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Protagora - Unicatt Milano, Appunti di Storia della filosofia antica

Appunti lezione con aggiunta dell’introduzione di Reale e seminario

Tipologia: Appunti

2018/2019

Caricato il 25/06/2019

chiara.malvestiti
chiara.malvestiti 🇮🇹

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INTELLETTUALISMO E VIRTU’ DEMOTICA NEL PROTAGORA DI PLATONE
Il Protagora è analizzato come manifesto dell’intellettualismo etico, che pone alla base il principio secondo
cui virtù è conoscenza, se conosco sono virtuoso, se non conosco non sono virtuoso, principio che viene da
Socrate ma che con Platone diventa di più.
C’è un problema pratico: Leonida è coraggioso e rappresenta un esempio greco di coraggio riconducibile al
contesto ateniese di riferimento per Platone, ma se virtù è conoscenza (per Platone conoscenza delle idee),
come fa Leonida che non è un filosofo ad agire in modo virtuoso? Bisogna mettere in crisi il principio
intellettualistico, ma la soluzione è distinguere due aspetti:
- essere completamente virtuosi (avere una conoscenza delle idee)
- agire in modo virtuoso (che non implica la conoscenza)
In termine Platonici bisogna capire se questo è possibile, se si può consentire la virtù anche a chi non è
filosofo, e per Platone i filosofi sono pochi quindi l’etica platonica vedrebbe quasi tutti come viziosi.
Quando nel Protagora si dice che virtù è conoscenza e che la conoscenza di beni e mali è una forza direttiva
dell’uomo, Platone non fa riferimento al mondo delle idee ma a un livello conoscitivo delle cose inferiori.
La conoscenza ha una forza direttrice?
T1: manifesto dell’intellettualismo etico, non siamo certi del fatto che quando Platone usa il termine
epistème per indicare sempre la conoscenza delle idee, infatti spesso Platone prende la parola episteme e
la collega a una “competenza”. Bisogna procedere verificando la natura procedurale di episteme (se
coincide alla conoscenza delle idee) e poi verificare gli oggetti collegati ad episteme (se gli oggetti sono le
idee).
Platone non dice il bene o il male, dice i beni e i mali quindi le cose buone o le cose cattive, non devo
conoscere il bene per capire che una cosa è buona, mentre se conosco il bene capisco quali sono le cose
buone.
T2: si vede la complessità della tecnica dialogica. Qui bisogna comprendere cosa si intende per mali, un
piacere è male in quanto piacere, o in quanto il piacere in futuro mi porterà al male? Un piacere è male
perché in futuro darà un dolore. La definizione è circostanziata temporalmente, su un momento da piacere
e in futuro da dolore, ma è circostanziata relativamente al soggetto, è relativa perché dipende da me se un
piacere diventerà dolore, non sono cose buone o cattive in sé ma relativamente all’esperienza del singolo,
alla temporalità. Non è necessario conoscere l’idea del bene sapendo che su di me un piacere darà un
effetto negativo.
Ci sono mali apparenti che risultano essere beni, come le cure mediche, gli esercizi ginnici, ma salute,
benessere fisico, salvezza di città, dominio sugli altri, ricchezza sono il bene per Platone? No.
T3: vengono classificati i beni, non sono state introdotto le idee, c’è una distinzione tra pensare, essere in
salute, fare ginnastica, l’essere curato per un malato, l’arte medica. Ci sono beni che Platone vede come
beni che non sono in sé, come la ricchezza (per il filosofo non va perseguito), mentre nel Protagora dice
bisogna usare la scienza per arrivare alla ricchezza. C’è una tipologia di uomo preciso che aspira alla
ricchezza.
T4: c’è l’uomo timocratico che mira ad ottenere un bene che non è il bene platonico, è dominio e ricchezza
e per ottenerlo è disposto a sopportare mali temporanei. Il bene è che i beni che l’uomo timocratico
identifica come beni, sono gli stessi del Protagora. Ma sono beni assoluti per Platone, a cui il filosofo deve
aspirare? No, il filosofo non deve aspirare a questi beni, ma l’uomo timocratico si. I beni oggetto della
conoscenza del Protagora non sono oggetto del filosofo.
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INTELLETTUALISMO E VIRTU’ DEMOTICA NEL PROTAGORA DI PLATONE

Il Protagora è analizzato come manifesto dell’ intellettualismo etico , che pone alla base il principio secondo cui virtù è conoscenza , se conosco sono virtuoso, se non conosco non sono virtuoso, principio che viene da Socrate ma che con Platone diventa di più. C’è un problema pratico : Leonida è coraggioso e rappresenta un esempio greco di coraggio riconducibile al contesto ateniese di riferimento per Platone, ma se virtù è conoscenza (per Platone conoscenza delle idee ), come fa Leonida che non è un filosofo ad agire in modo virtuoso? Bisogna mettere in crisi il principio intellettualistico, ma la soluzione è distinguere due aspetti:

  • essere completamente virtuosi (avere una conoscenza delle idee)
  • agire in modo virtuoso (che non implica la conoscenza) In termine Platonici bisogna capire se questo è possibile, se si può consentire la virtù anche a chi non è filosofo , e per Platone i filosofi sono pochi quindi l’etica platonica vedrebbe quasi tutti come viziosi. Quando nel Protagora si dice che virtù è conoscenza e che la conoscenza di beni e mali è una forza direttiva dell’uomo, Platone non fa riferimento al mondo delle idee ma a un livello conoscitivo delle cose inferiori. La conoscenza ha una forza direttrice? T1: manifesto dell’intellettualismo etico, non siamo certi del fatto che quando Platone usa il termine epistème per indicare sempre la conoscenza delle idee, infatti spesso Platone prende la parola episteme e la collega a una “competenza”. Bisogna procedere verificando la natura procedurale di episteme (se coincide alla conoscenza delle idee) e poi verificare gli oggetti collegati ad episteme (se gli oggetti sono le idee). Platone non dice il bene o il male, dice i beni e i mali quindi le cose buone o le cose cattive, non devo conoscere il bene per capire che una cosa è buona, mentre se conosco il bene capisco quali sono le cose buone. T2: si vede la complessità della tecnica dialogica. Qui bisogna comprendere cosa si intende per mali, un piacere è male in quanto piacere, o in quanto il piacere in futuro mi porterà al male? Un piacere è male perché in futuro darà un dolore. La definizione è circostanziata temporalmente, su un momento da piacere e in futuro da dolore, ma è circostanziata relativamente al soggetto, è relativa perché dipende da me se un piacere diventerà dolore, non sono cose buone o cattive in sé ma relativamente all’esperienza del singolo, alla temporalità. Non è necessario conoscere l’idea del bene sapendo che su di me un piacere darà un effetto negativo. Ci sono mali apparenti che risultano essere beni, come le cure mediche, gli esercizi ginnici, ma salute, benessere fisico, salvezza di città, dominio sugli altri, ricchezza sono il bene per Platone? No. T3: vengono classificati i beni, non sono state introdotto le idee, c’è una distinzione tra pensare, essere in salute, fare ginnastica, l’essere curato per un malato, l’arte medica. Ci sono beni che Platone vede come beni che non sono in sé, come la ricchezza (per il filosofo non va perseguito), mentre nel Protagora dice bisogna usare la scienza per arrivare alla ricchezza. C’è una tipologia di uomo preciso che aspira alla ricchezza. T4: c’è l’uomo timocratico che mira ad ottenere un bene che non è il bene platonico, è dominio e ricchezza e per ottenerlo è disposto a sopportare mali temporanei. Il bene è che i beni che l’uomo timocratico identifica come beni, sono gli stessi del Protagora. Ma sono beni assoluti per Platone, a cui il filosofo deve aspirare? No, il filosofo non deve aspirare a questi beni, ma l’uomo timocratico si. I beni oggetto della conoscenza del Protagora non sono oggetto del filosofo.

T5: c’è un meccanismo comparativo e quantitativo tra cose o azioni, ma è possibile applicare questo tipo di meccanismo alle idee, al bene? No. T6: la conoscenza è arte della misura perché si esplicita nella capacità di misurare il piacere e il dolore che l’azione da sul momento e che porterà nel futuro, misuro due momenti; chi ha l’arte della misura è in grado di riconoscere che un’azione è buona rispetto ai suoi effetti. L’arte della misura porta a indicare come sia possibile agire in modo virtuoso a partire dalla tecnica della misurazione e a partire dalla scienza. T7: dal punto di vista fattuale dell’agire, due dimensioni diverse (scienza e conoscenza) portano ad un’azione fenomenicamente uguale e coincidente, finchè l’opinione corretta rimane. L’arte della misura ci consente di agire in modo corretto ma non ha come oggetto i beni, ha come oggetto il mondo sensibile. Secondo quali presupposti agiamo in modo corretto? Secondo l’opinione corretta, che si basa sull’esperienza e sull’inflazione. T9: nella Repubblica i guardiani (fascia intermedia della città di Platone) sono coraggiosi anche senza essere filosofi, grazie all’educazione che deriva dall’opinione corretta. è Platone è d’accordo con l’idea per cui virtù è conoscenza e la conoscenza è necessaria per essere sempre virtuosi, ma è limitato al filosofo. Per quanto riguarda l’agire corretto, la conoscenza è sufficiente ma non necessaria perché con l’opinione corretta si può agire in modo virtuoso. Si avrà il filosofo che conosce ed agisce sempre bene, chi non è filosofo ma agisce bene con l’opinione corretta, chi è ignorante e sbaglierà sempre, la ragione si applica a livello della scienza, delle idee e poi a livello dell’opinione corretto. Quindi anche chi non è filosofo può agire in modo corretto.

Ippocrate risponde che il sofista rende abili a parlare , ma non dice l’oggetto su cui verte l’abilità del parlare. Socrate dichiara che la decisione del giovane di affidarsi a Protagora è avventata: è in gioco l’ anima che conta ben più del corpo.

  • il Sofista è come un mercante che vende cibi non del corpo ma dell’anima, i sofisti lodano indiscriminatamente la loro merce per poterla vendere ma non possiedono la scienza che permette di capire se la merce sia buona e cattiva, e chi la acquista potrebbe saperlo solo se fosse medico (conoscitore) dell’anima La merce dei Sofisti ( cibo dello spirito ) non si può portare in recipienti ma si accoglie immediatamente nell’anima e la danneggiano irrimediabilmente.

  1. Problema della natura del Sofista - Sofista caratterizzato da tre note negative (che verranno riproposte nella presentazione concreta di Protagora): § la sua abilità di parlare è vuota retorica § non sa se la merce che spaccia sia o no giovevole perché non ha la scienza dell’anima § dal punto di vista dell’atteggiamento morale, è sul livello del mercante perché vende e fa pagare la sua merce, vende un sapere che riguarda l’anima (grande obiezione di Socrate)
  2. Problema dell’educazione della gioventù – Ippocrate desidera avere qualcosa di nuovo che gli garantisca la sua formazione spirituale e lo potenzi. La nuova gioventù di Atene è inquieta e crede di poter trovare questo nell’insegnamento dei Sofisti. Platone non dubita della necessità di un nuovo tipo di educazione, ma sa che l’alternativa dell’educazione proposta dai Sofisti non è valida, in quanto questi stranieri che vendono il sapere non danno la benché minima garanzia. Secondo Socrate, prima di recarsi da un sofista, bisogna sapere di cosa si occupi realmente
  3. Socrate come vero tipo di nuovo educatore – con il suo apparente non sapere mette alla prova il sapere dei giovani e si rivela conoscitore dell’anima (Platone esprime la sua convinzione per cui Socrate è il modello del vero educatore e formatore di uomini nuovi). Sono molti i giovani che non se ne accorgono perché ingannati dall’atteggiamento umile e modesto di Socrate. Socrate = medico dell’anima, il cui sapere è nutrimento dell’anima Sarà Ippocrate a scegliere e con lui anche il lettore Platone parla quasi sempre in chiave di ironia con punte in cui lo scherzo dialettico si spinge fino ai limiti di una vera e propria farsa filosofica – parlerà al lettore in modo indiretto

Incontro tra Socrate e Protagora

Socrate e Ippocrate si recano alla casa di Callia , benefattore dei Sofisti, qui viene presentato Protagora e gli altri sofisti con canoni teatrali ed omerici nella descrizione. Entrando vedono un cortile pieno di sofisti che si muovono in modo simmetrico seguendo Protagora, i sofisti sono come un coro della tragedia che si muove a cerchio e intervengono con citazioni omeriche.

Ciò che spinge Socrate è che Ippocrate aspira a farsi onore ed è convinto che la scuola di Protagora gli gioverà, ma qual è il preciso vantaggio che avrà da questa scuola? Cosa riceverà e cose imparerè? In cosa la scuola dei Sofisti rende migliori? Come fa Protagora a rendere migliori i suoi discepoli? Protagora afferma che il suo insegnamento è diverso da quello degli altri sofisti che insegnano le solite arti (aritmetica, musica, astronomia), egli insegna l’ euboulìa = arte politica , che i Greci chiamano virtù politica

  • virtù intesa come abilità, illuminata capacità spirituale, intellettuale, pratica aretè : prendere decisioni e assolvere il ruolo di guida e di comando - i giovani credevano di poterla avere dai Sofisti Protagora si presenta come educatore di uomini, educatore di virtù politica. Il programma di Protagora è simile a quello di Platone e Socrate perché cerca di radunare attorno a sé i giovani migliori e cerca di educarli alla virtù politica; ma ci sono differenze radicali perché Protagora non ha dato fondamenti al suo programma: è uno straniero a cui non sta a cuore una Città specifica, si abbassa e venale professione. Non basta il programma giusto, occorre che ci sia la personalità giusta, all’altezza morale di quel programmaSocrate rivela di essere la persona giusta perché ha trovato i fondamenti su cui poggia e mostra di avere lo spessore morale che richiede il programma (Platone lo comunica con toni di farsa e di ironia causando fraintendimenti) Socrate chiede a Protagora, che si presenta come maestro di virtù politica, se la virtù politica è insegnabile? o L’esperienza sembra dimostrare che non è insegnabile perché gli Ateniesi quando devono decidere particolari tecniche chiedono aiuto a coloro che sanno essere più esperti; mentre quando devono decidere di questioni di politica mostrano di ritenere che non esistano esperti e maestri (chiedono a tutti) o I figli dei più grandi politici non furono all’altezza dei padri, quindi la virtù non è comunicabile né insegnabile Socrate si finge incredulo sulla possibilità di insegnare la virtù per mettere alla prova Protagora, vuole accertare se aveva indagato il problema della educabilità degli uomini alla virtù politica Risposta di Protagora nella scena che paragona i sofisti alla figura mitologica Mito di Prometeo : quando l’uomo venne creato nel seno della terra restò nudo e spoglio di tutto, Prometeo per dargli la possibilità di salvarsi rubò l’arte di Atena e il fuoco di Efesto per darglieli in dono – l’uomo divenne homo faber Prometeo non potè dare all’uomo l’arte politica che era custodita da Zeus perché non ne ebbe il tempo; fu Zeus che la donò agli uomini quando vide che non possedendola gli uomini non riuscivano ad associarsi e restare uniti. Zeus fece distribuire da Ermes il rispetto e la giustizia a tutti gli uomini senza distinzione. La virtù politica è qualcosa di connaturato nell’uomo, è prerogativa di tutti , per questo quando gli Ateniesi devono discutere di questioni politiche sentono il parere di tutti i cittadini

Posizione relativismo Protagora: se si vuole, tutto è simile a tutto

  • dialogo entra poi in crisi Socrate non ha voluto dimostrare l’assoluta identità delle virtù, ma ha voluto distruggere la tesi della loro assoluta alterità. Ha mostrato come necessariamente una implichi l’altra, e nonostante le differenze esista un minimo comune denominatore fra esse. Socrate non vuole proseguire perché si sta facendo una macrologia (discorsi lunghi che non permettono di rispondere a domande semplici come chi è il sofista e cosa insegna). Gli altri cercano di trattenerlo, Socrate accetta di restare purchè poi Protagora risponda alle domande, Protagora inizia a usare il metodo dei sofisti, cioè l’esempio dei poeti. Intermezzo + discussione sul carme di Simonide hanno lo scopo di richiamare, mediante un gioco drammaturgico, l’attenzione del lettore sulla questione del metodo e di dimostrare come e perché il metodo socratico superi quello sofistico Socrate aveva domandato se le cose buone sono anche utili – Protagora esalta la relatività del concetto di buono e di utile Socrate finge di aver perso il filo del discorso ammettendo di avere memoria corta e di non sapere tener dietro se non ai discorsi brevi (domanda e risposta) e prega Protagora di attenersi a questi che rifiuta perché il suo scopo è vincere l’avversario. A questo punto intervengono personaggi minori (Callia, Alcibiade, Crizia, Prodico, Ippia) ma al rifiuto di Protagora di adeguarsi al suo metodo, Socrate vuole andarsene ma tutti vogliono che la discussione vada avanti (Alcibiade sottolinea la superiorità di Socrate sul piano dialettico) Protagora porta il discorso sul suo piano, quello dell’ interpretazione dei poeti , proclama che l’educazione e la formazione spirituale di un uomo dipendono dall’essere buon conoscitore di poesia (cita carme di Simonide sulla virtù e la difficoltà con cui l’uomo la acquista). All’inizio Protagora pensa di giocare Socrate ma Socrate discute e presenta tre interpretazioni di questa poesia con giochi di parole (arte della sinonimia di Prodico). Fa vedere che partendo dai poeti si può arrivare a dire tutto quello che si vuole (347a), mentre se si parte dalla filosofia bisogna procedere secondo verità. Chiede a Socrate se gli sembri bello e dica cose giuste e Socrate risponde in modo affermativo – Protagora dimostra che il carme dice e disdice la medesima cosa quindi non è né bello né giusto. Socrate risponde portando tre diverse interpretazioni del carme ma non dice neanche una parola sul serio e a questo proposito trionfa l’arte della farsa perché vuole dimostrare l’ingrandimento ironico delle deformazioni di cui si avvalevano i Sofisti e l’inutilità del loro metodo. Protagora aveva presentato l’interpretazione dei poeti come la parte più importante dell’educazione di un uomo ≠ Socrate la presenta come un’inutile ripiego di cui fa uso solo chi non sa cercare la verità da solo (Protagora sconfitto sul suo stesso campo)

Scontro dialettico finale: riduzione di tutte le virtù a scienza Le parti della virtù hanno necessariamente un “ quid ” che fa sì che giustizia, sapienza, santità, temperanza e coraggio siano virtù – quid: scienza / conoscenza (del Bene ) I coraggiosi sono audaci – coloro che sanno sono più audaci di coloro che non sanno e dopo che imparano diventano più audaci di quanto non lo fossero prima

  • il coraggio è fondato sulla conoscenza Protagora non accetta la conclusione perché se è vero che i coraggiosi sono audaci, il contrario non è vero perché il coraggio deriva dalla natura e l’audacia dall’arte, dalla follia Ultima parte del dialogo : satira, ironia Socrate, camuffandosi da sostenitore della tesi del volgo per cui i piaceri coincidono con il bene, dimostra che Protagora non si eleva in questo sul livello della folla e sul piano della folla si dimostra che il coraggio, come tutte le virtù, è scienza Ø Cosa vuol dire “vivere bene” e “vivere male”? Protagora: vivere bene = vivere con piacere ricavato dalle cose belle Ø Esistono cose piacevoli e non buone? O ciò che è piacevole è buono e ciò che è doloroso è cattivo? Protagora utilizza il relativismo: vi sono cose piacevoli che non sono buone, altre piacevoli che sono buone, altre piacevoli che non sono né buone né cattive Il fine della felicità coincide con il piacere, un dato ma non concesso, utilizzato da Socrate per discutere su cosa significa che un uomo sia vinto dal piacere, arrivando a far vedere un’arte che calcola i piaceri ( metretica : arte della misurazione di ciò che è bene in base all’idea del bene). Ø È o non è la scienza l’autentica guida della vita dell’uomo? Protagora da un lato è d’accordo, dall’altro per lui è disdicevole affermare che la sapienza e la scienza non sono le più potenti delle cose umane – la gente crede che l’uomo, pur conoscendo il bene, non sempre lo fa perché si lascia vincere dai piaceri lasciarsi vincere da cose che non sono cattive per il piacere momentaneo ma per le conseguenze che portano (dolori) ci sono cose buone che sono dolorose: sul momento producono dolore, ma poi procurano piaceri il criterio con cui si valuta il bene è il piacere, quello con cui si valuta il male è il dolore Socrate afferma che è un errore di calcolo, frutto della mancanza di sapere e di ignoranza, servirà arte / scienza che tuteli dagli errori di valutazione, una scienza che guidi nella scelta dei piaceri - > lasciarsi vincere dai piaceri = la più grande ignoranza

  • Non esiste nessun uomo che voglia deliberatamente il male o ciò che ritiene essere male, tutti gli uomini vogliono il bene (timore = attesa del male)

Non è possibile essere virtuosi senza la conoscenza , non si può fare il bene senza conoscerlo (la conoscenza del bene è una condizione sufficiente per fare il bene) Tuttavia, nell’azione morale, la volontà ha un peso e una rilevanza (Socrate non ha distinto le facoltà dello spirito umano)

Platone con in “ Parricidio di Parmenide ” scoprirà accanto la razionalità l’irascibilità e la concupiscenza ALLUSIONE ALLE DOTTRINE NON SCRITTE (UNO-MOLTI ) Definizione del bene come Uno (misura di tutte le cose) / determinazione dei nessi strutturali tra l’Uno e i molti Principio antitetico all’Uno = Diade indefinita grande-piccolo (nel Protagora usa “molti”) Nel Protagora c’è una delle prima formulazioni embrionali di questa problematica applicata alla questione dell’unità/molteplicità della virtù: esempio del viso diviso in parti La scienza è quell’unità delle virtù che elimina la molteplicità, è il quid comune Giudizio negativo sullo scritto – difesa della superiorità della pluralità (Fedro) Se facessimo domande ai Sofisti, come i libri non risponderebbero e se chiedessimo la più piccola spiegazione , come i vasi di bronzo percossi , continuerebbero a rimbombare tirando il discorso in lungo. È importante un passo nella trattazione del problema delle virtù (p61): il sofista è analogo al testo scritto, usa delle tecniche per cui ripete le stesse cose senza rispondere alle domande, la sofistica di Protagora è come un vaso che rimbomba. Il sofista continua a dire cose senza rispondere, lo scritto o il vaso che rimbomba non sono la spiegazione filosofica che da Socrate. PERSONAGGI MINORI

Protagora (Abdera 429 a.C.):

  • prima visita ad Atene nel circolo di Pericle per lavorare alla preparazione della legislazione della nuova colonia Turi
  • secondo viaggio ad Atene ( a cui si riferisce l’azione del Protagora)
  • morto in un viaggio alla volta della Sicilia durante un naufragio
  • filosofi del relativismo gnoseologico > l’uomo è misura di tutte le cose: di quelle che sono in quanto sono e di quelle che non sono in quanto non sono (affrontato nel Teeteto)
  • Platone prende di petto il suo mestiere di educatore e la teoria dell’educazione

Ippocrate

  • amico di Socrate
  • non identificabile storicamente: prototipo del giovane ateniese di nobile famiglia, di buone doti personali e bramoso di farsi onore (raffigura la nuova gioventù di Atene che ricerca nuovi metodi di educazione)
  • in Ippocrate Platone raffigurerebbe anche se stesso (il proprio risveglio e la presa di coscienza della superiorità di Socrate)

Alcibiade e Crizia

  • amici di Socrate che intervengono molto brevemente nel dialogo
  • hanno scelto Socrate in quanto fedeli amici
  • avevano nobiltà di nascita, doti di ingegno, disposizione alla filosofia e la conosce del Bene acquisita alla scuola di Socrate Alcibiade : figlio di Clinia, orfano di padre e allevato nella casa di Pericle (stimoli culturali) passione politica (spedizione in Sicilia, tradimento della patria, fuga a Sparta) Crizia : aristocratico parente di Platone coltivò poesia vita politica (capo dei trenta tiranni)

Callia

  • ospita i Sofisti (indiscriminato mecenatismo verso i Sofisti)
  • figlio di Ipponico, uno dei più nobili ateniesi
  • imparentato con Pericle
  • vita politica
  • nel dialogo funge solo da ospite che riunisce i Sofisti

Prodico di Ceo e Ippia di Elide

  • Sofisti rivali di Protagora Prodico di Ceo : specialista nelle distinzioni terminologiche, differenze dei sinonimi arte presentata come superficiale Ippia di Elide : presentato secondo il parlare magniloquente caricatura del suo voler far rientrare nel discorso le sue dottrine filosofiche (natura / legge) Tutti i personaggi sono presentati per contrapporre la loro figura a quella di Socrate, Platone ha compreso che sotto la modestia e umiltà di Socrate si nasconde l’uomo più significativo di tutta la grecità, il vero educatore. EPOCA DI COMPOSIZIONE DEL PROTAGORA Protagora è da collocarsi tra i primi scritti di Platone
  • Secondo alcuni è precedente alla morte di Socrate (399 a.C.) perché non c’è alcun cenno alla condanna.
  • Secondo alcuni è il primo scritto in assoluto di Platone, ipotesi che non regge perché è un capolavoro tale da supporre indiscutibilmente precedenti esperienze letterarie dell’autore
  • Secondo alcuni è uno scritto giovanile che segue l’Apologia e il Critone
  • Pochi studiosi ritengono che sia stato composto dopo i dialoghi socratici e dopo Gorgia e Menone, collocazione che non regge perché questi dialoghi sono una risposta ai problemi presentati nel Protagora