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Proposizioni consecutive
Dopo avere passato in rassegna le diverse teorie che, nel corso del tempo, sono state sviluppate riguardo alla proposizione consecutiva, si è messa a punto una breve scheda descrittiva per fornire gli strumenti necessari alla comprensione del costrutto: dal momento che su alcuni aspetti formali – in primo luogo l’uso dei tempi verbali – anche nei contributi più recenti non c’è univocità interpretativa, è stato necessario limitare la complessità del problema per fornire una spiegazione didatticamente funzionale. Per definire gli elementi costitutivi della consecutiva, si è scelto quindi di attenersi alla Sintassi normativa di Traina e alla Syntaxe latine di Ernout e Thomas, che forniscono un quadro sincronico coerente facendo leva sui concetti noti a chi affronta le strutture di base, senza oscurare la prospettiva diacronica. Dal momento che la scheda descrittiva è destinata ad apprendenti che seguono il corso di Lettere (L10) presso l’Università di Bologna, la scelta di far riferimento a queste sintassi ormai tradizionali consente di offrire una presentazione del costrutto in linea con le categorie linguistiche in uso nella didattica del latino rivolta ai triennalisti: ad esempio, il problema delle anomalie rispetto alle norme della consecutio temporum , viene affrontato facendo riferimento alla categoria dell’aspetto verbale, un concetto con cui di solito gli apprendenti familiarizzano nei corsi di Latino, e di cui, quindi, è interessante osservare l’applicazione nell’analisi della subordinata consecutiva. La scheda descrittiva è strutturata in maniera coerente con la presentazione del costrutto fornita nelle video lezioni sulla piattaforma di latino zero e con la spiegazione del manuale di Dionigi-Morisi-Riganti, ossia con gli strumenti di base per gli apprendenti della L10 all’Università di Bologna. Si presume, inoltre, che questa prospettiva sia in linea con l’insegnamento universitario del Latino generalmente praticato in Italia al livello base. La terminologia adottata è dunque quella tradizionale e gli esempi sono tratti dalle due sintassi di riferimento e dal manuale di Dionigi-Morisi-Riganti. Alla sezione teorica segue una esercitazione con autovalutazione per mettere alla prova la comprensione del costrutto: gli esercizi sono organizzati su livelli di difficoltà crescente per consentire di familiarizzare gradualmente con il costrutto comprendendone prima gli elementi principali e poi, via via, gli aspetti più complessi. A questo scopo è stata proposta una suddivisione di ogni serie di esercizi in tre sezioni: la prima sezione è dedicata al riconoscimento del costrutto e dei suoi elementi costitutivi; la seconda mette alla prova nella manipolazione della subordinata attraverso prove
di completamento o scelta multipla; la terza, infine, è dedicata alla traduzione, a cui si giunge attraverso un percorso agevolato da domande di comprensione e consigli per la resa in italiano. Alla fine di ogni sezione si trovano le soluzioni e le traduzioni dei passi proposti. I testi alla base degli esercizi sono d’autore, ma, dove necessario, sono stati semplificati e adattati alle finalità didattiche; i materiali provengono prevalentemente dalla grammatica di Gandiglio e dai manuali di Dionigi-Morisi-Riganti e di Tantucci-Roncoroni- Cappelletto-Galeotto.
Scheda descrittiva
Le proposizioni consecutive
Funzione sintattica Dal punto di vista della funzione , le proposizioni consecutive appartengono al gruppo delle subordinate avverbiali o complementari indirette; in particolare queste subordinate servono a illustrare l’effetto, la conseguenza dell’ azione , oppure dello stato o della condizione espressi nella sovraordinata. Caratteristiche formali 1) ut + congiuntivo Quanto alla forma , le consecutive sono introdotte dalla congiunzione subordinante ut (più raramente compare la forma arcaica uti ) e dal congiuntivo , probabilmente di origine eventuale^1 : una caratteristica del costrutto è infatti l’assenza di intenzionalità, dal momento che la proposizione descrive il risultato dell’azione espressa nella sovraordinata, che però non è voluto o cercato dal soggetto, almeno nella maggior parte dei casi^2. Si consideri qualche esempio con relativa traduzione per comprendere il rapporto di causa- effetto che lega la sovraordinata alla consecutiva e l’assenza di valore volitivo: (1) Adeone me delirare censes, ut ista esse credam? (Cic.) «Credi che io sia folle al punto da ritenere che queste cose siano vere?» (^1) Per una spiegazione approfondita del congiuntivo eventuale si rimanda a Traina-Bertotti 2003, 242-255; Dionigi-Riganti-Morisi 1998, 420 e alla video lezione di sintassi 02 sulla piattaforma https://elearning- pro.unibo.it. (^2) Per approfondimenti sulla consecutiva avverbiale si rimanda a Traina-Bertotti 2003, 399-403; Dionigi-Riganti- Morisi 2011, 463-464 e alla video lezione di sintassi 07 sulla piattaforma https://elearning-pro.unibo.it.
- tantus , -a , -um : “tanto grande”^4 , usato come aggettivo o come pronome;
- tot^5 : “tanti”, “tanto numerosi”, usato come aggettivo o come pronome. Si osservi nei seguenti esempi l’antecedente correlativo che anticipa la subordinata consecutiva: (1) Eo facto sic doluit, nihil ut tulerit gravius. (Cic.) «Di questo fatto si addolorò tanto che non sopportò nulla di più grave.» (2) (sc. Siciliam Verres ) per triennium ita vexavit ac perdidit, ut ea restitui in antiquum statum nullo modo possit. (Cic.) «Verre per tre anni vessò e rovinò la Sicilia al punto che non si può in nessun modo riportarla alla condizione di prima.» (3) (sc. C. Piso ) tantos processus efficiebat ut evolare, non excurrere videretur. (Cic.) «Gaio Pisone faceva progressi così grandi , che sembrava volare, non correre.» L’antecedente può anche non essere espresso. Se non lo è, occorre farlo emergere nella traduzione in italiano, come nei seguenti esempi: (4) Cuius autem aures clausae veritati sunt, ut ab amico verum audire nequeat, huius salus desperanda est. (Cic.) «Bisogna dubitare della salvezza di colui le cui orecchie sono chiuse alla verità al punto che non è in grado di ascoltarla nemmeno da un amico.» (5) Tum illa, ut consuetum facile amorem cerneres, reiecit se in eum flens. (Ter.) «Allora lei si gettò piangendo su di lui, in modo tale che avresti potuto riconoscere facilmente la consuetudine dell’amore.» 4) Tempi del congiuntivo Le consecutive, come si è visto, utilizzano il modo congiuntivo. Quanto all’uso dei tempi, queste proposizioni, in molti casi, non rispettano le norme della consecutio temporum. Per questo fenomeno sono state fornite spiegazioni differenti: proponiamo qui quella di Traina e di Ernout-Thomas^6. (a) conseguenza nel presente di un fatto passato (^4) L’aggettivo tantus , -a , -um anche al plurale ha significato qualitativo, e non quantitativo (l’italiano “tanto” è un falso amico). Ad es. tanti viri , significa “uomini tanto grandi” (o “tanto importanti”) e non “tanti uomini” (o “tanto numerosi”), che corrisponde invece al latino tam multi viri o tot viri. (^5) Tot è un aggettivo indeclinabile ed è impiegato soltanto in unione al plurale: ad es. tot homines , “tante persone”. (^6) Per ulteriori approfondimenti si rimanda alla sezione dedicata ai tempi nelle consecutive in Ernout-Thomas 1964, 415-418 e Traina-Bertotti 2003, 400-403.
si esprime con il congiuntivo presente^7 , come si osserva in: (1) In eum locum res deducta est ut, nisi qui deus vel casus aliquis subvenerit, salvi esse nequeamus. (Cic.) «La situazione è precipitata a tal punto che, se non ci soccorre un dio o un colpo di fortuna, non possiamo salvarci.» (b) conseguenza nel passato di un fatto passato se la sovraordinata esprime un’azione nel passato che ha la sua conseguenza nel passato^8 , nella consecutiva si possono trovare sia l’imperfetto (coerente con la consecutio temporum ), sia il perfetto (in contrasto con la consecutio temporum ): (1) Marcellus… ita stertebat ut ego vicinus audirem. (Cic.) «Marcello russava tanto forte che io, che mi trovavo vicino, lo sentivo .» (2) (sc. Epaminondas ) sic Lacedaemoniorum tyrannidem coarguit, ut non minus illa oratione opes eorum concusserit quam Leuctrica pugna. (Nep.) Epaminonda mise sotto accusa il dispotismo degli Spartani al punto che con il suo discorso fiaccò le loro forze non meno che con la battaglia di Leuttra. (3) (sc. L. Thorius Balbus ) erat… ita non superstitiosus ut illa plurima in sua patria sacrificia et fana contemneret ; ita non timidus ad mortem ut in acie sit ob rem publicam interfectus. (Cic.) «Lucio Torio Balbo era così poco superstizioso che disprezzava i moltissimi sacrifici e culti nella sua patria; temeva così poco la morte da essere ucciso in battaglia per lo stato.» Dal confronto di queste due frasi si può dedurre che:
- l’imperfetto, in virtù del suo aspetto imperfettivo, esprime un’azione che si protrae nel tempo; nell’esempio (1) la consecutiva illustra una situazione che si è protratta durante la notte: il fatto che Cicerone sentisse Marcello russare; nell’esempio (3) la consecutiva con l’imperfetto contemneret fa invece riferimento ad una consuetudine di Lucio Torio Balbo: il fatto che per la sua scarsa superstizione non desse valore ai sacrifici e culti diffusi tra i concittadini. (^7) Per esprimere la conseguenza nel presente si trova talvolta anche il perfetto logico, come si osserva in (sc. Hortensius ) ardebat autem cupiditate sic ut in nullo umquam flagrantius studium viderim (Cic.): «Ortensio ardeva di passione per l’eloquenza al punto che non ho mai visto in nessuno un entusiasmo più acceso.» (^8) Quando invece la subordinata illustra la conseguenza passata di una verità ritenuta generalmente valida, presenta un tempo storico in dipendenza dal presente, come in Nos… patria delectat ut… Ithacam illam… sapientissimus vir immortalitati anteponeret (Cic.): «La patria suscita in noi un amore tale che quell’uomo estremamente saggio ha preferito la sua famosa Itaca all’immortalità.»
Spesso le consecutive assumono valore restrittivo , vincolando l’azione della sovraordinata a una particolare condizione; questa particolare sfumatura è segnalata da elementi introduttivi come ita (tamen) ut oppure ea condicione ut “a patto che”, “a condizione che”: (1) Et tamen ita probanda est mansuetudo atque clementia, ut adhibeatur rei publicae causa severitas. (Cic.) «E tuttavia la benevolenza e la clemenza devono essere approvate solo a patto che , per l’interesse comune, si ricorra al rigore.» Il congiuntivo delle consecutive restrittive è di volitivo ; lo conferma la negazione ne , che spesso sostituisce non : (2) (sc. Sullam ) vidimus, cum ei libellum malus poeta de populo subiecisset… iubere ei praemium tribui sub ea condicione , ne quid postea scriberet. (Cic.) «Abbiamo visto che Silla, dopo che un pessimo poeta dal popolo gli aveva offerto un libretto di versi, gli fece dare una ricompensa a condizione che poi non scrivesse più nulla.»
2. Relative consecutive Le subordinate relative improprie, che in quanto tali svolgono funzione di avverbiali , o complementari indirette , possono esprimere anche valore consecutivo. Anche in questo caso la negazione è non. Come nel caso delle consecutive con ut , sono presenti elementi anticipatori, che, nelle relative consecutive, sono concordati con il pronome relativo o con il suo antecedente^11. Le relative consecutive presentano alcune strutture ricorrenti, che è utile memorizzare: - Is , talis , eiusmodi^12 … qui : “tale che” (1) Innocentia est adfectio talis animi, quae noceat nemini. (Cic.) «L’innocenza è una inclinazione dell’animo tale da non nuocere a nessuno.» (2) Neque tu is es qui , quis sis, nescias. (Cic.) «Tu non sei tale da non sapere chi tu sia.» - Tam , tantus… qui : “tanto”, “tanto grande che” (1) Nemo enim est tam senex qui se annum non putet posse vivere. (Cic.) «Nessuno infatti è tanto vecchio da ritenere di non poter vivere un anno.» (2) Quis enim est tam ignarus rerum… qui hoc non intellegat? (Cic.) (^11) Per una trattazione approfondita delle relative consecutive si rimanda a Dionigi-Morisi-Riganti 1998, 495-496; Traina-Bertotti 2003, 404-409 e alla video lezione 13 sulla piattaforma di Latino zero. (^12) Eiusmodi è un avverbio di modo derivato da un genitivo di qualità: eius modi (“di tale genere”).
«Chi è tanto all’oscuro della situazione da non capire questo?»
- Dignus/indignus (o idoneus) qui : “degno/indegno/(non) meritevole/(non) all’altezza… di (o [non] idoneo a)” (1) Ille servos non putat dignos quibus irascatur. (Sen.) «Quello non ritiene gli schiavi all’altezza di arrabbiarsi con loro.» (2) Cum enim fidem alicuius laudant, dignum esse dicunt, “ quicum in tenebris mices”. (Cic.) «Quando elogiano la lealtà di qualcuno, dicono che merita “di giocarci insieme alla morra nelle tenebre”.»
- In alcune relative il congiuntivo è di tipo caratterizzante^13 : viene utilizzato in opposizione all’indicativo per mettere a fuoco una qualità. Anche queste relative presentano schemi tipici: Sunt qui (“ci sono persone che”), nemo est qui (“non c’è nessuno che”), sum qui (“sono uno che”), quis est qui? (“chi c’è che?”), nihil est quod (“non c’è nulla che”), quid est quod? (“che motivo c’è di?”) (1) Quis est enim qui hoc non intellegat? (Cic.) «Chi è che non capisce questo?» (2) Nihil est , quod non emi possit, si tantum des, quantum velit venditor. (Cic.) «Non c’è nulla che non si possa/si può acquistare, se dai tanto quanto il venditore vuole.» Locuzioni con avverbi relativi: ubi , cum , cur (3) Est ubi plus tepeant hiemes? Est ubi divellat somnos minus invida Cura? (Hor.) «C’è un luogo dove l’inverno sia/è più tiepido? C’è un luogo dove un cattivo pensiero non tormenti/tormenta il sonno?»
- In dipendenza da sovraordinata negativa, la proposizione consecutiva negativa è talvolta introdotta da quin , che equivale a qui ( quae, quod ) non oppure a ut non : (1) Numquam tam male est Siculis, quin (= ut non , qui non ) aliquid facete dicant. (Cic.) «Per i Siciliani non va mai così male, che non dicano qualche facezia.» (2) Nihil tam difficile est, quin (= ut non , quod non ) quaerendo investigari possit. (Ter.) «Niente è così difficile, che attraverso la ricerva non si possa scoprire.» 3. Il tipo maior quam ut (^13) Per una spiegazione approfondita del congiuntivo caratterizzante si rimanda a Traina-Bertotti 2003, 340-341 e Dionigi-Morisi-Riganti 1998, 436.
In generale, ai fini della traduzione, occorre considerare i seguenti accorgimenti:
- Prima di tradurre leggi attentamente la frase, possibilmente ad alta voce, fai l’analisi del periodo individuando i verbi e i rapporti tra le proposizioni, infine rispondi alle eventuali domande di comprensione.
- Per tradurre i congiuntivi della consecutiva latina è bene passare al tempo corrispondente dell’indicativo italiano e, dove possibile (cioè quando il soggetto della consecutiva è lo stesso della sovraordinata), dalla forma esplicita, alla forma implicita: es. Socrates tam bonus fuit ut ab omnibus bonis existimaretur. «Socrate fu tanto onesto che veniva stimato/da essere stimato da tutte le persone oneste.»
- Se l’antecedente non è esplicitato in latino, occorre inserirlo nella traduzione: es. Liger ex nivibus creverat ut omnino vado non posse transiri videretur. (Cic.) «A causa delle nevicate, la Loira era cresciuta tanto che sembrava non la si potesse guardare in nessun modo.»
- Nella traduzione conviene quasi sempre spostare l’antecedente dell’elemento subordinante ( ut o il pron. relativo) a ridosso dell’elemento subordinante stesso, specialmente se la sovraordinata ha una struttura complessa. (2) es. Tantus consensus senatus fuit ut mature proficisceremur, parendum ut fuerit, itaque fecimus. (Cic.) «L’accordo del senato perché noi partissimo in fretta fu così generale , che si dovette ubbidire, e così facemmo.» Si consideri inoltre che antecedenti generici come tantus , in base al contesto possono essere tradotti in modo più specifico. es. Quis est tam Lynceus, qui in tantis tenebris nihil offendat? (Cic.) «Chi è dotato di una vista tanto straordinaria da non urtare qualcosa in tenebre così fitte ?»
Esercizi di livello base
Esercizio 1: individua l’antecedente della subordinata consecutiva e individua il termine a cui si riferisce, specificando se questo è costituito da un verbo o da un sostantivo.
- Piratae omnia maria infestabant ita ut Romanis navigatio tuta non esset. (Eutr.) *
- Usque eo difficiles sumus, ut nobis non satisfaciat ipse Demosthenes. (Cic.) *
- Tantum honorum atque opum in me cumulasti, ut nihil felicitati meae desit. (Cic.) *
- In Demosthene tantum studium fuisse tantusque labor dicitur, ut impedimenta naturae diligentia industriaque superaret. (Cic.) **
- Ambiorix non adeo est imperitus rerum ut suis copiis populum Romanum superari posse confidat. (Caes.) **
- Tanta opibus Etruria erat, ut iam non terras solum, sed mare etiam fama nominis sui implesset. (Liv.) **
- Hortensius murenam adeo dilexit, ut exanimatam flesse credatur. (Plin.) **
- Ea virtute et sapientia maiores nostri fuere, ut in legibus scribendis nihil sibi aliud nisi salutem atque utilitatem rei publicae proponeret. (Cic.) **
- Eiusmodi sunt tempestates consecutae, uti opus necessario intermitteretur et continuatione imbrium diutius sub pellibus milites contineri non possent. (Caes.) ***
- In Iugurtha tantus dolus tantaque peritia locorum et militiae erat ut, absens an praesens, pacem an bellum gerens perniciosior esset, in incerto haberetur. (Sall.) *** Esercizio 2: nei seguenti periodi scegli tra le alternative proposte la forma verbale corretta.
- Tanta vis probitatis est, ut eam etiam in hostibus diligeremus/diligamus/dilexerimus. (Cic.) *
- Nemo tam timidus est, ut malit/mavult/mallet semper pendere quam semel cadere. (Sen.) *
- Adeone pudorem perdidisti, ut hoc dicere audes/ausus sis/ausus eras? (Cic.) *
- Ipse Antigonus adeo erat incensus, ut non leniatur/lenitus esset/leniretur ullo modo. (Nep.) *
- Amphiaraum sic honoravit fama Graeciae, deus ut haberetur/habetur/habitus esset. (Cic.) *
- Eos consules habemus, ut nullam calamitatem res publica accipere possit/potuerit/potest. (Cic.) *
- Iphicrates fuit talis dux, ut aetatis suae cum primis compararetur/comparatur/comparatus esset. (Nep.) **
- Adeo intentus pugnae animus militum erat ut motum terrae nemo pugnantium senserit/sentiat/sensisset. (Liv.) **
- Socratis responso iudices sic exarserunt, ut capitis hominem innocentissimum condemnant/condemnarent/condemnent. (Cic.) **
- Tyrtaeus eo usque desperationis Spartanos adduxit, ut servos suos ad supplementum exercitus manumittant/manumisissent/manumitterent. (Iust.) **
- Contentio divina et humana cuncta permiscuit eoque vecordiae processit, ut studiis civilibus bellum atque vastitas Italiae finem faceret. (Sall.) * Ricorda che l’antecedente eo può essere determinato dal genitivo partitivo: es. eo audaciae pervenit ut… “giunse a tal punto di audacia che…”
- Sic iam tecum loquar non ut odio permotus videar, quo debeo, sed ut misericordia, quae tibi nulla debetur. (Cic.) ** Qual è l’antecedente di quo? Debeo necessita di essere completato da un infinito, qui sottointeso: individualo, prima di tradurre.
- Caesar et Antonius apud Philippos vario eventu adversus Brutum et Cassium pugnaverunt, ita ut dextra utriusque exercitus cornua vincerent. (Liv.) **
- Temporis tanta fuit exiguitas, ut ad galeas induendas scutisque tegimenta detrahenda tempus defuerit. (Caes.) **
- Livius Salinator ignominiam adeo aegre tulerat, ut rus migraret et per multos annos et urbe et omni coetu caruerint hominum. (Liv.) **
- Metellus tanta diligentia fuit ut ad L. Lentulum praetorem et ad iudices venerit et unius nominis litura se commotum esse dixerit. (Cic.) **
- Apud antiquos Rulli, Decii, Cornelii multique alii admodum adulescentes consules facti tantas res gesserunt, ut populi Romani imperium auxerint, nomen ornarint. (Cic.) **
Soluzioni degli esercizi di livello base
Esercizio 1
- I pirati infestavano tutti i mari, al punto che per i Romani la navigazione non era sicura. ( ita , verbo: infestabant )
- Sono tanto incontentabile che non mi soddisfa nemmeno Demostene. ( usque eo , verbo: [predicato nominale] difficiles sumus )
- Su di me hai riversato tanti onori e tante ricchezze che non manca nulla per la mia felicità. ( tantum , verbo: cumulasti )
- Si dice che Demostene avesse una passione e una disponibilità alla fatica così grandi da superare con la dedizione e con l’impegno gli ostacoli della natura. ( tantum , aggettivo rif. al sost. studium ; tantus , agg. rif. al sost. labor )
- Ambiorige non è tanto inesperto della situazione da ritenere che il popolo romano possa essere sconfitto dalle sue truppe. ( adeo , verbo [predicato nominale]: est imperitus )
- L’Etruria era tanto ricca di risorse che ormai aveva riempito con la fama del suo nome non soltanto le terre, ma anche il mare. ( tanta , agg. rif. al sost. Etruria )
- Ortensio volle tanto bene a una murena, che si crede che ne abbia pianto la morte. ( adeo , verbo: dilexit )
- I nostri antenati furono dotati di virtù e di saggezza tali da non proporsi nient’altro nella stesura delle leggi, che la salvezza e il bene dello stato. ( ea , agg. rif. ai sost. virtute e sapientia )
- Seguirono temporali di un genere tale che si doveva per forza interrompere il lavoro e i soldati non potevano essere trattenuti più a lungo sotto le tende per il protrarsi delle piogge. ( eiusmodi , rif. al sost. tempestates )
- Giugurta era dotato di un’astuzia e di una conoscenza dei luoghi e dell’arte della guerra così profonde che non si sapeva con certezza se fosse più pericoloso quando era assente o quando era presente, in pace o in guerra. ( tantus , agg. rif. al sost. dolus ; tanta , agg. rif. al sost. peritia ) Esercizio 2
- Tanto grande è la forza dell’onestà che la apprezziamo anche nei nemici. ( diligamus )
- Nessuno è tanto timoroso da preferire di restare sempre in bilico anziché cadere una volta per tutte. ( malit )
- Hai perso a tal punto il pudore che hai osato dire ciò? ( ausus sis )
- Lo stesso Antigono era infervorato al punto da non essere placato in alcun modo. ( leniretur )
- La tradizione della Grecia onorò a tal punto Anfiarao che era ritenuto un dio. ( haberetur )
- Abbiamo consoli tali che lo stato non può subire alcuna sciagura. ( possit )
- Ificrate fu un comandante di livello tale da essere messo alla pari con i più validi della sua epoca. ( compararetur )
- L’animo dei soldati era tanto dedito alla battaglia che nessuno dei combattenti sentì il terremoto. ( senserit )
- Alla risposta di Socrate, i giudici arsero d’ira al punto da condannare a morte un uomo assolutamente innocente. ( condemnarent )
- Un conflitto tra uomini e dèi confuse ogni cosa e pervenne a tal punto di follia da far sì che la guerra e la devastazione dell’Italia ponessero fine alle attività civili.
- Ormai parlerò con te in modo tale da non sembrare spinto dall’odio, da cui dovrei essere spinto, ma dalla misericordia, che a te non è affatto dovuta. (odio – permoveri )
- Cesare e Antonio combatterono presso Filippi contro Bruto e Cassio con esito incerto, al punto che le ali destre di entrambi gli eserciti vinsero.
- La mancanza di tempo fu tanto grande che non ce ne fu a sufficienza per indossare gli elmi e togliere le coperture agli scudi.
- Livio Salinatore aveva sopportato tanto a fatica il disonore che si trasferì in campagna e per molti anni si privò della città e di ogni compagnia degli uomini.
- Metello fu tanto diligente che si recò dal pretore Lucio Lentulo e dai giudici e disse di essere sdegnato per la cancellatura di un solo nome.
- Presso gli antichi, i Rulli, i Deci, i Corneli e molti altri, divenuti consoli ancora giovanissimi, compirono imprese tanto grandiose che accrebbero l’impero del popolo romano e ne onorarono il nome.
Esercizi di livello avanzato
Esercizio 1: nei seguenti periodi scegli tra le alternative proposte la forma corretta di congiuntivo.
- Quis est tam excors, quem ista moventur/moveant/moverer? (Cic.) *
- Dion eo rem perduxit, ut pacem (Dionysius) tyrannus facere vellet/vult/voluisset. (Nep.) *
- Numquam imperator ita paci credit, ut non se praeparetur/praeparet/praeparatur. (Sen.) *
- In Sulpicio erat gestus et motus corporis ita venustus, ut tamen ad forum, non ad scaenam institutus videret/viderit/videretur. (Cic.) **
- Titus Romae tantae civitatis in imperio fuit ut ullum omnino puniatur/punitus sit/puniret. (Eutr.) **
- Eos consules habemus, ut nullam calamitatem res publica accipere possit/possent/potuerit. (Cic.) **
- Praecepti Delphici tanta vis est ut non homini cuipiam, sed Delphico deo tribuamini/tribuemini/tribueretur. (Cic.) **
- Ita vixi ut non frustra me natum existimem/existimant/existimaret. (Cic.) **
- Sequani tantum potentia antecesserant ut magnam partem clientium ab Haeduis ad se traducerent/traducerentur/traducti sint. (Caes.) **
- Tantae discordiae secutae sunt, ut et tyranni exsisterent et optimates exterminarentur/exterminent/exterminantur. (Cic.) ** Esercizio 2: individua nei seguenti periodi quali subordinate relative improprie hanno valore consecutivo.
- Dux lectissimos mittit, qui nocturnis hostes aggrediantur insidiis. (Sall.) *
- Nihil est tam incredibile quod non perite dicendo fiat probabile. (Cic.) *
- Maius gaudium fuit, quam quod universum homines acciperent. (Liv.) *
- Maluimus iter facere pedibus, qui incommodissime navigassemus. (Cic.) *
- Eine qui postulabant indigni erant qui impetrarent? (Cic.) *
- Secutae sunt complures dies tempestates, quae et nostros in castris continerent et hostem a pugna prohiberent. (Caes.) **
- Nos, qui haec novissemus, tamen ignari videbamur. (Cic.) **
- Non esse servus peior hoc quisquam potest, nec magis versutus, nec a quo caveas aegrius. (Plaut.) **
- Non nulli sunt qui aut ea, quae imminent, non videant aut ea, quae vident, dissimulent. (Cic.) **
- Tu non adfuisti, qui diligentissime semper illum diem et illud munus solitus esses obire. (Cic.) *** Esercizio 3: nelle seguenti frasi trasforma il quin nel pronome relativo corrispondente secondo il seguente esempio. Nihil tam difficile est, quin quaerendo investigari possit. (Ter.) Nihil tam difficile est, quod non quaerendo investigari possit. «Niente è così difficile, che non si possa scoprire con la ricerca.»
- Nihil est quin intereat. (Cic.) *
- In castello nemo fuit omnino militum quin vulneraretur. (Liv.) *
- Nulla est tam facilis res, quin difficilis sit, cum invitus facias. (Ter.) *
- Vestrum nemo est quin intellegat populum Romanum, hoc tempore domestica crudelitate laborare. (da Cic.) *
- Nemo nostrum est, Eruci, quin sciat tibi inimicitias cum Sex. Roscio nullas esse. (Cic.) *
Concentrati sul senso ed evita una traduzione a calco; ricorda che il comparativo di un termine negativo può essere rovesciato nel senso: nemo est nequior… “nessuno è più cattivo = meno buono…” Nemo… neque : il raddoppiamento della negazione è qui enfatico; valuta se è il caso di mantenerlo in traduzione.
- Nihil mihi nunc scito tam deesse quam hominem eum quocum omnia communicem, qui me amet, qui sapiat. (Cic.) **
- Campani maiora deliquerant, quam quibus ignosci posset. (Liv.) **
- In Miltiade erat cum summa humanitas tum mira communitas ut nemo tam humilis esset cui non ad eum aditus pateret. (Nep.) ** Esercizio 5: traduci le seguenti frasi dopo aver risposto alle domande di comprensione e attenendoti agli accorgimenti traduttivi.
- Longius hostes aberant, quam quo telum adici posset. (Ces.) *
- Maius gaudium fuit, quam quod universum homines acciperent. (Liv.) *
- Nihil mihi tam parvi est, quin me id pigeat perdere. (Plaut.) *
- Ea condicione nati sumus, ut nullum casum, qui homini accidere possit, recusare debeamus. (Cic.) *
- Paucis diebus tam magna erat rerum facta commutatio ac se Fortuna inclinaverat ut nostri magna inopia necessariarum rerum conflictarentur, illi omnibus abundarent rebus superioresque haberentur. (Caes.) ** Qual è la funzione di ac? L’antecedente di ut non è sempre espresso: inseriscilo in traduzione dove occorre. Illi… abundarent è coordinata per asindeto a ut… conflictarentur : che valore ha l’asindeto?
- Ista res maior est altiorque quam ut credi similis huic in quo est corpusculo possit. (Sen.) **
- Atticus tantum afuit a cupiditate pecuniae, ut nulla in re usus sit ea nisi in deprecandis amicorum aut periculis aut incommodis. (Nep.) ** Che tipo di verbo è usus sit e qual è la sua struttura? Analizza la costruzione di deprecandis.
- Pertinet esse te talem, ut tuas laudes obscuratura nulla sit oblivio. (Cic.) *** Cerca con cura sul dizionario un traducente adeguato per laus , evitando il calco “lode”.
Come giustifichi la presenza della perifrastica obscuratura sit? Dopo averne compreso il valore, traduci senza ricorrere al futuro.
- P. Africanus, Carthagine deleta, Siculorum urbes signis monumentisque pulcherrimis exornavit ut, quos victoria populi Romani maxime laetari arbitrabatur, apud eos monumenta victoriae plurima conlocaret. (Cic.) ***
- Brutus tantum aberat a bello, ut, cum cupiditate libertatis Italia arderet, defuerit civium studiis, potius quam eos in armorum discrimen adduceret. (Cic.) *** Qual è la funzione di studiis?
Soluzioni degli esercizi di livello avanzato
Esercizio 1
- Chi è tanto sciocco che lo commuovono queste cose? ( moveant )
- Dione spinse la cosa al punto da indurre il tiranno a desiderare di fare la pace. ( vellet )
- Un imperatore non crede mai alla pace al punto tale da non prepararsi per la guerra. ( praeparet )
- In Sulpicio i gesti e le movenze del corpo erano tanto eleganti da sembrare, però, di essere stati preparati per il foro, non per il teatro. ( videretur )
- Tito a Roma fu dotato di tanta mitezza nel governo da non punire mai nessuno. ( puniret )
- Abbiamo consoli tali che lo stato non può subire alcuna sciagura. ( possit )
- La forza del precetto delfico era così grande, che non lo si attribuiva ad un uomo qualsiasi, ma al dio di Delfi. ( tribueretur )
- Ho vissuto in modo tale che non penso di essere nato invano. ( existimem )
- I Sequani erano risultati tanto superiori in potenza da indurre gran parte dei clienti a staccarsi dagli Edui per passare dalla loro parte. ( traducerent )
- Seguirono discordie così gravi che emergevano i tiranni e gli ottimati venivano sterminati. ( exterminarentur ) Esercizio 2
- Il comandante manda i suoi uomini migliori perché aggrediscano i nemici con imboscate notturne. (finale)
- Niente è tanto incredibile da non diventare probabile grazie a un’abile esposizione. (consecutiva)