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Riclassificazione stato patrimoniale e conto economico
Tipologia: Dispense
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Capitolo 1
SOMMARIO: 1.1. Le informazioni sulla gestione fornite dallo stato patrimoniale. – 1.2. La riclassificazione dello stato patrimoniale secondo il criterio finanziario e la nozione di capitale circolante netto. – 1.3. La riclassificazione dello stato patrimoniale secondo il criterio funzionale e la nozione di capitale circolante netto operativo. – 1.4. Lo schema del conto economico. – 1.5. La riclassificazione del conto economico civilistico nelle varie configurazioni per l’analisi dei profili di redditività.
1.1. Le informazioni sulla gestione fornite dallo stato patrimoniale
Il bilancio d’esercizio 2 delle società che esercitano attività mercantili, in- dustriali e di servizi, è regolato dagli artt. 2423 e ss. del codice civile, ha for- ma rigida, derogabile solo in previste circostanze. La previsione di uno sche- ma prefissato ha lo scopo di rappresentare con chiarezza la situazione patri- moniale e finanziaria della società e il risultato economico dell’esercizio. I tre documenti che compongono il bilancio – stato patrimoniale, conto economico e nota integrativa – sono deputati rispettivamente a rappresentare il capitale di funzionamento alla data di chiusura dell’esercizio, ad evidenziare il risultato economico ed a fornire informazioni aggiuntive rispetto a quelle che si possono trarre dallo stato patrimoniale e dal conto economico, come ad
(^1) L’autore ringrazia due anonimi referee per i commenti e i suggerimenti ricevuti su precedenti
versioni del lavoro. Naturalmente l’autore resta responsabile degli eventuali errori. (^2) Per le imprese che esercitano attività diverse da quelle enunciate (banche, intermediari finan-
ziari, assicurazioni, pubblici servizi, aziende editrici) si fa rinvio alle specifiche normative. Per il settore bancario si veda, dello stesso autore Il bilancio delle banche – Elementi per la formazione del bilancio d’esercizio , Giappichelli, Torino, 2002.
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esempio la composizione di alcune voci di bilancio, i criteri di valutazione adottati, ecc. Il bilancio è integrato dalla relazione sulla gestione nella quale gli ammini- stratori debbono fornire le informazioni previste dall’art. 2428 del codice civi- le, allo scopo di rappresentare la situazione della società e l’andamento della gestione, nella sua interezza e nei vari settori in cui essa ha operato, con parti- colare riguardo ai costi, ai ricavi e agli investimenti, nonché una descrizione dei rischi e delle incertezze cui la società è esposta. Integra inoltre il bilancio la relazione dei sindaci, con la quale l’organo di controllo rende edotta l’assemblea sui risultati dell’esercizio sociale e sul- l’attività svolta nell’adempimento dei propri doveri, formula osservazioni e proposte in relazione al bilancio e alla sua approvazione 3. Allo scopo di arricchire ulteriormente le informazioni che i lettori possono trarne, gli amministratori possono allegare al bilancio altri documenti 4 quale il rendiconto finanziario, che è in grado di fornire informazioni sui flussi finan- ziari in entrata e in uscita durante l’esercizio e sulla variazione dello stock a fine esercizio 5. Con la dovuta cautela possiamo dire che il bilancio d’esercizio – esponen- do la situazione economica, finanziaria e patrimoniale – fornisce ai terzi anche un valore dell’azienda, con l’avvertenza appunto che si tratta del valore di un’azienda in funzionamento, cioè di un’azienda per la quale sussista “la pro- spettiva di continuazione dell’attività” (art. 2423 bis c.c.). A tale informazione
(^3) Si osservi che non tutte le società di capitali hanno il collegio sindacale o il revisore legale. In particolare, sono soggette ai controlli del collegio sindacale (nel modello tradizionale) e alla revisio- ne legale (d.lgs. n. 39/2010) le s.p.a. e assimilate (comprese le s.r.l.) tenute alla redazione del bilan- cio consolidato, gli enti di interesse pubblico (E.I.P – definiti dal d.lgs. n. 39/2010), le società loro controllanti o sottoposti a comune controllo da parte di E.I.P.; inoltre, le s.r.l. che sono E.I.P., loro controllate o controllanti, o sottoposte a comune controllo con un E.I.P. Per le s.p.a. e assimilate non E.I.P. e non tenute alla redazione del bilancio consolidato è possibile l’opzione statutaria per la revi- sione legale da parte del collegio sindacale, purché sia costituito interamente da revisori legali e il modello di amministrazione sia di tipo tradizionale. Rientrano nell’ambito di applicazione della re- visione legale le s.r.l. che hanno un capitale sociale non inferiore al limite minimo stabilito per le s.p.a., che controllano una società obbligata alla revisione legale dei conti (holding di famiglia) e infine che hanno superato – per due esercizi consecutivi – due dei tre limiti previsti dall’art. 2435 c.c. (riferiti rispettivamente all’attivo, ai ricavi e agli occupati medi). Se lo statuto non dispone di- versamente, l’organo di controllo può essere costituito da un solo membro, che può esercitare con- giuntamente le funzioni di controllo della gestione e di revisione legale (art. 2477 c.c.). (^4) Il bilancio deve essere completato con i dati principali degli ultimi bilanci approvati delle so- cietà collegate e con gli ultimi bilanci delle società controllate. Alla revisione dei bilanci si è già fat- to riferimento nella nota precedente. (^5) Benché il rendiconto finanziario non sia esplicitamente previsto dalla normativa civilistica,
l’Organismo Italiano di Contabilità (OIC) ha previsto una generale raccomandazione a tutti i tipi di società per la sua redazione e ha deciso di dedicare al documento un apposito principio contabile (OIC 10).
16 Capitolo 1
III_. Immobilizzazioni finanziarie_ , con se- parata indicazione, per ciascuna voce dei crediti, degli importi esigibili entro l’esercizio successivo
C) Attivo circolante I. Rimanenze
II_. Crediti,_ con separata indicazione, per ciascuna voce, degli importi esigibili oltre l’esercizio successivo
0 3) Debiti verso soci per finanziamenti 0 4) Debiti verso banche 0 5) Debiti verso altri finanziatori 0 6) Acconti 0 7) Debiti verso fornitori 0 8) Debiti rappresentati da titoli di credito 0 9) Debiti verso imprese controllate
E) Ratei e risconti con separata indicazione dell’aggio sui prestiti
( segue )
La capacità informativa del bilancio civile e la riclassificazione dei valori 17
III_. Attività finanziarie_ che non costitui- scono immobilizzazioni
IV. Disponibilità liquide
D) Ratei e risconti con separata indica- zione del disaggio sui prestiti
La forma denota l’esistenza di 4 livelli gerarchici: la lettera maiuscola indi- vidua il livello più alto, quello delle macroclassi ; il secondo livello, quello delle classi, è rappresentato da un numero romano e distingue i valori che sono al primo livello; il terzo livello è dato dalle voci contrassegnate da numeri ara- bi. Il quarto livello, indicato da lettere minuscole, scinde le voci in sottovoci. Di seguito si riporta la disciplina della classificazione e dell’informativa re- lativa alle voci Crediti verso clienti, Debiti verso fornitori, Rimanenze e Debiti verso banche (di cui sono fornite anche le nozioni), che saranno oggetto di ap- profondimento nel presente lavoro, in base alle indicazioni dei principi conta- bili nazionali emanati dall’Organismo Italiano di Contabilità per le imprese mercantili, industriali e di servizi. I crediti verso clienti, da iscrivere nella voce C-II-1 dell’Attivo, rappresen- tano (OIC 15) diritti ad esigere, ad una scadenza individuata o individuabile, determinati importi di disponibilità liquide da clienti; nelle imprese mercantili, industriali e di servizi tale diritto deriva generalmente dalla vendita di prodotti, merci e servizi con pagamento differito. Essi comprendono anche le cambiali attive – che rappresentano titoli di credito che contengono un ordine o una promessa incondizionata di pagamen- to verso il portatore del titolo – e le ricevute bancarie (RIBA), strumenti che contengono un ordine di incasso disposto dal creditore ad una banca (assuntri- ce) per la riscossione di crediti verso propri clienti derivanti da operazioni
La capacità informativa del bilancio civile e la riclassificazione dei valori 19
ci mesi dalla data di riferimento del bilancio oppure “a vista”, quando l’esigi- bilità del credito è rimessa al titolare del credito, che procedendo alla presen- tazione per il pagamento ne determina l’esigibilità;
Inoltre, l’art. 2427, n. 6, c.c. richiede in nota integrativa, distintamente per ciascuna voce, l’ammontare dei crediti e dei debiti di durata residua superiore a cinque anni. Le rimanenze rappresentano beni destinati alla vendita o che concorrono alla loro produzione nella normale attività della società (OIC 13). Il codice ci- vile (C-I) prevede che siano distinte nelle seguenti voci:
20 Capitolo 1
a) la prima distinzione è basata sul criterio della funzione economica degli elementi del capitale e individua i due aggregati rispettivamente degli elementi del capitale circolante (realizzo diretto) e degli elementi del capitale fisso (rea- lizzo indiretto); b) la seconda distinzione risponde al criterio finanziario della “liquidità” degli investimenti ed è basata sul criterio del periodo convenzionale (dodici mesi successivi alla chiusura del bilancio) in cui si manifesteranno i flussi fi- nanziari connessi al realizzo degli investimenti e individua i due aggregati del- le attività correnti (realizzabili entro 12 mesi) e delle attività immobilizzate (realizzabili oltre 12 mesi).
Poiché la distinzione poggia su due piani diversi, la logica finanziaria con- sidera un macchinario – elemento del capitale fisso classificato tra le immobi- lizzazioni nel bilancio civilistico – come “attività corrente” se destinato al- l’alienazione perché non più utilizzabile nel processo produttivo. D’altra parte, i livelli minimi di scorte di magazzino (scorte operative e di sicurezza), di crediti a breve termine e di liquidità – tutti elementi dell’attivo circolante – dal punto di vista finanziario costituiscono “immobilizzazioni”, perché rappresentano valori destinati a permanere nella struttura degli inve- stimenti e quindi un fabbisogno finanziario che deve essere costantemente co- perto dal lato del passivo. Anche le passività sono classificate per natura delle fonti di finanziamento, non per grado di esigibilità; ad esempio, all’interno dei debiti (D) sono presen- ti sia debiti operativi che debiti finanziari, a breve e a lungo termine. Anche se il codice civile prevede l’indicazione separata delle attività liqui- dabili e dei debiti esigibili entro o oltre i dodici mesi, ciò non è sufficiente per consentire di confrontare direttamente le attività e le passività in base al crite- rio della liquidità e dell’esigibilità e quindi di valutare il grado complessivo di solvibilità dell’azienda a breve termine 6.
1.2. La riclassificazione dello stato patrimoniale secondo il criterio finanziario e la nozione di capitale circolante netto
La riclassificazione dello stato patrimoniale può avvenire secondo diversi criteri: i più utilizzati sono a) il criterio finanziario e b) il criterio funzionale (o della pertinenza gestionale). Seguendo il criterio finanziario si procede all’ag- gregazione:
(^6) Cfr. R. N. ANTHONY, D.F. HAWKINS, D.M. MACRÌ, K.A. MERCHANT, Il bilancio – Analisi eco-
nomiche per le decisioni e la comunicazione della performance , McGraw-Hill, Milano, 2012.
22 Capitolo 1
go termine; le quote che si prevede di dover pagare entro l’esercizio devono essere inserite tra le passività correnti; e) uguale ripartizione fra le passività correnti e le passività consolidate de- ve effettuarsi per il fondo per imposte e in generale per tutti i fondi per rischi e oneri che rappresentano poste del passivo e non vere e proprie riserve; f) le azioni proprie comprese tra le immobilizzazioni finanziarie riducono il fondo di riserva costituito per il loro acquisto, perché non costituiscono un impiego di capitale ma una riduzione dei mezzi propri; allo stesso modo, le perdite d’esercizio riportate a nuovo riducono il capitale netto; g) l’utile d’esercizio è una componente stabile dei mezzi propri per la sola parte che viene destinata a riserve dall’assemblea dei soci, la quota destinata alla distribuzione deve essere inclusa fra le passività correnti; h) i conti d’ordine non devono essere ripresi nello stato patrimoniale riclas- sificato perché non sono indicativi di attività e passività, ma sono poste di memoria riguardanti beni di terzi, impegni e rischi.
Tabella 1.2.1. – Stato patrimoniale riclassificato secondo il criterio finanziario
ATTIVITÀ PASSIVITÀ E NETTO Denaro e va lori in cassa (es. assegni ricevuti) Disponibilità presso banche (depositi e c/c at- tivi Titoli realizzabili a vista
LIQUIDITÀ IMMEDIATE Crediti a breve termine verso clienti Altri crediti a breve termine Titoli realizzabili a breve termine Ratei e risconti attivi
LIQUIDITÀ DIFFERITE Materie prime e sussidiarie Materiali di consumo Semilavorati e prodotti in corso di lavorazione Prodotti finiti Merci Anticipi su forniture di magazzino
RIMANENZE ATTIVITÀ CORRENTI (O CAPITALE CIRCOLANTE LORDO ) Immobili
Debiti verso fornitori Cambiali passive Debiti verso banche a breve termine Debiti verso il personale Atri debiti a BT Anticipi da clienti Fondo imposte correnti Ratei e risconti passivi Parte corrente di passività consolidate
PASSIVITÀ CORRENTI Mutui bancari Debiti obbligazionari Debiti non finanziari a medio e lungo termine Fondo TFR Fondo imposte differite Altri fondi per rischi e oneri
PASSIVITÀ CONSOLIDATE Capitale sociale Fondo sovrapprezzo azioni Riserve di rivalutazione Riserva legale
( segue )
La capacità informativa del bilancio civile e la riclassificazione dei valori 23
Impianti e macchinari Attrezzature industriali e commerciali Mobili, arredi e macchine d’ufficio Automezzi Anticipi su forniture di immobilizzazioni ma- teriali
IMMOBILIZZAZIONI MATERIALI Costi di impianto e di ampliamento Costi di ricerca e sviluppo Diritti di brevetto industriale, diritti di utiliz- zazione delle opere d’ingegno Concessioni, brevetti e marchi Avviamento Altri oneri pluriennali
IMMOBILIZZAZIONI IMMATERIALI Crediti a medio e lungo termine Depositi cauzionali Partecipazioni Titoli non disponibili
IMMOBILIZZAZIONI FINANZIARIE ATTIVITÀ IMMOBILIZZATE
Riserve statutarie Altre riserve di capitale Utili (perdite) portati a nuovo e utile (per- dita) dell’esercizio CAPITALE NETTO
TOTALE IMPIEGHI TOTALE FONTI
In linea di massima, le attività correnti rappresentano il capitale circolante lordo, mentre le attività immobilizzate rappresentano il capitale fisso. All’in- terno dello stato patrimoniale riclassificato, riveste particolare importanza lo studio di due aggregati: il capitale circolante netto globale e il capitale circo- lante netto “commerciale”. In linea di massima, le attività correnti rappresentano il capitale circolante lordo, mentre le attività immobilizzate rappresentano il capitale fisso. All’in- terno dello stato patrimoniale riclassificato, riveste particolare importanza lo studio di due aggregati: il capitale circolante netto globale e il capitale circo- lante netto “commerciale”.
A) Il capitale circolante netto globale
Nell’aggregato del capitale circolante attivo sono stati raccolti i valori rela- tivi alle liquidità immediate, alle liquidità differite, alle rimanenze. Dato che il capitale circolante lordo trova copertura nelle passività correnti, assume rilie- vo cruciale considerare la differenza fra le due grandezze, denominata capitale
La capacità informativa del bilancio civile e la riclassificazione dei valori 25
La nozione di capitale circolante netto assume un ruolo cruciale nell’analisi finanziaria perché consente di valutare indirettamente anche l’equilibrio della complessiva struttura patrimoniale-finanziaria, dato dalla relazione fra fonti e impieghi totali di capitale. Pur essendo indubbio che le diverse fonti finanziarie assicurano la copertu- ra delle attività nella loro totalità, nondimeno è necessario un appropriato bi- lanciamento tra il grado di liquidità-realizzabilità dei vari impieghi e il grado di esigibilità delle diverse fonti, al fine di non rischiare preoccupanti tensioni finanziarie. L’equilibrio strutturale richiede che i finanziamenti “stabili” (mezzi propri e debiti consolidati) siano destinati alla ideale copertura del fabbisogno conso- lidato di capitale, espresso non soltanto dall’attivo immobilizzato, ma anche da quella parte dell’attivo corrente rappresentata dal valore delle scorte di ma- gazzino corrispondente al livello minimo da detenere (ma anche dei crediti commerciali e della liquidità), che dal punto di vista finanziario devono consi- derarsi “immobilizzate”. La Figura 1.2.1 mostra che il capitale circolante netto può essere misurato anche come differenza tra le fonti finanziarie consolidate (passività a medio e lungo termine e capitale proprio) e attività immobilizzate 7 ed è uguale al mar- gine di struttura patrimoniale di secondo livello. Infatti, se partiamo dalla constatazione che ad una stessa data il totale degli impieghi è uguale al totale delle fonti:
I = F
e che gli investimenti sono rappresentati da:
e i finanziamenti sono costituti da:
possiamo scrivere che:
CCL + AI = P + PC + CN Se spostiamo P al primo membro e AI al secondo abbiamo:
(CCL – P) = PC + CN – AI
(^7) Cfr. O. PAGANELLI, Analisi di bilancio – Indici e flussi , Utet, Torino, 1991.
26 Capitolo 1
Considerato che il primo membro è il capitale circolante netto l’uguaglian- za può essere scritta in modo più appropriato:
CCN = PC + CN – AI
Questo punto di vista mostra più chiaramente che un valore negativo del CCN dovuto alla presenza di attività immobilizzate coperte da passività a bre- ve termine denoterebbe una struttura finanziaria anomala, con seri riflessi sul- la solvibilità ed anche sulla redditività, perché esporrebbe l’azienda al rischio di rifinanziamento. La situazione opposta – di capitale circolante netto positivo – dovrebbe es- sere la norma in condizioni finanziarie equilibrate perché fornisce una misura di quanta parte del capitale circolante lordo viene idealmente finanziata da fonti di copertura durevoli. Ma siccome il capitale circolante lordo include an- che componenti che dal punto di vista finanziario sono da considerarsi immo- bilizzazioni, tra cui la parte vincolata delle scorte (le scorte minime operative e le scorte di sicurezza), rapportando il CCN alle scorte di magazzino medie (M) otteniamo l’indice:
PC + CN–AI M
che esprime la quota del magazzino coperta con fonti aventi carattere di stabi- lità. L’informazione diventerebbe ancora più completa se al denominatore si in- serisse l’intera quota “immobilizzata” del capitale circolante, quindi anche una quota “minima” di crediti a breve termine (in primis i crediti commerciali) e la liquidità di sicurezza. Ancora, per sottolineare la centralità del CCN si deve rilevare che la diffe- renza tra liquidità immediate (LI) più liquidità differite (LD) e passività cor- renti (P) rappresenta il margine di tesoreria (MT), che è legato al CCN da una precisa relazione matematica. Infatti:
MT = LI + LD – P
CCN = LI + LD + M – P MT = CCN – M
Da questo si deduce che se il margine di tesoreria è positivo il CCN non può essere negativo. Nel complesso, il capitale circolante netto è una grandezza astratta, che si può immaginare come nella Figura 1.2.2, in cui compare un contenitore che varia continuamente di livello e di composizione per effetto del transito dei flussi finanziari in entrata e in uscita originati dalla gestione operativa (acqui-
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Tabella 1.2.2_. – La posizione finanziaria netta_
Passività finanziarie a medio/lungo termine (–) Obbligazioni emesse (–) Crediti finanziari MLT (+) POSIZIONE FINANZIARIA NETTA A MLT Finanziamenti bancari a breve termine (–) Debiti verso banche per conti correnti passivi (–) Quota corrente dei debiti finanziari a MLT (–) Cassa e disponibilità liquide (+) Altre attività finanziarie a breve termine (+) Depositi a garanzia (+) POSIZIONE FINANZIARIA NETTA A BT POSIZIONE FINANZIARIA NETTA COMPLESSIVA
Come si vede dalla Tabella 1.2.2, la PFN si discosta dal capitale circolan- te netto perché per definizione non include i crediti e debiti commerciali (funzionali) e quindi non esprime gli impegni complessivi. Però l’esame del- la PFN – che rappresenta i vari profili di indebitamento finanziario dell’a- zienda – integra l’analisi del capitale circolante netto e dei consueti indici di bilancio, ed è utile per calcolare gli indicatori di sostenibilità del debito fi- nanziario. Inoltre, nel caso in cui l’azienda avesse accumulato nel tempo debiti fun- zionali (debiti verso fornitori) di notevole entità, il dato della PFN dovrebbe essere integrato con questi ultimi per esprimere gli impegni complessivi del- l’azienda.
B) Il capitale circolante netto commerciale
Il capitale circolante netto (CCN) considera le voci correlate all’intera atti- vità dell’azienda; all’interno di tale aggregato però alcune voci assumono par- ticolare rilevanza ai fini della determinazione del fabbisogno finanziario per l’operatività corrente: i crediti commerciali, le scorte di magazzino e i debiti commerciali.
La capacità informativa del bilancio civile e la riclassificazione dei valori 29
L’aggregato di queste tre voci è rilevante ai fini dell’analisi finanziaria e costituisce il capitale circolante netto commerciale:
CCNC = crediti commerciali + scorte di magazzino – debiti commerciali
Tale aggregato è particolarmente significativo nelle aziende di minori di- mensioni, nella maggioranza delle quali è del tutto plausibile l’assenza di atti- vità accessorie e che i crediti commerciali unitamente alle rimanenze di ma- gazzino (che possiamo definire come capitale circolante lordo commerciale – CCLC) e ai debiti commerciali diano luogo a entrate-uscite di cassa entro i dodici mesi successivi. Se il CCNC è positivo è probabile che l’azienda debba finanziare tale valo- re con fonti di tipo finanziario; ad esso fa solitamente riferimento il finanziato- re esterno (ad esempio, la banca) per calcolare i limiti del proprio sostegno fi- nanziario, in quanto rappresenta il fabbisogno finanziario netto a breve termi- ne derivante dall’operatività corrente. Al contrario, un valore del CCNC negativo significa che l’azienda riesce a utilizzare i debiti commerciali come fonte di finanziamento del capitale circo- lante lordo. Il CCNC rappresenta attività e passività collegate al ciclo operativo azien- dale, cioè a tutte le attività che si svolgono dal momento in cui l’azienda so- stiene i costi per l’acquisizione dei fattori produttivi a quello in cui consegue i ricavi relativi alla cessione delle merci o dei prodotti sul mercato. In altre parole, tale aggregato rappresenta il fabbisogno finanziario netto del ciclo operativo, in diretto collegamento con i componenti di reddito, posi- tivi e negativi, della gestione tipica dell’impresa che devono ancora generare entrate e uscite monetarie. Infatti:
In questo senso, se alla componente operativa si aggiungono la “cassa ed equivalenti” e i debiti verso banche a breve termine, il capitale circolante ( working capital ) rappresenta un indicatore di efficienza delle attività e passi- vità, secondo la logica deducibile dalla Figura 1.2.3.
La capacità informativa del bilancio civile e la riclassificazione dei valori 31
vendita, e altre sorgono in base a specifiche operazioni reperimento di fondi che interessano la gestione finanziaria (debiti finanziari o passività finanziarie). Fanno parte della prima categoria i debiti verso fornitori, gli altri debiti operativi e il Fondo TFR, mentre appartengono al secondo gruppo i debiti bancari (a breve, medio e lungo termine) e i prestiti obbligazionari; si noti che i debiti finanziari sono passività a interesse esplicito, mentre i debiti operativi sono di norma a interesse implicito e il loro costo non sempre è scorporabile dal prezzo delle risorse acquisite. Nella Tabella 1.3.1 i debiti sono riclassificati in base al loro collegamento con le operazioni di gestione e in particolare i debiti operativi sono portati in detrazione del capitale circolante attivo. Per coerenza si è adottato lo stesso criterio per la classificazione delle atti- vità, distinguendo le attività caratteristiche dalle eventuali attività accessorie; quindi tra le attività collegate alle tipiche operazioni ripetitive di gestione si devono classificare la liquidità operativa (quella strettamente necessaria allo svolgimento delle operazioni), i crediti commerciali, le rimanenze di magazzi- no, i risconti attivi, ecc., nonché le immobilizzazioni operative. Peraltro, la distinzione delle immobilizzazioni operative dagli investimenti accessori richiede alcune informazioni aggiuntive, che consentano di attribuire alla categoria degli “accessori” eventuali immobili destinati a uso civile (ad esempio per la locazione), crediti finanziari o titoli posseduti a scopo di inve- stimento di liquidità temporaneamente eccedenti. In caso di presenza di partecipazioni in portafoglio andrebbe distinto il caso di investimento finanziario (accessorio) dal caso di partecipazione strategica, cioè finalizzata allo sviluppo dell’attività della partecipante (integrazione ver- ticale o orizzontale), che invece avrebbe natura operativa 9. In definitiva, occorre classificare tra le attività accessorie ( surplus assets ) tutti quegli impieghi (crediti finanziari, titoli, partecipazioni) di cui si potrebbe fare a meno senza compromettere la gestione 10.
(^9) Coerentemente, i ricavi (proventi) e i costi connessi alle attività accessorie devono trovare spe- cifica evidenza nel conto economico (v. infra , § 5). (^10) Per completezza, si accenna al criterio del ciclo operativo aziendale solo brevemente, in quan- to è il metodo meno utilizzato perché presenta complessità di calcolo e perciò può essere applicato solo da analisti interni che possono ricavare le informazioni per effettuare le necessarie aggregazioni di bilancio. Con questo criterio non si osservano gli elementi patrimoniali in base al loro grado di liquidità, ma si prende in considerazione il ciclo operativo aziendale, ossia il tempo che intercorre tra il sostenimento dei costi per il reperimento dei fattori produttivi e il conseguimento dei ricavi con la cessione sul mercato delle merci o dei prodotti. Naturalmente, la durata di tale ciclo può variare tra i vari settori di attività e anche tra aziende che operano nello stesso settore, ma che hanno diverse combinazioni tecnologia-prodotto: potrebbe essere inferiore all’anno (ad esempio, nelle aziende produttrici di detersivi) oppure potrebbe durare anche per più esercizi (ad esempio nella produzione di vini pregiati).
32 Capitolo 1
Tabella 1.3.1. – Stato patrimoniale riclassificato secondo il criterio funzionale
ATTIVITÀ PASSIVITÀ E NETTO Immobili Capitale sociale Impianti e macchinari Fondo sovrapprezzo azioni Attrezzature industriali e commerciali Riserve di rivalutazione Mobili, arredi e macchine d’ufficio Riserva legale Automezzi Riserve statutarie Anticipi su forniture di immobilizzazioni mate- riali
Altre riserve di capitale Utili (perdite) portati a nuovo e utile (per- dita dell’esercizio) IMMOBILIZZAZIONI MATERIALI CAPITALE NETTO Costi di impianto e di ampliamento Costi di ricerca e sviluppo Debiti verso banche a breve termine Diritti di brevetto industriale, diritti di utilizza- zione delle opere d’ingegno
Mutui bancari Debiti obbligazionari Concessioni, brevetti e marchi PASSIVITÀ FINANZIARIE (A Avviamento BREVE E A LUNGO TERMINE) Altri oneri pluriennali
IMMOBILIZZAZIONI IMMATERIALI Crediti a medio e lungo termine Depositi cauzionali Partecipazioni Titoli non disponibili IMMOBILIZZAZIONI FINANZIARIE
ATTIVITÀ IMMOBILIZZATE DELLA GESTIONE OPERATIVA CARATTERISTICA Denaro e valori in cassa (es. assegni ricevuti) Disponibilità presso banche (depositi e c/c attivi) Crediti verso clienti Altri crediti Titoli Materie prime e sussidiarie Materiali di consumo
( segue )