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Dal romanzo a Verga Il romanzo nasce nel 1700 con la borghesia, definita la “classe di mezzo” poiché comprende – ad esempio – imprenditori a cui non interessa la cultura classica ma che comunque leggono e scrivono, durante la rivoluzione industriale in Inghilterra e riceve un piacevole riscontro dal pubblico perchè:
A trattare di questo conflitto tra individuo e società vi sono i romanzi realisti di Stendhal, il cui nome è Henry Beyle, e Balzac:
Comte diede vita al positivismo, con l’opera “Corso di filosofia positiva”, la quale venne riconosciuta in 800 inoltrato. In quest’opera afferma che lo stato si basa su una società positiva, basata sul sapere scientifico, sulla scienza: individua tre stadi:
Un importante autore naturalista è Guy de Maupassant, che nasce in Francia, e grazie all’amico Flaubert conosce Emile Zola, difatti ne “Le serate di Medan” viene inserita la sua novella Palla di sego, col quale ottiene un grande successo. Dopo di che pubblica circa 300 racconti e 6 romanzi. Nell’arco della sua vita affronta varie malattie ereditarie che lo portano ad in tentativo di suicidio, per cui viene ricoverato in una clinica psichiatrica dove muore a 43 anni. Lettura di “Boule de Suif” – Guy de Maupassant Racconta di un gruppo di persone in fuga da Rowen verso le Havre su una carrozza. Da queste donne vi è la prostituta Boule anche chiamata “Palla di grasso” per il suo aspetto, che ottenne la diffidenza dei suoi compagni ma che riuscì a sciogliere nel momento in cui condivise con loro del cibo per il viaggio. Tuttavia successivamente lo costrinsero a una notte d’amore con l’ufficiale prussiano in quanto se no non sarebbe ripartita la carrozza,ncosì lei all’inizio rifiutò ma poi venne costretta è una volta ch e la diligenza ripartì, i viaggiatori, colmi di sprovvisti di cibo non ricambiaronono il favore. In quest’opera Maupassant critica la borghesia in quanto è immorale nei confronti delle classi umili. Lettura di Nanà – Emile Zola; “Assommoir” Questa lettura è tratta dal romanzo l’Assommoir (letteralmente “l’ammazzatoio”) di Emile Zola che attraverso quest’opera denuncia le condizioni di degrado delle classi umili e l’alcolismo, ambientando il tutto nell’osteria, che è il luogo di incontro di pe rsonaggi che si danno al vizio del bere, dove la protagonista Gervaise fa la lavandaia. Dopo essere stata abbandonata dall’amante Lantier conosce l’operaio Coupeau col quale vive un periodo di tranquillità finché lui non si dà il vizio del bere e ricompare Lantier col quale Gervaise inizia una relazione ma Lantier la sfrutta economicamente finchè lei non può più a gestire la situazione economica e cade in rovina e nel vizio del bere mentre la figlia di Coupeau inizia a prostituirsi. In questa lettura si parla di Nanà, figlia di Coupeau, che visse un periodo di serenità con un commerciante finché questo non iniziò a importunarla e a ronzarle troppo intorno, e lei se ne allontanò. Si racconta in particolare la dinamica familiare di Nanà in quanto sia il padre che la madre la picchiano e si danno al vizio del bere. Inoltre spesso mentre il padre la picchia la madre la difende e viceversa, per cui in questa situazione familiare è molto triste e arrabbiata a tal punto che, un sabato, tornata a casa e vedendo le condizioni dei suoi genitori ubriachi che non le hanno neanche riscaldato la cena, decide di fuggire. Il giorno dopo il Copeau si danno la colpa della fuga della figlia. GIOVANNI VERGA Giovanni Verga nasce a Catania nel 1840 da una famiglia molto ricca che gli permette di iniziare la sua attività da scrittore facendolo seguire da un insegnante patriota che lo porta a scrivere i primi romanzi romantici patriottici come "I carbonari della montagna", "Amore e patria" e "Sulle lagune", ma compiuta l'unità d'Italia scrive romanzi tardo-romantici come "Storia di una Capinera" che anticipa il verismo e con la quale ottiene fama, ma dopo di che, in seguito all'inchiesta sonnino, che si occupa di rilevare le condizioni meridionali, torna in Sicilia e si interessandosi alla questione meridionale da vita al verismo di cui il principale teorico fu Capuana.
Nella prefazione dei Malavoglia presenta il romanzo come il primo del ciclo dei Vinti e mostra la propria adesione alla tecnica dell'impersonalità. Fin da subito Verga dichiara che in quest'opera si parlerà di come una famiglia felice all'improvviso comprende che si può star meglio e che si possono migliorare le proprie condizioni, per cui proverà ad allontanarsi dal proprio "porto sicuro" per esplorare nuove acque; tuttavia questa fiumana del progresso (progresso che non si ferma e che distrugge tutto) porterà al fallimento della famiglia. Inoltre nella Prefazione spiega che il suo ciclo inizierà dando spazio alle classi più basse in quanto è più facile spiegare e comprendere la dinamica delle classi più basse rispetto a quelle delle classi più alte, che sono più complesse, difatti le classi più basse sostanzialmente dato che vogliono solo migliorarsi economicamente iniziano un'attività commerciale che li porta al fallimento. Nei Malavoglia:
La storia è ambientata in Sicilia dopo l'Unità d'Italia, in un periodo in cui si cerca l'equilibrio tra i valori tradizionali e quelli innovativi, difatti:
Caratteristiche> conflitto tra figura paterna e figlio, narratore inaffidabile ed interno, inettitudine Società , Cultura, Idee Il termine “Decadentismo” deriva dall’aggettivo dispregiativo attribuito dalla critica ufficiale a coloro che si contrapponevano al mondo borghese, caratterizzati da uno stato d’animo autodistruttivo, tipico atteggiamento bohémien ispirato ai poeti maledetti di Baudelaire. Il termine, venne però assunto polemicamente da questi intellettuali, rovesciandolo e attribuendogli un privilegio spirituale, le principali caratteristiche del termine vennero elencate nella rivista “Lutè ce” (ex nome di Parigi) nella quale vennero compresi artisti come Corbiè re, Rimbaud, Mallarmé e Huysmans. Essendo che in altri paesi viene definita come corrente culturale, il “Decadentismo” è considerato una corrente culturale degli ultimi due decenni dell’Ottocento. La visione del mondo decadente Come prima caratteristica della visione decadente, troviamo il rifiuto del Positivismo (realtà regolata da leggi ferree, scienza permette di dominare l’uomo e progresso visto come sconfitta dei mali che affliggono l’umanità ). Infatti per quanto riguarda l’uomo decadente realtà e scienza non possono dare la vera conoscenza del reale in quanto, quest’ultima è misteriosa ed enigmatica. Sono infatti attirati da ciò che non si può conoscere, ciò che va oltre l’oggettivo e il visibile, e le loro opere sono caratterizzate da empatia (sensazioni proiettate in oggetti nei quali ci si identifica) irrazionale, come ad esempio nei “Fiori del male” di Baudelaire. Importante nella cultura decadente è l’inconscio, caratterizzato da un distaccato legame con la persona, ciò permette esperienze ineffabili, conoscendo realtà più vere. Per riuscire a raggiungere ed esplorare il mistero e il segreto della realt à, i decadenti si sottopongono a stati irrazionali dell’esistere, come malattia, follia, nevrosi, delirio, sogno, incubo, allucinazione, i quali possono venire raggiunti anche tramite alcool (es. assenzio) e droghe, i quali permettono di vedere ciò che è al di la delle cose e del vero. Ulteriore metodo per consentire l’esperienze attraverso l’ignoto si incontra nel panismo, specialmente utilizzato da D’Annunzio e nelle epifanie (raggiunto caricando un’aspetto della realtà insignificante di una intensa misteriosità ). La poetica del Decadentismo Nasce il fenomeno dell’estetismo: i Decadenti vedono il bello come regolatore della propria vita, circondandosi da oggetti preziosi e raffinati e rifiutando la banalit à e la gente comune. Ne sono colpiti Ruskin, Pater, Huysmans, Wilde e D’Annunzio. Il linguaggio poetico, perde il suo valore comunicativo, acquisendo quello suggestivo e ed evocativo capace di rivelare l’ignoto. Ciò rende le poesie decadenti al limite dell’incomprensibilità rivolte a coloro capaci di accedere al mistero, in alcuni casi estremi la poesie funge da autocomunicazione, il poeta parla esclusivamente a sé stesso. Questa caratteristica poetica è data dal fatto che i decadenti riconoscono la loro superiorità aristocratica rispetto al mondo borghese, ritenuto mediocre e volgare, tutto ciò incrementato dalla nascita di opere rivolte al grande pubblico, meccaniche e ripetitive, dalle quali i decadenti vogliono distinguersi e differenziarsi. Tra le tecniche espressive più importanti incontriamo la musicalità , infatti la musica era vista come la più importante e magica tra le arti, proprio per questo il linguaggio suscita suoni ed echi profondi. Inoltre la sintassi si fa sempre più vaga, imprecisa ed ambigua.
La metafora è molto utilizzata nelle opere decadenti, in quanto riesce a dare una visione simbolica del mondo ed è capaci di istituire legami impensati tra diverse realtà. Infatti contrariamente al rapporto allegorico, nettamente codificato e comprensibile, quello simbolico o decadente è caratterizzato dal mistero e dall’allusione visti in diversi sensi. Molto utilizzata è anche la sinestesia, cio è l’accostamento di termini provenienti da diverse sfere sensoriali che conservano un rapporto analogo e oscuro. TEMI E MITI DELLA LETTERATURA DECADENTE L’età del Decadentismo è caratterizzata da un grande senso di stanchezza esistenziale derivante dalla percezione di un disfacimento ormai vicino e, in gran parte, gi à in atto. La malattia e la perversione sessuale sono temi costanti, che i decadenti assumono come svelatori di verità e che simboleggiano la crisi di un’epoca soffocata dall’angoscia. Ma esiste un’altra faccia della medaglia che consiste nell’esaltazione della pienezza vitale e nel culto della forza; questo slancio vitale risulta per ò nient’altro che un modo per cercare di sconfiggere l’attrazione per la morte dovuta a quel senso di stanchezza esistenziale di cui s’è detto. Forme Letterarie La produzione decadente si ispira al poeta francese Charles Baudelaire, i primi suoi seguaci furono Verlaine, Rimbaud e Mallarmé (capiscuola del Simbolismo francese), mentre in Italia incontriamo D’Annunzio e Pascoli. Il romanzo più significativo di questo periodo è “Controcorrente” di Huysmans che si basa sulla figura dell’esteta e contiene tutti i temi tipici decadente. Successivamente incontriamo “Il discepolo” scritto da Bourget considerato il primo romanzo psicologico (analisi della dimensione interiore), quest’ultimo si diffonde anche in Italia per mano di D’Annunzio, Fogazzaro, Svevo e Pirandello. Baudelaire e i poeti simbolisti I fiori del male Viene pubblicata in una prima edizione nel 1857, composta da cinque sezioni: Spleen e ideale, I fiori del male, La rivolta, Il vino e La morte. Suscita numerose critiche da parte del pubblico benpensante, infatti il tribunale ne ordinò il sequestro e alcune opere vennero censurate. L’autore ricorse quindi a pubblicare una seconda edizione nel 1861, composta da una sezione aggiuntiva; Quadri parigini e con nuovi testi in sostituzione a quelli censurati.
questo romanzo che segna il suo avvicinamento all’estetismo, anche se in questo modo ne segna anche la sconfitta, dato che Andrea Sperelli è fondamentalmente un inetto. D’Annunzio amava far parlare di sè, difatti viveva nei grandi salotti anche se spesso non aveva la possibilità economica per farlo. Folle in letteratura, rompe gli schemi, registra qualsiasi stimolo letterario che si pone davanti a lui. Difatti, ha aperto alla nostra letteratura molti generi (ad esempio, la letteratura russa subentra nella nostra). Viene addirittura definito una “officina del riciclaggio” da un critico, poiché era famoso nel riprendere pezzi di letteratura altrui per poi ricostruirli a modo suo. Conseguentemente, si può intuire come non produsse niente di suo. Tra i suoi generi, sono noti: l’Estetismo, il Superomismo, l’influenza del Romanzo Russo e la fase notturna (parte della sua vita in cui perde la vista, e scriveva grazie a sua figlia, la quale gli ritagliava delle strisce di carta. Questa fase viene definita come quella più vera, più intima, in cui conosce e parla di sè stesso) D’Annunzio scopre il mondo Nietszschiano, che cambierà le sue opere profondamente. Difatti, se già un ideale di superuomo era presente in Andrea Sperelli, protagonista del piacere, nelle Vergini delle Rocce, si può notare l’idea di superiorità rispetto alla massa. Differenza con superuomo Il superuomo è un esteta che non si isola ma agisce nel contesto sociale. E’ l’evoluzione dell’esteta, mette al centro di tutto una visione pagana della vita, ma a differenza dell’esteta assume il compito di guidare la massa ignorante a causa dell’avvento della democrazia che rovina il bello. (384) IL PIACERE Nel 1889 D’Annunzio pubblica ‘il Piacere’ appartenenze al ciclo della rosa, di cui fanno parte anche L’Innocente ed il Trionfo della morte. Con questo titolo, l’autore vuole sottolineare il tema centrale dell’opera, ovvero l’eros, ma anche il piacere estetico, dato che il protagonista, Andrea Sperelli, ricerca il bello in ogni cosa. E’ fondamentale l’analisi interiore del personaggio. L’opera finisce con l’inettitudine del personaggio, in quanto indeciso tra due donne che lo lasceranno solo. Dunque, si renderà conto di aver ricercato inutilmente il piacere. Il protagonista è un doppio dell’autore, nella ricerca del bello ad esempio. Come ormai classico di D’Annunzio, lo stile è esagerato, aulico, fatto per colpire i lettori. E’ un romanzo sensuale, intesa al riferimento del mondo delle sensazione fisiche. Questa centralità si traduce in un rapporto con la natura fondata sui sensi, è una visione pagana, non spirituale, basata sull’appagamento attraverso gioie terrene, ciò che si percepisce attraverso i sensi. LETTURE SU D’ANNUNZIO Ritratto di un «giovine signore italiano del XIX secolo» Il Piacere libro I, cap. 2 In questa lettura, vi è la presentazione del protagonista, Andrea Sperelli, il quale è un conte che proviene da una famiglia borghese e ricca da generazioni. Cresciuto da suo padre, il quale l’ha educato con massime come ‘habere, non haberi’, ovvero possedere e non essere posseduti, ricerca il bello in ogni cosa, ricerca il piacere massimo dalla vita. Tra Elena e Maria: l’immagine della ‘terza amante ideale’ Il Piacere libro III, cap. 3 In questa lettura, Andrea è indeciso tra le due donne che lo tormentano: Elena, sua vecchia amante, e Maria, donna da cui è attratto. Inaspettatamente, la prima donna lo bacia causandogli non pochi pensieri.
Andrea Sperelli, protagonista dell’opera “Il Piacere” di Gabriele D’Annunzio, viene mostrato fin da subito come appassionato alla bellezza ed all’estetica. Non è un caso, difatti, che nel testo non si trovino riferimenti ad un’educazione morale. Suo padre gli fu d’esempio. Anch’egli era un uomo “eccessivo”, amante delle passioni e del bello, che accompagnò in vari viaggi il figlio con l’intento di fargli avere una formazione viva, non fondata sui libri ma sulla realtà. Grazie alle massime del padre, Andrea ebbe una visione nuova della realtà, fondata sull’estetismo. Difatti, l’insegnamento paterno si fonda sulla ricerca del bello “bisogna fare la proprietà vita come si fa un’opera d’arte”, sul culto della libertà “bisogna conservare ad ogni costo la libertà, la regola dell’uomo d’intelletto è habere non haberi”, sull’individualismo e sulla ricerca del nuovo. Queste massime però si conciliano con la debolezza della volontà di Andrea. IL TRIONFO DELLA MORTE Rappresenta una sorta di sviluppo del Piacere, poiché il superomismo e l’introspettiva del protagonista vengono ancora più sottolineate. Scrive quest’opera grazie all’ispirazione del ‘culto dell’io’ dello scrittore Barrès, ai versi del poeta Swinburne da cui deriva la figura della femme fatale, e da Nietzsche. Il protagonista, Giorgio Aurispa, è un altro doppio di D’Annunzio , dato che sempre profondamente vuoto e frastornato da pensieri. La figura dell’inetto è ancora fortemente predominante, in quanto il protagonista è ancora uno sconfitto LE VERGINI DELLE ROCCE Pubblicato nel 1895, rappresenta il romanzo del superuomo. Il protagonista, Claudio Cantelmo, però, è un superuomo incompiuto, inetto, che ama la procrastinazione, fondamentalmente simile agli altri due protagonisti D’Annunziani. Giorgio Aurispa è un esteta che, travagliato da un’oscura malattia interiore, va alla ricerca di un nuovo senso della vita. Ha un rapporto conflittuale con la famiglia e soprattutto con il padre, e tende a identificarsi con la figura dello zio suicida. Vuole creare un nuovo superuomo per creare una razza eletta in grado di governare Roma. Cerca questa donna in una famiglia malata, e sceglie Anatolia, che non vorrà seguirlo. La soluzione alla sua condizione risiede nel messaggio dionisiaco di Nietzsche, ma non riesce a raggiungerla a causa di forze oscure. IL FUOCO Qui, il superomismo si fonda con l’estetismo, in quanto il protagonista vuole creare un’opera d’arte totale che comprenda sia musica, che poesia che teatro. Fondamentale è la sua relazione con Foscarina, il quale lo sostiene nelle sue produzioni artistiche. Qui, si intravede la vera relazione tra Eleonora Duse e D’Annunzio. La fine di questo frequentazione, però, viene annunciato nell’opera, in quanto Foscarina, la quale stava per invecchiare, lascia il protagonista in quanto non più musa ispiratrice. A Venezia, l’eroe Stelio Effrena medita la creazione di un nuovo teatro con lo scopo di forgiare lo spirito nazionale della stirpe latina. Foscarina Perdita→NEMICA; con il suo amore nevrotico e ossessivo ostacola l'eroe. Il romanzo si conclude con il sacrificio di Foscarina che lascia libero l’eroe, ma comunque non si assiste alla realizzazione del suo progetto. FORSE CHE SI’ FORSE CHE NO Qui, è presente il tema della tecnologia, delle macchine etc. l’eroe Paolo Tarsis realizza la sua volontà eroica nel volo→ in questo caso d’Annunzio si fa celebratore della modernità e del progresso, della macchina. Isabella Inghirami→ NEMICA con un amore nevrotico, ossessivo, sensuale e perverso. Mentre il protagonista cerca la morte durante un volo, è colto da un improvviso desiderio di vivere e sopravvive. Le nuove tendenze narrative→ questi romanzi si allontanano sempre maggiormente dal modello naturalistico per andare in direzione del ROMANZO PSICOLOGICO, incentrandosi sulla visione soggettiva del protagonista e sull’esplorazione della sua coscienza e dei processi interiori. Questa impostazione è necessaria
lirica qui è pura musicalità, l’ispirazione poetica è più autentica, e rappresenta questo rapporto diretto con la natura. Il significato dell’opera è la manifestazione del superuomo, a cui soltanto è concesso di immedesimarsi con la natura, di trasumanare (> termine dantesco, andare oltre la natura umana) per immergersi direttamente con la natura per andare oltre il contatto umano. Solo il superuomo può abbracciare la natura, farla diventare parte di sé. Solo il superuomo riesce a cogliere questo scambio. Si ispira alle metamorfosi di Ovidio, il quale fa un’antologia di tutte le metamorfosi mitologiche.
Questa poesia, composta nel 1889, descrive una sera di inizio giugno. È divisa in tre strofe, che descrivono in tre quadri diversi, i tre momenti della sera (la fine del pomeriggio, la sera, e l’inizio della notte). Leggendo l'opera si percepisce la presenza di due figure: una maschile, rappresentata da un uomo che coglie le foglie di un gelso, e una femminile, l’amante del poeta, a cui D'Annunzio si rivolge durante tutta la poesia. Le strofe sono separate da tre versi, i quali iniziano a tutti con la fase “laudata si”, queste parole sono tratte dal cantico delle creature di San Francesco, a cui tutta la poesia è ispirata. Possiamo notare analogie e differenze tra le due opere: Francesco, in chiave cristiana, esaltava l'unità tra di Dio e le sue creature, D'Annunzio, laico, quella tra la natura e i suoi elementi.
“La pioggia nel pineto” è una tra le più belle poesie di D’Annunzio. E’ rivolta alla donna amata, Ermione. La scena si svolge in un bosco, nei pressi del litorale toscano, sotto la pioggia estiva. Il poeta passeggia con la sua donna, Ermione e la invita a stare in silenzio per sentire la musica delle gocce che cadono sul fogliame degli alberi. Inebriati dalla pioggia e dalla melodia della natura, il poeta e la sua donna si abbandonano al piacere delle sensazioni con un’adesione così totale che a poco a poco subiscono una metamorfosi fiabesca e si trasformano in creature vegetali. La poesia La pioggia nel pineto è ricca di enjambement e similitudini. Le rime sono libere e sono presenti molte onomatopee. KAFKA E TOZZI La letteratura cambia completamente, ed arriva a trattare del tema del rapporto con il padre, che spessissimo riconduce alla figura dell’inetto (es. Zeno Cosini). Questo mutamento sicuramente avviene anche grazie alle scoperte psicologiche, come la formulazione del complesso di Edipo, il quale riflette dunque sulla personalità della persona in relazione ai suoi genitori. Ciò si può rivedere in Kafka ed in Tozzi. Kafka scrive la famosa ‘lettera al padre’, in cui lo definisce un tiranno. Il padre di Tozzi, viene definito come molto simile a quello del primo autore, in quanto imprenditori di sé stessi ed aggressivi verso i figli. ITALO SVEVO Svevo è un personaggio particolare, il suo vero nome è Ettore Schmitz ed il suo nome è significativo. Nato a Trieste, era una zona contesa tra l’Italia, l’impero asburgico etc. Italo Svevo alludeva proprio a questo, che nella sua città c’erano più identità. I suoi genitori erano ebrei. Non fece studi classici, non conobbe i grandi classici, non era nobile, lavorava, scriveva per passione. Ebbe il successo con la coscienza di Zeno, e per gran parte della sua vita non ebbe successo letterario. E’ un personaggio che esula da quello che è il percorso tradizionale degli altri letterati. Prese lezioni di inglese da Joyce, il quale gli fece avere successo in Francia. Inoltre, suo cognato era paziente di Freud, quindi ebbe la possibilità di conoscere la psicoanalisi. Lavorò in banca, sua moglie era figlia di un grande imprenditore che lo assunse, viaggiò molto. La sua fame fu dovuta ad una recensione sulla coscienza di Zeno da Montale, figura importantissima del ‘900. Il suo è un romanzo innovativo; LA COSCIENZA DI ZENO
Italo Svevo scrive l’opera dopo altri due romanzi, ovvero Una Vita e Senilità. Pubblicato nel 1923, è fondamentale l’amicizia con Joyce, il quale inciterà lo scrittore a continuare a scrivere. Quest’opera viene scritta in un periodo particolarmente positivo della vita di Svevo, in quanto è ormai un uomo di successo nella società. Zeno Cosini è un personaggio da ‘manuale’, con tratti del nevrotico, pieno di sensi di colpa , inetto a causa del padre, e fortemente ipocondriaco. Viene ritenuta importante la presenza dei sogni, per l’interpretazione che gli viene fornita, e la narrazione, appartenente ad un io ‘inattendibile’, in quanto capace di mentire o di raccontare la storia dal suo punto di vista. Il romanzo è diviso in 6 capitoli, in cui si parla del rapporto tra il protagonista e il fumo, col padre etc. Nessuno degli eventi narrati sono ‘di rilievo’, ma sono importanti nella storia interiore di Zeno. La narrazione avviene secondo il filo della memoria del protagonista, quindi il tempo è misto. Il protagonista è il doppio dell’autore, in quanto ha problemi di fumo, suona lo stesso strumento – il violino, etc. Zeno chiaramente è un inetto, un disadattato che non riesce a portare a termine i suoi obiettivi, come quello del fumo. Nonostante ciò, è un inetto ‘vincente ’, poiché comprende di essere malato, come ammette lui stesso. Alla fine dell’opera, il protagonista comprende però che è la vista stessa ad essere malata , poiché inquinata dalla civiltà moderna. LUIGI PIRANDELLO Pirandello nasce nel 1867 in Sicilia, ad Agrigento, da un padre proprietario di una miniera di zolfo. Anche lui, come Kafka e Tozzi, riscontra problemi con il padre, il quale è arrogante e violento. Al contrario, è legato con sua madre. A vent’anni inizia a girare il mondo, si trasferisce a Roma e poi in Germania, dove leggerà dei testi filosofici in lingua originale. Dopo il matrimonio con Antonietta, si stabilisce a Roma. Qualche anno dopo, la miniera di zolfo di famiglia si allaga e Pirandello cade in disgrazia. Non a caso sua moglie inizia ad avere un disturbo psichico, per cui sarà rinchiusa nel 1919. Interessato al teatro, riesce ad avere fama internazionale, difatti con ‘Come tu mi vuoi’ riesce a ricavare 40 mila dollari. LA FILOSOFIA DI PIRANDELLO In “Arte e coscienza d’oggi” critica il progresso della scienza che ha tolto all’uomo la fede in Dio che secondo Pirandello ormai non si può ripristinare. Inoltre Pirandello ammette l’esistenza di personalità multiple che vivono all’interno di noi dopo aver letto un saggio di Alfred Binet e nonostante non avesse conosciuto Freud, ammette anche l’esistenza dell’inconscio da dove provengono quelle pulsioni contrapposte alla moralità. Inoltre, parla della maschera (chiamata da lui forma) da noi assunta, che però, come afferma nell'Umorismo finisce prima o poi per cadere anche per motivazioni banali e barlumi improvvisi rivelatori costringendoci a vederci realmente per come siamo, tuttavia vedersi per come si è realmente porta a esiti negativi: suicidio, follia, evasione dalla realtà cercando una dimensione alternativa. L’UMORISMO Pirandello elaborò un saggio sull’umorismo in cui definisce la sua scrittura come umoristica, diversa dalla comica poiché si ferma all’avvertimento del contrario, ovvero il presentimento di qualcosa di anormale, mentre nella scrittura umoristica c’è il sentimento del contrario , ovvero il portare alla riflessione del contrario. Difatti, l’umorismo è un’arte doppia, in cui ‘una faccia ride del pianto della faccia opposta’. Analizza il problema reale. Tema della famiglia Viene analizzato da un punto di vista di smascheramento delle ipocrisie, la differenza tra apparenza e realtà> anche se spesso sfociano in follia. Come in Pensaci Giacuminu,
suo falso amante e consuma veramente l’adulterio, in concomitanza con il suo rientro a casa poiché il marito non riusciva a vivere senza di lei. IL FU MATTIA PASCAL Pubblicato nel 1904, racconta la storia di un uomo, Mattia Pascal, il quale dopo la vittoria di un’ingente somma e la falsa morte sui giornali, scappa e si crea una nuova identità, Adriano Meis. Dopo varie peripezie, è costretto a tornare a casa sua ma scopre che sua moglie si è risposata. Per cui rimane solo, spettatore della sua stessa vita. QUADERNI DI SERAFINO GUBBIO Pubblicato nel 1925, è un romanzo poco lineare, frammentario, che ricorda molto ‘il fu Mattia Pascal’ in quanto anche qui il protagonista è escluso dalla propria vita. Distinzione tra esaltazione della civiltà ed odio per il progresso, che aliena l’uomo. Il narratore è un inetto, un escluso dalla vita. Si guarda vivere per tutto il romanzo. UNO, NESSUNO, CENTOMILA E’ un romanzo che racchiude tutto ciò che è Pirandello, come da lui stesso affermato. Composto in 8 libri, i nomi di ogni capitoletto sono sempre sarcastici e pungenti (ex. ‘E dunque?). Inoltre, è un romanzo quasi privo di eventi e fondato su delle digressioni. IL FU MATTIA PASCAL Il fu mattia pascal è il capolavoro di Pirandello. Lo scrive quando si trova in un momento drammatico della sua vita, a causa dei problemi di sua moglie e la sua questione economica. Per l’appunto, l’opera viene scritta a puntate per una rivista. Non viene progettata nell’intero, ma pensata per puntata, dunque per questo è così piena di avventure. Il titolo Già il titolo causa curiosità nei lettori, in quanto parla di un uomo morto. Anche i nomi dei capitoli sono emblematici, ad esempio ‘cambio treno’. STRUTTURA Il romanzo è costituito da 18 capitoli, e fanno parte di esso due premesse: 1 PREMESSA In questa premessa, viene presentato Mattia Pascal come un narratore inattendibile. Inoltre, viene specificato come questa storia non sia la conseguenza della decadenza dei costumi, ma solo uno strano caso isolato. 2 PREMESSA Mattia Pascal: un inetto Mattia Pascal è un inetto della vita, un antieroe, come i personaggi di Tozzi ad esempio. Pirandello, qui, contrappone questo fallimento al vedersi vivere, in quanto personaggio disadattato: difatti, inizialmente è vittima del rapporto con la propria famiglia, nella parte centrale non vuole più essere Adriano Meis, mentre alla fine è costretto a rifugiarsi nella sua biblioteca. Quest’opera è una autobiografia, scritta dal protagonista anni dopo le vicende
Le tecniche narrative L’opera viene narrata in prima persona, dunque il punto di vista è soggettivo. Le vicende, presentano vari andamenti tra il presente ed il passato, dunque la narrazione non è lineare. ‘Mattia Pascal cambia treno’ P 609 In questa lettura, Pascal legge su un giornale della morte di un uomo a Miragno. Incuriosito, continua a leggere e scopre di essere proprio lui l’uomo identificato. Impanicato, pensa subito a come dire la verità. Poi, ha un colpo di genio e capisce di essere libero, e con una fortuna monetaria nelle tasche. “Mattia Pascal diventa Adriano Meis” (Il fu Mattia Pascal; cap.8) Mattia, adesso contenuto di potersi creare una nuova identità promette di prendersene cura, di visitare posti e paesaggi, di educarsi, e decide di sistemarmi la barba dal barbiere evidenziandone così l’occhio strabico e il mento. Tuttavia questa felicità sembra per un attimo spegnersi quando vede l’anello del matrimonio con sua moglie Romilda: non sa cosa fare, prima pensa di lanciarlo dal finestrino ma poi se ne pente per la paura che la sua identità venga scoperta, e infine, una volta che il treno si è fermato in stazione, decide di intombare l’anello nel bagno delle donne. ‘Il suicidio di Adriano Meis’ P 616 Adriano decide di simulare il suo suicidio, in quanto impossibilitato a crearsi veramente e legalmente una nuova identità. TEATRO PIRANDELLIANO Tutta la sua produzione teatrale sconvolge le modalità tradizionali della rappresentazione teatrale borghese, quindi anche se apparentemente le prime trame sembrano riprendere la rappresentazione teatrale borghese (famiglie, triangoli amorosi, adulterio, questioni economiche, gelosie), in realtà le tematiche vengono riprese in maniera nuova, in maniera esasperata fino a rendere le trame assurde e fino a stravolgere la verosimiglianza della rappresentazione (caratteristica del mondo borghese), infatti la psicologia dei personaggi è incorrente e le situazioni sono assurde e non fedeli alla realtà. La sua produzione teatrale comprende ad esempio La patente, il gioco delle parti, l’uomo dal fiore in bocca, Maschere nude (titolo umoristico perché tutti assumono delle maschere) e ripropone tematiche e situazioni già ricorrenti nella sua produzione narrativa ma con più decisione e con forma migliore perché le mette in campo e in azione attraverso il teatro, tra le varie tematiche: conflitto tra realtà e finzione, maschere e volti, follia 1⁰ FASE DEL TEATRO DI PIRANDELLO: DIALETTALE Difatti Pirandello viene anche scambiato per una drammaturga naturalista e verista perché nelle sue opere teatrali utilizza il dialetto dopo l’incontro dell’attore dialettale Angelo Musco e il drammaturgo Nino Martoglio. Opere teatrali dialettali: “A’ patenti”, “A’ giarra”, “Pensaci Giacominu!” Pensaci Giacominu: storia di un vecchio che sposa una giovane ragazza che lo tradisce, ma il marito accetta questa relazione adulterina tra lei e il suo giovane allievo. Questo ragazzo viene addirittura accettato in casa e diventa ufficialmente l’amante della moglie, e il vecchio accetta i tradimenti perché il tradimento non verrebbe più attribuito a lui, ma al ruolo che egli ha alla parte che lui interpreta, cioè la professione di marito. 2⁰ FASE DEL TEATRO DI PIRANDELLO: TEATRO GROTTESCO La rappresentazione tragica di una situazione