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Psichiatria e Salute Mentale: Approccio Clinico e Psicopatologia, Schemi e mappe concettuali di Psichiatria

Questi appunti di psichiatria e salute mentale offrono una panoramica sull'approccio clinico alle malattie mentali, sottolineando l'importanza di un lavoro integrativo tra diversi professionisti. Il corso mira a favorire un approccio dimensionale rispetto a quello categoriale, esplorando la psicopatologia e altre competenze essenziali come la psicofarmacologia e le terapie non farmacologiche. Vengono discusse le discipline propedeutiche, tra cui la storia della psichiatria, l'epistemologia, l'etica e la bioetica, con un focus sulla legge basaglia e l'approccio antropofenomenologico. Anche il concetto di malattia mentale, le sue definizioni e la sua storia, evidenziando i modelli di riferimento e l'evoluzione della psichiatria nel tempo, dall'antica grecia all'illuminismo.

Tipologia: Schemi e mappe concettuali

2023/2024

Caricato il 09/09/2025

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PSICHIATRIA E SALUTE MENTALE
Prof Buffardi
MODULO I
1.1 I presupposti
Tema del corso: l'approccio clinico in generale; l'approccio alla persona che soffre di una malattia
mentale non può essere assolutamente un approccio univoco. Lo psichiatra da solo è a dir poco
impotente nei confronti della malattia mentale.
La malattia mentale necessita di un lavoro integrativo; ogni professionista che partecipa al lavoro
integrativo necessita di avere competenze sufficienti a comprendere il lavoro degli altri
professionisti che partecipano ai lavori integrativi.
Una malattia mentale deve essere letta in tanti modi diversi, deve essere letta attraverso una serie di
lenti, una serie di approcci che sono completamente diversi.
Obiettivo del corso: cominciare a pensare alle malattie come a un completamento degli aspetti
psicologici della singola persona > favorire l'approccio dimensionale rispetto all'approccio
categoriale.
Per interessarsi alla psichiatria bisogna in qualche modo trattare di diversi approcci scientifici. Noi
non dovremo semplicemente fermarci alla descrizione delle malattie, ma dovremo prima di tutto
apprendere qual è la modalità di leggere queste malattie e questa modalità ha un nome ben preciso,
si chiama Psicopatologia.
Altre competenze da avere:
- psicofarmacologia,
- terapie non farmacologiche (la principale è la psicoterapia),
- epidemiologia;
Discipline propedeutiche:
- la storia generale della clinica e in particolare la storia della psichiatria e della terapia
nell'ambito delle malattie mentali;
- l'epistemologia > è lo studio filosofico delle metodologie scientifiche;
- etica e bioetica > (in l'Italia nel ‘78 è stata promulgata una legge, la legge Basaglia, che,
come primo paese del mondo credo, ha completamente eliminato il concetto di ospedale
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PSICHIATRIA E SALUTE MENTALE

Prof Buffardi

MODULO I

1.1 I presupposti

Tema del corso: l'approccio clinico in generale; l'approccio alla persona che soffre di una malattia mentale non può essere assolutamente un approccio univoco. Lo psichiatra da solo è a dir poco impotente nei confronti della malattia mentale. La malattia mentale necessita di un lavoro integrativo; ogni professionista che partecipa al lavoro integrativo necessita di avere competenze sufficienti a comprendere il lavoro degli altri professionisti che partecipano ai lavori integrativi. Una malattia mentale deve essere letta in tanti modi diversi, deve essere letta attraverso una serie di lenti, una serie di approcci che sono completamente diversi. Obiettivo del corso: cominciare a pensare alle malattie come a un completamento degli aspetti psicologici della singola persona > favorire l'approccio dimensionale rispetto all'approccio categoriale. Per interessarsi alla psichiatria bisogna in qualche modo trattare di diversi approcci scientifici. Noi non dovremo semplicemente fermarci alla descrizione delle malattie, ma dovremo prima di tutto apprendere qual è la modalità di leggere queste malattie e questa modalità ha un nome ben preciso, si chiama Psicopatologia. Altre competenze da avere:

  • psicofarmacologia,
  • terapie non farmacologiche (la principale è la psicoterapia),
  • epidemiologia; Discipline propedeutiche:
  • la storia generale della clinica e in particolare la storia della psichiatria e della terapia nell'ambito delle malattie mentali;
  • l'epistemologia > è lo studio filosofico delle metodologie scientifiche;
  • etica e bioetica > (in l'Italia nel ‘78 è stata promulgata una legge, la legge Basaglia, che, come primo paese del mondo credo, ha completamente eliminato il concetto di ospedale

psichiatrico, quello che fino a 10 anni prima si chiamava manicomio e che ha trasformato completamente la modalità di approccio terapeutico della persona affetta da gravi malattie mentali.

  • l'approccio antropofenomenologico. Altri ambiti da approfondire:
  • legislazione psichiatrica
  • la psicoeducazione Un approfondimento particolare è quello, appunto che vi ho detto, antropofenomenologico che è una modalità di leggere particolare la sofferenza mentale, il vissuto delle persone che soffrono di problemi mentali che è stata costruita circa 110 anni fa quando è stato edito nel 1913, la Psicopatologia generale di Aspes, che è un caposaldo della psicopatologia. È l'approccio su cui si è costruita tutta la psichiatria del ‘900 e che è alla base anche di quella che è stata la rivoluzione basagliana.

1.2 Il concetto di malattia mentale

Utilizzare criteri medici per la definizione di malattia mentale è impossibile per i seguenti motivi: ● l’eziologia, quando ipotizzabile, è sempre complessa, perché collegata sia a cause «endogene» che «esogene»; ● estrema variabilità delle manifestazioni sintomatiche; ● prevalenza dei sintomi sui segni; ● estrema variabilità nel tempo; ● forte dipendenza dai life events. L'eziologia delle malattie mentali per ora è ancora completamente oscura; ci sono però delle ipotesi eziologiche dei vari modelli psicologici. Sulle ipotesi di malattia poi si realizzano delle terapie. Secondo un principio filosofico proprio del modello esistenziale, ogni singolo è unico, irripetibile e irriducibile, per cui ciascuno di noi è una persona a parte e quindi ha dei sintomi completamente suoi diversi dagli altri. Possono essere similari, ma mai sovrapponibili. In psichiatria c'è una grande prevalenza di sintomi su segni. Inoltre c'è un'estrema variabilità nel tempo.

[…S]ono solitamente associati a un livello significativo di disagio o disabilità in ambito sociale, lavorativo, o in altre aree importanti. Una reazione prevedibile o culturalmente approvata a un fattore stressante o a una perdita comuni, come la morte di una persona cara, non è un disturbo mentale. Comportamenti socialmente devianti (per es. politici, religiosi o sessuali) e conflitti che insorgono primariamente tra l’individuo e la società non sono disturbi mentali, a meno che la devianza o il conflitto non sia il risultato di una disfunzione a carico dell’individuo, come descritto precedentemente.” Questa definizione, tuttavia, viene definita sulla negatività più che sulla positività, in pratica per esclusione. Riepilogo concettuale

  • La psichiatria è la branca medica che diagnostica, cura e riabilita persone affette da malattie mentali. Negli ultimi decenni, a seguito di classificazioni più legate ad una precisione diagnostica, al termine malattia si è preferito il termine disturbo (che traduce il termine inglese disease ).
  • Un disturbo è una sindrome caratterizzata da alterazioni clinicamente significative delle sfere cognitiva, emotiva, comportamentale, con disfunzione dei processi psicologici, biologici o evolutivi che sottendono il funzionamento mentale.; si accompagna a un disagio significativo o a disabilità in ambito sociale, lavorativo, o in altre aree importanti.

1.3 Psichiatria: breve storia

Definizioni classiche: cura dell'anima, medicina dello spirito. Definizione tecnica: branca medica per la diagnosi, il trattamento e la prevenzione dei disturbi mentali Definizione accettata oggi: la psichiatria si occupa della prevenzione, della cura e della riabilitazione dei disturbi mentali, quindi prevenzione, cura, riabilitazione. Per parlare di storia bisogna parlare anche di quelli che sono i modelli di riferimento. In modo globale possiamo considerare che la psichiatria è ● una branca medica

● un patrimonio e un orientamento etico ● un modello della mente ● un modello psicodinamico ● una prassi terapeutica. La storia Antica Grecia: dal concetto di morbo sacro, di malattia legata agli dei, la malattia era una sorta di punizione divina o elemento che metteva alla prova l'uomo nei confronti della divinità eccetera si è cominciato a comprendere che invece si trattava di qualcosa che modificava lo stato di salute. Rinascimento: ci troviamo di fronte ad una prassi ormai comune, cioè quello di allontanare le persone con gravi patologie mentali dall'ambito sociale, allontanarle sia per “difenderle”, perché erano certamente persone più deboli, sia anche per evitare che creassero disturbo. Si affidavano a centri religiosi. Di fatto, però, crearono i primi Cronicari, i primi manicomi. Illuminismo: nasce il termine psichiatria come cura dell'anima. Un importante medico, Pinel, è quello che fa il passaggio fondamentale dalla segregazione all'inizio di una terapia, una terapia morale, una sorta di riabilitazione che veniva proposta e poi finalmente si arriva alla creazione di una struttura dedicata esclusivamente alla malattia mentale. Il primo manicomio statale viene fondato ad Aversa nel 1813 per editto di Gioacchino Murat. Nel 1838 c'è il primo Trattato Nosografico di Esquirol; siamo ancor prima della nascita ufficiale della psicologia (la creazione a Lipsia del primo laboratorio psicologico di Wundt nel 1875). Nel 1883 Kraepelin codifica la prima vera classificazione delle malattie psichiatriche; contemporaneamente emergono le prime ipotesi psicologiche di malattia mentale e le prime cure psicologiche delle malattie mentali. Intorno ai primi anni del ‘900 viene elaborata la psicodinamica di Janet, Freud, dopo Jung e Adler, mentre nel periodo fra le due guerre mondiali c'è lo sviluppo incredibile, enorme, della psicanalisi, ma non solo, esiste anche lo studio dei “riflessi condizionati” di Pavlov a Pietroburgo. Poco prima viene pubblicata la psicopatologia di Aspers, che è il testo fondamentale che tratta dell'approccio clinico alla psichiatria. I primi approcci somatici alla psichiatria sono inizialmente confinati alle metodiche di shock. Nel 1938 abbiamo la codificazione e l’organizzazione delle elettroshock terapie, grazie ad un italiano, Cerletti.

Alcune definizioni: “ nosografia” , dal greco “ nosos ”= malattia e “ grafia” = scrittura è la disciplina che si occupa della descrizione delle malattie, quindi è un termine medico. “ nosologia ” dal termine “ nosos ”=malattia e “ logos” =discorso è la scienza o la meglio la disciplina che si occupa della classificazione sistematica delle malattie. Logos vuol dire - più che il discorso - anche, appunto, ordine, messo in uno schema, categorizzazione. Le prime classificazioni nosografiche hanno cercato di differenziare le malattie mentali, cioè in un ammasso di sintomi, di segni che vengono colti, capire questi sono caratteristici di quella malattia mentale, questi sono caratteristici di questa malattia mentale e così via. Come avviene di fatto in tutte quante le altre branche mediche. I criteri categoriali quali sono? I criteri categoriali classificano le malattie in rapporto all’organo/apparato, alla causa e ai segni/sintomi presenti. In rapporto all'organo, perché per esempio esistono malattie dello stomaco, malattie dei polmoni, o relative all'apparato digerente o malattie dell'apparato nervoso cioè del sistema nervoso.. Le malattie sono spesso anche diagnosticate per la causa: ad esempio, le malattie virali, le malattie batteriche, le malattie degenerative, ecc, o in rapporto ad alcuni segni o sintomi specifici, per esempio, alcune malattie sono caratterizzate da certi sintomi, quali possono essere le malattie autoimmuni. Le malattie possono essere classificate secondo una serie di sintomi. Quindi i criteri categoriali si basano su codificazione di segni e sintomi. Le classificazioni attuali delle malattie psichiatriche restano in realtà categoriali, non solo il DSM- ma anche l'ICDI XI (la classificazione internazionale di tutte le malattie, compreso quelle psichiatriche). Però, come vi dicevo, la clinica in realtà si basa molto sui criteri dimensionali. Quali sono questi criteri dimensionali? I criteri dimensionali sono criteri molto meno rigidi. Entriamo in un altro tipo di logica, cioè non riusciamo a definirlo esattamente, non riusciamo a farlo entrare in categorie. Le dimensioni variano con il variare delle scelte metodologiche. E la dimensione in genere si collega a spettri o ambiti psicopatologici cioè una serie di sintomi e segni che possono essere molto variabili fra di loro. La psicopatologia è quello che più si avvicina al contatto con la persona, quello

che più consente l'interazione fra due persone, quello che più consente di non invadere l'altro pur riuscendo a comprenderlo, ad aiutarlo. Ebbene, quell'operazione psicopatologica è sempre più legata ai criteri dimensionali. Quali sono queste dimensioni? In realtà ogni metodo, ogni logica può avere le sue dimensionisi può tentare di individuare delle grandi aree che possono assumere l'aspetto di dimensione. LE GRANDI AREE DIMENSIONALI CLINICHE DEL MENTALE Queste aree sono:

  1. la grande area cognitiva, cioè la capacità di comprendere il mondo: coscienza, memoria, concentrazione, attenzione, orientamento e così via;
  2. la comprensione della realtà, cioè la capacità di leggere sia la realtà esterna sia la realtà interna così com'è senza distorsioni;
  3. l'area affettiva, cioè l'area del colore della vita (come la persona colora la vita);
    1. l'area dimensionale delle emozioni. La più importante delle emozioni è sicuramente l’ansia che si collega poi a tutta una serie di altre emozioni (rabbia, irritabilità e così via) fino ad arrivare agli anancasmi, cioè le ossessioni.
    2. le grandi variabili dimensionali che sono dipendenti dai tratti di personalità. Una clinica che ha la capacità di leggere le dimensioni è chiaramente una clinica più rispettosa dell'altro, più vicina all'altra, è più in grado di aiutare l'altro.

1.5 Psichiatria: epidemiologia

L'epidemiologia è una disciplina che permette di rispondere, nell’ambito della psichiatria, alle seguenti domande: “Quante persone sono affette da tale malattia?”. “Quanto è alto il rischio che le persone possono ammalarsi?”. “Qual è la rilevanza della malattia nell'ambito di una popolazione generale?”. In genere i due concetti più comuni sono quelli di incidenza e di prevalenza: La prevalenza: prende in considerazione i casi esistenti su un certo numero di persone/in una data popolazione; In epidemiologia, abbiamo di fatto tre modi diversi per calcolare la prevalenza:

  • Prevalenza puntuale: il numero di casi di un evento sanitario in un certo momento. Ad

crescita.

  • Molte condizioni cliniche generali si accompagnano a problemi mentali tra cui: disturbi cognitivi dell’anziano, epatopatia ed insufficienza renale gravi, sindrome post-Covid.
  • Le persone affette da psicosi hanno una significativa riduzione della speranza di vita per una generale cattiva gestione della cura.
  • Malattie come la Depressione Maggiore hanno una prevalenza e, soprattutto, un’incidenza elevatissima.

1.6 Il colloquio psichiatrico: aspetti aspecifici

Ogni professione medica, psicoterapeutica, psicologica o altra modalità professionale d’aiuto, riconosce:

  • Metodologia: complesso di riferimenti, procedure, impostazioni operative orientate a un fine. (es. psicoterapia, chirurgia
  • Modello: corpus teorico a cui quella metodologia fa riferimento.
  • Strumento: presidio “tecnico” che serve al professionista per operare.
  • Aiuto: «opera, materiale o morale, con cui s’interviene a levare un’altra persona (o anche un gruppo di persone, una famiglia, una popolazione, una nazione) da una difficoltà, da uno stato di disagio economico, da una situazione penosa o pericolosa (o, in senso più lieve e trattandosi di persona singola, ad alleviarle la fatica, lo sforzo)».
  • Cura/terapia: la terapia è una cura, non tutte le cure sono terapie. Lo psicologo necessita di empatia, ma se io non ho una capacità spontanea, autonoma di empatizzare che cosa faccio? Smetto di fare lo psichiatra?”. Quali sono gli strumenti che mi possono consentire di implementare la mia capacità di empatizzare? Rapport, empatia, capacità di cogliere la narrazione, interazione con l'altro, autenticità: sono tutti aspetti aspecifici del colloquio psichiatrico. Fattori aspecifici: eventi e/o elementi procedurali della metodologia del colloquio psichiatrico o psicoterapeutico che non sono legati a caratteristiche specifiche del modello di riferimento Questi aspetti aspecifici - all'estero, vengono definiti “ common aspects ”, cioè aspetti comuni a tutti i vari tipi di modalità di interazione con l'altro - sono molto importanti. Ma fattori aspecifici sono anche le caratteristiche comportamentali dei due attori del rapport, cioè di una relazione clinica.

Divisione degli aspetti aspecifici, a seconda di quale sia l'attore principale a interpretarli. FATTORI ASPECIFICI LEGATI ALLA PERSONA (alla persona che chiede aiuto) 1- La consapevolizzazione di necessitare di aiuto. > è il primo passo e non è così facile. 2- La scelta > come scegliere le informazioni che vengono in qualche modo veicolate attraverso Internet, attraverso altri canali, ecc. 3- Come organizzare la richiesta > cosa andare a chiedere. 4- La narrazione e l’organizzazione mentale di ciò che si deve narrare 5- La disponibilità all'empatia. FATTORI ASPECIFICI LEGATI AL CURANTE 1- La competenza clinica 2- L'autenticità, l'accettazione e l'empatia > Rogers utilizzava questa triade come la base da cui deve partire la capacità di rapportarsi del curante. 3- La ricerca di sintonia 4- L'atteggiamento complementare/simmetrico 5- La capacità di sospensione del giudizio. > “’ epochè ”. Il curante deve essere in grado di sospendere il suo giudizio; non vuol dire non giudicare , ma fare in modo che il proprio giudizio non vada ad incidere nel dialogo con l'altro. FATTORI ASPECIFICI DEL SETTING: 1- La qualità del setting > Frank: definizione di un assetto spazio-temporale; attenzione centrata sul paziente; disponibilità; affidabilità. 2- L'implementazione del campo affermativo. > l'altro si sente sostenuto, molte volte anche semplicemente dalla mimica (es. annuire mentre l’altro parla) 3- L'implementazione nel senso di appartenenza e di riconoscibilità. E’ importante che il setting sia costituito - sia fisicamente sia moralmente sia eticamente- in modo tale che la persona la lo riconosca come qualcosa di suo, in cui il cliente si sente appartenente. 4- La chiarezza della comunicazione.

● l’anamnesi psicopatologica remota > tornare indietro nel tempo e cercare di capire quando è cominciato il primo tipo di sintomo che possa essere attribuito ad un problema psichiatrico e come è stato trattato e così via. ● l’anamnesi internistica > la storia chirurgica ● l'anamnesi familiare > sondare presenza di disturbi psichiatrici in famiglia ● l’anamnesi fisiologica e personale > descrivere eventi di vita significativi nella storia del paziente. TECNICHE DEL COLLOQUIO: 1- TECNICHE DEL COLLOQUIO: FATTORI CHE INFLUENZANO

  1. Chi domanda > (psichiatra, psicologo, assistente sociale) ovviamente ogni professione ha delle sue competenze. Molto importante è anche l'interazione fra i vari professionisti per scambiarsi le informazioni su quella persona.
  2. In quali circostanze e tempi > • Ambiente del colloquio; • Motivi del colloquio; • Chi ha richiesto il colloquio e per quali motivi; • Primo colloquio, di controllo, di feedback, di follow up etc.
  3. Il fine atteso: raccolta di informazioni, notizie sulle cure prescritte, valutazione clinica ecc.
  4. Disposizione collaborativa del paziente. 2 - TECNICHE DEL COLLOQUIO: GLI STILI
  5. Come noi approcciamo al colloquio
  6. Componenti cognitive, emozionali, psicologiche (del curante e del paziente) > il curante deve valutare se ha fretta, se ha preoccupazione che lo distraggono e che rischiano di distrarlo e non dare le giuste attenzioni; inoltre il curante può avere delle simpatie/antipatie come tutti e alcune patologie possono diventare un po’ ostiche da digerire: ad esempio le fasi euforiche o ipomaniacali del bipolare di tipo due; o ad esempio la persona ossessiva che tende costantemente a chiedere rassicurazione.
  7. Il domandare > il questioning (come fare le domande).

2 - TECNICHE DEL COLLOQUIO: FATTORI DELLE DOMANDE Le domande hanno due aspetti importanti da considerare: il setting e l’adeguatezza delle domande. ● Il setting > se si è creato un campo affermativo o oppositivo. (es. lo psicotico che non vuole essere curato, in quel caso, abbiamo un setting oppositivo) ● L'adeguatezza delle domande > se sono tendenziose; se hanno una serie di implicazioni, se in quelle domande vi sono dei suggerimenti, se vi sono anche delle false informazioni, come può spesso capitare come escamotage per poter entrare nel meccanismo di una persona che soffre di una psicosi. 3 - TECNICHE DEL COLLOQUIO: IL QUESTIONING Domande ● chiuse

  • selettive (scelta tra poche alternative: quali tra questi tre farmaci ha assunto?)
  • si/no (scelta diretta: sente o non sente le voci?)
  • di identificazione (che medico ha consultato? Quali medicinali ha preso?) ● aperte (possono aiutare più facilmente una comunicazione)
  • libere (mi può raccontare come si sente?);
  • utilizzando una tecnica comunicativa es. uso della logoanalisi coscenziale ● suggestive ( entra in gioco la capacità del terapeuta di tirare fuori qualcosa dal colloquio) si distinguono per il grado di suggestività; “ Ha mai avuto in passato problemi di ansia? ” domanda un po’ più aperta; è diverso da dire “ Da quando ha sofferto d'ansia?”. Se c’è un “sì” come risposta, si prosegue chiedendo: “q uando ha sofferto di ansia ha preso dei farmaci?” e c'è un altro sì, si prosegue e si chiede: “ E quali farmaci ha preso?” sono tutte sottili implicazioni che aiutano piano piano a diparare la narrazione dell'altro.
  • rispetto al sé (passività del pensiero, depersonalizzazione)
  1. Umore e affettività (umore depresso; senso di colpa; deliroidi depressivi (Cottard); pensieri suicidari; perdita degli interessi; disturbi del sonno; ipocondria; riduzione della libido; rallentamento; agitazione)
  2. Ansia: psichica e somatica L'ansia di fatto non è patologica di per sé, anzi, l'ansia ci serve, ci consente di poter andare avanti e avere gli stimoli giusti. Distinguiamo tra:
  • ansia libera: stato di terrore generalizzato senza un riferimento specifico e senza alcun legame con idee o preoccupazioni;
  • ansia somatizzata: si esprime attraverso dolori fisici che non hanno una reale origine organica;
  • anancasmi (ossessioni, compulsioni, rituali)
  1. Giudizio e insight
  2. Ideazione auto/etero lesiva (se tende a essere un pericolo per se stesso o per gli altri).

MODULO II

2.1 Principi epistemologici e psicopatologie

Il fine di questo modulo è capire l’atteggiamento mentale che definiamo clinico, ovvero: Atteggiamento mentale clinico, cioè integrato, complesso che consente al professionista di poter avere approccio verso la persona che presenta un disagio e malattia mentale e che può essere facilitante l’azione sia terapeutica sia la presa in carico della persona in senso globale.

  • psicopatologia : definisce quella particolare scienza che approccia il problema psichiatrico secondo una modalità in cui la persona viene considerata per la sua sintomatologia per ciò che avverte, non per ciò che viene rilevato da me sanitario.
  • epistemologia : branca specifica della filosofia che definisce criteri e scelte per le metodologie conoscitive in generale. La nostra presenza nel mondo è contrassegnata dalla nostra capacità di conoscere il mondo. Noi percepiamo il mondo ed attraverso la percezione, lo conosciamo.

Ma la nostra percezione può trarci in errore, possiamo immaginare che il mondo sia per certi aspetti diverso da come lo è realmente. Per evitare tali errori abbiamo bisogno di studiare come conosciamo. La branca della filosofia che si interessa alla teoria della conoscenza è l’epistemologia. Questa epistemologia ci fa comprendere come un certo modo di impostare un esperimento o osservazione può dare risultati diversi. Gli ambiti di studio dell’epistemologia

  • Percezione, credenza e giustificazione.
  • Memoria, introspezione e autocoscienza.
  • Ragione e riflessione razionale.
  • Testimonianza.
  • Metodologia dello studio scientifico. Prima digressione filosofica. Epochè: in filosofia, l’atto di ‘sospensione dell’assenso, del giudizio’, considerato dagli antichi scettici come necessario data l’assoluta incertezza di ogni conoscenza concernente la realtà esterna. Epistemologia scientifica: branca della filosofia che studia come noi studiamo il mondo. L’epistemologia scientifica ci dice come studiare il mondo per conoscerlo a fondo. METODOLOGIA: una serie di procedure orientate ad un risultato. (nel nostro caso orientate al miglioramento del paziente) Esempi di metodologie sono: ● la metodologia clinica classica > è una metodologia che osserva segni (modello medico). ● la metodologia psichiatrica ovvero il colloquio psichiatrico; ● la psicoterapia che ha la caratteristica di voler trovare soluzioni a problemi di carattere psichico attraverso strumenti psichici quali possono essere il dialogo; ● la psicoriabilitativa- socioriabilitativa. MODELLO: Corpus teorico, idee o modi di interpretare il funzionamento psichico. Ogni modello

scientifiche tendiamo ad accettare quella che ci sembra la migliore. I modelli

  • Un modello di riferimento del funzionamento psicologico è un’ipotesi costruita in base alle conoscenze scientifiche degli estensori.
  • Un modello, quindi, può implicare errori epistemologici dovuti ai condizionamenti delle conoscenze scientifiche alla base dei modelli.
  • La metodologia operativa ha necessità di riferirsi ad un modello, altrimenti risulterebbe ingestibile.
  • Gli strumenti scelti per una terapia vengono utilizzati secondo le indicazioni del modello scientifico di riferimento.
  • La ricerca epistemologica tende a ridurre i rischi di bias metodologici legati a possibili errori dei modelli (spesso «autoreferenziali»). Il modello del nostro funzionamento psicologico si costruisce in base a conoscenze scientifiche che si hanno; diversi errori sono stati commessi nei diversi contesti storici > la ricerca tende a ridurre gli errori. La pericolosità dei modelli
  • Un atteggiamento etico deve valutare l’intrinseca pericolosità dell’applicazione pedissequa di procedure previste per il modello scelto.
  • È necessario valutare la rigidità di alcuni modelli e prevenirla.
  • Anche modelli classici, quali quello medicoclinico, quello della psichiatria biologica o modelli psicoterapeutici standardizzati possono determinare conseguenze gravi a causa di una loro applicazione rigida. Riepilogo concettuale
  • L’epistemologia è la branca della filosofia che studia la conoscenza.
  • L’epistemologia scientifica applica le teorie della conoscenza allo studio della metodologia scientifica.
  • La conoscenza scientifica può essere condizionata da fattori di base che possono creare dei

bias o degli errori interpretativi.

  • Le metodologie scientifiche psicologiche e psichiatriche si riferiscono a modelli teorici di operatività della mente.
  • I modelli teorici, realizzati attraverso studi scientifici, possono includere gli errori propri di una conoscenza scientifica legata a presupposti non verificabili o confutabili.
  • La terapia collegata alle metodologie che utilizzano quei modelli scientifici, può avere un’intrinseca pericolosità legata agli errori dei modelli di riferimento.

2.2 Il determinismo nei modelli psichiatrici (seconda digressione filosofica)

In senso generale nelle psicoterapie, ogni modello psicoterapeutico ha delle caratteristiche che possono essere più o meno tipiche di un certo particolar modo di interpretare l’operatività di quel modello. Possiamo individuare quattro linee, possibilità, che possono contraddistinguere i modelli psicoterapeutici:

  1. misticismo / scientismo
  2. riduzionismo / olismo
  3. determinismo / indeterminismo
  4. suprematismo terapeutico / nichilismo terapeutico
  5. Misticismo/Scientismo : alcuni modelli sono più mistici, altri più vicini alla scienza esatta. Nel primo caso la malattia è legata a qualcosa di divino o transpersonale. Malattie sarebbero dovute ad un “morbo sacro”, come l’epilessia nell’antica Grecia. Per lo scientismo le malattie si spiegano in chiave scientifica (approccio positivista).
  6. Riduzionismo/Olismo : nell’olismo la persona non è la mera somma delle parti, così come la malattia non è la somma delle alterazioni fisiche e/o psichiche. L’olismo rischia di sfociare nel misticismo. Il riduzionismo riduce tutto ai minimi elementi che necessitano di essere riconosciuti per la diagnosi e per un’ipotesi terapeutica. (es. il cervello visto come parti: talamo, amigdala e via dicendo). Il riduzionismo è strettamente legato al determinismo.