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Letteratura Latina: Seneca, Lucano, Petronio, Plinio, Marziale, Giovenale, Tacito, Apuleio, Appunti di Latino

Una panoramica dettagliata sulla letteratura latina, concentrandosi su figure chiave come seneca, lucano, petronio, plinio il vecchio, marziale, giovenale, tacito e apuleio. Esplora le loro opere principali, i temi ricorrenti e gli stili distintivi, fornendo un'analisi critica delle loro contribuzioni alla letteratura e alla filosofia romana. Approfondisce le tragedie di seneca, il "satyricon" di petronio, la "naturalis historia" di plinio, gli epigrammi di marziale, le satire di giovenale, gli "annales" di tacito e le "metamorfosi" di apuleio, offrendo una visione completa del panorama letterario latino e delle sue influenze culturali e sociali. Anche le passioni, il tempo e la vita pubblica.

Tipologia: Appunti

2024/2025

Caricato il 24/09/2025

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FEDRO (20a.c - 50 d.c) scrive favole ed è uno dei primi, nate come cultura popolare
→ PROLOGO 1 LIBRO dice che ha preso le favole da Esopo e le ha solo riordinate in versi perché erano in
prosa, usa il serano giambico (usato nelle commedie quindi hanno qualcosa in comune con le commedie,hanno
un certo realismo e colpiscono un difetto umano) dice che queste favole oltre che a divertire aiutano anche.
Le favole sono circa 100, ognuna ha un prologo e infondo c’è una APPENDIX PEROTTINA con altre 30
favole trovate da Perrotti
PROLOGO 3 LIBRO dove si deduce quando sia vissuto e che ebbe una persecuzione dal capo delle guardie
dell’imperatore quindi da questo si capisce che era morto Seiano quando lo pubblica se no non avrebbe potuto
scriverlo
Venne dalla Macedonia a Roma e da piccolo diventò schiavo ma poi fu liberato probabilmente da Augusto
Le favole di Esopo hanno come personaggi animali mentre Fedro no ci sono anche persone, gli animali hanno
delle caratteristiche (volpe – furba)
FABULAE I,1 LUPO E AGNELLO
Un lupo assetato incontra un agnello che sta bevendo in un ruscello più a valle. Il lupo, volendo divorarlo, cerca
una scusa per accusare. Prima dice che l’agnello sporca l’acqua, poi lo accusa di aver parlato male di lui mesi
prima. L’agnello si difende con logica, ma il lupo, deciso a mangiarlo, ignora ogni spiegazione e lo sbrana
comunque. → Chi è potente trova sempre una scusa per opprimere i più deboli, anche se sono innocenti,mondo
brutto dove il più forte sovrasta il debole
APPENDIX PEROTTINA,13 VEDOVA E IL SOLDATO
Una vedova, nota per la sua fedeltà al defunto marito, viveva da anni accanto alla sua tomba, diventando simbolo
di castità per la città di Efeso. Un giorno, un soldato incaricato di sorvegliare dei cadaveri crocifissi si innamora
della donna. Lei, inizialmente addolorata, finisce per cedere all’amore. Quando uno dei corpi sparisce, il soldato
teme la punizione, ma la vedova, ormai coinvolta nella relazione, gli propone di appendere alla croce il corpo del
marito per salvarlo. Così, la sua celebre fedeltà si trasforma in disonore.
SENECA (4 a.c-65 d.c) → da una ricca famiglia equestre. Si trasferì presto a Roma, dove ricevette
un’educazione retorica e filosofica, aderendo allo stoicismo grazie ai maestri Attalo. Dopo un periodo in Egitto,
tornò a Roma nel 31 d.C. e divenne un avvocato di successo, attirandosi però l’invidia degli imperatori: prima
Caligola lo condannò a morte (salvato all’ultimo), poi Claudio lo esiliò in Corsica per adulterio. Richiamato nel 49
d.C. da Agrippina, fu nominato tutore di Nerone e, durante i primi anni del suo governo, contribuì a un periodo di
buon governo. Con il tempo, Seneca perse influenza e si ritirò a vita privata. Accusato di partecipazione alla
congiura dei Pisoni, fu costretto a togliersi la vita nel 65 d.C.
→ OPERE:
DIALOGHI raccoglie 10 trattati dialogici ma sono 12 perché tutti sono 10 ma il “de ira” sono 3 libri con
dialoghi socratici, ha una dedica in ogni trattato. Modello: diatriba cinico-stoica ( 1. consolatio ad Marciam,2.
consolatio ad Helviam matrem, 3. consolatio ad polybium,4. de ira (3 libri), 5, de brevitate vitae, 6. de vita beata, 7.
de tranquillitate animi, 8. de otio, 9. de providentia e 10. de constantia sapientis
EPISTULAE MORALES AD LUCILIUM (124 lettere in 20 libri)
TRAGEDIE (10 tragedie)
APOKOLOKYNTOSIS (opere dove prende in giro claudio), preso dalla SATIRA MENIPPEA (un po’ in versi
e un po’ in prosa)
TRATTATI 1. de clementia (virtù più importante per un sovrano, si rivolge a Nerone dicendo che lui ce
l’ha e deve avere un atteggiamento paterno, punire solo quando necessario, lo fa sperando che lo facesse sua
anche se non ce l’ha) 2. de beneficiis (quali cortesie devono scambiarsi gli uomini) 3. naturales questiones
(scientifico, voleva trattare questioni etiche per capire come nascono le cose)
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FEDRO ( 20 a.c - 50 d.c) ⟶ scrive favole ed è uno dei primi, nate come cultura popolare

→ PROLOGO 1 LIBRO dice che ha preso le favole da Esopo e le ha solo riordinate in versi perché erano in prosa, usa il serano giambico (usato nelle commedie quindi hanno qualcosa in comune con le commedie,hanno un certo realismo e colpiscono un difetto umano) dice che queste favole oltre che a divertire aiutano anche. Le favole sono circa 100 , ognuna ha un prologo e infondo c’è una APPENDIX PEROTTINA con altre 30 favole trovate da Perrotti ⟶ PROLOGO 3 LIBRO dove si deduce quando sia vissuto e che ebbe una persecuzione dal capo delle guardie dell’imperatore quindi da questo si capisce che era morto Seiano quando lo pubblica se no non avrebbe potuto scriverlo ⟶ Venne dalla Macedonia a Roma e da piccolo diventò schiavo ma poi fu liberato probabilmente da Augusto ⟶ Le favole di Esopo hanno come personaggi animali mentre Fedro no ci sono anche persone, gli animali hanno delle caratteristiche (volpe – furba) FABULAE I, 1 LUPO E AGNELLO Un lupo assetato incontra un agnello che sta bevendo in un ruscello più a valle. Il lupo, volendo divorarlo, cerca una scusa per accusare. Prima dice che l’agnello sporca l’acqua, poi lo accusa di aver parlato male di lui mesi prima. L’agnello si difende con logica, ma il lupo, deciso a mangiarlo, ignora ogni spiegazione e lo sbrana comunque. → Chi è potente trova sempre una scusa per opprimere i più deboli, anche se sono innocenti,mondo brutto dove il più forte sovrasta il debole APPENDIX PEROTTINA, 13 VEDOVA E IL SOLDATO Una vedova, nota per la sua fedeltà al defunto marito, viveva da anni accanto alla sua tomba, diventando simbolo di castità per la città di Efeso. Un giorno, un soldato incaricato di sorvegliare dei cadaveri crocifissi si innamora della donna. Lei, inizialmente addolorata, finisce per cedere all’amore. Quando uno dei corpi sparisce, il soldato teme la punizione, ma la vedova, ormai coinvolta nella relazione, gli propone di appendere alla croce il corpo del marito per salvarlo. Così, la sua celebre fedeltà si trasforma in disonore.

SENECA ( 4 a.c- 65 d.c) → da una ricca famiglia equestre. Si trasferì presto a Roma, dove ricevette

un’educazione retorica e filosofica, aderendo allo stoicismo grazie ai maestri Attalo. Dopo un periodo in Egitto, tornò a Roma nel 31 d.C. e divenne un avvocato di successo, attirandosi però l’invidia degli imperatori: prima Caligola lo condannò a morte (salvato all’ultimo), poi Claudio lo esiliò in Corsica per adulterio. Richiamato nel 49 d.C. da Agrippina, fu nominato tutore di Nerone e, durante i primi anni del suo governo, contribuì a un periodo di buon governo. Con il tempo, Seneca perse influenza e si ritirò a vita privata. Accusato di partecipazione alla congiura dei Pisoni, fu costretto a togliersi la vita nel 65 d.C. → OPERE: ● DIALOGHI ⟶ raccoglie 10 trattati dialogici ma sono 12 perché tutti sono 10 ma il “de ira” sono 3 libri con dialoghi socratici, ha una dedica in ogni trattato. Modello: diatriba cinico-stoica ( 1. consolatio ad Marciam, 2. consolatio ad Helviam matrem, 3. consolatio ad polybium, 4. de ira ( 3 libri), 5 , de brevitate vitae, 6. de vita beata, 7. de tranquillitate animi, 8. de otio, 9. de providentia e 10. de constantia sapientis ● EPISTULAE MORALES AD LUCILIUM ( 124 lettere in 20 libri) ● TRAGEDIE ( 10 tragedie) ● APOKOLOKYNTOSIS (opere dove prende in giro claudio), preso dalla SATIRA MENIPPEA (un po’ in versi e un po’ in prosa) ● TRATTATI ⟶ 1. de clementia (virtù più importante per un sovrano, si rivolge a Nerone dicendo che lui ce l’ha e deve avere un atteggiamento paterno, punire solo quando necessario, lo fa sperando che lo facesse sua anche se non ce l’ha) 2. de beneficiis (quali cortesie devono scambiarsi gli uomini) 3. naturales questiones (scientifico, voleva trattare questioni etiche per capire come nascono le cose)

→ PENSIERO FILOSOFICO

  1. La ragione è il fondamento della vita virtuosa: solo seguendola l’uomo può viverein armonia con sé stesso.
  2. La virtù è la sola fonte di libertà: chi è virtuoso non dipende da nulla di esterno
  3. Le passioni , come l’ira sono pericolose perché turbano l’animo e allontanano dalla ragione: autodisciplina.
  4. La morte non deve essere temuta: è un evento naturale che il saggio accetta con serenità.
  5. non condanna la ricchezza o la politica , ma ritiene che debbano essere usate con equilibrio,come strumenti al servizio della virtù.
  6. la filosofia è pratica , una guida morale per affrontare la vita e superare le difficoltà APOKOLOKYNTOSIS I, 1 → Claudio appena morto che arriva dagli dei zoppicando e lui era balbuziente, quando lui parla a zeus chiama Erode,lo mandano nell’ade, passa per Roma e vede che stanno facendo festa perché morto. Viene condannato per l’eternità a giocare a dadi con un bossolo bucato in modo che non possa essere sparato per uccidersi. Compare Caligola che lo reclama come suo schiavo, viene affidato come servo all’ombra di Menandro (da morto diventata schiavo di un liberto). Dice che Claudio è sia re che scemo, la attendibilità di Cassio Dione è messa in discussione perché potrebbe anche dire di aver visto Claudio salire in cielo zoppicando, se vuole averne conferma di chiederlo di nascosto perché all’epoca nessuno gli credeva e visto che gli dice questo non vuole più dirglielo. Fa gli auguri perché racconterà quello che gli ha detto Cassio in quest’opera.

DE IRA ⟶ parla della passione più tremenda, sappiamo più o meno il periodo perché Caligola era già morto,non

fa più intervenire la ragione ⟶ destinatario: Novato (suo fratello) perché gli aveva chiesto una riflessione sull’ira (che è diversa dalla rabbia perché è quando la rabbia diventa un atto consapevole, l’ira fa male a chi la possiede, per i filosofi è una follia di breve durata perché incapace di controllarsi, l’ira è come una frana che travolge tutto) DE IRA III, 13 → Per vincere l’ira bisogna combatterla dentro di sé, senza lasciarle spazio. Occorre non darle via d’uscita, nasconderla e controllarla con fatica, perché tende a manifestarsi nel volto, nella voce e nei gesti. Dobbiamo invece adottare comportamenti opposti: mantenere il volto sereno, parlare con dolcezza e muoversi con calma, così anche l’animo si tranquillizza. Socrate ne è un esempio: quando si arrabbiava, parlava più piano proprio per controllarsi, e accettava i rimproveri degli amici, contento che nessuno subisse la sua ira. Il confronto e la correzione reciproca erano per lui strumenti utili al miglioramento personale. →la consapevolezza è il primo passo per sfuggire alle passioni → TEMA PASSIONI DE IRA I → rivolgendosi a Novato, accetta di scrivere su come placare l’ira, considerata la più pericolosa e vergognosa delle passioni. Diversamente da altre emozioni più contenute, l’ira è violenta, cieca, assetata di vendetta e dolore, e spesso colpisce anche chi la prova. Per questo molti filosofi la definiscono una follia momentanea, perché chi ne è preda perde il controllo di sé, ignora la ragione e la giustizia, agendo in modo irrazionale. I segni esteriori dell’ira – sguardo feroce, volto contratto, voce rotta, movimenti agitati e incontrollati – mostrano chiaramente uno stato di squilibrio mentale. L’ira è quindi sia spaventosa da vedere che dannosa da subire → TEMA PASSIONE ORRIBILE

TRAGEDIE → 10 titoli ma 1 non autentica (scritta da un imitatore), sono di ambientazione greca COTURNATE

(non è autentica perché parla della morte di Nerone cosa che succede quando Seneca era già morto),carattere morale (da una parte la ragione dell’altra le passioni) ● PHAEDRA⟶ ha una passione incontrollabile per Ippolito, figliastro, glielo confessa e lui scappa ma lei vuole fargliela pagare uccidendosi, viene accusato Ippolito di aver abusato di lei Teseo manda una maledizione, arriva Poseidone che lo uccide con un mostro ● MEDEA ⟶ donna che uccide i figli a causa del marito ● THYESTES ⟶ rancore per il fratello, litigano e uccide i figli del fratello cucinandoli

EPISTULAE AD LUCILIUM 47 → loda Lucilio per il suo comportamento umano e rispettoso verso i propri servi, ritenendolo coerente con la sua saggezza. Critica duramente chi considera i servi inferiori o li maltratta: essi sono uomini, compagni di vita, non bestie. Ricorda che la sorte può facilmente invertire le posizioni sociali e che trattare male i servi, escludere dalla tavola e umiliare è segno di arroganza e disumanità. Denuncia le condizioni degradanti a cui sono sottoposti: punizioni per semplici rumori, lavori umilianti, sfruttamento sessuale, e servitù spietata durante i banchetti. Sottolinea che questi abusi generano rancore e nemici, non rispetto. Conclude raccontando l’ironia del destino: un servo, Callisto, venduto come poco valore, diventa potente e rifiuta l’ingresso in casa al suo ex padrone, ribaltando i ruoli. → VIVERE CON GLI ALTRI EPISTULAE AD LUCILIUM 97 → riflette sul comportamento che gli uomini dovrebbero avere tra loro. Non basta evitare di fare del male: il vero dovere è fare il bene al prossimo. L’uomo virtuoso tende la mano al bisognoso, aiuta chi è in difficoltà, condivide ciò che ha. Invece di elencare singoli doveri, propone un principio universale: tutti gli esseri umani fanno parte di un unico grande corpo, creati dalla stessa natura, destinati alla stessa fine e legati da un naturale senso di solidarietà. La giustizia impone che chi fa il male è più misero di chi lo subisce, e che si debba sempre essere pronti ad aiutare. Seneca invita a meditare sulla celebre frase: "Sono un uomo, niente di ciò che è umano lo giudico a me estraneo" , e conclude affermando che l’umanità è come una volta di pietre: solo sostenendosi a vicenda può restare in piedi. → VIVERE CON GLI ALTRI DE OTIO 3 → analizza il contrasto tra le scuole epicurea e stoica riguardo alla partecipazione alla vita pubblica. Gli epicurei la evitano deliberatamente, a meno di circostanze eccezionali; gli stoici, invece, la intraprendono salvo ostacoli concreti. In entrambi i casi, però, la vita ritirata è considerata legittima. Il saggio non deve sforzarsi di agire nello Stato se è corrotto o se non può essere utile, così come non si salpa con una nave malridotta. Anche chi non ha subito danni può scegliere una vita appartata, dedicandosi alla virtù in forma privata.Seneca sottolinea che il dovere fondamentale dell’uomo è essere utile: prima a molti, poi a pochi, infine a se stesso, se non c'è altra possibilità. Anche chi migliora sé stesso, infatti, prepara un uomo capace di aiutare gli altri in futuro. Introduce poi l’idea di due "repubbliche": una minore, come la città o lo Stato, e una maggiore, universale, che abbraccia uomini e dei. A questa grande repubblica si può contribuire anche ritirandosi dal mondo, dedicandosi alla riflessione filosofica su virtù, natura, divinità e universo. Contemplare queste verità rende onore agli dèi, dando senso e testimoni alle loro opere.

LUCANO ( 39 - 65 ) → fu nipote del filosofo Seneca e mostrò fin da giovane un’intelligenza brillante. Godette

inizialmente del favore dell’imperatore Nerone, che lo premiò con incarichi prestigiosi come la questura anticipata e l’ingresso nel collegio degli àuguri. Partecipò anche ai giochi letterari Neronia, dove recitò le sue opere. In questo periodo pubblicò i primi tre libri della Pharsalia , il suo poema epico più famoso. Tuttavia, il rapporto con Nerone si incrinò bruscamente, probabilmente a causa di rivalità artistiche o sospetti di simpatie repubblicane. Lucano fu coinvolto nella congiura dei Pisoni contro Nerone e morì nel 65 d.C.

BELLUM CIVILE O PHARSALIA → un poema epico in dieci libri (l’ultimo incompiuto), che narra la guerra

civile tra Cesare e Pompeo. Diversamente dalle opere precedenti più vicine ai gusti di Nerone, la Pharsalia mostra un distacco ideologico, esaltando i valori repubblicani.La sua opera è stata definita una “anti-Eneide” e un attacco al modello virgiliano, accusato di aver legittimato la fine della res publica e l’instaurazione della tirannide. ● Abbandona il mito per raccontare una storia recente e reale, senza l’intervento degli dei. ● Ribalta intenzionalmente temi, personaggi e immagini virgiliane: ad esempio, nel libro VI della Pharsalia , invece della profezia gloriosa che Virgilio affida ad Anchise nell’ Eneide , Lucano presenta una visione funesta della rovina di Roma, ottenuta tramite una necromanzia rivolta a Sesto Pompeo, collegando così il nome di Pompeo alla decadenza della città. ● nell’Eneide è Enea pio che scende negli inferi mentre qui è Sesto Pompeo che non è pio ● Enea scende per il padre Anchise mentre Sesto Pompeo si rivolge alla maga Eritto empia e necrofila

● Enea fa una catabasi mentre qui è l’inferno stesso che arriva sulla Terra PHARSALIA VI, STREGA ERITTO → descrive Eritto, una maga tessala di terribile fama, figura centrale nel Bellum civile di Lucano. È una strega empia, dedita alla necromanzia e a pratiche magiche oscure e sacrileghe, tanto da incutere timore persino agli dei. Vive tra tombe e sepolcri, si nutre di morte e corrompe tutto ciò che tocca, rifiutando ogni culto divino tradizionale. Le sue magie richiedono sacrifici estremi: dissotterrare cadaveri, profana resti umani e non esita a uccidere per ottenere sangue fresco o anime forti. Si compiace dell’orrore e della decomposizione, spingendosi a mutilare i corpi dei grandi personaggi della storia per dominare le ombre.Pompeo si rivolge a lei nella notte per ottenere visioni profetiche tramite i suoi incantesimi proibiti. Erichto, affamata di morte, vuole trattenere la guerra nella sua terra per godere del massacro e delle sue conseguenze magiche. La sua unica ossessione è impadronirsi delle spoglie dei grandi, come Cesare o Pompeo stesso, per trarne potere e conoscenza. PHARSALIA VI, PROFEZIA → descrive la terrificante resurrezione di un cadavere operata dalla maga Eritto per rivelare il futuro a Pompeo.Il corpo morto, riportato alla vita con incantesimi, si rianima lentamente in modo raccapricciante, pur rimanendo in uno stato tra la vita e la morte, ancora rigido e pallido. La maga gli promette la pace eterna in cambio della verità e lo costringe a parlare.Il morto, tra pianti e visioni, racconta che anche nel regno dei defunti regna il caos per la guerra civile romana. Le anime degli eroi del passato (come Scipione) appaiono tristi o rabbiose, mentre Bruto è l’unico tra loro sereno, poiché ha combattuto contro i tiranni. Le ombre colpevoli, come Catilina e i suoi, esultano, perché la rovina di Roma favorisce i malvagi.Il defunto profetizza che la casa dei Pompeo sarà accolta con onore tra i morti e ammonisce i vivi: ciò per cui si combatte è solo una tomba, non un vero potere. Infine, rifiuta di svelare il destino del giovane presente, lasciando che siano le Parche e il padre Pompeo a farlo, e chiede di essere lasciato tornare alla morte.

PETRONIO → Molti pensano sia del 1 secolo d. c altri dopo perché ha un linguaggio più moderno.

PETRONIUS ARBITER (soprannome) non si sa chi sia, ma lo fanno coincidere con Petronio che è un autore che cita Tacito nelle sue opere, Petronio muore anche lui durante la congiura di Pisone come Seneca e Lucano. È molto probabile che sia quello di cui parla Tacito negli Annales ⟶SATYRICON (libro di cose satiriche)

SATYRICON → è un PROSIMETRO un misto di prosa e versi, doveva essere un'opera molto

imponente per estensione, abbiamo solo delle parti dei libri 14 , 15 , 16 , quindi sicuramente ne aveva 16 libri però quello che resta del 16 libro non è proprio una conclusione Il protagonista e narratore, Encolpio, vive una serie di avventure grottesche e licenziose. Insieme ai suoi due compagni – Gitone, il giovane amato da entrambi, ed Ascilto, il rivale – si muove tra città greche come Napoli o Pozzuoli. Encolpio è perseguitato dal dio Priapo per averlo offeso, e ciò causa a lui e ai suoi amici una serie di disavventure.Durante il viaggio, discutono con un retore di nome Agamennone sulla decadenza dell’oratoria. Vengono poi coinvolti in un rito espiatorio imposto da una sacerdotessa, che li obbliga a partecipare a un’orgia. Successivamente, sono invitati alla famosa e ridicola “Cena di Trimalchione”, un liberto arricchito che ostenta in modo volgare la sua ricchezza.La compagnia si scioglie dopo un litigio, Gitone segue Ascilto ed Encolpio, ferito, si rifugia in una pinacoteca dove conosce Eumolpo, poeta logorroico. Riprende così il triangolo amoroso con Gitone. I tre si imbarcano per Taranto ma naufragano e arrivano a Crotone, dove Eumolpo si finge ricco senza eredi e attira l’avidità della popolazione. In un episodio successivo, Encolpio diventa impotente a causa dell’ira divina, mentre in un altro frammento Eumolpo scrive un testamento che impone ai futuri eredi di mangiare il suo corpo, lasciando però in dubbio se ciò sia avvenuto prima o dopo la sua morte.

Dopo aver ripreso le forze, la vedova si lascia conquistare dal soldato e i due iniziano una relazione amorosa, trascorrendo giorni insieme nel sepolcro.Preso dalla passione, il soldato trascura la sorveglianza, permettendo ai parenti di un ladro di sottrarre il cadavere. Temendo la punizione per la negligenza, il soldato si dispera e pensa al suicidio, ma la donna, ormai legata a lui, propone una soluzione: appendere il corpo del defunto marito alla croce vuota per nascondere il furto. Il piano viene eseguito e il giorno dopo la gente si stupisce di come il morto sembri essersi crocifisso da solo.

PLINIO IL VECCHIO → ( 23 - 79 ) nacque a Como e svolse servizio militare in Germania tra il 46 e il

58 d.C., entrando in contatto con importanti figure militari e culturali. Dopo la morte di Claudio, si ritirò dalla vita pubblica per contrasto con Nerone, ma tornò attivo sotto Vespasiano come procuratore imperiale, dedicandosi anche alla scrittura. Morì nel 79 d.C. durante l’eruzione del Vesuvio mentre era prefetto della flotta imperiale in Campania. Il suo decesso, raccontato dal nipote Plinio il Giovane, contribuì a rafforzare la sua fama di uomo curioso e amante del sapere.

NATURALIS HISTORIA → dell’enciclopedia dell’antichità, una raccolta dati,opera dove raccoglie tutto

ciò che si sapeva su qualsiasi argomento soprattutto scientifici, è l’inventario del mondo, solo che non può essere precisa stilisticamente perché è un'opera immensa, per scriverlo utilizza le conoscenza dei testi latini e greci. Ci sono riferimenti a cose straordinarie e strane, per tanto tempo sono state ritenute vere. CONTENUTI: ● 1 LIBRO introduzione ● 2 - 6 LIBRO cosmologia e geografia ● 7 LIBRO antropologia ● 8 - 11 LIBRI zoologia ● 12 - 19 LIBRI botanica, natura e giardinaggio ● 20 - 27 LIBRI medicinali ottenuti dalle piante ● 28 - 32 LIBRI medicinali ottenuti dagli animali ● 33 - 37 LIBRI mineralogia NATURALIS HISTORIA X, 2 : FENICE → descrive la fenice, un leggendario uccello proveniente dall'Arabia, famoso per la sua bellezza e rarità. Secondo il racconto, ha le dimensioni di un'aquila, con piume color oro, porpora, rosa e azzurro, e un ciuffo sulla testa. Manilio, un senatore romano esperto e autodidatta, è tra i primi a parlarne accuratamente. La fenice, sacra al Sole, vivrebbe 540 anni e, giunta alla vecchiaia, costruirebbe un nido profumato con ramoscelli di cannella e incenso, dove muore. Dalle sue spoglie nascerebbe una larva, che cresce fino a diventare un nuovo esemplare. Il giovane uccello rende onore al precedente portando il nido sull'altare della divinità nella Città del Sole, presso Pancaia. NATURALIS HISTORIA VII, 21 - 24 : MIRABILIA DELL’INDIA → descrive l’India e l’Etiopia come terre ricche di meraviglie e popolate da esseri straordinari. In India, gli uomini sono alti più di cinque cubiti e godono di ottima salute grazie al clima equilibrato. I gimnosofisti, filosofi asceti, praticano incredibili discipline resistendo al sole per ore. Secondo Megastene e Ctesia (autori) , esistono popolazioni con caratteristiche incredibili: uomini con i piedi rivolti all’indietro e otto dita, uomini con testa di cane che comunicano con latrati, donne che partoriscono una sola volta nella vita con figli a cui vengono i capelli bianchi subito. Altri racconti parlano dei Monocoli, uomini con una sola gamba capaci di grandi salti, detti anche Sciapodi perché usano il loro piede come ombrello.Plinio menziona anche i Trogloditi, privi di collo con occhi sulle spalle, i Satiri, esseri velocissimi metà uomini e metà animali, e i Coromandi, creature selvatiche prive di voce che emettono urla spaventose. Infine, secondo Eudosso (scienziato greco), alcune popolazioni indiane avrebbero piedi di dimensioni estreme: uomini con piante lunghissime e donne con piedi minuscoli, dette Strutópodi (=piedi di passero).

NATURALIS HISTORIA XXXV, 81 - 83 : APELLE E PROTOGENE → L’episodio racconta la sfida artistica tra Protogene e Apelle. Apelle, giunto a Rodi per conoscere Protogene, lo trova assente e, per farsi riconoscere, dipinge sul quadro una linea sottilissima. Protogene, al ritorno, riconosce l’abilità di Apelle e risponde tracciando una linea ancora più sottile. Apelle, vedendo la risposta, aggiunge una terza linea, ancora più fine e intersecata alle precedenti, portando la competizione al massimo livello di precisione. Protogene, ammirando il talento dell’avversario, lo cerca per onorarlo e decide di conservare il quadro come simbolo della loro sfida. L’opera, famosa per la sua perfezione tecnica e l’apparente semplicità, fu distrutta nell’incendio della casa di Cesare sul Palatino, ma rimase celebre per il suo valore artistico e la sua unicità. NATURALIS HISTORIA XXXIII, 1 - 7 : METALLI PREZIOSI → riflette sull'estrazione e sull'uso dei metalli, denunciando l’avidità e l’eccesso dell’uomo. Egli sottolinea come la ricerca di oro, argento, ferro e pietre preziose spinga l’umanità a scavare nelle viscere della terra, trascurando i doni naturali che essa offre in superficie. Critica la smania di lusso e il valore attribuito a materiali come il vetro e i cristalli, il cui pregio deriva dalla loro fragilità (con le nostre mode facciamo passare una cosa per preziosa o no).L'autore lamenta l’introduzione del commercio e la monetizzazione delle risorse, ritenendo più felice un’epoca in cui il baratto regolava gli scambi (attribuisce al progresso un valore negativo,deriva dal desiderio di arricchirsi,, perché dà degli aiuti a delle esigenze futili e che inducono alla guerra, tutto di quel che abbiamo bisogno è sulla Terra).

MARZIALE → autore di cui non sappiamo molto, nasce in Spagna intorno al 40 d.c. e arriva a Roma

nel 64 , aveva come amici Seneca e Lucano perché entrambi spagnoli.Nel 94 torna in Spagna, lo sappiamo grazie a una lettera di Plinio il Giovane, qui scrive gli EPIGRAMMI e incontrerà una donna che gli darà una casa in campagna, nell’opera elogia la campagna ma anche molta nostalgia per Roma. Morirà tra il 102 - 104 in Spagna.

EPIGRAMMI → sono brevi → diventa un genere vero e proprio,varietà nei temi,distici elegiaci ( primo

esametro secondo pentametro)→ 15 libri di epigrammi → 1 inaugurazione dell’anfiteatro flavio, 12 libri che sono i principali dove parlano di temi vari (erotici,funebri,celebrativi e comico realistici, cioè rappresentano la realtà parlano anche degli aspetti più crudi e bassi), ultimi 2 libri xenia e apophoreta (c’era un festa del dio Saturno, si scambiavano regali, mangiavano insieme e si stravolgono delle regole sociali, gli xenia sono dei bigliettini dove si accompagnavano i regali e gli apophoreta sono dei bigliettini che accompagnano i regali dati dopo aver mangiato → il suo intento è quello di far ridere ma non attaccava la persona in sé ma all’atteggiamento, al difetto. EPIGRAMMI PER FAR RIDERE X, 8 Paola desidera sposarmi, io non voglio sposare Paola: è vecchia.Lo vorrei se fosse più vecchia. I, 10 Gemello desidera le nozze di Marmilla. E la desidera e insiste e la prega e le fa doni. Dunque è bella? anzi niente c’è di più brutto.Dunque per quale motivo la cerca e le piace? tossisce. I, 28 Colui che crede che Acerra puzzi del vino di ieri, si sbaglia: Acerra beve sempre fino al giorno. I, 47 Diaulo una volta era un medico,ora fa il becchino: quello che fa come becchino,lo aveva fatto anche da medico. → STRUTTURA RIPARTITA( fulmen in clausula =il fulmine nella parte finale) (non in tutti) ti introduce una situazione di attesa facendo un introduzione, fino a giungere alla battuta finale inaspettata. EPIGRAMMI SUI CLIENTS SENZA OBIETTIVO DI FAR RIDERE VI, 88 O Ceciliano, stamattina ti ho salutato veramente per caso per nome, e non ho detto mio padrone. (pratica della salutatio matutina) Mi chiedi quanto questa libertà mi costi? Lei (la libertà) mi ha sottratto 100 quadranti.

INSTITUTIO ORATORIA I, 2 → → si pone il problema se sia meglio l’istruzione pubblica o privata, per lui è meglio quella pubblica. Per essere un buon oratore deve avere: ● Abitudine alla vita pubblica – Deve imparare sin da piccolo a non temere il confronto con gli altri. ● Evitare l’isolamento – La solitudine può portare a insicurezza o a un’eccessiva autostima. ● Allenamento mentale costante – La mente va sempre esercitata per rimanere lucida e pronta. ● Confronto continuo – Il dialogo con gli altri permette di affinare le proprie capacità e di evitare errori di valutazione. ● Educazione scolastica – A scuola si impara meglio grazie al confronto e all’osservazione degli altri studenti.Si impara anche al vivere civilmente ● Senso comune – Si sviluppa solo attraverso le relazioni sociali e non con lo studio individuale. ● Emulazione – Gli elogi e i rimproveri degli insegnanti stimolano il desiderio di migliorarsi (emulando) ● Ambizione – Le competizioni scolastiche aiutano a mantenere alta la motivazione e a migliorarsi costantemente. ● Imitazione dei pari – I principianti apprendono meglio osservando i compagni rispetto a loro, anzi che emulare un insegnante è più difficile perché non hai gli strumenti per farlo. ● Apprendimento graduale – L’insegnante deve adattare l’insegnamento al livello dell’allievo, senza sovraccaricarlo di nozioni troppo difficili perché se dentro a un contenitore con il collo stretto metti tutta l’acqua della pentola non ci starà mai ma se ti pian piano la metti dentro si INSTITUTIO ORATORIA I, 3 → sostiene che lo svago è essenziale per tutti, poiché nessuno può sopportare uno sforzo continuo senza pause. Il riposo rigenera le energie e rafforza la volontà nello studio, che non può essere imposto con la forza. Il gioco nei ragazzi è segno di vivacità e non deve essere represso, ma va regolato affinché non generi né avversione per lo studio né abitudine all’ozio. Esistono giochi utili a stimolare la mente, e attraverso di essi si possono osservare le inclinazioni naturali dei giovani, educandoli fin da piccoli a distinguere il bene dal male. (da qui didattica) Quintiliano si oppone fermamente alle punizioni corporali , considerate degradanti e inefficaci. Ritiene che un buon controllo e una guida costante siano più utili per l'apprendimento rispetto alle percosse, che spesso nascono dalla negligenza degli educatori. Punire un bambino con la violenza rischia di causare vergogna e paura, soffocando la sua voglia di imparare e rendendolo insicuro. L'educazione, dunque, deve basarsi su correzioni adeguate e sull'incoraggiamento, senza ricorrere alla brutalità.Inoltre, permette ad alcuni insegnanti crudeli di abusare del loro potere. Per questo, Quintiliano afferma che nessuno dovrebbe avere un’autorità illimitata su un’età fragile e indifesa. INSTITUTIO ORATORIA II, 2 → riflette sulla natura del riso, sottolineando come esso non sia giudicato razionalmente, ma dipenda dal sentimento personale. Non si può spiegare con certezza da dove nasca, poiché è provocato da parole, azioni e perfino movimenti del corpo. Il riso può derivare sia da battute argute sia da situazioni sciocche o ridicole, ed è strettamente legato alla derisione.Cicerone affermava che il riso nasce da qualcosa di deforme o vergognoso, e può essere visto come urbanitas quando riguarda gli altri o stoltezza quando ricade su chi parla. Sebbene spesso sia considerato banale, il riso ha un potere enorme, capace persino di cambiare situazioni critiche, come dimostra l’episodio dei giovani di Taranto che evitarono l’ira di re Pirro con una battuta sagace. Plinio riconosce che esistono regole e tecniche per suscitare il riso, ma esso dipende soprattutto dalla natura e dal contesto. Alcune persone hanno un’attitudine naturale alla comicità, mentre altre possono migliorare con l’apprendimento. Inoltre, il tempismo e la risposta agli interlocutori giocano un ruolo cruciale nell’efficacia di una battuta.Infine, Plinio analizza diversi tipi di umorismo, come le battute a sorpresa, il fraintendimento intenzionale, la simulazione e la dissimulazione. Porta esempi celebri, come quelli di Cicerone e Afro, per dimostrare come il riso

possa essere usato con maestria nell’oratoria e nella vita quotidiana. In definitiva, il riso è un fenomeno potente e sfaccettato, capace di influenzare profondamente le dinamiche umane. INSTITUTIO ORATORIA X, 1 → CRITICA A SENECA,spiega di aver rimandato la valutazione di Seneca perché si era diffusa l’idea sbagliata che lo disprezzasse. In realtà, cercava solo di promuovere uno stile più rigoroso, in contrasto con quello corrotto e difettoso che, a suo parere, Seneca rappresentava e che influenzava negativamente i giovani. Pur riconoscendo le qualità di Seneca,intelligenza, cultura, versatilità e capacità morale, ne critica lo stile, considerato pericolosamente seducente ma difettoso. Seneca, secondo lui, veniva imitato nei suoi difetti più che nei suoi pregi. Tuttavia, Quintiliano ammette che, letto con spirito critico e dopo una formazione più solida, Seneca può offrire spunti utili e meritevoli di ammirazione.Seneca aveva le doti per ambire a risultati migliori, e ciò che ha voluto, lo ha comunque ottenuto. INSTITUTIO ORATORIA XI, 2 → Racconta la celebre storia di Simonide di Ceo, considerato l’inventore della mnemotecnica. Durante un banchetto per celebrare un pugile vincitore, Simonide fu chiamato fuori da due misteriosi giovani a cavallo (che secondo la leggenda erano Castore e Polluce, da lui elogiati nel poema). Subito dopo, la sala crollò uccidendo tutti i commensali, i cui corpi erano irriconoscibili. Simonide riuscì a identificarli ricordando dove erano seduti. Questo episodio dimostrerebbe l’efficacia della memoria e del ricordo associato a luoghi. Quintiliano, pur dubitando della veridicità mitologica del racconto, riconosce il valore del metodo, che si basa sul collegare ciò che si vuole ricordare a luoghi ben distinti nella mente. Si tratta di immaginare una casa o uno spazio ricco di dettagli e assegnare simboli (icone) a ogni luogo. Ad esempio, un’ancora può rappresentare la navigazione, un’arma la guerra. Ripercorrendo mentalmente questi luoghi, si richiamano alla memoria i concetti legati a essi, come seguendo una danza ordinata. Infine, Quintiliano sottolinea che questi luoghi possono essere reali o immaginari, e che il sistema funziona come una scrittura mentale, in cui i luoghi sono la “cera” e le immagini le “lettere”, proprio come diceva Cicerone.

TACITO ( 55 - 120 d.c) → si ha il dubbio sul prenome, però si sa che è originario della Gallia Narbonese, era di

famiglia nobile perché ha fatto una carriera importante fino all’essere console, sposa la figlia di Giulio Agricola (importante capo militare). Durante l'impero di Traiano è stato ProConsole in Asia. OPERE: ● AGRICOLA (biografia del suocero) ● LA GERMANIA ● DIALOGUS DE ORATORIBUS (decadenza dell'oratoria) ● HISTORIAE ● ANNALES (racconta le vicende sotto la dinastia Giulio Claudia)

AGRICOLA → 98 d.c, 46 CAPITOLI, è una BIOGRAFIA ENCOMIASTICA (vuole elogiare), qui si concentra

della carriera, diventa console e poi viene mandato in Britannia come governatore e per completare la conquista per 7 anni, e qui è l’apice della sua carriera. Quando arriva in Britannia c’è un excursus sulla geografia e etnografico del territorio, al 7 ^ anno ha l’ultimo ostacolo, conquistare i Caledoni (scozzesi), il loro capo fa un grande discorso al popolo e poi riporta il discorso di Giulio ai romani. Vincono i Romani e poi viene fatto tornare a Roma ma sta appartato, c’era una voce che diceva che la sua morte fosse capitata misteriosamente, quello che fa intendere è che Domiziano lo abbia ammazzato per invidia. AGRICOLA 30 - 32 : DISCORSO CALGACO → Calgaco esorta i suoi compagni alla lotta per la libertà, affermando che non c’è più via di fuga: il mare è controllato dai Romani e oltre la Caledonia non ci sono altri popoli, solo la fine del mondo. Descrive i Romani come predatori insaziabili, che invadono terre non per giustizia, ma per avidità. Dove passano, lasciano rovine e schiavitù, e lo chiamano “pace”.Denuncia la condizione dei Britanni: i figli vengono arruolati a forza, le donne sono violate, i beni requisiti, i corpi sfruttati nei lavori più duri. La Britannia, dice, compra ogni giorno la sua servitù, senza alcun vantaggio.Calgaco sottolinea che i Romani temono più il coraggio e la dignità che la sottomissione. Incita dunque i suoi a combattere con fierezza, ricordando l’esempio dei Briganti, capaci di ottenere vittorie sotto la guida di una donna.Rivolge poi una critica all’esercito romano, composto da popoli diversi e uniti solo dalla paura. Se sconfitti, si disperderanno, perché non hanno radici comuni

❖ la preparazione del pane azzimo (senza lievito) per ricordare antiche privazioni. Tacito accusa gli Ebrei di essere esclusivisti e ostili verso gli altri popoli, solidali solo tra loro, e di praticare costumi che li isolano: mangiano separati, evitano matrimoni misti, e praticano la circoncisione per distinguersi. Inoltre, afferma che chi si converte alla loro religione impara a disprezzare gli dèi pagani e persino la propria famiglia.Dal punto di vista spirituale, Tacito rileva che gli Ebrei credono nell’immortalità dell’anima, soprattutto per i caduti in guerra o giustiziati, e praticano la sepoltura dei morti, come gli Egizi. Tuttavia, a differenza degli Egizi che adoravano molti dèi con sembianze ibride, gli Ebrei credono in un solo Dio, eterno e invisibile, rifiutando qualsiasi rappresentazione materiale o statua.Infine, riporta che alcuni hanno erroneamente associato il loro culto a quello di Libero (Dioniso), a causa della presenza di una vite d’oro nel tempio, ma nega questa connessione, giudicando i riti ebraici austeri e cupi rispetto a quelli gioiosi del dio greco.

ANNALES → avvenimenti dalla morte di Augusto alla morte di Nerone, storia della dinastia Giulio Claudia, 18

libri, primi 6 – principato tiberio-caligola (quelli che abbiamo) e ultimi 6 – principato di Claudio e Nerone (ci manca il 6 ) ANNALES XIII: NERONE ELIMINA BRITANNICO → Nerone, turbato dalla popolarità crescente di Britannico e dal ricordo della sua indole fiera, decide di eliminarlo. L’episodio decisivo avviene durante i Saturnali, quando Britannico, costretto a cantare da Nerone per metterlo in ridicolo, intona invece un canto pieno di allusioni alla perdita del potere paterno, suscitando compassione tra i presenti.Non potendo accusare apertamente né ordinare pubblicamente la sua morte, Nerone decide di avvelenarci segretamente. Si serve del tribuno Pollione e della celebre avvelenatrice Locusta. Il primo tentativo fallisce, ma Nerone, impaziente, li costringe a preparare un veleno più potente.Durante un banchetto, Britannico riceve una bevanda prima innocua ma troppo calda. Quando chiede dell’acqua fresca per raffreddarla, viene aggiunto il veleno. Muore all’istante, lasciando attoniti i presenti. Nerone finge indifferenza, attribuendo la crisi a un attacco epilettico. Agrippina, sua madre, appare profondamente scossa, mostrando così di non essere complice. Anche Ottavia, sorella di Britannico, nasconde il proprio dolore. Dopo un momento di smarrimento, la festa riprende, ma l’orrore del delitto resta evidente. ANNALES XIV: ASSASSINIO AGRIPPINA →Agrippina, madre dell’imperatore Nerone, è vittima di un attentato organizzato dallo stesso figlio. Gli dèi sembrano quasi voler testimoniare il crimine, offrendo una notte serena e un mare calmo. Durante il viaggio in nave, una trappola si attiva: il tetto della cabina crolla sotto il peso del piombo, uccidendo Crepereio Gallo. Agrippina e Acerronia si salvano momentaneamente grazie alla struttura del letto. Tuttavia, nella confusione, Acerronia, gridando incautamente di essere Agrippina, viene uccisa a bastonate, mentre Agrippina, ferita a una spalla, riesce a nuotare fino a riva e torna nella sua villa.Agrippina, consapevole del tentativo di omicidio, decide di fingere di non aver capito nulla, inviando un messaggio affettuoso a Nerone per tranquillizzarlo. Nel frattempo, però, fa sigillare i beni di Acerronia: l’unico gesto sincero.Nerone, allarmato dal fallimento del complotto, teme la vendetta della madre. In preda al panico, convoca i suoi consiglieri, Burro e Seneca. Dopo un iniziale silenzio, si decide che l’esecuzione debba essere affidata ad Aniceto, comandante della flotta. Nerone inscena anche una falsa accusa contro il messaggero di Agrippina, per far credere che fosse lei a voler uccidere lui.Intanto si diffonde la voce del naufragio, e una folla si raduna sulla spiaggia per mostrare sostegno ad Agrippina. Ma presto arrivano i soldati guidati da Aniceto, che irrompono nella villa. Agrippina, angosciata dal silenzio del figlio, intuisce il pericolo. Quando i sicari entrano nella sua stanza, cerca di negare che l’ordine venga da Nerone. Ma viene colpita e, mostrando il ventre, ordina di essere colpita lì. Muore trafitta da numerosi colpi. ANNALES XV: INCENDIO ROMA E PERSECUZIONE CRISTIANI →Dopo il grande incendio di Roma, si celebravano riti religiosi e sacrifici per placare gli dèi: si consultarono i Libri Sibillini e si fecero preghiere pubbliche a varie divinità. Le matrone compivano riti per Giunone, anche con cerimonie a Ostia, e le donne sposate organizzavano banchetti e feste religiose. Tuttavia, nonostante questi sforzi e le donazioni di Nerone, l’accusa che fosse stato lui a ordinare l’incendio continuava a circolare. Per distogliere l’attenzione, Nerone incolpò i Cristiani, già odiati dalla popolazione per le loro credenze, e li sottopose a crudeli torture: venivano uccisi dai cani, crocifissi o bruciati vivi come torce. Nerone offriva i suoi giardini per questi spettacoli e partecipava ai giochi pubblici. Anche

se i Cristiani erano malvisti, la brutalità delle punizioni suscitò compassione, perché apparivano vittime della crudeltà di Nerone più che della giustizia. ANNALES XV: MORTE DI SENECA → È Seneca che consola i suoi amici, gli dice dove sono finite le cose che gli ha insegnato, come la fermezza e il rigore.L’uomo saggio non si abbatte. Dice alla moglie di non abbattersi ma lei chiede la mano del carnefice perché si vuole uccidere anche lei, lui pensa che lo faccia o perché ha paura di Nerone che le possa fare del male o perché pensa che sia una morte virtuosa. Dopo questo vengono tagliate le vene delle mani , sia di lui che di lei, ma il corpo di Seneca era esile e vecchio, per accelerare il processo taglia anche quelle delle gambe e chiede alla moglie di andare in una stanza e di affrontarlo a testa alta senza soffrire. Quando Nerone scopre della moglie che si vuole uccidere si oppone e dice di salvarla (non aveva nulla contro di lei e non voleva una cattiva reputazione), lei si lascia salvare e continuerà a vivere per qualche anno. Lui non riusciva a morire, quindi usò un veleno usato nelle condanne in pubblico dato da un suo amico (la cicuta, riferimento a Socrate) entra in una vasca calda così da far fluire il sangue e muore affogato, senza cerimonia funebre ANNALES XVI: MORTE PETRONIO → Tacito fa una descrizione di Petronio, un uomo che durante il giorno dormiva e nella notte si dedicava ai doveri e piaceri, e mentre alla maggior parte diventano famosi per quello che fanno, lui invece è famoso per il suo ozio ma non passava male ma come un uomo raffinato che gode dei piaceri raffinati, era un uomo senza problemi sia in quello che fa sia in quello che dice, non dava nemmeno fastidio perché spontanee. Ha ricoperto anche cariche importanti, console, proconsole ed è stato assolutamente all’altezza ma quando concludeva ritornava alla sua vita, divenne anche uno dei pochi cari di Nerone e addirittura come arbitro di buongusto. Questo fatto di essere intimo di Nerone fa diventare Tigellino geloso, perché vede che c’è uno che può influenzare più di lui, quindi denuncia Petronio come congiurato (aveva preso parte alla congiura) e amico di Scervino e corrompe, per avere delle prove, una schiavo di Petronio così da andare ad accusare Petronio e priva così Petronio di difendersi. Nerone era andato in campagna, Petronio non aspetta nemmeno che gli venga data la sentenza decide di togliersi la vita, si fa tagliare le vene e fa rallentare il sangue tappandole e strappandole così da sembrare che pian piano si addormentasse così nel mentre parlava con gli amici, si fa leggere poesie leggere e non vuole discorsi seri, si toglie tutti gli scrupoli qualche servo lo premia qualcuno no, si fa una mangiata e poi si abbandona al sonno. Nel testamento chi era costretto a morire, poteva scrivere elogi per imperatore e familiari così da non scatenare l’ira dell’imperatore sulla famiglia, lui no fa un elenco di persone disoneste e vi descrisse anche la vita scandalosa del principe, citando nomi di corrotti ecc... con anche l’imperatore, mette un sigillo e spezza il timbro così che nessuno potesse utilizzarlo per provocare altre vittime.

APULEIO ( 125 - prima del 180 ) – autore della prima fiaba del mondo antico, scrive di magia, è un tema molto

frequente anche nella sua vita. Nasce a Madaura (ora Algeria) da famiglia agiata, si trasferisce a Cartagine e completati gli studi ad Atene. Parlava sia il greco che il latino, il suo mestiere era quello di conferenziere, andava in giro a fare l’oratore, grazie a questo diventa ricco e famoso. Aveva molti interessi: la magia, culti misterici (culti aperti solo ad alcune persone ed erano segrete). Mentre si trovava in viaggio verso Alessandria, si ferma in una città africana,Tripoli e qui incontra un compagno di studi, Ponziano, rimane ospite da lui e decide di sposare la madre, a un certo punto Ponziano muore e i parenti decidono di intentare un processo verso Apuleio per l’eredità, accusandolo di aver usato le arti magiche per raggirarla e entrare in possesso della sua eredità, nel processo si difende da solo con una orazione “apologia”/ "de magia", esce da questo processo innocente e continua la sua vita. Torna a Cartagine e lì muore.

METAMORFOSI ( 11 libri) → storia che non si inventa, “Lucio l’asino” stata attribuita a Luciano di Samosata,

avevano una cosa in comune ma poi si è visto che hanno la vicenda principale e lo stile diverso, nelle metamorfosi poi ci sono anche altre storie. Lucio, il protagonista, racconta in prima persona un'avventura accadutagli mentre viaggiava per affari verso la regione di Ipata, famosa per la presenza di maghi. Affascinato dalla magia, viene ospitato da Milone e dalla moglie Panfile, che è una maga. Lucio intraprende una relazione amorosa con la serva Fotide, la quale gli permette di assistere a un evento magico: la trasformazione di Panfile in un gufo. Desideroso di provare anche lui, si spalma

METAMORFOSI IV INCIPIT AMORE E PSICHE → In un regno lontano vivevano un re e una regina con tre figlie molto belle. Le due maggiori erano splendide, ma la più giovane, Psiche, aveva una bellezza così straordinaria da sembrare divina, tanto che le parole umane non bastavano a descriverla. La sua fama si diffuse rapidamente e folle di persone accorrevano da ogni dove per vederla, adorando come se fosse la dea Venere stessa.Col tempo, la devozione verso Psiche sostituì il culto di Venere: i templi della dea vennero abbandonati, i suoi riti trascurati, gli altari lasciati sporchi e senza offerte. Invece, a Psiche venivano rivolte preghiere, offerte e sacrifici, quasi fosse una divinità incarnata. Questo spostamento del culto fece infuriare Venere, la vera dea dell’amore e della bellezza, che si sentì offesa e minacciata da questa mortale che stava usurpando il suo posto.Furiosa, Venere giurò vendetta e decise di punire Psiche. Per farlo, convocò suo figlio Cupido, un giovane alato noto per seminare amore e disordine con le sue frecce, agendo di notte e rovinando matrimoni. Sebbene fosse già un essere audace e ribelle, Venere lo spinse ulteriormente a intervenire, mostrandogli Psiche e raccontandogli con rabbia la storia della rivalità che la bellezza della fanciulla aveva creato tra loro. V: CURIOSITAS PSICHE → Psiche, pur essendo fragile nel corpo e nell’animo, trova il coraggio di affrontare il destino crudele che la spinge ad agire: prende una lampada e un coltello, decisa a scoprire l’identità del misterioso amante. Quando accende la luce, scopre con stupore che nel suo letto non giace un mostro, ma Cupido stesso, il dio dell’amore, il più bello e mite degli esseri. Alla vista di lui, la stessa lampada sembra gioire e il coltello si pente dell’intento sacrilego. Psiche è sopraffatta dalla bellezza del dio, tanto da vacillare e quasi svenire, cercando perfino di conficcarsi la lama nel petto, ma l’arma le scivola via.Mentre continua ad ammirare Cupido, la sua forza ritorna: osserva la sua testa dorata, i riccioli splendenti, le guance rosate, le ali piumate tremolanti, il corpo perfetto, e le sue armi — l’arco, la faretra e le frecce — poste ai piedi del letto. Spinta da curiosità, prende una freccia e si punge involontariamente il dito, innamorandosi così, senza volerlo, proprio del dio dell’Amore.Sempre più consumata dal desiderio, lo bacia con ardore, temendo che si svegli troppo presto. Ma proprio in quel momento, una goccia d’olio bollente cade dalla lampada sulla spalla del dio, svegliandolo. Cupido, sentendo il dolore e accorgendosi del tradimento, si alza senza dire nulla e vola via, lasciando Psiche, disperata, sola e priva dei suoi abbracci e dei suoi baci. VI → Psiche, spinta dalla curiosità, apre la scatoletta che avrebbe dovuto contenere un dono di bellezza per Venere, ma invece libera un sonno mortale che la fa crollare a terra come un cadavere. Intanto, Cupido, guarito dalla ferita e incapace di stare lontano da lei, fugge dalla sua prigione e accorre in suo aiuto: rimuove il sonno, risveglia Psiche con una freccia e la sprona a completare la missione. Poi, preoccupato per la reazione di Venere, si reca da Giove per chiedere il suo intervento. Giove lo rimprovera per le sue passate trasgressioni amorose, ma, ricordando l’affetto paterno, decide di aiutarlo, a patto che Cupido non dia cattivo esempio agli altri dèi e, in futuro, gli offra qualche bella fanciulla in cambio.