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QR code cos'è e come funziona, Appunti di Informatica

Cos'è il QR code, come funziona e le sue applicazioni

Tipologia: Appunti

2020/2021

Caricato il 25/01/2021

Utente sconosciuto
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Un codice QR (QR Code) è un codice a barre bidimensionale (o codice 2D) ossia
a matrice, composto da moduli neri disposti all'interno di uno schema bianco di
forma quadrata, impiegato tipicamente per memorizzare informazioni
generalmente destinate a essere lette tramite uno smartphone.
Il nome "QR" è l'abbreviazione dell'inglese Quick Response ("risposta rapida"),
in virtù del fatto che il codice fu sviluppato per permettere una rapida
decodifica del suo contenuto.
Il codice QR fu sviluppato nel 1994 dalla compagnia giapponese Denso
Wave, per tracciare i pezzi di automobili nelle fabbriche di Toyota. Vista la
capacità del codice di contenere più dati di un codice a barre, fu in seguito
utilizzato da diverse industrie per la gestione delle scorte.
Nel 1999 Denso Wave ha distribuito i codici QR, ridefinendoli come
standard ISO, sotto licenza libera, favorendone così la diffusione in Giappone.
Nello stesso anno NTT docomo, la principale compagnia di telefonia mobile del
paese, ha lanciato i-mode, un sistema per l'utilizzo del web dal telefono
cellulare. In poco tempo i-mode divenne molto popolare tra i giapponesi, e già
all'inizio del XXI secolo cominciavano ad essere sviluppate applicazioni per
cellulari orientate verso la comodità.
In questo contesto di sviluppo pervasivo del web mobile nella vita quotidiana
dei giapponesi, i codici QR si rivelarono utili per rendere immediato l'accesso
alle informazioni attraverso una semplice azione sullo smartphone, evitando
così la difficoltà di inserimento manuale. NTT docomo ha stabilito
lo standard de facto per la codifica degli URL, le informazioni di contatto, e
molti altri tipi di dati.
Così, dalla seconda metà degli anni 2000, divennero sempre più comuni
le pubblicità che ricorrevano all'uso dei codici QR stampati sulle pagine
di giornali e riviste, o sui cartelloni pubblicitari, per veicolare facilmente
indirizzi e URL.
In Europa e negli Stati Uniti la diffusione dei codici QR è stata lenta, ma dalla
fine degli anni 2000, favorita anche dallo sviluppo del mercato
degli smartphone, la tecnologia ha acquistato maggiore notorietà, anche
in Italia. Tuttavia, con la diffusione su larga scala dei codici QR mediante i
dispositivi mobili, nel 2014 Federprivacy ha evidenziato che possono essere
facilmente utilizzati per scopi dannosi, trasmettendo virus, istruzioni malevole,
e attivare altre azioni indesiderate. Accanto alla definizione QR Code prende
piede una definizione più esplicita: mobtag. Sono infatti molte le applicazioni
gratuite di lettura dei QR distribuite sia dal Play Store, che da App Store o da
altri siti web. Inoltre diversi siti, tra cui l'open source ZXing Project, offrono
l'opportunità di generare i codici gratuitamente.

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Un codice QR ( QR Code ) è un codice a barre bidimensionale (o codice 2D) ossia a matrice, composto da moduli neri disposti all'interno di uno schema bianco di forma quadrata, impiegato tipicamente per memorizzare informazioni generalmente destinate a essere lette tramite uno smartphone. Il nome "QR" è l'abbreviazione dell'inglese Quick Response ("risposta rapida"), in virtù del fatto che il codice fu sviluppato per permettere una rapida decodifica del suo contenuto. Il codice QR fu sviluppato nel 1994 dalla compagnia giapponese Denso Wave, per tracciare i pezzi di automobili nelle fabbriche di Toyota. Vista la capacità del codice di contenere più dati di un codice a barre, fu in seguito utilizzato da diverse industrie per la gestione delle scorte. Nel 1999 Denso Wave ha distribuito i codici QR, ridefinendoli come standard ISO, sotto licenza libera, favorendone così la diffusione in Giappone. Nello stesso anno NTT docomo, la principale compagnia di telefonia mobile del paese, ha lanciato i-mode, un sistema per l'utilizzo del web dal telefono cellulare. In poco tempo i-mode divenne molto popolare tra i giapponesi, e già all'inizio del XXI secolo cominciavano ad essere sviluppate applicazioni per cellulari orientate verso la comodità. In questo contesto di sviluppo pervasivo del web mobile nella vita quotidiana dei giapponesi, i codici QR si rivelarono utili per rendere immediato l'accesso alle informazioni attraverso una semplice azione sullo smartphone, evitando così la difficoltà di inserimento manuale. NTT docomo ha stabilito lo standard de facto per la codifica degli URL, le informazioni di contatto, e molti altri tipi di dati. Così, dalla seconda metà degli anni 2000, divennero sempre più comuni le pubblicità che ricorrevano all'uso dei codici QR stampati sulle pagine di giornali e riviste, o sui cartelloni pubblicitari, per veicolare facilmente indirizzi e URL. In Europa e negli Stati Uniti la diffusione dei codici QR è stata lenta, ma dalla fine degli anni 2000, favorita anche dallo sviluppo del mercato degli smartphone, la tecnologia ha acquistato maggiore notorietà, anche in Italia.^ Tuttavia, con la diffusione su larga scala dei codici QR mediante i dispositivi mobili, nel 2014 Federprivacy ha evidenziato che possono essere facilmente utilizzati per scopi dannosi, trasmettendo virus, istruzioni malevole, e attivare altre azioni indesiderate. Accanto alla definizione QR Code prende piede una definizione più esplicita: mobtag. Sono infatti molte le applicazioni gratuite di lettura dei QR distribuite sia dal Play Store, che da App Store o da altri siti web. Inoltre diversi siti, tra cui l'open source ZXing Project, offrono l'opportunità di generare i codici gratuitamente.