











































Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity
Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium
Prepara i tuoi esami
Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity
Prepara i tuoi esami con i documenti condivisi da studenti come te su Docsity
Trova i documenti specifici per gli esami della tua università
Preparati con lezioni e prove svolte basate sui programmi universitari!
Rispondi a reali domande d’esame e scopri la tua preparazione
Riassumi i tuoi documenti, fagli domande, convertili in quiz e mappe concettuali
Studia con prove svolte, tesine e consigli utili
Togliti ogni dubbio leggendo le risposte alle domande fatte da altri studenti come te
Esplora i documenti più scaricati per gli argomenti di studio più popolari
Ottieni i punti per scaricare
Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium
Pianificazione strategica Controllo di gestione Flusso informativo Budget
Tipologia: Dispense
1 / 51
Questa pagina non è visibile nell’anteprima
Non perderti parti importanti!












































Il sistema di pianificazione, programmazione e controllo e gli equilibri aziendali La pianificazione, la programmazione e il controllo costituiscono un ambito disciplinare dell’Economia Aziendale, incardinato nella rilevazione. La rilevazione a cui si fa riferimento in questa sede si concentra su fatti interni di gestione che sono di interesse del management e di altri operatori aziendali. La pianificazione, la programmazione e il controllo sono osservati in un’ottica sistemica e concepiti come un insieme coordinato di elementi, caratterizzato da un elevato grado di interazione. In particolare, questo sistema risponde alla finalità di coadiuvare la direzione aziendale, attraverso la raccolta, la rielaborazione e la rappresentazione di informazioni utili per assumere decisioni. L’oggetto del sistema di PPC è costituito da due nuclei fondamentali, il primo si attiene alla formulazione di obiettivi futuri derivanti da una visione strategica e il secondo è incentrato sulla realizzazione degli stessi. Esso è inoltre qualificato come meccanismo operativo , ossia dispositivo necessario a creare un coordinamento fra gli organi aziendali. Ciò è possibile perché un meccanismo operativo si basa su un insieme di attività, principi e strumenti idonei a regolare le diverse parti dell’organizzazione in modo integrato, al fine di cooperare per raggiungere obiettivi comuni. Nel nostro caso, il meccanismo operativo di PPC attiene al complesso di attività poste in essere, ai principi impiegati e agli strumenti utilizzati per:
Il sistema in discussione permette al management di indirizzare la gestione verso l’obiettivo di creazione di valore. Precisamente, l’azienda correttamente svolge la sua funzione di creazione di valore se opera in condizioni di equilibrio economico , cioè se le coordinazioni produttive sono allestite in modo tale che il valore della produzione (destinata al mercato) sia superiore al valore delle risorse impiegate per ottenerla. La sussistenza di tale condizione deve essere costantemente posta sotto osservazione. Sarà necessario verificare che i fattori produttivi (input) siano impiegati nel modo più vantaggioso possibile, massimizzando dunque l’output ottenibile ( EFFICIENZA OPERATIVA ). Allo stesso tempo, sarà necessario accertare che i processi produttivi siano predisposti secondo modalità idonee a raggiungere risultati soddisfacenti per i soggetti cui sono destinati ( EFFICACIA STRATEGICA ). Al perseguimento e alla verifica dell’equilibrio economico, si associa la necessità di assicurare e controllare anche l’ equilibrio finanziario , il quale può ravvisarsi nella coerenza fra la struttura degli investimenti e la natura delle fonti selezionate per finanziarli, così da rendere l’azienda solida, indipendente da terze economie e in grado di perdurare nel tempo. È altresì importante tendere all’ equilibrio monetario , affinché sia possibile disporre di adeguati flussi di cassa in entrata per fronteggiare le uscite. La liquidità consente all’azienda di adempiere gli impegni assunti e quindi di essere solvibile. Il sistema di PPC supporta il management nel raggiungere, mantenere e monitorare gli equilibri aziendali nel loro complesso. Affinché esso sia in grado di contribuire al processo di creazione del valore è necessario che sia configurato in modo coerente con la struttura organizzativa, con il modello di business e con gli obiettivi perseguiti dall’impresa. Occorre tener presente però che vi sono molteplici fattori abilitanti che rendono questo sistema maggiormente funzionale alla salvaguardia degli equilibri aziendali, in assenza dei quali, la sua efficacia risulta depotenziata. Fra questi rientra certamente lo stile di leadership, il quale influenza, se non determina, le generali condizioni di contesto aziendale nelle quali il sistema è implementato. Anche la EQUILIBRIO ECONOMICO : Verifiche di efficienza operativa ed efficacia strategica EQUILIBRIO FINANZIARIO : Coerenza fra investimenti e fonti di finanziamento EQUILIBRIO MONETARIO : Sorveglianza dei flussi di cassa in entrata e in uscita
La formulazione della strategia è prevalentemente una razionalizzazione a posteriori di idee intraprese autonomamente da vari soggetti. Livelli di strategia
Con riferimento alle aziende che operano per il mercato caratterizzate da un orientamento al profitto, i passaggi fondamentali possono presentarsi nel seguente modo: a) La definizione degli obiettivi di fondo della gestione In questa fase le linee strategiche vengono codificate e tradotte in obiettivi da raggiungere ben definiti. Come fissare gli obiettivi di fondo della gestione è un tema che va oltre gli scopi della presente trattazione, perché sono il frutto di una serie di scelte legate oltre che alla tipologia di azienda considerata, al contesto economico, all'assetto proprietario, al modello di governo adottato e ad altre importanti variabili. In generale però, essi sono espressione dell'orientamento strategico di fondo che qualificano il modo di essere dell'impresa, i valori ai quali si ispira, i bisogni che intende soddisfare. Nel fissare gli obiettivi occorre tener conto delle attese dei portatori di capitale proprio, i quali aspirano ad ottenere una congrua remunerazione delle risorse conferite. Perciò, è naturale stabilire obiettivi di profitto atteso, ma la scelta di quali parametri economico-finanziari impiegare non è scontata. Tuttavia, gli obiettivi di fondo della gestione, sebbene strettamente collegati alle aspettative della proprietà, non possono essere definiti senza considerare anche le attese degli altri stakeholder il cui consenso è fondamentale al fine di preservare la competitività e dunque assicurare la sopravvivenza dell'impresa. OBIETTIVI DI FONDO = Espressione delle attese degli stakeholder, la quale avviene mediante indicatori contabili economico-finanziari (ROI, ROE ecc) e indicatori di valore economico (flussi finanziari attesi, flussi economici attesi ecc). b) La definizione delle regole generali di comportamento dell'azienda In questa fase si fissano le politiche aziendali volte a regolare i rapporti con i vari portatori di interesse che interagiscono con l'impresa. Si tracciano le linee generali di condotta da seguire nei confronti di vari soggetti per risolvere importanti questioni. Le regole generali riguardano i seguenti aspetti:
e) La formulazione della strategia di portafoglio In questa fase occorre scegliere la strategia di portafoglio, ovvero il mix che massimizza il valore creato da ciascun business rispetto alle risorse impiegate. A tal fine, i diversi business sono ordinati in base al grado di remunerazione del capitale impiegato e sono posti in evidenza quelli che garantiscono rendimenti superiori rispetto ai concorrenti. Va detto che i diversi business, anche in funzione del ciclo di vita che stanno attraversando, possono presentare risultati attesi fra loro molto diversi. Il portafoglio, però, deve essere costruito in modo da garantire un equilibrio, tanto sul piano economico, tanto da un punto di vista finanziario. f) La formulazione del piano strategico In questa fase i ragionamenti che hanno costituito oggetto dei momenti precedenti sono formalizzati in un apposito documento che è l'output della pianificazione strategica. Si tratta di un piano che può essere connotato come strategico, anche se è variamente denominato. Ad esso si riferiscono le diciture di piano industriale o di business plan e rappresenta lo strumento che illustra strategie operanti, fabbisogno di rinnovamento, intenzioni strategiche, azioni realizzative e performance. In sintesi , il piano strategico assolve la funzione di sviluppare, in modo coordinato, su un arco temporale medio- lungo, le azioni strategiche finalizzate al raggiungimento degli obiettivi. Nel documento trovano rappresentazione informazioni qualitative e quantitative che esprimono gli obiettivi prefissati, le previsioni attuate e le decisioni assunte per realizzarli. La redazione del piano strategico segna il passaggio dalla pianificazione strategica alla pianificazione operativa, anche se nella realtà il processo prosegue senza alcuna interruzione. Il piano strategico assolve un ruolo di esplicitazione e formalizzazione della strategia e del modus operandi individuato per attuarla. La pianificazione operativa e la programmazione Una volta compiuto lo sforzo di carattere strategico che spetta alla direzione, prende avvio la pianificazione operativa che ha carattere prevalentemente amministrativo e si svolge ad un livello inferiore, con il concorso delle diverse funzioni (Ricerca e Sviluppo, Produzione, Marketing ecc). La pianificazione operativa attua una scomposizione degli obiettivi di medio-lungo periodo in obiettivi che si riferiscono ad intervalli temporali di minore estensione. Inoltre, mentre a livello strategico si formulano previsioni che riguardano l'azienda nel suo complesso, su un piano operativo si considerano le singole aree aziendali, decidendo così
concretamente le iniziative che in ciascuna di esse dovranno essere realizzate per raggiungere gli obiettivi strategici (globali). In questa sede, si dovranno rendere coerenti gli obiettivi operativi con quelli strategici. La pianificazione operativa richiede una serie di analisi e decisioni analitiche, che includono riflessioni intorno alla fattibilità delle linee strategiche tracciate. Un primo importante risultato della pianificazione operativa è la formulazione di programmi , ossia un insieme di iniziative che dovranno essere funzionali al disegno strategico. Nella prassi, sono ricorrenti, ad esempio, programmi strumentali alla strategia di portafoglio, oppure azioni volte ad incrementare la produttività aziendale. Esistono, comunque, delle categorie concettuali ampiamente riconosciute alle quali i diversi programmi possono essere ricondotti.
L'utilizzo di questi modelli in fase di pianificazione strategica è strumentale alla formulazione di un parere preventivo, ma potrebbero trovare applicazione anche in sede di programmazione e controllo.
Il controllo di gestione è uno dei possibili meccanismi operativi a disposizione del management per la realizzazione e revisione delle strategie aziendali e che permette la chiusura e il riavvio del ciclo di Pianificazione, Programmazione e Controllo. Sotto un altro aspetto, il controllo di gestione può ritenersi l’anello di congiunzione tra strategia e gestione. Definizione: Il controllo di gestione è un “sistema direzionale” con cui i manager ai vari livelli si accertano che la gestione aziendale si stia svolgendo in condizioni di efficienza e di efficacia tali da permettere il raggiungimento degli obiettivi di fondo della gestione stessa stabiliti in sede di pianificazione strategica. Con essa si evidenziano importanti aspetti tra loro interrelati: a) In primo luogo, la natura sistemica del controllo di gestione b) In secondo luogo, la strumentalità che il controllo riveste per i manager ovvero per i soggetti chiamati ad assumere decisioni c) In terzo luogo, la funzionalità che il controllo esplica per il raggiungimento degli obiettivi di fondo della gestione stabiliti durante la pianificazione
Concentrandoci sulla struttura organizzativa del controllo, un punto di partenza fondamentale è costituito dall’assetto organizzativo di cui l’azienda ha scelto di dotarsi, solitamente formalizzato in documenti quali “organigramma”, “funzionigramma” ecc. NB: l’organigramma è un grafico composto di caselle e di linee, mediante il quale si rappresenta la struttura organizzativa aziendale. Tale grafico consente di evidenziare gli organi che operano in azienda, lo sviluppo verticale ed orizzontale di una struttura organizzativa e le relazioni che intercorrono tra le diverse unità organizzative. Il funzionigramma esprime in modo dettagliato il ruolo e il contenuto proprio delle diverse funzioni aziendali. La struttura organizzativa del controllo si propone di identificare gli oggetti sui quali esplicare le sue funzioni, ossia le sub-unità o parti della complessa attività aziendale da monitorare e/o indirizzare. Laddove le sub-unità o parti siano riconducibili a ben individuati responsabili, intesi quali soggetti a cui è stato assegnato un obiettivo e delegato potere decisionale, e alle cui dipendenze troviamo ulteriori soggetti, nella prassi esse assumono la denominazione di centri di responsabilità. Il ricorso al centro di responsabilità permette al controllo di gestione di svolgere la funzione di indirizzo, anche grazie all’esercizio della collegata attività di valutazione dei relativi responsabili che sono risultati assegnatari degli obiettivi. Affinché il controllo di gestione incentrato sui centri di responsabilità possa assolvere efficacemente la funzione di verifica/valutazione, è fondamentale che i responsabili - facenti capo alle singole sub-unità - dispongano di tutte le leve decisionali che impattino sui loro obiettivi. La piena coerenza che deve sussistere tra potere decisionale accordato al titolare di un centro, da un lato, e gli obiettivi che costui è chiamato a raggiungere, dall’altro, evoca un principio classico del controllo di gestione, conosciuto con la denominazione di principio di controllabilità. In una struttura organizzativa funzionale o plurifunzionale i centri di responsabilità coincidono con le funzioni aziendali (commerciale, produzione, approvvigionamento ecc) e con le sub-unità in cui esse sono suddivise. Nelle strutture multidivisionali i centri di responsabilità si identificano, innanzitutto, con le divisioni e, in seconda battuta, con le funzioni e le ulteriori sub-unità. Nei modelli organizzativi per processi i centri di responsabilità ricalcano i processi opportunamente identificati a capo dei quali troviamo i process owners. Il centro di responsabilità consiste, pertanto, in una sub-unità con a capo un soggetto dotato di potere decisionale e a cui risulta assegnato un obiettivo, che discende dal generale obiettivo perseguito dall’azienda. La natura dell’obiettivo assegnato al responsabile e le decisioni di sua competenza sono a loro volta dipendenti dal tipo di attività svolta dalla sub- unità di cui egli risulta titolare. Il responsabile può risultare infatti assegnatario di un obiettivo:
Il processo di controllo, la componente dinamica del controllo di gestione, si estrinseca nel confronto tra obiettivo e risultato. Gli esiti del processo dinamico di controllo trovano formalizzazione e diffusione, tra i responsabili collocati ai diversi livelli organizzativi dell'azienda, nell'ambito di appositi strumenti (report) chiudi parentesi che configurano il sistema di reporting aziendale. Il sistema di reporting può essere definito quale insieme organizzato dei rapporti di gestione contenenti le informazioni relative ai risultati conseguiti. Infine, il processo di controllo trova completamento con l'esercizio dell'analisi degli scostamenti. L'accertamento dell'eventuale scostamento negativo (1) prosegue con l'identificazione delle cause che lo hanno determinato (2) affinché si dia avvio al processo di rimozione delle stesse o addirittura di revisione degli obiettivi (3). Lo scostamento è un « mancato raggiungimento degli obiettivi previsti». È un gap, un divario, tra ciò che era stato previsto e ciò che si è verificato. Effettuare un’analisi degli scostamenti equivale a dire «comprendere chi e cosa hanno prodotto lo scostamento e come è opportuno intervenire». CHI : Chi era il responsabile preposto al raggiungimento di quel determinato obiettivo? COSA : Quali sono le cause che lo hanno prodotto? COME : Quali interventi correttivi intraprendere? Le fasi del processo di controllo Il confronto tra obiettivi e risultati non sempre viene condotto sulla base delle consuete grandezze accertate all'inizio e al termine dell'arco temporale assunto a base del controllo di gestione. Accade molto di frequente che esso osservi modalità e tempistiche differenti. Vengono così a delinearsi le distinte fasi del processo di controllo. Quest'ultimo viene distinto in:
feed- back, che, come è noto, prevede che il confronto venga attuato al termine del periodo necessario per il raggiungimento dell'obiettivo. Un meccanismo diverso viene conosciuto con la denominazione di feed-forward, che si propone di mettere a raffronto gli obiettivi stabiliti inizialmente con i medesimi rideterminati ad una certa data alla luce delle informazioni nel frattempo acquisite. In sintesi: I due livelli di confronto: il controllo direzionale e il controllo operativo La paternità del modello di controllo sin qui analizzato si deve ad Anthony, un noto studioso americano. Partendo dalla constatazione che gli studi allora diffusi attribuivano al controllo un ruolo ausiliario rispetto a quello vantato dalla pianificazione, Anthony formulò la sua nuova tesi, in Sistemi di Pianificazione e Controllo, distinguendo tre distinti, seppur complementari, livelli di analisi : la pianificazione strategica, il controllo direzionale e il controllo operativo. Più precisamente, con la pianificazione strategica si decidono gli obiettivi dell'organizzazione, gli eventuali cambiamenti cui assoggettarli, le risorse che servono per realizzarli e le politiche da adottare per l'acquisto, l'uso, l'organizzazione di queste ultime. Alla pianificazione strategica segue il controllo direzionale, attraverso il quale si ricercano le modalità più opportune per l'acquisto e l'utilizzo delle risorse, nel rispetto degli obiettivi che si è data all'organizzazione. Così inteso, il controllo direzionale non è più confinato alla realizzazione degli obiettivi strategici decisi dal management. Il controllo operativo, infine, attiene ai singoli compiti, proponendosi che vengano svolti in maniera efficace ed efficiente. Considerazioni:
Oltre che sulla maggiore reattività dell'aziende, un ulteriore aspetto su quello strategic management ebbe modo di focalizzarsi fu quello del processo di definizione della strategia virgola che non doveva più essere confinato al vertice ma vedere la partecipazione dei livelli organizzativi inferiori. La conseguenza della nuova filosofia gestionale fu un nuovo livello di controllo , il controllo strategico, che si trovò ad assumere ruoli e fisionomie diversi. Al nuovo livello di controllo, si chiese di conferire all'impresa una flessibilità e una consapevolezza nei confronti del cambiamento ambientale, attraverso lo svolgimento di una duplice funzione: accertare l'efficacia a breve e a lungo, con cui si svolge l'attività e verificare, non solo il conseguimento degli obiettivi e delle strategie, ma anche l'andamento dei fattori ambientali e di quelli interni al fine di individuare opportunità e minacce incombenti. Le principali connotazioni di due configurazioni di controllo strategico sono: A. Controllo strategico quale feedback del piano Costituisce l'accezione classica di controllo strategico. Stando ad essa, il controllo strategico si propone di verificare periodicamente e a posteriori se la strategia si presenti ancora valida rispetto alle condizioni ambientali. Lo fa attraverso il monitoraggio delle risultanze accertate per alcuni indicatori previamente identificati ad hoc, dalla natura quantitativo- monetaria e fisica. Rientra tra i compiti del controllo strategico anche il continuo allineamento nel tempo delle condotte di breve termine con quelle di medio- lungo termine indicate nei piani. B. Controllo strategico quale guida del management Il controllo strategico, in quest'altra accezione, si propone di accrescere la reattività dell'azienda in rapporto all'ambiente, in modo da evitare che essa venga a conoscenza dei suoi mutamenti solo al termine dell'esercizio del controllo consuntivo. Più tempestiva risulterà la conoscenza da parte del management di tali mutamenti,
maggiore sarà la probabilità di riuscire ad adeguarvi in tempo ed efficacemente la propria combinazione produttiva (maggiore reattività). Il successo di un’azienda, in linea con questa posizione, risulterebbe assicurato laddove il management disponga di un sistema informativo allargato, tale da monitorare con continuità anche l'ambiente di riferimento dell'azienda. In questa prospettiva il controllo non si esplica solo attraverso il monitoraggio delle variabili interne ma attraverso il monitoraggio congiunto di variabili interne e variabili esterne ( FATTORI CRITICI DI SUCCESSO O CRITICAL SUCCESS FACTORS (CSF)). L’efficace attuazione di questo modello richiede lo svolgimento delle seguenti fasi: