









Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity
Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium
Prepara i tuoi esami
Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity
Prepara i tuoi esami con i documenti condivisi da studenti come te su Docsity
Trova i documenti specifici per gli esami della tua università
Preparati con lezioni e prove svolte basate sui programmi universitari!
Rispondi a reali domande d’esame e scopri la tua preparazione
Riassumi i tuoi documenti, fagli domande, convertili in quiz e mappe concettuali
Studia con prove svolte, tesine e consigli utili
Togliti ogni dubbio leggendo le risposte alle domande fatte da altri studenti come te
Esplora i documenti più scaricati per gli argomenti di studio più popolari
Ottieni i punti per scaricare
Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium
ESAME PASSATO BRILLANTEMENTE CON QUESTO PANIERE DI RISPOSTE APERTE DI PSICOMETRIA
Tipologia: Panieri
1 / 16
Questa pagina non è visibile nell’anteprima
Non perderti parti importanti!










01. Descriva i quattro possibili esiti di una ricerca In una ricerca scientifica, dopo aver raccolto e analizzato i dati, si possono ottenere quattro diversi esiti rispetto all’ipotesi formulata: 🔹 Conferma dell’ipotesi – I risultati sostengono l’ipotesi di partenza, mostrando una relazione coerente tra le variabili studiate. 🔹 Smentita dell’ipotesi – I dati contraddicono l’ipotesi, indicando che la relazione prevista non esiste o è diversa da quella ipotizzata. 🔹 Risultato parziale – L’ipotesi viene confermata solo in parte: alcune previsioni risultano corrette, altre no. 🔹 Risultato nullo o indeterminato – I dati non mostrano né conferma né smentita chiara, spesso per limiti metodologici o variabili non controllate. 02. Descriva i passaggi previsti nel metodo scientifico Il metodo scientifico è un processo sistematico che permette di studiare i fenomeni in modo oggettivo e verificabile. I principali passaggi sono: 🔹 Osservazione del fenomeno – Si individua un fatto o comportamento da analizzare. 🔹 Formulazione del problema e dell’ipotesi – Si definisce una domanda di ricerca e si propone una possibile spiegazione. 🔹 Raccolta dei dati – Si scelgono metodi e strumenti (esperimenti, questionari, osservazioni) per ottenere informazioni empiriche. 🔹 Analisi dei dati – Si elaborano e si interpretano i risultati con strumenti statistici o qualitativi. 🔹 Verifica dell’ipotesi – Si stabilisce se i risultati confermano o smentiscono l’ipotesi iniziale. 🔹 Conclusioni e comunicazione dei risultati – Si traggono considerazioni finali e si condividono con la comunità scientifica. 03. Descriva l'ipotesi nulla (H0) e l'ipotesi alternativa (H1) nella teoria Fisheriana Ipotesi nulla (H0): è l’ipotesi di assenza di effetto o relazione tra le variabili studiate; assume che ogni differenza osservata sia dovuta al caso. Ipotesi alternativa (H1): è l’ipotesi che esiste una relazione o effetto reale tra le variabili; rappresenta ciò che il ricercatore cerca di dimostrare. In sintesi, H0 è la posizione di non cambiamento, mentre H1 rappresenta la possibilità di un risultato significativo. 04. Descriva cos’è e a cosa serve la statistica descrittiva La statistica descrittiva è l’insieme di metodi e strumenti che permettono di riassumere, organizzare e descrivere i dati raccolti. Serve a identificare caratteristiche principali del fenomeno studiato, come medie, distribuzioni, tendenze e dispersioni, senza trarre conclusioni sulla popolazione più ampia. 05. Descriva la differenza tra variabile e costante Variabile: è un elemento che può assumere valori diversi tra individui o condizioni (es. età, reddito, livello di stress). Costante: è un elemento che rimane invariato in un’analisi o esperimento (es. sesso in uno studio su maschi adulti, temperatura costante in laboratorio). 06. Descriva le scale di misura qualitative previste dalla teoria della misura formale fornendo un esempio Le variabili qualitative si distinguono in: Nominale: differenzia le categorie senza ordine (es. colore degli occhi: blu, marrone, verde). Ordinale: differenzia le categorie con ordine ma senza intervalli numerici precisi (es. livello di istruzione: scuola media, liceo, università). 07. Descriva le scale di misura quantitative previste dalla teoria della misura formale fornendo un esempio Le variabili quantitative si distinguono in: Intervallo: numeri con ordine e intervalli uguali, ma senza zero assoluto (es. temperatura in gradi Celsius). Rapporto (ratio): numeri con ordine, intervalli uguali e zero assoluto, permettono confronti proporzionali (es. peso in kg, altezza in cm). 08. Descriva la differenza tra tabella dei dati grezzi e tabella delle frequenze
intervallo si verifica (frequenze), semplificando l’analisi.
09. Riportare la definizione di: frequenza assoluta; frequenza percentuale; frequenza cumulata Frequenza assoluta (f): numero di volte in cui un valore o una categoria si ripete nel campione. Frequenza percentuale (%): percentuale della frequenza assoluta sul totale dei dati, calcolata come
f / N × 100. Frequenza cumulata (F): somma delle frequenze assolute di tutti i valori fino a un certo punto, utile per rappresentare dati crescente o decrescente.
10. Descriva i grafici a barre, indicando per quali variabili sono adeguati e quali elementi li compongono. Far riferimento ai grafici relativi a una sola variabile I grafici a barre rappresentano dati categorici o discreti di una sola variabile. Sono adeguati a variabili qualitative nominali o ordinali, ma anche a variabili quantitative discrete.
Elementi principali: Asse verticale (ordinate): rappresenta la frequenza o la percentuale dei valori. Asse orizzontale (ascisse): rappresenta le categorie o i valori della variabile. Barre: rettangoli di altezza proporzionale alla frequenza della categoria; generalmente separate per evidenziare le categorie distinte.
11. Descriva i grafici a torta, indicando per quali variabili sono adeguati e quali elementi li compongono. Far riferimento ai grafici relativi a una sola variabile. I grafici a torta mostrano come le categorie di una variabile rappresentino percentuali del totale. Sono ideali per variabili qualitative nominali. Il cerchio è diviso in spicchi, ciascuno proporzionale alla frequenza della categoria, e corredato da etichette o legenda che indicano a quale categoria corrisponde. 12. Descriva i passi necessari per scegliere i grafici e le tabelle per descrivere i dati raccolti Per rappresentare i dati in modo chiaro, si seguono questi passi:
Formula: (^) x´ =
∑ x (^) i
n
Esempio: dati = 3, 5, 7, 9 → x´ =
3 + 5 + 7 + 9
4
= 6
16. Definisca la moda e fornisca un esempio di calcolo La moda è il valore o la categoria che compare con maggiore frequenza in un insieme di dati.
17. Definisca la moda e la media sottolineando le differenze Moda: indica il valore più frequente; può essere utilizzata anche per variabili qualitative; non considera tutti i dati. Media aritmetica: rappresenta il valore medio, calcolato sommando tutti i dati e dividendo per il numero totale; si applica solo a variabili quantitative e considera tutti i valori. Differenza principale: la moda evidenzia la frequenza, la media rappresenta il valore centrale ponderato dai dati. 18. Descriva la moda La moda è un indice di tendenza centrale che identifica il valore più ricorrente in un insieme di dati.
(più valori ricorrenti).
19. Descriva la mediana La mediana è il valore che divide a metà un insieme di dati ordinati, in modo che metà dei valori sia inferiore e metà superiore.
perché non viene influenzata da essi.
30. Definisca i quantili e poi la tipologia quartile e terzile Quantili: punti che suddividono i dati in frazioni uguali. Quartili: dividono i dati in 4 parti uguali (Q1 = 25%, Q2 = 50%, Q3 = 75%). Terzili: dividono i dati in 3 parti uguali (33% – 66%). 31. Definisca i quantili e poi la tipologia quartile e percentile I quantili sono valori che suddividono una distribuzione ordinata in parti uguali. Tra i più usati:
all’intero campione.
32. Descriva le caratteristiche della curva normale La curva normale è una distribuzione teorica con queste proprietà:
33. Descriva gli elementi che compongono un istogramma della distribuzione di frequenza dei punteggi Un istogramma di frequenza è composto da:
34. Descriva le caratteristiche principali della rappresentazione grafica della curva normale La curva normale, rappresentata graficamente, presenta:
35. Descriva la curtosi e la skewness (asimmetria) La skewness misura il grado di asimmetria di una distribuzione. Se è positiva, la coda è più lunga a destra; se è negativa, la coda è più lunga a sinistra; se è zero, la distribuzione è simmetrica come la normale. La curtosi, invece, indica quanto una distribuzione è più appuntita o più appiattita rispetto alla normale. Una distribuzione leptocurtica è più “stretta e alta”, una platicurtica è più “larga e bassa”, mentre una mesocurtica coincide con la normale. 36. Descriva gli indici che si utilizzano per verificare se una distribuzione di punteggi si discosta dalla distribuzione normale Per valutare se una distribuzione si discosta dalla curva normale si analizzano principalmente:
compatibilità con la distribuzione normale;
37. Descriva le caratteristiche di un istogramma cumulativo L’istogramma cumulativo mostra la progressiva somma delle frequenze fino a ciascuna classe. Le sue barre rappresentano quindi una crescita continua e non decrescente. È utile per individuare rapidamente percentili, mediane e quartili, perché rende evidente la distribuzione cumulata dei dati. 38. Descriva la differenza tra le distribuzioni di frequenza unimodali, bimodali e multimodali. Una distribuzione è detta unimodale quando presenta un solo picco di frequenza, bimodale quando ne mostra due, e multimodale quando i picchi sono tre o più. Il numero di “modi” rivela la presenza di uno o più gruppi diversi all’interno dei dati.
39. Descriva il significato della seguente funzione F(X) = P(x ≤𝑋) La funzione F(X) rappresenta la funzione di distribuzione cumulativa: indica la probabilità che un valore della variabile casuale sia minore o uguale a X. È una funzione crescente che va da 0 a 1, utile per interpretare la posizione di un punteggio all’interno della distribuzione. 40. Descriva come sono strutturate e a cosa servono le tabelle di significatività della curva normale
Le tabelle della curva normale riportano i valori z e la probabilità cumulativa corrispondente sotto la curva normale standard. Sono strutturate in righe e colonne che consentono di trovare rapidamente l’area (cioè la probabilità) associata a un punteggio z. Servono per calcolare percentili, probabilità, p-value, e per interpretare risultati statistici standardizzati.
41. Descriva la distribuzione normale standard La distribuzione normale standard è una particolare curva normale che ha media = 0 e deviazione standard =
quantitativa (ad es. media, deviazione standard, n).
Grafici
la distribuzione della variabile quantitativa per ciascun gruppo.
sull’asse y le medie della variabile quantitativa.
43. Descriva le tabelle e i grafici che sono più utilizzati per rappresentare la relazione tra 2 variabili quantitative, indicando gli elementi che li compongono (ad esempio, cosa c'è sugli assi dei grafici e nelle righe/colonne delle tabelle) Per due variabili quantitative si utilizzano: Tabelle
relazione lineare tra le variabili.
Grafici
Ogni punto rappresenta una coppia di valori. Permette di vedere relazione, direzione e forza dell’associazione.
44. Descriva le tabelle e i grafici che sono più utilizzati per rappresentare la relazione tra 2 variabili nominali, indicando gli elementi che li compongono (ad esempio, cosa c'è sugli assi dei grafici e nelle righe/colonne delle tabelle) Quando entrambe le variabili sono qualitative, gli strumenti più usati sono: Tabelle
combinazione delle categorie.
Grafici
categorie della seconda variabile.
45. Descriva le tabelle di contingenza, indicando cosa è contenuto: nella prima riga, nella prima colonna, nell'ultima riga, nell'ultima colonna e nelle celle al centro della tabella Una tabella di contingenza mostra la relazione tra due variabili qualitative ed è strutturata così:
55. In una ricerca si vuole calcolare la correlazione tra punteggio di estroversione a un questionario di personalità e numero feste frequentante in un anno. Descrivere quale procedura di analisi si può utilizzare e i possibili risultati. Poiché entrambe le variabili sono quantitative, si utilizza il coefficiente r di Pearson. Possibili risultati:
Si può anche verificare la significatività statistica per capire se la relazione è affidabile.
56. In una ricerca si vuole calcolare la correlazione tra abilità di lettura e voto all'esame di maturità. Descrivere quale procedura di analisi utilizzare e i possibili risultati Anche qui entrambe le variabili sono quantitative, quindi si utilizza il coefficiente r di Pearson. Possibili risultati:
Si verifica poi la significatività per stabilire se la correlazione è attendibile.
57. Descrivere il coefficiente di determinazione È il quadrato di r e indica la percentuale di varianza di una variabile spiegata dall’altra. Esempio: r =0.50 → R² = 0.25 → il 25% della variabilità è spiegata dalla relazione. 58. Descrivere il coefficiente Rho di Spearman È una misura della correlazione tra ranghi. Valuta la relazione monotona (non necessariamente lineare) ed è usato quando i dati non rispettano i presupposti di Pearson o quando le variabili sono ordinali. 59. Descrivere i passaggi per il calcolo del coefficiente Rho di Spearman 🔹 Ordinare i dati e assegnare i ranghi. 🔹 Calcolare la differenza tra i ranghi delle due variabili. 🔹 Elevare al quadrato le differenze.
🔹 Applicare la formula: ρ = 1 −
6 ∑ d
2
n ( n
2 − 1 )
60. Descrivere differenze e similitudini tra il coefficiente r di Pearson e Rho di Spearman Somiglianze: entrambi misurano la forza e la direzione della relazione. Differenze:
61. Definire popolazione e campione 🔹 Popolazione: insieme completo degli individui di interesse. 🔹 Campione: sottoinsieme della popolazione usato per fare inferenze. 62. Descrivere la differenza tra popolazione infinita e totalmente reperibile portando anche degli esempi
63. Definire il campionamento casuale o randomizzato Tecnica in cui ogni elemento della popolazione ha la stessa probabilità di essere estratto. Riduce i bias e garantisce rappresentatività. 64. Descrivere i pro e i contro del campione probabilistico e non probabilistico Probabilistico:
Non probabilistico:
65. Elencare i tipi di campionamento probabilistico e i tipi di campionamento non probabilistico Nel campionamento probabilistico ogni individuo della popolazione ha una probabilità nota e non nulla di essere selezionato, garantendo maggiore rappresentatività. Ne fanno parte:
Nel campionamento non probabilistico la probabilità di inclusione non è nota e la scelta può introdurre bias; è usato quando il campione probabilistico non è praticabile. Include:
66. Descriva il campionamento casuale semplice Il campionamento casuale semplice seleziona i partecipanti in modo completamente casuale, dando a ogni individuo della popolazione la stessa probabilità di essere scelto. Si usa un’estrazione casuale (software, numeri casuali, urna). È il metodo più rigoroso ma richiede una lista completa della popolazione. 67. Descriva il campionamento stratificato Nel campionamento stratificato la popolazione è suddivisa in strati omogenei (es. genere, fascia d’età, area geografica). Da ogni strato si estrae un campione casuale, proporzionale o uguale alla dimensione dello strato. Garantisce rappresentatività e riduce l’errore di campionamento. 68. Descriva il campionamento per clusters o a grappoli Nel campionamento a grappoli si selezionano interi gruppi naturali (classi scolastiche, reparti, quartieri), non i singoli individui. Si estraggono alcuni cluster casualmente e si studiano tutti i membri del cluster o un sotto-campione. È utile quando la popolazione è vasta e dispersa, ma riduce la precisione rispetto allo stratificato. 69. Descriva le tre proprietà della probabilità descritte da Kolmogorov
Primo assioma: Le probabilità non possono essere negative → P ( A ) ≥ 0.
Secondo assioma: L’evento certo ha probabilità totale pari a 1 → P ( Ω )= 1.
71. Descrivere la regola dell'addizione e della moltiplicazione Regola dell’addizione Per eventi mutuamente esclusivi: P ( A ∪ B )= P ( A )+ P ( B )
Per eventi qualunque: P ( A ∪ B )= P ( A )+ P ( B )− P ( A ∩ B ) Regola della moltiplicazione Per eventi indipendenti: P ( A ∩ B )= P ( A ) ⋅ P ( B )
Per eventi dipendenti: P ( A ∩ B )= P ( A ) ⋅ P ( B ∣ A )
72. Descriva la probabilità condizionata La probabilità condizionata è la probabilità che un evento A si verifichi dato che l’evento B è già accaduto.
Formula: P ( A ∣ B )=
P ( A ∩ B )
P ( B )
Permette di aggiornare le probabilità alla luce di nuove informazioni.
73. Cosa intendiamo quando parliamo di intervallo di confidenza? L’intervallo di confidenza è un intervallo entro cui si stima che cada il vero valore del parametro della popolazione (es. media), con un certo livello di sicurezza (es. 95%). Non garantisce la certezza, ma indica l’affidabilità della stima: intervalli stretti = stime più precise. 74. Quali sono i passaggi principali del processo di verifica delle ipotesi? 🔹 Formulare H0 (nessun effetto) e H1 (effetto presente). 🔹 Stabilire livello di significatività α (es. 0,05). 🔹 Scegliere il test statistico appropriato. 🔹 Calcolare la statistica del test (t, r, F…). 🔹 Confrontare con il valore critico o interpretare il p-value. 🔹 Concludere se rifiutare o non rifiutare H0. 75. Sintetizzi le caratteristiche principali della significatività statistica. La significatività indica se un risultato è improbabile da ottenere per caso, assumendo vera H0. Un risultato è significativo quando p < α. Non indica la grandezza dell’effetto, ma solo che l’effetto è statisticamente affidabile.
sono andati al nido con un gruppo di bambini che non hanno frequentato il nido. Il risultato del t-test è 6.7, il valore del t critico è 5.6. Che tipo di t-test è stato condotto e cosa si può concludere da questo risultato? 🔹 Tipo di test: t-test per campioni indipendenti (due gruppi diversi). 🔹 Risultato: t = 6.7 > t critico = 5.6 → H0 rifiutata. 🔹 Conclusione: differenza significativa nei punteggi di estroversione tra i due gruppi.
88. Descrivere gli assunti per poter utilizzare il t-test per campioni indipendenti 🔹 Normalità della distribuzione dei punteggi in ciascun gruppo. 🔹 Indipendenza delle osservazioni. 🔹 Omoscedasticità (varianze uguali nei due gruppi). 89. In una ricerca è stato confrontato il punteggio depressione di un gruppo di pazienti che ha seguito una psicoterapia con quello di pazienti che non ha seguito una psicoterapia. Il risultato del t-test è 8.3, il valore del t critico è 4.2. Che tipo di t-test è stato condotto e cosa si può concludere da questo risultato? 🔹 Tipo di test: t-test per campioni indipendenti. 🔹 Risultato: t = 8.3 > t critico = 4.2 → H0 rifiutata. 🔹 Conclusione: la psicoterapia produce una differenza significativa nei livelli di depressione. 90. In una ricerca è stato confrontato il punteggio depressione di un gruppo di pazienti che ha seguito una psicoterapia con quello di pazienti che non ha seguito una psicoterapia. Il risultato del t-test è 5.6, il valore del t critico è 7.3. Che tipo di t-test è stato condotto e cosa si può concludere da questo risultato? 🔹 Tipo di test: t-test per campioni indipendenti. 🔹 Risultato: t = 5.6 < t critico = 7.3 → H0 non rifiutata. 🔹 Conclusione: la psicoterapia non produce una differenza significativa. 91. In una ricerca è stato confrontato il punteggio di estroversione di un gruppo di bambini che sono andati al nido con un gruppo di bambini che non hanno frequentato il nido. Il risultato del t-test è 3.4, il valore del t critico è 5.6. Che tipo di t-test è stato condotto e cosa si può concludere da questo risultato? Tipo di test: t-test per campioni indipendenti. Risultato: t = 3.4 < 5.6 → H0 non rifiutata. Conclusione: nessuna differenza significativa. 92. Descrivere il test del chi-quadro Il chi-quadro valuta se esiste un’associazione significativa tra due variabili categoriali, confrontando le frequenze osservate con quelle attese in assenza di relazione. 93. Descrivere su quale confronto si basa il test del chi-quadro Il test confronta:
con le
Maggiore è la discrepanza, maggiore è il chi-quadro.
94. Descrivere in quali condizioni è preferibile utilizzare i test non parametrici Quando gli assunti dei test parametrici non sono rispettati, cioè:
95. Descrivere le principali differenze tra test statistici parametri e test statistici non parametrici 🔹 Parametrici: richiedono normalità, varianze omogenee, usano dati intervallari/razionali, sono più potenti. 🔹 Non parametrici: pochi assunti, funzionano con dati ordinali o nominali, meno potenti ma più flessibili. 96. descriva il test dei segni e il procedimento usato per calcolarlo Valuta differenze tra due misure correlate usando solo il segno (+/–) della differenza. Procedura:
Alternativa non parametrica al t-test per campioni correlati. Procedura:
Descrive che ogni misurazione contiene una componente reale e una parte di errore.
102. Descrivere il test per la valutazione del rapporto tra varianze
È il test F (o test di Fisher), che confronta la varianza di due gruppi per verificare se sono statisticamente uguali. È fondamentale per verificare l’assunto di Omoscedasticità nei test parametrici.
103. A cosa ci riferiamo quando parliamo di gradi di libertà? I gradi di libertà (df) indicano quanti valori possono variare liberamente nel calcolo di una statistica, dopo aver imposto dei vincoli (come la media). Rappresentano la quantità di informazione effettivamente disponibile per stimare varianza e per eseguire test come t, F o chi-quadro. In pratica: più df = stima più precisa e test più affidabile. 104. descriva e confronti l'ANOVA ad una via e quella a misure ripetute ANOVA a una via
ANOVA a misure ripetute
Differenza essenziale
105. descriva brevemente i diversi tipi di ANOVA L’ANOVA è una famiglia di procedure statistiche che permette di confrontare le medie di più gruppi verificando se le differenze osservate sono significative. Esistono diversi tipi di ANOVA, ciascuno legato al disegno di ricerca. L’ANOVA a una via è la versione più semplice: confronta tre o più gruppi sulla base di una sola variabile indipendente. L’ANOVA a misure ripetute si applica quando gli stessi soggetti vengono valutati in condizioni diverse, riducendo la variabilità dovuta alle differenze individuali. Le ANOVA fattoriali includono invece due o più variabili indipendenti, permettendo di valutare sia gli effetti principali dei singoli fattori sia le loro interazioni. L’ANOVA mista combina gruppi indipendenti e misure ripetute nello stesso disegno. Infine, la MANOVA estende il modello a più variabili dipendenti analizzate simultaneamente, utile quando si vuole cogliere un effetto complessivo su più esiti insieme. 106. Descrivere l'ANOVA a una via L’ANOVA a una via è la versione di base dell’analisi della varianza e consente di confrontare la media di tre o più gruppi indipendenti quando c’è una sola variabile indipendente. Il metodo si basa sulla scomposizione della variabilità
115. Descrivere l'ANOVA fattoriale o a due vie L’ANOVA fattoriale, o a due vie, permette di analizzare contemporaneamente due variabili indipendenti e il loro effetto su una variabile dipendente quantitativa. Consente di verificare:
maggiore potenza e minori correzioni.
gruppi. Richiedono correzioni (es. Bonferroni, Tukey) per evitare errori di Tipo I.
120. In una ricerca è stata utilizzata la regressione per predire l'abilità di calcolo in base al quoziente intellettivo. L'equazione di regressione è Y = 2 + 3X. Identificare qual è la variabile X e la variabile Y e cosa significano i due parametri stimati. 🔹 X: variabile predittore → quoziente intellettivo (QI). 🔹 Y: variabile criterio → abilità di calcolo. 🔹 Parametro 2 (intercetta): valore previsto di Y quando X = 0. 🔹 Parametro 3 (coefficiente angolare): quanto aumenta l’abilità di calcolo per ogni punto aggiuntivo di QI. 121. Definire i 2 parametri che vengono stimati per individuare la retta di regressione La regressione stima:
125. Definisca il concetto di dimensione dell'effetto e descriva una tecnica per misurarla La dimensione dell’effetto indica quanto è grande l’effetto osservato, indipendentemente dalla significatività statistica. Fornisce una misura dell’importanza pratica dei risultati. Una tecnica comune è Cohen’s d, che esprime la differenza tra due medie in unità di deviazione standard. 126. Descriva brevemente la meta-analisi La meta-analisi è una tecnica statistica che combina i risultati di molti studi su uno stesso tema per ottenere una stima complessiva dell’effetto. Permette di aumentare la potenza statistica, capire la coerenza dei risultati e valutare quali fattori moderano l’effetto. 127. Descriva i 2 obiettivi della meta-analisi La meta-analisi ha due obiettivi principali:
131. Elenchi i 7 step per condurre una meta-analisi 🔹 Definire la domanda di ricerca e gli obiettivi. 🔹 Stabilire criteri di inclusione/esclusione per gli studi. 🔹 Ricerca sistematica della letteratura disponibile. 🔹 Estrazione dei dati rilevanti da ciascuno studio. 🔹 Calcolo delle dimensioni dell’effetto per ogni studio. 🔹 Analisi statistica per combinare gli effetti e stimare l’effetto complessivo. 🔹 Interpretazione dei risultati e valutazione di moderatori, bias e qualità degli studi. 132. Definire l'affidabilità come coerenza interna ed elencare i principali metodi per misurarla L’affidabilità come coerenza interna misura quanto gli item di uno stesso test siano coerenti tra loro nel misurare la stessa costruzione psicologica. I principali metodi per valutarla sono:
133. Descrivere l'affidabilità misurata come accordo tra valutatori L’affidabilità come accordo tra valutatori (inter-rater reliability) misura quanto diversi osservatori o giudici forniscono valutazioni coerenti sugli stessi soggetti o eventi. I metodi principali includono:
147. In una ricerca è stata utilizzata l'ANOVA per confrontare la propensione all'attività sportiva tra maschi
e femmine. Il parametro F calcolato è 6,7, il valore di F critico è 9.6. Che tipo di ANOVA è stata condotta e cosa si può concludere da questo risultato? 🔹 Tipo di ANOVA: ANOVA a una via (2 gruppi indipendenti: maschi vs femmine). 🔹 Decisione: 6,7 < 9,6 → non rifiuto H0. 🔹 Conclusione: non ci sono differenze statisticamente significative tra maschi e femmine nella propensione all’attività sportiva.