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Raffaello caravgggio e artemisia riassunti
Tipologia: Appunti
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Vasari sostiene che la causa della sua morte è l’aver avuto molte donne e aver contratto una malattia venerea. Nel ‘700 il suo corpo è stato riesumato ed era intatto, quindi, probabilmente è stato avvelenato con dell’arsenico. Nasce ad Urbino nel 1483, (quasi coetaneo di Michelangelo e 30 anni di differenza con Leonardo). Si forma nella bottega del padre, che era un discreto pittore, Giovanni Santi, e cresce nella corte di Federico Montefeltro, duca di Urbino. Vive un’infanzia tranquilla fino a 8 anni, quando perde la madre e a 11 anni perde anche il padre. Va a studiare nella bottega del Perugino ma a 15 anni riesce a lavorare da solo e porta avanti la bottega paterna. All’inizio del ‘500 Raffaello sarà uno dei giovani più promettenti del panorama italiano e sarà il pittore più richiesto in Umbria.
Urbino, scrive una lettera di raccomandazione per far partecipare Raffaello durante l’esecuzione di un’opera d’arte, va quindi a visitare il David. Si trasferisce a Firenze dove studia il David e apprezzerà molto le opere di Michelangelo. Dal 1508 Raffaello e Michelangelo si trovano a Roma insieme dove avranno un rapporto odio-amore. Odio perché dovevano dividersi i lavori papali, con Raffaello si schiera Bramante mentre con Michelangelo si schiera Sebastiano Del Piombo, il quale non aveva buoni rapporti quasi con nessuno. Michelangelo lavorava da solo per la realizzazione di ogni opera, mentre Raffaello si circondava di molti apprendisti lasciandogli tutti i segreti del mestiere per completare tutte le opere e arricchirsi. A livello stilistico, Raffaello utilizza il chiaro-scuro e utilizza colori vivaci che rendeva ancora più brillanti con l’utilizzo della luce (dai fiamminghi). Lui fa una nuova scoperta: la velatura a calce = utilizzava acqua e calce diluita e, dopo che si era indurito l’affresco, utilizzava questa velatura sui colori che, una volta essiccati, diventavano molto brillanti, per questo i colori di Raffaello sono unici, sia perché li saturava sempre di più e sia per questa sua nuova tecnica.
Raffaello dopo l’uccisione di Grifonetto Baglioni (protagonista del quadro, infatti si trova in posizione centrale) che viene ucciso in una faida per il controllo di Perugia. Grifonetto muore sul posto, arriva la mamma Atalanta Baglioni e resta molto scossa. Quindi commissiona quest’opera a Raffaello per ricordare il figlio. Raffaello lo fa in termini religiosi ed infatti rappresenta il trasporto di Cristo al Sepolcro. La scena è drammatica, infatti, si nota dalle urla di disperazione della donna al centro che è la Maddalena e la donna che sviene rappresenta la madre del ragazzo. Poi vi è la moglie del ragazzo, Zenobia, lei è appena giunta sul posto e si nota dal movimento di capelli. Per anni si pensava che nel quadro ci fosse San Pietro ma, San Pietro, con la storia del Sepolcro non c’entra niente (si diceva che fosse San Pietro per gli abiti che sono in giallo e verde) ma in realtà quel personaggio è Nicodemo, seguace e fedele di Gesù che lo accompagna al Sepolcro con Giuseppe Di Arimatea, il quale sta facendo un grandissimo sforzo per trasportare Gesù e non è in equilibro, è molto importante perché lui è quel personaggio che ha riscattato il corpo di Gesù, è colui che è Andato da Pilato ed grazie a lui che Gesù viene portato al Sepolcro quindi e grazie a lui che Cristo non è rimasto in croce. I colori dell’opera sono brillanti e sono tra loro in forte contrasto, si evince per esempio dal corpo di Cristo completamente bianco in contrasto col braccio rosso della Maddalena. Ci sono dei rifermenti a Michelangelo perché lui lo stimava molto. In basso a destra si può notare la Madonna che ha lo stesso movimento a serpentino (spirale) della Madonna che si trova nel Tondo Doni, la posizione di Gesù è uguale a quella della Pietà e lo sguardo fiero del ragazzo, la posa, ricorda quella del David. In lontanza si può notare il perfezionamento della prospettiva aerea e in alto destra si notano delle croci: Golgota (monte dove si trovano le croci). In basso a sinistra c’è la sua firma che però non è Raffaello Sanzio ma era sempre Rafael Urbinas proprio perché lui ci teneva alla sua appartenza e formazione e vicino la firma c’è un dente di leone, un soffione che è un simbolo di speranza, un invito a esprimere un desiderio, una speranza di resurrezione.
capisce la potenza dei colori dell’artista. Rappresenta Gesù che fa vedere la sua vera entità agli apostoli. Ci sono Gesù e tre apostoli, che sono: Giacomo, Pietro e Giovanni. Sono dipinti nella parte superiore della tela e sono confusi e spaventati dalla trasfigurazione di Gesù, il quale sta lievitando con intorno una luce divina.
A sinistra troveremo Mosè e a destra Elia, ancora sulla sinistra sono presenti due santi ovvero San Giusto e San Pastore, che sono presenti perché la loro ricorrenza è il 6 agosto stessa data della trasfigurazione di Gesù. A destra della collina troviamo il sole che tramonta. In basso ci sono gli apostoli che stanno ai piedi del monte Tabor. C’è poi un bimbo indemoniato e gli apostoli stanno cercando di aiutarlo, insieme al bambino ci saranno anche i suoi genitori: il padre che cerca di reggerlo e lo porta dagli apostoli e la madre inginocchiata. Secondo i Vangeli i genitori portano il bimbo posseduto al cospetto di Gesù perché neanche gli apostoli erano riusciti ad aiutarlo. Gesù è illuminato da una luce divina ma in realtà è egli stesso che si sta trasformando in luce per illuminare il mondo. Le due scene sono quindi contrapposte, c’è una netta differenza tra la parte superiore e inferiore. Nella parte inferiore c’è l’ombra che rappresenta male e oscurità. Mose ed Elia avevano predetto la sua venuta e quindi sono nella parte superiore con Gesù. A Raffaello viene commissionata quest’opera e contemporaneamente viene commissionata a Sebastiano del Piombo la ‘’Resurrezione di Lazzaro’’, la quale diviene un’opera davvero meravigliosa e Raffaello tenta in ogni modo di superarlo in bellezza ma, mentre sta realizzando l’ombra, si ammala e muore dopo 15 giorni. Sebastiano del Piombo è quindi colui che ha avvelenato Raffaello, infatti, dopo la sua morte, Sebastiano lo sostituisce e si prende lui tutte le commissioni. La parte superiore del quadro e quella inferiore sono state rappresentate da persone diverse, superiore Raffaello e inferiore Giulio Romano (migliore allievo di Raffaello).
diverse: a Firenze si disegna mentre a Venezia si dipinge. Nella pittura tonale la linea non si utilizzava ma gli artisti lavoravano sovrapponendo i colori, perché studiavano l’effetto che la luce potesse avere sugli oggetti durante le ore del giorno: se alle 8 del mattino una maglia è azzurra alle 6 tenderà al blu. Loro quindi sovrapponevano i colori e gli davano più saturazione, cioè più colore per andarle a scurire, mentre, le schiarivano, nel momento in cui dovevano dimostrare che c’era una luce molto più chiara, quindi si parla di desaturazione. Nella pittura tonale, oltre a dipingere tono su tono per schiarire o per scurire le tonalità di un colore, ci aggiungiamo l’utilizzo dei colori complementari, i quali, se vengono accostati, si esaltano molto di più. (Es: un certo tipo di verde accostato ad un bianco, a vicenda non si esaltano ma è come se sembrassero sbiaditi, mentre, se al posto del bianco ci fosse un rosso, splenderebbero entrambi). *tip: colori complementari = colori opposti sulla ruota dei colori. Ad esempio il rosso e il verde.
viene chiamato Giorgione, sia per la sua altezza e sia per quello che è riuscito a trasmettere grazie ai suoi quadri. Non si hanno molte notizie di questo artista poiché era molto riservato ma l’unica cosa certa è che stato allievo di Bellini. Inoltre, tutti fanno passare anche Tiziano per suo allievo, anche se in realtà è stato più allievo di Giorgione. Entrambi stavano nella stessa scuola ma Tiziano era più giovani quindi fece apprendistato con Giorgione. Per quanto riguarda i suoi lavori, ha lavorato molto per l’aristocrazia e non ha mai fatto gigantografie, quindi non ha mai dipinto quadri molto grandi. Un’altra cosa certa è che Vasari (ha raccolto le vite di tutti i più grandi pittori del rinascimento) afferma che Giorgione ha fatto degli studi molto dettagliati su Leonardo, infatti utilizza anche lo sfumato (quando non si marcano i contorni).
nome ci fa capire che i personaggi rappresentati non hanno molta importanza. Utilizza anche lo sfumato, da Leonardo, ossia non marca i contorni, ma anzi, utilizza la matita solo per i personaggi rappresentati in primo piano, mentre, per tutto il resto utilizza le pennellate e la tecnica del tonalismo, cioè tono su tono schiarendo e scurendo i punti di luce e ombra. Un po’ come faranno anche i macchiaioli e gli impressionisti dopo secoli. All’interno del quadro sono dipinte delle rovine, che si trovano a sinistra, poi abbiamo un uomo in piedi con un bastone vestito con abiti rinascimentali, a destra, invece, abbiamo una donna seminuda che allatta il figlio e al centro abbiamo un fiume con un ponte piccolo. Perché l’elemento principale del quadro è il pedaggio? Poiché vi è un evento naturale che sta per accadere, e lo possiamo notare dal fulmine, ossia un qualcosa che sta squarciando il cielo e che non era mai stato rappresentato prima, infatti, i personaggi potremmo definirli come completamento dell’opera. Da alcune radiografie fatte al quadro, si è scoperto che, sia la donna che l’uomo, sono stati aggiunti in un secondo
carattere è spesso coinvolto in risse, bettole e scommesse quasi tutti i giorni. Questo suo atteggiamento lo porta ad uccidere Ranuccio Tommasoni nel 1606 per uno screzio durante una partita di pallacorda, era solamente un pretesto perché le cause erano dovute sicuramente ad una donna e ai debiti che Caravaggio aveva con quest’uomo. Questo lo costringe a scappare da Roma e viaggerà in tutta Italia, altrimenti chiunque in strada avrebbe potuto decapitarlo, magari compreso di taglia. Avrà una vita tormentata perché anche nei posti in cui andrà, tra cui Napoli, sarà coinvolto in risse, viene ferito e poi morirà di malaria a 41 anni. STILE: Per quanto riguardo lo stile, Caravaggio non si rifà a nessuno degli artisti del passato perché ha un approccio diretto con la realtà. Cambia completamente lo stile rispetto agli artisti precedenti. Spesso la realtà che va a dipingere è cosi cruda che non gli accettano le opere. La cosa più importante per quanto riguarda le opere di Caravaggio è sicuramente la luce. Lui fa uso del chiaro-scuro e da violenti lampi di luce, definita luce radente, monodirezionale, che va ad evidenziare solamente dei tratti. A seconda del messaggio spesso questa luce radente diventerà anche luce divina. Un’altra caratteristica di Caravaggio (poi utilizzata anche dalla scuola di Caravaggio e da Artemisia Gentileschi) è che utilizzerà nella maggior parte delle sue composizioni sfondi scuri, e l’utilizzo dei bianchi e dei rossi con alti contrasti. SCUDO CON TESTA DI MEDUSA: Si trova agli Uffizi di Firenze. È un olio su tela: viene sostituito l’olio alla tempera: la materia prima veniva lavorata e impastata con gli olii. Rappresenta Medusa, che faceva parte della mitologia greca e che si innamora di Poseidone, fu poi scoperta da Atene che le fa una maledizione trasformandole i denti in zanne e i capelli in serpenti. Lei faceva parte di un trio: lei, Steno ed Euriale, sue sorelle. Lei era la custode degli Inferi la regina delle tre anche se l’unica mortale, era anche la regina degli inferi ma venne poi sconfitta. È decapitata da Perseo grazie all’elmo dell’invisibilità aiutato dalle Graie (tre vecchie che rappresentano la vecchiaia - avevano un occhio per tre). Il dipinto rappresenta Medusa decapitata rifacendosi alla sua decapitazione. È rappresentata con la bocca spalancata in un grido definito misto tra rabbia e stupore, perché si rende conto di quello che è accaduto. Se ad esempio guardiamo i tratti, questi criteri non c’erano mai stati in arte prima. Ci rifacciamo sempre al crudo verismo Stessa cosa la farà Bernini, la sua Medusa è diversa però, poiché sembra perplessa (espressione dello sguardo) dopo essersi accorta che qualcosa accade ai suoi capelli, ovvero la maledizione di Atene.
Tommasoni, perché nel 1600 Napoli era la città più grande in Italia, ospitava 300000 persone quindi pensava di potersi nascondere bene. Il momento preciso della rappresentazione è la flagellazione prima dell’incarcerazione, quindi vediamo i 3 carcerieri che lo stanno flagellando e, a differenza di quello che poi leggiamo nelle Sacre Scritture, Caravaggio gli pone già la corona di spine. Cristo sembra quasi chinarsi in avanti in torsione, non è una posa naturale. Il suo collo che gli viene spinto sulla clavicola è dato dalla mano di uno dei carcerieri che lo prende per i capelli. Questa torsione, soprattutto delle gambe, è data anche da una gamba tesa sulla gamba di Cristo che tende a sbilanciarlo e piegarlo. Tutti e tre i carcerieri erano persone presenti nelle carceri napoletane. Il carceriere a sinistra, che avanza ed è messo più in ombra, è stato messo in quella posizione per dare maggiore profondità al ritratto, altrimenti sarebbero stati tutti sulla stessa linea. La luce è esasperata, quasi accecante, per niente reale, quindi possiamo dare un significato di stampo religioso, ossia è una luce divina anche perché viene illuminato solamente il corpo di Cristo, si propaga solamente su chi si prepara a riceverla.
David di Michelangelo. È l’ultimo quadro di Caravaggio e viene considerato il suo testamento pittorico. Davide, senza alcuna gioia, sta tenendo tra le mani la testa mozzata di Golia. Se andiamo a vedere bene la testa, è il suo autoritratto ed è quasi una provocazione dato che la sua condanna era la decapitazione. Dagli ultimi studi si crede che in realtà sia un doppio autoritratto perché David ha l'aspetto di Caravaggio da giovane e con questo riceverà anche la grazia dal papa. il volto presenta gli occhi sbarrati, la bocca semiaperta con una smorfia di stupore e sembra stia pronunciando l'ultimo grido mentre il giovane è diverso da Michelangelo perché bisognava rappresentare la realtà così come era. Indossa una camicia
molto grande per rappresentare un vestito povero mentre l'espressione per Michelangelo era fiero e concentrato e rispecchia l'ideale rinascimentale, ora invece rispecchia realismo e passione. vediamo che lo decapita grazie ad una spada che è fonte di luce radente che riflette sul corpo. Notiamo anche qui lo sfondo scuro. Sulla spada c'è la scritta Hassos che significa umiltà uccide superbia.
mostra interesse per la pittura e fu la prima donna iscritta all'accademia di pittura a Firenze. Ha avuto per questo grandissime difficoltà e infatti i suoi quadri sono molto più tenebrosi rispetto ai contemporanei. In verità però lei fu violentata e quando succedeva ciò significava sposare lo stupratore per non dare oltraggio alla famiglia. Vediamo rappresentare la scena proprio in un suo quadro. Lei eseguirà molti quadri e quasi sempre c’è un riferimento a questo uomo cioè Agostino Tassi. SUSANNA E I VECCHIONI: utilizzava sempre scene religiose per riuscire a ricordare l'episodio. Troviamo Susanna nell'antico testamento e mentre stava facendo un bagno 2 vecchi propongono incontri, poi la donna andrà dal marito che riuscirà a vendicarsi. GIUDITTA E OLOFERNE: Il suo quadro più importante lo realizza un anno dopo lo stupro e lo troviamo a Capodimonte e ne farà una copia anche Caravaggio. La persona decapitata è Oloferne e si serve della sua storia con Giuditta: Giuditta sarebbe la donna in blu e stavano subendo un assedio dal re degli assiri, quindi decide di attuare un piano. Si prepara e si fa accogliere nella tenda di Oloferne, che poi la invita a cena. Per riuscire a decapitare il re, utilizza lo stesso stratagemma di Ulisse con Polifemo: lo fa bere e poi chiama la sua ancella e si fa dare una mano. I colori spiccano per il contrasto di rosso e blu, che sono complementari. Il corpo appare distaccato quasi come se lei non accetta l'avvenimento ma viene tradita dallo sguardo accanito e lei vuole farlo. Oloferne invece ha un’espressione stupita e non è ancora morto del tutto perché vediamo che cerca di difendersi e cerca di allontanare le ancelle. Siamo nella tenda e vediamo che la luce arriva da sinistra dal lume che illuminava la cena dei due, però è impossibile che una singola candela fa tutta questa luce quindi torna il concetto della luce radente. DIFFERENZE: rispetto a Caravaggio lei è solo più violenta mentre per quanto riguarda i restanti elementi sono sempre simili.