a creare una lega antinapoleonica. Resosi conto che la potenza di quest’ultima risiedeva in politiche dinastico-matrimoniali che legavano i paesi che ne facevano parte, Napoleone Bonaparte agì con la medesima strategia (strategia che rappresenta in parte un passo indietro nella storia, poiché applicata già sia da Federico Barbarossa che dall’Inghilterra durante la guerra delle due rose). L’imperatore ordinò che in ogni territorio che intendeva conquistare vi fosse almeno un parente del re, e che quest’ultim* andasse in spos* al/alla figli* de sovrano si tale paese. La politica dinastico-matrimoniale, applicata in quasi tutta Europa, garantì un temporaneo stop azioni belliche, che rappresentavano un rischio di perdita di ulteriore denaro e uomini, ambedue non richiesti con questa modalità d’azione. Anche dominare con la forza risultava tuttavia una strada impossibile in quanto il popolo sottomesso, spinto da un sentimento di rivalsa, avrebbe sicuramento tentato di ribellarsi creando ulteriore tensione. (Bonaparte l’aveva usato tutto ciò a proprio vantaggio nella campagna d’Italia: è vero che sto occupando il vostro territorio, ma lo sto facendo per potervi togliere da una condizione di

sottomissione in cui vi aveva messo l’Austria. Bonaparte utilizza il malcontento degli italiani per mascherare il suo obiettivo di conquistare lo stato nemico. Resosene conto, il popolo italiano si ribella anche a Napoleone). La politica dinastico-matrimoniale divenne quindi un collante per tutti i luoghi d’interesse di Bonaparte, ma due realtà riuscirono comunque a sfuggirvici:  Impero di Russia  Inghilterra Napoleone Bonaparte si adoperò per colpire entrambi gli stati, nonostante la Russia non rappresentasse qualcosa che intendeva conquistare nell’immediato, poiché una realtà estremamente remota dalle altre realtà europee (mentre in Europa l’illuminismo era al suo apogeo, in Russia vigeva ancora il sistema della servitù della gleba). Per attaccare l’Inghilterra, che da sempre godeva di una estraneità da tutto ciò che accadeva in Europa, si formularono una serie di ipotesi, basandosi sulle precedenti fallimentari esperienze:  Si ipotizzò di colpire le vie di comunicazione tra Inghilterra e colonie, ma l’ipotesi venne scartata immediatamente, non solo perché si era già rivelata fallimentare durante la campagna d’Egitto, ma perché avrebbe avuto pesanti conseguenze anche sulla Francia  Si ipotizzo di mettere in atto anche in quel territorio la politica dinastico- matrimoniale, ma poiché Francia e Inghilterra erano nemiche da secoli, quest’ultima non avrebbe mai accettato una tale proposta  Infine, si ipotizzò uno scontro frontale, ma che ovviamente venne presto dimenticato poiché insostenibile sotto tanti punti di vista Per risolvere la questione inglese, Napoleone Bonaparte mise in atto per la prima volta nella storia quello che prese il nome di “embargo”; ovvero, dopo aver riunito tutti i paesi sotto il suo controllo nei quali vigeva la politica dinastico-matrimoniale, ordinò a quest’ultimi che fossero del tutto eliminati i rapporti commerciali con l’Inghilterra, che fu messa quindi in grande difficoltà. Per quanto riguardava l’Impero di Russia, invece, poiché confinante con paesi sotto controllo francese, venne automaticamente considerata indirettamente sotto controllo della corona di Francia, e gli vennero dunque imposti gli stessi obblighi che erano stati posti anche agli altri Stati. La campagna di Russia Non molto tempo dopo aver firmato l’accordo per il quale si sarebbe impegnato ad interrompere i rapporti commerciali con l’Inghilterra, l’Impero russo riprese a scambiare merci sottobanco con la corona inglese. La Francia decise dunque di attaccarlo, così da poter poi raggiungere più facilmente anche l’Inghilterra senza dover far ricorso ad una doppia flotta (specialmente

di mentalità. Politicamente la Restaurazione riuscì nell’intento ma non socialmente poiché il popolo necessitava il rinnovamento promosso dall’illuminismo, che continuava a richiedere a gran voce. Nonostante l’esilio, Napoleone Bonaparte rimase convinto di poter riportare in vita l’assolutismo illuminato, una forma di potere nella quale le leggi venivano prodotte a partire da principi illuministi, i quali sostengono che, poiché tutti gli uomini sono dotati di ragione, è necessario vedere il prossimo come fine e mai come mezzo. Per garantire il ritorno dell’assolutismo illuminato, dall’Isola d’Elba, Napoleone Bonaparte elabora il cosiddetto “codice civile napoleonico”, ovvero un insieme di riforme volte a favorire la pluralità di pensiero; queste riforme, infatti, riconobbero per la prima volta nella storia l’aborto e la valorizzazione delle donne. Queste riforme volevano inoltre permettere all’uomo di far sentire la propria voce e di opporsi a determinate condizioni o idee (anche se imposte dallo stesso re). Per riacquistare potere, tuttavia, Napoleone Bonaparte preferì non agire ma aspettare il fallimento del suo successore, finché non riuscì a rientrare in Francia. L’Inghilterra intanto, insieme ad altri stati europei si adoperò per la creazione di una nuova coalizione antinapoleonica, volta a fermare l’avanzata di quest’ultimo. Salito di nuovo al potere, Napoleone Bonaparte dichiarò guerra all’Inghilterra a Waterloo (1815) dove perse, svantaggiato dal clima, per opera della corona inglese coalizzata con Prussia, Russia, Austria e altri stati. Napoleone venne processato e nuovamente esiliato, questa volta sull’isola di sant’Elena dove morì sei anni dopo. Dopo Napoleone: moti rivoluzionari e nazionalismo Il periodo della Rivoluzione francese e tutto ciò che ne seguì, rappresentò l’inizio di quello che prende il nome di “nazionalismo”. A volere la rivoluzione fu infatti un insieme di individui dotati di ragione acquisita da medesime esperienze storico-culturali di cui sono stati protagonisti nello stesso luogo e nello stesso momento. Questo insieme di individui, nonché il terzo stato francese, si riconobbe come “Nazione” ancora prima che questo concetto si affermasse in Europa. L’errore commesso da Napoleone Bonaparte fu quello di ritenere paesi come l’Austria paesi neutri in cui poter proiettare lo spirito francese, incosciente però del fatto che l’Austria come tutti gli altri paesi aveva maturato una propria identità inseguito ad esperienze che solo esso e nessun altro paese aveva vissuto. A consolidare l’idea di “Nazione” che pian piano iniziavano ad adottare tutti i paesi, furono i “moti rivoluzionari”, che permisero all’uomo di riconoscere come ciò che caratterizzava un territorio non fosse la supremazia di un sovrano, ma il suolo su cui migliaia di persone condividevano le stesse esperienze. (es. i francesi non sono più da riconoscersi come “i sudditi di

Luigi XVI”, ma come coloro che nello stesso luogo e nello stesso momento ne hanno subito il dispotismo). Quelli che presero il nome di “moti rivoluzionari” si suddividono in tre gruppi principali:  Moti rivoluzionari del 1820-1821: garantirono un maggior coinvolgimento del popolo in tutti gli ambiti, specialmente quello politico, anche nei paesi dove vigeva ancora la monarchia assolutistica. Si richiese quindi che se non tutto il popolo almeno dei suoi rappresentanti potessero essere considerati negli affari pubblici. In Europa, molti paesi consolidarono il senso di nazionalismo nell’arco di più anni e non con eventi drastici come avvenuto invece in Francia.  Moti rivoluzionari del 1830-1831: a partire da questi moti si iniziò a considerare la possibilità, non solo di coinvolgere tutte le classi sociali nell’ambiente politico, ma rivoluzionare completamente quest’ultimo. Questo non avvenne, la monarchia rimase, tuttavia crollarono molte delle certe dell’Ancien Regime.  Moti rivoluzionari del 1848: con questi moti si richiese a gran voce che il sovrano approvasse una “costituzione”, ovvero un insieme di leggi di matrice popolare, cioè significa elaborate con la collaborazione del popolo. La nascita della costituzione rafforzerebbe il senso di nazione: è possibile rimanere un regno, ma bisogna essere prima di tutto una nazione unita. Quello dell’800 rappresentò tuttavia un secolo di contraddizioni: nonostante il massiccio coinvolgimento popolare in tutti gli ambiti e nonostante il popolo venga pian piano riconosciuto come “nazione”, i sovrani non rinunciarono a sacrificarli per le loro azioni belliche. (es. nel corso dell’800, la Francia dichiarò guerra alla Crimea, scontro al quale si aggiunse anche il regno dei Savoia, non perché avesse particolari problemi con la Crimea, ma perché voleva mostrare la propria grandezza agli occhi degli altri regni d’Europa). Tre grandi eventi dell’Ottocento Il secolo dell’800 si suddivide in tre grandi momenti storici:  La restaurazione (1815): con il congresso di Vienna da parte dei paesi della coalizione antinapoleonica si cerca di riportare un modello politico pre Rivoluzione francese e pre illuminismo.  Il Risorgimento (1820): è il momento storico dei grandi moti rivoluzionari che insieme alla seconda rivoluzione industriale portano ad un cambio all’interno delle società nelle quali si era ormai affermato un senso forte di identità nazionale, che più tardi degenerò in nazionalismo  L’imperialismo (1880): è un periodo storico che caratterizzò la fine dell’ottocento e che nacque come conseguenza del nazionalismo. L’imperialismo fu poi affiancato dal fenomeno storico denominato