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Formazione dei Volontari: Approccio Etico e Partecipativo in Anpas, Guide, Progetti e Ricerche di Diritto ed economia dello sport

L'approccio alla formazione dei volontari in ANPAS sottolinea partecipazione, etica e collaborazione. Si descrivono i ruoli e le competenze dei formatori nazionali F2, con focus su 'saper fare' e 'saper essere'. Vengono analizzate criticità e prospettive future, evidenziando la crescita del settore e la sua capacità di anticipare le tendenze. Si discute del patto di formazione e degli strumenti necessari, come metodologie didattiche e tecnologie della comunicazione. Infine, si presenta una sintesi del piano dell'offerta formativa 2017 e un modello sperimentato dal comitato toscano. Il documento conclude descrivendo le attività di formazione e progettualità, sottolineando il coinvolgimento dei volontari e la diffusione della partecipazione. Una panoramica completa del sistema di formazione ANPAS, offrendo spunti per attività formative efficaci.

Tipologia: Guide, Progetti e Ricerche

2024/2025

Caricato il 22/05/2025

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IO#INSEGNO,#IO#APPRENDO!
Manuale'teorico'pratico'
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A!cura!di!Angela!Spinelli!
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[Quarta!Revisione!-!!settembre!2017]
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Anteprima parziale del testo

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IO INSEGNO, IO APPRENDO

Manuale teorico pratico

del formatore nazionale ANPAS

A cura di Angela Spinelli Materiale distribuito con licenza Creative Commons [Quarta Revisione - settembre 2017]

Indice

Formazione: voci da Anpas

La formazione come percorso strategico per lo sviluppo individuale e delle nostre

associazioni

Fabrizio Pregliasco Presidente nazionale ANPAS “Se dai un pesce ad un uomo, lo hai sfamato per un giorno, se gli insegni a pescare, lo hai sfamato per tutta la vita.” Il volontariato in ambito socio-sanitario ha una lunga tradizione in Italia, Anpas è uno dei principali attori che da 110 anni svolge un ruolo determinante nel garantire servizi, in particolare nel campo dell'emergenza urgenza e della protezione civile, quando ancora questi aspetti erano trascurati dalle istituzioni e non c'erano a disposizione le conoscenze e le tecnologie odierne. È una storia lunga ed interessante, che è opportuno ribadire non solo per la memoria del passato, ma soprattutto per essere la base per nuovi stimoli e verificare come poter continuare ad essere attori attivi nel futuro. Le pubbliche assistenze quindi sono nate in gravi condizioni di bisogni sanitari e sociali, senza che il settore pubblico vi fosse e svolgesse un ruolo in questi ambiti, non sono state supplenti dello stato, ma l'hanno anticipato. Questo è ciò cui oggi sono ancora chiamate, cosi come l'attuale percorso di riforma della legislazione del Terzo Settore ribadisce riconoscendo nell'associazionismo uno strumento fondamentale per l'attuazione dei principi di partecipazione, solidarietà, sussidiarietà e pluralismo previsti dagli articoli 2, 3, 18 e 118 della nostra Costituzione. È essenziale, oggi più che mai, confrontarsi con le istituzioni preposte e integrare i servizi svolti dai professionisti con quelli che possono essere attuati dai volontari nell'ottica di una ottimizzazione del servizio al cittadino. I volontari Anpas, negli anni, hanno scoperto l'importanza del lavorare insieme in gruppo, riconoscere l'importanza dell'associarsi, del mettersi insieme e poi dell'organizzarsi. Lavorare in modo organizzato, serve per offrire un servizio migliore alle persone a cui ci si rivolge, serve a diventare soggetto sociale e politico per meglio rappresentare chi è nel bisogno. Anpas deve essere una fonte di necessario sostegno per il volontariato, l'opera di uno solo difficilmente raggiunge i risultati che si possono raggiungere insieme ad altri. Il gruppo diventa luogo di forza reciproca, luogo di scambio, di crescita, di impegno sociale... ma anche di difficoltà e di incomprensioni, di protagonismi, di perdite di tempo, da qui l’importanza della formazione per lavorare in equipe. Notevoli aperture riguardo al ruolo di Anpas nel futuro nell'ambito della formazione è il coinvolgimento che il Ministero della Salute e il Ministero dell'Istruzione e della Università e Ricerca ci sta chiedendo per la formazione ai principi del pronto soccorso nelle scuole, un'opportunità per noi come momento di formazione alla cittadinanza attiva e anche al reclutamento di nuova linfa, i volontari del futuro. Per farlo, c’è bisogno di stabilire la prospettiva in cui si vuole inquadrare il lavoro e il pensiero nei prossimi mesi e anni, tenendo conto della situazione attuale di crisi e delle possibilità che ci pone di fronte, ma anche del sistema di regole in cui siamo inseriti e che possiamo – e forse dobbiamo – contribuire a riscrivere nell’ottica di un benessere generale che ci sta a cuore e che cerchiamo di perseguire. La formazione sta assumendo un carattere sempre più importante in un contesto come quello attuale, nel quale sono richieste competenze sempre più professionali, capacità e attitudini specifiche in ogni ambito. L’affinamento delle capacita, nonché lo sviluppo e la qualificazione delle competenze, sono infatti esigenze particolarmente sentite dalle associazioni che

aspirano al mantenimento ed al miglioramento della propria capacita operativa. Indispensabile quindi, rispondere a tali bisogni tramite la promozione e la realizzazione di corsi, seminari, convegni ed altri servizi finalizzati alla formazione, all’aggiornamento ed al perfezionamento di tutti i gli operatori coinvolti nelle attività operative svolte dalle nostre associazioni. L’acquisizione di nuove competenze ( skills ) da parte del nostro vero capitale sociale, le persone che aderiscono al nostro movimento, diventa oggi una leva strategica, un vantaggio indispensabile per affrontare con competenze e capacita le nuove sfide che le nostre associazioni dovranno affrontare in futuro. La formazione rappresenta quindi lo strumento strategico per la crescita dell’organizzazione. Significa avere neo-associati con le giuste conoscenze e capacita sin dal momento dell’inizio del loro coinvolgimento, da subito integrati. Per questo la formazione si deve porre come obiettivo quello di trasferire e adeguare le competenze richieste dall’organizzazione ai neo- associati e in generale a tutti i soci dell’organizzazione, tutti chiamati ad un processo di crescita personale. Formare significa far apprendere concetti, metodologie, strumenti e abilita nel fare, stimolare cambiamenti nella struttura dell'esperienza per ottenere dalle persone comportamenti in sintonia con i propri valori e con il sistema di cui fanno parte, in primis dell'organizzazione a cui aderiscono. È per facilitare la crescita personale valutare non solo le conoscenze (sapere) e le abilità (saper fare e applicare regole, sulla scorta di una guida) dei formandi, ma anche le loro competenze (sapersi orientare autonomamente e individuare strategie per la soluzione dei problemi) in contesti reali o verosimili. Uno degli obbiettivi primari di Anpas per il futuro è quello di arrivare ad una certificazione delle competenze acquisite nell'ambito dell'attività di volontariato da parte dei propri aderenti, un po' come quanto previsto per gli studenti che completano il proprio ciclo decennale di studi e come e d'obbligo dal 2010, con il D.M. n°9 DEL 27.01.2010. La sfida sarà quella di dettagliare cosa si intenda per competenza e come essa debba essere valutata e certificata nei nostri ambiti. Peraltro questa certificazione rientra nelle previsioni della Legge di riforma del Terzo Settore (Legge 6 giugno 2016, n. 106. Delega al Governo per la riforma del Terzo settore, dell'impresa sociale e per la disciplina del servizio civile universale) e i relativi decreti attuativi emanati nel

  1. L’attuazione delle nuove indicazioni sarà una delle sfide del prossimo futuro per Anpas come per tutte le realtà di Terzo Settore Italiane e in tal senso le attività formative che stiamo già attuando e che dovremo ulteriormente realizzare coinvolgeranno tutti i livelli del nostro movimento dal semplice volontario ai dirigenti associativi per far si che tutte le strutture Anpas siano in linea con le disposizioni. Questa quarta edizione del Manuale per formatori è il naturale sviluppo di un percorso in atto da anni nel nostro movimento e che ha visto tanti amici coinvolti in modo appassionato. I risultati sono interessanti e suggerisco a tutti la lettura per continuare nel cammino di “contaminazione” che vogliamo percorrere.

Una squadra di militi istruiti

Egidio Pelagatti Responsabile nazionale formazione "I Comuni, specialmente i piccoli sono deficienti di personale che possa essere adibito in casi di epidemia e calamità pubbliche. Venendo il bisogno, si reclutano cittadini che generosamente e con entusiasmo si prestano, ma essendo privi di ogni istruzione, non recano quel beneficio, quell'aiuto pratico che si prefiggono. Le

La formazione, così, si configura come una delle azioni etiche che Anpas persegue e promuove, in una prospettiva di integrazione, miglioramento e servizio.

Nota introduttiva: una nuova edizione per garantire unità al sistema formativo

nazionale

La prima versione di questo testo nasce al termine del primo corso per formatori Essere Anpas con uno scopo preciso: supportare il processo di apprendimento continuo dei volontari entrati in formazione. Era il 2012 e si avviava un esperimento ambizioso: rinforzare le conoscenze pedagogiche e promuovere le competenze formative dei volontari affinché, essi stessi, assumessero il ruolo di formatori nei confronti degli altri volontari. La prima edizione del corso è stata svolta con passione e determinazione, con una chiara visione di ciò a cui si doveva tendere, ma - allo stesso tempo - in assenza di materiale strutturato, sia per la formazione al ruolo di formatore sia per quelli che, successivamente, furono chiamati i Kit di formazione. Intorno alla formazione hanno quindi lavorato tutti i volontari coinvolti, veri artefici dell’avvio del percorso, e il Manuale è nato per supportare quella fase emozionante e pionieristica in cui, ritornando ciascuno nelle proprie regioni, avevamo bisogno di essere uniti, oltre che dall’esperienza condivisa, anche da modelli, metodologie, materiali e procedure. Da allora il Manuale è stato rivisto per adattarsi alle esigenze specifiche del progetto di formazione di protezione civile Una cascata formativa che, caratterizzato da numeri davvero imponenti, lo ha trasformato in uno strumento sempre più consolidato e diffuso. Pur nei tanti cambiamenti la prospettiva di questo testo, dedicato a tutti i formatori Anpas, rimane univoca: fare formazione e farla bene; con le specificità del modello formativo Anpas, ma anche con la garanzia di poter “salire sulle spalle di giganti” che prima (e meglio) di noi hanno investito energie intellettuali di sperimentazione e ricerca sul tema. Per questo il testo è teorico/pratico. Infatti, per vocazione il volontariato è portato ad agire, eppure delle solide basi teoriche conferiscono spessore a questa azione rendendola competente, consapevole, libera. Questa quarta edizione è rinnovata, specialmente, nella sezione Mai più senza : descrive, cioè, in modo sistematico l’organizzazione della formazione (prima, durante, dopo) a partire dalle esperienze e dalle modalità svolte negli anni. Riporta le novità introdotte, per esempio, in fase di selezione di accesso ai corsi o di coordinamento con i docenti allo scopo di dare unità alle proposte formative del livello nazionale.

L’organizzazione del Manuale

Il Manuale è pensato con due obiettivi complementari: uno di natura pragmatica volto a fornire ed armonizzare gli strumenti pratici ad uso dei formatori nazionali così da supportare, anche a livello organizzativo, la formazione. L’altro, di natura più teorica, che aspira ad inserire il tema all’interno del quadro più ampio della ricerca formativa in genere. Questi due aspetti sono le due facce che compongono la “medaglia formazione”: senza un rapporto stretto e produttivo fra teoria e pratica, infatti, ogni attività formativa rischia di trasformarsi o in un pensiero astratto incapace di guidare l’azione o, viceversa, in un’azione che manca del respiro della riflessione, della consapevolezza, della stretta relazione fra pensiero e azione, dell’apertura mentale necessaria a sperimentare nuove pratiche e nuovi orizzonti. Il testo, perciò, pur esplicitando i riferimenti teorici, è volto all’utilizzo pratico, con una nota: come in un corso di yoga è difficile imparare la pratica senza averla sperimentata, la stessa cosa vale per la formazione. Utilizzare il Manuale senza aver “praticato” conduce certamente a

risultati insoddisfacenti e che non corrispondono alle aspettative. Chi vuole, perciò, imparare a far formazione ha un passaggio obbligato da fare: ritornare ad imparare insieme agli altri per poter poi continuare ad insegnare! Il Manuale si compone di una “ Prima parte. I Temi e gli intramontabili ” di natura teorico- metodologica. In queste pagine si trovano indicazioni per organizzare e condurre eventi o progetti di formazione coerentemente con linee di ricerca psico-pedagogica accennate nelle citazioni dedicate agli “Intramontabili”, a quegli autori o correnti di pensiero, insomma, che ispirano l’agire educativo. C’è poi una “ Seconda parte. Mai più senza” in cui sono riportati i documenti ufficiali della formazione e alcune schede utili per il lavoro pratico.

configurazioni e in cui gli obiettivi e le idee iniziali si perseguono rimodulandole nelle condizioni reali». Ancora, la formazione è il «potenziamento di nuove forze e la creazione di energia, la capacità di accogliere le contaminazioni generate dalla diversità». Il senso profondo della formazione nel volontariato di pubblica assistenza sta, secondo i volontari F^2 , nella «scelta volontaria di condivisione culturale, sollecitazione di cambiamento e apertura di prospettive». La formazione è il futuro, la capacità di guardare lontano nel tempo e nello spazio per dare continuità al movimento, con impegno e consapevolezza. Ad oggi la formazione è percepita e vissuta anche come un percorso di cura e consapevolezza, niente affatto intimistica, che aspira a progettualità e progetti che coinvolgano tutti i livelli del movimento: nazionale, regionale, associativo. Nell’accurato lavoro di analisi condotto ad avvio della formazione di formatori e volto a definire il quadro semantico di lavoro sono emersi aspetti di riflessione da sottoporre agli organi statutari affinché guidino l’agire del settore e che sono sintetizzabili come segue:^4 Aspettative (cosa mi aspetto per il futuro) Apporti (come posso contribuire personalmente)

  • Sostenere l’impegno dei formatori nazionali anche nei propri comitati.
  • Coinvolgere i volontari in esperienze che siano positive e di crescita.
  • Stimolare assonanze con gli altri formatori e docenti dei diversi settori Anpas.
  • Definizione di obiettivi comuni e condivisioni di prospettive con i diversi livelli. - Costruzione di relazioni profonde, autentiche, in cui la dimensione del dono sia vissuta anche nelle aule di formazione. - Pratica della dimensione di cura, attenzione, accuratezza, impegno. - Risveglio dell’emotività come risorsa. - Costruzione di fiducia. - Capacitazione di altri volontari. Ansie (quali preoccupazioni) Accordi (quali possibili integrazioni)
  • Molte aspettative sul ruolo dei formatori.
  • Molti impegni: il fattore tempo è una criticità da gestire per rendere sostenibile le attività formative.
  • Responsabilità (ce la faremo? Saremo in grado?).
  • Coordinamento con gli altri livelli e settori che svolgono attività di formazione. - Disponibilità a mettersi a disposizione per le necessità formative. - Riconoscimento reciproco dei diversi ruoli e attività dei tanti formatori Anpas. - Accordi con i regionali per collaborare e condividere la proposta metodologica. I formatori nazionali Anpas, oltre a possedere la sensibilità culturale, pedagogico/metodologica, la padronanza delle tecniche di base per facilitare l’apprendimento dei singoli e dei gruppi e la produzione di lavori condivisi, dovrebbero avere delle caratteristiche “evolute”, sommate a quelle di base sintetizzabili come segue:^5 (^4) Le considerazioni che seguono sono la sintesi del lavoro collaborativo svolto dai formatori F (^2). (^5) Anche in questo caso si riporta l’elaborazione di un lavoro svolto dai formatori F (^2). La sintesi qui proposta non prende in considerazione gli aspetti di base, maturati nei corsi precedenti e per cui si può far riferimento alle precedenti edizioni del Manuale e del POF.

1. sapere

  • conoscere i ruoli del movimento, gli snodi, le possibili sinergie;
  • padroneggiare in modo versatile e contestualizzato metodi e tecniche;
  • essere consapevoli e saper gestire il proprio “benessere” come elemento positivo per sé e per l’esito del progetto cui si collabora;
  • definire obiettivi intermedi e finali, specialmente nei progetti di ampio respiro, che non riguardino solo gli aspetti di apprendimento, ma si inseriscano nelle azioni del movimento;
  • utilizzare strumenti digitali. 2. saper fare
  • saper agire i diversi ruoli;
  • padroneggiare tutti i momenti della progettazione e dello svolgimento della formazione;
  • contestualizzare spazi e tempi (esercizio di equilibrio e flessibilità tra programma e contesto);
  • scrivere, come condizione per dare senso, trasparenza e condivisione ad una storia;
  • svolgere accuratamente un’autovalutazione e attività di supervisione tra pari. 3. saper essere
  • vivere consapevolmente la propria motivazione: legata alle aspettative, al valore riconosciuto all’attività, alla possibilità di raggiungere gli obiettivi fissati;
  • essere consapevoli del proprio ruolo, esercitarlo in modo autentico sia in aula sia in altri contesti e luoghi;
  • essere sensibili a talenti e limiti, propri ed altrui;
  • praticare cura e attenzione al benessere degli altri e di se stessi;
  • curare gli spazi e l’organizzazione in termini funzionali, estetici, etici: l’eleganza è la dimensione etica della bellezza.^6

Essere Anpas

È il 2012 quando, a seguito della prima stesura del Piano dell’offerta formativa si formano dei volontari che, a loro volta, saranno preparati (e disponibili) a svolgere la formazione istituzionale intitolata poi Essere Anpas. Una formazione, questa, sull’identità e natura del movimento, sulla sua storia, sui valori che lo contraddistinguono e che vivono – o dovrebbero vivere – nelle azioni di tutti gli aderenti, siano essi volontari o volontari dirigenti. Questa prima esperienza, oggi ormai consolidata e nota in modo abbastanza capillare, nasce allora come una sfida difficile da vincere a cui seguivano frequenti considerazioni di disillusione. Nonostante ciò, a questo primo corso per formatori Essere Anpas ne sono seguiti altri due e un retraining per tutti i volontari coinvolti. Alcuni numeri aiutano a comprendere il quadro generale: 38 volontari formatori; 25 corsi rivolti a comitati e dirigenti; 90 corsi svolti a vario titolo nelle associazione, per quasi 2000 volontari incontrati per ragionare di … Essere Anpas in un’aula di formazione. Il modello iniziale a cascata (volontari che formano altri volontari con una modalità fra pari interna al movimento e funzionale alla sua crescita e autonomia) permane in modo sempre più convinto; ciò che nel tempo è cambiato per la formazione istituzionale Essere Anpas è il processo organizzativo: si è passati da una modalità (^6) Con il termine eleganza, in questa sede, si fa riferimento alla cura prima, durante e dopo l’evento formativo di tutti gli aspetti e i dettagli che rendono accogliente, ospitale, confortevole e facilitante l’apprendimento. Si fa riferimento ad un design della formazione semplice, funzionale, accurato.

ambizioso e impegnativo, aveva come scopo ultimo la volontà di far partire nelle eventuali emergenze (tristemente verificatesi con i terremoti che nel 2016 hanno colpito Lazio, Umbria e Marche) volontari preparati a stare adeguatamente in un campo e ad esercitare il ruolo ricoperto. I profili formati, in questa prima esperienza, sono stati:

  • formatori per Operatori di colonna mobile nazionale (OCN), abilitati a formare altri volontari nei territori per dare continuità e diffusione alle necessaria preparazione di base;
  • Operatori di segreteria e sala operativa;
  • Responsabili di cucina;
  • Responsabili di campo;
  • Responsabili logistica. Ad esperienza chiusa, è bene ricordare alcuni numeri: dall’inizio del percorso gli OCN formati in tutto il territorio nazionale sono stati 3320; altrimenti detto più di 3000 volontari, appartenenti ai diversi comitati, che hanno avuto la preparazione di base per comprendere le attività, l’organizzazione, la linea di comando, le complesse relazioni con le istituzioni e con gli altri componenti del sistema di un campo/servizio di protezione civile; più di 3000 volontari capaci di svolgere adeguatamente il proprio ruolo di operatore di colonna mobile Anpas in caso di attivazione della chiamata di emergenza. Nel corso del 2017, poi, sono stati definiti i Kit formativi per gli altri ruoli, rilasciati ai formatori e in attesa di un’organizzazione che ne consenta la realizzazione in base ai reali fabbisogni formativi. Contestualmente e nonostante alcuni aspetti critici, come quello appena citato, Anpas ha visto un secondo progetto formativo di protezione civile finanziato dal Dipartimento: La cascata formativa scorre ancora … A testimonianza (e riconoscimento) del forte investimento in formazione, sia in termini di tempo sia di risorse umane, la formazione di protezione civile è stata impegnata in un’attività organizzata, ancora una volta, con il modello a cascata per il corso dedicato agli Operatori di categorie fragili e con corsi di tipo tradizionale per gli altri settori ( Psicologi dell’emergenza; Comunicatori di colonna mobile nazionale; Operatori nuclei di valutazione; Valutatori unità cinofile da soccorso ). Questo secondo progetto ha avuto alcuni elementi di continuità con il precedente e altri di innovazione. Fra questi ultimi, vale la pena di ricordarne qualcuno:
  • la determinazione nello svolgere un’accurata azione di orientamento e selezione in ingresso per evitare fenomeni frequenti in altre occasioni quali un forte tasso di abbandono al termine della formazione; la deresponsabilizzazione rispetto all’esercizio di un ruolo poco noto ai partecipanti stessi;
  • il coinvolgimento dei responsabili di settore come docenti interni;
  • la forte svolta “culturale” delle attività di protezione civile che, oltre alla formazione specialistica e tecnica, si è impegnata in un lavoro di definizione e formazione per le attività sociali in emergenza e per l’introduzione degli psicologi Anpas. Questa svolta, che riconosce alle dimensioni umane, sociali, relazionali con le loro specificità e diversità, posiziona la formazione di protezione civile di Anpas in un futuro in cui l’emergenza sarà trattata sotto profili non solo tecnici, ma anche di comunità per lavorare sulla dimensione sociale nei diversi momenti (dall’emergenza, alla ricostruzione). Altri settori, tra consolidamento e sperimentazioni Attività formative, in alcuni casi molto ampie, si sono svolte anche per gli altri settori. In particolare, l’avvio al servizio di oltre 4700 giovani volontari del Servizio Civile Nazionale con il bando 2015 (inizio progetti Luglio e Settembre 2015) ed il successivo bando 2016

(inizio progetti settembre ottobre e novembre 2016) ha generato l’attivazione di un’imponente azione formativa attuata fra la fine del 2015 e i primi mesi del 2017 dal gruppo dei formatori Anpas accreditati presso l’UNSC che ha visto in moltissimi casi il consolidamento della collaborazione con il gruppo dei formatori Essere Anpas e dei formatori di protezione civile OCN. Internamente ai progetti di servizio civile, poi, si è chiusa a luglio 2017 una prima sperimentazione sulla messa in trasparenza delle competenze trasversali maturate dai giovani volontari durante lo svolgimento dei loro servizi. Sulla base delle esperienze precedenti e raccogliendo la sfida della riforma del Servizio Civile Universale nonché le indicazioni del Consiglio europeo in materia di riconoscimento delle competenze, Anpas ha proposto il progetto ad un campione di giovani impegnati nel Servizio civile che, lavorando sulle competenze maturate, è stato finalizzato alla corretta scrittura del curriculum vitae e, dove possibile, calibrate sul profilo professionale di riferimento, come delineato dai descrittori regionali. Una prima, piccola, sperimentazione che apre però alla grande scommessa del futuro della formazione del volontariato che sta nella sua capacità di lavorare con le competenze maturate nei contesti non formali e informali dai volontari allo scopo di metterle in trasparenza e renderle spendibili in altri contesti di vita e lavoro. L’attività sulla messa in trasparenza delle competenze dei volontari è un impegno che nel prossimo futuro sarà dirimente per collocare il volontariato fra quelle opportunità di vita che possono fare la differenza, individualmente e socialmente, offrendo delle reali possibilità di apprendimento durante tutto l’arco della vita e riconoscendo alle attività informali e non formali la dignità e il riconoscimento che meritano. Altre attività formative sono state svolte grazie al finanziamento di progetti più ampi. È il caso di PAC – Pubbliche Assistenze aperte al cambiamento, che prevede una formazione, nelle regioni del Sud coinvolte, sui temi della partecipazione/integrazione nelle associazioni, della comunicazione e della trasparenza.

Conclusioni: criticità e prospettive

Nel corso di questi anni di attività sono stati fatti molti passi avanti, si è strutturato un settore capace non solo di rispondere ai bisogni di formazione ma, in alcuni casi, di anticipare delle tendenze, di proporre, attraverso la formazione, attività anticipatrici di una sensibilità diffusa e connaturata nel movimento. La formazione, in alcuni casi, è stata capace di farsene portavoce. In altri, di conseguenza alla necessità di strutturare programmi e materiali, è stata un grimaldello per fare il punto sullo stato dell’arte, sollecitando la descrizione di processi e la produzione di contenuti, creando una complessa sinergia che ha migliorato tanto la formazione tanto il settore per cui si stava lavorando (un esempio positivo è il caso del corso per valutatori di unità cinofile della seconda cascata formativa di protezione civile). In un sistema tanto articolato, in cui si muovono molti attori e si coinvolgono tutti i livelli associativi, si sono anche commessi degli errori che è doveroso esaminare per permettere di comprenderli, apprendere, migliorare. Ci sono state delle criticità, anche solo legate a condizioni non modificabili, che hanno influito sull’andamento dei lavori. È bene considerarne alcune, maggiormente ricorrenti:

  • passaggio di informazioni, accesso ai ruoli, cura nella fase di orientamento e selezione. Questo elemento riguarda il pre-formazione, tutta quella fase di informazione per l’avvio del corso importante e delicata per permettere ai volontari di fare una scelta consapevole e accurata, bilanciata sulla loro reale adesione al percorso, al ruolo e alla effettiva compatibilità con gli altri impegni. Allo scopo di arginare fenomeni di abbandono e deresponsabilizzazione, e per offrire migliori condizioni di scelta, è stato

Prima parte I temi e gli intramontabili

La formazione: da prodotto a processo

«Un mio amico aveva l’auto guasta. Tentò di ripararla ma le sue conoscenze in materia erano assai limitate: svuotò i posacenere, riempì il serbatoio dell’acqua del tergicristalli ma l’auto continuava a non funzionare. La portò quindi dal meccanico. Il meccanico aprì il cofano e guardò. Lo sguardo preoccupato e dubbioso che attraverso il suo volto lasciò intendere che si trattava di un guasto serio e probabilmente anche costoso da riparare. Borbottando e scuotendo la testa il meccanico si avviò verso l’officina e dopo aver rovistato per un po’ emerse con un gran martello. Ritornò all’auto, prese la mira e assestò una gran botta nel vano motore. Il guasto fu così riparato. La spesa fu di dieci sterline. “Lei ha solo dato una martellata”, disse il mio amico, “come mai la spesa è così elevata?”. Il meccanico rispose “Le ho addebitato cinquanta pence per l’uso del martello e il resto per aver saputo dove colpire”». (Persico 1993 : 17 - 19 ) Insomma: dare una martellata è gesto comune, sapere dove darla necessita di conoscenze e competenze specifiche. La stessa cosa avviene per le attività di formazione: il “prodotto” formazione è noto e apparentemente semplice, non fosse altro per il fatto che tutti noi ne abbiamo una pluriennale esperienza; ma il processo che sostiene questa complessa attività lo è molto meno, fino ad essere quasi misconosciuto. Dalla formazione ci aspettiamo, in genere, nuove conoscenze salvo poi rimanere delusi quando di queste nuove conoscenze non sappiamo cosa fare perché non le abbiamo vissute in tutti gli aspetti di cui sono costituite e che vanno dal loro rapporto con la pratica, al contesto emozionale all’interno del quale sono state vissute alla comprensione degli aspetti impliciti che comportano. Allo stesso modo, poiché dare una martellata è semplice, il pensiero comune vuole che la formazione si possa fare in modo estemporaneo, senza una adeguata preparazione e così facciamo grossi buchi sui muri o danni al motore e, cosa peggiore, spacciamo (seppure in buona fede) per formativo qualcosa che in realtà non lo è. Ci sono, perciò, due aspetti che rilevano l’esser processo della formazione:

  1. le competenze richieste al formatore che lo caratterizzano come un esperto dei processi di apprendimento, della comunicazione formativa e della dimensione relazionale necessaria agli incontri (sapere dove battere il martello e perché);
  2. una visione della formazione che non la releghi ad attività capaci di rispondere solo a bisogni specifici, di breve termine, non spendibili in altre situazioni. La formazione come processo, al contrario, si pone obiettivi di medio e lungo termine e sostiene i processi di miglioramento dei volontari e del movimento nella sua interezza. In questo senso, formare, è costruire una visone possibile del futuro.

L’apprendimento al centro

Apprendere significa cambiare il sé e i comportamenti in modo cosciente e a lungo termine. Ciò avviene in modo naturale, nelle attività quotidiane e libere fin

e l’importanza del gruppo dei pari, che possono svolgere, reciprocamente, attività di supporto.

Pedagogia e didattica

Le scienze che più di tutte si sono impegnate nel rispondere alle domande educative riferite ai contesti istituzionali sono la pedagogia e la didattica che, nel porsi e rispondere a tali domande, hanno attinto in uno scambio constante e proficuo a quella parte della psicologia che si occupa di come le persone apprendono. Chiedersi “come si insegna?” equivale perciò a chiedersi “come si apprende?”. La pedagogia (termine di origine greca: da paidos, bambino e ago , guidare, condurre, accompagnare) nasce con il pensiero occidentale stesso: già i filosofi greci si occuparono di temi pedagogici anche in relazione alle loro riflessioni politiche. Se, per esempio, aspiro a fondare una comunità democratica, come devo educare i cittadini che ne fanno parte? Questo primo spunto fa emergere velocemente un legame imprescindibile: la pedagogia è congiunta ai valori, all’etica. È una visione del futuro che promuove attraverso azioni educative coerenti con la propria progettualità. Non esiste progetto educativo senza una visione del futuro e senza un collegamento con i valori di riferimento. Ciò avviene anche quando l’educatore e/o il formatore non ne sono consapevoli, perciò tanto vale esser chiari ed esplicitare i propri sogni così da poterli perseguire “onestamente” oltre che in modo consapevole e responsabile. La didattica (dal greco: didàsko , insegno) è, in un certo senso, la pragmatica della pedagogia: dati alcuni valori di riferimento ed obiettivi a lungo termine, come posso condividerli con altri? Quali metodi utilizzo per raggiungere gli obiettivi formativi? Questo legame fa emergere un punto di riflessione importante: la scelta dei metodi da utilizzare in formazione è connaturata al tipo di obiettivo pedagogico dato, dunque comporta una visione dell’uomo, del futuro, del tipo di relazione che si vogliono instaurare con l’ambiente esterno e con gli altri. Il metodo, insomma, non è neutro, non si può dire che uno valga l’altro. Scegliere un metodo significa fare una scelta di campo legata a come consideriamo l’apprendimento nelle sue diverse componenti cognitive, emotive e relazionali e in virtù degli obiettivi pedagogici prefissati. Solo per fare un esempio: educare alla cittadinanza o alla libertà è un’attività che non può essere raccontata da dietro un tavolo/cattedra, ma che per essere autentica va vissuta e “sentita” insieme a tutti i partecipanti. Una magistrale riflessione sul tema la propone Lucio Guasti che definisce il metodo un«portatore di un significato nei confronti della realtà stessa, per cui la scelta di un metodo rispetto ad un altro connota la qualità del rapporto che si intende avere con la realtà, con la società, con gli uomini».(Guasti 1998 : VI)

Gli intramontabili: Comenio

Giovanni Amos Comenio, in latino ( Iohannes Amos Comenius in ceco) - Nivnice, 28 marzo 1592 – Amsterdam, 15 novembre 1670. Teologo e pedagogista. Didattica artificium docenti sonat La didattica è l’arte di insegnare Didattica Magna (La grande didattica)

La didattica interpretata come artificium (il sinonimo più calzante in italiano è tecnica)richiede che si esca dalla soggettività, per considerare l'insegnamento un'attività che può essere organizzata, che tende a scopi determinati e utilizza mezzi specificamente progettati per consentire di far fronte a precise esigenze. Insomma, l'artificium può essere progettato, verificato nella sua efficacia, descritto, proposto perché a esso si ricorra in occasioni successive. Saper insegnare non è un dono naturale (una vocazione), ma ha elementi di professionalità (quelli metodologici, appunto) che possono essere appresi e che garantiscono la qualità di tutte le fasi della formazione: dalla progettazione alla valutazione.

Le teorie di riferimento

Le grandi aree teoriche di riferimento per lo studio del come, cosa, perché e con quali risultati apprendano le persone sono tre: il comportamentismo (teoria formalizzata nel 1913 ); il cognitivismo (nasce intorno alla dine degli anni ‘ 50 ) e il costruttivismo (difficile collocarne storicamente la nascita, è attualmente una posizione teorica molto forte). Un avvio sintetico ci conduce più velocemente ad un uso didattico delle tre posizioni:

  • il comportamentismo considera la conoscenza in modo oggettivo e ne ha una visione trasmissiva.
  • Il cognitivismo considera la conoscenza una elaborazione che il soggetto fa in una costante interazione con l’ambiente esterno e con gli altri.
  • Il costruttivismo considera la conoscenza il frutto di una costruzione sociale di significati negoziati e culturalmente connotati. Vediamo, brevemente, le diverse teorie nelle loro implicazioni a fini formativi. Il comportamentismo ha una visione dell’apprendimento legata al comportamento: ciò che non è visibile e valutabile in termine di modifiche del comportamento non è preso in considerazione. Il modello sottostante è descrivibile con uno schema piuttosto semplice: ad uno stimolo (insegnamento) corrisponde una risposta (apprendimento) e ciò che avviene all’interno del soggetto (a livello cognitivo ed emotivo) non è preso in considerazione perché, sostanzialmente, non osservabile. La mente è definita una scatola nera all’interno della quale non è possibile né utile indagare perché, in quanto non osservabile, non può essere oggetto di conoscenza scientifica. Il ruolo del formatore, in questo quadro, è quello di utilizzare rinforzi (premi) o punizioni per incentivare comportamenti attesi o disincentivare quelli disfunzionali. Gli obiettivi sono stabiliti senza il coinvolgimento dei partecipanti e misurabili in modo quantitativo. La visione dell’uomo è piuttosto “meccanica” e predeterminata. Il cognitivismo ha una visione più matura dell’apprendimento e lo considera il frutto delle reazioni mentali, anche non osservabili, che avvengono all’interno del soggetto. Il modello utilizzato per descriverlo è quello del computer: si introducono dei dati (input) che elaborati all’interno della soggetto producono risultati (output) legati anche alle modifiche del comportamento, ma che sono soggetti a variabili individuali. Si comincia ad intravedere l’importanza dell’ambiente esterno e della relazione, ma il soggetto è ancora considerato nella