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Appunti programmazione e controllo Urbino carlo Bo
Tipologia: Appunti
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La qualità necessaria = intesa come crescenti difficoltà di governo dell’impresa
Quindi assumere e attuare scelte economiche capaci di trasformare l’impresa, mettendola in grado di fronteggiare cambiamenti ambientali e a raggiungere gli obiettivi prefissati. L’insieme di queste scelte danno origine al concetto di strategia = insieme delle azioni dirette a fronteggiare le sfide, e la cui attuazione permette di perseguire gli obiettivi.
OGGETTO DI STUDIO: come governare un’impresa? Quali decisioni deve prendere un soggetto economico e come dare attuazione a tali scelte per guidare l’impresa verso i suoi obiettivi. Sono nate due scuole di pensiero: Nordamericana ed Europea. In America si parla subito di Strategia (anni ’60, concetto nato dagli studiosi anglosassoni), mentre in Europa (inizialmente in Germania poi in Italia) non si parla subito di Strategia, tuttavia ci sono molti elementi comuni con gli studi anglosassoni come la ricerca delle linee di azione più idonee al perseguimento degli obiettivi aziendali garantendo la consonanza interna ed esterna.
ed erano di tipo descrittivo, l’unica scienza era la ragioneria, mentre Zappa, attraverso studi positivi, ha cercato di dare una spiegazione dei fatti e comprendere i fenomeni per definire i valori in base ai quali agire. Vennero così distinti 3 sub-sistemi:
ambientali e gli obiettivi.
considerando la finalità di aumento di ricchezza.
conoscenze di quanto già realizzato, allo scopo di controllare il grado di efficienza delle operazioni.
Poiché ad ogni sub-sistema vengono assegnati degli obiettivi, a ciascuno di essi verranno attribuite altrettante politiche di gestione, le quali diventano così processi distinti ma coordinati nella complessiva politica di gestione dell’azienda. Inoltre si inseriscono teorie che riguardano le modalità con cui l’azienda ricerca condizioni di stabilità, sia al suo interno che con l’ambiente (filo sottile che lega studi europei e anglosassoni).
valutare e scegliere razionalmente la migliore alternativa di azione da adottare nel futuro, per realizzare gli obiettivi aziendali
Nel corso degli anni si è passati da laboratori artigianali a vere e proprie fabbriche dietro alle quali si è sentita sempre più necessaria la presenza di un’organizzazione sempre più complessa, dovuta alle dimensioni, evoluzioni del mercato e dalla crescente concorrenza.
Si cercava di studiare una combinazione efficiente di macchine, lavoro umano e nuove tecnologie produttive. Nasceva così la distinzione tra due tipi di management: GENERALISTA e SPECIALISTICO: Il MANAGER GENERALISTA era affidato il compito di governare l’impresa nella sua interezza e nella sua continuità temporale (visione globale). Si tratta di uno stratega in grado di risolvere il problema delle risposte dell’impresa al suo contesto ambientale, dovendo rinunciare a coinvolgimenti nelle operazioni quotidiane, sentendosi costretto a dover decentrare e quindi delegare autorità e responsabilità a livello delle differenti aree
Controllo: attività ispettiva o di verifica dei comportamenti e delle prestazioni dei collaboratori di grado inferiore rispetto alle direttive impartite dalla direzione aziendale (controllo esecutivo); inteso anche come attività di produzione di flussi informativi che servono alla valutazione della convenienza economica ed alla definizione delle direttive (controllo economico)
Controllo: Amaduzzi, Zappa e Besta hanno ipotizzato una duplice concezione di controllo, 1. Momento di verifica fisica, 2. Attività di ausilio alla valutazione delle scelte, identificando nella rilevazione contabile lo strumento fondamentale del controllo
Pianificazione: attività gestionale come attività che traccia gli indirizzi più opportuni per la condotta aziendale
Pianificazione: è un’attività di scelta e di definizione della direzione da dare all’azienda che presuppone la previsione delle condizioni ambientali e interne e comporta la definizione degli obiettivi e la scelta delle politiche di gestione
Gestire significa “determinare, in relazione alle condizioni ambientali, le correlazioni più convenienti di operazioni per il raggiungimento dei fini aziendali”
funzionali, limitandosi ad intervenire nel processo decisionale dei livelli inferiori solo per eccezioni o per l’insorgenza di discontinuità o conflitti di diverso tipo. Il MANAGER SPECIALISTA è un organizzatore capace di creare e mantenere le condizioni interne organizzative, affinché l’impresa sia sempre in grado di rispondere alle condizioni ambientali secondo i suoi indirizzi strategici e in vista degli obiettivi aziendali. Deve dunque assumere una leadership per gestire uomini, coordinarli, motivarli, evitare conflitti tra le funzioni, sempre confrontandosi con le circostanze ambientali. Sono anche chiamati decidere su obiettivi e politiche specifiche dei rispettivi settori, ovviamente non in contrasto con le politiche globali (del manager generalista) Inoltre deve fornire informazioni, analisi e conclusioni che derivano dalle proprie competenze specialistiche, e che risulteranno utili per la realizzazione degli obiettivi e delle politiche generali.
L’abilità nella soluzione dei problemi sviluppata dal manager generalista, risulta essere troppo strutturata per un manager specialistico, infatti egli deve essere in grado di risolvere problemi mal strutturati e avere abilità che includono la conoscenza dell’ambiente, capacità di analisi strategica e progettare strutture in grado di ottimizzare le risposte dell’azienda. Invece il principale limite del manager generalista si racchiude nella collocazione in una posizione distante dalla gestione quotidiana e dai suoi aspetti specialistici. In particolare la lontananza dalle fonti interne spinge alla creazione di organi di coordinamento in grado di supportare la direzione generale nella raccolta delle analisi redatte dai manager specialistici. Un altro problema consiste nella difficoltà di comunicazione sempre dovuta dalla distanza.
Nodo cruciale dell’attività
Un aspetto alla volta (una linea di prodotti, un’area geografica, una tecnologia)
Tutte le operazioni riferite all’intera organizzazione: i programmi d’azione sono strettamente collegati tra loro
Riguarda aspetti parziali dell’attività complessiva: singoli compiti e singole operazioni
Natura dei problemi e loro grado di strutturazione
Problemi complessi, molte variabili, relazioni di causa effetto in condizioni di non ottimale conoscenza, elevate alternative e irregolarità nel tempo
Problemi ricorrenti, procedure e regole decisionali stabili nel tempo, alternative limitate
Regole predefinite, applicabili in modo automatico, impiego di modelli matematici, struttura logico- razionale, l’intervento umano è un eccezione
Criteri di base nelle decisioni, restrizioni e caratteri del processo decisionale
CRITERI DI BASE Efficacia strategica economica e sociale RESTRIZIONI Non ci sono limiti CARATTERI Processo orientato al lungo temine, irregolare, basato sul giudizio individuale, sulla creatività e sulla capacità analitica dei pochi soggetti coinvolti (tra i quali è facile comunicare)
CRITERI DI BASE Efficacia ed efficienza RESTRIZIONI Limiti posti dalle strategie adottate CARATTERI Processo orientato al breve temine, regolare, uso di strumenti di analisi formale, basato sulle capacità amministrative dei numerosi soggetti coinvolti (tra i quali è difficile comunicare)
CRITERI DI BASE Efficienza RESTRIZIONI Limiti ristretti CARATTERI Processo orientato al giorno per giorno, ripetitivo, basato sulla costante applicazione delle regole d’azione previste da parte dei supervisori coinvolti
L’output è costituito dai piani strategici, quindi strategie, politiche aziendali e priorità assegnate in relazione agli obiettivi. La valutazione può essere effettuata solo dopo molto tempo e non facilmente
L’output è costituito da un sistema di azioni programmate nell’ambito delle politiche aziendali e delle priorità. La valutazione è facilmente giudicabile, con riferimento a periodi annuali
L’output è costituito da un insieme di azioni specifiche, ciascuna soggetta a singole valutazioni
Strutturazione non sistematica, fatta su misura, ciascun problema è diverso e richiede dunque diversi tipi di informazioni.
Strutturazione più formale con prefissati schemi di riferimento per la raccolta. L’elaborazione e la trasmissione dei dati
Forte strutturazione sistematica, con processi di raccolta ed elaborazione dei dati
Specifiche per ogni problema; Di origine prevalentemente esterna; Dia di tipo qualitativo che quantitativo; rivolte al futuro e ai risultati previsti
Di origine prevalentemente interna, ma anche esterna; Quantitative; Preventive e consuntive, orientate ai risultati previsti e desiderati; Gerarchiche, nel senso che per livelli più elevati le informazioni sono costituite da sintesi delle informazioni usate a livelli più inferiori
Di origine interna; Quantitative; Sono reali, quindi consuntive; Non sono gerarchiche
QUANTITA’ Molti dati nell’analisi ed elevata sintesi nel momento decisionale ACCURATEZZA Scarsa accuratezza TEMPISTIVITA’ Tempestività non di cruciale importanza
QUANTITA’ Riepiloghi ed elevata sintesi ACCURATEZZA Sufficiente grado di accuratezza TEMPISTIVITA’ Importanza della tempestività dei dati informativi per l’efficacia degli interventi correttivi
QUANTITA’ Molti dati di dettaglio ACCURATEZZA Elevato grado di accuratezza TEMPISTIVITA’ Acquisizione dei dati in tempo reale
Gli studi sul controllo hanno continuato a registrare delle evoluzioni, e dunque l’approccio harvardiano venne messo in crisi: il processo evolutivo ha interessato la concezione stessa del controllo e della relativa funzione. Si è affermata una visione più ampia, che segue due linee direttrici: CONTROLLO COMPORTAMENTALE (o organizzativo), filone di studi che abbandona l’idea che non sia possibile separare l’elemento strutturale dal fattore umano, e che i sistemi di controllo dovrebbero essere orientati a garantire l’effettiva capacità di intraprendere azioni in linea con gli obiettivi aziendali, più che all’efficienza interna nell’uso delle risorse. Quest’impostazione intende il controllo come sistema che abbia lo scopo d’influenzare il comportamento delle persone, senza controllarle in senso ispettivo, ma di anticipare comportamenti potenzialmente devianti, mediante un’azione di persuasione. Si possono distinguere forme di: Autocontrollo del singolo individuo, bisogno di appagamento personale; Controllo personale, basato sull’individuazione diretta di tutti i singoli comportamenti rendendoli coerenti con le finalità organizzative; Controllo sociale (o controllo del clan), che si esercita per effetto dei condizionamenti ai comportamenti individuali, derivanti dall’appartenenza ad un gruppo. Circa quest’ultima forma di controllo osserviamo il ruolo determinante assunto dal gruppo di lavoro: all’interno del gruppo, i soggetti condividono una stessa cultura organizzativa volta a raggiungere i fini aziendali. Questa cultura potrebbe tramutarsi in una potenziale forma di controllo, infatti è orientata al comportamento umano e alla ricerca dell’efficacia organizzativa, piuttosto che l’efficiente allocazione delle risorse.
In linea generale (Ciambotti) sono preferiti gli studi che considerano distinti i due approcci: il controllo strategico, nella prima fase, consente il monitoraggio dei fattori ambientali e si accerta della validità degli obiettivi, con conseguente revisione della strategia, nella fase d’implementazione delle strategie, il controllo strategico ha il compito di verificare il grado di realizzazione delle strategie alla luce delle condizioni interne ed esterne ed evidenziare eventuali debolezze. Il continuo processo di verifica si avvale di strumenti diversi da quelli di natura quantitativo-monetaria, impiegati nel controllo direzionale, si tratta per esempio di budget strategici.
L’elemento che distingue le strutture organizzative d’impresa è la natura dei rapporti e delle responsabilità tra i vari soggetti o tra i vari reparti. Su questi rapporti si possono identificare i caratteri di una struttura a line e staff, distinguendosi da una struttura gerarchico-funzionale. Infatti la struttura a line e staff si differenzia soprattutto per la diversa natura dei compiti che fanno capo alle diverse tipologie di soggetti: Organi di staff: hanno compiti di natura ausiliaria e consultiva. Affiancano gli organi di line svolgendo studi e analisi di consulenza sui problemi; Organi di line: sono in rapporto di superiorità rispetto agli organi di staff e prendono le decisioni di azione, utilizzando le informazioni e le sintesi recuperate dagli organi di staff. Tradizionalmente questa distinzione viene fatta coincidere con la distinzione dei reparti, ma è anche vero che nelle strutture organizzative esistono reparti che sono considerati di staff rispetto agli organi di line gerarchicamente superiori. È sicuramente il caso della ragioneria, dove diventa per l’esercizio, immancabile una serie di strumentazioni di analisi e sintesi quantitative, che danno corpo alla contabilità di direzione, viene a qualificarsi dunque come organo di staff. Successivamente si è chiesto al controller di ampliare le sue responsabilità e i suoi compiti rivestendo una fondamentale posizione nella pianificazione e nel controllo, infatti se il compito della ragioneria consistesse, come accadeva in passato, nella sola rilevazione contabile, si avrebbe un’applicazione molto riduttiva del ruolo, che impedirebbe di contribuire alla buona riuscita del controllo direzionale. È originariamente nella pratica americana che l’organo di staff amministrativo estende le sue responsabilità, questa locazione geografica viene dettata da due condizioni: la complessità delle aziende e la competitività aziendale. Le aziende europee sono diventate più complesse e competitive in epoche più recenti rispetto alle imprese americane. Con riferimento alle imprese americane è possibile individuare tre fasi storiche, che hanno caratterizzato l’evoluzione della Ragioneria: IL PRIMO PERIODO: identificazione della ragioneria come reparto di servizi; è caratterizzato da due tradizionali funzioni: il controllo del patrimonio aziendale, legato alla necessità di occuparsi di quel complesso di rilevazioni riguardanti i rapporti con la clientela, le entrate e le uscite di cassa, l’inventariazione dei componenti finanziari, quella degli elementi del capitale circolante e del capitale fisso di natura materiale, allo scopo di impedire la perdita di elementi patrimoniali per effetto di errori o frode. Assolvimento degli obblighi legali e fiscali, legato alla tenuta della contabilità per la compilazione del bilancio d’esercizio, o altre informazioni obbligatorie, richieste da vari organi pubblici (Istat, Banca d’Italia ecc…) IL SECONDO PERIODO: identificazione della funzione di ragioneria come organo di staff, a supporto dei manager in contesti stabili e con fabbisogni informativi tradizionali; in questo periodo si vede emergere una terza sottofunzione, l’inizio della trasformazione ad organo di staff: assistenza alla direzione aziendale nel controllare le operazioni aziendali e formulazione di politiche di gestione con un campo d’azione molto esteso (dall’uso di dati consuntivi alla sintesi dei piani aziendali). I numeri incominciano a diventare uno strumento di guida del management, diventano parametri di valutazione delle prestazioni. Si sviluppano il budget, la contabilità analitica, il reporting. Il ruolo del controller diventa dunque più complesso e cominciano ad individuarsi sotto-reparti, con responsabilità separate.
Sono stati sviluppati diversi metodi e tecniche:
La tecnologia di oggi consente di utilizzare efficacemente una serie di modelli ai fini del controllo aziendale. Oggi si parla di: Sistemi EDP : a livello operativo, come supporto prevalente per decisioni programmate o strutturate; Sistemi MIS : sistemi informativi direzionali, a livello direzionale, per processi con prevalenza di decisioni semistrutturate; Sistemi DSS : sistemi di supporto alle decisioni, a livello più strategico dell’alta direzione, con prevalenza di decisioni non strutturate o solo parzialmente strutturate; Sistemi esperti KBDSS : sistemi di supporto decisionale basati sulla conoscenza, evoluzione dei DSS; Sistemi di SUPPORTO per le decisioni di gruppo. Le diverse fasi del processo informativo sono:
Un altro problema organizzativo attiene all’accrescimento del grado di decentramento organizzativo che ha investito recentemente le imprese. Si sono venuti a creare organi di staff centrali e periferici, e dunque la nuova domanda che ci si chiede è: i controller periferici dipendono dal controller centrale o dal direttore dell’unità periferica? Esistono tre soluzioni:
Le strutture organizzative complesse necessitano di sistemi operativi. Queste non potrebbero funzionare senza sistemi operativi, che consentono di guidare il comportamento degli individui facenti parte dell’organizzazione. Nell’ambito dei sistemi operativi si colloca il controllo di gestione, scomponibile in diverse fasi:
L’imput del processo è rappresentato dagli obiettivi di lungo periodo che riflettano le finalità del soggetto economico, in base alle condizioni ambientali (competizione ecc…). La definizione di tali obiettivi è compito della pianificazione strategica, mentre compito del controllo di gestione (CdG) è quello di procedere all’attuazione tramite sistemi operativi e alla formulazione,