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il documento discute della programmazione e del controllo delle aziende pubbliche
Tipologia: Appunti
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Significato del termine “azienda”.
Caratteri fondamentali di ciascuna fattispecie aziendale: Durevolezza Dinamismo Ordinamento secondo proprie leggi La tensione al raggiungimento di fini comuni L'autonomia In funzione di questi caratteri è possibile elaborare determinati principi per il governo e la continuità dello sviluppo aziendale: Principio di progresso Principio di unità: il finalismo aziendale Principio di autonomia Principio di economicità Principio di solvibilità Il principio di progresso afferma che ciascuna azienda deve essere rivolta al miglioramento delle proprie capacità nella realizzazione della propria ragion d'essere e nella soddisfazione dei suoi stakeholders attraverso la creazione di valore sociale. Questo principio afferma che ogni azienda non deve restare rigida e statica, ma deve essere rivolta in ciascuna delle sue componenti, di migliorare le capacità le competenze le abilità al fine migliorare il raggiungimento della propria ragion d'essere, ovvero il motivo per cui quell' azienda esiste. La ragion d'essere viene considerata la missione dell'azienda che corrisponde al soddisfacimento di determinati bisogni umani. In particolare, il soddisfacimento fa riferimento ad un beneficio apportato avvantaggio degli stakeholder (portatori di interesse), ma non si parla solo dei clienti aziendali, neppure dei cd shareholders - azionisti che hanno apportato il loro capitale, assumendosi un determinato rischio al fine si essere remunerati nel tempo rispetto al rischio che si sono assunti- ma anche dei fornitori dell'azienda che vendono le materie prime e si attendono un determinato livello di solvibilità, ovvero la capacità dell'azienda di riuscire a pagare il debito collegato all'acquisizione di questi fattori produttivi. Inoltre possono essere anche le banche che prestano del denaro per finanziare quelle che sono le attività di un'azienda e anche in questo caso si attendono di ottenere non solo la quota capitale, ma anche un piccolo surplus, può essere anche lo Stato che si attende di ricevere in funzione della capacità contributiva una quota di capitale per il funzionamento dei servizi collettivi. Come si può notare si tratta di una definizione molto ampia che abbraccia tutti coloro i quali sono portatori di interessi nei confronti dell'azienda e anche in funzione di questo ciascuna azienda deve essere rivolta a progredire, ad evolversi nel tempo cercando, quindi, di migliorare il soddisfacimento dei bisogni umani per i quali è stata creata. Il principio di unità o finalismo aziendale : sottendendo una visione sistemica nel governo aziendale, suggerisce di coordinare, organizzare e gestire le risorse e i processi produttivi verso il comune obiettivo di creare valore, finalizzato al soddisfacimento di quei bisogni umani per i quali l'azienda è stata istituita. È molto importante la frase iniziale che pone l'accento sul concetto di visione sistemica nel governo aziendale. Cosa si intende per visione sistemica? Visione sistemica è diversa da una visione che fa riferimento ad una azienda come un insieme di parti, di elementi, di variabili. Il concetto di sistema stesso, da un lato si riferisce alla coesistenza di diverse variabili, di elementi, unità che devono essere viste in senso collegato verso il raggiungimento di determinati obiettivi, quindi la visione sistemica impone di guardare ad una azienda non come una somma di parti, ma come un sistema dove esistono e devono essere governate quelle che sono le relazioni e le interdipendenze tra le variabili e gli elementi che compongono quel sistema. Quindi a differenza di una somma delle parti dove ad esempio 1+1 = 2, attraverso una visione sistemica 1+1= 3, vi è un quid di valore generato ulteriormente che fa riferimento alle interazioni del sistema e quindi i finalismo vede l'azienda come un sistema che deve essere rivolto a fini comuni che fanno riferimento alla creazione di valore sempre collegato al soddisfacimento di bisogni umani. Questo può apparire un concetto scontato ma possono sorgere determinati conflitti anche se tutte le sue parti sono orientate ad un fine comune, la cd missione istituzionale.
Il principio di autonomia: implica che il progresso aziendale è perseguibile se l'azienda permane in una posizione di sistematica indipendenza rispetto a terze economie. L'autonomia, così intesa, si basa sui concetti di libertà e responsabilità: non è, infatti, possibile valutare i risultati e le capacità di governo di un soggetto senza autonomia. Ciò significa che il cuore della programmazione e controllo di un'azienda si collega strettamente al concetto di autonomia perché io posso valutare i risultati ottenuti da una determinata azienda soltanto nel momento in cui io so che le scelte intraprese da quella azienda sono state formate attraverso un'autonomia dei suoi decisori. Ciò avviene perché io vado a valutare la performance , i risultati espressi da un'azienda e nel momento in cui vado a rilevare determinati scostamenti di valore- quindi, i risultati sono al di sotto delle aspettative, cioè degli obiettivi che ci si era prefissati all'inizio dell'esercizio amministrativo - occorre intraprendere delle azioni correttive, cioè modificare in corsa quella che è la strategia adottata dai decisori aziendali al fine di migliorare i risultati dell'azienda. Se i decisori aziendali, però, non sono autonomi, appare inutile la valutazione dei suoi risultati perché mancherà quel nesso inscindibile ed essenziale che dalla fase di misurazione di valutazione dei risultati porta poi ad una azione collegata ad una correzione della strategia adottata fino a quel momento. Questo aspetto è molto rilevante all'interno delle aziende pubbliche perché, a differenza di quelle private, noi abbiamo diversi livelli di governo, diversi decisori collocati in diverse posizioni amministrative. Ciò significa che le aziende pubbliche, noi abbiamo una nomina degli organi di vertice e questa nomina avviene da parte dei politici, del governo che nomina i vertici dell'azienda pubblica. Nel momento in cui successivamente alla nomina noi abbiamo una forte influenza da parte dell'organo politico, sulle scelte delle strategie di quella azienda, non sarà più in una situazione di autonomia e risulterà poco utile valutare i risultati perché i decisori apparenti non avranno le leve di intervento per poter modificare in corsa quelli che sono gli eventuali scostamenti di valore. Principio di economicità: ogni azienda deve essere governata secondo logiche di razionalità economica tali da portare avanti processi di creazione del valore senza distruggere sistematicamente le risorse e senza compromettere il futuro della gestione. Tale principio, dunque, si fonda su quelle che sono le risultanze del cd bilancio di esercizio e quindi prende come base di riferimento esclusivamente i dati e le informazioni relative all'andamento della gestione aziendale da un punto di vista economico finanziario o economico patrimoniale. È un principio molto importante fa riferimento alla capacità di un'azienda di non distruggere, di non disperdere quelle che sono le sue risorse ma di accrescerle nel tempo soprattutto nel medio-lungo periodo. Principio di solvibilità: l'azienda deve essere costantemente in grado di far fronte agli adempimenti relativi ai debiti in scadenza in maniera tempestiva ed economica, ossia senza procedere ad onerosi smobilizzi tali da pregiudicare la sopravvivenza futura dell'azienda. Un'azienda insolvente finirebbe, infatti, per compromettere la propria economicità e, di conseguenza, perderebbe anche la propria autonomia. Questo principio viene adottato nell'analisi dei risultati economico-patrimoniali di un'azienda e, in particolare, abbraccia un orizzonte temporale non solo di medio-lungo periodo, ma anche di breve, infatti si afferma che l'azienda deve essere costantemente in grado di far fronte agli adempimenti, cioè ai debiti in scadenza e in maniera nuovamente tempestiva ed economica, cioè l'azienda non deve procedere a vendere un impianto produttivo al fine di pagare il proprio debito, questo perché nel momento in cui l'azienda vende un impianto, l'assenza di questo impianto andrebbe a danneggiare la capacità produttiva dell'azienda e quindi andrebbe a compromettere anche l’economicità e quindi perdere la propria autonomia perché l'azienda potrebbe essere soggetta all'acquisizione di terze parti. Focus sul principio di economicità: ciclo processuale aziendale La prima fase che ogni azienda deve porre in essere per far iniziare la propria attività è la fase del finanziamento, che corrisponde all'accumulazione di capitale finalizzato ad operare determinati investimenti. I finanziamenti possono essere suddivisi in: Mezzi propri: il capitale che è direttamente detenuto da un soggetto Debiti: capitale o mezzi appartenenti a terzi soggetti Attraverso la fase del finanziamento, l'azienda potrà effettuare degli investimenti, orientati all'acquisizione di fattori produttivi, risorse ( macchinari, lavoro, materie prime, prodotti).
il ricavo nel momento in cui io ho il documento comprovante l'acquisizione o la vendita di quel determinato fattore. Questo aspetto è di fondamentale importanza perché le aziende pubbliche fino ad un certo momento hanno usato la logica finanziaria al fine di valutare i propri risultati da un punto di vista economico finanziario. Successivamente è stata introdotta la contabilità cd. Economico-Patrimoniale anche per le aziende pubbliche. Ciò è di fondamentale importanza perché il controllo di gestione può essere effettuato solo ed esclusivamente nel momento in cui si è in presenza della contabilità economico-patrimoniale, quindi cd bilancio di esercizio, a differenza della logica cd finanziaria sui cui si sono retti i sistemi contabili delle aziende pubbliche fino ad un certo momento. Questo perché attraverso la logica finanziaria non è possibile valutare in che modo l'azienda ha acquisito e ha consumato le proprie risorse al fine di ottenere determinati risultati, perché andando a rilevare soltanto entrate ed uscite di cassa io non riesco a comprendere in che modo queste risorse sono state consumate e mi hanno consentito di ottenere determinati realizzi. Quando noi parliamo di ciclo economico adottiamo due schemi principali, ovvero lo stato patrimoniale e il conto economico; quando invece facciamo riferimento alla contabilità lo schema è unico e prende il nome di rendiconto finanziario. Nel momento in cui siamo in presenza dello stato patrimoniale e del conto economico abbiamo da un lato la valutazione della consistenza patrimoniale di un'azienda. Lo stato patrimoniale è composto nella parte sinistra dai cd investimenti, altro non sono che l'acquisizione di fattori produttività come le cd immobilizzazioni detti beni a fecondità ripetuta( cioè che garantiscono la propria utilità all'azienda in un arco temporale più ampio); dall'altro lato abbiamo tutti i finanziamenti ottenuti dall'azienda, il capitale sociale composto dal captale proprio più eventuali utili, abbiamo poi i debiti consolidati (con una scadenza superiore a 12 mesi) e poi debiti a breve termine (debiti che l'azienda è tenuta a pagare entro i 12 mesi). Lo stato patrimoniale fornisce, dunque, una rappresentazione del patrimonio di un'azienda e quindi di come i finanziamenti hanno portato all'acquisizione di fattori produttivi attraverso il processo di investimento. Lo stato patrimoniale di un'azienda quindi non si chiude mai, è sempre aperto, a meno che l'azienda non venga a cessare a quel punto si procede allo smobilizzo dei fattori produttivi e l'azienda chiude. Insieme allo stato patrimoniale, nella contabilità economico- patrimoniale, noi abbiamo il cd conto economico, documento che viene aperto all'inizio di un esercizio amministrativo(tipicamente il 1 gennaio) e si chiude il 31 dicembre dello stesso esercizio. All'interno del conto economico noi troviamo tutte quelle che info relative alla determinazione del cd reddito, risultato economico relativo a quello specifico esercizio amministrativo e all'interno del conto economico troveremo a sinistra i costi, nella parte destra i ricavi. Il conto economico viene chiuso proprio con la differenza ricavi- costi. Nel momento in cui i ricavi sono superiori rispetto ai costi avremo un utile di esercizio che mi consentirà di alimentare nel tempo quelli che sono i finanziamenti e quindi successivamente anche gli investimenti. Nel momento in cui i costi sono superiori ai ricavi, invece, avrò una perdita, che va ad erodere quelle che sono le risorse della mia azienda. STATO PATRIMONIALE Investimenti Finanziamenti Immobilizzazioni Patrimonio netto Capitale circolante Passività consolidate Passività correnti A differenza delle immobilizzazioni il capitale circolante contiene quelli che sono gli investimenti più liquidi. Le 3 macro aree del capitale circolante sono: -Disponibilità immediate (il capitale in cassa o in banca) -Crediti verso clienti non sono disponibilità immediate, ma c’è un livello di aleatorietà superiore
-Magazzino troviamo sicuramente una componente essenziale della ricchezza di un’azienda però è presente una merce che non è stata venduta. Il grado di aleatorietà è superiore perché io non so se domani ci potrà essere un’innovazione di prodotto o di processo. Per capire se un’azienda è solvibile, cioè possiede la capacità di far fronte in maniera economica ai debiti via via in scadenza, bisogna guardare lo stato patrimoniale dell’azienda e posso usare determinati indici che aiutano a capire se è solvibile o meno. Per capirlo dobbiamo focalizzarci sul capitale circolante e confrontarlo con le passività correnti perché la solvibilità di un’azienda deve essere rispettata sempre, anche nel breve periodo, devo capire se l’azienda è capace di pagare le passività correnti quindi i debiti e le relative scadenze entro i 12 mesi attraverso il capitale circolante: Capitale circolante/ passività correnti posso valutare se l’azienda è tendenzialmente solvibile. Se il capitale circolante è superiore rispetto le passività correnti allora l’azienda è tendenzialmente solvibile. Nel momento in cui voglio approfondire la solvibilità dell’azienda, vado a depurare il capitale circolante della sua componente meno liquida, cioè il magazzino : Capitale circolante – magazzino / passività correnti. Eliminando la voce del magazzino posso avere una informazione più puntuale rispetto la solvibilità di un’azienda. 18-03- Con il principio di solvibilità è possibile valutare e misurare la sostenibilità di un'azienda attraverso l'osservazione e l'analisi del suo stato patrimoniale. La solvibilità di un'azienda è la sua capacità di far fronte agli obblighi, ai debiti via via in scadenza in maniera economica ossia senza dover procedere allo smobilizzo e quindi alla vendita di particolari asset o diciamo risorse che comprometterebbe la sopravvivenza futura dell'azienda stessa, andandone a danneggiare o limitare quella che è la capacità produttiva. Per comprendere se l'azienda possieda questa capacità di far fronte in breve, nel medio e nel lungo periodo al pagamento dei debiti via via in scadenza si osserva lo stato patrimoniale. Lo stato patrimoniale è uno dei documenti principali che costituiscono il cosiddetto bilancio di esercizio ed in particolare all’interno dello stato patrimoniale troviamo la ricchezza dell'azienda, quindi appunto la sua consistenza patrimoniale. Nella parte destra possiamo osservare quelli che sono i finanziamenti , le fonti di cui si è dotata l'azienda per poter effettuare gli investimenti, che invece troviamo nella sezione sinistra. In particolare gli investimenti possono essere classificati in investimenti di lungo termine, ad esempio le immobilizzazioni che hanno appunto una utilità che non fa riferimento soltanto a l'anno in corso, all’esercizio amministrativo in corso ma anche agli esercizi successivi. Ciò significa che attraverso l'utilizzo delle immobilizzazioni l'azienda sarà in grado di ottenere i suoi realizzi, tipicamente i ricavi non soltanto nell’esercizio in corso ma anche negli esercizi futuri e quindi secondo il cosiddetto principio di competenza economica occorre ricercare una ideale correlazione tra i ricavi e i corrispettivi costi. Per questo motivo, poi, all’interno del conto economico, che è l'altro documento fondamentale e che costituisce il bilancio di esercizio, andremo a ritrovare la quota di ammortamento che altro non è che è la quota di costo relativa all’utilizzo di una determinata immobilizzazione, la quale quota di costo ha consentito di ottenere determinati realizzi, quindi determinati ricavi per l'esercizio in corso, quindi per l'esercizio appunto di competenza. Dall'altro lato tra gli investimenti abbiamo anche il capitale circolante. Il capitale circolante accoglie tutti quegli investimenti che invece sono di breve periodo cosiddetto, quindi mentre le immobilizzazioni forniscono un'utilità nel lungo periodo le voci che troviamo all'interno del capitale circolante esauriscono la propria utilità nel breve periodo e il capitale circolante stesso può essere idealmente suddiviso in disponibilità immediate , crediti verso clienti o disponibilità differite cosiddette e poi il magazzino. Questa classificazione fa riferimento al grado di aleatorietà nella possibilità di utilizzo di queste risorse. Le disponibilità immediate sono immediatamente disponibili per far fronte ai debiti via via in scadenza, i crediti verso clienti hanno già oltrepassato l'aspetto negoziale, quindi sono beni e servizi già venduti di cui
all’indebitamento purché questo non sia eccedente alle possibilità offerte dalle maggiori entrate conseguenti allo sviluppo provocato. L'azienda pubblica può ricorrere all’indebitamento per sostenere delle spese che generano sviluppo. In particolare, le spese che generano sviluppo sono quelle che puntano a creare le premesse di crescita economica e sociale della collettività quali ad esempio strade, scuole, acquedotti, formazione e così via. In queste circostanze quindi la spesa può accedere l'entrata e del resto è un po’ quello che avviene anche nelle aziende private che effettuano degli investimenti, ad esempio in immobilizzazioni il cui costo verrà integrato solo nel lungo periodo attraverso il conseguimento dei relativi ricavi. Queste spese orientate a migliorare quella che è l’efficacia e l’efficienza dei servizi e dei beni erogati dalle amministrazioni pubbliche. La seconda tipologia di spese sono quelle che non sono in contrasto con lo sviluppo e sono collegate al mantenimento delle strutture dell'organizzazione pubblica, in modo tale da mantenerle agili, flessibili e non sovraffollate di personale per esempio poco qualificato. Alcune volte fanno riferimento a spese di natura assistenziale che vengono sopportate dalle aziende pubbliche per evitare il degrado sociale, l’abbandono dei soggetti più deboli, quei soggetti dimenticati alla società produttiva ed in particolare vi possono essere dei momenti storici, ovviamente quelli in cui il tasso di disoccupazione è molto elevato, in cui è possibile ricorrere a queste spese, quindi pensiamo ad un aumento del personale all'interno delle aziende pubbliche tale per cui però non ci sia un peggioramento dei servizi erogati, dei servizi offerti. In questo caso l'azienda pubblica potrà ricorrere all’indebitamento collegato alle maggiori spese, basta che queste spese non siano in contrasto con lo sviluppo. La terza tipologia di spese sono le spese che sono in contrato con lo sviluppo, quindi quelle spese che generano sottosviluppo, che sottraggono ad una comunità risorse produttive in termini di uomini, mezzi e capitale per mantenerle in uno stato di passività inutile da un punto di vista economico e sociale. Questo tipo di spese andrebbero assolutamente evitate. L'azienda pubblica può sopportare l’indebitamento nel caso delle prime due tipologie di spese, non nella terza, quindi la terza tipologia di spese deve assolutamente essere evitata. Un tipico esempio deriva dall'effetto del cosiddetto “clientelismo”, un fenomeno di natura politico-sociale tale per cui i politici, al fine di mantenere e accrescere il proprio consenso ossia i voti al’linterno di una collettività, fanno sì che le aziende pubbliche che operano in un determinato territorio possano assumere un numero più elevato di personale anche se questo personale nonè necessario ai fini di un miglioramento delle attività e dei processi portati avanti la queste aziende. Tutto questo punto al fine di aumentare, mantenere il proprio consenso. Un esempio ancora più pratico è stato dato in anni molto recenti da un'azienda pubblica che si occupava della raccolta e dello smaltimento dei rifiuti nella città di Palermo e oggi ha il nome di RAP S.p.a. mentre prima si chiamava AMIA. E’ fallita proprio a causa del forte indebitamento dovuto ad un eccesso di personale che ha reso la struttura molto debole e molto fragile sia da un punto di vista economico sia da un punto di vista sociale, nel senso che il servizio non funzionava neanche più. Tornando al cosiddetto pareggio di bilancio è di fondamentale importanza che l’azienda pubblica non sostenga questa tipologia di spese. Possiamo fare una distinzione all’interno delle aziende pubbliche: vi sono delle aziende pubbliche che operano sul mercato e questo è il caso ad esempio delle aziende dell’acquedotto, delle aziende che erogano energia elettrica, le aziende che erogano il gas metano e così via, nelle quali vi è una vendita all’interno del mercato e queste aziende hanno una interlocuzione diretta con i problemi utenti i quali pagheranno per il consumo ad esempio dell'energia elettrica o dell'acqua consumata attraverso la bolletta; dall’altro lato, invece, abbiamo altre istituzioni pubbliche dove non ci sono operazioni di mercato e per queste aziende vi è un trasferimento dagli organi centrali e questo trasferimento rappresenta proprio le entrate di queste aziende. Il trasferimento dipende da una precedente imposizione fiscale, quindi per le aziende pubbliche che operano nei mercati si può fare riferimento alla diseguaglianza di cui abbiamo parlato prima, ossia i realizzi devono essere maggiori rispetto alla quota degli investimenti effettuati in l’eventuale quota degli interessi passivi pagati sul capitale di terzi, mentre per quanto riguarda le altre istituzioni (quelle che non operano sul mercato) è di fondamentale importanza cercare di rispettare l'uguaglianza secondo cui le entrate devono essere uguali alle uscite, quindi il cosiddetto pareggio di bilancio. Per completare il quadro parliamo della cosiddetta “contabilità economico-patrimoniale", introdotta nelle aziende pubbliche
e nella quale si utilizzano gli schemi di bilancio proprio al fine di poter consentire una efficace programmazione e controllo sulla gestione. Si passa da una logica tipicamente finanziaria (tipica della contabilità pubblica) ad una economico-patrimoniale. Tutto questo per far comprendere ai decisori aziendali in che modo le risorse sono state consumate dall' azienda e in che modo il consumo di queste risorse ha consentito all’azienda pubblica di ottenere determinati risultati nel tempo. Ci muoviamo sempre in una prospettiva di performance economico-finanziaria, quindi dopo aver visto lo stato patrimoniale in questa analisi invece osserviamo in cosiddetto conto economico. Nel conto economico troviamo due sezioni e può essere esposto sia in forma a sezioni contrapposte, in cui nella sezione sinistra ci sono i costi e nella sezione di destra i ricavi, e in forma scalare. Nella forma scalare abbiamo un'unica sezione dove partendo da quelli che sono i ricavi via via si vanno sottraendo i costi che l'azienda ha sostenuto nel corso dell’esercizio amministrativo però alla fine i valori ai dati riportati sono ovviamente gli stessi. Il risultato dell’esercizio sarà uguale alla differenza ricavi meno costi e prende il nome di reddito netto. All’interno del conto economico possiamo virtualmente andare a suddividere le diverse gestioni dell’azienda. Nella gestione cosiddetta caratteristica o gestione tipica andremo a ritrovare tutti quei costi e tutti quei ricavi che fanno riferimento al cosiddetto core business di quell’azienda, ossia alla sua missione principale. Nell'esempio dell'acquedotto tra i costi e i ricavi della gestione caratteristica andremo a trovare tutte quelle componenti negative di reddito che fanno riferimento all’erogazione dell'acqua o alla sua gestione, quindi qualcosa di collegato proprio alla manutenzione dell'acquedotto e dall'altro lato tra i ricavi andremo a trovare tutte quelle componenti positive di reddito che derivano dalla vendita sul mercato dell'acqua, in questo caso del bene acqua. Altre gestioni fanno riferimento ad esempio alla gestione finanziaria di un'azienda in cui andremo a trovare tutti quegli oneri e interessi attivi e passivi relativi proprio all’attività finanziaria posta in essere dall’azienda stessa. Abbiamo poi la gestione patrimoniale, ad es. l'azienda possiede un immobile che affitta e l’affitto di quell’immobile non appartiene alla sua gestione caratteristica, come pure l'azienda può affittare da terzi un immobile per svolgere le proprie attività. Nella gestione tributaria andranno a confluire, invece, tutte quelle voci di costo che si collegano all’imposizione fiscale e così via. Ovviamente per i decisori è di fondamentale importanza andare ad osservare innanzitutto la cosiddetta gestione caratteristica dell’azienda e da qui possiamo osservare determinati indicatori della performance come il ROI, ossia return on Investments, che misura la redditività dell'azienda ed in particolare la redditività della sua gestione caratteristica rispetto agli investimenti che sono stati effettuati. Questo indicatore sarà uguale al risultato della gestione caratteristica, detta anche “gestione operativa” (risultato operativo) diviso gli investimenti. Gli investimenti li andiamo a trovare nello stato patrimoniale nella sezione sinistra e questo significa che quindi il ROI altro non è che un indicatore della efficienza economica di un'azienda, perché mette in correlazione il risultato della gestione caratteristica, il risultato prodotto dall’azienda attraverso le attività della sua gestione caratteristica divisi i suoi investimenti, quindi il consumo delle risorse. Altro indicatore molto importante prende il nome di Roe, ossia return on equity, il risultato netto (il risultato di tutte le gestioni aziendali) diviso il capitale netto che ritroviamo anche questa volta nello stato patrimoniale e fa riferimento alle voci che compongono il patrimonio netto (capitale proprio e gli utili che l'azienda è riuscita a conseguire nel corso del tempo). Per capire se un’azienda è solvibile o meno andremo a confrontare i debiti a breve con il capitale circolante nello S.P. Se ad es. Abbiamo debiti a breve per 500 e 600 tra materie prime, prodotti finiti (entrambe voci di magazzino) e crediti -> 600-500=100 (roi) ma utilizzando Roe=200/500=0,4, vi è uno scostamento negativo di 300 e l’azienda non è tendenzialmente solvibile. L’azienda è autonoma o non è autonoma? Es. 400 capitale proprio e 1200 mutui industriali. In questo caso i finanziamenti esterni sono maggiori rispetto al capitale proprio dell’azienda, quindi l’azienda non è autonoma, non ha autonomia decisionale ma dipenderà dai terzi finanziatori. La formula strategico direzionale dell’azienda pubblica Una volta che abbiamo approfondito quelli che sono i principi applicabili a tutte le aziende e che abbiamo capito che anche le amministrazioni pubbliche devono essere considerate delle aziende,
strategico-direzionale” che prende come base di riferimento quelli che sono gli obiettivi e li traduce in decisioni, ossia mentre l'obiettivo fornisce il che cosa, quindi l'oggetto, l'obiettivo a cui mirare, dall'altro lato la formula strategico-direzionale fornisce il come, quindi come raggiungere quell’obiettivo, attraverso quali attività, quali processi possibile raggiungere quegli obiettivi. E’ di fondamentale importanza mantenere un livello di indipendenza tra gli organi politici e gli organi tecnici perché appunto quello politico spetta la definizione di quelli che sono gli obiettivi ai quali tendere quindi il che cosa ha fatto nel corso del tempo, mentre a livello tecnico ai manager, ai decisori delle varie aziende spetta la modalità di come raggiungere quegli obiettivi e questo può essere fatto guardando soprattutto quelle che sono le risorse che sono presenti in azienda in quel dato momento storico. Si possono definire determinati obiettivi però se non ho le risorse necessarie e sufficienti per raggiungere quegli obiettivi la cosa sarà assolutamente inutile. Della formula strategico-direzionale fa parte la gestione operativa che è proprio la gestione corrente, l’attività che viene posta in essere dalle diverse aziende pubbliche che poi consentirà alle stesse di ottenere determinati risultati nel tempo e questi risultati poi proprio nella fase del controllo sulla gestione della valutazione della performance potranno essere confrontati con quelli che sono gli obiettivi che ci si era prefissati. Qual è il rapporto tra la strategia, ovvero l'insieme degli obiettivi e delle modalità attraverso cui raggiungere questo obiettivo e il cosiddetto assetto istituzionale, che è di fondamentale importanza quando si parla di settore pubblico e di amministrazioni pubbliche? All’interno del sistema delle pubbliche amministrazioni abbiamo tre assetti: l'assetto istituzionale o sistema istituzionale , l'assetto politico o sistema politico e l'assetto aziendale o sistema aziendale. Questi tre aspetti ovviamente sono interdipendenti. Partiamo dall’assetto politico. Il sistema politico è quel sistema che garantisce, è garante dell’equilibrio tra le attese, gli interessi dei diversi gruppi sociali, ossia in altri termini l'organo politico dell’assetto politico del sistema politico deve fare in modo che le politiche che vengono definite siano pertinenti rispetto alle attese, agli interessi e ai bisogni dei gruppi sociali che rappresentano e da cui sono stati votati. È di fondamentale importanza quando parliamo di assetto politico, di sistema politico che vi sia una pertinenza tra le politiche e le attese, gli interessi e i bisogni dei gruppi sociali di riferimento. Abbiamo poi il sistema o assetto istituzionale. Il sistema istituzionale è garante dell’equilibrio dei poteri formali e dei diritti/doveri. Ciò significa che il sistema istituzionale + composto da tutti quei ruoli e organismi che contribuiscono a formalizzare quelli che sono i poteri delle pubbliche amministrazioni e quindi anche i loro diritti e doveri, in altri termini al sistema istituzionale spetta la definizione di tutto quell’insieme di regole e procedure, nonché i ruoli che vanno a regolare il funzionamento delle amministrazioni pubbliche, quindi avremo un sistema di regole che consente il funzionamento delle aziende pubbliche. Quando parliamo di sistema istituzionale non guardiamo soltanto ad una singola azienda pubblica ma alle diverse aziende pubbliche che operano a vario titolo all'interno di un territorio e che hanno delle interdipendenze, sono chiamate ad un dialogo e ad una collaborazione, ad un coordinamento strategico al fine di poter erogare beni e servizi pubblici. Infine abbiamo l’assetto o sistema aziendale che è chiamato a garantire l'equilibrio tra i bisogni e le risorse, la domanda e l'offerta dei servizi pubblici e quindi deve assicurare una corretta gestione delle risorse, del loro consumo, al fine di riuscire a soddisfare quella che è la domanda di beni e servizi pubblici e quindi il soddisfacimento dei bisogni umani nel senso più ampio del termine. Questi tre sistemi oltre ad interagire tra di loro interagiscono anche con l’ ambiente sociale ed economico esterno (comunità, territorio, collettività di riferimento). 25-03-
La riforma brunetta , d.lgs. 150/2009, introduce la valutazione della performance organizzativa e individuale all’interno delle P.P.A.A. Gli obiettivi della riforma sono:
responsabilità e dall’altro lato la competenza riguarda proprio la scelta di indicatori di performance che possono essere efficaci rispetto al poter dare le chiavi di lettura ai decisori aziendali per modificare nel tempo la gestione e quindi conseguire migliori risultati. Il sistema di valutazione deve essere progettato in funzione delle caratteristiche e specificità organizzative dell’ente. Purtroppo non vi sono dei modelli universali che possono essere applicati a tutte le fattispecie aziendali ma i sistemi di valutazione devono essere calibrati rispetto alle caratteristiche proprio di quell’ente. Le fasi principali del meccanismo di governo della performance: -fase della programmazione ossia la definizione degli obiettivi e la conseguente scelta delle modalità con cui conseguirli
- misurazione e valutazione della performance sia a livello individuale sia a livello organizzativo dell’intero complesso aziendale attraverso una comparazione tra i risultati conseguiti e gli obiettivi precedentemente pianificati -rendicontazione la cd attività di reporting prevede la comunicazione sia all’interno che all’esterno dei risultati conseguiti da quella P.A. Secondo il d.lgs. 150/2009 abbiamo due documenti fondamentali: uno che fa riferimento agli esiti emergenti dalla fase di programmazione e un altro a quello della valutazione della performance. Questi due documenti sono il piano della performance che serve a mettere in piedi la programmazione delle PA ed è un documento programmatico triennale che individua gli indirizzi e gli obiettivi strategici e operativi e definisce gli indicatori per la valutazione e la misurazione della performance dell’amministrazione. E’ un documento che ha una valenza triennale ma anno per anno, in funzione dei mutamenti che possono accadere, può essere modificato. L’altro documento è la relazione della performance che evidenzia con riferimento all’anno precedente quelli che sono stati i risultati organizzativi e individuali rispetto agli obiettivi programmati e alle risorse che sono state consumate. La relazione sulla performance viene redatta alla fine di ciascun esercizio amministrativo e serve come base per mettere in atto il meccanismo cd incentivante (incentivo monetario che verrà fornito ai dipendenti che hanno dimostrato dei superiori livelli di performance). Cos’è la performance nelle P.A? Il concetto di performance è legato ai risultati che un’azienda consegue nel tempo sulla base di prodotti e servizi che è chiamata ad offrire per soddisfare i bisogno dei suoi clienti/utenti di riferimento. Questi risultati devono essere messi in relazione con gli obiettivi precedentemente programmati. Il concetto di performance è un concetto multidimensionale, non va visto soltanto nella prospettiva economico finanziaria perché il successo di un’azienda pubblica non si fonda solo su quest’ambito, ma ci sono altri fattori che appartengono ad altri due ambiti : socio ambientale e competitivo. La performance deve essere intesa come il contributo che scaturisce da una eterogenea pluralità di azioni organizzative e gestionali che sono spesso distanti tra loro nel tempo e nello spazio e che si devono ricollegare alle 3 dimensioni : socio ambientale, economico finanziaria e competitiva. E’ importante non percepire il termine performance soltanto come l’oggetto, cioè cosa si è prodotto, ma anche come si è arrivati a generare e ad offrire i prodotti e i servizi. Il sistema di valutazione, se vuole dare delle chiavi di lettura ai decisori aziendali deve focalizzarsi su come, sulle modalità attraverso cui sono stati generati i risultati. E’ opportuno ricordare che il concetto di performance (concetto anglosassone) è un concetto che fa riferimento a quelli che sono i risultati, ma include al suo interno anche il concetto di rendimento che si riferisce a come si è pervenuti a determinati risultati, quali sono stati i processi che hanno portato all’ottenimento di determinati risultati connessi con l’erogazione di un prodotto o di un servizio. Le dimensioni principali del successo aziendali sono quelle precedentemente dette, dunque, al fine di poter usufruire di un quadro di riferimento omogeneo rispetto a la valutazione della performance è molto importante riuscire ad utilizzare e a far dialogare delle misure sia di natura contabile, sia extracontabili, cioè tutte le altre misure che concorrono alla valutazione della performance ma che fanno riferimento alla dimensione competitiva e socio ambientale dell’azienda pubblica. Per quanto riguarda le determinanti causali sono degli indicatori della performance che non vanno
ad analizzare i risultati che abbiamo fin qui definito come finali (legati ai servizi e prodotti offerti), ma quegli indicatori che vanno a valutare i risultati intermedi all’ottenimento di quelli finali e, in particolare, queste determinanti causali sono strettamente connesse ai cd. fattori critici di successo , cioè elementi che consentono ad un’azienda di avere successo all’interno del settore di riferimento. Questi parametri fanno riferimento all’ economicità al concetto di efficacia , efficienza e di utilità. Il concetto di efficacia si riferisce al confronto tra i risultati conseguiti e gli obiettivi programmati, cioè cerca di valutare se ci sono stati degli scostamenti di valore tra il risultato effettivamente conseguito e l’obiettivo che era stato definito in precedenza. Nel momento in cui vogliamo progettare un indicatore di efficacia so che devo focalizzarmi innanzitutto su un risultato effettivamente conseguito e, nel caso specifico dell’efficacia, sono chiamato a confrontare questo risultato rispetto all’obiettivo programmato. La stessa cosa si può dire per il parametro dell’efficienza, che fa riferimento al rapporto tra il risultato conseguito, lo vado a confrontare, in questo caso con le risorse consumate, al fine di produrre quello specifico risultato. Il quarto parametro relativo all’utilità, mette a confronto i risultati ottenuti dalle aziende pubbliche nel lungo periodo rispetto al soddisfacimento dei bisogni umani per i quali queste aziende pubbliche sono state istituite, siamo ad un livello più elevato rispetto a quello maggiormente legato alla gestione operativa dell’azienda dove sono maggiormente applicabili i concetti di economicità efficacia ed efficienza. Il concetto di utilità meglio si applica nella valutazione degli esiti delle politiche pubbliche nel lungo periodo e questi risultati vengono confrontati rispetto ai bisogni umani degli utenti, cittadini di riferimento, ciò perché le politiche pubbliche dovrebbero accogliere quelli che sono i bisogni umani di determinati gruppi sociali da parte dei rappresentati politici che sono stati votati e si trovano al governo in un determinato momento storico e quindi per verificare se le politiche che sono state progettate ed attuate sono state efficaci si ricorre al parametro dell’utilità, vado a confrontare gli impatti, gli effetti, i risultati emergenti da queste politiche rispetto ai bisogni umani da soddisfare e per i quali le amministrazioni pubbliche sono state istituite. Analisi della performance nelle aziende pubbliche : questo schema (min. 47:48) è uno schema molto interessante, mette in correlazione quelli che sono gli elementi salienti sia all’interno delle aziende pubbliche sia all’esterno. Al centro della slide abbiamo una linea tratteggiata che serve ad evidenziare nella parte in alto il contesto esterno e la parte in basso prende come base di riferimento un contesto più interno all’interno delle pubbliche amministrazioni quindi partiamo dalla parte sinistra della slide e notiamo che troviamo una area di relazione tra i politici e i cittadini e abbiamo l’espressione dei bisogni umani da soddisfare all’organo politico. In questo caso le competenze dei politici fanno riferimento ad un criterio di rilevanza o di pertinenza, cioè la competenza del politico dovrebbe essere quella di riuscire a tradurre in maniera efficace quelle che sono le modalità di soddisfacimento dei bisogni umani in politiche pubbliche. Una volta che le politiche sono state definite proprio in relazione a questi bisogni umani da soddisfare le stesse politiche devono essere tradotte in obiettivi di carattere operativo perché entriamo nell’area di relazione tra l’ordine politico e i dirigenti quindi in questo caso parliamo delle competenze dei dirigenti nel saper tradurre le politiche in obiettivi operativi e in questo caso si fa riferimento al criterio della coerenza. In funzione degli obiettivi determinati dall’organo dirigenziale vengono intraprese delle azioni attraverso l’impiego delle risorse e in questo caso abbiamo una relazione tra i dirigenti e i collaboratori, coloro i quali prestano il proprio servizio all’interno delle amministrazioni pubbliche per farle funzionare e mettere in moto i processi di creazione di valore. In questo caso possiamo andare a confrontare gli output (risultati di breve periodo) rispetto agli obiettivi prefissati. Dall’altro lato posso anche valutare l’operato delle PA attraverso il criterio dell’efficienza, che mette a confronto gli output con le risorse che sono state consumate. Ritorniamo in un’ area esterna che fa riferimento alla relazione tra le amministrazioni pubbliche e i cittadini quindi sicuramente gli output sono dei risultati offerti dalla azienda pubblica a beneficio della società che nel lungo periodo prendono il nome di outcome, che scaturiscono dal contributo aggregato di tutte le amministrazioni pubbliche che operano in un determinato contesto territoriale. In questo caso utilizzeremo degli