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Tutto il materiale necessario per l'esame di Psicolinguistica da 6 cfu della professoressa Lugli unibo
Tipologia: Sintesi del corso
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Psicolinguistica : è un dispositivo SPECIE-SPECIFICO, ci permette di comunicare e che ci distingue dal resto degli animali Il linguaggio ha una funzione proposizionale : ci permette di organizzare, elaborare e trasmettere le conoscenze all’interno di una comunità, sotto forma di proposizioni (ma anche gli animali comunicano e noi comunichiamo anche senza linguaggio). Psicolinguistica : termine utilizzato per la prima volta negli anni ‘50/60 a ridosso del passaggio dal comportamentismo al cognitivismo. Comportamentismo : l’unico oggetto di studio per la psicologia è il comportamento manifesto, in quanto (secondo i comportamentisti) non si può investigare sulla coscienza. I suoi punti essenziali sono:
risulta più facile, e più veloce, riconoscere le frasi irreversibili, perché l’errore viene riconosciuto subito. Per cui, come già detto, lo scopo della psicolinguistica è verificare la “realtà psicologica” dei costrutti linguistici e fornire teorie sull’architettura funzionale dei processi implicati nell’uso del linguaggio. Il metodo sperimentale 1 - Osservare il fenomeno →formulare domande 2 - Formulare ipotesi 3 - Fare gli esperimenti 4 - Registrare e analizzare i dati →trarre una conclusione Determinismo: ogni avvenimento come causato da un altro evento che lo precede. Rapporto di causa-effetto tra X e Y. L’ipotesi sperimentale è basata sulla rapporto causa-effetto tra le variabili indipendenti e dipendenti. Principali paradigmi sperimentali :
connessioni/legami, ai nodi, e quindi ai concetti vicini a quello di cane. → nel priming, se le due parole sono collegate semanticamente, il target subisce una pre-attivazione perché prima ho elaborato il prime (es. prime: cane, target: gatto→ sarò più veloce e farò meno errori perché grazie alla parola cane ho già elaborato l’informazione), cosa che non succede se le due parole non c’è collegamento semantico. [Il tempo dell’ISI è variabile, per comprendere meglio gli effetti di automaticità delle risposte] Effetto SNARC : [Santiago, Lupianez, Perez, Fenes] corrispondenza tra il significato della parola (relativo al concetto di tempo) e la posizione spaziale in cui è presentata la parola. Le parole che si riferiscono al tempo futuro saranno elaborate più velocemente se presentate a destra e quelle del passato se presentate a sinistra. Variabili indipendenti: tipo di parola (passato vs futuro), posizione della parola (destra vs sinistra). Compito: decisione lessicale → parole o non parole? Picture naming : solitamente al soggetto viene presentata una figura ed esso ha il compito di produrne il nome. Oppure viene somministrata un’immagine con un nome e il partecipante deve rispondere se il nome corrisponde o no a quello che vede. → effetti di interferenza tra figura e nome (è particolare indagare sull’interferenza nel caso in cui il nome non coincide con l’immagine ma che c’è una qualche connessione semantica o fonologica/sintattica, es. bici vs automobile o mucca vs zucca. Kaup e Zwann , variante del picture naming: presentare la scritta “l’aquila è nel cielo” (che è il prime ) e poi l’immagine dell’agente ( target ), il partecipante deve dire se l’agente che vede è menzionato nella frase precedente → se presento un’aquila che vola e una che non vola (quindi in entrambi i casi l’agente menzionato nella frase) cosa succede in termini di effetti di reazione? Nel caso in cui vola i tempi sono più brevi perché associamo il volare dell’aquila con lo “stare nel cielo” (perché noi facciamo una simulazione mentale per comprendere linguisticamente quello che vediamo). Misurazioni nel metodo sperimentale : Tempi di reazione : assunto fondamentale su cui si basa la cronometria mentale : misurare il tempo richiesto da determinati processi mentali. Di solito la misurazione parte da quando viene fornito lo stimolo al partecipante fino alla sua risposta. Questa misurazione ha tre assunti di base: il primo è che un’operazione mentale può essere misurata e richiede tempo perché consiste nella trasformazione dell’informazione; il secondo assunto è che più le operazioni cognitive richieste per un determinato compito sono complesse e numerose, più il tempo di risposta del soggetto è lungo; infine, l’assunto secondo cui visto che i processi mentali complessi sono scomponibili in operazioni mentali semplici allora è possibile misurare la durata di questi processi. → ipotesi sulla relazione tra il TR allo stimolo e la sua elaborazione cognitiva (una risposta lenta è sintomo di difficoltà di elaborazione). Le due fasi del TR sono: la prima è quella centrale-cognitiva , dove avviene la codifica e l’elaborazione delle informazioni sensoriali fino al momento in cui viene selezionata la risposta, mentre la seconda è la fase periferica-motoria , che corrisponde al momento dell’emissione della risposta, avvengono i processi che producono una risposta motoria vera e propria (es. premere un tasto). Ci sono dei fattori che influenzano il TR e sono di tipo sensoriale , quindi: modalità sensoriali stimolate (a livello percettivo con gli stimoli acustici siamo più veloci rispetto a quelli visivi), complessità dello stimolo, modalità di risposta. Oppure sono fattori legati al soggetto : età, genere, fatica o stress. O fattori tecnici : tastiera computer, schermo, orologio del computer che misura il tempo.
Tempi di lettura : assunto che riprende quello dei TR. L’ipotesi alla base è che il tempo di impiegato per leggere un testo corrisponde al tempo necessario per la comprensione, a parità di lunghezza dei testi i diversi tempi di lettura forniscono una buona informazione riguardo la complessità (del compito e/o del testo stesso). → utile per capire la natura dei processi di comprensione. Movimenti oculari : misurazione usata durante i compiti di lettura, è metodo online che aiuta a misurare i processi cognitivi sottostanti alla lettura. Le variabili dipendenti che vengono di solito misurate sono le fissazioni (numero e durata), di solito avvengono tra l’inizio e il centro della parola (anche e secondo i dati pare che essere riguardino le porzioni informative delle parole; e i movimenti saccadici (direzione e latenza) che sono i movimenti oculari rapidi tra le fissazioni (la cui grandezza media è tra i 7 e 9 caratteri). Movimento saccadici di regressione: quando gli occhi tornando in dietro a un passaggio che hanno letto e potenzialmente non compreso. Potenziali evento-relati : misurazione usata non solo in ambito clinico, ma anche per vedere cosa fa il nostro sistema corticale mentre stiamo elaborando uno stimolo. Questo tipo di misurazione è fatta online tramite degli elettrodi posti sul cranio del soggetto e fornisce una misura continua dell’elaborazione che intercorre tra la presentazione dello stimolo e la risposta del soggetto. Il nome è dovuto al fatto che si manifestano dopo uno stimolo, un evento. Spesso al partecipante non viene chiesto nulla, basta la presentazione di uno stimolo (ad es. linguistico) perché un soggetto reagisca, in quanto è importante la risposta che il nostro sistema mette in atto nel momento in cui elabora lo stimolo (es. una frase). Grazie a questa misurazione vari studi hanno mostrato che la rapidità con cui elaboriamo le parole: 100/200 ms dopo che l’immagine ha raggiunto la retina vengono registrate onde (nell’emisfero sinistro se si tratta delle parole, nel destro se si tratta ad esempio di un volto). N400 è l’indice generale della facilità o difficoltà con cui un’informazione viene elaborata (indice di congruenza semantica), questo è sensibile non solo al contesto in cui compare la parola, ma anche alle sue caratteristiche lessicali e quindi per questo si considera questa componente come un indice dell’accesso lessicale, cioè del recupero del significato dalla memoria semantica. Risonanza magnetica funzionale (fMRI): consente di misurare il cambiamento nel flusso sanguigno nel corso dell’esecuzione di un compito, sfruttando le proprietà magnetiche dell’emoglobina nel sangue che variano spontaneamente in funzione della presenza di ossigeno. Permette di acquisire immagini dell’encefalo e di arrivare a mappe delle regioni attivate a partire dagli effetti indiretti dell’attività neuronale. Magnetoencefalografia (MEG): è uno strumento di misurazione che sfrutta le variazioni prodotte dal campo elettromagnetico misurabili sulla superficie dello scalpo attraverso sensori posti a poca distanza dello scalpo. Tali sensori registrano le minuscole variazioni di campo magnetico indotte dall’attività elettrica dei neuroni. Stimolazione magnetica transcranica (TMS): tra tutte la tecnica più invasiva. Nasce come strumento per lo studio del funzionamento del sistema motorio, si è rivelata essere anche uno strumento con grosse potenzialità per la mappatura del cervello. La TMS permette di misurare (in modo temporaneo e reversibile) l’attività dei neuroni corticali. Agisce sulla base della somministrazione di un breve (180.300 ms) e potente impulso magnetico attraverso una bobina di metallo posta su regioni determinate dello scalpo per valutare se la zona stimolata sia chiamata in causa o meno da un certo compito. Altro metodo di ricerca: Metodo osservativo-descrittivo
Emisfero destro: si occupa del comportamento, della visualizzazione 3D, della creatività. Molte info sul modo in cui il cervello umano elabora il linguaggio provengono dallo studio di persone con lesioni che hanno alterato le funzioni linguistiche. L’interesse di studiare è dato dal postulato della costanza : “il comportamento di un soggetto portatore di una lesione cerebrale è determinato dall’attività complessiva del cervello sottraendo la componente danneggiata dalla lesione stessa” Paul Broca (1861): medico francese che si occupa del caso di Legorgne. Il problema era nella produzione linguistica, egli non riusciva a pronunciare nulla se non la sillaba tan. Alla morte del paziente, Broca ne analizzò il cervello e notò che aveva una lesione nella parte infero-posteriore del lobo frontale sinistro, ora denominata appunto area di Broca. Questa, se lesionata porta a un disturbo afasico in cui il paziente anche se è in grado di comprendere linguaggio e possiede altre abilità complesse come il calcolo, avrà comunque delle problematiche nella produzione linguistica. Continuando i suoi studi vide che solo i danni all’emisfero sinistro portavano i pazienti all’afasia, ciò invece non succedeva in casi di deterioramento di aree corrispondenti all’emisfero destro e questo dimostra che noi parliamo grazie all’emisfero sinistro. Carl Wernicke : neurologo tedesco, pensa che il linguaggio sia una forma particolare di movimento volontario e quindi per questo devono esserci centri sensoriali e motori collegati fra loro da vie nervose di connessione specializzati per questa specifica abilità linguistica. Afasia: disturbo della formulazione e della comprensione di messaggi linguistici che consegue a lesioni focali cerebrali in persone che avevano precedentemente acquisito un uso normale del linguaggio. Asimmetria funzionale : la nozione di dominanza emisferica proposta da Jackson rimase immutata fino agli anni 60, in cui non si parla più di dominanza ma di specializzazione emisferica, cioè che entrambi gli emisferi prevalgono a turno o collaborano a seconda della funzione cognitica considerata. Pertanto, i due emisferi cerebrali sono asimmetrici da un punto di vista strutturale, ed esistono asimmetrie anatomiche e funzionali anche nel cervello degli animali. Anche se i due emisferi sono differenti sul piano funzionali, non vi è predominanza dell’uno sull’altro, spiegazione (abbandonata) della dominanza sinistra per il linguaggio era legata al fatto che fosse secondaria all’uso della mano usata nella scrittura. Quindi nasciamo già con le aree specializzate o i due emisferi nascono equipotenziali? Ipotesi dell’invarianza : le aree coinvolte dal linguaggio sono anatomicamente e funzionalmente asimmetriche fin dalla nascita, ovvero l’emisfero sinistro è prioritariamente specializzato per il linguaggio sin dalla nascita, soprattutto per le funzioni linguistiche specifiche come quelle fonologiche e fonetiche. Solo lesioni gravi molto precoci potrebbero far entrare in gioco l’emisfero destro come supporto. Ipotesi del periodo critico : i due emisferi sono equipotenziali alla nascita e la laterizzazione del linguaggio è un portato evolutivo. La specializzazione funzionale dell’emisfero sinistro avviene tramite la maturazione del nostro sistema cognitivo dal II al V anno di vita, per poi diminuire e completarsi entro i 7-11 anni (quindi la flessibilità è solo iniziale). Periodo sensibile corrisponde a quello stadio evolutivo durante il quale il sistema nervoso centrale matura e assume una natura definitiva, in quanto le proprietà anatomiche e funzionali dei neuroni sono particolarmente sensibili a modificazioni basate sull’esperienza.
Periodo critico (proposta da Lennenberg ) corrisponde a questo stadio evolutivo di maturazione durante il quale la presenza o assenza di stimolazioni ambientali avrebbe un effetto particolarmente rilevante, se non cruciale, per lo sviluppo neurale. Solo entro questo periodo l’organismo sarebbe in grado di sviluppare una capacità linguistica, infatti se un bambino in questo periodo non riceve stimolazioni, non riuscirà poi a produrre ed apprendere il linguaggio. Secondo alcuni autori questo periodo critico non interessa solo il linguaggio, ma il processo di crescita si evolverebbe proprio a partire da questa perdita di plasticità nel momento in cui le callule e i processi diventano più specializzati e indipendenti. Il bambino selvaggio (Truffaut): film ispirato a Victor, un bambino francese di 12 anni trovato nei boschi. Ha vissuto fino a quel momento senza contatti con la società e, nonostante le continue stimolazioni, dopo non è riuscito ad apprendere il linguaggio, se non qualche parola. →ci sono vari esempi che dimostrano questa teoria. Ad es. Isabelle che è rimasta segregata (dalla madre) fino ai 6 anni, dopo 18 mesi di riabilitazione linguistica mostrò una quasi completa padronanza del linguaggio, questo perché lei era molto più piccola e non aveva ancora superato il periodo critico. Bilingui : due tipi di bilinguismo L1 = prima lingua (lingua madre) + L2 = seconda lingua (appresa in un secondo momento) Bilinguismo simultaneo: L1 e L2 apprese entrambe dalla nascita. Primo problema: eventuali differenze di lateralizzazione emisferica nei bilingui rispetto ai monoligui Ipotesi dell’età di acquisizione del linguaggio : le eventuali differenze di lateralizzazione emisferica nei bilingui rispetto ai monolingui dipende da quando viene appresa la seconda lingua a distanza dalla prima. Quindi la lateralizzazione del linguaggio dipende dalla vicinanza temporale nell’acquisizione delle due lingue. Ci sarà una differente lateralizzazione se:
produrre una diversa varietà di suoni, ma (al contrario dell’uomo) può deglutire e respirare nello stesso momento. 2 - Capacità dei non umani di acquisire la nostra capacità linguistica Tentativi di insegnare a specie di animali simili a noi a esprimersi linguisticamente → Washoe , anni ’60: primo esempio di essere non umano ad aver imparato la lingua dei segni. In un contesto naturale dopo 5 anni lo scimpanzè ha imparato circa 300 parole/segni (un bambino di 2 anni e mezzo ha un vocabolario di circa 2 mila parole) e insegnò poi spontaneamente i segni alla progenie (forse proprio perché viveva in un ambiente familiare. → Nim Chimsky , anni ’70: fu allevato e studiato in laboratorio, quindi privo di affetto e interazione (a differenza di Washoe). L’esperimento fallì. La selezione naturale è fondamentale, ma da sola non può spiegare l’evoluzione del linguaggio, essa (la selezione) non è quindi l’unica forza ad aver avuto un ruolo, ma è necessario affiancarle anche altri fattori:
Teoria motoria del linguaggio (Liberman, anni ’50): legame tra il sistema motorio e l’origine del linguaggio. Per decodificare un segnale l’ascoltatore ripete dentro di sé i movimenti che il parlante fa per produrre quel messaggio vocale. Parlante ed ascoltatore utilizzano le stesse categorie. Chomsky e l’innatismo : grazie agli studi archeologici e antropologici siamo in grado di collocare la comparsa del linguaggio in Africa tra i 100 mila e i 50 mila anni fa, se si torna indietro di circa 50 mila anni fa non esistono tracce dell’esistenza del linguaggio, quindi (secondo C.) esso sarebbe nato all’improvviso, come un’esplosione di attività creativa. Skinner e il comportamentismo : non c’è nulla di innato nel comportamento, tutto è appreso, ciò lascia poco spazio a una evoluzione biologica del comportamento (e del linguaggio). Per i comportamentisti il linguaggio è una forma di comportamento comparabile alle altre, quindi anche il linguaggio è appreso e non innato. I bambini imparano a parlare correttamente perché sono rinforzati circa l’uso del linguaggio grammaticale. Grazie (anche) a Chomsky si supera la posizione comportamentista: gli stimoli linguistici cui il bambino è esposto nel contesto di appartenenza sono troppo poveri ( teoria della povertà dello stimolo ) e pieni di “rumore” (errori, frasi incomplete o interrotte) per permettere che l’apprendimento del linguaggio avvenga per via imitativa. Inoltre, i bambini imparano il significato di molte parole ben prima di usarle. (es. i bambini udenti di genitori sordi “lallano” normalmente). Secondo questa teoria del linguaggio di Chomsky (l’innatismo) il linguaggio è una capacità innata, è un organo che, al pari di altri, cresce e matura in gran parte indipendentemente dall’ambiente esterno dal quale riceve solo gli input di attivazione necessari. Esso dipende da un apparato, detto “ dispositivo innato per acquisizione del linguaggio ”, il quale costituisce l’equipaggiamento con cui fronteggiamo l’universo linguistico. Questo dispositivo dà origine a una grammatica universale. Le lingue naturali si fondano su questo apparato universale costituito da tratti strutturali, che contiene una serie di “interruttori” che possono assumere valori differenti. Il linguaggio mostra delle proprietà che sono alla base della comunicazione: 1 - Principi : elementi invarianti tra tutte le lingue (innati) 2 - Parametri : caratteristiche locali della grammatica e al modo in cui questa è implementata in una lingua specifica. Se il linguaggio è una capacità innata e quindi non si apprende, significa che le strutture predisposte al linguaggio sono già preformate alla nascita e aspettando di essere attualizzate nel tempo da appropriati input ambientali. Qui si inserisce l’ipotesi del bioprogramma per il linguaggio (Bickerton, 1981) che si basa sullo studio del pidgin (idioma “mix” di varie lingue) e della lingua creola. Il pidgin ha una sintassi molto semplificata, ha solo una componente concettuale, mentre il creolo è composto da frasi sintatticamente complete create spontaneamente dalla prima generazione di bambini nati in queste comunità linguistiche miste, hanno una componente sia concettuale che computazionale. Queste lingue dimostrano che nei bambini è presente una spinta innata a creare delle grammatiche anche quando queste siano assenti nel linguaggio degli adulti (questo supporta l’argomento della povertà dello stimolo ). Conferma dell’idea di Chomsky: ci sono due componenti nella capacità linguistica, una concettuale (la quale fornisce significati di base) e una computazionale (che organizza tali significati e li traduce in enunciati). Pidgin e creolo sono due lingue che corrispondono a stadi diversi nello sviluppo del linguaggio. L’uomo riesce a rappresentarsi e rappresentare ciò che immagina grazie alla sintassi e alla creatività
Parola: sequenza di lettere compresa fra spazi bianchi o micro-pause di parlato (questo nelle lingue di tipo alfabetico, diverso il discorso per lingue come il turco) ≠ stimolo visivo e uditivo Nel caso di una lingua straniera la segmentazione e il riconoscimento delle parole diventa complicato. La percezione del parlato è diversa di quello dello scritto, per il rumore ambientale, per la distribuzione temporale (nel caso del parlato) vs distribuzione spaziale (scritto), perché non c’è il riesame e, infine, non sono marcati i confini delle parole. A favore del parlato interviene la prosodia, che modula il significato inteso dal parlante e anche la struttura sintattica della frase. Il parlato è distribuito nel tempo e chi ascolta non può decidere di indicare quante informazioni gli possono arrivare in un dato momento (che dipendono dalla velocità di parlato del parlante), mentre per lo stimolo visivo è una distribuzione più di tipo spaziale e possiamo avere subito una visione d’insieme, di come sarà il testo da esaminare ed elaborare (con possibilità di rileggere), invece, per lo stimolo uditivo non c’è possibilità di riesame, quindi l’ascoltatore deve stare bem attento alle nfo che gli vengono fornite man mano dal parlante. Il riconoscimento è un processo che parte dal basso (bottom-up), cioè dell’informazione acustica, o è influenzato da info provenienti dall’alto (top-down), cioè dal contesto? Dal contesto. Effetto McGurk : interazione sensoriale, quando ascolto uso anche la vista (interazione tra udito e vista nel riconoscimento di una parola). Riconoscimento e lettura Parole scritte : il riconoscimento delle lettere rappresenta il primo stadio del processo di lettura. I sistemi di scrittura si dividono in: s. logografici, s. sillabici e s. alfabetici
lettere. Ogni demone deve capire se il proprio tratto è presente nella lettera (es. tratto della semicurva, tratto verticale, ecc.) 3 - Per l’elaborazione dei tratti sono incaricati i demoni cognitivi. Ce né uno per ogni lettera dell’alfabeto. Essi si attivano o meno a seconda dei tratti possibili che possono formare una lettera (“urlano” quando ricevono determinate combinazione di tratti). 4 - Infine, c’è il demone decisionale, che “ascolta” l’urlo più forte nel Pandemonium al fine di identificare l’input. Egli identifica la lettera con maggior attivazione e la seleziona. Effetto di superiorità della parola (Reicher, 1969)→ ipotesi: la facoltà di identificazione delle lettere è influenzata dal contesto in cui le lettere stesse vengono presentate. Ipotizza una relazione di causa-effetto tra il tipo di contesto in cui la lettera è presentata (variabile indipendente) e il tempo che impiego a riconoscerla (variabile dipendente).
mezzo attraverso cui il parlante non solo dice qualcosa ma fa anche qualcosa. Un enunciato può avere uno stesso scopo illocutorio (intenzione) ma diversa forza illocutoria (funzione). Capire nel profondo un enunciato significa non solo capire ciò che significa a livello informativo, ma anche capirne la forza illocutoria. Searle : quando non c’è corrispondenza tra questi due livelli (forza e scopo illocutorio) si creano atti linguistici indiretti. Se per comprendere a pieno un atto linguistico dobbiamo cooperare allora siamo gli unici ad aver sviluppato questa capacità a pieno. 2.Il linguaggio è una joint action : cioè un’azione condivisa, eseguita da un insieme di persone che agiscono in coordinazione l’una con l’altra. L’uso del linguaggio inteso come unità condivisa richiede la presenza di almeno due persone, immaginarie, lontane o istituzioni non importa, devono esserci almeno due interagenti nel tempo e nello spazio. Parte da una teoria precedente di Grice : principio di cooperazione : quello che facciamo per comprendere veramente l’atto comunicativo è cooperare, coordinarci. Quindi alla base degli scambi comunicativi vi sarebbe il principio di cooperazione: “conforma il tuo contributo conversazionale a quanto è richiesto, nel momento in cui avviene, dall’intento comune accettato o dalla direzione dello scambio verbale in cui sei impegnato”. Grice propone quindi delle regole\massime per riuscire a trasmettere un atto comunicativo nel modo più appropriato:
sistemi. Quindi: la nostra conoscenza concettuale riguardante tutte le entità di cui abbiamo esperienza diretta, ma non necessariamente, non si baserebbe sulla rappresentazione mentale astratta, amodale asensoriale di essi, al contrario si fonderebbe su questa nostra esperienza sensoriale percettiva e la nostra esperienza motoria. Esp : il metodo sperimentale è composto da quattro punti fondamentali: osservare il fenomeno (quindi porsi delle domande), formulare ipotesi, fare gli esperimenti e infine registrare e analizzare i dati raccolti per poi trarne delle conclusioni. Effetto di superiorità della parola, (Reicher, 1969): l’ipotesi è che la facoltà dell’identificazione delle lettere è influenzata dal contesto in cui quelle parole vengono presentate. In altre parole, si ipotizza che ci sia una relazione di causa-effetto tra il tipo di contesto e il tempo di reazione impiegato per riconoscere la lettera. La variabile indipendente è il contesto (tre livelli: lettera, parola, non-parola) e quella dipendente è il TR. Al partecipante vengono mostrare tre schermate: la prima in cui ci sono le tre possibili condizioni (lettera, parola, non-parola), una intermedia e una in cui vengono presentate due lettere, il compito del partecipante è di individuare quale di queste due lettere era presente nella prima schermata. I tempi di reazione più veloci si hanno quando lo stimolo iniziale è una parola sensata, TR intermedi quando è una lettera, tempi di reazione più lenti quando è una non-parola. I risultati hanno confermato l’ipotesi iniziale: i tempi di reazione sono più lunghi nel caso della non-parola perché non si è pre-attivato niente.