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psico sociale delle comunicazioni
Tipologia: Sintesi del corso
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Come si da senso al mondo sociale? Alcuni autori parlano di processi cognitivi medianti quali si dà un significato alla realtà. Altri parlano di processi cognitivi mediante il quale la realtà viene organizzata in categorie ed altri ancora che sostengono che tramite questi processi si cerca di ottenere una rappresentazione stabile della realtà. Nel complesso gli psicologi sociali contemporanei sostengono che le persone si costruiscono una rappresentazione del mondo dotata di significato, che consente loro di evitare situazioni di dubbio, incoerenza e consente di prepararsi per avere una sensazione di controllo. Quest'area di studi si evidenzia con l'etichetta di "conoscenza sociale" social cognition" È l'area più estesa della psicologia sociale che tanto è vero che qualcuno crede che sia una disciplina dotata di autonomia. Il suo sviluppo inizia alla fine degli anni 50 ed è molto influenzato dallo sviluppo della psicologia cognitiva basata sulla metafora della mente come elaboratore di informazioni. Solo negli ultimi anni si è verificato l'interesse sullo studio dei nostri scopi e dei nostri sentimenti e su come si influenzano il modo in cui diamo senso al mondo. Diversi autori sottolineano il ruolo attivo e costruttivo della mente ponendo l'attenzione sui processi percettivi e su quello che Schulz chiamava l'atteggiamento naturale assunto nella vita quotidiana; processi che noi non consideriamo come veri i processi cognitivi.
Nella vita quotidiana tutti diciamo di aver visto "una penna" un incidente automobilistico" sperimentando ciò che Brunner chiamava immediatezza fenomenica ; noi non siamo consapevoli del processo di categorizzazione che effettuiamo riconoscendo immediatamente la maggior parte degli oggetti che vediamo tutti i giorni. Quello che noi vediamo viene costruito dal soggetto e gli viene dato significato sulla base dei propri schemi mentali, in correlazione allo stimolo che raggiunge l’individuo. Se immaginiamo una persona proveniente da un'altra cultura, che non ha il concetto di scrittura, non conosce le automobili, questa persona non potrebbe vedere niente di quello che vediamo noi e se fosse in grado di comunicare con noi in qualche linguaggio condiviso ci chiederebbe a cosa serve la "cosa" che noi chiamiamo penna. Secondo Brunner l'esperienza percettiva si verifica attraverso un processo dove la cosa o la persona percepita è collocata in un posto e acquista il suo significato da una classe di percetti con il quale è raggruppata. Questo processo spesso è inconscio e automatico e si verifica molto spesso. L'attività cognitiva di categorizzazione e di interpretazione e tanto più inconsapevole quanto maggiore è la coincidenza fra lo stimolo esterno e la categoria nel quale il soggetto è collocato. DA DOVE HANNO ORIGINE LE CATEGORIE? Se ne occupa Sherif effettua un esperimento chiamato esperimento dell'effetto auto-cinetico o della formazione di norme sociali; voleva dimostrare che i fattori interni possono avere un'origine sociale e quindi decise di studiare la percezione di uno stimolo ambiguo da parte dei soggetti che avrebbero poi dovuto spiegare al gruppo cosa avevano visto. Lo stimolo ambiguo era un punto luminoso all'interno di una stanza buia.
Le teorie più recenti ipotizzano l'esistenza di reti associative rappresentate come una vera e propria rete dove i nodi corrispondono ai concetti e i fili ai legamenti flessi. La distanza fra i due concetti è minima se sono collegati direttamente e aumenta quando sono collegati attraverso altri concetti.
I concetti gli schemi ci servono per far fronte alla realtà, per permettere all'uomo di far fronte a una grande quantità di informazioni e capire come agire. Tuttavia questa modalità cognitiva basata su schemi può portare alla formulazione di convinzioni giudizi inadeguati e dannosi. Le persone mostrano nei confronti dei propri schemi mentali una forte rigidità e parliamo in questo caso di perseveranza degli schemi. Ricerca Bruner e Postman Una vecchia ricerca (1949) di Brunner e Postman richiedeva ai soggetti di identificare una serie di carte da gioco presentate per brevi periodi di tempo in modo controllato. Alcune carte erano normali ma altri avevano delle anomalie ad esempio il tre di picche era rosso e il quattro di cui era nero. Il gioco terminava nel momento in cui, quando l'esposizione sottoposta era più lunga, il soggetto riconosceva l'errore delle carte. È interessante riconoscere come anche le carte anomale, a causa della rigidità dello schema, in un primo momento vengano persistentemente riconosciute come quelle che ricordiamo, quelle giuste. È per questo motivo che si comprende l’ anomalia solo aumentando il tempo di esposizione. Kuhn sosteneva che lo stesso valesse con l'uomo, esso si rassegna a cambiare i propri schemi solo dopo una prolungata esposizione alla realtà esterna. LA TENDENZA A CONFERMARE GLI SCHEMI. Nel corso della vita quotidiana passiamo spesso da un contesto a un altro e gli schemi relativi a queste situazioni creano delle aspettative e ci preparano determinate cose. Gli schemi sono diversi per ognuno di noi ad esempio ognuno a uno schema personale di casa, di parcheggio. Gli schemi influenzano la condotta e questo viene chiamato profezia autoverificantesi. Questo vuol dire che, esempio, presentandosi a un'interrogazione, con l'ansia di non ricordarne terminato argomento, pur essendo molto preparati finiamo per non ricordarlo. Esperimento Rosenthal e Jacobs realizzano in un contesto scolastico come a volte le aspettative che le persone hanno possono dare forma alla realtà. La ricerca volgeva a voler verificare quella che era la preoccupazione dell'epoca, ovvero che gli insegnanti scolastici adottassero comportamenti diversi a seconda di alunni appartenenti a gruppi etnici diversi.
Le persone usano processi cognitivi distorti solo se sono in grado di giustificare le conclusioni alle quali giungono. ESPERIMENTO DI FESTINGER E GALLSMITH (1€-20€) Secondo dissonanza cognitiva: il cambiamento di atteggiamento è maggiore quando la ricompensa offerta per la comunicazione contro-attitudinale è minore. Alcuni partecipanti venivano sottoposti a noiose prove fisiche, c’era una ricompensa di 20 dollari o 1 dollaro per dire alle altre persone che le prove erano interessanti. Più alta è la somma per la menzogna, più le persone modificano quello che davvero pensano. (?) ZANNA E COOPER vogliono dimostrare che il cambiamento di atteggiamento è indotto da fattori motivazionali. ESPERIMENTO uguale con aggiunta PILLOLA: le persone avrebbero spiegato la tensione come dovuta alla pillola e non al proprio comportamento controattitudinale e non avrebbero modificato il loro atteggiamento. II comportamenti controattitudinali minacciano il se CLAUDE STEELE il cambiamento di atteggiamento che si verifica in tali condizioni è l’unico modo possibile per riaffermare la propria identità di persona corretta, cioè difendere l’immagine positiva di sé. Perché modificando il proprio atteggiamento e conformandolo alla dissonanza, non ci si pone la domanda “ chi è lo stupido che va contro le proprie idee per le idee degli altri?” Dopo aver riconosciuto l’influenza dei fattori motivazionali sui processi cognitivi ,si pone il problema di chiarire i meccanismi mediante i quali tale influenza si realizza:
Finora si è parlato di influenze direzionali della motivazione; ovvero le motivazioni verso la realizzazione di uno specifico scopo possono influenzare i processi cognitivi, "distorcendoli". Le i nfluenze non direzionali della motivazione riquardano invece motivazioni più generali: