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ITALIANO 5 SUPERIORE - PROGRAMMA COMPLETO, Sintesi del corso di Italiano

questo documento contiene il programma completo di italiano per la quinta superiore e l'esame di stato

Tipologia: Sintesi del corso

2019/2020

Caricato il 12/10/2020

francescaovallesco
francescaovallesco 🇮🇹

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ITALIANO
LEOPARDI
leopardi nasce nel 1798 a recanati, un paese da lui stesso definito “il selvaggio borgo natio” poiché
arretrato culturalmente e socialmente. leopardi appartiene ad una famiglia nobile decaduta e in piena crisi
finanziaria: la madre, infatti, passa le giornate a contabilizzare entrate e uscite della famiglia, peccando di
affetto nei confronti dei due figli. dagli 11 ai 18 anni leopardi si dedica allo studio matto e disperatissimo
che, oltre alla conoscenza di numerose lingue e culture, purtroppo gli causerà anche danni fisici
permanenti.
nel 1816 si verifica il passaggio dall’erudizione al bello: leopardi si appassiona dei classici greci e latini e
approda al pessimismo storico, ovvero la convinzione che la natura sia benevola e non abbia colpa
dell’infelicità degli uomini del suo tempo. in passato, infatti, l’uomo era più felice poichè si dava la
precedenza ai sentimenti e alla passione e non alla ragione (fattore che determina un peggioramento delle
condizioni umane). un esempio è il canto notturno d'un pastore errante per l’asia, in cui leopardi si
paragona al gregge e non capisce perchè, pur essendo entrambi nell’erba al chiarore della luna, il gregge
sia felice e lui no. la differenza sostanziale tra i due è la ragione, caratteristica propria solo dell’uomo e che
lo rende infelice. tramite la facoltà dell’immaginazione è possibile per l’uomo rievocare ricordi passati
risalenti al mondo classico, considerato l’infanzia dell’umanità. nel 1819 leopardi tenta di fuggire da
recanati, ma viene riportato a casa dal padre e inizia a maturare un pensiero sempre più complesso e
pessimista, elaborando la teoria del piacere: la felicità umana si identifica con il piacere, di cui l’uomo è alla
ricerca costantemente e infinitamente. tuttavia la ricerca di un piacere infinito è per definizione inconciliabile
con l’essenza dell’uomo, che è un essere finito. solo attraverso la rimembranza e il ricordo l’uomo può
cercare di raggiungere un piacere illusorio. un esempio è il sabato del villaggio, in cui la felicità sta proprio
nel piacere dell’attesa della domenica, il giorno di riposo, che poi si rivela non essere all’altezza delle
aspettative. nel 1822 soggiorna a roma per circa un anno, ma rimane estremamente deluso dalla vita
romana, in particolare dalla letteratura e dai letterati, che lui aveva sempre associato alla roma del periodo
classico. proprio da questa delusione scaturisce la nascita del pessimismo cosmico: seguendo la teoria
meccanicista, leopardi afferma che la natura è una matrigna cattiva che ha dato agli uomini il bisogno della
felicità come il bisogno di mangiare, ma senza la possibilità di soddisfarlo, pensando quindi soltanto alla
propria autoconservazione. l’infelicità ora è una caratteristica di tutte le epoche, anche del mondo classico
(che leopardi continuerà a considerare uno dei periodi più belli della storia, nonostante anch’esso sia ora
infelice). in seguito si verifica un secondo passaggio, dal bello al vero: una volta scoperto “l’arido vero”
leopardi crede sia giusto diffonderlo e rendere consapevoli tutti gli uomini. per fare ciò vengono pubblicate
le operette morali, una raccolta di carattere filosofico che suggerisce all’uomo di eliminare ogni illusione del
piacere e accettare con dignità la propria situazione. nel 1930 leopardi si trasferisce a firenze e qui conosce
e si innamora di fanny targioni tozzetti, una donna sposata con la quale non inizierà una vera e propria
relazione; conosce anche antonio ranieri, con il quale si trasferisce a napoli. il ciclo di aspasia (la cortigiana
di pericle) viene composto in questo periodo ed è una raccolta di cinque liriche dedicata all’amore verso
fanny targioni tozzetti. gli anni napoletani di leopardi sono caratterizzati da una mitigazione del suo
pessimismo, che viene in parte sostituito da un pensiero filantropico utopico: gli uomini, ormai consapevoli
della loro condizione di infelicità, devono unirsi in una “social catena” e farsi forza l’un l’altro. proprio di
questo leopardi parla nel suo testamento poetico, la ginestra, in cui riporta l’immagine della ginestra, l’unico
fiore in grado di crescere tra la pietra lavica, simbolo di asperità e infelicità.
la poetica di leopardi è difficilmente inseribile in una corrente letteraria ben precisa. tuttavia lui partecipò alla
disputa letteraria nata tra classicismo e romanticismo: madame de stael fa pubblicare sulla rivista
“biblioteca italiana” un articolo in cui afferma che gli scrittori italiani, avendo avuto come “base” l’antico
rigore equilibrato del periodo classico, tendano a limitarsi nella scrittura (non utilizzano termini o temi troppo
forti per non correre il rischio di perdere l’armonia). con il passare degli anni, mentre in tutta europa si erano
sviluppate nuove e originali correnti letterarie, in italia si era ancora legati allo stile classico. madame de
stael, in nome del suo amore e ammirazione per la cultura italiana, vuole spingere gli artisti ad allontanarsi
dal classicismo in favore dell'innovazione, ma il suo articolo non fa altro che accendere una disputa
letteraria tra classici e romantici, durante la quale leopardi prende le posizioni dei classici: la loro poesia è
superiore perché in grado di conservare, almeno nell’immaginazione, il rapporto con la natura benevola e
recuperare la perduta armonia. è proprio a questo principio che leopardi si ispira quando si parla della
“poetica del vago e dell’indefinito”, una poesia che deve rispondere a sentimenti ed espressioni
indeterminate ricorrendo ad immagini in grado di stimolare l’immaginazione.
VERISMO
nel 1848 l’europa è caratterizzata da una fase di grande crescita economica dovuta alla seconda
rivoluzione industriale: molte innovazioni cambiano e migliorano la vita di tutti i giorni e ciò contribuisce alla
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ITALIANO

LEOPARDI ✓

leopardi nasce nel 1798 a recanati, un paese da lui stesso definito “il selvaggio borgo natio” poiché arretrato culturalmente e socialmente. leopardi appartiene ad una famiglia nobile decaduta e in piena crisi finanziaria: la madre, infatti, passa le giornate a contabilizzare entrate e uscite della famiglia, peccando di affetto nei confronti dei due figli. dagli 11 ai 18 anni leopardi si dedica allo studio matto e disperatissimo che, oltre alla conoscenza di numerose lingue e culture, purtroppo gli causerà anche danni fisici permanenti. nel 1816 si verifica il passaggio dall’erudizione al bello: leopardi si appassiona dei classici greci e latini e approda al pessimismo storico, ovvero la convinzione che la natura sia benevola e non abbia colpa dell’infelicità degli uomini del suo tempo. in passato, infatti, l’uomo era più felice poichè si dava la precedenza ai sentimenti e alla passione e non alla ragione (fattore che determina un peggioramento delle condizioni umane). un esempio è il canto notturno d'un pastore errante per l’asia, in cui leopardi si paragona al gregge e non capisce perchè, pur essendo entrambi nell’erba al chiarore della luna, il gregge sia felice e lui no. la differenza sostanziale tra i due è la ragione, caratteristica propria solo dell’uomo e che lo rende infelice. tramite la facoltà dell’immaginazione è possibile per l’uomo rievocare ricordi passati risalenti al mondo classico, considerato l’infanzia dell’umanità. nel 1819 leopardi tenta di fuggire da recanati, ma viene riportato a casa dal padre e inizia a maturare un pensiero sempre più complesso e pessimista, elaborando la teoria del piacere: la felicità umana si identifica con il piacere, di cui l’uomo è alla ricerca costantemente e infinitamente. tuttavia la ricerca di un piacere infinito è per definizione inconciliabile con l’essenza dell’uomo, che è un essere finito. solo attraverso la rimembranza e il ricordo l’uomo può cercare di raggiungere un piacere illusorio. un esempio è il sabato del villaggio, in cui la felicità sta proprio nel piacere dell’attesa della domenica, il giorno di riposo, che poi si rivela non essere all’altezza delle aspettative. nel 1822 soggiorna a roma per circa un anno, ma rimane estremamente deluso dalla vita romana, in particolare dalla letteratura e dai letterati, che lui aveva sempre associato alla roma del periodo classico. proprio da questa delusione scaturisce la nascita del pessimismo cosmico: seguendo la teoria meccanicista, leopardi afferma che la natura è una matrigna cattiva che ha dato agli uomini il bisogno della felicità come il bisogno di mangiare, ma senza la possibilità di soddisfarlo, pensando quindi soltanto alla propria autoconservazione. l’infelicità ora è una caratteristica di tutte le epoche, anche del mondo classico (che leopardi continuerà a considerare uno dei periodi più belli della storia, nonostante anch’esso sia ora infelice). in seguito si verifica un secondo passaggio, dal bello al vero: una volta scoperto “l’arido vero” leopardi crede sia giusto diffonderlo e rendere consapevoli tutti gli uomini. per fare ciò vengono pubblicate le operette morali, una raccolta di carattere filosofico che suggerisce all’uomo di eliminare ogni illusione del piacere e accettare con dignità la propria situazione. nel 1930 leopardi si trasferisce a firenze e qui conosce e si innamora di fanny targioni tozzetti, una donna sposata con la quale non inizierà una vera e propria relazione; conosce anche antonio ranieri, con il quale si trasferisce a napoli. il ciclo di aspasia (la cortigiana di pericle) viene composto in questo periodo ed è una raccolta di cinque liriche dedicata all’amore verso fanny targioni tozzetti. gli anni napoletani di leopardi sono caratterizzati da una mitigazione del suo pessimismo, che viene in parte sostituito da un pensiero filantropico utopico: gli uomini, ormai consapevoli della loro condizione di infelicità, devono unirsi in una “social catena” e farsi forza l’un l’altro. proprio di questo leopardi parla nel suo testamento poetico, la ginestra, in cui riporta l’immagine della ginestra, l’unico fiore in grado di crescere tra la pietra lavica, simbolo di asperità e infelicità. la poetica di leopardi è difficilmente inseribile in una corrente letteraria ben precisa. tuttavia lui partecipò alla disputa letteraria nata tra classicismo e romanticismo: madame de stael fa pubblicare sulla rivista “biblioteca italiana” un articolo in cui afferma che gli scrittori italiani, avendo avuto come “base” l’antico rigore equilibrato del periodo classico, tendano a limitarsi nella scrittura (non utilizzano termini o temi troppo forti per non correre il rischio di perdere l’armonia). con il passare degli anni, mentre in tutta europa si erano sviluppate nuove e originali correnti letterarie, in italia si era ancora legati allo stile classico. madame de stael, in nome del suo amore e ammirazione per la cultura italiana, vuole spingere gli artisti ad allontanarsi dal classicismo in favore dell'innovazione, ma il suo articolo non fa altro che accendere una disputa letteraria tra classici e romantici, durante la quale leopardi prende le posizioni dei classici: la loro poesia è superiore perché in grado di conservare, almeno nell’immaginazione, il rapporto con la natura benevola e recuperare la perduta armonia. è proprio a questo principio che leopardi si ispira quando si parla della “poetica del vago e dell’indefinito”, una poesia che deve rispondere a sentimenti ed espressioni indeterminate ricorrendo ad immagini in grado di stimolare l’immaginazione.

VERISMO ✓

nel 1848 l’europa è caratterizzata da una fase di grande crescita economica dovuta alla seconda rivoluzione industriale: molte innovazioni cambiano e migliorano la vita di tutti i giorni e ciò contribuisce alla

nascita di un nuovo pensiero, il positivismo. si tratta di una corrente culturale che caratterizza ogni campo del sapere (poesia, letteratura, pittura, filosofia...) e contrasta le idee romantiche recuperando la fiducia nella ragione e nel progresso. il positivismo si basa su tre grandi aspetti che erano già stati caratterizzanti dell’illuminismo:

  • ottimismo e fiducia nella scienza, nel progresso che rende il futuro migliore del presente;
  • la ragione, attraverso cui si sarebbero potuti risolvere tutti i grandi problemi dell’umanità;
  • laicismo. il positivismo investe anche il campo della letteratura,prendendo diversi nomi e focalizzandosi su diversi aspetti: il naturalismo in francia, il cui principale esponente è emile zola, che cerca di descrivere le condizioni reali del popolo francese della sua epoca, mostrando ai politici e alle istituzioni le realtà solitamente dimenticate. in italia il positivismo prende invece il nome di verismo, poiché si propone una rappresentazione oggettiva, vera e fotografica della realtà, distaccandosi dalla rappresentazione soggettiva tipica del romanticismo.

VERGA ✓

il verismo in italia ha grande successo grazie all’opera di giovanni verga, nato a catania nel 1840 da una famiglia antiborbonica (siccome si pensava che i problemi della sicilia derivassero dal regno di napoli volevano rendersene indipendenti). verga infatti si arruola nelle truppe della guardia nazionale della sicilia, le truppe del nuovo stato. quando si trasferisce a firenze incontra luigi capuana ed entra a contatto con la corrente verista, anche se le sue prime opere non possono ancora essere considerate propriamente veriste, ma tardo-romantiche. i romanzi del primo periodo tendono ad esaltare l’unità d’italia con un tono strappalacrime. storia di una capinera è il primo romanzo di successo, anch’esso tardo romantico, nel quale si parla di una donna obbligata a diventare monaca. quando si trasferisce a milano entra a contatto con il movimento della scapigliatura, un gruppo di “poeti maledetti” che vivevano nell’alcol e in condizioni economiche disperate e si occupavano di temi fortemente anticonformisti e antiborghesi. in seguito inizia un cambiamento anche nell’opera di verga: pubblica nedda, una novella in cui viene introdotta la condizione degli umili, ma ancora non si può parlare di verismo perché mancano le tecniche narrative di questa corrente. pubblicati i malavoglia, appartenenti al ciclo dei vinti (un progetto di cinque romanzi di cui ne realizza solo due e abbozza il terzo) ma inizialmente non ha successo. allo stesso modo nel 1889 la pubblicazione del mastro don gesualdo non viene accolta con favore. soltanto dopo la prima guerra mondiale i suoi romanzi iniziano ad essere apprezzati e ciò avviene perché gli ultimi anni dell’800 e i primi del 900 sono monopolizzati dalla figura di d’annunzio che porta avanti un’italia forte e vincente. lo stesso accadrà ad altri autori come svevo e pirandello, che trattavano tematiche anti-dannunziane. dopo la guerra, nonostante l’italia facesse parte delle potenze vincitrici, il paese aveva conosciuto la morte e la sconfitta morale, quindi tutti gli ideali che avevano condotto al conflitto vengono rivalutati ed emergono nuovi autori e temi, come quelli trattati da verga. la sua produzione può essere divisa in due fasi: pre-verismo e verismo. il pre-verismo tratta di argomenti storici come l’unità d’italia oppure temi tardo romantici come l’amore strappalacrime e a tratti morboso. la differenza con le opere veriste sta principalmente nello stile di narrazione, che verga trasforma utilizzando le tre tecniche tipiche del verismo:

  • eclissi: l'autore si eclissa completamento dall'opera, la sua voce e le sue opinioni sono del tutto assenti;
  • regressione: l'autore regredisce per far coincidere la propria voce con quella dei personaggi, utilizzando un linguaggio semplice, ricco di frasi proverbiali ed espressioni dialettali;
  • straniamento: la regressione e l'eclissi provocano un senso di straniamento nei lettori, che non si ritrovano nei pensieri dei personaggi. il pensiero di verga afferma che da sempre la società dell’uomo è caratterizzata dalla legge del più forte: i più forti vincono e i deboli vengono sfruttati, nonostante i miglioramenti dell’unità d’italia e l’industrializzazione. è quindi inutile illudere le persone, perché non ci sarà miglioramento. un fattore che lo influenza molto nel suo pensiero politico e sociale è la delusione post risorgimentale dovuta al fatto che, anche dopo l’unità, per la sua sicilia non ci saranno miglioramenti. l’unica ancora di salvezza per non essere sconfitti dalla società è quello che lui chiama “l’ideale dell’ostrica”, che rimane attaccata allo scoglio su cui cade casualmente, chiudendosi in sè stessa e proteggendosi grazie al guscio. lo scoglio è la famiglia e se si rimane attaccati ad essa e ai suoi valori allora si sopravvive. il più grande romanzo di verga sono i malavoglia, la storia della famiglia toscano composta da: il nonno padron ‘ntoni, il figlio bastianazzo con la moglie la longa e i cinque figli, ‘ntoni, luca, lia, mena e alessi. la famiglia vive nella casa del nespolo e possiede una barca chiamata la provvidenza. ‘ntoni viene chiamato per la leva militare, così la famiglia perde due braccia forti per lavorare in mare. il nonno, per migliorare la situazione economica della famiglia, decide di comprare un carico di lupini dall’usuraio del paese, ma durante il viaggio in barca la provvidenza ha un naufragio, bastianazzo muore e il carico di lupini si perde. ‘ntoni, ritornato in paese dopo aver conosciuto la bella vita della città, non ha intenzione di rimettersi a lavorare e faticare e così inizia a

D’ANNUNZIO

d’annunzio fa della propria vita un’opera d’arte, per questo è importante conoscere alcuni aspetti importanti della sua biografia. nasce in una famiglia borghese ricca e a soli 16 anni pubblica la sua prima raccolta di poesie, primo vere, pubblicizzata tramite la falsa notizia della sua tragica morte. la notizia fa scalpore e la sua raccolta ha grande successo.trasferitosi a roma per studiare, inizia invece a frequentare salotti e conoscere la bella vita delle grandi città, non si laureerà mai e si sposerà, anche se il matrimonio finisce a causa della sua infedeltà. nel 1889 pubblica il grande romanzo il piacere, lo stesso anno in cui verga pubblica il mastro don gesualdo. mentre d’annunzio riscuote grande successo, l’opera di verga passa quasi inosservata. sull’onda del successo vengono pubblicati anche altri romanzi, tutti ispirati alla filosofia nietzschiana, come la vergine delle rocce, tuttavia ancora oggi incompleto. quando scoppia la prima guerra mondiale d’annunzio si schiera con gli interventisti perché, influenzato da nietzsche, considera la guerra come la sola igiene del mondo e l’unico mezzo per far nascere una società migliore (i meno valorosi sarebbero morti in guerra). proprio durante la guerra viene ferito agli occhi e per diversi mesi dovrà restare al buio e a riposo. assistito dalla figlia renata riesce a scrivere una delle sue opere più belle, il notturno. ritornato in forze, alla fine della guerra decide di occupare la città di fiume come forma di protesta nei confronti della vittoria mutilata dell’italia. il suo gesto provoca un incidente diplomatico e costringe lo stato italiano ad intervenire per evitare un nuovo conflitto mondiale. in seguito aderisce al fascismo perché ritiene di avere molte cose in comune con mussolini, che invece ha paura della grande popolarità dell’autore. d’annunzio muore nel vittoriale nel 1938, proprio l’anno in cui vengono emanate le leggi razziali in italia. la poesia di leopardi è figlia del suo tempo, per questo diventa così famoso e apprezzato mentre è ancora in vita. la sua personalità è anche la causa degli iniziali insuccessi di altri autori a lui contemporanei, perché riesce a far diventare il suo stile e il suo modello quelli predominanti nel panorama letterario italiano. la situazione cambierà soltanto dopo la guerra, quando il modello dannunziano cade e lascia spazio a nuovi temi e nuovi autori.

Dopo la guerra cambia tutto, dal punto di vista letterario D'Annunzio decade e hanno la meglio Verga, Svevo e Pirandello. D’Annunzio ha grandi meriti letterari, fu un grandissimo innovatore, portò in Italia la letteratura Europea (francese, tedesca), svecchiò la letteratura italiana nei modi, nei tempi, nei temi.Inoltre fece conoscere la poesia italiana all'estero, prima di lui si ricordava solo Manzoni. Le caratteristiche della poesia DAnnunziana sono tre: l'estetismo, il superuomo e la sensualità. L'estetismo è la concezione di vivere la vita all'interno dei canoni della bellezza ideale. Il suo personaggio Andrea Sperelli protagonista del Piacere vive in un mondo di bellezza ideale che tende sempre a raggiungere la perfezione, chiaramente un mondo finto, un mondo di passione, un mondo di vitalità, di forza. Quindi l'estetismo è vivere la vita cercando di raggiungere il modello della Bellezza ideale in qualunque settore. Il superuomo: fortemente influenzato dalle idee del filosofo tedesco Nietzsche, D’Annunzio crea un'idea di superuomo. Nietzsche diceva che ci sono due tendenze: il dionisiaco e l'apollineo. Il dionisiaco è la forza, l’irruenza, la passione. L’apollineo invece è la parte riflessiva, la parte pacata, nell'antichità apollineo e dionisiaco si equilibravano, la società moderna invece ha preferito la ragione quindi l’apollineo e la società moderna si è anche indebolita (per colpa secondo Nietzsche della religione cristiana che è una religione da femminucce) perché è la religione del “porgi l'altra guancia”. Secondo Nietzsche il superuomo doveva superare l'apollineo per arrivare al dionisiaco, alla forza. D'Annunzio adotta questa teoria e quindi odia le masse, è antidemocratico, usa anche toni di violenza, di sopraffazione perché il superuomo si deve mettere al capo delle masse che sono considerate come animali e quindi il superuomo, l'intellettuale deve guidare le masse. La sensualità invece fa parte anche del dionisiaco è una caratteristica importante, infatti Andrea Sperelli il protagonista de Il piacere è sempre alla ricerca spasmodica della sensualità. La lingua di D'Annunzio è una lingua nuova, innovativa, musicale che rompe completamente con la tradizione. Il suo primo romanzo è Il piacere. Andrea Sperelli è un personaggio decadente anche lui uno sconfitto, questo romanzo è una biografia di D’Annunzio. Andrea conosce una bella vedova Elena Muti però all'improvviso in maniera non razionale vuole troncare questa relazione. Andrea per dimenticare passa da una storia all'altra ad un certo punto, mentre fa l'amore con una donna pronuncia il nome di Elena, dell'amante precedente, la donna chiaramente scappa e alla fine lui rimane solo. Andrea è uno sconfitto però cerca di vivere la sua vita all'interno di un canone di bellezza ideale, di estetismo. Un’altra opera importante è Trionfo della morte, e Vergine delle rocce che sono due opere fortemente influenzate non dall'esteta ma dal superuomo. I personaggi odiano la vita borghese, la vita piatta ma anche loro alla fine non sono dei vincenti sono degli sconfitti. Il superuomo influenza non solo la prosa ma anche la poesia, nel 1893 pubblica il poema paradisiaco e poi nel 99 le Laudi. All'interno delle Laudi c'è il terzo libro ed è L’arcione, che è indubbiamente il migliore risultato poetico di D'Annunzio. Narra lo scorrere di un'estate, però il personaggio si cala completamente nelle vicende della natura, del cambiamento del tempo e della natura (poi gli storici della

letteratura hanno definito questa sensazione come panismo cioè la natura-tutta vuol dire in greco, l'autore, il narratore si confonde con la natura), D’Annunzio usa una lingua nuova, musicale, bella non è come quella di prima arrogante e superomistica. Questa nuova fase si vede anche nella prosa del Notturno, abbiamo detto dopo l'incidente all'occhio lui sta per parecchio tempo al buio e aiutato dalla figlia scrive questa prosa che non ha nulla a che fare col piacere di parecchi anni prima, ormai è un D’Annunzio stanco, vecchio e quindi molto più riflessivo, meno magniloquente e questa prosa nuova crea le condizioni per la prosa del Novecento.

PASCOLI

Giovanni Pascoli ha una biografia completa completamente opposta a quella di D'Annunzio. D'Annunzio viveva la sua vita come un’opera d'arte quindi relazioni d'amore turbolente, giornali, scandali; Pascoli invece cerca durante la sua vita di stare nascosto a casa con la famiglia. La biografia è importante perché si vedono due personaggi opposti. Pascoli nasce a San Mauro di Romagna che adesso è in provincia di Forlì nel 1855. Nel 1867 quando lui ha 12 anni accade un evento tragico che segna per sempre la sua vita, ma anche la sua produzione: suo padre viene ucciso mentre stava tornando a casa. Il padre era amministratore di una tenuta di un principe, non si è mai saputo chi avesse ucciso il padre e per quali motivi. Pascoli stesso dice che probabilmente tutti sapevano, la famiglia sapeva, ma di fatto il colpevole rimase per sempre impunito e quindi lui a 12 anni si ritrovò senza padre con una famiglia numerosa e anche con gravi problemi economici (per quei tempi la perdita del capofamiglia era una tragedia anche dal punto di vista economico). Nel 1873 vince una borsa di studio all'Università di Bologna, aveva scritto delle poesie e nella commissione esaminatrice c'era Giosuè Carducci un altro grande poeta dell'Ottocento italiano che capì subito la qualità di questo giovane. Così nel 73 vince questa borsa di studio e si trasferisce a Bologna dove incontra un gruppo di anarchici e socialisti e conosce Andrea Costa il primo deputato socialista che entra alla Camera italiana. Nel 1876 mentre stava partecipando ad una manifestazione socialista gli viene tolta la borsa di studio perché considerato un sovversivo, un anarchico. Non potendo più studiare si ritrova di fatto poverissimo, non lascia Bologna ma non ritorna a San Mauro e resta a girovagare per Bologna. Addirittura nel 1876 sempre con l'accusa di essere un sovversivo va a finire in carcere. Questa fu un'esperienza molto dura perché uscito dal carcere nel 1880 non partecipò mai più ad alcuna attività politica. Nel 1880 esce dal carcere si iscrive a lettere, nel 1882 si laurea e gli vengono assegnate delle cattedre in alcuni licei (Matera, Livorno). Comincia piano piano a scrivere le prime poesie la sua prima raccolta poetica è Mirice che esce nel 1891 quando lui aveva 36 anni. Anche qui capiamo la differenza con D’Annunzio che a 16 anni scrisse la prima raccolta poetica Primo Vere, Pascoli invece a 36 anni. Non aveva mai fatto scritto tranne le poesia per partecipare alla borsa di studio. Mirice è un libro importantissimo per la poesia italiana dell'800 e del 900. Per tutta la vita Pascoli aveva cercato di ricostruire il nido, la famiglia tutto ciò che era stata distrutto dalla morte del padre. Infatti andò a vivere con le sorelle Maria e Ida, ma Quest’ultima nel 1895 si sposa. Questo matrimonio fu per Pascoli come una tragedia, come un tradimento, quasi come un lutto, Era talmente arrabbiato che non andò nemmeno al matrimonio. Successivamente si trasferisce a San Mauro di Romagna con l'altra sorella Maria. Qui inizia ad avere una relazione d'amore con una cugina, però spesso scopre la sorella Maria piangere di nascosto perché temeva che potesse rimanere da sola. Così lui alla fine per la sorella abbandona questa relazione e decide di vivere insieme alla sorella per tutta la vita. Nel 1895 sempre l'anno in cui si sposa Ida, diventa professore di grammatica latina all'Università di Bologna, nel 97 pubblica i Poemetti che sarebbe la sua seconda raccolta poetica, 1903 i Canti di Castelvecchio, nel 1905 diventa finalmente professore di letteratura italiana all’Università di Bologna e sostituisce Carducci. Quindi diventa un personaggio di primo piano della cultura e della poesia italiana e piano piano diventa quello che viene definito il “ Poeta Vate”, cioè colui che si erge al di sopra delle parti, che fa il bene della patria, che dà dei consigli, degli insegnamenti. Adesso nella società in cui viviamo un intellettuale il poeta non ha più questo ruolo. Addirittura nel 1911 scrive “la grande proletaria si è mossa” è un’ opera a favore dell'intervento coloniale in Libia dell'Italia. Quindi da anarchico, da socialista diventa nazionalista e a favore dell'intervento coloniale. In quegli anni un'altra persona aveva fatto questo percorso da socialista a nazionalista era stato Mussolini. Pascoli muore nel 1912 a Castelvecchio. Con Pascoli comincia una poesia nuova per la letteratura italiana, finisce la poesia classica che richiama gli schemi classici, che richiama una lingua difficile e crea una poesia che usa un linguaggio semplice, quotidiano, familiare, delle piccole cose, che può essere compreso da tutti. Pascoli è un poeta che può essere definito chiaramente poeta decadente e dal decadentismo prende il senso del mistero, cioè qualcosa che non può essere compreso; nell'umanità nel mondo ci sono forze misteriose che nessuno può comprendere, delle strane corrispondenza tra le cose come se le cose diventassero dei simboli. La sua non è una poesia descrittiva, lui non descrive un evento o qualcosa, ma è una poesia irrazionale che non può essere spiegata, priva di logica. In maniera soggettiva il lettore può cogliere e può far nascere in lui qualunque tipo di sensazione. E’ una una poesia priva di logica come quella dei bambini, infatti alla base della poetica di Pascoli c’è il fanciullino. “Il fanciullino” è uno scritto di Pascoli pubblicato nel 1903 che

➔ nel 1903 le miniere della famiglia di pirandello vengono allagate, con conseguente crollo delle finanze familiari. dallo shock la moglie inizia a mostrare segni di pazzia (pirandello dovrà ricoverarla); ➔ 1908 pubblica il saggio sull’umorismo (importante per la poetica e il pensiero); ➔ dal 1915 si dedica al teatro; ➔ 1921 mette in scena a roma il suo capolavoro “sei personaggi in cerca di autore”. la prima è un grandissimo insuccesso, poiché si tratta di un’opera tanto rivoluzionaria da non essere compresa. qualche mese dopo viene messo in scena a milano riscuotendo particolare successo; ➔ 1924 in seguito al delitto matteotti (segretario del partito socialista che si era opposto al fascismo), pirandello aderisce al fascismo. la sua adesione fa scalpore perché i personaggi di pirandello e l’autore stesso non hanno nulla dell’arroganza fascista, anzi sono persone umili. per comprendere questo suo gesto bisogna ricordare le origini dello scrittore, proveniente da una famiglia antiborbonica e favorevole all'unità d’italia. la delusione derivante dai primi anni dell’unità d’italia sotto giolitti lo spinge ad avvicinarsi al movimento di opposizione: il fascismo. si tratta quindi di un semplice voto di protesta e non dell’adesione ad un’ideologia; ➔ 1934 vince il premio nobel per il teatro e muore a roma.

1908 - l’umorismo

l’arte di pirandello è finalizzata a scoprire la condizione umana. alla base della sua poetica c’è l’umorismo, pubblicato nel 1908 per un concorso universitario. secondo pirandello la comicità è diversa dall’umorismo: ➔ il comico è la percezione del contrario; ➔ l’umorismo è la riflessione del contrario. riporta l’esempio di una signora anziana agghindata come una ragazzina. la percezione iniziale di questa vecchietta porta alla risata, perché si nota la differenza tra la condizione dell’anziana e il suo voler apparire giovane. riflettendo sulla condizione della donna, sulle motivazioni che la spingono a quel gesto, allora si arriva all’umorismo: qualcosa di più sottile e sarcastico che lascia anche l’amaro in bocca. i personaggi di pirandello rappresentano proprio il contrasto, ciò che dovrebbero essere e ciò che in realtà sono: all’inizio suscitano una risata ma riflettendo sulla tematica ci si accorge di parlare di qualcosa di molto più tragico. una delle caratteristiche principali della poetica di pirandello è il contrasto tra vita e forma: ➔ la vita è istinto, passione, parte irrazionale, un flusso continuo; ➔ la forma è razionalità e ragione. l’uomo deve adattarsi per poter vivere in società, quindi rinuncia al suo istinto e sceglie la forma, ma ciò lo imprigiona dietro una maschera: gli uomini sono come delle marionette, non libere di vivere nella società moderna ma costrette ad indossare una maschera diversa a seconda del ruolo che ricoprono. chiunque scelga di togliersi la maschera e vivere la vita al di fuori delle convenzioni sociali viene etichettato come un pazzo.

1917 - così è se vi pare

secondo pirandello la verità oggettiva non esiste, esistono soltanto le verità intese come punti di vista. questa concezione è illustrata nell’opera “così è se vi pare”, i cui protagonisti sono il signor ponza e la signora frola (genero e nuora). il signor ponza dice che sua moglie è morta e quindi si è risposato, però la madre della defunta moglie, la signora frola, non si è mai rassegnata alla morte della figlia e crede che la nuova moglie del genero sia la figlia. il signor ponza, per non farla soffrire, glielo fa credere. in seguito entra in scena la signora frola, la quale pensa che il genero sia impazzito perché egli è convinto che la moglie sia morta e pensa di essersi risposato. tutti coloro che sentono questa storia vogliono capire quale sia la verità. a questo punto entra in scena, con il volto coperto, la moglie del signor ponza e tutti le chiedono chi sia lei in realtà. la donna risponde dicendo “io sono qualunque persona voi vogliate che io sia” nel senso: “io sono la seconda moglie per mio marito, la figlia per mia mamma”. la vicenda si conclude quindi con un paradosso, che non rivela una verità assoluta e distrugge il concetto di identità.

1926 - uno, nessuno e centomila

il concetto di identità è portato avanti anche nel più grande romanzo pirandelliano, uno nessuno e centomila. vitangelo moscarda un giorno si accorge di avere il naso storto; chiede alla moglie se lo ha sempre avuto, e pian piano la sua fissazione diventa quasi pazzia: lui si è sempre visto in un modo ma gli altri lo hanno visto in un modo completamente diverso; l’idea che un uomo ha di sè stesso non coincide con quella degli altri; quindi lui chi è? pensava di essere uno, invece è centomila persone differenti (in base a come lo vedono le altre persone), ma alla fine lui non è nessuno, perché si ritrova ad essere talmente tante persone diverse da non avere più un’identità.

1904 - il fu mattia pascal

prima della guerra pirandello non godeva di grande fama, perché la scena culturale italiana era monopolizzata da d’annunzio che portava avanti un'italia bella, vincente e forte: o ci si adeguava o non si aveva successo, infatti pirandello si farà poi conoscere per il teatro. il romanzo inizia con le parole “maledetto copernico”, colui che scoprì che la terra gira intorno al sole: ciò indica la perdita dei punti di riferimento, mentre prima l’uomo aveva uno scopo e il mondo era stato creato per lui, il cambio di prospettiva fa sì che l’uomo non abbia più certezze. mattia pascal vive una vita grigia all’interno della prigione familiare e sociale e per questo decide di scappare a montecarlo, dove vince una grossa somma di denaro. mentre torna a casa trova un giornale e legge la notizia “mattia pascal trovato morto”: un uomo era morto nei suoi poderi e aveva il volto talmente tumefatto da essere irriconoscibile. la moglie aveva pensato che fosse lui, ormai scappato da tempo. mattia pascal allora, credendosi libero, va a roma e assume l’identità fittizia di adriano meis. lui e la figlia del proprietario della pensione dove alloggia si innamorano e vogliono sposarsi ma lui non può perché non ha documenti. in seguito è vittima di un furto ma non può denunciare per lo stesso motivo. per la società adriano meis non esiste, non ha identità. mattia pascal decide allora di tornare a casa ma, scoprendo che la moglie si è risposata, si reca al cimitero per vedere la propria tomba. il romanzo si chiude con le parole “ecco, il fu mattia pascal”: un eroe decadente, uno sconfitto dalla società che non può cambiare il suo destino.

1916 - teatro

teatro dell’assurdo, che mette in scena la condizione dell’uomo tramite personaggi deformi e grotteschi. per pirandello la vita è una farsa ma il teatro, che per definizione è una finzione, è più reale della vita stessa: ❖ gli attori teatrali fingono e ne sono consapevoli; ❖ nella vita l’uomo indossa una maschera e recita una parte, ma non ne è consapevole. tuttavia, le persone inconsapevoli di ciò vivono in modo più felice rispetto a chi si toglie la maschera (sanno che la vita è una finzione ma non possono fare niente).

1921 - sei personaggi in cerca di autore

degli attori stanno recitando un’opera teatrale, ma nel mentre entrano in scena delle persone che voglio parlare con il capo-comico. queste persone non sono attori ma personaggi, ovvero delle creazioni del teatro che vogliono prendere vita ed essere messe in scena. il capocomico si fa convincere: sul palco ci sono i personaggi che raccontano la loro storia e gli attori che provano a metterla in scena. la trama è molto complessa, ma durante la rappresentazione una bambina annega e un giovane si suicida. tuttavia, non si sa se questi avvenimenti facciano parte della recita o se i personaggi siano morti davvero: la realtà e la finzione si mescolano fino a fondersi, suscitando emozioni e sentimenti contrastanti nel pubblico che non sa più a cosa credere.

stile

la lingua di pirandello è antidannunziana, essenziale, secca e colloquiale perché non vuole puntare l’attenzione su come si dicono le cose, ma su ciò che viene detto, sulla condizione dell’uomo che può diventare disperata nel momento in cui egli stesso ne diventa consapevole.

SVEVO

Italo Svevo si chiamava Aron Hector Schmitz e nacque a Trieste nel 1861. Trieste in quel periodo era una città del regno austro ungarico quindi era di nazionalità austriaca. Il padre era austriaco di religione ebraica, la madre era italiana, a casa parlava o il dialetto triestino o il tedesco, quindi l’italiano per lui è stata una lingua acquisita in un secondo momento. Impara l'italiano col tempo e quando pubblicherà i suoi romanzi utilizzerà lo pseudonimo Italo Svevo proprio per dire che era mezzo italiano e mezzo tedesco. Trieste era una città multietnica ed era importante per l'impero perché era uno dei pochissimi sbocchi al mare dell'impero austriaco. Era una città ricca dal punto di vista commerciale, Svevo appartiene ad una famiglia borghese, nel 1874 va a studiare in Germania, nel 1880 finiti gli studi va a lavorare in banca, ed è un lavoro che per lui durerà per parecchio tempo. Nel 1892 muore il padre con il quale ha un rapporto molto turbolento, sempre nello stesso anno nel 1892 pubblica il suo primo romanzo “Una Vita” ed è un grande insuccesso. Nel 1896 sposa la figlia di un mercante socio d'affari del padre, anche lei di famiglia molto ricca, Livia Veneziani, proprio per questo di lì a poco lascerà il lavoro in banca e si metterà a lavorare nell'azienda del suocero. Nel 1896 pubblica il suo secondo romanzo “Senilità” e anche questo fu un grande insuccesso. Così deluso decise di non scrivere più e decide di viaggiare. Conoscere James Joyce, uno dei

della sconfitta, della malattia, della pazzia come Verga, Pirandello e Svevo. Infatti la coscienza di Zeno pubblicato nel 23 dopo la fine della Prima Guerra Mondiale ottiene un successo enorme. Il primo romanzo è “Una vita”, il protagonista Alfonso Nitti è un inetto, che sta quasi per compiere il gesto della scalata sociale sposando la figlia del capo, ma un attimo prima si tira indietro senza motivo, va ad accudire la madre malata e si trasferisce al paese, quando torna la ragazza si era già sposata. Quindi è lui che si sottrae senza motivo, deve agire ma non lo fa, è un inetto che condanna se stesso al fallimento e alla distruzione. Abbiamo detto che il romanzo è fortemente autobiografico. Un altro personaggio è Emilio Brentani, il protagonista del romanzo Senilità pubblicato nel 1896. Anche questo è un intellettuale fallito, anche qui troviamo l'aspirazione ad uscire attraverso l'arte dall'anonimato, solo che dopo c'è la sconfitta. Il protagonista ha 35 anni ma già si sente vecchio dentro. Emilio Brentani vive con la sorella Amalia che si innamora di uno scultore, che è l'esatto opposto di Emilio. E’ un amore non corrisposto e alla fine la sorella si suiciderà. Emilio Brentani si innamora di Angiolina una ragazza vitale, bella alla fine anche lui perde Angiolina perché non agisce, non prende decisioni. Sia Emilio che Amalia sono degli sconfitti. Poi abbiamo detto c’è la pausa, lui per vent'anni non scrive. Nel 1923 abbiamo il più grande capolavoro La coscienza di Zeno. Zeno Cosini è malato, ha un piccolo problema alla gamba zoppica, e poi ha il vizio del fumo. Va da un analista per guarire da questa sua malattia e lui racconta gli eventi centrali della sua vita, alla fine si stufa, non va più e interrompe senza motivo le sedute e non le paga. L’analista per vendicarsi pubblica i suoi racconti cambiando il nome. Non è un racconto cronologico ma sono dei capitoli: una volta la morte del padre, il vizio del fumo e nel racconto scardina completamente la narrazione cronologica, è un flusso di coscienza cioè sono dei racconti non veri perché sono descritti da un uomo malato. Anche il tempo è relativo perché narra episodi che durano 10 anni li descrive in 3 minuti, mentre episodi che durano una giornata li descrive in 20 pagine; perché si tratta di un tempo interiore, il tempo della coscienza; lui non descrive il passato ma descrive Il passato mutato, trasformato con gli occhi dell'uomo moderno. Quindi raccontare la verità non esiste, è una verità parziale, una verità raccontata da un malato. Il fumo è il simbolo dell'inettitudine, infatti trova tanti bigliettini con su scritto ultima sigaretta e la data, ed è convinto che questa volta smetterà di fumare ma non ci riuscirà. Lui diceva che smettere di fumare è facilissimo (io lo faccio tutti i giorni) e qui è il paradosso lui era convinto di smettere di fumare ma non ci riesce. Quindi c'è il tema della malattia, del vizio del fumo e abbiamo detto il personaggio è un antieroe non è un eroe positivo e anche il romanzo può essere definito un anti romanzo perché non c'è una descrizione oggettiva, non c'è un tempo oggettivo, cambia completamente la narrazione, il tempo, lo spazio. Addirittura l'inettitudine quasi diventa positiva, perché lui non vuole uscire più dalla malattia perché la consapevolezza della malattia ( Zeno sa di essere malato, gli altri no) come quelli che sanno di indossare la maschera. Un'altra malattia è lo scontro con il padre. Il padre è quello che crea la sua malattia con il quale ha uno scontro molto turbolento. Il romanzo è inserito a Trieste divenuta italiana e il suo porto ormai in declino. Svevo è un autore che si può leggere ancora splendido, ironico che fa vedere veramente la condizione dell'uomo moderno.

AVANGUARDIE ✓

movimento artistico che coinvolge qualunque campo del sapere: pittura, scrittura, scultura, architettura, musica, poesia, la cui caratteristica principale è la rottura con la tradizione del passato classico a favore di un tipo di arte più moderno. l’avanguardismo nasce in francia dai movimenti nazionalistici che poi si diffonderanno in tutta europa. le avanguardie richiamano alla forza, al movimento, alla velocità, ma anche alla visione antidemocratica e al nazionalismo; molti esponenti di questo movimento diventeranno infatti interventisti durante la prima guerra mondiale e fascisti nel dopoguerra.

UNGARETTI ✓

ungaretti nasce ad alessandria d’egitto e perde il padre all’età di due anni. intorno ai 25 anni si trasferisce a parigi, centro culturale europeo, dove entra a contatto con le avanguardie. nel 1915 torna in italia e si schiera con gli interventisti per poi arruolarsi e andare a combattere sul fronte del carso. tuttavia durante le battaglie scopre che la sua idea di guerra intesa come “igiene del mondo” è totalmente sbagliata e lontana dalla realtà. proprio in trincea, paradossalmente, inizia a scrivere le poesie che, al termine della guerra, pubblicherà a parigi nella raccolta “allegria di naufragi” oggi conosciuta come “allegria”. nel 1921 si trasferisce a roma, si converte al cristianesimo (decisione che si rifletterà anche sulle sue opere) ed è uno dei primi ad aderire al fascismo. tuttavia, nonostante l’amicizia con mussolini, non prende mai parte alle attività del partito e non condivide l’ideologia razzista che si svilupperà nel corso degli anni. per questo motivo si trasferisce in brasile, dove rimarrà fino all’inizio della seconda guerra mondiale, quando il brasile dichiara guerra all’italia e la sua presenza non è più gradita. alla fine della guerra ungaretti è diventato una persona influente e conosciuta, tra i più grandi poeti europei, ma di fatto non gli verrà mai conferito il premio nobel a causa della sua aderenza al partito fascista, che non ha mai rinnegato.

poetica

la poetica di ungaretti è rivoluzionaria e alcuni dei suoi motivi caratterizzanti sono ripresi dalla poesia futurista, reinterpretata in chiave meno estremista:

  • i componimenti sono brevi, scelta argomentata da ungaretti stesso che in guerra non poteva dilungarsi ma doveva esprimere i propri pensieri con poche parole dal significato profondo ed evocativo;
  • i versi sono brevissimi, anche di una sola parola;
  • non c’è rima;
  • non c'è strofa;
  • non c'è punteggiatura; la poesia di ungaretti appartiene alla corrente ermetica ed è una poesia chiusa (come un sacchetto ermetico), breve e di difficile comprensione, che deve essere studiata per poter essere compresa a pieno. ad esempio in “soldati” ungaretti esprime in due soli versi la condizione del soldato in trincea e la universalizza a quella che in realtà è la precarietà che ogni uomo vive, anche se su piani diversi.

produzione

la produzione di ungaretti può essere divisa in tre parti:

  1. allegria: la parte maggiormente innovativa e rivoluzionaria nei confronti della struttura e della metrica poetica, cambiamento necessario dato il continuo evolversi della società e del mondo. in tutte le poesie si nota la voglia di vivere, a cui lui e il genere umano si aggrappa nonostante il dolore;
  2. sentimento del tempo: è meno innovativa rispetto alla raccolta precedente, questo perché la guerra è lontana, ungaretti non si trova più al fronte e la sua poesia è influenzata dalla cosiddetta arte del “ritorno all’ordine”, ispirata dalla ricostruzione dell'europa del dopoguerra, ricostruzione che si riflette anche sulle arti con il ritorno della punteggiatura, dei versi e delle rime;
  3. il dolore: ispirata dal tragico evento della morte del figlio a soli 9 anni, questa raccolta richiama alla tradizione letteraria di leopardi. siamo ormai negli anni 50 e l’opera di ricostruzione della poesia è ormai completa, infatti il linguaggio utilizzato è di stampo classico.

MONTALE

Eugenio Montale uno dei grandi del Novecento italiano. Montale nacque a Genova nel 1896 da una famiglia Borghese e come molti intellettuali italiani del Novecento ebbe una formazione da autodidatta e studia alla biblioteca di Genova dove legge tantissimo. Da giovane insieme alla passione per la lettura ha una grande passione per la musica, 1916 a 20 anni scrive uno dei suoi più grandi capolavori “ Meriggiare pallido e assorto” e nel 1917 fu costretto ad arruolarsi nella prima guerra mondiale e andò’ al fronte. L’esperienza della guerra non incide sulla sua produzione come accadde ad altri autori (Ungaretti ).Nelle sue poesie non scrive della guerra. Nel 25 subito dopo la prima guerra mondiale pubblica “Ossi di seppia” ma è un'opera che non ebbe grande successo. Nel 1925 firma “Il Manifesto degli intellettuali antifascisti” portato avanti da un grande filosofo italiano Benedetto Croce. Tutti colori che non si riconoscevano nel fascismo firmarono coraggiosamente questo manifesto, nel 27 va a Firenze dove lavora per un editore e qui conosce grandi intellettuali come Vittorini, Quasimodo, Garda. Nel 1929 diventa direttore del gabinetto Vissie’, già già Leopardi aveva lavorato per questo gabinetto letterario. In questi anni conosce Drusilla Tanzi che e’ una donna sposata che poi diventerà sua moglie ed e’ una di quelle donne cantate nelle sue poesie con il nome di Mosca. contemporaneamente Montale ebbe una relazione con una poetessa americana Irma brandeis di origine ebraica, anche lei ispirò molto delle sue poesie e nelle quali viene indicata col nome di Clizia. Irma rimase in Italia fino al 1938 perché poi entrarono in vigore le leggi razziali ed essendo di origine ebraica fu costretto a tornare in America. Nel 1938 fu licenziato dal gabinetto letterario Vissie’ proprio perché antifascista, e si procurava da vivere facendo delle traduzioni e facendo delle lezioni private. Sono anni molto duri, nonostante tutto nel 39 pubblicò una raccolta poetica “Le occasioni”. Nel 43 addirittura nasconde in casa sua degli intellettuali che rischiavano di essere perseguitati per motivi politici o religiosi: Saba di origine ebraica, Sanguinetti perché comunista. Quindi se fosse stato scoperto rischiava la vita. Nel 43 pubblica “finistère” un'altra raccolta poetica e subito dopo la guerra nel 48 divenne un intellettuale molto famoso anche perché’ antifascista e collaborò con il Corriere della Sera, nel 56 pubblica un'altra raccolta poetica “bufere ed altro” ispirata ad un'altra relazione amorosa che ebbe in quegli anni, nel 67 divenne senatore a vita, nel 71 pubblico’ la sua ultima grande raccolta “satura”, nel 75 vinse il Premio Nobel per la letteratura e nell' 81 a 85 anni morì a Milano. Montale è un intellettuale difficile da inserire all'interno delle Correnti letterarie : è giusto inserire gli autori all'interno di corrente letteraria però molte volte questo gioco può essere una forzatura; ci sono autori che calzano a pennello all'interno di una corrente letteraria e autori che è un po' più complicato ( esempio Leopardi). Anche Montale è difficile da inserire all'interno di una corrente letteraria, sicuramente non è un autore avanguardista; le avanguardie sono un momento di totale,

“Satura” una raccolta poetica nella quale si ridicolizza la poesia. Nel 63 muore sua moglie e in questa raccolta satura molte poesie vengono dedicate alla moglie cantata col nome di Mosca. All’interno di questa raccolta c'è una delle poesie più belle, una poesia d'amore “Ho sceso dandoti il braccio” nella quale c'è un un grande riconoscimento alla moglie che lo ha guidato per tutta la vita, senza di lei lui non avrebbe potuto compiere nemmeno un passo. All'interno di Satura, la prima sezione si chiama Xenia, xenia sono i doni che uno porta quando e’ invitato a pranzo. Queste poesie sono dei doni che lui fa alla moglie. Montale e’ uno dei grandi della poesia del Novecento che collega sia le innovazioni sia la poesia contemporanea alla grande tradizione letteraria a Petrarca e a Leopardi. Montale non ebbe molta fortuna nel periodo in cui visse però oggi viene studiato come uno dei classici della letteratura italiana.