Docsity
Docsity

Prepara i tuoi esami
Prepara i tuoi esami

Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity


Ottieni i punti per scaricare
Ottieni i punti per scaricare

Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium


Guide e consigli
Guide e consigli


Costi di produzione: sistemi a costi pieni e variabili, Slide di Programmazione e controllo

La differenza tra i sistemi a costi pieni e variabili in produzione. Il primo tratta i costi fissi come costi di prodotto, il secondo li tratta come costi di periodo. Vengono discusse le implicazioni di queste scelte, come la varianza dei costi generali fissi e il calcolo del reddito. Inoltre, vengono presentati i problemi del calcolo del costo pieno, come quello dei prodotti congiunti e sottoprodotti.

Tipologia: Slide

2018/2019

Caricato il 17/01/2019

francesco-monforte-3
francesco-monforte-3 🇮🇹

4.5

(6)

39 documenti

1 / 24

Toggle sidebar

Questa pagina non è visibile nell’anteprima

Non perderti parti importanti!

bg1
Lezione:
Costi standard, sistemi a costi variabili,
costi della qualità e costi congiunti
pf3
pf4
pf5
pf8
pf9
pfa
pfd
pfe
pff
pf12
pf13
pf14
pf15
pf16
pf17
pf18

Anteprima parziale del testo

Scarica Costi di produzione: sistemi a costi pieni e variabili e più Slide in PDF di Programmazione e controllo solo su Docsity!

Lezione:

Costi standard, sistemi a costi variabili,

costi della qualità e costi congiunti

INDICE DELLA LEZIONE

1. I sistemi a costi standard

2. I sistemi a costi variabili

3. I costi della qualità

4. Problemi sul calcolo del costo pieno

a) Prodotti congiunti e sottoprodotti
b) L’accuratezza dei costi

Sistemi a costi pieni I costi generali di produzione fissi sono allocati alle singole unità di prodotto, e pertanto risulta necessario utilizzare un coefficiente di allocazione. Spesso la procedura di allocazione risulta complicata e richiede una stima del volumestandard di produzione. Lo scostamento dei costi generali di produzione è riconducibile e due componenti: a) la varianza di spesa dei costi generali; b) la varianza di volume dei costi generali. Alcuni manager ritengono che la varianza di volume non sia un’informazione utile e che generi confusione. Il reddito mensile è influenzato sia dai volumi di vendita sia dai volumi di produzione del mese. Ciò significa che una variazione dei livelli di rimanenze di prodotto finito influenza anch’esso il reddito del periodo.

Distinguono i costi di produzione tra variabili e fissi, distinzione utile ai fini del controllo (su base unitaria quelli variabili, nel loro complessivo ammontare quelli fissi).

La misura di reddito presente neireport mensili è direttamente correlata al volume di vendita del mese.

Sistemi a costi variabili I costi generali di produzione fissi non sono allocati alle singole unità di prodotto e non risulta pertanto necessario utilizzare alcun coefficiente di allocazione.

La varianza dei costi generali fissi di produzione è costituita semplicemente da una differenza di costi di periodo.

2. I sistemi a costi variabili

vantaggi

La configurazione del costo di prodotto nei sistemi a costi variabili e a costi pieni.

(* ) se ritenuto un costo variabile

Sistema a costi variabili Sistema a costi pieni

Materiali diretti Manodopera diretta (*) Costi generali variabili di produzione

Materiali diretti Manodopera diretta (*) Costi generali variabili di produzione Costi generali fissi di produzione

Costi generali fissi di produzione Costi commerciali, generali e amministrativi

Costi commerciali, generali e amministrativi

Costi di prodotto

Costi di periodo

In entrambi i casi i costi commerciali e amministrativi sono comunque costi di periodo, perché in nessun caso tali costi possono essere considerati costi inventariabili.

5

2. I sistemi a costi variabili

7

2. I sistemi a costi variabili

ESEMPIO:

  • 100 unità sono prodotte nei periodi 1 e 2, di cui:

 80 unità sono vendute nel periodo 1

120 unità sono vendute nel periodo 2

  • Prezzo unitario di vendita: € 50
  • Costi di periodo (costi commerciali e amministrativi): € 1.
  • Costi fissi generali di produzione: € 1.

Costo unitario (costo pieno): Materiali diretti: € 8 Manodopera diretta: € 7 CV di produzione allocati: € 5 CF di produzione allocati: € 10 Costo unitario totale: € 30

Costo unitario (costi variabili): Materiali diretti: € 8 Manodopera diretta: € 7 CV di produzione allocati: € 5

Costo unitario totale: € 20

8

2. I sistemi a costi variabili

Costo pieno (€ 30) Costi variabili (€ 20) Ricavi di vendita (80 * € 50) 4.000 4. (Costo del venduto) (2.400) (1.600) Rimanenze iniziali 0 0 Costo beni prodotti - 100 unità 3.000 2. (Rimanenze finali – 20 unità) (600) (400) Margine lordo 1.600 2. (Costi di periodo) (1.400) (2.400) CF di produzione - 1. Costi commerciali e amministrativi 1.400 1. Reddito ante imposte 200 0

Tutti già allocati al prodotto

PERIODO 1

Le rimanenze sono aumentate di 20 unità: un sistema a costo pieno alloca i CF di produzione ai prodotti, quindi una parte alle rimanenze, che non fanno parte del costo del venduto i costi vengono differiti al momento in cui i prodotti saranno venduti)  reddito più alto.

10

2. I sistemi a costi variabili

  • Non è un caso che i sistemi a costi variabili, dove la misura del

reddito è correlata unicamente al volume di vendita, si sono

sviluppati soprattutto all’interno di settori industriali caratterizzati da

ciclici eccessi di capacità produttiva, onde evitare che nelle fasi di

recessione ilmanagement potesse ricorrere all’aumento dei livelli di

rimanenze di prodotto finito per mascherare temporaneamente

risultati economici deludenti.

  • Le differenze di reddito segnalate da un sistema a costi variabili o

da un sistema a costo pieno tendono ad annullarsi per quelle

imprese che adottano politiche di drastica riduzione delle

rimanenze, come il Just in Time. In questo caso, infatti, i prodotti

sono realizzati solo su ordine del cliente con l’obiettivo di eliminare

le rimanenze di prodotto finito.

I sistemi a costi variabili sono utilizzati da un’esigua minoranza di imprese, nonostante gli apparenti vantaggi.

PERCHE?

  1. I sistemi a costi variabili possono indurre il management a trascurare la gestione dei costi non variabili.

11

2. I sistemi a costi variabili

  1. Nel corso del tempo la struttura dei costi i è progressivamente trasformata, virando verso una maggiore incidenza dei costi fissi (maggior grado di automazione delle attività produttive).
  2. Bilanci gestionali redatti in base a sistemi a costi variabili mostrano, sullo stato patrimoniale, valori delle rimanenze molto più bassi rispetto a quelli presenti nei bilanci ufficiali e qualunque cambiamento della struttura del costo verso una maggiore incidenza dei costi fissi amplifica tale sottostima.

I costi della qualità indicano che tutti i costi che un’impresa sostiene per evitare che prodotti difettosi siano consegnati ai clienti o per porvi rimedio una volta che questo sia accaduto. Le imprese tendono a dedicare tempo e risorse per conseguire una qualità di

conformità, una qualità, cioè, allineata agli standard programmati, in quanto i

prodotti difettosi producono conseguenza molto negative per l’immagine dell’azienda.

Per qualità totale (Total Quality Management) si intende l’obiettivo da parte di

un’impresa di migliorare le caratteristiche di un prodotto sotto molteplici aspetti: a) prestazione; b) affidabilità; c) aderenza alle specifiche; d) durata; e) utilizzabilità; f) servizio; g) qualità percepita.

Poiché non è possibile pensare di ottimizzare in relazione a tutti questi attributi, le diverse dimensioni della qualità devono essere “ mixate” in funzione di una comprensione soddisfacente dei bisogni e delle aspettative dei clienti.

13

3. I costi della qualità

La qualità è spesso quella

definita dal cliente

COSTI DI PREVENZIONE ( prevention cost)

Sono quelli che si sostengono per attività volte alla prevenzione di difetti e di altri problemi connessi alla qualità. Questi costi sono considerati costi “buoni” della qualità, in quanto spesso riducono in modo significativo quelli appartenenti alle altre tre categorie.

COSTI DI ISPEZIONE (quality appraisal cost)

Includono attività svolte immediatamente prima della consegna dei prodotti finiti ai clienti. Nel passato queste attività erano spesso definite “attività di controllo della qualità”.

14

3. I costi della qualità

  • Addestramento
  • Certificazione fornitori
  • Ri-progettazione
  • Miglioramenti di processo
  • Attività di prevenzione in generale

Sostenendo maggiori costi per queste prime due categorie si riducono quelli per difettosità rilevate all’interno e all’esterno.

  • Test
  • Altre operazioni volte all’individuazione di problemi
  • Controllo del processo (imprese di servizio)

16

3. I costi della qualità

  • A differenza dei costi di prodotto i costi della qualità

sono stime basate su studi occasionali, piuttosto che informazioni continuative fornite al management dai sistemi di contabilità direzionale.

  • Questo non riduce l’importanza di identificare tali costi,

in quanto l’attenzione ai costi della qualità può determinare miglioramenti nei sistemi di cost accounting.

17

Il calcolo dei costi dei prodotti congiunti e dei sottoprodotti costituisce un

serio problema in alcuni settori industriali.

A. I prodotti congiunti

Due o più prodotti finiti diversi si dicono prodotti congiunti quando sono

realizzati utilizzando parti diverse di materia prima generata però

congiuntamente e inevitabilmente attraverso un unico processo.

Se due prodotti sono congiunti, le diverse parti di materia prima che si

utilizzano sono dunque realizzate in un unico modo fino al punto di

separazione o punto di scissione (split–off point).

4. Problemi sul calcolo del costo pieno

a) Prodotti congiunti e sottoprodotti

Un classico esempio è costituito dalla varietà di prodotti finali derivanti dalla macellazione di un bovino. Questi prodotti includono pellame, molti diversi tagli di carne fresca, carne surgelata, cibo per animali, fertilizzanti e un’ampia varietà di sostanze chimiche. Fino al momento della macellazione i costi necessari all’alimentazione, al pascolo, al trasporto e altri ancora sono tutti ricondotti al capo del bestiame, l’unico oggetto del costo. A partire dalla macellazione, però, tali costi devono essere suddivisi tra i numerosi prodotti finali che utilizzano diverse parti dell’animale.

19

4. Problemi sul calcolo del costo pieno

a) Prodotti congiunti e sottoprodotti

A 200 @ € 10

B 300 @ € 20

Ricavi: € 2.

Ricavi: € 6.

Costo aggiuntivo: € 600

Costo aggiuntivo: € 1.

Costo dei

prodotti

congiunti

€ 3.

Punto di Split-off

A. Metodo del valore di vendita nel punto di split - off

20

Tale metodo ripartisce i costi congiunti in proporzione al valore di vendita dei prodotti finali, valore calcolato al netto dei costi di trasformazione e commerciali

che ciascun prodotto finale richiede oltre il punto displit–off.

In€

Prodotti congiunti

Unità prodotte

Costo per unità di prodotto

(1) Valore di vendita

(2) Costi sostenuti a valle dello split - off

**(1) - (2) Calcolo ***

Costi congiunti allocati a ciascun prodotto

A (^) 200 10 2.000 600 1.400 (1.400/5.900)X 3.000 = 712 B 300 20 6.000 1.500 4.500 (4.500/5.900)X3.000 = 2.

  • I costi congiunti di produzione sostenuti fino al punto di split - off sono stati pari a €3.

Valore di vendita al netto dei costi di produzione e commerciali sostenuti oltre il punto di split – off.

4. Problemi sul calcolo del costo pieno

a) Prodotti congiunti e sottoprodotti