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cap 1-12 programmazione e controllo
Tipologia: Sintesi del corso
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Il controllo di gestione è un sistema direzionale con cui i manager ai vari livelli si accertano che la gestione si stia svolgendo in condizioni di efficienza ed efficacia in modo da raggiungere gli obiettivi di fondo della gestione stabiliti dalla pianificazione strategica. Le componenti del sistema direzionale:
L’ efficienza è l’attitudine di un sistema a minimizzare gli input a parità di output. L’efficacia è l’attitudine di un sistema a raggiungere gli obiettivi stabiliti. Gli attori del controllo di gestione sono:
Gli obiettivi di fondo sono generalmente quelli di redditività e di creazione di valore economico, sono gli obiettivi di lungo periodo.
Dirigere un’impresa significa prendere decisioni di reperimento, allocazione e impiego di risorse (materiali, immateriali, finanziarie, umane, tecnologiche ecc.) per garantire efficacia ed efficienza ai processi che connotano la sua combinazione produttiva generale.
I fabbisogni informativi del management e il sistema di controllo direzionale: un modello di riferimento.
Il management delle imprese per assicurare un uso efficiente ed efficacie delle risorse, ha la necessità di disporre di informazioni per un apprezzamento economico delle scelte che è chiamato a compiere. Esso necessita di un adeguato sistema informativo amministrativo che elabori dati elementari, monetari e non monetari, e produca informazioni economiche utili alla direzione, svolgendo un importante ruolo di supporto all’attività di governo dell’impresa. In termini generali è possibile affermare che tale sistema è riconducibile a tre dimensioni tra loro strettamente interrelate: i dati elementari disponibili, i processi elaborativi cui gli stessi possono essere sottoposti, e le informazioni ottenibili. I dati rappresentano i fattori in input del processo elaborativo. Si tratta di fattori non necessariamente monetari che devono essere sottoposti a un processo di elaborazione. Quest’ultimo comprende l’insieme organizzato di strumenti, procedure e risorse informatiche atte a trasformare gli input in output utili al management. Le informazioni (output) del processo elaborativo sono valori economici selezionati e ordinati secondo particolari esigenze conoscitive dell’utilizzatore o specifici problemi da risolvere. La necessità di attingere a dati elementari da sottoporre a elaborazione per ottenere informazioni utili a fini gestionali richiama l’attenzione su alcuni attributi da riferire alle diverse componenti del sistema informativo descritto, tra cui:
Il sistema di controllo direzionale: criteri di progettazione
Affinchè il management disponga di informazioni realmente significative a supporto della propria attività di direzione, occorre integrare le componenti del sistema informativo amministrativo con due ulteriori elementi volti a esplicitare:
Si passa da una generica concezione di sistema informativo amministrativo a una più puntuale definizione di sistema di controllo direzionale. Per progettare un efficacie sistema di controllo direzionale si impone l’adozione di un approccio situazionale. Quest’ultimo si fonda sulla teoria della contingenza secondo la quale non esiste un sistema di management valido in assoluto, bensì occorre considerare le finalità e i fattori che qualificano l’ambiente nel quale il singolo manager è chiamato ad operare. Non esistono principi o meccanismi di controllo applicabili sempre e comunque, ma in ogni azienda si impone una progettazione ad hoc del sistema di controllo direzionale in funzione idi specificità gestionali ed esigenze informative che devono essere puntualmente identificate a diversi livelli organizzativi. Il nucleo centrale della progettazione di un sistema di controllo direzionale riguarda la configurazione del processo di elaborazione. La definizione implica la scelta di strumenti, supporti informatici e procedure organizzative idonee a:
La scelta degli strumenti è condizionata anche dalle finalità assegnate al sistema direzionale che dipendono dalle esigenze conoscitive dei suoi utilizzatori o dai problemi specifici che essi devono risolvere
Le finalità del sistema di controllo direzionale
È supportare il management bell’attività di gestione e orientare i comportamenti degli operatori economici per favorire il conseguimento degli obiettivi di efficienza e efficacia operativa. Le informazioni prodotte da un sistema di controllo direzionale possono soddisfare precise esigenze di:
La conoscenza è da porre in relazione con la disponibilità di informazioni utili per:
La responsabilizzazione richiede la disponibilità di adeguare informazioni per:
Il sistema di misurazione dei costi: un quadro di riferimento
il costo di produzione può essere definito come il valore monetario delle risorse impiegate per la realizzazione dei processi di produzione economica messi in atto dalle aziende. Il concetto di costo di produzione è diverso da quello di costo di acquisto. Quest’ultimo è una quantità che ha origine in uno scambio monetario posto in essere per acquisire un fattore produttivo a date condizioni di negoziazione. Il costo di produzione è connesso ai processi di impiego dei fattori produttivi acquisiti. Significato del costo di produzione significato finanziario : misura l’investimento attuato per produrre quantità prodotto e da recuperare tramite i ricavi di vendita; significato economico: valore dei fattori produttivamente consumati per ottenere quantità prodotto e da recuperare con i ricavi.
Classificazione degli elementi di costo per natura (CO.GE)
Classificazione degli elementi di costo per destinazione
Gli scopi del calcolo del costo di produzione
Per impostare in modo corretto le modalità di calcolo del costo di produzione riguarda le finalità prioritarie, esse possono essere ricondotte a tre differenti scopi:
Ogni scopo conoscitivo impone:
Gli oggetti di calcolo del costo di produzione
L’oggetto del costo di produzione è l’ entità a cui viene riferito il calcolo del costo: esso può essere costituito da un’attività produttiva o da un risultato fisico tecnico parziale di un’attività produttiva. Esempi di oggetti di calcolo del costo di produzione:
I criteri di classificazione dei costi alla base del costo di produzione
Il calcolo del costo di produzione che ruota attorno al concetto di valore monetario delle risorse impiegate per la realizzazione dei processo di produzione economica messi in atto dalle aziende impone di esplorare nuovi e differenti metodi di classificazione dei costi. Le categorie a supporto dei processi di calcolo dei costi finalizzati alla conoscenza del costo di produzione sono:
in stretta aderenza all’utilizzo delle informazioni economiche a supporto dei processi decisionali, della programmazione operativa e della misurazione dei risultati si fa ricorso a altri valori economici, tra cui:
E’ utile per affrontare i processi di valutazione delle rimanenze di prodotti finiti o semilavorati. La determinazione del costo di prodotto implica l’attribuzione di un valore ai diversi fattori produttivi impiegati per ottenerlo. Le classi di costo riferite al prodotto sono costi di prodotto e concorrono alla determinazione del suo costo di produzione. I costi che non vengono allocati al prodotto sono denominati costi di periodo e non concorrono alla determinazione del costo di produzione dei prodotti inviati a magazzino.
COSTI ELIMINABILI E INELIMINABILI
La loro distinzione discende con riferimento alle categorie dei costi fissi specifici e fissi comuni. E la risorsa che genera il costo è esclusivamente impiegata per la realizzazione di un determinato prodotto, qualora il prodotto dovesse venir meno, anche il costo verrebbe meno. Tutti i costi specifici sono da considerarsi costi eliminabili. Tutti i costi comuni sono da collocarsi nella categoria dei costi ineliminabili.
COSTI (E RICAVI) DIFFERENZIALI (VALORI CESSANTI E VALORI EMERGENTI)
I valori differenziali sono stime di costi e ricavi futuri che assumono valore differente nelle differenti ipotesi d’azione poste a confronto. Si tratta di valori cessanti o emergenti da porre a confronto per calcolare il valore differenziale da utilizzare per individuare l’alternativa economicamente più vantaggiosa per l’impresa. Quest’ultima è quella che presenta il costo differenziale futuro più basso, o il margine differenziale futuro più elevato. Possiamo dire che i ricavi sono così come i costi variabili sono valori differenziali, mentre i costi fissi non lo sono.
COSTI E RICAVI INCREMENTALI, COSTI MARGINALI E COSTI SOMMERSI
I costi e i ricavi incrementali sono assimilabili alla categoria dei costi e ricavi differenziali, e in alcune circostanze, per una parte di essi, a quella dei costi variabili. Sono incrementali quei costi che sorgono per effetto di un cambiamento nel livello di attività o nel tipo di produzione realizzata. Il costo marginale ha un significato circoscritto alla sola categoria dei costi variabili, in quanto misura il costo dell’ultima unità prodotta. I costi sommersi sono quelli che non subiscono modificazioni per effetto del cambiamento.
VALORI ECONOMICI RILEVANTI, VALORI IRRILEVANTI E COSTI FIGURATIVI
La prima categoria di valori comprende tutti i valori differenziali alla luce delle dinamiche di variabilità, eliminabilità o incrementabilità dei vari fattori di costo o di ricavo. Sono valori irrilevanti tutti quelli riconducibili a costi e ricavi che non subiscono modificazioni in differenti ipotesi alternative di azione, vale a dire che di identificano in valori non differenziali, non incrementali, valori che non cessano, o in altri termini che non coincidono con la classe dei valori sommersi. I componenti figurativi di costo o oneri figurativi di norma non contabilizzati tra i componenti negativi di reddito, ma di cui si tiene conto in sede di apprezzamento dei redditi medesimi per particolari scopi.
COSTI DI BREVE E DI LUNGO PERIODO
Sono costi di breve periodo quelli connessi alla gestione corrente e all’utilizzo delle strutture produttive in essere. Sono costi di lungo periodo quelli connessi al cambiamento o a modificazioni strutturali.
COSTI CONTABILI O DI COMPETENZA, COSTI OPPORTUNITA’
I sistemi di contabilità generale e di misurazione dei costi rilevano costi che non hanno implicazione di cassa, tipicamente le quote di accantonamento e di ammortamento. Questi ultimi sono denominati costi contabili o di competenza. Potrebbe essere utile in alcuni casi ricorre al concetto di costo di opportunità. In presenza di risorse limitate, la destinazione delle stesse per un uso economicamente meno conveniente di altri genera mancato profitto. Quest’ultimi vengono denominati appunto costi opportunità.
Qualora il singolo responsabile abbia la possibilità di influire sulla grandezza di un costo e/o un ricavo attraverso un uso più o meno efficiente ed efficace dei fattori posti sotto il suo controllo, siamo di fronte a un valore controllabile. In assenza del requisito della manovrabilità delle leve che determinano il valore di riferimento, costo o ricavo che sia, quest’ultimo è da considerarsi generato da un valore non controllabile. i costi variabili possono essere assimilati alla categoria dei costi controllabili; i costi indiretti fissi connessi a strutture direttamente governate dal responsabile sono da considerare manovrabili e quindi controllabili; i costi indiretti fissi connessi a strutture non direttamente governabili dal responsabile, sono da ricondurre alla classe dei costi non controllabili.
Le classi di costi indiretti
CLASSI CATEGORIE GEN. DI PRODUZIONE lavoro indiretto, materiali indiretti, manutenzioni ordinarie, direzione tecnica, uffici tecnici, ammortamenti GEN. AMMINISTRATIVI stipendi dirigenti, stipendi impiegati, cancelleria spese postali e telefoniche, spese legali... stipendi dirigenti, stipendi impiegati, retribuzioni venditori, pubblicità, depositi e magazzzini, viaggi e trasferte, ricerche di mercato GEN. AZIENDALI emolumenti amministratori, spettanze sindaci, segreteria generale, oneri finanziari, spese rappresentanza, imposte e tasse, ufficio personale
Le diverse configurazioni del costo di produzione
Ci sono due differenti configurazioni di costo: i costi di produzione completi e i costi di produzione parziali. I primi includono il costo di tutti i fattori produttivi utilizzati per realizzare un determinato processo produttivo; i secondi raggruppano solo i costi relativi ad alcuni fattori di produzione.
Costo primo Valorizzazione rimanenze, valutazione convenienza ordine aggiuntivo Costo industriale Valutazione di convenienza tra produzioni alternative Costo complessivo Base per la fissazione del prezzo di vendita dato un certo markup Costo economico tecnico Base per la fissazione del prezzo in presenza di oneri figurativi
Il sistema di misurazione dei costi
Il sistema di misurazione dei costi impone di operare precise scelte di progettazione e di funzionamento che possono essere ricondotte ad alcune variabili denominabili di struttura e di processo.
La struttura riguarda dimensioni contenenti:
La dimensione di processo attiene alla natura delle informazioni raccolte ed elaborate(valori consuntivi o preventivi, standard o normalizzati); l’uso che di tali informazioni si fa all’interno di un’azienda (fini decisionali, di programmazione, di controllo dei risultati e di valutazione delle prestazioni). La dimensione di processo riguarda più specificatamente le modalità di funzionamento del sistema di rilevazione che, a sua volta, chiama in causa la natura dei valori che lo alimentano (valori consuntivi o preventivi, standard o normalizzati). Le problematiche di determinazione del costo di produzione non sono, solo di natura tecnico- contabile. Esse implicano scelte di articolazione dei valori oggetto di rilevazione, l’individuazione degli scopi che devono orientare il suo funzionamento e le diverse modalità di funzionamento.
Le strutture portanti del sistema di misurazione dei costi:
Le opzioni per la progettazione del sistema di misurazione dei costi
Il calcolo del costo unitario di prodotto
Il principio su cui si basa un sistema di misurazione dei costi consiste nella rappresentazione delle modalità di impiego dei fattori produttivi da parte dell’oggetto di imputazione dei costi. Bisogna trovare le modalità attraverso la quale effettuare il collegamento tra l’unità di prodotto e le voci di costo aggregate per natura: a questo riguardo, la classificazione che distingue i costi in diretti e indiretti. I costi diretti sono normalmente attribuiti all’unità di prodotto mediante la valorizzazione, al prezzo/costo d’acquisto, della quantità del fattore produttivo impiegato. Si tratta di una misurazione di per sé oggettiva, in quanto la relazione che lega il consumo del fattore produttivo da parte dell’unità di prodotto è osservabile e misurabile ( prima figura ). Nel caso dei costi indiretti non è possibile misurare direttamente la quantità di fattore produttivo consumato dall’unità di prodotto. In tal caso è necessario effettuare una scissione, e la logica che utilizziamo è quella che il nostro fattore produttivo ha la possibilità di erogare una certa utilità, essa viene poi assorbita da due diverse produzioni. Si utilizzano dei coefficiente per capire in quale proporzione le due diverse produzioni hanno assorbito utilità. L’imputazione dei costi indiretti presuppone due scelte:
I criteri che possiamo utilizzare, per spiegare come l’utilità viene erogata: