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Psicologia della devianza (storia)
Tipologia: Appunti
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Lezione 6 – La psicologia della devianza
In una lezione precedente, abbiamo visto come una delle caratteristiche di qualunque organizzazione sociale che sia una macro-organizzazione come la società nel suo complesso, la micro-organizzazione come gruppo, uno delle caratteristiche, è l’aspetto normativo, cioè la tendenza a darsi delle norme. L’altra faccia della normatività è la DEVIANZA, e infatti in questa lezione cercheremo di capire che cosa sono, come si formano, in che cosa consistono i meccanismi dei processi della devianza.
Come abbiamo visto a proposito della psicologia dei gruppi, ogni comunità umana, piccola o grande che sia, si dota di regole che devono essere rispettate dai suoi membri, attraverso, per esempio, i meccanismi della pressione sociale che abbiamo esaminato nella lezione sul comportamento del gruppo. L’ Insistenza di una dimensione normativa intrinseca di aggregati sociali umani : Questo porta,naturalmente e inevitabilmente, a sviluppare l’idea complementare della ‚devianza‛. Una definizione canonica della sociologia della devianza, vuole la devianza come comportamento che viola le aspettative istituzionalizzate di una data norma sociale. L’esistenza di una norma genera delle aspettative di comportamento conforme a quella norma, qualunque comportamento che violi questa aspettativa di conformità rispetto alla determinata norma diventa ipso facto (nel momento stesso) DEVIANZA. La norma sociale a sua volta appare suddivisibile in due elementi:
Quindi, la normatività si basa su norme condivise, le norme a loro volta si dividono, si segmentano in due aspetti, in due dimensioni, la dimensione dell’ aspettativa di conformità a quella norma, e la dimensione della sanzione per chi invece non si conforma alla norma stessa. In questi due meccanismi, tra le pieghe di questi due meccanismi, nascono appunto, i processi che chiamiamo di devianza. Per parlare di devianza, dobbiamo parlare anche di NORMALITA’:
Quello di ‚normalità‛ è un concetto che ha una definizione statistico-sociale. Ed è importante sottolineare questo aspetto, perchè per molti decenni, del secolo scorso, c’è stato il tentativo di dare una definizione, una dimensione di tipo criminalistico biologico, al concetto di devianza e di normalità, oggi è scientificamente condiviso il concetto secondo quella normalità a una possibile corretta definizione solo di tipo statistico-sociale. La normalità può, infatti, essere definita come il comportamento di ‚ conformità ‛ con le norme sociali condivise all’interno di una determinata comunità.
Le norme, che sono a fondamento di vivere sociale, di un aggregato di una collettività, sono norme, socialmente definite, hanno una definizione convenzionale, pertengono a quella
Lezione 6 – La psicologia della devianza
determinata società, in quel momento storico, in quel luogo geografico. Quindi essendo una definizione convenzionale di carattere sociale quella di normalità, anche l’altra faccia della normalità, cioè la devianza, non può che essere definita in chiave sociale e non di determinismo biologico.
In teoria, qualsiasi violazione di una norma comunitaria viene a configurare una forma di devianza. Vi sono regole più o meno importanti in una società la cui violazione è soggetta a censura e sanzione sociale, e vi sono comportamenti considerati più o meno ‚sistematicamente‛ devianti. Definire o meno come ‚deviante‛ una condotta implica dunque la considerazione sia della frequenza dei comportamenti di violazione delle norme, sia dell’intensità e della gravità delle medesime violazioni
In teoria, qualsiasi violazione in una data collettività umana, di una norma comunitaria, viene a configurare una forma di devianza. In realtà, ogni società ha le sue regole più o meno importanti, la cui violazione è di conseguenza più o meno soggetta a censura e sanzione sociale. Vi sono quindi comportamenti più gravemente devianti, comportamenti meno gravemente devianti, vi sono comportamenti più sistematicamente devianti e comportamenti meno sistematicamente devianti. Quindi definire o meno come deviante, una condotta, implica una considerazione di tipo appunto socio-statistico, sia della frequenza dei comportamenti della violazione delle norme, sia della intensità e della gravità delle medesime violazioni.
Definita l’idea di normalità, torniamo , perché è importante chiarirlo in un’epoca in cui si ha la tentazione di fughe nel determinismo biologico. Torniamo un attimo sul concetto di devianza:
Con il termine devianza si intende un atto o comportamento (anche solo verbale) di una persona o di un gruppo che viola le norme di una collettività , e che va di conseguenza incontro a una qualche forma di reazione sociale o sanzione
Riassumendo, per devianza si intende un atto o un comportamento anche soltanto verbale, di una persona o di un gruppo che, violi alcune norme, più o meno importanti, più o meno esplicite, più o meno condivise, di una collettività e che di conseguenza , comportamento di violazione, va incontro ad una qualche forma di reazione sociale oppure di sanzione.
Quando la devianza si esprime in atti o comportamenti che violano il codice penale, si parla specificamente di criminalità
Quindi due termini, non sono sinonimi, devianza significa violazione sociale di una norma sociale e le norme di una società sono numerosissime, ci sono norme implicite e norme esplicite, sono norme più importanti e norme meno importanti, ci sono norme codificate in codici civile e penale e norme invece che non ricevono questo livello di codificazione , di ufficializzazione. Quando la violazione, quando la devianza si esprime su altri comportamenti che violano specificamente il codice penale , si parla allora di criminalità e quindi una forma particolare, un sottoinsieme del più ampio insieme della devianza.
Lezione 6 – La psicologia della devianza
soprattutto per reati violenti chiamata SINDROME XYY. I maschi , dal punto di vista dei cromosomi sessuali hanno una configurazione XY , la configurazione XYY è una anomalia genetica per via della quale figura nel patrimonio di questi soggetti, un cromosoma Y in più. Il fatto che nella struttura cromosomica di questi soggetti fosse un cromosoma Y in più, e il fatto che questi soggetti fossero frequentemente ospiti delle prigioni per reati particolarmente violenti ha indotto a ritenere che nella trisomia XYY potesse esserci un marker biologico , un correlato biologico, del comportamento criminale, in realtà queste ricerche sono state successivamente messe in forte discussione soprattutto per questioni di rappresentatività e di correttezza statistica nella scelta del campione. E’ un esempio pratico e concreto di che cosa significhi cercar di sviluppare una teoria biologica di tipo genetico cromosomico, della devianza e del comportamento criminale.
Se da un lato è vero che alcuni fattori di temperamento controllati geneticamente (ad esempio la maggiore o minore resistenza alla frustrazione o la maggiore o minore impulsività), possono in senso lato ‚predisporre‛ in misura maggiore o minore al comportamento deviante, è altrettanto vero che, essendo quello di devianza un concetto socialmente definito, è illusorio pensare di identificare una specifica e univoca ‚biologia della devianza‛
Oggi, a diversi decenni di distanza da questi tentativi un po’ ‚lombrosiani‛ di individuare una genetica, una biologia del comportamento criminale, oggi sappiamo che è vero, sicuramente vero che alcuni fattori di temperamento, controllati geneticamente , ad esempio la maggiore o minore resistenza alla frustrazione , la maggiore o minore impulsività, possono in senso lato predisporre , in misura maggiore o minore, al comportamento deviante e in particolare al comportamento criminale. Sappiamo che questo è vero, ma è altrettanto vero che, essendo quello di devianza un concetto socialmente definito, è illusorio pensare di identificare una specifica e univoca ‚biologia della devianza‛.
Non esiste una specifica, univoca biologia della devianza, esistono dei fattori anche di tipo biologico che possono agire come fattori di rischio, come fattore che aumenta il rischio di sviluppare dei comportamenti devianti o più specificamente dei comportamenti criminali.
Dopo aver visto le teorie biologiche, dopo aver accennato alle teorie di tipo biologico sull’origine della devianza, vediamo le principali ipotesi di tipo psicologico formulate per spiegare, appunto, il comportamento della devianza.
Molti studiosi, gli psicologi e in particolare quelli dell’età evolutiva, ritengono che lo sviluppo di una coscienza morale matura dipenda, fondamentalmente, da una relazione affettiva stabile con un adulto, in particolare con la madre, nella prima infanzia. Quindi l’origine della devianza, dal punto di vista di questo filone di studio psicologico, si potrebbe far risalire a carenze o a deprivazioni della relazione sociale, psicosociale fondamentale della vita che è la relazione delle figure parentali. Il bambino adattato interiorizza i valori parentali (che generalmente riflettono quelli della società), poiché desidera assomigliare ai genitori e teme di perderne l’amore se non si conforma ai loro modelli.
Lezione 6 – La psicologia della devianza
Quando il bambino non riceve , nel primo anno di vita, letteralmente, nei primissimi anni, in particolare nel primo anno di vita, sufficiente amore, sufficiente attenzione, sufficiente accudimento, da parte dei genitori, finisce per non temere nessuna perdita, non avendo ricevuto ciò di cui aveva bisogno, non teme neppure di perderlo; non identificandosi con i genitori che lo rifiutano, egli non interiorizza i loro ruoli. Ciò può portare ad un carente sviluppo di quella particolare dell’istanza psichica, quella struttura mentale che nella psicologia dinamica viene chiamata Super-Io e alla conseguente tendenza a manifestare comportamenti devianti ( teoria della deprivazione affettiva )
Il passaggio logico da capire è il seguente: Se c’è una relazione soddisfacente di soddisfazione affettiva di ‚curing‚ da parte dei genitori nei confronti dei bambini, dei figli nei primi anni di sviluppo mentale, questa condizione di soddisfazione porta ad un processo positivo di interiorizzazione delle figure parentali, compresa la loro dimensione normativa, si forma quindi, si costruisce, quindi nella mente dei bambini il cosi detto SUPER – IO. Cioè una coscienza morale che in qualche modo è la fotocopia della coscienza dei genitori. Quando invece il processo di relazione affettiva , nella primissima infanzia, è insoddisfacente, la mancata sintonia affettiva tra genitori e figli, produce una identificazione, un processo di identificazione parziale, incompleto, addirittura assente con la conseguente impossibilità di formazione di questa struttura di controllo morale che chiamiamo il SUPER – IO. Quindi la deprivazione affettiva finisce per comportare attraverso una serie di passaggi, una DEPRIVAZIONE diciamo così, MORALE, la non maturazione di quella struttura di interiorizzazione del nome, che si chiama coscienza morale. Un’altra possibilità è che nel corso del suo sviluppo, un bambino prenda modelli di identificazione di tipo deviante, E’ anche possibile che nel corso del suo sviluppo, un bambino prenda a modelli di identificazione persone che attuano comportamenti devianti. Questo può generare una vera e propria ‚identificazione deviante‛ che, al pari della mancata identificazione con le figure genitoriali potenzialmente normative, si traduce in una maggiore probabilità di esibire comportamenti devianti
Quindi nell’approccio psicologico, la parola chiave è identificazione, se esiste una identificazione positiva con modelli positivi avviene una formazione di una normale, corretta, funzionante coscienza morale, se invece, a causa di un processo di deprivazione affettiva o per la presenza di modelli devianti di identificazione, non avviene questo processo costruttivo e positivo di identificazione normativa, si genera una carenza morale di fondo che si traduce in una molto più elevata probabilità di manifestare dall’adolescenza in poi, dei comportamenti devianti. Ci sono state anche delle ricerche etologiche che hanno studiato gli effetti della deprivazione affettiva in alcune specie di scimmie, in pratica, diciamo, dei cuccioli di scimmia , Macachi per la precisione, furono separati precocemente dalla madre e messi ad interagire con una madre virtuale, sostanzialmente un pupazzo, con la pelliccia, con un biberon che facesse le veci del seno materno, quindi dal punto di vista della capacità di nutrizione e di protezione fisica , la madre virtuale era altrettanto efficiente della madre fisica, ma mancava la dimensione relazionale, mancava la dimensione affettiva. Bene , la cosa interessante che è stata notata da queste ricerche di etologia sociale è che i cuccioli di macaco sottoposti a questo tipo di deprivazione affettiva, sviluppavano in età adulta delle precise sindromi di disadattamento sociale molto simili a quello che noi chiamiamo comportamento deviante in età adolescenziale.
Lezione 6 – La psicologia della devianza
Quindi la psicologia ci ha dimostrato l’importanza dei processi d’identificazione, la sociologia invece ci ha evidenziato empiricamente l’importanza dei fenomeni di controllo sociale di corretta trasmissione dei valori all’interno di quella speciale agenzia di socializzazione che è appunto la famiglia.
Due parole su degli approcci teorici un po’ più sofisticati che sono sempre più utilizzati dai psicologi sociali per descrivere e comprendere i fenomeni di devianza. Sono la corrente dell' interazionismo simbolico e la teorie delle rappresentazioni sociali.
L' interazionismo simbolico è una prospettiva sociologica, e di psicologia sociale, che esamina le interazioni tra individui e gruppi di individui assumendo che il comportamento umano non nasca da una serie di risposte a singoli stimoli, ma dall‘interpretazione dei significati simbolici attributi agli stimoli stessi E' una variante europea, se vogliamo, di approccio alla ‚social cognition‛. L'espressione è stata coniata da Herbert Blumer in un saggio del 1937 che si rifaceva in parte ai lavori di George Herbert Mead Sono tre i principi dell'interazionismo simbolico, divenuto una vera e propria scuola di pensiero:
Lezione 6 – La psicologia della devianza
L06.05 – FATTORI PREDISPONENT I E PREVENZIONE DELL A DEVIANZA
Vediamo adesso un po’ di applicazione dei concetti che abbiamo visto e vediamo di esporre qualche idea sui fattori che predispongono al comportamento deviante e sugli elementi di rischio.
La maggior parte degli studiosi concorda nel proporre un modello ‚ multicausale ‛ della devianza, (dove non c’è una singola causa, soprattutto non c’è una singola causa biologica o genetico-ereditaria ma ci sono più cause, più fattori di rischio, più fattori potenzialmente causali, che interagendo in modo complesso fra di loro possono aumentare o diminuire la probabilità di un comportamento deviante), condizione sulla quale influiscono fattori in senso lato biologico-temperamentali, psicologici e sociali, in un complesso schema di relazioni reciproche
In particolare, si correlano significativamente con il comportamento deviante, tanto da poter essere utilizzate anche da comunicatori sociali, animatori di territorio come parametri che possono far sospettare un rischio di comportamento deviante in età evolutiva:
Questi sono i cinque fattori più importanti, dal punto di vista, della predisposizione al rischio. Cosa dire, sulla prevenzione e sul trattamento della devianza:
La prevenzione della devianza è soprattutto una questione di anti-anomia di contrasto dell’anomia, quindi è soprattutto una questione di trasmissione di valori condivisi e di modelli di identificazione positivi tanto in famiglia quanto nelle altre principali agenzie di socializzazione ( come ad esempio la scuola)
La prevenzione della devianza è soprattutto una questione di trasmissione di valori condivisi , tanto in famiglia quanto nelle altre principali agenzie di socializzazione (come ad esempio la scuola) Più una società, un gruppo umano, è capace di trasferire ai suoi membri norme e valori in modo coerente ed omogeneo, meno quella società o gruppo è soggetto al fenomeno della devianza Il trattamento della devianza è dunque sostanzialmente un processo di ri-socializzazione progressiva, portando ad una migliore introiezione delle norme di condotta e dei relativi valori sociali
Lezione 6 – La psicologia della devianza
L06.08 – F.A.Q.
E’ vero che la criminalità è in aumento in Italia?