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Psicologia generale bicocca, Dispense di Psicologia Generale

Molto utile per l’esame di psicologia generale, completa di tutto

Tipologia: Dispense

2025/2026

Caricato il 12/02/2026

erghis-cipi
erghis-cipi 🇮🇹

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LA PERCEZIONE - CAP.3 Domanda guida: Perché le cose ci appaiono come appaiono?
Secondo Koffka in “Principi di psicologia della forma” → Esiste una discrepanza tra ciò che c’è
nell’ambiente e ciò che è il risultato del processo percettivo.
La percezione è un processo cognitivo grazie al quale, a partire da stimolazioni sensoriali, otteniamo
informazioni sull’ambiente e guidiamo le azioni.
- SENSAZIONI : Gli organi di senso registrano l’energia nell’ambiente, gli stimoli che
provengono dall’esterno (luce, temperatura, suoni) le risposte fisiologiche sono associate a
esperienze grezze (non rielaborate)
- PERCEZIONI : Le sensazioni sono rielaborate e trasformate in esperienze psicologiche
soggettive e consapevoli (negli oggetti e dell’ambiente che ci circondano)
PROCESSO PERCETTIVO:
Ambiente : manda informazioni, stimolo distale
Organi di senso : la maggior parte saranno informazioni visive ma riguardano tutti i sensi
Cervello : rielabora le informazioni nelle specifiche aree cerebrali che si occupano di quelle funzioni
Muscoli : Le informazioni vengono convertite in una rappresentazione significativa che ci permette
di compiere un’azione efficace
Ambiente : che viene poi rimandata nell’ambiente
→ Ambiente : è presente uno stimolo distale, con caratteristiche fisiche misurabili. é un oggetto
con caratteristiche fisiche indipendenti dall’organismo che le osserva. Sono esempi di stimoli distali
per la visione gli oggetti concreti presenti nell’ambiente che ci circonda (non varia mai nel tempo e
spazio)
→ Organi di senso : Se lo stimolo distale è in grado di emettere energia che i nostri sensi sono in
grado di rilevare, questa energia attiva i diversi recettori negli organi di senso creando lo stimolo
prossimale = immagine retinica. In presenza di luce nell’ambiente, gli oggetti riflettono la luce che
raggiunge la retina e attiva i fotorecettori.
→ Cervello : Il processo percettivo rielabora in stadi successivi fino ai livelli più alti della corteccia
le informazioni presenti nello stimolo prossimale creando una rappresentazione mentale soggettiva
dallo stimolo prossimale, cioè il percetto.
Stimolo distale : Oggetto fisico che riflette/mette energia (qualsiasi oggetto della realtà)
Stimolo prossimale : Energia in grado di attivare gli organi di senso (solo una parte)
Percetto: Prodotto dell’elaborazione dell’informazione
Nella percezione visiva il nostro sistema percettivo non conosce direttamente la proprietà degli
oggetti (forma , dimensione, distanza) ma deve ricostruirla partendo dall’immagine che si forma
sulla retina.
Il processo percettivo parte dalle informazioni codificate dai sensi (stimolo prossimale) e non
conosce lo stimolo distale.
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LA PERCEZIONE - CAP. 3 Domanda guida: Perché le cose ci appaiono come appaiono? Secondo Koffka in “Principi di psicologia della forma” → Esiste una discrepanza tra ciò che c’è nell’ambiente e ciò che è il risultato del processo percettivo. La percezione è un processo cognitivo grazie al quale, a partire da stimolazioni sensoriali, otteniamo informazioni sull’ambiente e guidiamo le azioni.

  • SENSAZIONI : Gli organi di senso registrano l’energia nell’ambiente, gli stimoli che provengono dall’esterno (luce, temperatura, suoni) le risposte fisiologiche sono associate a esperienze grezze (non rielaborate)
  • PERCEZIONI : Le sensazioni sono rielaborate e trasformate in esperienze psicologiche soggettive e consapevoli (negli oggetti e dell’ambiente che ci circondano) PROCESSO PERCETTIVO: Ambiente : manda informazioni, stimolo distale Organi di senso : la maggior parte saranno informazioni visive ma riguardano tutti i sensi Cervello : rielabora le informazioni nelle specifiche aree cerebrali che si occupano di quelle funzioni Muscoli : Le informazioni vengono convertite in una rappresentazione significativa che ci permette di compiere un’azione efficace Ambiente : che viene poi rimandata nell’ambiente → Ambiente : è presente uno stimolo distale, con caratteristiche fisiche misurabili. é un oggetto con caratteristiche fisiche indipendenti dall’organismo che le osserva. Sono esempi di stimoli distali per la visione gli oggetti concreti presenti nell’ambiente che ci circonda (non varia mai nel tempo e spazio) → Organi di senso : Se lo stimolo distale è in grado di emettere energia che i nostri sensi sono in grado di rilevare, questa energia attiva i diversi recettori negli organi di senso creando lo stimolo prossimale = immagine retinica. In presenza di luce nell’ambiente, gli oggetti riflettono la luce che raggiunge la retina e attiva i fotorecettori. → Cervello : Il processo percettivo rielabora in stadi successivi fino ai livelli più alti della corteccia le informazioni presenti nello stimolo prossimale creando una rappresentazione mentale soggettiva dallo stimolo prossimale, cioè il percetto. Stimolo distale : Oggetto fisico che riflette/mette energia (qualsiasi oggetto della realtà) Stimolo prossimale : Energia in grado di attivare gli organi di senso (solo una parte) Percetto: Prodotto dell’elaborazione dell’informazione Nella percezione visiva il nostro sistema percettivo non conosce direttamente la proprietà degli oggetti (forma , dimensione, distanza) ma deve ricostruirla partendo dall’immagine che si forma sulla retina. Il processo percettivo parte dalle informazioni codificate dai sensi (stimolo prossimale) e non conosce lo stimolo distale.

DUE PROBLEMI:

Problema dell’ottica inversa : I sistemi percettivi non conoscono direttamente le proprietà dello stimolo distale, ma debbono ricostruirle a partire dall’informazione disponibile. Quando guardi una tazza di caffè sul tavolo, vedi solo una parte di essa = sulla nostra retina arriva solo un’immagine bidimensionale di luce e colore. Il cervello deve “ricostruire” tutte le caratteristiche dell’oggetto (dimensione, forma, distanza) partendo da immagine limitata. è inverso perché → La retina non conosce direttamente le proprietà dello stimolo, avviene dunque una elaborazione a partire dall’informazione disponibile per poter ottenere una ricostruzione dell’oggetto. Problema dell’indeterminazione ottica : Una singola immagine retinica può corrispondere ad infinite configurazioni nel mondo reale Ci sono molte possibili “realtà” che potrebbero produrre la stessa immagine sulla retina. Non sono molti stimoli prossimali possono originare da uno stesso stimolo distale, ma anche lo stesso stimolo prossimale può derivare da diversi stimoli distali: diversi stimoli distali possono infatti proiettare diverse immagini sulla retina. Molti stimoli → Una sola immagine: Tanti oggetti diversi nel mondo possono generare la stessa immagine retinica Una immagine → Molti stimoli: La stessa immagine retinica può derivare da configurazioni completamente diverse di oggetti Come fa il cervello a scegliere l’interpretazione corretta tra infinite possibilità? nelle costanze percettive. Ricostruire un mondo stabile: Il mondo ricostruito deve essere stabile, veritiero, indipendente dalla stimolazione sensoriale costanza percettiva → processo che corregge il più possibile l’indeterminazione ottica. Obiettivo: far sì che percepiamo le caratteristiche reali e invarianti degli oggetti (vera dimensione, forma, colore, posizione) indipendentemente dalle condizioni di osservazione.

L’informazione nello stimolo prossimale è solo fonte di indizi, la maggior parte del lavoro viene fatto dal nostro processo. Richard Gregory → psicologo secondo il quale la percezione è il tentativo di dare senso allo stimolo prossimale. Visto che la nostra percezione è caotica, cerchiamo la miglior interpretazione possibile date le nostre conoscenze ed esperienze. Esempio del quadro astratto:

  • Se elaboriamo l’opera in botton up vediamo solo due pezzi neri, in alto e in basso alla tela → catturiamo la stimolazione sensoriale senza applicare alcuna interpretazione.
  • Se elaboriamo l’opera in top down e conosciamo il titolo del quadro “the big N” utilizziamo la nostra conoscenza per guardare il quadro in modo del tutto diverso, vedendo una grande N bianca su sfondo nero. Effetto del contesto: Nella teoria top - down non si parla solo di esperienze pregresse che possono influenzare il nostro processo percettivo, ma si riferisce a qualsiasi cosa che vada oltre come le nostre aspettative, le conoscenze in base al contesto culturale → differenza tra realtà e nostra esperienza percettiva.

Dato che il sistema deve portare ad un’interpretazione unica e stabile del segnale in ingresso, la percezione è un processo di inferenza che partendo dagli indizi forniti dallo stimolo prossimale, utilizza strategie euristiche, esperienze precedenti, il contesto o regole predefinite per cercare una rappresentazione dell’ambiente che ci circondi. LA PERCEZIONE VISIVA Tra il 20 % e il 30 % della corteccia è dedicata all’analisi dell’informazione visiva. Le diverse proprietà dello stimolo sono analizzate da processi distinti sia dal punto di vista anatomico, sia dal punto di vista funzionale, e poi combinate per arrivare ad un unico precetto. Importante ricordare che anche se analizziamo i processi separatamente per facilità di comprensione, questi interagiscono a tutti i livelli e agiscono in parallelo. Il modello a due vie → Le informazioni visive arrivano alla corteccia visiva primaria, e sono organizzati in due proiezioni principali

  • La via ventrale (via del “cosa”) va verso il lobo temporale, serve a riconoscere gli oggetti
  • La via dorsale (via del “dove”) va verso il lobo parietale per la localizzazione di oggetti Modello percezione-azione: Studi successivi hanno portato Miller e Goodale a proporre una modifica, il cosiddetto modello percezione-azione. Le due vie elaborano entrambe informazioni visive e spaziali, per scopi diversi: 1 .Via ventrale Vision for perception: Il riconoscimento cosciente, consapevole (via ventrale) → scopo: Riconoscimento consapevole degli oggetti , ti permette di identificare cosa stai vedendo, crea la tua esperienza visiva cosciente. 2 .Via dorsale = “vision for action” visione per agire scopo: guidare i movimenti del corpo, ti permette di interagire fisicamente con gli oggetti, funziona in modo automatico spesso senza consapevolezza Dati di doppia associazione a favore del modello Compito:

LA PERCEZIONE DEL COLORE

Il colore è una caratteristica percettiva e la sua relazione con la caratteristica fisica = la riflettanza del materiale non è lineare né semplice. L’esperienza del colore dipende dalla luce presente nell’ambiente, dalle proprietà della superficie dell’oggetto, dall’occhio e dal sistema nervoso. La luce presente nell’ambiente = Illuminante colpisce la superficie dell’oggetto che assorbe alcune lunghezze d’onda e ne riflette altre (quali assorbe e quali riflette dipendono dalla riflettanza del materiale). La luce riflessa dalla superficie = luminanza raggiunge l’occhio. Il sistema visivo deve estrarre informazioni sulla riflettanza partendo dalla luminanza. Percezione del colore : Per rappresentare tutti i colori si utilizza = sistema di classificazione del colore → esso varia al variare delle tre dimensioni di esperienza del colore:

  • Tinta
  • Saturazione
  • Chiarezza del colore Fenomenologia del colore: Nel linguaggio quotidiano usiamo il termine colore per esprimere fatti diversi della nostra esperienza. Se non vogliamo essere ambigui ddobbiamo usare tre termini diversi:
  • Tinta: Verde/rosso (Dare nomi diversi e distinguerli)
  • Saturazione: Verde sbiadito/verde vivace (Purezza del colore)
  • Intensità/chiarezza: Verde chiaro/verde scuro Per rappresentare tutti i colori che percepiamo viene utilizzato un sistema di classificazione del colore che rappresenta come esso varia al variare delle tre dimensioni di esperienza del colore. Teoria tricromatica del colore Prime fasi della percezione del colore di Young e Helmholtz: L’occhio umano ha tre tipi di fotorecettori dei coni che corrispondono a diverse lunghezze d’onda della luce (corte, medie , lunghe) Ogni cono corrisponde a una diversa lunghezza d’onda ( 3 coni con 3 colori: blu, giallo, rosso → Il resto dei colori è determinato da un mixaggio neurale)

La percezione del colore emerge dalla combinazione dell’attività neurale di questi tre tipi di coni, processo chiamato “mixaggio dei colori” che l’occhio compie intrinsecamente. Questa teoria spiega i vari tipi di deficit della visione dei colori, ipotizzando che uno o più dei tre tipi di ricettori sia mancante o mal funzionante → un determinato fotorecettore non mi permette di catturare una determinata lunghezza d’onda di un colore. Teoria dei processi opposti Hering propose una teoria definita dei processi opposti di colore, che postulava ad un livello di elaborazione successivo rispetto ai coni la presenza di tre canali percettivi. I coni dopo : ho 3 diversi canali percettivi che lavorano attraverso coppie di colori che lavorano in opposizione l’uno dall’altra.

  • Blu - giallo
  • Verde - rosso
  • Bianco - nero Quando una componente è iperstimolata allora si affatica (rosso) e l'altra componente entra in gioco (verde). Ci sono due teorie sulla visione dei colori che sembrano contraddirsi: 1 .Teoria tricromatica Young-Helmholtz → Dice che abbiamo 3 tipi di recettori (coni) Sensibili a:rosso, verde, blu 2 .Teoria dei processi opposti (Hering) → Dice che i colori sono organizzati in coppie opposte Rosso-Verde, Giallo-Blu, Bianco-Nero. Le due teorie descrivono semplicemente livelli diversi del sistema visivo.