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programma italiano completo 5 superiore, Appunti di Italiano

autori dal positivismo fino ad arrivare ad Italo Calvino

Tipologia: Appunti

2018/2019

Caricato il 29/04/2019

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Contenuti di italiano - Classe V on line -
MODULI
UNITÀ DIDATTICHE
1_ l’Età del Realismo
U.D. 1 Il Positivismo (quadro generale)
U.D. 2 Il Naturalism o (quadro generale)
U.D. 3 Il Verismo italiano (quadro generale)
U.D. 4 Giovanni Verga (vita, opere e poetica)
U.D. 5 Luigi Capuana (vita, opere e poetica)
U.D. 6 Federico De Roberto (vita, opere e poetica)
MODULI
UNITÀ DIDATTICHE
2_ Il Decadentismo
italiano
U.D. 1 Il simbolism o francese (quadro generale)
U.D. 2 Il Decadentismo (quadro di riferimento; il r omanzo
decadente)
U.D. 3 Giovanni Pascoli (vita, opere, poetica)
U.D. 4 Gabriele D’Annunzio (vita, poetica, opere)
U.D. 5 Italo Svevo (vita, poetica, opere)
U.D. 6 Luigi Pirandello (vita, opere, poetica)
MODULI
UNITÀ DIDATTICHE
3_ Le Avanguardie
U.D. 1 Il Crepuscolarismo: quadro generale e autori
principali (Sergio Corazzino, Guido Gozzano, Marino Moretti)
U.D. 2 Il Futurismo: quadro generale e aut ori principali
(Corrado Covoni, Aldo Palazzeschi, Filippo Tommaso
Marinetti)
U.D. 3 Le Avanguard ie e le Riviste (q uadro generale)
Giuseppe Antonio Borghese (vita, poetica, opere)
MODULI
UNITÀ DIDATTICHE
4_ Gli scrittori tra le
due guerre
U.D. 4 Ermetismo
U.D. 5 Giuseppe Ungaretti (vita, opere e poetica)
U.D. 6 Umberto Saba (vita, opere e poetica)
U.D. 7 Eugenio Montale (vita, opere, poetica)
U.D. 8 Salvatore Quasimodo (vita, opere, poetica)
MODULI
UNITÀ DIDATTICHE
5_ Dal dopoguerra ai
nostri giorni
U.D. 1 Società e c ultura del II dopoguerra (quadro generale)
U.D. 2 Elio Vittorini (vita, opere, poeti ca)
U.D. 3 Cesare Pavese (vita, opere, poetica)
U.D. 4 Alberto Moravia (vita, opere, poetica)
U.D. 5 Vitaliano Brancati (vita, opere , poetica)
U.D. 6 Primo Levi (vit a, opere e poetica)
U.D. 7 Giuseppe T omasi di Lampedusa (vita, opera , poetica)
U.D. 8 Leonardo Sciascia (vita, oper e, poetica)
U.D. 9 Le narratrici: Elsa Morante, Natalia Ginzburg , Anna
Banti, Lalla Romano, Anna Maria Ortese.
U.D. 10 Italo Calvino (vita, opere, poetica)
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Contenuti di italiano - Classe V on line - MODULI UNITÀ DIDATTICHE 1_ l’Età del Realismo U.D. 1 Il Positivismo (quadro generale) U.D. 2 Il Naturalismo (quadro generale) U.D. 3 Il Verismo italiano (quadro generale) U.D. 4 Giovanni Verga (vita, opere e poetica) U.D. 5 Luigi Capuana (vita, opere e poetica) U.D. 6 Federico De Roberto (vita, opere e poetica) MODULI UNITÀ DIDATTICHE 2_ Il Decadentismo italiano U.D. 1 Il simbolismo francese (quadro generale) U.D. 2 Il Decadentismo (quadro di riferimento; il romanzo decadente) U.D. 3 Giovanni Pascoli (vita, opere, poetica) U.D. 4 Gabriele D’Annunzio (vita, poetica, opere) U.D. 5 Italo Svevo (vita, poetica, opere) U.D. 6 Luigi Pirandello (vita, opere, poetica) MODULI UNITÀ DIDATTICHE 3_ Le Avanguardie U.D. 1 Il Crepuscolarismo: quadro generale e autori principali (Sergio Corazzino, Guido Gozzano, Marino Moretti) U.D. 2 Il Futurismo: quadro generale e autori principali (Corrado Covoni, Aldo Palazzeschi, Filippo Tommaso Marinetti) U.D. 3 Le Avanguardie e le Riviste (quadro generale) Giuseppe Antonio Borghese (vita, poetica, opere) MODULI UNITÀ DIDATTICHE 4_ Gli scrittori tra le due guerre U.D. 4 Ermetismo U.D. 5 Giuseppe Ungaretti (vita, opere e poetica) U.D. 6 Umberto Saba (vita, opere e poetica) U.D. 7 Eugenio Montale (vita, opere, poetica) U.D. 8 Salvatore Quasimodo (vita, opere, poetica) MODULI UNITÀ DIDATTICHE 5 _ Dal dopoguerra ai nostri giorni U.D. 1 Società e cultura del II dopoguerra (quadro generale) U.D. 2 Elio Vittorini (vita, opere, poetica) U.D. 3 Cesare Pavese (vita, opere, poetica) U.D. 4 Alberto Moravia (vita, opere, poetica) U.D. 5 Vitaliano Brancati (vita, opere, poetica) U.D. 6 Primo Levi (vita, opere e poetica) U.D. 7 Giuseppe Tomasi di Lampedusa (vita, opera, poetica) U.D. 8 Leonardo Sciascia (vita, opere, poetica) U.D. 9 Le narratrici: Elsa Morante, Natalia Ginzburg, Anna Banti, Lalla Romano, Anna Maria Ortese. U.D. 10 Italo Calvino (vita, opere, poetica)

Modulo 1_ L’età del Realismo U.D. 2_ Naturalismo Il quadro storico: Grazie ad uno straordinario sviluppo della scienza e all'evoluzione della tecnica, dalla metà del secolo XIX in poi, macchine a vapore, ferrovie, industrie, elettricità cambiarono la vita dell'uomo. Le condizioni generali di vita migliorarono; un po' ovunque si diffuse una visione ottimistica dell'avvenire e nelle classi borghesi crebbe il senso di fiducia nelle possibilità creatrici dell'uomo. In questo periodo la scienza diviene l'unica guida accettata della vita; Charles Darwin propone la teoria della selezione naturale, dando un taglio alla concezione teologica dell'universo e ponendo le basi per una teoria laica e scientifica dell'origine dell'uomo. Tuttavia non tutto va come sembrerebbe. In lontananza si intravedono già nubi che si faranno minacciose. Il problema sociale delle masse operaie è aspro in tutta l'Europa e dà origine ad una serie di problemi difficili da risolvere: nascono così scontento, tumulti, disordini; sorgono organizzazioni e partiti operai e contadini; spuntano nuove dottrine economiche e sociali (anarchismo e marxismo) che condizionano la mentalità e il comportamento di tutte le classi sociali e che influenzano la cultura e la letteratura. Movimento letterario nato in Francia nella seconda metà del XIX secolo, il naturalismo assegnava all'opera narrativa il compito di attenersi a una descrizione oggettiva e impersonale della materia rappresentata. In altre parole: mentre lo scrittore realista intendeva rispecchiare nella sua opera un'immagine fedele della natura, lo scrittore naturalista sceglie un "caso", una «tranche de vie», e lo analizza come fa uno scienziato quando lavora in laboratorio. Il termine fu usato per la prima volta nel 1858 da H. A. Taine in un saggio su Balzac. Il naturalismo, più che un movimento, è una corrente di opinione, nata in Francia durante la grande rivoluzione industriale, per l'influenza del pensiero scientifico e filosofico (positivismo) e delle nuove ideologie politiche e sociali.

  • Fiducia nella scienza e nel progresso.
  • I fenomeni psicologici e sociali sono considerati prodotti dall'attività biologica fisiologica e psicologica dell'individuo e dei rapporti tra gli individui. Scriveva Hippolyte Taine che l'individuo è la risultante del concorso di tre fattori determinanti: l'ambiente (mileu), il momento storico (moment historique), la razza d'appartenenza (race).
  • Una visione fortemente negativa della realtà sociale attuale (nuova società industrializzata) è associata ad un ottimismo fondato sul progresso della scienza. Le regole:
  • Il naturalismo applica alla letteratura il metodo sperimentale che è alla base del movimento filosofico del positivismo: l'opera narrativa diventa così un laboratorio per l'osservazione fredda e distaccata della realtà, di cui lo scrittore, al pari di uno scienziato, deve registrare impassibilmente i fenomeni: il narratore non interviene nè si manifesta nel racconto (scompare il suo punto di vista). Si deve limitare ad osservare e a riportare il punto di vista dei suoi personaggi.
  • Questo movimento letterario respinge ogni eccesso della fantasia e del sentimento; l'obiettivo finale è quello di avere un'opera d'arte oggettiva, in cui l'autore si limita ad una narrazione impassibile delle varie vicende della vita quotidiana. Il fattore dominante è quindi rappresentato dal canone dell'impersonalità dell'opera d'arte.
  • Vi è inoltre una riduzione dell'opera d'arte a documento scientifico: il naturalismo va verso l'identificazione dell'arte con la scienza (la psicologia umana è trattata in letteratura con la stessa imparzialità e lo stesso rigore con cui le scienze si applicano alla classificazione dei

fenomeni). Applicando all'arte i metodi e i risultati della scienza, si può riprodurre la realtà con una perfetta obiettività.

  • L'opera dello scrittore deve sottolineare la dipendenza dell'uomo dalle condizioni ambientali: l'attenzione è puntata non tanto sulla natura quanto sulla società, intesa come meccanismo di sopraffazione e di abbrutimento dei singoli. Fondamentale è la tesi che il male e la malattia siano causa del deterioramento delle strutture sociali.
  • Il romanziere naturalista deve «affondare il suo bisturi» nella società umana indagandone le passioni e i comportamenti e risalendo alla cause che li determinano (la descrizione di una condizione è quindi condotta con il rigore dell'analisi clinica).
  • Il Naturalismo privilegia il romanzo in quanto solo nel romanzo possono essere distesamente affrontate le condizioni umane. Il romanzo sperimentale mette in luce le manifestazioni passionali e intellettuali dell'individuo e rappresenta l'uomo nell'ambiente sociale che lui stesso ha creato trasformandolo incessantemente e lasciandosi a sua volta trasformare. Il Naturalismo è volto principalmente allo studio e alla rappresentazione della realtà umana colta nei suoi aspetti più concreti (tutti fenomeni correlati all'industrializzazione: le metropoli industriali, le plebi cittadine, la condizione miserabile di alcune classi sociali, ecc.). I protagonisti dei romanzi appartengono in prevalenza alle classi subalterne, alla piccola borghesia e al proletariato, per convenzione sempre trascurati dal dominio della letteratura. Descrivere l'ambiente è per gli scrittori naturalisti una necessità, perchè i comportamenti dei personaggi sono "determinati" dall'ambiente stesso, dall'ereditarietà e dalla razza: milieu, moment e race , secondo la teorizzazione di H. Taine. Le vicende della vita sociale e collettiva, che costituiscono il tema dominante della narrativa naturalista, sono osservate e

secondo il principio che il progresso di tutta la conoscenza dipende dal progresso della scienza positiva. Il pensiero positivista trovò un ambiente favorevole al suo sviluppo a partire dal 1830: progresso delle scienze naturali, prime applicazioni tecniche delle scoperte scientifiche e loro riflessioni in campi sociali ed economici. Il maggiore rappresentante del positivismo fu il francese Auguste Comte, ma il positivismo si diffuse anche in Inghilterra, soprattutto per merito di John Stuart Mill, impegnato a sottrarre la scienza morale alle sue consuete incertezze per stabilire invece per essa un fermo complesso di regole. Il maggiore esponente in Inghilterra fu Charles Darwin, ma una certa importanza ebbe anche Herbert Spencer. In Germania il positivismo si colloca in una posizione più propriamente definita «materialismo»: deriva dal positivismo franco-inglese e dal forte progresso compiuto dalle scienze naturali e dalla biologia. In Italia seguaci del positivismo furono Carlo Cattaneo e Roberto Ardigò, il quale concepì la filosofia come disciplina dell'organizzazione dei dati scientifici e operò un'originale riforma delle dottrine evoluzionistiche dello Spencer. Le caratteristiche del Positivismo sono:

  • Reazione e opposizione agli esiti irrazionalistici del romanticismo e la ripresa di alcune istanze della riflessione illuministica.
  • Fiducia nella ragione, nella scienza e concezione deterministica dell'agire umano.
  • Estensione del metodo sperimentale a campi in passato di pertinenza della morale o della metafisica.
  • Fondazione di nuove discipline, come la sociologia o il rinnovamento metodologico di varie discipline aventi per oggetto l'uomo, quali medicina, fisiologia, biologia e psicologia.
  • Nozioni quali evoluzione, lotta per la sopravvivenza ed ereditarietà o presupposti culturali quali il determinismo, il metodo sperimentale e la dipendenza dei comportamenti umani dalle condizioni ambientali.
  • Assunzione della razionalità scientifica a unico paradigma, criterio e modello del sapere.
  • Il sapere scientifico, dicono i positivisti, si basa sui fatti e non su intuizioni irrazionali e arbitrarie o su idee vaghe e confuse metafisiche. La nuova scienza non vuole scoprire il " perché " dell'esistenza di un comportamento , ma più concretamente il " come " e quali ne siano le leggi di funzionamento.
  • Il positivismo considera l'uomo e lo spirito come fenomeni da studiare con lo stesso distacco e obiettività con cui sono osservati i fenomeni fisici e chimici. Il tema principale del positivismo è il progresso: la convinzione cioè che lo sviluppo dell'umanità proceda secondo uno schema implicante il raggiungimento di gradi di conoscenza scientifica e di benessere socioeconomico via via più elevati. Di conseguenza, le estetiche e le poetiche direttamente connesse con esso privilegiarono gli aspetti sociali del fenomeno artistico e individuarono come essenziale al poeta e all'artista l'impegno sociale (con inevitabile riduzione del diritto all'espressione individuale).
  • L'uso del termine "positivo" rivela un'ideologia o un programma d'azione economica, sociale, politica che vede nella scienza e nella tecnica il fondamento dei suoi ideali e lo strumento per realizzarli (ogni conoscenza riguardante questioni di fatto è basata, quindi, sui dati "positivi" dell'esperienza). La sua fede assoluta e quasi mistica nella scienza lo fa diventare, in certi casi, come la metafisica (infatti considera la scienza come unica conoscenza valida e efficace).

Il DETERMINISMO:

  • Secondo alcuni esponenti del positivismo la concezione deterministica vale non solo per i fenomeni naturali e per la vita singola e associata, ma anche per i fatti stessi della coscienza umana, che perciò vanno visti in rapporto con fattori biologici, ereditari e ambientali (determinismo psicologico). CHE COS’È SCIENZA PER IL POSITIVISMO? Sono scientifiche le affermazioni che rispettano i criteri seguenti:
  1. Osservazione sperimentale dei fatti e raccolta dei dati relativi a un certo fenomeno.
  2. Formulazioni di leggi di spiegazione del fenomeno.
  3. Verifica sperimentale di queste leggi.
  4. Rifiuto delle ipotesi non verificate. Tutte le altre affermazioni, per esempio quelle dell'arte, della religione, della filosofia non positiva, sono legittime, ma non scientifiche, cioè non appartengono alla vera conoscenza; lo stesso vale per tutti i tentativi di rispondere a domande "ultime" attraverso ipotesi evidentemente non verificabili. Da questa pretesa del positivismo di fornire un criterio per distinguere ciò che fa parte del sapere da ciò che ne è escluso deriva un'importante conseguenza: se vi è una conoscenza vera, vi sarà anche un modo giusto, cioè scientifico, per condurre le azioni dell'uomo. La scienza diventa così la guida più sicura nella vita pratica, il che spiega lo straordinario successo che questa dottrina incontrò nella società del suo tempo. La tesi fondamentale del positivismo sostiene che il metodo scientifico è unitario e in linea di principio non dipende dall'oggetto che si studia: sarà quindi possibile costruire delle scienze umani e sociali, rivolte all'analisi dei comportamenti individuali e collettivi del tutto simili a quelle naturali e dotate

di eguale valore scientifico. In prospettiva, ciò consentirà di spiegare e prevedere il comportamento dell'uomo e della società così come si fa per un pianeta o per una cellula. Anche lo studio dell'uomo, secondo i positivisti, va sottratto all'influenza della religione e della metafisica, così come era già accaduto per i fenomeni naturali: in questo modo si potranno realizzare grandi progressi, controllando e regolando la vita sociale in modo scientifico e razionale. U.D. 3_ Verismo IL QUADRO STORICO L'Italia era appena costituita in unità e i problemi esistenti diventavano più acuti e pressanti perché il nuovo stato era prima diviso in tanti staterelli diversissimi tra loro per condizioni politiche, economiche e culturali. In Italia la questione sociale dei rapporti fra patronato e masse lavoratrici era complicata: a. dalle differenze sociali ed economiche fra Nord e Sud (la "questione meridionale"); b. dalla scarsa partecipazione della plebe rurale al Risorgimento che aveva sentito come un fatto borghese, estraneo ai suoi interessi; c. dalla riluttanza delle masse contadine alla nuova struttura politico– sociale (il "brigantaggio" dell'Italia meridionale); d. dalle difficoltà di bilancio; e. dalla tendenza delle classi egemoni e dei gruppi industriali a costituire, a spese delle masse meridionali e contadine, l'accumulazione del capitale per fondare l'industria italiana.

soprattutto a Milano: nel centro culturale più attivo della penisola vengono a contatto con le proposte del naturalismo francese e prendono coscienza della loro autentica vocazione di scrittori. I caratteri del Verismo: Accettazione delle leggi scientifiche che regolano la vita associata e i comportamenti: lo scrittore cerca di scoprire le leggi che regolano la società umana, muovendo dalle forme sociali più basse verso quelle più alte, come fa lo scienziato in laboratorio quando cerca di scoprire le leggi fisiche che stanno dietro ad un fenomeno; attenzione alla realtà nella dimensione del quotidiano: lo scrittore predilige una narrazione realistica e scientifica degli ambienti e dei soggetti della narrazione; piuttosto che raccontare emozioni, lo scrittore presenta la situazione quotidiana come una indagine scientifica, ricercando le cause del suo evolversi, che sono sempre naturali e determinate (determinismo o darwinismo sociale); anche la vita interiore dell'uomo, spiegabile in termini psico–fisiologici, può essere oggetto di uno studio scientifico o sociale: ... l'oggetto sono i "documenti umani", cioè fatti veri, storici; e l'analisi di tali documenti dev'essere condotta con "scrupolo scientifico" ... (G. Verga) l'artista deve ispirarsi unicamente al vero cioè desumere la materia della propria opera da avvenimenti realmente accaduti e preferibilmente contemporanei, limitandosi a ricostruirli obiettivamente ovvero rispecchiando la realtà in tutti i suoi aspetti e a tutti i livelli sociali; necessità di una riproduzione obiettiva ed integrale della realtà, secondo quel canone dell'impersonalità che è l'applicazione in letteratura del principio scientifico della non interferenza dell'osservatore sugli oggetti osservati (deriva dal Positivismo); a causa delle diversità regionali rappresentate dagli scrittori anche il modo di scrivere cambia nel verismo dando spazio ai dialetti, eliminando tutte le

forme di raffinatezza retorica e accademica e introducendo la mimesi linguistica. Le regole della poetica del verismo: L'artista deve ispirarsi unicamente al vero , cioè deve desumere la materia della propria opera da avvenimenti realmente accaduti e preferibilmente contemporanei, limitandosi a ricostruirli obiettivamente rispecchiando la realtà in tutti i suoi aspetti e a tutti i livelli sociali; è la teoria verghiana dell'impersonalità: il narratore entra pienamente nei suoi personaggi per raccontare documenti umani; Il narratore è colui che raccoglie il fremito delle passioni, delle sofferenze e lo rivela, impassibile, senza biasimi o esaltazioni, mettendosi in parte per lasciar parlare l'evidenza dei fatti, la logica delle cose: teoria verghiana dell'impersonalità; L'autore deve mettersi nella pelle dei suoi personaggi, vedere le cose con i loro occhi ed esprimerle con le loro parole. In tal modo la sua mano «rimarrà assolutamente invisibile» nell'opera. Il lettore avrà così l'impressione non di sentire un racconto di fatti, ma di assistere a fatti che si svolgono sotto i suoi occhi; Il narratore , nel far parlare i suoi personaggi, usa il loro linguaggio: uno stile stringato, una sintassi semplice e disadorna, una lingua paesana e viva, continuamente intercalata da espressioni popolaresche e proverbiali che mettono in luce l'oggettività della narrazione (senza intrusioni autobiografiche); La lingua e lo stile devono essere aderenti ai personaggi, agli ambienti, attingendo possibilmente alle risorse dei dialetti regionali. Il linguaggio è liberato da ogni raffinatezza teorica e accademica. Al riguardo si parla di mimesi linguistica dell'autore (mimetizzazione = nascondersi nell'ambiente circostante in modo da risultare non–visibile). Capuana respinge la subordinazione della letteratura a scopi estrinsechi quale la dimostrazione "sperimentale" di tesi scientifiche e l'impegno

Al nord , la maggiore articolazione della compagine sociale, con l'affermarsi, accanto ai ceti elitari, di una media e piccola borghesia costituita da professionisti e da ceti impiegatizi legati all'apparato industriale, porta all'ampliamento della "base sociale" della letteratura, cioè al numero degli autori e dei lettori, parallelamente a nuove a varietà letterarie, dal romanzo di consumo al romanzo di appendice. La nuova cultura positivista, i nuovi usi e modelli di comportamento legati alla rivoluzione tecnologica, spostano l'attenzione su nuovi tipi umani e su nuovi problemi: protagonista dei romanzi e del teatro, accanto al contadino e al pescatore, è l'impiegato (De Marchi). Nuovi eroi, come è stato osservato, sono l'industriale, lo scienziato, il medico e il maestro (De Amicis). I nuovi temi sono quelli della famiglia, fondamentale cellula della società e quelli dell'adulterio e della prostituzione. Al sud , il verismo, non essendovi un proletariato urbano o i bassifondi di una capitale tentacolare da "studiare", si interessò all'umile vita dei contadini e dei pastori con le loro passioni elementari. Ad un mondo «pressoché vergine e ignoto, il mondo del meridione e delle isole, delle plebi contadine e artigiane, chiuse nella loro opaca renitenza alle forme e agli statuti della civiltà moderna, affioranti per così dire dal buio di una civiltà arcaica, stranamente sopravvissuta dietro le barriere di una secolare solitudine». Questa fu infine la vocazione del verismo italiano, e nel ritrarre la vita dei contadini e delle plebi il verismo ottenne i suoi migliori risultati. Non a caso gli scrittori più rappresentativi della corrente, da Verga a Capuana, da De Roberto alla Deledda, furono meridionali o isolani.

U.D. 4_ Scrittori veristi siciliani (Giovanni Verga, Luigi Capuana, Federico De Roberto) Nasce a Catania il 2 settembre del 1840 in una famiglia di agiate condizioni economiche e di origine nobiliare. La prima educazione è, sul piano politico, patriottica risorgimentale e, sul piano letterario, sostanzialmente romantica. Si iscrive alla facoltà di legge ma non termina gli studi, tutto preso dalle vicende storico-politiche (dopo lo sbarco di Garibaldi in Sicilia). Di questa educazione testimoniano le prime prove narrative: l'inedito Amore e patria , ispirato alla rivoluzione americana e scritto a 17 anni, I carbonari della montagna pubblicato nel 1861 a spese dell'autore, il quale vi impegnò la somma destinata al proseguimento degli studi di giurisprudenza, che infatti interruppe. Nello stesso anno si arruola nella guardia nazionale di Catania e svolse un’intensa attività di giornalista (fu tra i fondatori e i redattori di tre giornali, il primo dal titolo assai significativo, « Roma degli Italiani », che ebbero tutti una breve durata). Nel 1863 il periodico fiorentino " Nuova Europa " pubblica a puntate il romanzo Sulle lagune, Una peccatrice (1866) e Storia di una capinera (1871). Dopo la morte del padre, nel 1865 si stabilisce a Firenze dove frequenta l'ambiente letterario della città, conosce diverse figure intellettuali e con i romanzi Una peccatrice (1866) e Storia di una capinera (1871)diventa un autore di successo. Fondamentale, negli anni fiorentini, è l'incontro con LUIGI CAPUANA con il quale inizia un rapporto d'amicizia e un sodalizio letterario. Così scriveva ai familiari: « Firenze è davvero il centro della vita politica e intellettuale d’Italia; qui si vive in un'altra atmosfera .» Nel 1872 si trasferisce a Milano, città in cui sono vivacissimi gli scambi letterari: nasce in quegli anni la Scapigliatura; sono attivi, negli stessi anni, Giuseppe Giacosa e FEDERICO DE ROBERTO. Tra il 1873 e il 1876 escono i romanzi Eva , Tigre reale , Eros , la raccolta di novelle Primavera e altri racconti , e, nel 1874, il bozzetto di ambiente siciliano

Nel 1894 si stabilisce definitivamente a Catania, con brevi soggiorni a Milano e a Roma dove, nel 1895 si incontra, insieme a Capuana, con Zola, maestro del Naturalismo francese. Prosegue la produzione per il teatro: La Lupa è rappresentata a Torino nel

Con l'andare degli anni si fa sempre più vivo in lui l'interesse per le vicende politiche: fedele alle sue idealità patriottiche e unitarie, si oppone al movimento separatista dei " Fasci siciliani " e nel 1896 si fa sostenitore della necessità, per l'Italia, di una rivincita africana e di una più incisiva politica coloniale. Nel 1911 accoglie con entusiasmo la decisione della campagna libica e nel 1912 aderisce al partito nazionalista. Nel 1911 riprende a lavorare alla Duchessa di Leyra , il terzo romanzo del "CICLO DEI VINTI" ma scrive un solo capitolo, che sarà pubblicato postumo. Negli anni che precedono la prima guerra mondiale, in un clima letterario che continua a preferire autori del post–verismo, le opere di Verga perdono interesse, ma dopo la guerra, in seguito al saggio " Giovanni Verga " di Luigi Russo (1919), il riconoscimento dei suoi meriti si fa sempre più largo e unanime e l'arte verghiana comincia ad essere apprezzata in quello che ha di più originale e di più vivo. Nel 1920 è solennemente festeggiato a Roma e a Catania in occasione del suo ottantesimo compleanno: le onoranze hanno il loro coronamento nella nomina a senatore il 3 ottobre. Muore a Catania il 27 gennaio 1922, colto da una paralisi cerebrale. L'attività letteraria di Verga può essere divisa in tre fasi: _1 la narrativa storico-patriottica degli esordi; _2 i romanzi mondani; _3 la produzione verista.

In Sicilia ebbe una formazione letteraria provinciale, come si nota leggendo i suoi tre romanzi giovanili. In particolare, I carbonari della montagna (1861) è un romanzo storico (un genere che stava ormai passando di moda) che Verga dedicò ai suoi modelli di allora, Francesco Domenico Guerrazzi e Alexandre Dumas. Fondamentale nel suo cambiamento di interessi fu l'abbandono dell'isola nel 1869, quando Verga partì per Firenze. Introdotto dal poeta Francesco Dall'Ongaro nella buona società cittadina, si dedicò allo studio della vita borghese che aveva davanti agli occhi, con un particolare interesse per le figure femminili e le vicende sentimentali, come si può capire dai titoli dei romanzi che scrisse in questo secondo periodo "mondano": Una peccatrice (1866), Eva (1873), Eros (1875). Grande successo riscosse in particolare Storia di una capinera (1871), il racconto della monacazione forzata della protagonista che, innamorata del marito della sorella, muore in preda alla disperazione. Se il romanzo Il marito di Elena (1882) continuò lungo questa linea di ricerca espressiva, la produzione successiva a quella fiorentina prese un'altra strada. Nel 1872, quando si trasferì a Milano, capitale dell'editoria, frequentò gli scapigliati Arrigo Boigo e Giuseppe Giacosa, grazie anche all'appoggio di Salvatore Farina, uno scrittore allora molto celebre. Qui fu raggiunto dall'amico Luigi Capuana, scrittore e critico letterario teorico del verismo. La svolta letteraria si può datare al 1874, l'anno in cui fu pubblicata una novella intitolata Nedda , definita dall'autore un "bozzetto siciliano". L'ambiente non è più urbano ma rurale; la storia non è più ambientata al Nord ma in Sicilia; i protagonisti sono umili contadini. Anche qui protagonista della vicenda è una donna, ma la sua situazione è tragica e concreta, non astratta e sentimentale. Da quel momento in poi la Sicilia contadina con la sua antica cultura fu al centro del lavoro dello scrittore catanese, sia nelle novelle, sia nei romanzi.